Cigs: beneficiari, durata e causali di intervento dopo il Jobs act

 

Si forniscono i primi chiarimenti ministeriali sulla nuova normativa in materia di ammortizzatori sociali in costanza di rapporto di lavoro, con particolare riferimento alla CIGS, dopo la pubblicazione in Gu del D.Lgs. n. 148/2015 (attuativo del Jobs act).

La nuova normativa si applica ai trattamenti di integrazione salariale richiesti a decorrere dal 24 settembre 2015, pertanto, ai trattamenti per i quali è stata presentata istanza a decorrere da tale data si applicano le novelle disposizioni in materia di cassa integrazione guadagni straordinaria contenute nel provvedimento in argomento, non incidendo i precedenti interventi di CIGS sull’applicazione della nuova normativa.
In particolare, sono destinatari dei trattamenti di integrazione salariale i lavoratori assunti con contratto di lavoro subordinato, compresi gli apprendisti assunti con contratto di apprendistato professionalizzante, con esclusione dei dirigenti e dei lavoratori a domicilio.
Al fine di beneficiare del trattamento d’integrazione salariale, i lavoratori medesimi devono possedere, presso l’unità produttiva per la quale è richiesto il trattamento, un’anzianità di “effettivo lavoro” di almeno 90 giorni alla data di presentazione della relativa domanda di concessione (laddove per giornate di “effettivo lavoro” si intendono le giornate di effettiva presenza al lavoro, a prescindere dalla loro durata oraria, compresi i periodi di sospensione del lavoro derivanti da ferie, festività e infortuni). Tale condizione non è necessaria per le istanze relative a trattamenti ordinari di integrazione salariale per eventi oggettivamente non evitabili nel settore industriale.
Il requisito dell’anzianità del lavoratore che passa alle dipendenze dell’impresa subentrante nell’appalto, si computa tenendo conto del periodo durante il quale il lavoratore è stato impiegato nell’attività appaltata.

I datori di lavoro beneficiari della nuova disciplina sono le imprese che, nel semestre precedente la data di presentazione della domanda, abbiano occupato mediamente più di 15 dipendenti, inclusi gli apprendisti e i dirigenti, ossia:
– imprese industriali, comprese quelle edili ed affini;
– imprese artigiane che procedono alla sospensione dei lavoratori in conseguenza di sospensioni o riduzioni dell’attività dell’impresa che esercita l’influsso gestionale prevalente;
– imprese appaltatrici di servizi di mensa o ristorazione, che subiscano una riduzione di attività in dipendenza di situazioni di difficoltà dell’azienda appaltante, che abbiano comportato per quest’ultima il ricorso al trattamento ordinario o straordinario di integrazione salariale;
– imprese appaltatrici di servizi di pulizia, anche se costituite in forma di cooperativa, che subiscano una riduzione di attività in conseguenza della riduzione delle attività dell’azienda appaltante, che abbiano comportato per quest’ultima il ricorso al trattamento straordinario di integrazione salariale;
– imprese dei settori ausiliari del servizio ferroviario, o del comparto della produzione e della manutenzione del materiale rotabile;
– imprese cooperative di trasformazione di prodotti agricoli e loro consorzi;
– imprese di vigilanza.
Sono altresì beneficiare delle novelle disposizioni le imprese che, nel semestre precedente la data di presentazione della domanda, abbiano occupato mediamente più di 50 dipendenti, inclusi gli apprendisti e i dirigenti, vale a dire:
– imprese esercenti attività commerciali, comprese quelle della logistica;
– agenzie di viaggio e turismo, compresi gli operatori turistici.
La medesima disciplina e i medesimi obblighi contributivi in materia trovano, altresì, applicazione, a prescindere dal numero dei dipendenti, in relazione a:
– le imprese del trasporto aereo e di gestione aeroportuale e società da queste derivate, nonché imprese del sistema aeroportuale;
– i partiti e movimenti politici e loro rispettive articolazioni e sezioni territoriali e nei limiti di spesa di 8,5 milioni di euro per l’anno 2015 e di 11,25 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2016, a condizione che risultino iscritti nel registro nazionale dei partiti politici.

Per ciascuna unità produttiva, il trattamento ordinario e quello straordinario di integrazione salariale non possono superare la durata massima complessiva di 24 mesi in un quinquennio mobile. La durata dei trattamenti per la causale “contratto di solidarietà” viene computata nella misura della metà per la parte non eccedente i 24 mesi e per intero per la parte eccedente; ai fini del rispetto della durata massima complessiva dei 24 mesi nel quinquennio mobile, il trattamento di integrazione salariale per la causale “contratto di solidarietà” viene computato per metà della sua durata.

L’intervento straordinario di integrazione salariale potrà essere richiesto quando la sospensione o la riduzione dell’attività lavorativa sia determinata da una delle seguenti causali:
– riorganizzazione aziendale;
– crisi aziendale, ad esclusione, a decorrere dal 1° gennaio 2016, dei casi di cessazione dell’attività produttiva dell’azienda o di un ramo di essa;
– contratto di solidarietà.
Nel primo caso, il programma di riorganizzazione presentato dall’azienda deve essere caratterizzato dalla presenza di un piano d’interventi volto a fronteggiare le inefficienze della struttura gestionale o produttiva; tale programma deve contenere indicazioni sugli investimenti e sull’eventuale attività di formazione e deve essere finalizzato a un consistente recupero occupazionale del personale interessato alle sospensioni o alle riduzioni dell’orario di lavoro.
Per la causale di riorganizzazione aziendale, relativamente a ciascuna unità produttiva, il trattamento straordinario d’integrazione salariale può avere una durata massima di 24 mesi, anche continuativi, in un quinquennio mobile.
Relativamente alla seconda causale, il programma di crisi aziendale deve contenere un piano di risanamento volto a fronteggiare gli squilibri di natura produttiva, finanziaria, gestionale o derivanti da condizionamenti esterni. Il piano deve indicare gli interventi correttivi e gli obiettivi concretamente raggiungibili finalizzati alla continuazione dell’attività aziendale e alla salvaguardia occupazionale. Per detta causale di crisi aziendale, relativamente a ciascuna unità produttiva, la durata massima del trattamento possa essere di 12 mesi, anche continuativi.
Quanto alla terza causale di intervento del trattamento d’integrazione salariale, è prevista la stipula di un accordo collettivo aziendale che stabilisca una riduzione dell’orario di lavoro al fine di evitare, in tutto o in parte, la riduzione o la dichiarazione di esubero del personale anche attraverso un suo più razionale impiego. La riduzione media oraria non può essere superiore al 60% dell’orario giornaliero, settimanale o mensile dei lavoratori interessati al contratto di solidarietà. Per ciascun lavoratore, la percentuale di riduzione complessiva dell’orario di lavoro non può essere superiore al 70% (inteso come media di riduzione nell’arco dell’intero periodo per ciascun lavoratore) nell’arco dell’intero periodo per il quale il contratto di solidarietà è stipulato. Il trattamento straordinario d’integrazione salariale, a seguito di stipula di contratto di solidarietà, può avere una durata massima di 24 mesi, anche continuativi, nel quinquennio mobile.

 

Cigs: contribuzione addizionale e domanda dopo il Jobs act (2/2)

 

Si forniscono i primi chiarimenti ministeriali sulla nuova normativa in materia di ammortizzatori sociali in costanza di rapporto di lavoro, con particolare riferimento alla CIGS, dopo la pubblicazione in GU del D.Lgs. n. 148/2015 (attuativo del Jobs act).

Restando in tema di integrazione salariale, le nuove disposizioni normative stabiliscono l’applicazione di un contributo addizionale obbligatorio a carico delle imprese che vengono ammesse al trattamento di integrazione salariale, connesso all’effettivo utilizzo del trattamento in misura diversa rispetto a quella prevista dalla normativa previgente, e che trova applicazione limitatamente ai trattamenti di integrazione salariale per i quali viene presentata istanza a decorrere dal 24 settembre 2015. Tale contributo non è dovuto:
– dalle imprese sottoposte a procedura concorsuale;
– dalle imprese commissariate (art. 7, co. 10-ter, D.L. 20 maggio 1993, n. 148, conv. con modif. dalla L. 19 luglio 1993, n. 236);
– dalle imprese sottoposte a procedura concorsuale con continuazione dell’attività aziendale che, sussistendone i presupposti, accederanno, a decorrere dal 1° gennaio 2016, al trattamento di cassa integrazione guadagni straordinaria per le causali previste dal Decreto Legislativo 148/2015.

L’impresa che intende richiedere il trattamento straordinario d’integrazione salariale, per le causali di riorganizzazione aziendale e di crisi aziendale, avvia la procedura di consultazione sindacale.
Costituiscono oggetto dell’esame congiunto il programma che l’impresa intende attuare, comprensivo della durata e del numero dei lavoratori interessati alle sospensioni e delle ragioni che rendono non praticabili forme alternative di riduzione di orario nonché delle misure previste per la gestione di eventuali eccedenze di personale, i criteri di scelta dei lavoratori da sospendere, che devono essere coerenti con le ragioni per cui è richiesto l’intervento e le modalità della rotazione tra lavoratori o le ragioni tecnico-organizzative della mancata adozione di meccanismi di rotazione.
È previsto che entro 60 giorni dal 24 settembre 2015 venga emesso un apposito decreto ministeriale per definire l’incremento della contribuzione addizionale dovuta a titolo di sanzione per il mancato rispetto delle modalità di rotazione tra i lavoratori. Il rispetto delle modalità di rotazione sarà oggetto di accertamento ispettivo.

La domanda di concessione del trattamento straordinario d’integrazione salariale deve essere presentata, con modalità telematica, per tutte le causali d’intervento, entro 7 giorni dalla data di conclusione della procedura di consultazione sindacale o dalla data di stipula dell’accordo collettivo aziendale e deve essere corredata dall’elenco nominativo dei lavoratori interessati dalle sospensioni o riduzioni di orario. Per le causali di riorganizzazione e crisi aziendale, nell’istanza di concessione l’azienda deve comunicare, altresì, il numero dei lavoratori mediamente occupati presso l’unità produttiva oggetto dell’intervento nel semestre precedente, distinti per orario contrattuale.
La sospensione o la riduzione dell’orario come concordata dalle parti decorrono non prima del trentesimo giorno successivo alla data di presentazione dell’istanza. In caso di presentazione tardiva dell’istanza, cioè oltre il termine perentorio dei sette giorni, il trattamento decorre dal trentesimo giorno successivo alla data di presentazione della domanda medesima.
Qualora dalla omessa o tardiva presentazione derivi a danno del lavoratore la perdita parziale o totale del diritto all’integrazione salariale l’impresa è tenuta a corrispondere ai lavoratori stessi una somma d’importo equivalente all’integrazione salariale non percepita.
Detta domanda deve essere inviata contestualmente con modalità telematica, tramite il canale “CIGSonline”, al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali – Direzione Generale degli Ammortizzatori Sociali e I.O. – Divisione IV – e alle Direzioni Territoriali del Lavoro competenti per territorio. Nelle more della predisposizione dei nuovi modelli di presentazione delle istanze e delle relative schede tecniche coerenti con le modifiche normative intervenute – precisa il Ministero del lavoro con la circolare in argomento – le imprese istanti potranno avvalersi dei modelli attualmente in uso, per quanto compatibili, e integrandoli laddove necessario.

La concessione del trattamento avviene con decreto direttoriale del Ministero del lavoro per l’intero periodo richiesto, adottato entro 90 giorni dalla presentazione della domanda, fatte salve eventuali sospensioni del procedimento amministrativo che si rendano necessarie ai fini istruttori.

Il pagamento delle integrazioni salariali viene effettuato dall’impresa ai dipendenti aventi diritto alla fine di ogni periodo di paga. L’importo delle integrazioni è rimborsato dall’Inps all’impresa o conguagliato da questa secondo le norme per il conguaglio tra contributi dovuti e prestazioni corrisposte. Per i trattamenti richiesti a decorrere dal 24 settembre 2015 o richiesti antecedentemente e non ancora conclusi a tale data viene introdotto un termine di decadenza pari a 6 mesi dalla fine del periodo di paga in corso alla scadenza del termine di durata della concessione entro il quale sono ammessi il conguaglio o la richiesta di rimborso delle integrazioni corrisposte ai lavoratori (ad esempio, se il periodo autorizzalo scade il giorno 1° ottobre, l’azienda potrà richiedere il rimborso all’INPS o effettuare il conguaglio entro 6 mesi decorrenti dal 30 ottobre, quindi entro il 30 aprile, a pena di decadenza).
Qualora il provvedimento di concessione sia successivo alla scadenza del termine di durata del trattamento autorizzato, il conguaglio o la richiesta di rimborso delle integrazioni corrisposte ai lavoratori deve essere richiesto dall’azienda entro 6 mesi dalla data del provvedimento di concessione (ad esempio, nell’ipotesi in cui il trattamento sia autorizzato per il periodo dal 1° dicembre 2015 al 30 novembre 2016, con decreto direttoriale emesso e datato 1° gennaio 2017, i sei mesi decorrono dalla data del provvedimento, ovvero dal 1° gennaio 2017).
Per i trattamenti conclusi prima del 24 settembre 2015, per i quali non sia stato ancora richiesto il rimborso all’INPS o effettuato il conguaglio, i 6 mesi decorrono dalla data di entrata in vigore del Decreto Legislativo n. 148 (24 settembre 2015) o se successiva, dalla data del decreto di autorizzazione.
Laddove l’impresa versi in una situazione di difficoltà di ordine finanziario che le impedisce di anticipare il trattamento straordinario d’integrazione salariale, il servizio ispettivo competente deve attestare tale situazione attraverso l’analisi dell’indice di liquidità dell’impresa istante riferita all’anno in corso come rilevabile dalla lettura dei bilanci pur provvisori dell’ultimo anno. Nel caso in cui la relazione ispettiva evidenzi l’insussistenza dei presupposti per la concessione del pagamento diretto, la Direzione Generale Ammortizzatori Sociali e I.O. procede alla revoca dell’autorizzazione al pagamento diretto a decorrere dalla data della relazione stessa.

 

Contratti di solidarietà e riduzione contributiva

 

È prevista riduzione contributiva in favore delle imprese che stipulano o abbiano in corso contratti di solidarietà, per le quali risultino individuati strumenti intesi a realizzare un miglioramento della produttività di entità analoga allo sgravio contributivo spettante sulla base dell’accordo ovvero di un piano di investimenti finalizzato a superare le inefficienze gestionali o del processo produttivo. Lo sgravio è riconosciuto nella misura del 35% della contribuzione a carico del datore di lavoro dovuta per i lavoratori interessati alla riduzione dell’orario di lavoro in misura superiore al 20%.

La riduzione contributiva è concessa mediante apposito decreto del Ministero del lavoro, previa verifica dei presupposti richiesti, per un periodo non superiore alla durata del contratto di solidarietà e, comunque, non superiore a ventiquattro mesi.
L’impresa produce la relativa istanza, unitamente al contratto di solidarietà ed alla documentazione nella quale risulteranno individuati gli strumenti preordinati al miglioramento della produttività e all’eventuale piano degli investimenti programmati, alla Direzione Generale degli ammortizzatori sociali e incentivi all’occupazione del Ministero del Lavoro e delle politiche sociali.
Detta istanza deve essere proposta entro e non oltre trenta giorni successivi alla stipula del contratto di solidarietà oppure – per i contratti di solidarietà in corso alla data di pubblicazione della circolare del Ministero del lavoro e delle politiche sociali che definirà le modalità telematiche di presentazione delle stesse – entro e non oltre trenta giorni successivi a tale data.
La domanda deve essere contestualmente trasmessa all’Inps ed eventualmente anche all’Inpgi – per i datori di lavoro iscritti a tale ultima gestione previdenziale – che, nei successivi trenta giorni, d’intesa tra loro, comunicheranno alla Direzione Generale degli ammortizzatori sociali e incentivi all’occupazione del Ministero del lavoro la quantificazione dell’onere connesso allo sgravio contributivo richiesto. La domanda medesima deve essere contestualmente inviata anche alla Direzione Territoriale del Lavoro competente ad effettuare gli accertamenti ispettivi previsti.

La quantificazione dell’onere connesso allo sgravio contributivo è effettuata sulla base delle retribuzioni percepite nel corso dell’anno precedente dai lavoratori coinvolti dalle riduzioni orarie, rivalutate all’anno di fruizione del beneficio, nonché sulla base della riduzione oraria disposta nel contratto di solidarietà.
Il provvedimento di concessione o diniego dello sgravio contributivo viene adottato da parte della Direzione Generale degli ammortizzatori sociali e incentivi all’occupazione del Ministero del lavoro entro centoventi giorni successivi alla ricezione della domanda, nei limiti della quantificazione disposta, a condizione che sia rispettato, anche in termini previsionali, il limite di spesa previsto. Tale provvedimento viene emesso per periodi non superiori a dodici mesi e trasmesso all’Inps e all’Inpgi.
Laddove gli accertamenti ispettivi rilevassero la mancata o inesatta adozione degli strumenti preordinati a realizzare il miglioramento della produttività, la Direzione Generale degli ammortizzatori sociali e incentivi all’occupazione invita l’impresa a fornire le proprie giustificazioni entro il termine di trenta giorni. Decorso il predetto termine, ove la Direzione Generale degli ammortizzatori sociali e incentivi all’occupazione ritenesse di non poter accogliere le giustificazioni fornite, entro i successivi trenta giorni provvede a rimuovere, anche solo parzialmente, in sede di autotutela, il provvedimento di concessione dello sgravio. Il provvedimento di autotutela viene trasmesso all’Inps e all’Inpgi ai fini del recupero delle somme indebitamente non versate in conseguenza del provvedimento di sgravio rimosso.

 

Gestione Separata Inpgi, il versamento contributi minimi per l’anno 2015 (1 di 2)

 

Importi e modalità di versamento dei contributi minimi dovuti alla Gestione separata dai giornalisti iscritti, per l’anno 2015

Come noto, i giornalisti iscritti alla Gestione separata Inpgi che nel corso dell’anno 2015 abbiano svolto attività giornalistica in forma autonoma, sono tenuti al versamento dei contributi minimi entro la data del 30 settembre.
Per i giornalisti con un’anzianità di iscrizione all’Ordine professionale fino a 5 anni, il contributo minimo è ridotto al 50%. A tal fine, l’anzianità deve essere valutata alla data del 30 settembre 2015, prendendo a riferimento la data di iscrizione all’Albo professionale (elenco professionisti, registro praticanti e/o elenco pubblicisti).
Altresì, per gli iscritti che alla medesima data del 30 settembre 2015 risultino già titolari di un trattamento pensionistico diretto, il contributo soggettivo minimo è pari alla metà di quello ordinario. Peraltro, l’eventuale titolarità di trattamenti pensionistici a favore dei superstiti (pensioni di reversibilità e/o indiretta) e gli assegni previsti a favore dei ciechi e degli invalidi civili non danno luogo alla riduzione del contributo minimo.
Gli importi dovuti per l’anno 2015 sono determinati tenendo conto della variazione dei prezzi al consumo (indice FOI) accertata per l’anno 2014 dall’Istat, pari allo 0,2%.

Tipo contributoContributo minimoContributo minimo ridotto anzianità professionale minore di 5 anniContributo minimo ridotto giornalisti pensionati
Soggettivo208,68104,34104,34
Integrativo41,7420,8741,74
Maternità20,0020,0020,00
Totale270,42145,21166,08

Il pagamento dei predetti contributi va eseguito con il modello F24/Accise, compilato indicando, quale contribuente, i dati anagrafici ed il codice fiscale del giornalista interessato (non è ammesso il versamento da parte di soggetti diversi) ed utilizzando i seguenti codici:
– Ente “P”;
– Provincia (lasciare vuoto);
– Codice tributo “G001”;
– Codice identificativo “22222”;
– Mese “01”;
– Anno di riferimento “2015”.
Qualora il giornalista non si trovasse nelle condizioni di poter utilizzare la predetta forma di pagamento, il giornalista può effettuare il versamento mediate bonifico bancario, sul conto intestato all’INPGI, acceso presso l’Agenzia 11 di Roma della Banca popolare di Sondrio, IBAN “IT 24 W 05696 03200 000020000X28”, con causale del versamento “AC 2015 seguito dal numero di posizione A-NNNNN (lettera A seguita da 5 cifre) ovvero dal proprio codice fiscale”…

 

Gestione Separata Inpgi, il versamento contributi minimi per l’anno 2015 (2 di 2)

 

Importi e modalità di versamento dei contributi minimi dovuti alla Gestione separata dai giornalisti iscritti, per l’anno 2015

… I giornalisti che invece abbiano svolto l’attività esclusivamente nell’ambito di un rapporto di collaborazione coordinata e continuativa non sono tenuti al versamento del contributo minimo. In tale ipotesi, infatti, gli adempimenti contributivi sono interamente a carico del committente, mentre l’interessato deve unicamente comunicare all’Inpgi le modalità con cui svolge la professione.
Infine, i giornalisti iscritti alla Gestione separata che, alla data del 30 settembre 2015, non abbiano svolto alcuna forma di attività giornalistica autonoma e che entro la fine del 2015 presumono di non svolgere alcuna attività giornalistica, sono esentati dal versamento del contributo minimo, previa comunicazione scritta di cessata attività. Tuttavia, laddove gli stessi siano interessati ad ottenere la copertura contributiva nell’anno 2015, pur in assenza di svolgimento di prestazioni professionali, possono eseguire ugualmente il versamento dei contributi minimi.

Iscritti alla Gestione separata Inpgi che ricoprono cariche di Amministratore Locale

Per i lavoratori non dipendenti che rivestono la carica di sindaci, di presidenti di provincia, comunità montane, unioni di comuni e consorzi fra enti locali, di assessori provinciali e di assessori dei comuni con popolazione superiore a 10.000 abitanti, di presidenti dei consigli dei comuni con popolazione superiore a 50.000 abitanti, di presidenti dei consigli provinciali, di presidenti dei consigli circoscrizionali nei casi in cui il comune abbia attuato nei loro confronti un effettivo decentramento di funzioni e di presidenti delle aziende anche consortili, gli enti locali versano quote forfetarie annuali, da pagare mensilmente, a favore delle forme pensionistiche presso le quali i predetti soggetti erano iscritti o continuano ad essere iscritti alla data di conferimento del mandato. L’obbligo, tuttavia, trova applicazione solo quando il lavoratore autonomo che ricopre una delle cariche previste si astenga del tutto dall’attività lavorativa, circostanza che va comprovata da parte del lavoratore autonomo tramite il rilascio all’ente locale di un’attestazione in cui dichiara la sospensione dell’attività in costanza di espletamento del mandato amministrativo, nonché notificando la medesima dichiarazione all’ente previdenziale. Di conseguenza, il giornalista che in ragione della carica di amministratore locale non abbia sospeso lo svolgimento dell’attività professionale deve provvedere autonomamente ed a proprio carico al versamento della contribuzione dovuta alla Gestione previdenziale separata dell’Inpgi.