Contribuzione virtuale in edilizia, la tassatività delle ipotesi di esonero

 


In tema di contribuzione virtuale nel settore edile, nel determinare la misura dell’obbligo in riferimento ad una retribuzione commisurata ad un numero di ore settimanali non inferiore all’orario normale di lavoro stabilito dalla contrattazione collettiva, è prevista l’esclusione dall’obbligo unicamente nelle situazioni in cui è la legge ad imporre al datore di lavoro di sospendere il rapporto, dovendosi escludere la possibilità di un’interpretazione estensiva o analogica della previsione legale, avente natura eccezionale

La vicenda nasce da una cartella esattoriale contenente contributi previdenziali Inps omessi, emessa nei confronti di un datore di lavoro operante nel settore edilizio, in relazione ad alcuni periodi lavorativi e ad alcuni dipendenti. Il Giudice di prime cure aveva ridotto l’importo richiesto a mezzo ruolo, ritenendo che per alcuni periodi non fosse maturata l’obbligazione contributiva; i dipendenti extracomunitari, infatti, non avevano ricevuto la retribuzione, avendo fatto ritorno nei Paesi di origine, con conseguente sospensione del rapporto di lavoro. Successivamente, anche la Corte d’appello territoriale aveva rigettato il gravame dell’Inps, rilevando che nel caso di specie non trovava applicazione la regola del minimale contributivo, vertendosi in un caso di sospensione consensuale del rapporto di lavoro.
L’Inps propone così ricorso in Cassazione, lamentando l’erronea interpretazione della legge, in quanto la sospensione del rapporto di lavoro concordata tra il datore di lavoro ed il lavoratore, non può comportare l’esenzione della parte datoriale dall’obbligo di rispettare il minimale contributivo previsto in edilizia.
La Suprema Corte ritiene il ricorso meritevole di accoglimento. In tema di contribuzione nel settore edile, nel determinare la misura dell’obbligo in riferimento ad una retribuzione commisurata ad un numero di ore settimanali non inferiore all’orario normale di lavoro stabilito dalla contrattazione collettiva, è prevista l’esclusione dall’obbligo di una varietà specificata di assenze, per cui è la legge ad imporre al datore di lavoro di sospendere il rapporto. Di contro, ove la sospensione del rapporto derivi da una libera scelta del datore di lavoro, ancorchè costituisca il risultato di un accordo tra le parti, continua a permanere intatto l’obbligo retributivo, dovendosi escludere la possibilità di un’interpretazione estensiva o analogica della previsione, di natura eccezionale.

 

Scelta per la destinazione del TFR: modifiche al Modulo TFR 2

 


Il Ministero del lavoro ha reso note le modifiche da apportare al «Modulo TFR 2» concernente la «Scelta per la destinazione del trattamento di fine rapporto», a seguito dell’innovazione normativa introdotta dall’art. 8, co. 2, del decreto legislativo n. 252 del 2005.


L’art. 8, co. 2, del decreto legislativo n. 252 del 2005 – come modificato dall’art. 1, comma 38, lett. a), L. 4 agosto 2017, n. 124 – prevede che ferma restando la facoltà per tutti i lavoratori di determinare liberamente l’entità della contribuzione a proprio carico, relativamente ai lavoratori dipendenti che aderiscono ai fondi di cui all’articolo 3, comma 1, lettere da a) a g) e di cui all’articolo 12, con adesione su base collettiva, le modalità e la misura minima della contribuzione a carico del datore di lavoro e del lavoratore stesso possono essere fissati dai contratti e dagli accordi collettivi, anche aziendali; gli accordi fra soli lavoratori determinano il livello minimo della contribuzione a carico degli stessi. Il contributo da destinare alle forme pensionistiche complementari è stabilito in cifra fissa oppure: per i lavoratori dipendenti, in percentuale della retribuzione assunta per il calcolo del TFR o con riferimento ad elementi particolari della retribuzione stessa; per i lavoratori autonomi e i liberi professionisti, in percentuale del reddito d’impresa o di lavoro autonomo dichiarato ai fini IRPEF, relativo al periodo d’imposta precedente; per i soci lavoratori di società cooperative, secondo la tipologia del rapporto di lavoro, in percentuale della retribuzione assunta per il calcolo del TFR ovvero degli imponibili considerati ai fini dei contributi previdenziali obbligatori ovvero in percentuale del reddito di lavoro autonomo dichiarato ai fini IRPEF relativo al periodo d’imposta precedente. Gli accordi possono anche stabilire la percentuale minima di TFR maturando da destinare a previdenza complementare. In assenza di tale indicazione il conferimento è totale.


Ciò premesso il modulo TFR 2 è modificato come segue: il primo punto elenco è sostituito con la formulazione seguente: «che il proprio trattamento di fine rapporto non venga destinato ad una forma pensionistica complementare e continui dunque ad essere regolato secondo le previsioni dell’art. 2120 del codice civile»; mentre il secondo punto elenco è sostituito con la seguente formulazione: «che il proprio trattamento di fine rapporto venga conferito integralmente o nella seguente misura in conformità alle previsioni delle fonti istitutive: … %, a decorrere dalla data della presente, alla seguente forma pensionistica complementare …………………………… alla quale il sottoscritto ha aderito in data …./…./….., fermo restando che la quota residua di TFR continuerà ad essere regolata secondo le previsioni dell’art. 2120 del codice civile. Allega copia del modulo di adesione».


 

 

Lavoratori autonomi: sospensione contributiva per malattia o infortunio grave

 


L’articolo 14 della legge n. 81/2017 prevede specifiche forme di tutela nel caso di rapporti di lavoro svolti in modo continuativo, durante i quali è possibile l’insorgere di eventi che non permettono la normale attività lavorativa. In particolare, è stata prevista la possibilità di sospendere il versamento della contribuzione in caso di malattia o infortunio grave.


La sospensione del versamento contributivo opera per l’intera durata della malattia o dell’infortunio fino ad un massimo di due anni. Al termine della stessa, il lavoratore è tenuto a versare i contributi e i premi maturati durante il periodo di sospensione in un numero di rate mensili pari a tre volte i mesi di sospensione.
In assenza di specifica indicazione normativa, le disposizioni interessano sia i titolari di partita IVA sia i collaboratori coordinati e continuativi indicati dall’articolo 52, comma 2, del D.lgs n. 81/2015, il cui rapporto di lavoro presenta le caratteristiche individuate dall’articolo 15 della legge n. 81/2017.


Come noto, l’obbligo contributivo è in capo al professionista, se titolare di partita IVA o associato, così come previsto dall’articolo 53 del TUIR ed al committente, se il rapporto è una collaborazione coordinata e continuativa, con obbligo di rivalsa sul prestatore di 1/3 del contributo. Pertanto, nel caso di malattia o infortunio grave il committente deve procedere nel seguente modo:
– inviare il flusso UniEmens del prestatore interessato indicando il codice di sospensione S1;
– sospendere il versamento della contribuzione (1/3 a carico del collaboratore e 2/3 a carico dell’azienda committente);
– effettuare il versamento in un’unica soluzione o richiedere la rateazione degli importi sospesi (con aggravio degli interessi legali) al termine del periodo di sospensione e comunque trascorsi due anni dall’inizio dell’evento.
Analogamente, nel caso di malattia o infortunio grave il professionista deve procedere nel seguente modo:
– indicare nel quadro RR, sez. II, l’importo della contribuzione sospesa;
– sospendere il versamento della contribuzione dovuta (saldo e/o acconto dovuto nel periodo di sospensione);
– presentare all’Istituto una richiesta di sospensione tramite il Cassetto previdenziale liberi professionisti Gestione separata – Comunicazione bidirezionale;
– effettuare il versamento in unica soluzione o richiedere la rateazione degli importi (con aggravio degli interessi legali) al termine del periodo di sospensione e comunque trascorsi due anni dall’inizio dell’evento.

 

Indennità di accompagnamento, dal 9 maggio procedura semplificata per gli ultrasessantacinquenni

 


L’Inps comunica l’adozione di procedure semplificate per la concessione dell’indennità di accompagnamento in favore di soggetti non più in età lavorativa.

Nel quadro delle attività di semplificazione degli adempimenti sanitari e amministrativi relativi alla concessione dei benefici di invalidità civile sono state avviate azioni di reingegnerizzazione delle fasi organizzative e procedurali del procedimento di concessione dell’indennità di accompagnamento. In particolare, l‘attività di semplificazione è rivolta ai cittadini non in età lavorativa, che presentano una domanda di invalidità civile, con la finalità di ridurre i tempi di erogazione del beneficio, attraverso l’anticipazione dell’invio delle informazioni che di norma sono trasmesse soltanto al termine della fase sanitaria. Al riguardo, con decorrenza dal 1° gennaio 2018, il requisito anagrafico per l’accesso all’assegno sociale è pari a 66 anni e 7 mesi, tuttavia la semplificazione riguarda anche le domande di accertamento sanitario presentate da coloro che hanno perfezionato il requisito anagrafico prima del 1° gennaio 2018 secondo i requisiti previgenti (ad esempio, 65 anni e 7 mesi compiuti tra il 1° gennaio 2016 al 31 dicembre 2017).
Ciò premesso, sono state apportate delle modifiche alla procedura di acquisizione on line delle domande di invalidità civile da parte della categoria di beneficiari in parola, operative dal 9 maggio 2018, ma per le sole domande trasmesse dai Patronati. L’accesso alla procedura semplificata è subordinato alla condizione che il requisito anagrafico sia perfezionato alla data della domanda. Per consentire la verifica, nel primo pannello della “Compilazione on line delle domande”, deve essere acquisito il solo codice fiscale del soggetto richiedente. Successivamente, si potrà procedere con l’attività di acquisizione della domanda, suddivisa in due sezioni. La prima è relativa all’inserimento dei dati obbligatori e comprende i dati anagrafici, i recapiti, gli eventuali dati del coniuge, del rappresentante legale e la sezione relativa all’accertamento richiesto. La seconda consente di acquisire i seguenti dati:
– l’eventuale ricovero;
– l’eventuale delega alla riscossione di un terzo (quadro G) e in favore delle associazioni (quadro H);
– la modalità di pagamento (quadri F1 o F2).
In questa fase di avvio, la seconda sezione è facoltativa e, pertanto, resta salva la possibilità per il richiedente di inviare il modello AP70 secondo le ordinarie modalità, dopo il completamento della fase sanitaria. È prevista, infine, una sezione “Allegati” per l’inserimento di dichiarazioni di responsabilità e di altri documenti necessari in relazione alla tipologia di domanda.

 

Gestione commercianti, il requisito della partecipazione personale al lavoro aziendale nelle Srl

 


Il requisito della partecipazione personale al lavoro aziendale con carattere di abitualità e prevalenza, non deve essere inteso in relazione ad un criterio predeterminato di tempo e di reddito, ma facendo riferimento alle attività lavorative espletate dal soggetto considerato in seno alla stessa attività aziendale costituente l’oggetto sociale della Srl, al netto dell’attività esercitata in quanto amministratore, e non già comparativamente con riferimento a tutti gli altri fattori produttivi (naturali, materiali e personali) dell’impresa

In sede di appello, il Giudice territoriale, in riforma della sentenza di primo grado, accoglieva il ricorso di un lavoratore avverso la cartella esattoriale emessa dall’Inps per il pagamento dei contributi dovuti alla Gestione esercenti attività commerciali, seppur in presenza della sua iscrizione alla Gestione separata in quanto socio amministratore di Srl.
La Corte di merito sosteneva che il socio di Srl, il quale partecipi personalmente al lavoro aziendale con carattere di abitualità e prevalenza e nel contempo sia amministratore della medesima, percependo un apposito compenso, non fosse tenuto ad iscriversi presso entrambe le gestioni previdenziali interessate, ma alla sola Gestione separata in quanto l’apparato istruttorio aveva confermato che il lavoratore svolgesse solo i compiti di gestione che l’incarico di amministratore comporta.
Ricorre così in Cassazione l’Inps, lamentando la violazione di legge in merito all’applicazione del principio di prevalenza, considerato che le attività autonome, per le quali opera il principio di assoggettamento all’assicurazione prevista per l’attività prevalente, sono quelle esercitate in forma d’impresa dai commercianti, dagli artigiani e dai coltivatori diretti, i quali vengono iscritti in una soltanto delle corrispondenti gestioni dell’Inps.
Per la Suprema Corte il ricorso è infondato, seppur sia riconosciuto, da tempo, la legittimità della doppia iscrizione alla Gestione separata ed alla Gestione commercianti, del socio amministratore di Srl che partecipi con abitualità e prevalenza al lavoro aziendale.
Occorre infatti accertare in concreto, in ogni singola fattispecie, il presupposto della partecipazione personale all’attività aziendale commerciale in modo abituale e prevalente ai fini dell’iscrizione alla Gestione commercianti. Esso non deve essere inteso in relazione ad un criterio non predeterminato di tempo e di reddito, ma facendo riferimento alle attività lavorative espletate dal soggetto considerato in seno alla stessa attività aziendale costituente l’oggetto sociale della Srl, ovviamente al netto dell’attività esercitata in quanto amministratore, e non già comparativamente con riferimento a tutti gli altri fattori produttivi (naturali, materiali e personali) dell’impresa. In tale logica, diventa necessario considerare quindi la partecipazione al lavoro aziendale, da intendersi non soltanto come espletamento di un’attività esecutiva o materiale, ma anche di un’attività organizzativa e direttiva, di natura intellettuale. Tuttavia, tale partecipazione personale al lavoro aziendale non può essere scambiata con l’espletamento dell’attività di amministratore per la quale il socio è iscritto alla Gestione separata. L’attività di amministratore si basa su una relazione di immedesimazione organica e comporta, a seconda della concreta delega, la partecipazione ad una attività di gestione, l’espletamento di una attività di impulso e di rappresentanza che è rivolta ad eseguire il contratto di società. Di contro, l’attività lavorativa è rivolta alla concreta realizzazione dello scopo sociale, al suo raggiungimento operativo, attraverso il concorso dell’opera prestata a favore della società dai soci, e dagli altri lavoratori subordinati o autonomi.