Sgravio contributivo CDS difensivi, il conguaglio delle somme residue per il 2014 e 2015

 

Le modalità per il recupero degli sgravi contributivi connessi ai contratti di solidarietà (CdS) difensivi accompagnati da Cigs, collegati alle somme residuate rispetto agli stanziamenti del 2014 e del 2015.

Considerato che le misure autorizzate nei decreti ministeriali di ammissione al beneficio contributivo in oggetto sono risultate superiori a quanto effettivamente speso, il competente Ministero del lavoro e delle politiche sociali ha adottato nuovi decreti di ammissione nei confronti delle aziende, a valere sui residui dei fondi 2014 e 2015.
La procedura per per il conguaglio della riduzione contributiva deve essere attivata ad iniziativa del datore di lavoro interessato. La Sede competente, sulla base del decreto direttoriale di ammissione prodotto dall’azienda, provvede ad attribuire alla posizione aziendale il codice di autorizzazione “1W”.
I datori di lavoro che operano con il sistema UniEmens, interessati dai nuovi provvedimenti ministeriali di autorizzazione con le risorse residue stanziate per l’anno 2014, per esporre le quote di sgravio spettanti per il periodo autorizzato, valorizzeranno all’interno del flusso, <DenunciaAziendale>, <AltrePartiteACredito>, i seguenti elementi:
– nell’elemento <CausaleACredito>, il già previsto codice causale “L930” avente il significato di “Arretrato conguaglio sgravio contributivo per i CdS stipulati ai sensi dell’articolo 1 del DL 30 ottobre 1984, n. 726 (L. 863/1984) anno 2014”;
– nell’elemento <ImportoACredito> il relativo importo.
Le aziende destinatarie di decreti direttoriali di autorizzazione con risorse residue stanziate per gli anni 2014 e 2015, invece, valorizzeranno all’interno di <DenunciaAziendale>, <AltrePartiteACredito>, i seguenti elementi:
– nell’elemento <CausaleACredito>, il già previsto codice causale “L932” avente il significato di “Arretrato conguaglio sgravio contributivo per i CdS stipulati ai sensi dell’articolo 1 del DL 30 ottobre 1984, n. 726 (L. 863/1984) anno 2015”;


– nell’elemento <ImportoACredito>, indicherà il relativo importo.
Le operazioni di conguaglio dovranno essere effettuate entro il giorno 16 febbraio 2018.

 

Pensione ai superstiti studenti: domanda e documentazione da allegare

 


Al fine del riconoscimento della pensione in favore del superstite che abbia superato il 18° anno di età, l’Inps deve accertare che il percorso di studio frequentato dallo stesso sia ricompreso nel secondo ciclo del sistema educativo di istruzione e formazione costituito dal sistema dell’istruzione secondaria superiore e dal sistema dell’istruzione e formazione professionale ovvero ricompreso nel sistema universitario.


L’art. 22, L. n. 903/1965 riconosce la pensione ai superstiti in favore dei figli che alla data del decesso del genitore non abbiano superato il 18° anno di età indipendentemente dallo status di studente. Per i figli superstiti che risultino a carico del genitore al momento del decesso e non prestino lavoro retribuito, il limite di età è elevato a 21 anni qualora frequentino una scuola media professionale e per tutta la durata del corso legale, ma non oltre il 26° anno di età, qualora frequentino l’Università.
L’Inps, pertanto, al fine del riconoscimento della pensione in favore del superstite che abbia superato il 18° anno di età, deve accertare che il percorso di studio frequentato dallo stesso sia riconducibile a quelli previsti dalla normativa.


Con riferimento ai percorsi di istruzione e formazione professionale in Italia, si precisa che, nel caso in cui il superstite sia iscritto a scuole paritarie, le Direzioni regionali dell’Istituto dovranno verificare, presso gli Uffici Scolastici Regionali del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, la sussistenza del riconoscimento della parità scolastica relativamente all’anno d’interesse. Analogamente, nel caso in cui il superstite sia iscritto a scuole non paritarie, le Direzioni regionali dell’Istituto dovranno accertare, presso gli Uffici Scolastici Regionali del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca se la scuola è presente nell’apposito elenco regionale delle scuole non paritarie.
La frequenza di percorsi di istruzione e formazione professionale di competenza regionale, di durata triennale e quadriennale, è utile ai fini in argomento, in quanto tali percorsi fanno parte del secondo ciclo di istruzione e formazione. I superstiti che frequentano invece percorsi di studio all’estero devono allegare alla domanda di pensione una dichiarazione rilasciata dagli Uffici Scolastici regionali del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, nella quale sia indicato a quale percorso dell’ordinamento italiano corrisponde il percorso di studio all’estero.


Con riferimento alla frequenza di percorsi di formazione ricompresi nel sistema universitario, si rammenta che l’iscrizione ai Conservatori di musica, a decorrere dall’anno accademico 2005/2006, come precisato nella circolare n. 76/2008, è equiparata all’iscrizione ai corsi universitari, così come l’iscrizione ad Istituti Tecnici superiori previsti dalla legge n. 40 del 2007.
In caso di iscrizione ad Università o Istituti di livello universitario all’estero, il superstite studente deve allegare alla domanda di pensione: certificazione che attesti l’iscrizione e la frequenza al corso prescelto; dichiarazione di valore in loco della rappresentanza diplomatico-consolare; recapito e-mail o postale al quale intende ricevere la comunicazione del provvedimento di riconoscimento o di diniego adottato dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca; copia del documento di riconoscimento.
Nel caso in cui il superstite abbia conseguito il titolo di studio all’estero, al fine del riconoscimento dell’equivalenza del titolo estero al titolo italiano da parte del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, lo stesso deve allegare alla domanda: dichiarazione di valore in loco della rappresentanza diplomatico-consolare; certificato analitico degli esami sostenuti rilasciato dall’Istituto ove è stato conseguito il titolo con relativa traduzione giurata e asseverata; titolo di studio in lingua corredato da traduzione giurata e asseverata e legalizzato nel caso in cui sia stato rilasciato in un paese non UE; recapito e-mail o postale; copia del documento di riconoscimento.
Il titolo di studio e la certificazione degli esami possono essere sostituiti dal c.d. diploma supplement (documento contenente le medesime informazioni in lingua del posto e in inglese) con la traduzione in italiano.
Le domande pendenti, incluse quelle con riferimento alle quali siano state già trasmesse richieste di chiarimenti o documentazione, devono essere esaminate alla luce delle suddette istruzioni.

 

Esonero contributivo coltivatori diretti e imprenditori agricoli: la valutazione dei requisiti

 

L’Inps fornisce ulteriori precisazioni in merito al requisito delle “nuove iscrizioni nella previdenza agricola” ai fini dell’ammissione al beneficio dell’esonero contributivo in favore dei coltivatori diretti (CD) e degli imprenditori agricoli professionali (IAP).

Come noto, a decorrere dal 1° gennaio 2017, è riconosciuto in favore di coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali un esonero dal versamento contributivo presso l’INPS, i quali alternativamente:
– abbiano iniziato una nuova attività imprenditoriale agricola nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2017 e il 31 dicembre 2017 e siano di età inferiore a 40 anni alla data d’inizio della nuova attività;
– abbiano iniziato una nuova attività imprenditoriale agricola nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2016 e il 31 dicembre 2016, non abbiano compiuto 40 anni d’età alla data d’inizio della nuova attività ed esercitino la loro attività in territori montani e/o in zone agricole svantaggiate.
Considerata la esplicita finalità di promuovere nuove forme di imprenditoria in agricoltura, il requisito della “nuova iscrizione nella previdenza agricola” si intende soddisfatto qualora il coltivatore diretto o l’imprenditore agricolo professionale, iscritto nel corso dell’anno 2016 o del 2017, non sia stato già iscritto in precedenza e successivamente cancellato, nei 12 mesi precedenti l’inizio della nuova attività per la quale si chiede l’ammissione al beneficio. Per i coltivatori diretti, in particolare, il requisito della “mancata precedente iscrizione” è richiesto con esclusivo riferimento al titolare del nucleo CD. Nei casi poi di derivazione da un nucleo preesistente, il requisito della mancata precedente iscrizione va verificato esclusivamente per il cd. capo nucleo coltivatore diretto, essendo di contro irrilevante la circostanza che antecedentemente i medesimi soggetti siano già stati iscritti in qualità di semplici collaboratori componenti di un nucleo preesistente.
Infine, il requisito per l’applicazione dell’esonero è sussistente in tutti i casi in cui alla nuova iscrizione del coltivatore o IAP sia riconducibile un’innovazione nell’oggetto dell’impresa, concretizzabile anche attraverso lo sviluppo o il mutamento dell’attività preesistente.

 

Pensioni pubbliche e verifica reddituale ANF

 


Completata la verifica reddituale degli assegni per il nucleo familiare, corrisposti dal 1 luglio 2015 al 30 giugno 2016 sulle pensioni delle gestioni pubbliche. In materia di ANF continua a trovare applicazione la normativa prevista dalla L. n. 153/1988, la verifica è stata pertanto effettuata sulla base dei redditi dell’anno 2014.


L’importo del reddito da lavoro dipendente proveniente da Agenzia delle Entrate è stato escluso dal computo dei redditi influenti nei seguenti casi:
– l’importo del reddito da lavoro dipendente e assimilato sommato all’importo delle pensioni è uguale alla somma di tutti gli imponibili da pensione dell’anno 2014
– l’importo del reddito da lavoro dipendente è uguale al REDDITO IMPONIBILE DA CU2015 INPS
– l’importo del reddito da lavoro dipendente è uguale al REDDITO ASSIMILATO DA CU2015 INPS.
Nella intranet, vengono messi a disposizione le posizioni elaborate, seguendo il percorso Servizi- Accesso ai servizi GPD (SIN) “prospetto erogazione pensioni – esiti da rata – dicembre 2017”.
Nel caso in cui, siano stati corrisposti importi superiori a quelli effettivamente dovuti, è stato quantificato il debito e impostato il relativo recupero rateale, con un massimo di 60 rate, a partire dalla rateo di marzo 2018. La trattenuta viene determinata in misura pari a un quinto dell’importo lordo mensile della pensione, comprensiva anche dell’indennità integrativa speciale se corrisposta come emolumento a sé stante, al netto delle ritenute IRPEF. L’eventuale importo incapiente sarà recuperato con le seguenti modalità:
– nel caso in cui il pensionato sia titolare anche di altra pensione diretta della gestione pubblica, il recupero sarà impostato automaticamente anche su tale trattamento;
– se non ha altri trattamenti, concordando con il pensionato le modalità di restituzione su convocazione della sede.
Il debito e le relative modalità di recupero vengono notificate agli interessati con comunicazione dedicata inviata a livello centrale con raccomandata con ricevuta di ritorno. Entro 30 giorni dalla notifica il pensionato può contattare la Sede di gestione della pensione e produrre ogni documentazione utile alla eventuale rettifica della situazione reddituale accertata dall’Istituto.
Si rammenta che la campagna reddituale illustrata opera ai soli fini della verifica reddituale della prestazione. I presupposti giuridici per il riconoscimento del diritto devono essere pertanto verificati a cura delle Sedi, le quali dovranno tempestivamente provvedere ad acquisire tutte le variazioni che incidono sul diritto e sulla misura dell’assegno.
In particolare, è necessario procedere alla modifica della composizione del nucleo familiare al momento del compimento del 18° anno d’età dei figli o equiparati ed alla cessazione dell’assegno quando il reddito da lavoro dipendente, pensione o altra prestazione previdenziale derivante da lavoro dipendente sia inferiore al 70% del reddito complessivo del nucleo familiare.

 

ANF, da novembre 2017 nuove modalità di valorizzazione per gli arretrati in UniEmens

 

A partire dalle denunce di competenza novembre 2017, i datori di lavoro che erogano importi arretrati dell’ANF, su richiesta del lavoratore presentata entro il termine di prescrizione quinquennale, potranno valorizzare il flusso corrente fino al limite di importo pari a 3.000 euro, per singolo lavoratore

Come noto, l’assegno per il nucleo familiare (ANF) spetta ai nuclei familiari dei lavoratori dipendenti, in relazione alla composizione del nucleo familiare ed ai redditi da lavoro dipendente dichiarati. Esso viene corrisposto dal datore di lavoro al lavoratore dipendente che abbia presentato all’azienda l’apposito modello di richiesta con cui è resa una dichiarazione di responsabilità. I redditi si riferiscono all’anno solare precedente a quello della richiesta di ANF, che invece decorre dal mese di luglio dell’anno di richiesta fino a giugno dell’anno successivo. Laddove la domanda venga presentata per uno o per più periodi pregressi, gli arretrati spettanti vengono corrisposti entro 5 anni, secondo il termine di prescrizione quinquennale.
Orbene, a partire dalle denunce con periodo di competenza novembre 2017, i datori di lavoro interessati al conguaglio di importi di ANF arretrati, potranno richiedere per ogni singolo dipendente gli importi spettanti entro un tetto massimo di € 3.000. Le richieste di arretrati per importi ulteriori, invece, potranno essere effettuate utilizzando esclusivamente flussi di regolarizzazione.