Contratti di solidarietà per l’anno 2017, le modalità di conguaglio dello sgravio contributivo

 


Le istruzioni Inps per la fruizione delle riduzioni contributive connesse ai contratti di solidarietà in favore delle aziende destinatarie dei decreti direttoriali di autorizzazione, i cui periodi di Cigs risultino conclusi entro il 31 dicembre 2017 e che siano presenti nell’allegato riportato nella circolare in oggetto. Le aziende non indicate nell’elenco, ancorché già destinatarie dei decreti di ammissione, saranno autorizzate ad operare i conguagli con successive circolari.


Come noto, in favore delle imprese che abbiano stipulato dall’anno 2017, ovvero abbiano avuto in corso nell’anno 2016, contratti di solidarietà, è prevista una riduzione nella misura del 35% della contribuzione a carico del datore di lavoro, per i lavoratori interessati da una riduzione dell’orario di lavoro in misura superiore al 20%. Il beneficio è riconosciuto su istanza dell’impresa, con decreto del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, per un periodo massimo di 24 mesi nel quinquennio mobile.
La procedura per il conseguimento della riduzione contributiva deve essere attivata ad iniziativa del datore di lavoro. La Struttura competente, accertata sulla base della documentazione prodotta dall’azienda (decreto direttoriale di ammissione al beneficio) la sussistenza dei presupposti per il riconoscimento della riduzione contributiva, provvederà ad attribuire alla posizione aziendale il codice di autorizzazione “1W”.
Le aziende interessate dai provvedimenti ministeriali in oggetto, per esporre nel flusso UniEmens le quote di sgravio spettanti per il periodo autorizzato, valorizzeranno all’interno di <DenunciaAziendale>, <AltrePartiteACredito>, i seguenti elementi:
– nell’elemento <CausaleACredito> inseriranno il codice causale “L942”, avente il significato di “Arretrato conguaglio sgravio contributivo per i CdS stipulati ai sensi dell’articolo 1 del DL 30 ottobre 1984, n. 726 (L. 863/1984), nonché dell’art. 21, comma 1, lett. c), D. Lgs. n. 148/2015, anno 2017”;
– nell’elemento <ImportoACredito> indicheranno il relativo importo.
Le predette operazioni di conguaglio dovranno essere effettuate entro il giorno 16 dicembre 2018.

 

Cassetto Previdenziale Aziende: “Evidenze CIG”

 


Nel Cassetto Previdenziale Aziende è presente la funzionalità “Evidenze CIG”, che consente di monitorare i conguagli relativi alle autorizzazioni CIG gestite con il sistema del ticket, nonché agevolare la visualizzazione di errori che potrebbero determinare differenze di importi conguagliati comunicati con nota di rettifica.


In tale sezione sono riportate le seguenti informazioni:
– Tipo autorizzazione: sono evidenziati il numero di autorizzazione e il relativo numero di ticket. Nel caso in cui l’autorizzazione non sia ancora stata rilasciata, è indicato solo il numero di ticket.
– Tipologia di prestazione: è indicata la tipologia di autorizzazione (CIG ordinaria/CIG straordinaria).
– Ore C.I.G.: sono riportate le ore di CIG autorizzate, esposte, residue.
– Importo CIG: riporta le informazioni di seguito specificate relative al montante calcolato, al montante concesso; al saldo. In presenza di un importo CIG con montante calcolato uguale a “0” la procedura Uniemens- CIG evidenzia che, nonostante la presenza di autorizzazione, sono stati rilevati errori che non consentono la determinazione del montante.
– Contributo Addizionale: dovuto, dichiarato, saldo.
– Sezione Errori: in questa sezione è riportato il numero delle denunce individuali (N.D.I.) e il numero di errori rilevati nei controlli di coerenza, congruità, compatibilità e calcolo.
– Dettaglio posizione: sono riportati i mesi di competenza relativi sia agli eventi esposti che ai conguagli effettuati.
– Dettaglio periodo: in tale sezione, sono riportati, per singolo periodo, i dati relativi al dettaglio individuale con l’indicazione del calcolo della prestazione, del corrispondente contributo addizionale e della differenza di accredito, nonché eventuali errori con descrizione analitica della relativa causale.

 

“Artigiani di fatto”: chiarimenti sugli obblighi contributivi

 


L’esercizio di attività che richiedono specifiche competenze tecnico-professionali a tutela degli utenti, da parte di un titolare che ne sia sprovvisto e che quindi esercita l’attività in modo abusivo, deve ricevere apposita disciplina anche al fine di non dare luogo a significativi squilibri del mercato. Pertanto, la norma dispone che il soggetto privo dei requisiti di legge per lo svolgimento di attività artigiana, e quindi per l’iscrizione alla gestione artigiani, non possa essere esonerato dall’adempimento degli obblighi previdenziali per il periodo di esercizio effettivo dell’attività (art. 6, co. 2, lett. f-sexies), L. 12 luglio 2011, n. 106).


La previsione normativa di cui sopra si basa sul presupposto logico che tale attività, una volta evidenziata la palese irregolarità di esercizio, dovrà essere cessata, con conseguente cessazione dell’obbligo contributivo. Pertanto, il soggetto rimarrà iscritto alla gestione previdenziale artigiani fino alla data di emissione della delibera della Commissione Provinciale Artigianato (o Organismo equipollente) che ne decreterà la cancellazione o la non iscrivibilità all’Albo delle Imprese Artigiane, trattandosi appunto di attività svolta in assenza dei requisiti di legge.
Di seguito vengono illustrati gli esempi più frequenti di soggetti erroneamente iscritti alla gestione artigiani (Messaggio Inps n. 1138/2018):
– Ditta/società con Responsabile Tecnico diverso dal titolare/socio: le imprese nell’ambito delle quali i requisiti tecnico/professionali previsti dalle leggi statali siano posseduti da un soggetto esterno alla compagine aziendale, non sono considerate imprese artigiane in quanto non riconducibili alle disposizioni di cui alla legge 8 agosto 1985, n. 443. Le stesse, pertanto, non possono essere iscritte all’Albo ed i relativi titolari/soci non possono chiedere la copertura previdenziale nella gestione artigiani. Possono, tuttavia, legittimamente operare sul mercato con eventuale inquadramento in altro settore ai fini previdenziali, in presenza dei requisiti di legge.
– Soci di S.n.c. non iscritta all’Albo Imprese Artigiane: nell’ipotesi di una S.n.c. che esercita regolarmente un’attività astrattamente compresa nel settore artigiano, ma non è iscritta all’Albo imprese Artigiane perché solo la minoranza dei soci vi presta la propria opera, in analogia con quanto esposto nelle conclusioni descritte al paragrafo precedente, non si tratta di impresa artigiana. Ne consegue l’impossibilità di iscrivere i soci alla gestione previdenziale quali artigiani di fatto.
– Soci di S.r.l. pluripersonale: dalla formulazione dell’art. 5, co. 3, L. n. 443/85, introdotto dalla L. n. 57/2001, si evince l’esistenza di una mera facoltà e non di un obbligo, in capo alle S.r.l. pluripersonali, di iscrizione all’Albo delle imprese artigiane, da cui sorgerebbe l’obbligo di iscrizione alla gestione artigiani. Pertanto, in assenza dell’iscrizione della S.r.l. all’AIA su domanda della società, resta esclusa l’iscrizione d’ufficio alla Gestione Artigiani dei soci di S.r.l. pluripersonali che svolgono attività compresa nel settore artigiano.

 

Prestazioni a carico del FIS: l’assegno di solidarietà

 


In appresso, si analizzano brevemente il campo di applicazione, misura, durata e modalità di richiesta dell’assegno di solidarietà a carico del FIS.


Il FIS può garantire un assegno di solidarietà in favore dei dipendenti di datori di lavoro che abbiano occupato mediamente più di 5 lavoratori nel semestre precedente e abbiano stipulato con le organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale o con le loro RSA ovvero con la RSU, accordi collettivi aziendali che stabiliscono una riduzione dell’orario di lavoro, al fine di evitare o ridurre le eccedenze di personale nel corso della procedura di riduzione del personale o al fine di evitare licenziamenti plurimi individuali per giustificato motivo oggettivo. Gli accordi collettivi individuano i lavoratori interessati e quantificano la riduzione oraria, fermo restando che essa non può essere superiore al 60% dell’orario giornaliero, settimanale o mensile dei lavoratori interessati. Per ciascun lavoratore, poi, la percentuale di riduzione complessiva dell’orario di lavoro non può essere superiore al 70% nell’arco dell’intero periodo per il quale l’accordo di solidarietà è stipulato. Gli accordi devono anche specificare le modalità attraverso cui, qualora sia necessario soddisfare temporanee esigenze di maggior lavoro, il datore di lavoro può modificare in aumento, nei limiti del normale orario di lavoro, l’orario ridotto. La misura delle prestazioni per le ore di lavoro non prestate è calcolata in modo equivalente a quanto previsto per i trattamenti di cassa integrazione guadagni ordinaria e quindi in misura pari all’80% della retribuzione globale che sarebbe spettata al lavoratore per le ore di lavoro non prestate, comprese tra le ore zero e il limite dell’orario contrattuale. L’assegno di solidarietà può essere corrisposto per un periodo massimo di 12 mesi in un biennio mobile, calcolando le 103 settimane a ritroso dalla fine della prima settimana di riduzione di orario e verificando se in tale arco di tempo siano state già usufruite 52 settimane di riduzione. Occorre rispettare, comunque, il limite complessivo di 24 mesi in un quinquennio mobile, salvo l’eventualità di ricorso all’intervento che dà luogo alla corresponsione dell’assegno di solidarietà, computato nella misura della metà fino al predetto limite e, per intero, oltre. Per l’ammissione all’assegno di solidarietà, il datore di lavoro presenta in via telematica all’Inps domanda di concessione, corredata dall’accordo sindacale e dall’elenco dei lavoratori interessati alla riduzione di orario, sottoscritto dalle organizzazioni sindacali e dal datore di lavoro, entro 7 giorni dalla data di conclusione di questo. La riduzione dell’attività lavorativa deve avere inizio entro il 30° giorno successivo alla data di presentazione della domanda.

 

Verifica importi spettanti e accredito rata mensile NASpI

 


Modalità semplificate per conoscere con precisione l’importo delle rate della NASpI.


L’Inps rende noto che accedendo da “Tutti i servizi” a “Nuova Assicurazione sociale per l’impiego (NASpI): consultazione domande”, sarà possibile inserire le proprie credenziali (PIN o SPID) e trovare le informazioni relative all’ultima domanda presentata.
In caso di accoglimento della domanda, cliccando su “Dettagli” si aprirà il prospetto di calcolo in cui è indicata la durata dell’indennità con gli importi lordi da liquidare mensilmente.
Accedendo alla propria sezione “MyInps”, l’utente potrà verificare online autonomamente l’esito della domanda e gli accrediti della NASpI. Cliccando sulla voce “I tuoi avvisi”, potrà inoltre trovare due tipi di avvisi: “Notifica della Comunicazione”, che rimanda tramite un link alla lettera di riscontro che comunica l’accoglimento/rigetto o la richiesta di ulteriore documentazione, dal quale l’utente può visualizzare e scaricare in pdf la comunicazione; “Disoccupazione non agricola dal …”, avviso di liquidazione di ogni rata di NASpI contenente indicazione dell’importo lordo liquidato sull’IBAN che si è indicato nella domanda.
Qualora si fosse fornito anche il recapito cellulare in fase di richiesta delle credenziali di accesso ai servizi online, si riceverà anche un SMS di segnalazione dell’avviso di liquidazione della prima rata della prestazione, per tenere poi autonomamente sotto controllo l’accredito delle rate di NASpI.
Anche chi ha inoltrato la domanda tramite Patronato, ricevuta la lettera di accoglimento, potrà consultare il prospetto di calcolo o farne richiesta all’operatore di Patronato stesso.