Esclusa la contribuzione ai Fondi di solidarietà per i lavoratori inviati in Paesi extra-UE

 

Per i lavoratori italiani operanti all’estero non è sussistente l’obbligo contributivo ai Fondi di solidarietà bilaterali

Per i lavoratori italiani operanti all’estero in Paesi extracomunitari non convenzionati o parzialmente convenzionati, l’obbligo contributivo è circoscritto alle sole forme assicurative tassativamente elencate dalla legge:
– assicurazione per l’invalidità, la vecchiaia ed i superstiti;
– assicurazione contro la tubercolosi;
– assicurazione contro la disoccupazione involontaria;
– assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali;
– assicurazione contro le malattie;
– assicurazione di maternità.
– Fondo di garanzia per il trattamento di fine rapporto.
Tra le forme di previdenza e assistenza sociali elencate non figura invece la contribuzione destinata al finanziamento dei trattamenti di integrazione salariale ordinari e straordinari. E tantomeno risultano dovuti i contributi destinati al finanziamento dei Fondi di solidarietà bilaterali, obbligatori nei settori non coperti dalla Cig, al fine di assicurare ai lavoratori delle imprese con più di 5 dipendenti una tutela in costanza di rapporto di lavoro nei casi di riduzione o sospensione dell’attività.
Sul piano operativo, dunque, l’Inps dichiara l’incompatibilità dei codici di autorizzazione che individuano l’inclusione delle aziende nell’ambito di applicazione dei Fondi di solidarietà, con i codici di autorizzazione “4Z” e “4C” identificativi, rispettivamente, delle posizioni aziendali riguardanti i lavoratori inviati in Paesi con i quali vigono accordi parziali di sicurezza sociale ovvero inviati in Paesi extracomunitari non convenzionati.

 

Part-time per i lavoratori prossimi alla pensione nella Legge di Stabilità

 

Il datore di lavoro ed il dipendente vicino alla pensione possono concordare la trasformazione da tempo pieno a tempo parziale del rapporto di lavoro, con il riconoscimento della copertura pensionistica figurativa per la quota di retribuzione perduta e con la corresponsione al dipendente, da parte del datore di lavoro, di una somma pari alla contribuzione pensionistica relativa alla prestazione lavorativa non effettuata.

Nel dettaglio, il comma 284 della Legge di Stabilità prevede che i lavoratori dipendenti del settore privato iscritti all’assicurazione generale obbligatoria e alle forme sostitutive della medesima con contratto di lavoro a tempo pieno e indeterminato che maturano entro il 31 dicembre 2018 il diritto alla pensione di vecchiaia possono godere, a condizione di avere maturato i requisiti minimi di contribuzione per il diritto al predetto trattamento pensionistico di vecchiaia, d’intesa con il datore di lavoro, per un periodo non superiore al periodo intercorrente tra la data di accesso al beneficio e la data di maturazione del requisito anagrafico, di una riduzione dell’orario del rapporto di lavoro in misura compresa tra il 40% e il 60%, ottenendo mensilmente dal datore di lavoro una somma corrispondente alla contribuzione previdenziale a fini pensionistici a carico del datore di lavoro relativa alla prestazione lavorativa non effettuata.
Per i periodi di riduzione della prestazione lavorativa è riconosciuta la contribuzione figurativa commisurata alla retribuzione corrispondente alla prestazione lavorativa non effettuata.

Il datore di lavoro con riferimento al lavoratore che intende, di intesa con lo stesso datore di lavoro, accedere alla facoltà di ricorso al lavoro a tempo parziale deve dare comunicazione all’INPS e alla DTL della stipulazione del contratto e della relativa cessazione secondo le modalità stabilite con apposito decreto interministeriale da emanarsi.
Il comma in argomento richiama poi l’art. 41, comma 6, del D.Lgs. 14 settembre 2015, n. 148, il quale stabilisce che “ai fini dell’individuazione della retribuzione da assumere quale base di calcolo per la determinazione delle quote retributive della pensione dei lavoratori che abbiano prestato lavoro a tempo parziale ai sensi del comma 5, è neutralizzato il numero delle settimane di lavoro prestate a tempo parziale, ove ciò comporti un trattamento pensionistico più favorevole”.

 

Esonero contributivo autotrasportatori

 

La legge di Stabilità 2016, tra le varie misure previdenziali, prevede anche un esonero contributivo per i conducenti che esercitano la propria attività con veicoli rientranti nel campo di applicazione del Reg. (CE) n. 561/2006.

La disposizione in questione fa riferimento al trasporto su strada di merci, effettuato da veicoli di massa massima ammissibile, compresi eventuali rimorchi o semirimorchi, superiore a 3,5 tonnellate oppure al trasporto su strada di passeggeri effettuato da veicoli che, in base al loro tipo di costruzione e alla loro attrezzatura, sono atti a trasportare più di nove persone compreso il conducente e destinati a tal fine. Il comma 651 della Legge di Stabilità fa, infatti, esplicito rimando ai conducenti che esercitano la propria attività con veicoli cui si applica il regolamento (CE) n. 561/2006, relativo – si ricorda – all’armonizzazione di alcune disposizioni in materia sociale nel settore dei trasporti su strada al fine di migliorare le condizioni di lavoro e la sicurezza stradale, nonché ottimizzare il controllo da parte degli Stati membri.
Nel dettaglio, a decorrere dal 1º gennaio 2016, a titolo sperimentale per un periodo di tre anni, per i conducenti che esercitano la propria attività con i veicoli di cui sopra, equipaggiati con tachigrafo digitale e prestanti la propria attività in servizi di trasporto internazionale per almeno 100 giorni annui, è riconosciuto, a domanda, l’esonero dai complessivi contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro, con esclusione dei premi e contributi dovuti all’INAIL, nella misura dell’80 per cento.

L’esonero contributivo è riconosciuto dall’ente previdenziale in base all’ordine cronologico di presentazione delle domande. Laddove le risorse stanziate risultino insufficienti, in seguito ad una valutazione anche su base pluriennale con riferimento alla durata dell’esonero, l’ente previdenziale non prende in considerazione ulteriori domande, rendendone immediata comunicazione anche attraverso il proprio sito internet.
L’ente previdenziale provvede, inoltre, al monitoraggio delle minori entrate, inviando relazioni mensili al Ministero del lavoro e al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e al Ministero dell’economia e delle finanze.

 

Contribuzione al Fondo MetaSalute per i lavoratori metalmeccanici

 

Contribuzione al Fondo MetaSalute per i lavoratori metalmeccanici

Variata, a decorrere dall’1/1/2016, la quota di contribuzione per il finanziamento del Fondo MetaSalute per i lavoratori delle imprese che applicano il CCNL dell’industria metalmeccanica e del comparto orafo-argentiero.

I lavoratori  possono volontariamente iscriversi al Fondo di assistenza sanitaria integrativa – MetaSalute – costituito allo scopo di erogare prestazioni integrative rispetto a quelle fornite dal Servizio Sanitario Nazionale.
A decorrere dal 1/1/2016, iI finanziamento è assicurato dalla contribuzione di imprese e lavoratori, per un importo pari a sei euro mensili a carico dell’azienda per ogni lavoratore che abbia volontariamente aderito e tre euro mensili a carico del lavoratore aderente.

Il datore di lavoro provvederà a trattenere la quota direttamente dalla busta paga e la verserà – unitamente a quella a suo carico – con cadenza trimestrale al Fondo.
Le somme versate a MetaSalute non concorrono a formare reddito imponibile e vengono dedotte direttamente dall’azienda in quanto sostituto d’imposta. I contributi dedotti, presenti nel CUD rilasciato dal datore di lavoro, dovranno successivamente essere riportati nella dichiarazione dei redditi.

 

Aliquote previdenziali, Fondo di solidarietà e sgravio contributivo: le indicazioni dell’Inpgi

 

La variazione dell’aliquota IVS a decorrere dal 1° gennaio 2016 e i chiarimenti circa l’operatività del Fondo di solidarietà di settore e la procedura di ammissione allo sgravio contributivo per la contrattazione di 2° livello.

Come noto, l’Inpgi ha già fissato l’aliquota contributiva per l’assicurazione IVS posta a carico del datore di lavoro nelle seguenti misure:
– 21,28% della retribuzione imponibile, a decorrere dal 1° gennaio 2012;
– 22,28%, a decorrere dal 1° gennaio 2014;
– 23,28%, dal 1° gennaio 2016.
Ora, verificati i risultati economici dell’Ente, a decorrere dal periodo di paga riferito al mese di gennaio 2016, occorrerà applicare l’aliquota IVS a carico del datore di lavoro nella misura innovata.

Tipo di contribuzioneAliquote
IVS23,28%8,69%
Disoccupazione1,61%
Mobilità0,30%
Fondo garanzia Tfr e crediti di lavoro0,30%
ANF0,05%
Sub-Totale25,54%8.69%
Contributo di solidarietà10.00%
Fondo Integrativo “ex-fissa”1,50%
Addizionale al Fondo Integrativo “ex-fissa”0,35%
Contributo per Ammortizzatori sociali0,50%0,10%
Addizionale contributo per Ammortizzatori sociali1,00%
Contributo di perequazione5,00 €
Contributo Infortuni11,88 €

Inoltre, poiché le organizzazioni sindacali e imprenditoriali comparativamente più rappresentative a livello nazionale non hanno provveduto alla costituzione di Fondi di solidarietà per il sostegno del reddito per il personale giornalistico, i giornalisti dipendenti da aziende non rientranti nel campo di applicazione della Cigs, in assenza della costituzione del Fondo di settore, vanno assicurati al Fondo di solidarietà residuale costituito presso l’Inps. In merito, si rammenta che, per i giornalisti, sono soggette alle procedure di Cigs le aziende editrici di giornali quotidiani, giornali periodici e agenzie di stampa a carattere nazionale.
Infine, in tema di sgravio contributivo per l’incentivazione della contrattazione di secondo livello, sono statecompletate le operazioni di valutazione delle istanze per l’anno 2014 e di invio alle aziende ammesse della relativa comunicazione di accoglimento, corredata delle indicazioni operative. Al riguardo, nel caso di datori di lavoro che per diversi motivi, quali, ad esempio, la sospensione e/o cessazione dell’attività dell’impresa o semplicemente per in capienza del debito contributivo, non siano in grado di fruire del beneficio mediante compensazione, gli stessi possono avanzare all’Istituto, entro il 16 febbraio 2016, apposita istanza di rimborso. All’atto del conguaglio dello sgravio, il datore di lavoro deve comunque provvedere alla restituzione al lavoratore la quota di beneficio di sua competenza.