Locazione di immobili e obbligo di iscrizione alla gestione commercianti

 

La società di persone che svolge un’attività di locazione di immobili di sua proprietà ed alla riscossione dei canoni, non svolge un’attività commerciale ai fini previdenziali, a meno che essa non si inserisca in una più ampia di prestazione di servizi quale l’attività di intermediazione immobiliare.

Un socio lavoratore aveva proposto opposizione contro l’avviso di addebito notificato dall’Inps, avente ad oggetto il pagamento di contributi da versare alla Gestione commercianti. Rigettata la domanda in primo grado, la Corte d’appello ha accolto il successivo gravame, ritenendo insussistenti i requisiti per l’iscrizione nella Gestione commercianti. Nello specifico, la Corte ha osservato che non vi è prova dello svolgimento da parte dell’opponente, di un’attività imprenditoriale, con abitualità e prevalenza, organizzata e diretta con il lavoro proprio, e che la sola attività svolta dalla società di cui il lavoratore era socio, consisteva nella riscossione dei canoni di locazione dell’unico bene immobile di cui essa era proprietaria.
L’Inps propone così ricorso in Cassazione, deducendo la falsa applicazione della normativa che regola l’obbligo di iscrizione alla speciale gestione previdenziale degli esercenti attività commerciali.
La Cassazione respinge il ricorso, alla luce dei principi affermati dalla medesima Corte in fattispecie analoghe ed in epoca antecedente.
Presupposto per l’iscrizione alla gestione commercianti è lo svolgimento da parte dell’interessato di attività commerciale, tuttavia la società di persone che svolge un’attività volta alla locazione di immobili di sua proprietà ed alla riscossione dei canoni di locazione, non svolge un’attività commerciale ai fini previdenziali, a meno che essa non si inserisca in una più ampia di prestazione di servizi quale l’attività di intermediazione immobiliare. Oltretutto, non rileva di per sé il contenuto dell’oggetto sociale, ma si deve considerare lo svolgimento in concreto di un’attività commerciale.

 

Sanzioni civili illegittime, il termine di prescrizione del rimborso

 

I soggetti assicuranti che avessero regolarmente versato le sanzioni civili di importo non inferiore a 3.000 euro, indipendentemente dalla durata della prestazione accertata per il lavoratore in nero, poi dichiarate illegittime, devono presentare domanda di rimborso alla Sede Inail competente, che provvederà a calcolare la sanzione civile corretta e a rimborsare la differenza. Il termine prescrizionale per chiedere il rimborso, trattandosi di indebito previdenziale, è quello decennale, decorrente dalla data del versamento

Come noto, la Corte Costituzionale con sentenza del 13 novembre 2014, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale della norma che prevedeva che l’importo delle sanzioni civili connesse all’omesso versamento dei contributi e premi riferiti a ciascun lavoratore in nero (non risultante dalle scritture o da altra documentazione obbligatoria) non potesse essere inferiore a 3.000 euro, indipendentemente dalla durata della prestazione lavorativa accertata. A giudizio della Corte, poiché le sanzioni civili connesse all’omesso versamento di contributi e premi hanno una funzione essenzialmente risarcitoria, essendo volte a quantificare, in via preventiva e forfetaria, il danno subito dall’ente previdenziale, la previsione di una soglia minima disancorata dalla durata della prestazione lavorativa accertata, dalla quale dipendesse l’entità dell’inadempimento contributivo e del relativo danno, era irragionevole.
Tali sanzioni civili sono così quantificate:
– nel caso di mancato o ritardato pagamento di contributi o premi, il cui ammontare è rilevabile dalle denunce e/o registrazioni obbligatorie, una sanzione civile, in ragione d’anno, pari al tasso ufficiale di riferimento maggiorato di 5,5 punti, fermo restando il limite del 40% dell’importo dei contributi o premi non corrisposti entro la scadenza di legge (cd. “omissione contributiva”);
– in caso di evasione connessa a registrazioni o denunce obbligatorie omesse o non conformi al vero, cioè nel caso in cui il datore di lavoro, con l’intenzione specifica di non versare i contributi o premi, occulta rapporti di lavoro in essere ovvero le retribuzioni erogate, una sanzione civile, in ragione d’anno, pari al 30, fermo restando il limite del 60% dell’importo dei contributi o premi non corrisposti entro la scadenza di legge (cd. “evasione contributiva”). In ogni caso, se la denuncia della situazione debitoria sia effettuata spontaneamente prima di contestazioni o richieste da parte degli enti impositori e comunque entro 12 mesi dal termine stabilito per il pagamento dei contributi o premi e sempreché il versamento dei contributi o premi sia effettuato entro 30 giorni dalla denuncia stessa, i soggetti sono tenuti al pagamento di una sanzione per “omissione contributiva”.
Orbene, visto che le pronunce di accoglimento della Corte Costituzionale hanno effetto retroattivo, salvo il limite delle situazioni giuridiche ormai esaurite per effetto di eventi che l’ordinamento giuridico riconosce idonei a produrre tale effetto (sentenze passate in giudicato, i diritti per cui è maturata la prescrizione o i poteri per i quali è scattata la decadenza), i soggetti assicuranti, che a suo tempo avessero regolarmente versato le sanzioni civili “minime”, devono presentare domanda di rimborso alla Sede Inail competente, che provvederà a calcolare la sanzione civile corretta e a rimborsare la differenza. Il termine prescrizionale per chiedere il rimborso, trattandosi di indebito previdenziale, è quello decennale, decorrente dalla data del versamento. Per le società che risultano cancellate dal Registro delle imprese rimangono ferme le sanzioni civili già accertate e incassate, trattandosi di rapporti giuridici esauriti.


 

Liquidazione delle prestazioni invalidità civile: computo dei redditi

 


Si forniscono chiarimenti in merito alla liquidazione delle prestazioni di invalidità civile.


Secondo la vigente normativa, ai fini della liquidazione o della ricostituzione delle prestazioni previdenziali e assistenziali collegate al reddito, il reddito di riferimento è quello conseguito dal beneficiario e dal proprio coniuge nell’anno solare precedente. Per le prestazioni collegate al reddito rilevano i redditi conseguiti nello stesso anno per prestazioni per le quali sussiste l’obbligo di comunicazione al Casellario centrale dei pensionati. Tuttavia, mentre per la prima tipologia di prestazione, nel computo dei redditi ai fini del riconoscimento dell’assegno, si applica il criterio di competenza, per le seconde, invece, ai fini della determinazione del limite reddituale si devono computare tutti i pagamenti arretrati soggetti a tassazione separata conseguiti, a prescindere dall’anno di competenza (criterio di cassa).
Al riguardo, l’Inps comunica che, dal 25 luglio 2017, nel computo dei redditi in tema di liquidazione delle prestazioni di invalidità civile gli arretrati sono calcolati non nel loro importo complessivo, ma sulla base dei ratei maturati in ciascun anno di competenza. Quindi le sedi, in fase di acquisizione dei redditi dovranno ripartire manualmente gli importi arretrati per anno di competenza.
Per il periodo antecedente alla suddetta data, e riguardo alle istanze di prestazione di invalidità civile respinte per applicazione del criterio di cassa, per le quali, applicando l’orientamento accolto, risulti invece spettante il diritto alla prestazione, in caso di ricorso o domanda di riesame saranno adottati i seguenti provvedimenti:
a) domanda respinta per la quale è pendente istanza di autotutela (domanda di riesame), la Sede dovrà accogliere l’istanza;
b) domanda respinta per la quale è pendente ricorso amministrativo al Comitato provinciale prima della seduta, la Sede dovrà riconoscere la prestazione in autotutela;
c) domanda respinta per la quale, a seguito di ricorso al Comitato provinciale e di accoglimento dello stesso, il Direttore di Sede abbia sospeso la delibera di esecuzione: dopo la trasmissione della sospensiva alla Direzione centrale sostegno alla non autosufficienza, invalidità civile e altre prestazioni, la medesima Direzione trasmetterà alla Sede competente formale invito di accogliere l’istanza in autotutela.

 

Gestione separata, aliquota più elevata anche per amministratori e sindaci

 

L’Inps fornisce indicazioni operative circa l’applicazione dell’aliquota aggiuntiva di finanziamento della DIS-COLL dovuta dagli iscritti alla Gestione separata.

Come noto, a decorrere dal 1º luglio 2017, l’indennità DIS-COLL è riconosciuta ai collaboratori coordinati e continuativi, anche a progetto, nonché agli assegnisti e ai dottorandi di ricerca con borsa di studio, in relazione agli eventi di disoccupazione verificatisi a decorrere dalla medesima data. Di qui, i collaboratori, gli assegnisti e i dottorandi di ricerca con borsa di studio, i titolari degli uffici di amministrazione, i sindaci e revisori, iscritti in via esclusiva alla Gestione separata, non pensionati e privi di partita IVA, sono tenuti a versare una aliquota contributiva aggiuntiva pari allo 0,51%. Tale aliquota, infatti, si aggiunge a quelle attualmente in vigore. Restano esclusi dall’aumento dell’aliquota contributiva i compensi corrisposti come:
– componenti commissioni e collegi;
– amministratori di enti locali;
– venditori porta a porta;
– rapporti occasionali autonomi;
– associati in partecipazione (non ancora cessati);
– medici in formazione specialistica.
Rimane immutata la ripartizione dell’onere contributivo tra collaboratore e committente nella misura rispettivamente di un terzo e di due terzi. Le aliquote riportate sono applicabili facendo riferimento ai redditi conseguiti dagli iscritti alla Gestione separata fino al raggiungimento del massimale di reddito, per l’anno 2017 pari ad euro 100.324,00. Gli adempimenti previsti a seguito della variazione dell’aliquota possono essere effettuati entro il 3° mese successivo a quello di emanazione delle istruzioni applicative ed operative. In particolare, il versamento del contributo, relativo ai soli soggetti interessati all’aumento della contribuzione sui compensi corrisposti a luglio, agosto e settembre 2017, possono essere effettuati entro il 16 ottobre 2017 senza aggravio di somme aggiuntive, a titolo di sanzioni civili. Al riguardo, nel modello F24 deve essere compilato un rigo per ciascun periodo interessato e la causale di riferimento è CXX. La denuncia Uniemens per i mesi di luglio, agosto e settembre 2017 può essere effettuata entro il 31 ottobre 2017.


 

Liquidazione delle prestazioni di invalidità civile: arretrati e criterio di competenza

 


L’Inps recepisce la pronuncia della Cassazione a sezioni unite n. 12796/2005, secondo cui – in materia di erogazione dei benefici previdenziali e assistenziali collegati al reddito – per la determinazione del limite reddituale, devono essere considerati anche gli arretrati, non nel loro importo complessivo, ma nelle quote maturate per ciascun anno di competenza.


In materia di verifica dei dati reddituali per i titolari di prestazioni collegate al reddito, la normativa vigente prevede che ai fini della liquidazione o della ricostituzione delle prestazioni previdenziali e assistenziali collegate al reddito, il reddito di riferimento è quello conseguito dal beneficiario e dal proprio coniuge nell’anno solare precedente. Per le prestazioni collegate al reddito rilevano i redditi conseguiti nello stesso anno per prestazioni per le quali sussiste l’obbligo di comunicazione al Casellario centrale dei pensionati.
Nel fornire le istruzioni in materia, l’Inps ha operato una distinzione tra assegno sociale e prestazioni di invalidità civile. Per la prima tipologia di prestazione, nel computo dei redditi ai fini del riconoscimento dell’assegno, si applica il criterio di competenza. Per le prestazioni di invalidità civile, invece, si stabilisce, in mancanza di diversa previsione di legge, che, per la determinazione del limite reddituale, si debbano computare tutti i pagamenti arretrati soggetti a tassazione separata conseguiti, a prescindere dall’anno di competenza (criterio di cassa).
Sul punto è sorto un contenzioso giudiziario, che si fonda su una pronuncia della Cassazione a sezioni unite (sentenza n. 12796/2005), nel quale l’Istituto è risultato soccombente. La sentenza, in tema di erogazione dei benefici previdenziali e assistenziali collegati al reddito, statuisce che, per la determinazione del limite reddituale, “devono essere considerati anche gli arretrati – purché non esclusi del tutto da specifiche norme di legge – non nel loro importo complessivo, ma nelle quote maturate per ciascun anno di competenza”.
In virtù di quanto detto, l’Istituto dispone che, dalla pubblicazione del messaggio in commento (n. 3098/2017), nel computo dei redditi in tema di liquidazione delle prestazioni di invalidità civile gli arretrati siano calcolati non nel loro importo complessivo, ma sulla base dei ratei maturati in ciascun anno di competenza. Di conseguenza le sedi, al fine di dare applicazione alla suddetta disposizione, in fase di acquisizione dei redditi dovranno ripartire manualmente gli importi arretrati per anno di competenza.
Con riferimento al periodo antecedente alla pubblicazione del messaggio e con particolare riguardo alle istanze di prestazione di invalidità civile respinte per applicazione del criterio di cassa, per le quali, applicando l’orientamento accolto, risulti invece spettante il diritto alla prestazione, in caso di ricorso o domanda di riesame saranno adottati i seguenti provvedimenti:
– domanda respinta per la quale è pendente istanza di autotutela: la Sede dovrà accogliere l’istanza;
– domanda respinta per la quale è pendente ricorso amministrativo al Comitato provinciale prima della seduta: la Sede dovrà riconoscere la prestazione in autotutela;
– domanda respinta per la quale, a seguito di ricorso al Comitato provinciale e di accoglimento dello stesso, il Direttore di Sede abbia sospeso la delibera di esecuzione: dopo la trasmissione della sospensiva alla Direzione centrale sostegno alla non autosufficienza, invalidità civile e altre prestazioni, la medesima Direzione trasmetterà alla Sede competente formale invito di accogliere l’istanza in autotutela.