Indicazioni agli ispettori sull’omesso versamento delle ritenute previdenziali

 

In seguito alle modifiche introdotte dalle norme sulla depenalizzazione, si forniscono le prime istruzioni al personale ispettivo per le violazioni relative all’omesso versamento delle ritenute previdenziali e assistenziali.

Oggetto di depenalizzazione sono: i reati puniti con pena pecuniaria e quindi delitti e contravvenzioni sanzionati rispettivamente con multa o ammenda ovvero quelle fattispecie punite con la sola pena pecuniaria che, nelle forme aggravate, prevedono l’applicazione della sola pena detentiva, oppure della pena detentiva in alternativa o congiunta alla pena pecuniaria.
Diversamente, sono esclusi dalla depenalizzazione i reati previsti dal codice penale, i reati di cui al D.Lgs. n. 286/1998 nonchè i reati contenuti nel TU sicurezza.

Con particolare riferimento alla materia lavoristica, le norme sulla depenalizzazione hanno riformulato il reato di omesso versamento delle ritenute previdenziali e assistenziali come segue: il delitto di omesso versamento delle ritenute previdenziali e assistenziali operate dal datore di lavoro sulle retribuzioni dei lavoratori dipendenti, nonché dai committenti sui compensi dei titolari di contratti di collaborazione coordinata e continuativa iscritti alla Gestione separata per un importo superiore a euro 10.000 annui, continua ad essere punito con la reclusione fino a tre anni e con la multa fino a euro 1.032 (ipotesi non depenalizzata). Laddove l’imporlo omesso non è superiore a euro 10.000 annui, si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 10.000 a euro 50.000″.
Il datore di lavoro non è punibile né assoggettabile alla sanzione amministrativa se provvede al versamento delle ritenute entro 3 mesi dalla notifica della contestazione della violazione.
Inoltre, è esclusa l’applicazione della diffida, risultando applicabile esclusivamente la procedura relativa alla sanzione ridotta.
In ordine alle suddette violazioni, si distinguono due regimi sanzionatori:
– il regime intertemporale, applicabile agli illeciti commessi antecedentemente all’entrata in vigore del D.Lgs. n. 8/2016 (prima del 6 febbraio 2016). Nello specifico, per le condotte iniziate e cessate prima del 6 febbraio 2016 si applicano le specifiche disposizioni sulla depenalizzazione relative all’applicabilità delle sanzioni amministrative alle violazioni anteriormente commesse e alla trasmissione degli atti all’autorità amministrativa (regime intertemporale)
– il regime ordinario, applicabile agli illeciti commessi successivamente alla predetta data del 6 febbraio.

 

Adempimenti compilazione elenchi braccianti agricoli 2015

 

Circa la compilazione degli elenchi nominativi dei braccianti agricoli relativi all’anno 2015, le aziende interessate dovranno dichiarare lo stato calamitoso trasmettendo per via telematica la dichiarazione di calamità direttamente o avvalendosi degli intermediari autorizzati entro il 10 febbraio 2016.

Ai lavoratori agricoli a tempo determinato che siano stati per almeno cinque giornate, come risultanti dalle iscrizioni degli elenchi anagrafici, alle dipendenze di imprese agricole, ricadenti nelle zone delimitate, colpite da avversità atmosferiche eccezionali, comprese nel Piano assicurativo agricolo annuale e che abbiano beneficiato degli interventi di cui all’articolo 1, comma 3, del decreto legislativo 29 marzo 2004, n. 102, è riconosciuto, ai fini previdenziali e assistenziali, in aggiunta alle giornate di lavoro prestate, un numero di giornate necessarie al raggiungimento di quelle lavorative effettivamente svolte alle dipendenze dei medesimi datori di lavoro nell’anno precedente a quello di fruizione dei benefici.
Le aziende i cui lavoratori hanno diritto ai benefici di cui alla norma sopra citata, devono aver goduto degli interventi del Fondo di solidarietà nazionale e ricadere in area dichiarata calamitata, con i seguenti requisiti:
– l’area calamitata deve essere delimitata ai sensi dell’articolo 1, co. 1079, L. 27 dicembre 2006, n. 296;
– alla delimitazione delle aree calamitate provvedono le Regioni, attraverso proprie delibere/decreti;
– le avversità atmosferiche devono essere ricomprese nel Piano assicurativo agricolo.
Nell’anno 2015, il lavoratore deve essere stato occupato per almeno cinque giornate presso un’impresa agricola di cui all’articolo 2135 del codice civile. Il beneficio si applica anche ai piccoli coloni e compartecipanti familiari.
Le aziende interessate dovranno dichiarare lo stato calamitoso trasmettendo per via telematica la dichiarazione di calamità direttamente o avvalendosi degli intermediari autorizzati. L’applicazione è raggiungibile, nella sezione “Servizi Online”, con la dicitura “dichiarazione di calamità aziende agricole” ed è fruibile con le consuete modalità di accesso dell’invio telematico del Dmag-Unico.
Per la concessione del beneficio ai piccoli coloni e compartecipanti familiari, i concedenti devono presentare istanza cartacea come da fac-simile allegato alla circolare in argomento.

La trasmissione telematica o cartacea, dovrà avvenire entro la data del 10 febbraio p.v., per dar modo alle Sedi di procedere alla validazione delle domande, entro il 23 febbraio. Per la corretta compilazione dell’istanza si rimanda al manuale allegato alla circolare n. 57 del 14 aprile 2009.

 

Prestazioni di lavoro accessorio: precisazioni Inps sulla cumulabilità con l’indennità NASpI

 

Si forniscono alcune precisazioni sulla cumulabilità della NASpI con i compensi derivanti dallo svolgimento di prestazioni accessorie.

Come risaputo, prestazioni di lavoro accessorio possono essere rese, in tutti i settori produttivi, compresi gli enti locali, nel limite complessivo di 3.000 euro di compenso per anno civile, rivalutati annualmente, da percettori di prestazioni a sostegno del reddito.
L’indennità NASpI è interamente cumulabile con i compensi derivanti dallo svolgimento di lavoro accessorio nel limite complessivo di 3.000 per anno civile.
Per i compensi che superano tale limite di 3.000 euro, deve essere applicata la disciplina ordinaria sulla compatibilità ed eventuale cumulabilità parziale della retribuzione con la prestazione di disoccupazione.

In caso di compensi da lavoro accessorio che rientrino nel limite dei 3.000 euro annui, il beneficiario non è tenuto a comunicare all’Inps in via preventiva il compenso derivante dalla predetta attività.
Viceversa, la suddetta comunicazione deve essere resa prima che il compenso determini il superamento del predetto limite dei 3.000 euro anche se derivante da più contratti di lavoro accessorio stipulati nel corso dell’anno, pena la decadenza dalla indennità NASpI.

 

OTI ed OTD, le aliquote contributive per l’anno 2016

 

4 feb 2016 Le aliquote contributive applicate alle aziende agricole per OTI e OTD per l’anno 2016

 

Come noto, a partire dal 1° gennaio 1998, le aliquote contributive dovute al Fpld dai datori di lavoro agricolo, che impiegano operai a tempo indeterminato ed a tempo determinato, sono elevate annualmente della misura di 0,20 punti percentuali a carico del datore di lavoro, sino al raggiungimento dell’aliquota complessiva del 32%. Per l’anno 2016, quindi, l’aliquota contributiva di tale settore è fissata nella misura complessiva del 28,50%.
Diversamente, l’aliquota contributiva complessiva dovuta al Fpld dalle aziende singole o associate di trasformazione o manipolazione di prodotti agricoli zootecnici e di lavorazione di prodotti alimentari con processi produttivi di tipo industriale ha già raggiunto, nell’anno 2011, il limite del 32%. Pertanto, anche per l’anno 2016, l’aliquota contributiva di tale settore rimane fissata nella misura del 32,30%, di cui 8,84% a carico del lavoratore.
Nulla è variato per le aliquote INAIL, fissate nelle seguenti misure:

ContribuzioneMisura
Assistenza Infortuni sul Lavoro 10,1250
Addizionale Infortuni sul Lavoro 3,1185

Parimenti, nessuna novità anche per quanto attiene alle agevolazioni per zone tariffarie.

Descrizione del territorioAgevolazioneDovuto
Territorio non svantaggiato del Centro/Nord (ex fiscalizzato Nord)0100%
Territorio svantaggiato del Sud compreso Abruzzo, Molise e Basilicata, ob.1 Reg. CE (ex Cassa del Mezzogiorno)68%32%
Territorio svantaggiato del Centro/Nord (ex svantaggiato Nord)68%32%
Territorio svantaggiato del Sud (ex svantaggiato Sud)68%32%
Territorio particolarmente svantaggiato (ex zona montana)75%25%

 

Accordo sugli ammortizzatori sociali in deroga 2016 per la Regione Marche

 

Accordo sugli ammortizzatori sociali in deroga 2016 per la Regione Marche

 

Raggiunta, il 29/1/2016, tra Confìndustria Marche Confartigianato Marche CNA Marche CLAAI Marche

CONFCOOPERATIVE AGCI MARCHE CONFPROFESSIONI ABI MARCHE CONFAPI MARCHE LEGA COOP. MARCHE CGIL Marche CISL Marche UIL Marche, l’intesa territoriale per la concessione degli ammortizzatori sociali in deroga nel corso del 2016 per la Regione Marche.

L’intesa, che salvaguardia i livelli occupazionale delle aziende in crisi attraverso il sostegno al reddito dei lavoratori, è rivolta ai lavoratori beneficiari del trattamento di CIG in deroga aventi un rapporto di lavoro subordinato, anche a tempo determinato, con l’impresa che presenta l’istanza (operai, impiegati, quadri, apprendisti, lavoratori somministrati, soci delle cooperative con rapporto di lavoro subordinato, lavoratori a domicilio in regime di mono commessa ).
Diversamente, i lavoratori assunti con contratto di apprendistato professionalizzante presso aziende rientranti nel campo di applicazione della CIGO e/o della CIGS, sono esclusi dalla CIG in deroga in quanto ricompresi negli strumenti ordinari.
Gli Studi Professionali, invece, possono accedere alla CIGO in attesa che il TAR del Lazio si pronunci definitivamente sulla materia.
I lavoratori devono avere dodici mesi di anzianità lavorativa maturata nell’ultimo rapporto di lavoro presso l’azienda che presenta l’istanza alla data di inizio del periodo di CIGO richiesto.
Sono, altresì, escluse della concessione della CIGO, le imprese che si trovano in cessazione, totale o parziale, dell’attività produttiva.
Le causali di CIG in deroga sono :crisi aziendale, situazioni aziendali dovute ad eventi transitori e non imputabili ai lavoratori o all’imprenditore, situazioni aziendali determinate da situazioni temporanee di mercato, ristrutturazione o riorganizzazione, per la verifica della sussistenza delle causali di ristrutturazione o riorganizzazione si deve far riferimento alle norme che le disciplinano nella CIG Straordinaria.
I limiti di concessione della CIG in deroga sono fissati in 3 mesi (13 settimane di calendario) nel 2016 per ogni unità produttiva in cui si articola l’azienda. Il calcolo della durata massima degli interventi fa riferimento ai periodi richiesti dall’azienda indipendentemente dalla loro fruizione. L’istanza di CIG in deroga inoltrata con il sistema telematico CO Marche non può essere presentata per un periodo inferiore a 2 settimane consecutive di calendario,
Le imprese devono inviare all’Inps i modelli SR 41, (entro e non oltre il 25° giorno del mese successivo a quello di fruizione del trattamento). Non è possibile cumulare in un unico modello periodi autorizzati con due o più decreti (se in uno stesso mese sono state concesse due autorizzazioni, dovranno essere inviati due modelli SR41).
L’accordo sindacale, necessario per la presentazione dell’istanza di CIGO stipulato tra azienda e OO.SS., dovrà essere sottoscritto preventivamente o almeno contestualmente all’inizio della sospensione, e prevedere un periodo di sospensione CIGD coincidente con quello indicato nella domanda.