FONDO ARCO: VARIAZIONE DELLA CONTRIBUZIONE AZIENDALE PER LE AZIENDE DEL LEGNO

 

Variata la quota contributiva aziendale al Fondo Arco per i I lavoratori dipendenti dell’industria e piccola media impresa del Legno, sughero, mobile, arredamento, Boschivi/forestali.

L’adesione ad Arco è volontaria, per cui l’azienda presso cui il lavoratore risulta occupato aderisce obbligatoriamente al Fondo una volta che il lavoratore ha formalmente manifestato la volontà di aderire.
La contribuzione ad Arco sarà calcolata sulla retribuzione mensile corrente ordinaria (paga base, ex indennità di contingenza, edr, aumenti periodici di anzianità, eventuali superminimi individuali).
La contribuzione sarà calcolata sulla retribuzione utile al TFR.
Fermo restando l’aliquota a carico del lavoratore fissate nella misura dell’1,30%, con decorrenza dall’1/1/2016, l’aliquota a carico delle aziende passa dal precedente 1,60% all’1,80%.

CCNL 28/4/199328/4/199328/4/199329/4/1993 29/4/199329/4/1993Imponibile
Contributo

Lavoratore(1)

Contributo

Azienda

TFR(2)Contributo

Lavoratore(1)

Contributo

Azienda

TFR (2)
Legno e arredamento Industria (Federlegno Arredo)1,30%1,80%30%(3)1,30%1,80%100%Retribuzione utile ai fini del calcolo TFR
Legno e arredamento PMI

(Unital)

1,30%1,80%30%(3)1,30%1,80%100%Retribuzione utile ai fini del calcolo TFR
Legno e arredamento PMI

(Confimi Legno Impresa)

1,30%1,80%30%(3)1,30%1,80%100%Retribuzione utile ai fini del calcolo TFR

(1) Per il lavoratore rappresenta la misura per aver diritto al contributo del datore di lavoro ma può fissare liberamente una misura maggiore.

(2) Calcolo del maturato mensile.

(3) Il lavoratore può scegliere di versare una quota superiore, pari all’intero flusso. La misura di contribuzione è scelta dall’aderente al momento dell’adesione e può essere successivamente aumentata

 

Stabilità 2016: lavoratori esposti all’amianto

 

Ai fini della fruizione dei benefici previdenziali previsti dalla Legge di stabilità 2016 prevede, i lavoratori del settore della produzione di materiale rotabile ferroviario che hanno prestato la loro attività nel sito produttivo, senza essere dotati degli equipaggiamenti di protezione adeguati all’esposizione alle polveri di amianto, per l’intero periodo di durata delle operazioni di bonifica dall’amianto poste in essere mediante sostituzione del tetto, devono presentare domanda all’Inps, a pena di decadenza, entro 60 giorni dal 1° gennaio 2016.

Il provvedimento in questione prevede, altresì, l’istituzione del Fondo per le vittime dell’amianto, in favore degli eredi di coloro che sono deceduti a seguito di patologie asbesto-correlate per esposizione all’amianto nell’esecuzione delle operazioni portuali nei porti; le prestazioni del Fondo non escludono la fruizione dei diritti derivanti dalle norme generali e speciali dell’ordinamento e si cumulano con essi.

Differito, inoltre, al 31 dicembre 2016, il termine entro cui, gli assicurati all’assicurazione generale obbligatoria, gestita dall’Inps, e all’assicurazione obbligatoria contro le malattie professionali, gestita dall’Inail, dipendenti da aziende che hanno collocato tutti i dipendenti in mobilità per cessazione dell’attività lavorativa, i quali abbiano ottenuto in via giudiziale definitiva l’accertamento dell’avvenuta esposizione all’amianto per un periodo superiore a 10 anni e in quantità superiori ai limiti di legge e che, avendo presentato domanda successivamente al 2 ottobre 2003, abbiano conseguentemente ottenuto il riconoscimento dei benefici previdenziali di cui all’art. 47 del D.L. 30 settembre 2003, n. 269, possono presentare domanda all’Inps per il riconoscimento della maggiorazione secondo il regime vigente al tempo in cui l’esposizione si è realizzata.

Infine, viene disposto che, le prestazioni assistenziali a favore dei malati di mesotelioma che abbiano contratto la patologia o per esposizione familiare a lavoratori impiegati nella lavorazione dell’amianto ovvero per esposizione ambientale comprovata e che siano deceduti nel corso dell’anno 2015, possono essere erogate agli eredi su domanda corredata di idonea documentazione, presentata dai medesimi entro 90 giorni dal 1° gennaio 2016.

 

Esclusa la contribuzione ai Fondi di solidarietà per i lavoratori inviati in Paesi extra-UE

 

Per i lavoratori italiani operanti all’estero non è sussistente l’obbligo contributivo ai Fondi di solidarietà bilaterali

Per i lavoratori italiani operanti all’estero in Paesi extracomunitari non convenzionati o parzialmente convenzionati, l’obbligo contributivo è circoscritto alle sole forme assicurative tassativamente elencate dalla legge:
– assicurazione per l’invalidità, la vecchiaia ed i superstiti;
– assicurazione contro la tubercolosi;
– assicurazione contro la disoccupazione involontaria;
– assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali;
– assicurazione contro le malattie;
– assicurazione di maternità.
– Fondo di garanzia per il trattamento di fine rapporto.
Tra le forme di previdenza e assistenza sociali elencate non figura invece la contribuzione destinata al finanziamento dei trattamenti di integrazione salariale ordinari e straordinari. E tantomeno risultano dovuti i contributi destinati al finanziamento dei Fondi di solidarietà bilaterali, obbligatori nei settori non coperti dalla Cig, al fine di assicurare ai lavoratori delle imprese con più di 5 dipendenti una tutela in costanza di rapporto di lavoro nei casi di riduzione o sospensione dell’attività.
Sul piano operativo, dunque, l’Inps dichiara l’incompatibilità dei codici di autorizzazione che individuano l’inclusione delle aziende nell’ambito di applicazione dei Fondi di solidarietà, con i codici di autorizzazione “4Z” e “4C” identificativi, rispettivamente, delle posizioni aziendali riguardanti i lavoratori inviati in Paesi con i quali vigono accordi parziali di sicurezza sociale ovvero inviati in Paesi extracomunitari non convenzionati.

 

Part-time per i lavoratori prossimi alla pensione nella Legge di Stabilità

 

Il datore di lavoro ed il dipendente vicino alla pensione possono concordare la trasformazione da tempo pieno a tempo parziale del rapporto di lavoro, con il riconoscimento della copertura pensionistica figurativa per la quota di retribuzione perduta e con la corresponsione al dipendente, da parte del datore di lavoro, di una somma pari alla contribuzione pensionistica relativa alla prestazione lavorativa non effettuata.

Nel dettaglio, il comma 284 della Legge di Stabilità prevede che i lavoratori dipendenti del settore privato iscritti all’assicurazione generale obbligatoria e alle forme sostitutive della medesima con contratto di lavoro a tempo pieno e indeterminato che maturano entro il 31 dicembre 2018 il diritto alla pensione di vecchiaia possono godere, a condizione di avere maturato i requisiti minimi di contribuzione per il diritto al predetto trattamento pensionistico di vecchiaia, d’intesa con il datore di lavoro, per un periodo non superiore al periodo intercorrente tra la data di accesso al beneficio e la data di maturazione del requisito anagrafico, di una riduzione dell’orario del rapporto di lavoro in misura compresa tra il 40% e il 60%, ottenendo mensilmente dal datore di lavoro una somma corrispondente alla contribuzione previdenziale a fini pensionistici a carico del datore di lavoro relativa alla prestazione lavorativa non effettuata.
Per i periodi di riduzione della prestazione lavorativa è riconosciuta la contribuzione figurativa commisurata alla retribuzione corrispondente alla prestazione lavorativa non effettuata.

Il datore di lavoro con riferimento al lavoratore che intende, di intesa con lo stesso datore di lavoro, accedere alla facoltà di ricorso al lavoro a tempo parziale deve dare comunicazione all’INPS e alla DTL della stipulazione del contratto e della relativa cessazione secondo le modalità stabilite con apposito decreto interministeriale da emanarsi.
Il comma in argomento richiama poi l’art. 41, comma 6, del D.Lgs. 14 settembre 2015, n. 148, il quale stabilisce che “ai fini dell’individuazione della retribuzione da assumere quale base di calcolo per la determinazione delle quote retributive della pensione dei lavoratori che abbiano prestato lavoro a tempo parziale ai sensi del comma 5, è neutralizzato il numero delle settimane di lavoro prestate a tempo parziale, ove ciò comporti un trattamento pensionistico più favorevole”.

 

Esonero contributivo autotrasportatori

 

La legge di Stabilità 2016, tra le varie misure previdenziali, prevede anche un esonero contributivo per i conducenti che esercitano la propria attività con veicoli rientranti nel campo di applicazione del Reg. (CE) n. 561/2006.

La disposizione in questione fa riferimento al trasporto su strada di merci, effettuato da veicoli di massa massima ammissibile, compresi eventuali rimorchi o semirimorchi, superiore a 3,5 tonnellate oppure al trasporto su strada di passeggeri effettuato da veicoli che, in base al loro tipo di costruzione e alla loro attrezzatura, sono atti a trasportare più di nove persone compreso il conducente e destinati a tal fine. Il comma 651 della Legge di Stabilità fa, infatti, esplicito rimando ai conducenti che esercitano la propria attività con veicoli cui si applica il regolamento (CE) n. 561/2006, relativo – si ricorda – all’armonizzazione di alcune disposizioni in materia sociale nel settore dei trasporti su strada al fine di migliorare le condizioni di lavoro e la sicurezza stradale, nonché ottimizzare il controllo da parte degli Stati membri.
Nel dettaglio, a decorrere dal 1º gennaio 2016, a titolo sperimentale per un periodo di tre anni, per i conducenti che esercitano la propria attività con i veicoli di cui sopra, equipaggiati con tachigrafo digitale e prestanti la propria attività in servizi di trasporto internazionale per almeno 100 giorni annui, è riconosciuto, a domanda, l’esonero dai complessivi contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro, con esclusione dei premi e contributi dovuti all’INAIL, nella misura dell’80 per cento.

L’esonero contributivo è riconosciuto dall’ente previdenziale in base all’ordine cronologico di presentazione delle domande. Laddove le risorse stanziate risultino insufficienti, in seguito ad una valutazione anche su base pluriennale con riferimento alla durata dell’esonero, l’ente previdenziale non prende in considerazione ulteriori domande, rendendone immediata comunicazione anche attraverso il proprio sito internet.
L’ente previdenziale provvede, inoltre, al monitoraggio delle minori entrate, inviando relazioni mensili al Ministero del lavoro e al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e al Ministero dell’economia e delle finanze.