Settore agricolo, l’esonero non è applicabile per le zone montane e svantaggiate

 

La questione della cumulabilità dell’esonero e della riduzione contributiva per zone montane e svantaggiate, nel caso di datori di lavoro agricoli.

Come noto, con riferimento all’esonero contributivo introdotto dalla Legge di Stabilità 2015, l’Inps chiarito il regime di compatibilità dell’esonero in parola con le altre forme di incentivo all’occupazione. In particolare, l’Istituto ha concluso che tale agevolazione non è cumulabile con “altri esoneri o riduzioni delle aliquote di finanziamento previsti dalla normativa vigente”, tra cui, ad esempio, l’incentivo per l’assunzione di lavoratori con più di 50 anni di età disoccupati da oltre 12 mesi e di donne prive di impiego regolarmente retribuito da almeno 24 mesi, ovvero prive di impiego da almeno 6 mesi e appartenenti a particolari aree. Di contro, l’esonero contributivo risulta cumulabile con gli incentivi che assumono natura economica, fra i quali, a titolo esemplificativo:
– l’incentivo per l’assunzione dei lavoratori disabili;
– l’incentivo per l’assunzione di giovani genitori, pari a euro 5.000,00 fruibili, dal datore di lavoro, in quote mensili non superiori alla misura della retribuzione lorda, per un massimo di 5 lavoratori;
– l’incentivo all’assunzione di beneficiari del trattamento NASpI (ex ASpI), pari al 50% dell’indennità che sarebbe spettata al lavoratore;
– l’incentivo inerente il “Programma Garanzia Giovani”;
– l’incentivo per l’assunzione di giovani lavoratori agricoli;
– l’incentivo di natura economica, pari al 50% dell’indennità mensile di mobilità che sarebbe spettata al lavoratore per il residuo periodo di diritto alla indennità medesima.
Orbene, il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, interpellato dall’Inps sulla cumulabilità dell’esonero contributivo previsto per il settore agricolo con la riduzione contributiva fissata per i datori di lavoro agricolo che occupano personale dipendente a tempo indeterminato o determinato nei territori montani o nelle singole zone svantaggiate (art. 9, L. 67/1988), ha dato parere negativo, consistendo appunto quest’ultima in una ulteriore forma di esonero o riduzione delle aliquote di finanziamento previste dalla normativa vigente.

 

Lavoratori ex Ipsema: le istruzioni Inps su anticipazione e conguaglio delle prestazioni

 

Le istruzioni operative in materia di anticipazione e conguaglio delle prestazioni diverse dalla malattia ai lavoratori assicurati all’ex Ipsema

Come noto, a far data dal 1° gennaio 2014, l’Inps gestisce direttamente le attività relative all’accertamento e riscossione dei contributi e all’erogazione delle prestazioni di malattia, maternità, disabilità, donazione di sangue e midollo osseo per il personale assicurato presso le Casse marittime dapprima, successivamente presso l’ex Ipsema e, da ultimo, presso l’Inail settore navigazione. A tal proposito, l’Istituto è impegnato ad armonizzare le lavorazioni per tale categoria a quelle già in uso per la generalità dei lavoratori assicurati Inps.
Finora, infatti, per i pagamenti di tutte le prestazioni previdenziali del personale assicurato ex Ipsema, transitoriamente si era determinato di adottare le modalità già in uso presso l’Ipsema dapprima e l’Inail poi, che prevedevano l’erogazione diretta da parte dell’Inps, con eccezione dei datori di lavoro con i quali erano stati stipulati specifici protocolli d’intesa per l’anticipazione dell’indennità da parte del datore di lavoro. Ora, procedendo nell’ottica sopradescritta di armonizzazione, l’Inps ha effettuato le necessarie implementazioni procedurali al fine di consentire, a partire dalle denunce di competenza ottobre 2015, ai datori di lavoro che ne facciano richiesta e sul presupposto della ricorrenza delle condizioni già specificate, la possibilità di erogare in via di anticipazione le prestazioni diverse dalle indennità di malattia e porle a conguaglio unitamente al versamento dei contributi previdenziali correnti.
Tra le prestazioni conguagliabili rientrano il congedo di maternità e di paternità, quello parentale, i riposi giornalieri per allattamento, i permessi per assistenza disabili, il congedo straordinario per assistenza a familiari con disabilità grave, i permessi per donazione sangue e donazione di midollo osseo, il congedo obbligatorio e facoltativo per il padre lavoratore dipendente (misura sperimentale per il triennio 2013-2015).
Tutti i datori di lavoro interessati, ivi comprese le aziende stipulanti protocolli d’intesa di pari oggetto, devono richiedere alla competente struttura territoriale dell’Istituto, tramite “Cassetto previdenziale”, l’attribuzione del codice “CA 2G” avente il significato di “Azienda autorizzata al conguaglio prestazioni diverse dalla malattia erogate ai lavoratori assicurati ex Ipsema”. La richiesta implica l’anticipazione di tutte le prestazioni diverse dalla malattia da parte del datore di lavoro e non può, pertanto, riguardare soltanto talune delle prestazioni a tutela di maternità, disabilità, donazione di sangue e/o midollo osseo.
La modalità di presentazione delle domande per le prestazioni succitate e le sedi Inps competenti territorialmente risultano differenti a seconda che il datore di lavoro abbia optato o meno per l’anticipazione delle prestazioni ed il relativo conguaglio:
– i lavoratori dipendenti da datori di lavoro che vi abbiano optato devono presentare la domanda per via telematica secondo le istruzioni già fornite per la generalità dei lavoratori. In tali casi, anche la competenza territoriale alla gestione delle pratiche è quella prevista per la generalità dei lavoratori;
– per i lavoratori dipendenti da datori di lavoro non optanti, vengono mantenute le modalità attualmente in uso che prevedono la presentazione da parte del lavoratore della domanda in modalità cartacea e la conseguente erogazione della prestazione in modalità diretta allo stesso lavoratore da parte dell’Inps. In tali casi, la competenza territoriale alla gestione delle pratiche, operativa a far data dal 23 ottobre 2015, tiene conto sia del criterio generale della residenza degli assicurati sia dell’allocazione degli Uffici S.A.S.N. (ovvero dei medici fiduciari del Ministero della salute) e delle Capitanerie di porto, coinvolti nel flusso di lavorazione delle prestazioni in virtù delle rispettive competenze istituzionali.

 

CDS, la procedura per l’istanza di decontribuzione

 

Criteri e modalità di inoltro dell’istanza di concessione delle riduzioni contributive previste nel caso di stipula di contratti di solidarietà difensivi di tipo A

Come noto, in favore delle imprese che stipulano o hanno in corso contratti di solidarietà difensivi di tipo A al 15 settembre 2015 e che abbiano individuato strumenti volti a realizzare un miglioramento della produttività di entità analoga allo sgravio contributivo spettante sulla base dell’accordo, ovvero un piano di investimenti finalizzato a superare le inefficienze gestionali o del processo produttivo, è riconosciuta una riduzione contributiva per l’intera durata del contratto, ma comunque per periodi non anteriori al 21 marzo 2014, nella misura del 35% della contribuzione a carico del datore di lavoro per i lavoratori interessati alla riduzione dell’orario in misura superiore al 20%.
La domanda va presentata in bollo, unitamente alla documentazione nella quale sono individuati gli strumenti volti a realizzare un miglioramento della produttività ovvero il piano di investimenti, al Ministero del lavoro e politiche sociali, Direzione Generale degli Ammortizzatori sociali e degli Incentivi all’Occupazione, all’indirizzo Pec “Dgammortizzatorisociali.div3@pec.lavoro.gov.it”. La stessa, inoltre, deve essere inviata, contestualmente, anche:
– all’Inps, all’indirizzo Pec “SgraviContrattiSolidarieta@postacert.inps.gov.it”;
– eventualmente all’Inpgi, per i datori di lavoro iscritti a tale ultima gestione previdenziale, all’indirizzo “contributi@inpgi.legalmail.it”;
– alla DTL del luogo ove è situata la sede legale dell’azienda, al rispettivo indirizzo Pec.
La mail deve contenere i seguenti file, tutti firmati digitalmente:
– “Modello-Domanda-Decontribuzione-CDS_2016”;
– “Modello-elenco-lavoratori-decontribuzione-CDS_2016”;
– una relazione illustrativa relativa agli “strumenti per il miglioramento della produttività” ovvero al “piano di investimenti”;
– eventuali ulteriori allegati.
Le domande vanno presentate entro e non oltre 30 giorni successivi alla stipula del contratto di solidarietà o, per i contratti già in essere, entro e non oltre 30 giorni dalla data del 12 ottobre 2015.
Le istanze sono istruite conformemente all’ordine cronologico di presentazione. Qualora le risorse disponibili lo consentano, la Direzione Generale degli Ammortizzatori sociali e degli Incentivi all’Occupazione adotta, entro i 120 giorni successivi alla stessa, il relativo provvedimento concessivo (per un periodo comunque non superiore a 12 mesi), ovvero il provvedimento di diniego. Le DTL devono verificare, in data successiva alla scadenza dei primi 9 mesi dall’inizio della riduzione concordata dell’orario di lavoro, la sussistenza dei presupposti normativi, trasmettendone l’esito alla Direzione Generale degli Ammortizzatori Sociali e degli Incentivi all’Occupazione.

 

Contratti di solidarietà e riduzioni contributive

 

Fornite istruzioni per la concessione delle riduzioni contributive previste a favore delle imprese che stipulino o abbiano in corso contratti di solidarietà difensiva di tipo A.

Come risaputo, il D.M. n. 17981/2015, prevede una riduzione contributiva nei limiti delle risorse finanziarie (€ 15 milioni) annualmente stanziate in favore delle imprese che al 15/09/2015 abbiano in corso o stipulino successivamente contratti di solidarietà e che abbiano individuato strumenti volti a realizzare un miglioramento della produttività di entità analoga allo sgravio contributivo spettante sulla base dell’accordo ovvero un piano di investimenti finalizzato a superare le inefficienze gestionali o del processo produttivo.
Si ribadisce che la riduzione contributiva è riconosciuta per periodi non anteriori al 21 marzo 2014, per l’intera durata del contratto di solidarietà, nella misura del 35% della contribuzione a carico del datore di lavoro dovuta per i lavoratori interessati alla riduzione dell’orario di lavoro in misura superiore al 20%.
La domanda, pertanto, avrà ad oggetto lo sgravio contributivo per l’intero periodo di solidarietà previsto nell’accordo.
Tuttavia, il provvedimento di concessione dello sgravio contributivo sarà emesso per un massimo di dodici mesi in relazione a ciascun esercizio finanziario, a decorrere dall’anno 2016.
Si ribadisce, comunque, che la concessione dello sgravio contributivo in questione non può superare il limite massimo di ventiquattro mesi relativo all’unità produttiva aziendale interessata dal contratto di solidarietà.
L’impresa, nella domanda di riduzione contributiva indicherà il codice pratica relativa all’istanza di integrazione salariale per contratto di solidarietà, presentata con la procedura denominata CIGS on-line, unitamente alla documentazione nella quale sono individuati gli strumenti volti a realizzare un miglioramento della produttività ovvero il piano di investimenti, alla Direzione Generale degli Ammortizzatori sociali e degli incentivi all’occupazione.
La domanda dovrà, inoltre, essere contestualmente inoltrata telematicamente all’INPS ed eventualmente anche all’INPGI – per i datori di lavoro iscritti a tale ultima gestione previdenziale – e alla Direzione Territoriale del Lavoro (DTL) del luogo ove è situata la sede legale dell’azienda.
Le domande di decontribuzione, da imputarsi sui fondi stanziati a partire dall’esercizio finanziario 2016, dovranno essere presentate entro e non oltre trenta giorni successivi alla stipula del contratto di solidarietà o, per i contratti già in essere, entro e non oltre trenta giorni dalla data di pubblicazione della presente circolare sul sito del Ministero del Lavoro e delle Politiche SocialiNelle ipotesi in cui dette istanze risultino tardive, incomplete e/o carenti della necessaria documentazione di supporto, si pone una questione di procedibilità delle medesime. Conseguentemente, la decorrenza cronologica di tali istanze originariamente irrituali sarà quella della data di acquisizione della documentazione richiesta in sede di regolarizzazione.
Ulteriore ipotesi di inammissibilità della domanda di sgravio è l’aver già beneficiato, da parte della stessa azienda e per la stessa unità produttiva, del limite massimo di ventiquattro mesi di riduzione contributiva.
Acquisita la comunicazione da parte di INPS e/o INPGI, d’intesa tra loro, della quantificazione dell’onere connesso allo sgravio contributivo, qualora le risorse disponibili lo consentano, la Direzione Generale degli Ammortizzatori sociali e degli incentivi all’occupazione adotterà:
– entro i 120 giorni successivi alla stessa, il relativo provvedimento concessivo;
– oppure il provvedimento di diniego del beneficio per difetto dei presupposti sostanziali, dandone immediata comunicazione all’INPS e/o all’INPGI.
L’efficacia del citato decreto interministeriale e della circolare in oggetto è condizionata alle disponibilità di bilancio a partire dall’esercizio finanziario 2016 e nel limite annuale delle risorse stanziate.
Ne consegue che le domande di sgravio contributivo presentate negli anni 2014-2015, che non abbiano ottenuto riscontro positivo a causa dell’esaurimento dei fondi correnti e residui stanziati per quel biennio, perderanno definitivamente validità.

 

Cigs: beneficiari, durata e causali di intervento dopo il Jobs act

 

Si forniscono i primi chiarimenti ministeriali sulla nuova normativa in materia di ammortizzatori sociali in costanza di rapporto di lavoro, con particolare riferimento alla CIGS, dopo la pubblicazione in Gu del D.Lgs. n. 148/2015 (attuativo del Jobs act).

La nuova normativa si applica ai trattamenti di integrazione salariale richiesti a decorrere dal 24 settembre 2015, pertanto, ai trattamenti per i quali è stata presentata istanza a decorrere da tale data si applicano le novelle disposizioni in materia di cassa integrazione guadagni straordinaria contenute nel provvedimento in argomento, non incidendo i precedenti interventi di CIGS sull’applicazione della nuova normativa.
In particolare, sono destinatari dei trattamenti di integrazione salariale i lavoratori assunti con contratto di lavoro subordinato, compresi gli apprendisti assunti con contratto di apprendistato professionalizzante, con esclusione dei dirigenti e dei lavoratori a domicilio.
Al fine di beneficiare del trattamento d’integrazione salariale, i lavoratori medesimi devono possedere, presso l’unità produttiva per la quale è richiesto il trattamento, un’anzianità di “effettivo lavoro” di almeno 90 giorni alla data di presentazione della relativa domanda di concessione (laddove per giornate di “effettivo lavoro” si intendono le giornate di effettiva presenza al lavoro, a prescindere dalla loro durata oraria, compresi i periodi di sospensione del lavoro derivanti da ferie, festività e infortuni). Tale condizione non è necessaria per le istanze relative a trattamenti ordinari di integrazione salariale per eventi oggettivamente non evitabili nel settore industriale.
Il requisito dell’anzianità del lavoratore che passa alle dipendenze dell’impresa subentrante nell’appalto, si computa tenendo conto del periodo durante il quale il lavoratore è stato impiegato nell’attività appaltata.

I datori di lavoro beneficiari della nuova disciplina sono le imprese che, nel semestre precedente la data di presentazione della domanda, abbiano occupato mediamente più di 15 dipendenti, inclusi gli apprendisti e i dirigenti, ossia:
– imprese industriali, comprese quelle edili ed affini;
– imprese artigiane che procedono alla sospensione dei lavoratori in conseguenza di sospensioni o riduzioni dell’attività dell’impresa che esercita l’influsso gestionale prevalente;
– imprese appaltatrici di servizi di mensa o ristorazione, che subiscano una riduzione di attività in dipendenza di situazioni di difficoltà dell’azienda appaltante, che abbiano comportato per quest’ultima il ricorso al trattamento ordinario o straordinario di integrazione salariale;
– imprese appaltatrici di servizi di pulizia, anche se costituite in forma di cooperativa, che subiscano una riduzione di attività in conseguenza della riduzione delle attività dell’azienda appaltante, che abbiano comportato per quest’ultima il ricorso al trattamento straordinario di integrazione salariale;
– imprese dei settori ausiliari del servizio ferroviario, o del comparto della produzione e della manutenzione del materiale rotabile;
– imprese cooperative di trasformazione di prodotti agricoli e loro consorzi;
– imprese di vigilanza.
Sono altresì beneficiare delle novelle disposizioni le imprese che, nel semestre precedente la data di presentazione della domanda, abbiano occupato mediamente più di 50 dipendenti, inclusi gli apprendisti e i dirigenti, vale a dire:
– imprese esercenti attività commerciali, comprese quelle della logistica;
– agenzie di viaggio e turismo, compresi gli operatori turistici.
La medesima disciplina e i medesimi obblighi contributivi in materia trovano, altresì, applicazione, a prescindere dal numero dei dipendenti, in relazione a:
– le imprese del trasporto aereo e di gestione aeroportuale e società da queste derivate, nonché imprese del sistema aeroportuale;
– i partiti e movimenti politici e loro rispettive articolazioni e sezioni territoriali e nei limiti di spesa di 8,5 milioni di euro per l’anno 2015 e di 11,25 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2016, a condizione che risultino iscritti nel registro nazionale dei partiti politici.

Per ciascuna unità produttiva, il trattamento ordinario e quello straordinario di integrazione salariale non possono superare la durata massima complessiva di 24 mesi in un quinquennio mobile. La durata dei trattamenti per la causale “contratto di solidarietà” viene computata nella misura della metà per la parte non eccedente i 24 mesi e per intero per la parte eccedente; ai fini del rispetto della durata massima complessiva dei 24 mesi nel quinquennio mobile, il trattamento di integrazione salariale per la causale “contratto di solidarietà” viene computato per metà della sua durata.

L’intervento straordinario di integrazione salariale potrà essere richiesto quando la sospensione o la riduzione dell’attività lavorativa sia determinata da una delle seguenti causali:
– riorganizzazione aziendale;
– crisi aziendale, ad esclusione, a decorrere dal 1° gennaio 2016, dei casi di cessazione dell’attività produttiva dell’azienda o di un ramo di essa;
– contratto di solidarietà.
Nel primo caso, il programma di riorganizzazione presentato dall’azienda deve essere caratterizzato dalla presenza di un piano d’interventi volto a fronteggiare le inefficienze della struttura gestionale o produttiva; tale programma deve contenere indicazioni sugli investimenti e sull’eventuale attività di formazione e deve essere finalizzato a un consistente recupero occupazionale del personale interessato alle sospensioni o alle riduzioni dell’orario di lavoro.
Per la causale di riorganizzazione aziendale, relativamente a ciascuna unità produttiva, il trattamento straordinario d’integrazione salariale può avere una durata massima di 24 mesi, anche continuativi, in un quinquennio mobile.
Relativamente alla seconda causale, il programma di crisi aziendale deve contenere un piano di risanamento volto a fronteggiare gli squilibri di natura produttiva, finanziaria, gestionale o derivanti da condizionamenti esterni. Il piano deve indicare gli interventi correttivi e gli obiettivi concretamente raggiungibili finalizzati alla continuazione dell’attività aziendale e alla salvaguardia occupazionale. Per detta causale di crisi aziendale, relativamente a ciascuna unità produttiva, la durata massima del trattamento possa essere di 12 mesi, anche continuativi.
Quanto alla terza causale di intervento del trattamento d’integrazione salariale, è prevista la stipula di un accordo collettivo aziendale che stabilisca una riduzione dell’orario di lavoro al fine di evitare, in tutto o in parte, la riduzione o la dichiarazione di esubero del personale anche attraverso un suo più razionale impiego. La riduzione media oraria non può essere superiore al 60% dell’orario giornaliero, settimanale o mensile dei lavoratori interessati al contratto di solidarietà. Per ciascun lavoratore, la percentuale di riduzione complessiva dell’orario di lavoro non può essere superiore al 70% (inteso come media di riduzione nell’arco dell’intero periodo per ciascun lavoratore) nell’arco dell’intero periodo per il quale il contratto di solidarietà è stipulato. Il trattamento straordinario d’integrazione salariale, a seguito di stipula di contratto di solidarietà, può avere una durata massima di 24 mesi, anche continuativi, nel quinquennio mobile.