CCNL, l’inderogabilità dei minimi retributivi sotto il profilo previdenziale

 

Ai fini contributivi, la base imponibile è rappresentata dalla retribuzione prevista dalla contrattazione collettiva di settore per tipologia di rapporto, essendo invece irrilevante l’entità della retribuzione effettivamente corrisposta in considerazione delle sospensioni dal lavoro concordate tra datore di lavoro e lavoratore.

La vicenda riguarda l’opposizione di un datore di lavoro ad un verbale ispettivo Inps, con il quale erano state accertate omissioni contributive in relazione al mancato versamento dei contributi sulla retribuzione dovuta in applicazione del CCNL. In sede di appello, il giudice aveva riformato la sentenza di primo grado e rigettato l’opposizione. Ricorre così in Cassazione il datore di lavoro, lamentando che la Corte di appello aveva attribuito al verbale ispettivo una valenza probatoria privilegiata ed erroneamente interpretato la norma sul minimale contributivo. La Suprema Corte ritiene infondati entrambi i motivi.
In primis, il verbale ispettivo, quando esprime gli elementi da cui trae origine, è attendibile fino a prova contraria ed è liberamente valutabile dal giudice. Quanto al secondo motivo, parimenti infondato, l’impugnata sentenza si è uniformata al principio per cui l’importo della retribuzione quale base di calcolo dei contributi previdenziali non può essere inferiore all’importo di quella che ai lavoratori di un determinato settore sarebbe dovuta in applicazione dei contratti collettivi stipulati dalle associazioni sindacali più rappresentative su base nazionale. Il principio ha esclusiva incidenza sul rapporto previdenziale e non riceve limitazioni dall’applicazione dei criterio costituzionale di “giusta retribuzione”, per cui “il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia una esistenza libera e dignitosa”, che invece influenza il distinto rapporto di lavoro.


 

Datori di lavoro agricoli: dal 1° gennaio 2018, il DMAG nel flusso mensile Uniemens

 

In vista dell’avvio a regime delle nuove modalità di invio delle denunce DMAG, l’Inps fornisce indicazioni ai datori di lavoro agricoli, al fine di realizzare l’allineamento dei dati aziendali presenti negli archivi Inps

In applicazione del percorso intrapreso da marzo 2014 e finalizzato al corretto allineamento dei dati aziendali presenti negli archivi Inps, nell’ipotesi in cui i dati esposti nel DMAG e quelli presenti nell’archivio DA non fossero stati congruenti, a partire dalla denuncia DMAG relativa al primo trimestre 2014, è stato richiesto ai datori di lavoro agricoli interessati di recarsi presso la sede Inps territorialmente competente al fine di verificare le ragioni della mancata congruenza.
Nel frattempo, poi, è intervenuta la normativa in materia di adattamento al sistema Uniemens, per cui è stato previsto che la trasmissione, da parte delle aziende, delle denunce dei lavoratori agricoli occupati, avverrà con cadenza mensile e sarà canalizzata nel sistema Uniemens, a partire da gennaio 2018.
Di qui, visto che ciò inciderà sulla modalità di tariffazione, che avverrà avvalendosi anche dei dati presenti negli archivi dell’Istituto, le aziende sono invitate, qualora fossero intervenute ulteriori variazioni afferenti i propri dati aziendali, a comunicare con la massima tempestività eventuali difformità.
In ogni caso, si rammenta che restano ferme le scadenze di pagamento dei contributi agricoli.


 

Contratti di solidarietà, la riduzione contributiva per l’anno 2017

 

Emanato il decreto recante i criteri di presentazione dell’istanza per ottenere la riduzione contributiva spettante alle imprese cha abbiano avuto in corso nell’anno 2016 ovvero lo abbiano in corso al 30 novembre 2017, un contratto di solidarietà.

In favore delle imprese che stipulano o hanno in corso contratti di solidarietà difensivi di tipo A o espansivi, ovvero contratti di solidarietà ai sensi della innovata disciplina degli ammortizzatori sociali in costanza di rapporto, è prevista una riduzione, nella misura del 35%, della contribuzione a carico del datore di lavoro per i lavoratori interessati da una riduzione dell’orario di lavoro in misura superiore al 20%. Più specificamente, la riduzione è stabilita per l’anno 2017 con riferimento alle imprese che alla data del 30 novembre abbiano stipulato un contratto di solidarietà, nonché a quelle che lo abbiano avuto in corso nell’arco dell’anno 2016. La riduzione è calcolata sulla base delle retribuzioni percepite nell’anno precedente dai lavoratori coinvolti dalle riduzioni orarie, rivalutate all’anno di fruizione del beneficio.
Il beneficio è riconosciuto, su istanza dell’impresa, per un periodo massimo di 24 mesi nel quinquennio mobile. L’istanza deve recare l’importo della riduzione contributiva richiesta e il codice pratica relativo alla domanda di integrazione salariale per contratto di solidarietà presentata attraverso la procedura telematica “Cigs on line”. Unitamente all’istanza, l’impresa produce l’elenco nominativo dei lavoratori, contenente per ciascun lavoratore la percentuale di riduzione oraria applicata che sia superiore al 20%. L’istanza, firmata digitalmente e prodotta in bollo, è inoltrata esclusivamente a mezzo PEC, alla Direzione generale degli ammortizzatori sociali e incentivi all’occupazione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, secondo la modulistica e con le modalità operative indicate nell’apposita sezione del sito internet “www.lavoro.gov.it”. I termini di presentazione sono compresi tra il 30 novembre ed il 10 dicembre 2017. Le istanze sono istruite in base all’ordine cronologico di presentazione.
Le istanze presentate a decorrere dall’anno 2017 sono istruite e decise esclusivamente a valere sulle risorse relative all’anno di presentazione e comunque entro il relativo limite di spesa annuo. In caso di esaurimento delle risorse annue stanziate, le istanze non collocate in posizione utile non saranno istruite, fatta salva la possibilità di successiva istruttoria delle stesse in caso di risorse residue o di reiterazione a valere sulle risorse dell’esercizio finanziario dell’anno successivo.
A partire dall’anno 2018, l’istanza è presentata dal 30 novembre di ogni anno e fino al 10 dicembre dalle imprese che al 30 novembre abbiano stipulato un contratto di solidarietà, nonché dalle imprese che abbiano avuto un contratto di solidarietà in corso nel secondo semestre dell’anno precedente.

 

Omesso versamento di ritenute previdenziali e criterio di competenza

 

L’Ispettorato nazionale del lavoro ha fornito nuovi chiarimenti circa l’individuazione del parametro annuo di 10.000 euro, da cui consegue la rilevanza penale dell’illecito di omesso versamento delle ritenute previdenziali.

Recependo l’orientamento espresso dalla Corte di Cassazione, l’INL ha chiarito che il personale ispettivo deve verificare l’eventuale omissione del versamento delle ritenute previdenziali, facendo riferimento al periodo intercorrente dalla scadenza del primo versamento dell’anno contributivo (gennaio in scadenza al 16 febbraio), sino alla scadenza dell’ultimo versamento (dicembre in scadenza al 16 gennaio dell’anno successivo).
Devono pertanto ritenersi superate le indicazioni fornite con la precedente, nella quale si indicava quale parametro di riferimento temporale il periodo sino al mese di novembre, in scadenza al 16 dicembre.
Per la Suprema Corte, nello specifico, il Legislatore non si sarebbe limitato semplicemente ad introdurre un limite di “non punibilità”, bensì ha configurato tale superamento come strettamente collegato al periodo temporale dell’anno. Il reato deve ritenersi già perfezionato nel mese in cui l’importo non versato, calcolato a decorrere dalla mensilità di gennaio dell’anno considerato, superi l’importo di 10.000 euro senza che le ulteriori omissioni nei mesi successivi dello stesso anno “sino al mese finale di dicembre” possano dare luogo ad un ulteriore reato.

 

Trattamento speciale edile anche per i lavoratori licenziati dopo il 30 dicembre 2016

 

Sulla scorta del parere ministeriale, l’Inps fornisce nuove indicazioni in relazione alla spettanza del trattamento speciale di disoccupazione per l’edilizia di cui all’articolo 11 della L. n. 223/1991, per i lavoratori licenziati successivamente al 30 dicembre 2016.

Come noto, l’articolo 1, comma 2, della Legge n. 223/1991 ha istituito un ulteriore trattamento di disoccupazione speciale per gli impiegati e gli operai edili, rispetto a quello previsto dall’articolo 9 della Legge n. 427/1975, equiparato per quanto concerne gli effetti economici all’indennità di mobilità prevista per le imprese industriali in genere. Ne hanno diritto i lavoratori edili che:
– siano stati impegnati nelle aree di grave crisi dell’occupazione conseguente al previsto completamento di impianti industriali o di opere pubbliche di grandi dimensioni, per un periodo di lavoro effettivo non inferiore a 18 mesi. A tal fine, possono essere considerati anche precedenti rapporti di lavoro svolti alle dipendenze di datori di lavoro diversi;
– siano stati licenziati dopo che l’avanzamento dei lavori edili abbia superato il 70%;
– siano residenti nell’area di crisi ovvero in circoscrizioni che presentino un rapporto superiore alla media nazionale tra iscritti al collocamento e popolazione residente in età da lavoro.
In particolare, per quanto riguarda il requisito relativo al numero dei licenziamenti necessari per l’accesso al trattamento speciale di disoccupazione, è stabilito che:
– il numero dei lavoratori edili licenziati non deve essere inferiore a 40 unità, nelle aree ricomprese nei territori del Mezzogiorno e nelle circoscrizioni che presentano un rapporto superiore alla media nazionale fra iscritti al collocamento e popolazione residente in età da lavoro. Il numero delle unità può essere ridotto fino a 30, quando il suddetto rapporto è superiore del 30% alla media nazionale;
– nelle aree non ricomprese nei territori del Mezzogiorno, il numero dei lavoratori licenziati non deve essere inferiore a 80 unità;
– il numero complessivo di licenziamenti da considerare deve essere riferito ad un arco temporale di 6 mesi a far data dal primo licenziamento.
Orbene, a decorrere dal 1° gennaio 2017, il citato trattamento è abrogato, sicchè l’indicazione ministeriale e dell’Inps era quella per cui le domande con data di licenziamento dal 31 dicembre 2016 non dovevano essere accolte. Ora, però, il Ministero vigilante precisa che, laddove entro la data del 31 dicembre 2016 vengano soddisfatti i requisiti per l’accertamento dello stato di grave crisi occupazionale, ivi compreso il raggiungimento del numero minimo di licenziamenti nell’arco di un semestre, nonché conclusa la procedura sindacale e presentata la domanda presso gli uffici competenti, il diritto alla concessione del trattamento spetta anche ai lavoratori impegnati nelle stesse opere, licenziati dopo il 31 dicembre 2016 ma entro il semestre successivo.