Accantonamenti Cassa edile, il pagamento diretto ai lavoratori esime il datore di lavoro

 


Considerata la natura retributiva delle somme che il datore ha l’obbligo di versare alla Cassa edile ed il fatto che l’obbligazione della Cassa edile nei confronti del lavoratore non sorge con la mera costituzione del rapporto di lavoro, bensì solo con il pagamento da parte del datore, analogamente deve affermarsi che una revoca della delegazione di pagamento da parte datoriale può logicamente ricollegarsi all’avvenuto pagamento ai lavoratori delle relative spettanze

La Corte d’appello territoriale aveva accolto l’opposizione proposta da un datore di lavoro operante nel settore edile e revocato il decreto ingiuntivo, emesso su richiesta di una Cassa Edile, con il quale gli si ingiungeva il pagamento degli accantonamenti per alcuni lavoratori. La Corte ha ritenuto fondata l’impugnazione giacché gli importi richiesti dalla Cassa corrispondevano a quelli corrisposti direttamente dal datore di lavoro ai lavoratori e che, dunque, doveva ritenersi revocata la delega inizialmente rilasciata alla Cassa Edile.
Avverso tale sentenza, ricorre in Cassazione l’Ente, lamentando che, laddove il contratto collettivo imponeva alla ditta il pagamento alla Cassa edile di tutti gli importi ivi previsti, non fosse possibile liberarsi da tale obbligo attraverso il pagamento diretto ai lavoratori.
Per la Suprema Corte, il ricorso non è fondato. Le Casse edili sono investite del compito di assicurare ai lavoratori del settore edile il pagamento di alcune voci retributive (ferie, festività, permessi, gratifica natalizia, somme relative all’anzianità professionale) che, per l’elevata mobilità che caratterizza il settore e la conseguente durata ridotta dei rapporti, risulterebbero di importo minimo e di problematica erogazione. Tali prestazioni sono finanziate dai datori di lavoro, versando gli accantonamenti per le prestazioni di natura retributiva, nonché i contributi di competenza per il resto. Tuttavia, l’obbligo della Cassa edile di pagare ai lavoratori ferie, gratifiche natalizie e festività infrasettimanali, non deriva dal mero sorgere del rapporto di lavoro, ma sorge con il pagamento da parte del datore di lavoro degli accantonamenti; ciò, soltanto dà origine al rapporto delegatorio. Di qui, può affermarsi che una revoca della delegazione di pagamento da parte datoriale può logicamente ricollegarsi all’avvenuto pagamento ai lavoratori delle relative spettanze.


 

Libere professioniste: chiarimenti sull’indennità di maternità

 


Si forniscono chiarimenti in merito al reddito professionale da prendere a riferimento per il calcolo dell’indennità di maternità relativamente nell’ipotesi in cui la libera professionista rientri in Italia dopo aver svolto continuativamente un’attività lavorativa o aver conseguito un titolo di studio all’estero


Il testo unico sulla maternità individua il reddito da prendere a riferimento per il calcolo dell’indennità di maternità della libera professionista nel reddito da quest’ultima “percepito e denunciato ai fini fiscali” nel secondo anno precedente a quello dell’evento. Nella fattispecie, una professionista che abbia beneficiato degli incentivi fiscali relativi alla minore imponibilità del reddito (Legge n. 238/2010) dovrà dichiarare, come base imponibile ai fini IRPEF, soltanto il 20% del reddito percepito nel periodo di riferimento.
Detto reddito – che dovrà essere dichiarato dalla professionista al proprio Ente previdenziale- costituisce la base di calcolo per l’indennità di maternità, da indicarsi nell’apposito rigo della dichiarazione dei redditi. Sullo stesso reddito, peraltro, sono calcolati anche i contributi soggettivi previdenziali dovuti alla Cassa di appartenenza della libera professionista.
L’intento del Legislatore è quello di stabilire un nesso logico-sistematico tra reddito fiscale e reddito previdenziale. E infatti, il reddito professionale su cui commisurare l’indennità di maternità della libera professionista coincide con il reddito dichiarato ai fini fiscali, sul quale è effettuato anche il calcolo dei contributi soggettivi previdenziali dovuti alla Cassa Nazionale di Previdenza ed Assistenza per gli Ingegneri ed Architetti Liberi Professionisti.
 

 

Ente bilaterale metalmeccanici, per i contributi nuova esposizione nel flusso Uniemens

 


Le nuove modalità di esposizione sul flusso UniEmens del contributo all’Ente Bilaterale Metalmeccanici (EBM), per i dipendenti addetti alla piccola e media industria metalmeccanica ed alla installazione di impianti, a decorrere dal mese di competenza giugno 2018.

Con l’accordo di rinnovo del  CCNL per i dipendenti addetti alla piccola e media industria metalmeccanica ed alla installazione di impianti, le Parti sociali hanno concordato di istituire prestazioni sanitarie integrative per i lavoratori in forza al 1° gennaio 2018, erogate dall’EBM, prevedendo a tale scopo una ulteriore contribuzione a carico del datore di lavoro.
Orbene, per favorire la corretta ripartizione della contribuzione all’EBM, distinguendo la quota destinata al finanziamento delle prestazioni sanitarie integrative da quella destinata alle altre finalità, dal mese di competenza giugno 2018 viene istituito nel flusso Uniemens, in corrispondenza dell’elemento <CodConv>, di <Conv> di <ConvBilat>, il nuovo codice “EBMQ” avente il significato di “Ente Bilaterale Metalmeccanici (E.B.M.) quota prestazioni sanitarie integrative”. In corrispondenza dell’elemento <Importo> va evidenziata la sola quota parte  del contributo, riguardante il singolo lavoratore, volta a finanziare le prestazioni sanitarie; la restante quota di finanziamento delle altre attività di EBM. continua ad essere indicata con il codice “EBMC” attualmente in uso.

 

Produttore libero di impresa di assicurazioni: gestione commercianti o separata

 


In tema di gestione previdenziale per i commercianti, si evidenzia la sussistenza di un contrasto tra l’orientamento per cui l’obbligo di iscrizione non include la posizione dei produttori di assicurazione che svolgono la loro attività direttamente per conto delle imprese assicurative, ma solo quella dei produttori collegati ad agenti o subagenti, con la problematica evidenziata dall’Inps, per la quale l’attività lavorativa dei produttori del IV gruppo, qualificandosi come un’attività assicurativa o ausiliaria, produrrebbe redditi di impresa, con la conseguenza che, in forza della normativa vigente, non potrebbe avere luogo l’iscrizione alla Gestione separata.

La Corte d’appello territoriale, confermando la sentenza del Tribunale di primo grado, aveva rigettato l’opposizione al verbale ispettivo con il quale l’Inps aveva accertato l’obbligo di iscrizione alla Gestione commercianti per un lavoratore che aveva redditi quale produttore libero di impresa di assicurazioni. La Corte territoriale, in particolare, ha ritenuto che, considerata la palese volontà del Legislatore di estendere la protezione previdenziale alla figura di produttore, non assumerebbe rilievo la circostanza che questo sia legato ad una agenzia o alla società assicurativa.
Avverso tale sentenza, il lavoratore propone così ricorso in Cassazione, sostenendo che l’interpretazione offerta dalla Corte d’appello non avrebbe tenuto conto che il rinvio della normativa alla contrattazione collettiva del 1939 impone necessariamente che l’obbligo di iscrizione si riferisca ai soli produttori di agenzie e sub agenzie.
La questione posta, secondo la Suprema Corte, è stata già affrontata in precedenza, laddove è stato affermato il principio di diritto per cui, in tema di gestione previdenziale per i commercianti, l’obbligo di iscrizione non include la posizione dei produttori di assicurazione che svolgono la loro attività direttamente per conto delle imprese assicurative, ma solo quella dei produttori collegati ad agenti o subagenti. La soluzione adottata poggia sul convincimento che il produttore è normalmente considerato una speciem del procacciatore d’affari, che ha con l’impresa o l’intermediario preponente un rapporto meno vincolato sul piano operativo e giuridico rispetto a quello di chi è più intensamente integrato nella struttura organizzativa imprenditoriale dell’agente.
D’altro canto, con ricorso incidentale, l’Inps ha evidenziato alcune ricadute problematiche di tale opzione interpretativa. In particolare, l’attività lavorativa dei produttori del IV gruppo, qualificandosi come un’attività assicurativa o ausiliaria rispetto a quella assicurativa, produrrebbe redditi di impresa i quali, in forza della normativa vigente, non potrebbero essere iscritti alla Gestione separata Inps.
A questo proposito, il Collegio, ritenendo di dover chiarire la portata dei recenti arresti in relazione alle questioni proposte, ha rimesso la causa per la trattazione in udienza pubblica.


 

Aspettativa e funzioni pubbliche elettive: gli effetti delle modifiche agli ordinamenti regionali

 


Ulteriori chiarimenti Inps in ordine all’applicazione della previsione per cui i dipendenti eletti o nominati a ricoprire funzioni pubbliche elettive, che maturino il diritto ad un vitalizio o ad un incremento della pensione, sono tenuti a corrispondere i contributi pensionistici a loro carico, relativamente al periodo di aspettativa non retribuita loro concessa per lo svolgimento del mandato. Da alcuni anni, infatti, le Regioni modificano i propri ordinamenti in materia di tutela previdenziale dei consiglieri regionali, in attuazione delle misure di contenimento della spesa adottate dalla legislazione statale.


 


Come noto, i lavoratori dipendenti dei settori pubblico e privato, eletti membri del Parlamento nazionale, del Parlamento europeo o di assemblea regionale ovvero nominati a ricoprire funzioni pubbliche, che in ragione dell’elezione o della nomina maturino il diritto ad un vitalizio o ad un incremento della pensione loro spettante, sono tenuti a corrispondere l’equivalente dei contributi pensionistici, per la quota a carico del lavoratore, relativamente al periodo di aspettativa non retribuita loro concessa per lo svolgimento del mandato o della funzione pubblica. La “quota a carico” è dovuta sia nei casi di trattamenti calcolati con il sistema retributivo che nel caso di computo con il sistema contributivo o misto, limitatamente ai periodi figurativi in corrispondenza temporale dei quali, nella previdenza dell’incaricato, sussistano versamenti dovuti o comunque effettuati, finalizzati a vitalizi, pensioni o loro incrementi. Resta fermo che per poter procedere all’accredito figurativo non deve esistere, per il periodo di mandato o funzione, l’obbligo di iscrizione all’AGO o alle forme sostitutive, esonerative o esclusive della stessa.
In sostanza, ogniqualvolta, dall’espletamento del mandato o dalla nomina, discenda la maturazione di un vitalizio o di un incremento della pensione, i soggetti richiamati devono versare i contributi pensionistici a loro carico, per il periodo di aspettativa non retribuita loro concessa, pena il mancato riconoscimento della contribuzione figurativa.
Per gli eletti o nominati iscritti alle gestioni sia pubbliche che private, il versamento della “quota a carico” deve essere effettuato, da parte dell’Amministrazione dell’organo elettivo o dell’organo di appartenenza, entro il 30 ottobre dell’anno successivo a quello nel corso del quale è stata fruita l’aspettativa da coprire figurativamente.
Laddove poi le leggi regionali prevedano la sostituzione dell’assegno vitalizio con la corresponsione di un trattamento pensionistico a calcolo misto o contributivo oppure di prestazioni pensionistiche da parte di fondi di previdenza complementare, a decorrere dall’entrata in vigore delle riforme, i periodi di mandato continuano ad essere assicurati con versamenti destinati a tali forme di previdenza. Anche tali periodi di mandato possono essere coperti con contributi figurativi solo allorquando si ottemperi al versamento della “quota a carico”di competenza.
In caso di abrogazione del “regime assicurativo regionale”, invece, la Struttura Inps competente all’adozione del provvedimento amministrativo per l’accredito figurativo, accertare che le leggi regionali non garantiscano, in sostituzione, un regime assicurativo finalizzato a un trattamento pensionistico diversamente denominato. Per i periodi di mandato, privi di un “regime assicurativo regionale”, la contribuzione figurativa può essere accreditata senza l’onere del versamento della “quota a carico” del lavoratore.
Ancora, le leggi regionali possono prevedere anche l’istituto della rinuncia al vitalizio o ad altra prestazione afferente il regime assicurativo regionale. Anche in tal caso, una volta eccepita la rinuncia, la Struttura Inps competente verifica la situazione giuridica e per i periodi di mandato scoperti di un “regime assicurativo regionale”, la contribuzione figurativa può essere comunque accreditata.
Infine, quanto al procedimento per il riconoscimento del diritto di accredito figurativo, l’istanza deve essere presentata all’Istituto, da parte dell’eletto o nominato, entro il termine perentorio del 30 settembre dell’anno successivo a quello nel corso del quale ha avuto inizio l’aspettativa senza assegni, pena la decadenza dal diritto medesimo. Tale istanza si intende tacitamente rinnovata per ciascun anno di durata del mandato elettivo o della nomina all’esercizio della funzione pubblica, salvo espressa manifestazione di volontà in senso contrario. La presentazione tardiva della domanda preclude il diritto all’accredito esclusivamente con riferimento all’anno nel quale si è verificata l’omissione.