Cumulo dei periodi assicurativi, il coordinamento delle normative di riferimento

 

l chiarimenti circa l’operatività dell’istituto del cumulo dei periodi assicurativi previsto per le gestioni previdenziali dei lavoratori autonomi ai sensi della Legge n. 613/1966 e quello disciplinato dalla Legge n. 228/2012.

Come noto, la Legge n. 228/2012 ha introdotto, a decorrere dal 1° gennaio 2013, un nuovo istituto di cumulo che consente agli iscritti presso due o più forme di assicurazione obbligatoria per invalidità, vecchiaia e superstiti dei lavoratori dipendenti, autonomi, e degli iscritti alla gestione separata e alle forme sostitutive ed esclusive della medesima, di cumulare i periodi non coincidenti ai fini del conseguimento di un’unica pensione di vecchiaia. L’istituto, tuttavia, trova applicazione nell’ipotesi in cui i soggetti interessati non abbiano maturato il diritto al trattamento pensionistico in una delle predette gestioni. Ciò posto, per il soggetto in possesso di contribuzione autonoma e dipendente, occorre avere riguardo ai criteri previsti per l’istituto di cumulo dei periodi assicurativi per le gestioni previdenziali dei lavoratori autonomi di cui alla Legge n. 613/1966, ancorché il soggetto possegga contribuzione anche nelle forme sostitutive ed esclusive dell’AGO.
Il Legislatore ha anche disposto il cumulo della contribuzione per i richiedenti la pensione di inabilità iscritti a due o più forme di assicurazione obbligatoria per invalidità, vecchiaia e superstiti dei lavoratori dipendenti, autonomi e degli iscritti alla gestione separata ed alle forme sostitutive ed esclusive della medesima. Orbene, analogamente a quanto sopra, in presenza di contribuzione esclusivamente nel FPLD e nelle gestioni previdenziali dei lavoratori autonomi, la pensione di inabilità richiesta da gennaio 2013 deve essere liquidata applicando la Legge n. 613/1966. Laddove però il richiedente la pensione di inabilità possegga anche contribuzione presso le altre gestioni indicate nella Legge n. 228 (gestione separata, forme sostitutive ed esclusive dell’AGO), trova applicazione il cumulo ivi previsto. Resta operante, in alternativa, la possibilità per gli interessati di chiedere, ove ne ricorrano le condizioni, la pensione di inabilità in totalizzazione o con il computo previsto per gli iscritti alla gestione separata o con il cumulo di cui al Decreto Legislativo n. 184/1997.

 

Sportivi professionisti, la rinuncia alla retribuzione non esime dalla contribuzione

 

L’irrilevanza della rinuncia alla retribuzione da parte degli sportivi professionisti, ai fini della sussistenza dell’obbligo contributivo dei datori di lavoro.

I rapporti di lavoro tra società e sportivi professionisti sono esclusivamente quelli appartenenti alla tipologia del lavoro subordinato, forma contrattuale tipica per l’assunzione dell’atleta professionista; nei confronti di quest’ultimo, infatti, il contratto di lavoro autonomo risulta configurabile solo laddove ricorrano specifici presupposti, quali, ad esempio, l’assenza di vincolo contrattuale circa la frequenza a sedute di preparazione e allenamento, prestazioni non superiori alle 8 ore settimanali, rese nell’ambito di 5 giorni ogni mese o 30 giorni ogni anno. I suddetti rapporti di lavoro subordinato comportano l’obbligo dello sportivo professionista di espletare la propria attività alle dipendenze e sotto la direzione della società, in cambio di una retribuzione concordata in sede di stipulazione del contratto di ingaggio per ogni singolo anno di durata e corrisposto dalla società allo sportivo in 12 rate mensili. La retribuzione annua lorda assorbe ogni altro emolumento (straordinari, trasferte, gare notturne) e non può essere inferiore al cd. “minimo federale”. Per quanto riguarda, invece, l’assolvimento degli obblighi contributivi, oltre a quelli concernenti l’assicurazione contro invalidità, vecchiaia e superstiti, nonché a quella per le malattie, le società sportive sono tenute a versare un ulteriore contributo al Fondo di accantonamento dell’indennità di fine carriera, calcolato sullo stipendio annuo lordo dello sportivo.
Ciò premesso, considerato che l’obbligazione previdenziale insorge esclusivamente tra datore di lavoro, soggetto obbligato, ed Istituto, titolare della posizione attiva creditoria, con il lavoratore che dunque risulta estraneo rispetto all’obbligazione in esame ed esclusivamente beneficiario della prestazione, l’obbligo contributivo del datore di lavoro è comunque sussistente indipendentemente dalla circostanza che siano stati in tutto o in parte soddisfatti gli obblighi retributivi nei confronti del lavoratore, ovvero che quest’ultimo abbia rinunciato ai suoi diritti.

 

PREVIDENZA COMPLEMENTARE PER IL SETTORE GAS

 

Firmato, il 4/11/2015, tra ASSOGAS, IGAS (ex FEDERESTRATTIVA), ANIGAS/CONFINDUSTRIA ENERGIA e FILCTEM-CGIL, FEMCA-CISL, UILTEC UIL, l’accordo di validazione in tema di Fondo di Previdenza per il personale dipendente dalle Aziende private del Gas, a seguito della soppressione, a partire dal prossimo 1/12/2015, del Fondo Gas.

Relativamente alla soppressione del Fondo Gas, le Parti precisano che:
a. per i soggetti non aderenti al Fondo pensione di riferimento, gli importi che dovessero essere conferiti al sistema della previdenza complementare, mediante il meccanismo del silenzio assenso, dovranno essere destinati al comparto di investimento destinato ad accogliere il tacito conferimento del TFR. Sarà facoltà successiva degli iscritti richiedere la modifica di tale scelta in conformità alle indicazioni statutarie del fondo pensione.
b. per i soggetti già aderenti al Fondo pensione di riferimento, gli importi che dovessero essere conferiti al Fondo Pensione con il meccanismo del silenzio assenso, dovranno destinati al comparto di investimento già prescelto dall’interessato.
Dunque, la tempistica prevista per l’istituzione della previdenza complementare viene così modificata:

Decorrenza% a carico del dipendente% a carico dell’Azienda
Dall’1/12/201501,00%
Dall’1/12/20181%1,55%

 

Poiché la Legge di soppressione prevede l’eventuale emissione da parte del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali di un ulteriore Decreto di rideterminazione del contributo straordinario in capo alle Aziende sulla base del monitoraggio svolto dall’INPS, qualora detto Decreto dovesse comportare un ulteriore onere a carico delle Aziende del settore, rispetto a quello espressamente previsto dalla citata Legge di soppressione, le Parti si rincontreranno per verificare quanto sopra in termini di contribuzione a carico Aziende in funzione del mutato contesto e nel rispetto delle logiche che hanno determinato le predefinite tempistiche.
Per i lavoratori in mobilità ex Legge 223/91, l’imponibile previdenziale Fondo Gas preso a riferimento sarà quello dei 12 mesi precedenti alla messa in mobilità.
Per coloro che si trovano in prosecuzione volontaria e che alla data del 30/11/2015 non maturano il diritto al trattamento pensionistico integrativo da parte del soppresso Fondo Gas verrà considerata come imponibile previdenziale Fondo Gas di riferimento quello del 2014 ovvero quello riferito ai dodici mesi precedenti a risoluzione del rapporto del lavoro.

 

Nuove precisazioni Inps sull’esonero contributivo triennale (parte 1°)

 

Si forniscono ulteriori chiarimenti sulla fruizione dell’esonero contributi triennale per i datori di lavoro iscritti alla gestione dipendenti pubblici ed ai giornalisti iscritti all’INPGI.

Come risaputo, la fruizione dell’esonero contributivo triennale concerne i datori di lavoro privati e i soggetti giuridici, quali gli enti pubblici economici che, pur essendo organismi pubblici, svolgono in via principale o esclusiva un’attività economica ex art. 2082 c.c., in regime di concorrenza con imprenditori privati. Inoltre, la fruizione dell’incentivo in argomento riguarda altresì i datori di lavoro che, pur essendo tenuti all’assolvimento degli obblighi assicurativi verso le casse della Gestione Pubblici Dipendenti (CPDEL, CPI, CPS, CPUG, CTPS), hanno natura di soggetto privato.
Sono esclusi dall’applicazione del beneficio in parola:
– le amministrazioni dello Stato, ivi compresi gli istituti e scuole di ogni ordine e grado e le istituzioni educative. Sono da comprendere nell’ambito degli istituti e scuole di ogni ordine e grado le Accademie e i Conservatori statali;

– le aziende ed amministrazioni dello Stato ad ordinamento autonomo;
– le Regioni, le Province, i Comuni, le Comunità montane e loro consorzi e associazioni;
– le istituzioni universitarie;
– gli Istituti autonomi case popolari;
– le Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura e loro associazioni;
– gli enti pubblici non economici nazionali, regionali e locali;
– le amministrazioni, le aziende e gli enti del Servizio sanitario nazionale;
– l’Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni (ARAN);
– le Agenzie di cui al Decreto Legislativo n. 300/1999.
Le pubbliche amministrazioni comprendono: le Aziende sanitarie locali, le Aziende sanitarie ospedaliere e le diverse strutture sanitarie istituite dalle Regioni con Legge regionale nell’ambito dei compiti di organizzazione del servizio sanitario attribuiti alle medesime; le IPAB e le ex IPAB trasformate in Aziende Pubbliche di Servizi alla Persona (ASP).
Non possono fruire dell’esonero contributivo triennale, inoltre, la Banca d’Italia, la Consob e, in linea generale, le Autorità Indipendenti, nonché le Università non statali legalmente riconosciute qualificate enti pubblici non economici dalla giurisprudenza amministrativa e ordinaria.

Possono godere, invece, dell’esonero contributivo triennale:
– gli enti pubblici economici;
– gli Istituti autonomi case popolari trasformati in base alle diverse leggi regionali in enti pubblici economici;
– gli enti che – per effetto dei processi di privatizzazione – si sono trasformati in società di persone o società di capitali ancorché a capitale interamente pubblico;
– le ex IPAB trasformate in associazioni o fondazioni di diritto privato, in quanto prive dei requisiti per trasformarsi in ASP, ed iscritte nel registro delle persone giuridiche;
– le aziende speciali costituite anche in consorzio, ai sensi degli artt. 31 e 114 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267;
– i consorzi di bonifica;
– i consorzi industriali;
– gli enti morali;
– gli enti ecclesiastici.

I datori di lavoro aventi titolo all’esonero contributivo triennale devono richiedere il codice di autorizzazione “6Y” avente il significato di “Esonero contributivo articolo unico, commi 118 e seguenti, legge n. 190/2014”. La richiesta di attribuzione del suddetto codice di autorizzazione “6Y” deve essere inoltrata prima della trasmissione della denuncia contributiva relativa al primo periodo retributivo in cui si intende esporre l’esonero medesimo. Detta richiesta va effettuata avvalendosi della funzionalità “contatti” del cassetto previdenziale aziende, selezionando nel campo oggetto la denominazione “esonero contributivo triennale legge n. 190/2014”, utilizzando la seguente locuzione: “Richiedo l’attribuzione del codice di autorizzazione 6Y ai fini della fruizione dell’esonero contributivo introdotto dalla legge n. 190/2014, art. 1, commi 118 e seguenti, come da circolare n. 17/2015”. La sede territorialmente competente attribuirà il predetto codice di autorizzazione alla posizione contributiva relativa ai lavoratori che versano la contribuzione pensionistica alla Gestione dipendenti pubblici con validità dall’1/01/2015 – 31/12/2018, dandone comunicazione al datore di lavoro attraverso il medesimo cassetto previdenziale. Il controllo in ordine alla legittimità di fruizione dell’esonero contributivo in oggetto sarà realizzato attraverso l’istituenda base dati “lavoratori agevolati”.
I datori di lavoro che intendono accedere al beneficio ma che non hanno accesso alla funzionalità “contatti” del cassetto previdenziale aziende dovranno inoltrare alla casella PEC della Direzione Centrale Entrate la richiesta di “Esonero contributivo articolo unico, commi 118 e seguenti, legge n. 190/2014” prima della trasmissione della denuncia contributiva relativa al primo periodo retributivo in cui si intende esporre l’esonero medesimo.

A partire dalla denuncia del periodo retributivo di novembre 2015, i datori di lavoro iscritti alla Gestione Dipendenti Pubblici espongono nel flusso UniEmens, sezione ListaPosPA, i lavoratori per i quali spetta l’esonero valorizzando, secondo le consuete modalità, l’elemento <imponibile> e l’elemento <contributo> della gestione pensionistica dell’elemento <D0_DenunciaIndividuale> della sezione<PosPa>. In particolare, si precisa che nell’elemento <contributo> della <GestionePensionistica> deve essere indicata la contribuzione piena calcolata sull’imponibile pensionistico del mese. I datori di lavoro che fruiscono del beneficio devono valorizzare nell’ambito della gestione pensionistica all’interno di <D0_DenunciaIndividuale>, l’elemento <RecuperoSgravi>.

Per i rapporti di lavoro instaurati ovvero risolti nel corso del mese, il massimale mensile va ridotto proporzionalmente al numero dei giorni di lavoro, assumendo a riferimento la misura giornaliera di esonero contributivo di € 22,08, corrispondente al massimale annuo suddiviso per 365.
I datori di lavoro iscritti alla Gestione Dipendenti Pubblici devono fruire del beneficio prioritariamente in relazione ai contributi relativi alla gestioni pensionistiche (CPDEL, CPI, CPS, CPUG, CTPS) nei limiti della quota a carico del datore di lavoro e, solo in caso di successiva capienza in ordine al massimale mensile, in relazione alle “contribuzioni minori”, da versare alla competente Gestione INPS, per la quota residua, rispettando il limite complessivo mensile di € 671,66 (cfr. Circolare Inps n. 17/2015).

Nell’ipotesi in cui, in un determinato mese, spetti un beneficio superiore alla soglia massima mensile di € 671,66, l’eccedenza può essere esposta nel mese corrente e nei mesi successivi indicando, nell’elemento <CodiceRecupero>, il valore “4”, avente il significato di “Conguaglio residuo esonero contributivo articolo unico, commi 118 e seguenti legge n.190/2014”, ferma restando la soglia massima di esonero contributivo da determinare in funzione dell’anno di riferimento e del mese di liquidazione delle retribuzioni.
Nel caso in cui sia necessario modificare i dati relativi all’esonero contributivo indicati nelle denunce trasmesse in precedenza, è necessario elaborare dei V1 causale 5, tenendo conto delle indicazioni fornite per la valorizzazione dell’elemento <RecuperoSgravi>, avendo cura di valorizzare, altresì, l’importo indicato nella precedente denuncia individuale (E0, V1 causale 2) in corrispondenza del <CodiceRecupero> 5 “Esonero contributivo soglia mensile articolo unico, commi 118 e seguenti, della Legge 23 dicembre 2014, n. 190 – valore dichiarato in precedente denuncia”.

 

Nuove precisazioni Inps sull’esonero contributivo triennale (parte 2°)

 

Si forniscono ulteriori chiarimenti sulla fruizione dell’esonero contributi triennale per i datori di lavoro iscritti alla gestione dipendenti pubblici ed ai giornalisti iscritti all’INPGI.

Per i dai datori di lavoro tenuti ad assolvere gli obblighi di contribuzione obbligatoria nei confronti dell’INPGI, le domande di autorizzazione alla fruizione dell’esonero contributivo triennale devono essere inoltrate direttamente all’INPGI in relazione alle assunzioni/conversioni a tempo indeterminato operate a partire dal 1° gennaio 2015.
Ai fini dell’individuazione delle forme di contribuzione obbligatoria soggette all’esonero contributivo, in assenza di specifiche previsioni di legge, vanno escluse dall’applicazione dell’esonero medesimo le contribuzioni che non hanno natura previdenziale e quelle concepite allo scopo di apportare elementi di solidarietà alle gestioni previdenziali di riferimento. In tale prospettiva, non sono soggette all’esonero contributivo triennale le seguenti forme di contribuzione, ancorché di natura obbligatoria: il contributo per la garanzia sul finanziamento della Qu.I.R.; il contributo previsto dall’articolo 25, comma 4, della Legge 21 dicembre 1978, n. 845, in misura pari allo 0,30% della retribuzione imponibile, destinato, in relazione ai datori di lavoro che vi aderiscono, al finanziamento dei fondi interprofessionali per la formazione continua; il contributo di solidarietà sui versamenti destinati alla previdenza complementare e/o ai fondi di assistenza sanitaria; il contributo di solidarietà per i lavoratori dello spettacolo; il contributo di solidarietà per gli sportivi professionisti.
Deve precisarsi che, trattandosi di una contribuzione previdenziale a carico del datore di lavoro, il contributo aggiuntivo IVS, destinato al finanziamento dell’incremento delle aliquote contributive del Fondo pensioni dei lavoratori dipendenti in misura pari a 0,50% della retribuzione imponibile, è soggetto all’applicazione dell’esonero contributivo triennale.
Nei casi di trasformazione di rapporti a termine ovvero di stabilizzazione dei medesimi entro sei mesi dalla relativa scadenza, trova applicazione la previsione di cui all’articolo 2, comma 30, della Legge n. 92/2012, che regola, nei predetti casi, la restituzione del contributo addizionale di cui al comma 28 della stessa Legge n. 92. Nei casi di stabilizzazione dei rapporti a termine entro sei mesi dalla relativa scadenza, la restituzione del contributo addizionale opera con l’applicazione delle decurtazioni previste dall’ultimo periodo del citato comma 30: i mesi di restituzione del contributo addizionale sono ridotti sulla base dei mesi intercorsi fra la scadenza del rapporto a termine e l’assunzione con contratto a tempo indeterminato. Pertanto, la restituzione piena del contributo addizionale NASPI ricorre solo nei casi di trasformazione del contratto a termine nonché in quelli di stabilizzazione intervenuta il mese successivo a quello di scadenza del contratto a termine. Negli altri casi opererà la contrazione prevista dall’articolo 2, comma 30, della Legge n. 92/2012.
Poiché l’esonero contributivo opera sulla contribuzione effettivamente dovuta, in caso di applicazione delle misure compensative di cui all’articolo 10, commi 2 e 3, del Decreto Legislativo n. 252/2005 – destinazione del trattamento di fine rapporto ai fondi pensione, al fondo per l’erogazione ai lavoratori dipendenti del settore privato dei trattamenti di fine rapporto di cui all’articolo 2120 del c.c., nonché erogazione in busta paga della Qu.I.R. – l’esonero è calcolato sulla contribuzione previdenziale dovuta, al netto delle riduzioni che scaturiscono dall’applicazione delle predette misure compensative.

Di seguito, si forniscono alcuni casi particolarii per il riconoscimento del diritto all’incentivo:
– l’esistenza di un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato all’estero nei sei mesi precedenti l’assunzione non consente la fruizione dell’esonero contributivo anche laddove, sulla base della legislazione internazionale, il precedente rapporto di lavoro non contemplasse l’obbligo assicurativo nei confronti di una gestione previdenziale nazionale;
– con riferimento ai rapporti di lavoro part-time a tempo indeterminato, l’esonero spetta anche nei casi in cui il lavoratore sia assunto da due diversi datori di lavoro in relazione ad ambedue i rapporti, purché la data di decorrenza dei predetti rapporti di lavoro sia la medesima. In caso di assunzioni differite, il datore di lavoro perderebbe, infatti, con riguardo al secondo rapporto di lavoro part-time, il requisito legittimante l’ammissione all’agevolazione in oggetto;
– anche laddove il precedente rapporto di lavoro – intercorso nei sei mesi precedenti l’assunzione – sia stata risolto per mancato superamento del periodo di prova ovvero per dimissioni del lavoratore, non si ha diritto alla fruizione dell’esonero. In proposito, si ricorda come l’istituto del periodo di prova abbia lo scopo di consentire al lavoratore di valutare l’esperienza lavorativa offerta e al datore di lavoro di rilevare l’adeguatezza delle competenze e delle effettive capacità del prestatore rispetto alle specifiche esigenze produttive. Ciononostante il rapporto di lavoro, pur sottoposto ad una condizione – il superamento del periodo di prova – deve essere considerato a tempo indeterminato sin dall’origine;
– l’incentivo non spetta qualora i lavoratori già titolari di un rapporto a tempo indeterminato transitino dal cedente al subentrante nei casi di cambi di appalto di servizi, nell’ipotesi in cui la contrattazione collettiva che disciplina tali rapporti, preveda, per i casi di cessazione dell’appalto cui sono adibiti i dipendenti, una procedura idonea a consentire l’assunzione degli stessi alle dipendenze dell’impresa subentrante, mediante la costituzione ex novo di un rapporto di lavoro con un diverso soggetto;
– nelle ipotesi di cessione del contratto a tempo indeterminato con passaggio del dipendente al cessionario, la fruizione del beneficio già riconosciuto al datore di lavoro cedente può essere trasferita al subentrante per il periodo residuo non goduto, in quanto in tal caso si verifica la sola modificazione soggettiva del rapporto già in atto che prosegue con il datore di lavoro cessionario;
– la fruizione dell’esonero è, infine, trasferibile nei confronti del cessionario per il periodo residuo non goduto dal cedente in virtù di quanto disposto dall’articolo 2112 c.c., secondo il quale, in caso di trasferimento di azienda, il rapporto di lavoro prosegue con il cessionario ed il lavoratore conserva tutti i diritti che ne derivano.
Non impedisce, inoltre, l’accesso all’incentivo lo svolgimento nei sei mesi precedenti di prestazioni lavorative in forme giuridiche e contrattuali diverse da quella del contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, quali, ad esempio, il rapporto di lavoro a termine, il rapporto di collaborazione a progetto, lo svolgimento di attività di natura professionale in forma autonoma, ecc.

Si ricorda che, il beneficio concerne le nuove assunzioni con decorrenza dal 1° gennaio 2015 al 31 dicembre 2015. La sua durata è pari a 36 mesi a partire dalla data di assunzione. In caso di assunzione a tempo indeterminato a scopo di somministrazione, lo sgravio spetta sia per la somministrazione a tempo indeterminato che per la somministrazione a tempo determinato, per la durata complessiva di 36 mesi, compresi gli eventuali periodi in cui il lavoratore rimane in attesa di assegnazione. Il periodo di godimento dell’agevolazione può essere sospeso nei casi di assenza obbligatoria dal lavoro per maternità, consentendo il differimento temporale del periodo di fruizione dei benefici.
L’esonero contributivo triennale non è cumulabile con “altri esoneri o riduzioni delle aliquote di finanziamento previsti dalla normativa vigente” (cfr. circolare n. 17 del 2015).