Esposizione all’amianto nei porti: stabilite prestazioni per gli eredi per gli anni 2016-2018

 

Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale il decreto ministeriale recante modalità di richiesta e di erogazione delle prestazioni del Fondo vittime dell’amianto in favore degli eredi di coloro che sono deceduti a seguito di patologie asbesto-correlate per esposizione all’amianto, nell’esecuzione di operazioni portuali di decontaminazione e di bonifica delle aree interessate dall’inquinamento.

Per gli anni 2016-2018, sono stabilite prestazioni a carico del Fondo vittime dell’amianto in favore degli eredi dei deceduti a seguito di patologie asbesto-correlate per esposizione ad amianto nell’esecuzione delle operazioni portuali nei porti. Possono accedere alle prestazioni del Fondo, gli eredi ai quali sia dovuto il risarcimento del danno, patrimoniale e non patrimoniale, così come liquidato con sentenza esecutiva.
I soggetti interessati, per accedere alle prestazioni, per gli anni 2017 e 2018 devono presentare domanda all’Inail entro e non oltre il 28 febbraio, rispettivamente, dell’anno 2017 e dell’anno 2018, con riferimento alle sentenze esecutive depositate nel corso dell’anno precedente. Per l’accesso alle prestazioni dell’anno 2016, invece, i soggetti sono tenuti a presentare la domanda entro e non oltre 60 giorni successivi alla data del 17 gennaio 2017, con riferimento alle sentenze esecutive depositate entro il 31 dicembre 2015.
Le prestazioni del Fondo concorrono al pagamento in favore degli eredi, nella misura di una quota percentuale, uguale per tutti gli aventi diritto, che sarà stabilita dall’Inail, entro i 15 giorni successivi alla data di scadenza delle domande per ciascun anno, in ragione del numero di quelle pervenute ritenute accoglibili, dell’ammontare dei risarcimenti stabiliti in sentenza e nel rispetto del limite di spesa (10 milioni di euro per ciascuno degli anni 2016, 2017 e 2018).
L’impresa debitrice può richiedere all’Inail che la prestazione sia erogata nei propri confronti, previa dimostrazione dell’avvenuto integrale pagamento a favore del soggetto.
In ogni caso, le citate prestazioni non escludono la fruizione dei diritti derivanti dalle norme generali e speciali dell’ordinamento e si cumulano con essi.


 

Prime indicazioni Inps sui nuovi ammortizzatori sociali

 

Come noto, il decreto legislativo n. 148/2015 contiene la nuova disciplina delle integrazioni salariali e dei fondi di solidarietà. Le disposizioni generali (titolo I, capo I), valide per la CIGO e la CIGS, prevedono tra le novità più importanti: l’estensione della tutela per l’apprendistato professionalizzante, la revisione dei requisiti soggettivi e dei limiti massimi di durata; l’aumento del contributo addizionale in ragione di un crescente utilizzo dei trattamenti di integrazione ed anche in caso di utilizzo dei contratti di solidarietà, il termine di decadenza di 6 mesi entro il quale è ammesso il conguaglio.

Orbene, l’Inps ha fornito le prime indicazioni per l’applicazione delle novità introdotte dal cit decreto legislativo n. 148, con particolare riferimento alla misura e alla durata massima complessiva delle integrazioni salariali, alle modalità di erogazione delle prestazioni, alla condizionalità, alle causali ed alle aziende destinatarie delle suddette prestazioni.
L’Istituto ha recepito altresì il decremento della contribuzione ordinaria per Cigo, che opera a partire dal mese di settembre 2015. Anche per i lavoratori assunti con contratto di apprendistato professionalizzante la contribuzione ordinaria di finanziamento della cassa integrazione guadagni ordinaria ha la medesima decorrenza.

 

Cumulo dei periodi assicurativi, il coordinamento delle normative di riferimento

 

l chiarimenti circa l’operatività dell’istituto del cumulo dei periodi assicurativi previsto per le gestioni previdenziali dei lavoratori autonomi ai sensi della Legge n. 613/1966 e quello disciplinato dalla Legge n. 228/2012.

Come noto, la Legge n. 228/2012 ha introdotto, a decorrere dal 1° gennaio 2013, un nuovo istituto di cumulo che consente agli iscritti presso due o più forme di assicurazione obbligatoria per invalidità, vecchiaia e superstiti dei lavoratori dipendenti, autonomi, e degli iscritti alla gestione separata e alle forme sostitutive ed esclusive della medesima, di cumulare i periodi non coincidenti ai fini del conseguimento di un’unica pensione di vecchiaia. L’istituto, tuttavia, trova applicazione nell’ipotesi in cui i soggetti interessati non abbiano maturato il diritto al trattamento pensionistico in una delle predette gestioni. Ciò posto, per il soggetto in possesso di contribuzione autonoma e dipendente, occorre avere riguardo ai criteri previsti per l’istituto di cumulo dei periodi assicurativi per le gestioni previdenziali dei lavoratori autonomi di cui alla Legge n. 613/1966, ancorché il soggetto possegga contribuzione anche nelle forme sostitutive ed esclusive dell’AGO.
Il Legislatore ha anche disposto il cumulo della contribuzione per i richiedenti la pensione di inabilità iscritti a due o più forme di assicurazione obbligatoria per invalidità, vecchiaia e superstiti dei lavoratori dipendenti, autonomi e degli iscritti alla gestione separata ed alle forme sostitutive ed esclusive della medesima. Orbene, analogamente a quanto sopra, in presenza di contribuzione esclusivamente nel FPLD e nelle gestioni previdenziali dei lavoratori autonomi, la pensione di inabilità richiesta da gennaio 2013 deve essere liquidata applicando la Legge n. 613/1966. Laddove però il richiedente la pensione di inabilità possegga anche contribuzione presso le altre gestioni indicate nella Legge n. 228 (gestione separata, forme sostitutive ed esclusive dell’AGO), trova applicazione il cumulo ivi previsto. Resta operante, in alternativa, la possibilità per gli interessati di chiedere, ove ne ricorrano le condizioni, la pensione di inabilità in totalizzazione o con il computo previsto per gli iscritti alla gestione separata o con il cumulo di cui al Decreto Legislativo n. 184/1997.

 

Sportivi professionisti, la rinuncia alla retribuzione non esime dalla contribuzione

 

L’irrilevanza della rinuncia alla retribuzione da parte degli sportivi professionisti, ai fini della sussistenza dell’obbligo contributivo dei datori di lavoro.

I rapporti di lavoro tra società e sportivi professionisti sono esclusivamente quelli appartenenti alla tipologia del lavoro subordinato, forma contrattuale tipica per l’assunzione dell’atleta professionista; nei confronti di quest’ultimo, infatti, il contratto di lavoro autonomo risulta configurabile solo laddove ricorrano specifici presupposti, quali, ad esempio, l’assenza di vincolo contrattuale circa la frequenza a sedute di preparazione e allenamento, prestazioni non superiori alle 8 ore settimanali, rese nell’ambito di 5 giorni ogni mese o 30 giorni ogni anno. I suddetti rapporti di lavoro subordinato comportano l’obbligo dello sportivo professionista di espletare la propria attività alle dipendenze e sotto la direzione della società, in cambio di una retribuzione concordata in sede di stipulazione del contratto di ingaggio per ogni singolo anno di durata e corrisposto dalla società allo sportivo in 12 rate mensili. La retribuzione annua lorda assorbe ogni altro emolumento (straordinari, trasferte, gare notturne) e non può essere inferiore al cd. “minimo federale”. Per quanto riguarda, invece, l’assolvimento degli obblighi contributivi, oltre a quelli concernenti l’assicurazione contro invalidità, vecchiaia e superstiti, nonché a quella per le malattie, le società sportive sono tenute a versare un ulteriore contributo al Fondo di accantonamento dell’indennità di fine carriera, calcolato sullo stipendio annuo lordo dello sportivo.
Ciò premesso, considerato che l’obbligazione previdenziale insorge esclusivamente tra datore di lavoro, soggetto obbligato, ed Istituto, titolare della posizione attiva creditoria, con il lavoratore che dunque risulta estraneo rispetto all’obbligazione in esame ed esclusivamente beneficiario della prestazione, l’obbligo contributivo del datore di lavoro è comunque sussistente indipendentemente dalla circostanza che siano stati in tutto o in parte soddisfatti gli obblighi retributivi nei confronti del lavoratore, ovvero che quest’ultimo abbia rinunciato ai suoi diritti.

 

PREVIDENZA COMPLEMENTARE PER IL SETTORE GAS

 

Firmato, il 4/11/2015, tra ASSOGAS, IGAS (ex FEDERESTRATTIVA), ANIGAS/CONFINDUSTRIA ENERGIA e FILCTEM-CGIL, FEMCA-CISL, UILTEC UIL, l’accordo di validazione in tema di Fondo di Previdenza per il personale dipendente dalle Aziende private del Gas, a seguito della soppressione, a partire dal prossimo 1/12/2015, del Fondo Gas.

Relativamente alla soppressione del Fondo Gas, le Parti precisano che:
a. per i soggetti non aderenti al Fondo pensione di riferimento, gli importi che dovessero essere conferiti al sistema della previdenza complementare, mediante il meccanismo del silenzio assenso, dovranno essere destinati al comparto di investimento destinato ad accogliere il tacito conferimento del TFR. Sarà facoltà successiva degli iscritti richiedere la modifica di tale scelta in conformità alle indicazioni statutarie del fondo pensione.
b. per i soggetti già aderenti al Fondo pensione di riferimento, gli importi che dovessero essere conferiti al Fondo Pensione con il meccanismo del silenzio assenso, dovranno destinati al comparto di investimento già prescelto dall’interessato.
Dunque, la tempistica prevista per l’istituzione della previdenza complementare viene così modificata:

Decorrenza% a carico del dipendente% a carico dell’Azienda
Dall’1/12/201501,00%
Dall’1/12/20181%1,55%

 

Poiché la Legge di soppressione prevede l’eventuale emissione da parte del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali di un ulteriore Decreto di rideterminazione del contributo straordinario in capo alle Aziende sulla base del monitoraggio svolto dall’INPS, qualora detto Decreto dovesse comportare un ulteriore onere a carico delle Aziende del settore, rispetto a quello espressamente previsto dalla citata Legge di soppressione, le Parti si rincontreranno per verificare quanto sopra in termini di contribuzione a carico Aziende in funzione del mutato contesto e nel rispetto delle logiche che hanno determinato le predefinite tempistiche.
Per i lavoratori in mobilità ex Legge 223/91, l’imponibile previdenziale Fondo Gas preso a riferimento sarà quello dei 12 mesi precedenti alla messa in mobilità.
Per coloro che si trovano in prosecuzione volontaria e che alla data del 30/11/2015 non maturano il diritto al trattamento pensionistico integrativo da parte del soppresso Fondo Gas verrà considerata come imponibile previdenziale Fondo Gas di riferimento quello del 2014 ovvero quello riferito ai dodici mesi precedenti a risoluzione del rapporto del lavoro.