Part-time per i lavoratori prossimi alla pensione nella Legge di Stabilità

 

Il datore di lavoro ed il dipendente vicino alla pensione possono concordare la trasformazione da tempo pieno a tempo parziale del rapporto di lavoro, con il riconoscimento della copertura pensionistica figurativa per la quota di retribuzione perduta e con la corresponsione al dipendente, da parte del datore di lavoro, di una somma pari alla contribuzione pensionistica relativa alla prestazione lavorativa non effettuata.

Nel dettaglio, il comma 284 della Legge di Stabilità prevede che i lavoratori dipendenti del settore privato iscritti all’assicurazione generale obbligatoria e alle forme sostitutive della medesima con contratto di lavoro a tempo pieno e indeterminato che maturano entro il 31 dicembre 2018 il diritto alla pensione di vecchiaia possono godere, a condizione di avere maturato i requisiti minimi di contribuzione per il diritto al predetto trattamento pensionistico di vecchiaia, d’intesa con il datore di lavoro, per un periodo non superiore al periodo intercorrente tra la data di accesso al beneficio e la data di maturazione del requisito anagrafico, di una riduzione dell’orario del rapporto di lavoro in misura compresa tra il 40% e il 60%, ottenendo mensilmente dal datore di lavoro una somma corrispondente alla contribuzione previdenziale a fini pensionistici a carico del datore di lavoro relativa alla prestazione lavorativa non effettuata.
Per i periodi di riduzione della prestazione lavorativa è riconosciuta la contribuzione figurativa commisurata alla retribuzione corrispondente alla prestazione lavorativa non effettuata.

Il datore di lavoro con riferimento al lavoratore che intende, di intesa con lo stesso datore di lavoro, accedere alla facoltà di ricorso al lavoro a tempo parziale deve dare comunicazione all’INPS e alla DTL della stipulazione del contratto e della relativa cessazione secondo le modalità stabilite con apposito decreto interministeriale da emanarsi.
Il comma in argomento richiama poi l’art. 41, comma 6, del D.Lgs. 14 settembre 2015, n. 148, il quale stabilisce che “ai fini dell’individuazione della retribuzione da assumere quale base di calcolo per la determinazione delle quote retributive della pensione dei lavoratori che abbiano prestato lavoro a tempo parziale ai sensi del comma 5, è neutralizzato il numero delle settimane di lavoro prestate a tempo parziale, ove ciò comporti un trattamento pensionistico più favorevole”.

 

Esonero contributivo autotrasportatori

 

La legge di Stabilità 2016, tra le varie misure previdenziali, prevede anche un esonero contributivo per i conducenti che esercitano la propria attività con veicoli rientranti nel campo di applicazione del Reg. (CE) n. 561/2006.

La disposizione in questione fa riferimento al trasporto su strada di merci, effettuato da veicoli di massa massima ammissibile, compresi eventuali rimorchi o semirimorchi, superiore a 3,5 tonnellate oppure al trasporto su strada di passeggeri effettuato da veicoli che, in base al loro tipo di costruzione e alla loro attrezzatura, sono atti a trasportare più di nove persone compreso il conducente e destinati a tal fine. Il comma 651 della Legge di Stabilità fa, infatti, esplicito rimando ai conducenti che esercitano la propria attività con veicoli cui si applica il regolamento (CE) n. 561/2006, relativo – si ricorda – all’armonizzazione di alcune disposizioni in materia sociale nel settore dei trasporti su strada al fine di migliorare le condizioni di lavoro e la sicurezza stradale, nonché ottimizzare il controllo da parte degli Stati membri.
Nel dettaglio, a decorrere dal 1º gennaio 2016, a titolo sperimentale per un periodo di tre anni, per i conducenti che esercitano la propria attività con i veicoli di cui sopra, equipaggiati con tachigrafo digitale e prestanti la propria attività in servizi di trasporto internazionale per almeno 100 giorni annui, è riconosciuto, a domanda, l’esonero dai complessivi contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro, con esclusione dei premi e contributi dovuti all’INAIL, nella misura dell’80 per cento.

L’esonero contributivo è riconosciuto dall’ente previdenziale in base all’ordine cronologico di presentazione delle domande. Laddove le risorse stanziate risultino insufficienti, in seguito ad una valutazione anche su base pluriennale con riferimento alla durata dell’esonero, l’ente previdenziale non prende in considerazione ulteriori domande, rendendone immediata comunicazione anche attraverso il proprio sito internet.
L’ente previdenziale provvede, inoltre, al monitoraggio delle minori entrate, inviando relazioni mensili al Ministero del lavoro e al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e al Ministero dell’economia e delle finanze.

 

Contribuzione al Fondo MetaSalute per i lavoratori metalmeccanici

 

Contribuzione al Fondo MetaSalute per i lavoratori metalmeccanici

Variata, a decorrere dall’1/1/2016, la quota di contribuzione per il finanziamento del Fondo MetaSalute per i lavoratori delle imprese che applicano il CCNL dell’industria metalmeccanica e del comparto orafo-argentiero.

I lavoratori  possono volontariamente iscriversi al Fondo di assistenza sanitaria integrativa – MetaSalute – costituito allo scopo di erogare prestazioni integrative rispetto a quelle fornite dal Servizio Sanitario Nazionale.
A decorrere dal 1/1/2016, iI finanziamento è assicurato dalla contribuzione di imprese e lavoratori, per un importo pari a sei euro mensili a carico dell’azienda per ogni lavoratore che abbia volontariamente aderito e tre euro mensili a carico del lavoratore aderente.

Il datore di lavoro provvederà a trattenere la quota direttamente dalla busta paga e la verserà – unitamente a quella a suo carico – con cadenza trimestrale al Fondo.
Le somme versate a MetaSalute non concorrono a formare reddito imponibile e vengono dedotte direttamente dall’azienda in quanto sostituto d’imposta. I contributi dedotti, presenti nel CUD rilasciato dal datore di lavoro, dovranno successivamente essere riportati nella dichiarazione dei redditi.

 

Aliquote previdenziali, Fondo di solidarietà e sgravio contributivo: le indicazioni dell’Inpgi

 

La variazione dell’aliquota IVS a decorrere dal 1° gennaio 2016 e i chiarimenti circa l’operatività del Fondo di solidarietà di settore e la procedura di ammissione allo sgravio contributivo per la contrattazione di 2° livello.

Come noto, l’Inpgi ha già fissato l’aliquota contributiva per l’assicurazione IVS posta a carico del datore di lavoro nelle seguenti misure:
– 21,28% della retribuzione imponibile, a decorrere dal 1° gennaio 2012;
– 22,28%, a decorrere dal 1° gennaio 2014;
– 23,28%, dal 1° gennaio 2016.
Ora, verificati i risultati economici dell’Ente, a decorrere dal periodo di paga riferito al mese di gennaio 2016, occorrerà applicare l’aliquota IVS a carico del datore di lavoro nella misura innovata.

Tipo di contribuzioneAliquote
IVS23,28%8,69%
Disoccupazione1,61%
Mobilità0,30%
Fondo garanzia Tfr e crediti di lavoro0,30%
ANF0,05%
Sub-Totale25,54%8.69%
Contributo di solidarietà10.00%
Fondo Integrativo “ex-fissa”1,50%
Addizionale al Fondo Integrativo “ex-fissa”0,35%
Contributo per Ammortizzatori sociali0,50%0,10%
Addizionale contributo per Ammortizzatori sociali1,00%
Contributo di perequazione5,00 €
Contributo Infortuni11,88 €

Inoltre, poiché le organizzazioni sindacali e imprenditoriali comparativamente più rappresentative a livello nazionale non hanno provveduto alla costituzione di Fondi di solidarietà per il sostegno del reddito per il personale giornalistico, i giornalisti dipendenti da aziende non rientranti nel campo di applicazione della Cigs, in assenza della costituzione del Fondo di settore, vanno assicurati al Fondo di solidarietà residuale costituito presso l’Inps. In merito, si rammenta che, per i giornalisti, sono soggette alle procedure di Cigs le aziende editrici di giornali quotidiani, giornali periodici e agenzie di stampa a carattere nazionale.
Infine, in tema di sgravio contributivo per l’incentivazione della contrattazione di secondo livello, sono statecompletate le operazioni di valutazione delle istanze per l’anno 2014 e di invio alle aziende ammesse della relativa comunicazione di accoglimento, corredata delle indicazioni operative. Al riguardo, nel caso di datori di lavoro che per diversi motivi, quali, ad esempio, la sospensione e/o cessazione dell’attività dell’impresa o semplicemente per in capienza del debito contributivo, non siano in grado di fruire del beneficio mediante compensazione, gli stessi possono avanzare all’Istituto, entro il 16 febbraio 2016, apposita istanza di rimborso. All’atto del conguaglio dello sgravio, il datore di lavoro deve comunque provvedere alla restituzione al lavoratore la quota di beneficio di sua competenza.

 

Conguaglio di fine anno dei contributi previdenziali, le precisazioni dell’Inps

 

Le precisazioni in merito alle eventuali operazioni di conguaglio per i datori di lavoro che operano tramite il flusso Uniemens.

I datori di lavoro possono effettuare le operazioni di conguaglio di fine anno oltre che con la denuncia di competenza del mese di dicembre 2015 (i relativi versamenti hanno scadenza 18 gennaio 2016), anche con quella di competenza del mese di gennaio 2016 (in scadenza al 16 febbraio 2016), senza aggravio di oneri accessori.
Elementi variabili della retribuzione. Qualora nel corso del mese siano intervenuti elementi o eventi che abbiano comportato variazioni nella retribuzione imponibile (compensi per lavoro straordinario; indennità di trasferta; indennità di malattia o maternità anticipate dal datore di lavoro; riposi per allattamento; permessi per donatori sangue; riduzioni delle retribuzioni per infortuni sul lavoro indennizzabili dall’Inail; le astensioni dal lavoro; indennità per ferie non godute; etc.), è consentito ai datori di lavoro di tenere conto delle variazioni in occasione degli adempimenti e del versamento dei contributi relativi al mese successivo a quello interessato dall’intervento di tali fattori, fatta salva, nell’ambito di ciascun anno solare, la corrispondenza fra la retribuzione di competenza dell’anno stesso e quella soggetta a contribuzione. Ai fini dell’assoggettamento al regime contributivo (aliquote, massimali, agevolazioni, etc.), si considerano retribuzione del mese di gennaio 2016.
Come noto, è stabilito un massimale annuo per la base contributiva e pensionabile degli iscritti successivamente al 31 dicembre 1995 a forme pensionistiche obbligatorie privi di anzianità contributiva, ovvero per coloro che optano per il calcolo della pensione con il sistema contributivo. Tale massimale trova applicazione per la sola aliquota di contribuzione ai fini pensionistici (IVS), ivi compresa l’aliquota aggiuntiva dell’1%. Lo stesso massimale non è frazionabile a mese e ad esso occorre fare riferimento anche nell’ipotesi di rapporti di lavoro successivi nel corso dell’anno, nonché di rapporti simultanei.
In favore dei regimi pensionistici che prevedano aliquote contributive a carico dei lavoratori inferiori al 10%, è previsto un contributo aggiuntivo IVS nella misura dell’1% (a carico del lavoratore) eccedente il limite della prima fascia di retribuzione pensionabile. Ai fini del versamento del contributo in oggetto, deve essere osservato il metodo della mensilizzazione del limite della retribuzione, con conseguente necessità di procedere ad operazioni di conguaglio. Nel caso di rapporti simultanei, il datore di lavoro che corrisponde la retribuzione più elevata, sulla base della dichiarazione esibita dal lavoratore, effettua le operazioni di conguaglio a credito o a debito del lavoratore stesso.
Non concorre a formare il reddito da lavoro dipendente il valore dei fringe benefit se, complessivamente, di importo non superiore, nel periodo di imposta, a € 258,23; se il valore in questione è superiore a detto limite, lo stesso concorre interamente a formare il reddito, con conseguente necessità di conguaglio da parte dell’azienda, solo sul valore dei fringe benefits da lui erogati.
Per le aziende che iniziano l’attività dopo il 31 dicembre 2006, gli obblighi nei riguardi del Fondo di Tesoreria scattano se, alla fine dell’anno solare (1° gennaio – 31 dicembre), la media dei dipendenti occupati raggiunge il limite dei 50 addetti. In tal caso, le aziende sono tenute al versamento delle quote dovute anche per i mesi pregressi, a far tempo da quello di inizio dell’attività. Le aziende interessate devono quindi effettuare il versamento di quanto dovuto in sede di conguaglio di fine anno, maggiorando l’importo da versare del tasso di rivalutazione, calcolato fino alla data di effettivo versamento.