Contratto di solidarietà difensivo: esclusi i somministrati

 

 

Nell’ipotesi di crisi aziendale della impresa utilizzatrice e di accesso a trattamenti di integrazione salariale, compresa la solidarietà difensiva, i lavoratori in somministrazione potranno accedere esclusivamente al trattamento di integrazione salariale in deroga o ai fondi di solidarietà bilaterale.

La ratio dell’istituto del contratto di solidarietà difensivo sta nel mantenimento dei livelli occupazionali in situazioni di crisi aziendale temporanea, esso si attiva attraverso accordo tra azienda e organizzazioni sindacali per la diminuzione dell’orario di lavoro dei dipendenti, ai quali viene erogato un contributo integrativo volto a compensare la perdita di retribuzione determinata dalla contrazione oraria.
Il lavoratore somministrato non è computato – ai sensi dell’art. 34, comma 3, D.Lgs. 81/2015 – nell’organico dell’utilizzatore ai fini dell’applicazione di normative di legge o di contratto collettivo, fatta eccezione per quelle relative alla tutela della salute e della sicurezza sul lavoro; tale lavoratore infatti instaura un rapporto di lavoro subordinato con l’agenzia di somministrazione, della quale resta dipendente anche a seguito dell’invio in missione presso l’impresa utilizzatrice. In caso di crisi aziendale, il Legislatore ha previsto espressamente l’accesso al trattamento di cassa integrazione salariale in deroga per il lavoratore in somministrazione, in base alla richiesta effettuata dall’agenzia di somministrazione/datore di lavoro, non sussiste, invece, analoga previsione normativa che contempli la possibilità per i lavoratori impiegati in somministrazione di accedere al trattamento integrativo di solidarietà fruito dai lavoratori dipendenti della società utilizzatrice. Pertanto – chiarisce il Ministero del lavoro con risposta ad interpello n. 3/2016 – in caso di crisi aziendale della impresa utilizzatrice e di accesso a trattamenti di integrazione salariale, ivi compresa la solidarietà difensiva, i lavoratori in somministrazione potranno accedere esclusivamente al trattamento di integrazione salariale in deroga o ai fondi di solidarietà bilaterale.

Non sembrano, infine, sussistere specifiche preclusioni circa la posibilità per i lavoratori in regime di solidarietà, somministrati e non, di svolgere attività lavorativa presso terzi con contratto di lavoro part time in orario coincidente con quello interessato dalla solidarietà. Ai fini dell’eventuale rimodulazione o decadenza dal relativo contributo, si rinvia ai chiarimenti già forniti dall’INPS con circolare n. 130/2010.

 

Pensionati assunti a tempo indeterminato: ok all’esonero contributivo triennale

 

In assenza di una espressa preclusione da parte del Legislatore, il datore di lavoro può beneficiare dell’esonero contributivo triennale di cui all’art. 1, co. 118, L. n. 190/2014 anche in caso di assunzione a tempo indeterminato di lavoratori già percettori di trattamento pensionistico.

Il chiarimento del Ministero del lavoro (risposta ad interpello n. 4/2016) giunge in seguito ai dubbi sollevati in merito alla corretta interpretazione dell’art. 1, co. 118, L. n. 190/2014 dal Consiglio Nazionale Cdl circa, in particolare, il riconoscimento del beneficio in questione anche in caso di assunzione a tempo indeterminato di lavoratore percettore di trattamento pensionistico, con riferimento al quale non viene concessa alcuna ulteriore agevolazione contributiva.

Al fine di incentivare la stabilità dell’occupazione, la Legge di Stabilità 2015 ha, come noto, introdotto l’esonero dal versamento dei contributi previdenziali, per un periodo massimo di trentasei mesi, in favore dei datori di lavoro che abbiano effettuato nuove assunzioni con contratti di lavoro a tempo indeterminato dal 1° gennaio 2015 al 31 dicembre dello stesso anno.
Dell’esonero può beneficiarsi solo se nei sei mesi precedenti all’assunzione, il lavoratore non sia stato occupato presso altro datore di lavoro con contratto a tempo indeterminato. Lo sgravio è, inoltre, escluso con riferimento a lavoratori per i quali il beneficio stesso sia già stato usufruito in relazione a precedente assunzione a tempo indeterminato, nonché laddove nell’arco dei tre mesi antecedenti alla data di entrata in vigore della citata Legge, il lavoratore assunto abbia avuto rapporti di lavoro a tempo indeterminato con il medesimo datore di lavoro richiedente l’incentivo, ovvero con società da questi controllate o a questi collegate o facenti capo, anche per interposta persona, allo stesso datore di lavoro.

Ciò premesso, il Ministero del lavoro ha evidenziato che l’art. 1 comma 118, cit. non circoscrive la platea dei lavoratori per i quali è possibile godere dell’esonero contributivo a coloro che non percepiscono un trattamento pensionistico.
Pertanto, in assenza di una preclusione espressa da parte del Legislatore, l’ipotesi di assunzione a tempo indeterminato di lavoratori già percettori di trattamento pensionistico può rientrare nel campo di applicazione della disposizione di cui all’art. 1, comma 118, L. n. 190/2014.

 

La Cassa integrazione guadagni nella Legge di Stabilità

 

La necessità di un’anzianità effettiva di 90 giorni al momento delle presentazione della domanda di CIG può esser derogata laddove si verifichino eventi oggettivamente non evitabili, in qualsiasi settore produttivo.

Sono destinatari dei trattamenti di integrazione salariale i lavoratori assunti con contratto di lavoro subordinato, ivi compresi gli apprendisti, con esclusione dei dirigenti e dei lavoratori a domicilio.
I lavoratori devono possedere, presso l’unità produttiva per la quale è richiesto il trattamento, un’anzianità di effettivo lavoro di almeno 90 giorni alla data di presentazione della relativa domanda di concessione. Tale condizione, considerando la soppressione operata dal co. 308 della Legge di Stabilità, non è necessaria per le domande relative a trattamenti ordinari di integrazione salariale per eventi oggettivamente non evitabili in qualsiasi settore produttivo, non più solo in quello industriale come previsto dalla formulazione ex art. 1, D.Lgs. n. 148/2015.

Inoltre, per il tramite della disposizione contenuta nel co. 309 della citata Legge, tornano a beneficiare della disciplina della CIG i soggetti di seguito indicati, in un primo momento eliminati dal D.Lgs. n. 148/2015:
– le imprese armatoriali di navigazione o ausiliarie dell’armamento;
– le imprese ferroviarie, tranviarie e di navigazione interna;
– le imprese esercenti autoservizi pubblici di linea tenute all’osservanza delle leggi 24 maggio 1952, n. 628 e 22 settembre 1960, n. 1054, o che comunque iscrivono il personale dipendente al Fondo di previdenza del personale addetto ai pubblici servizi di trasporto;
– le imprese di spettacoli;
– gli esercenti la piccola pesca e le imprese per la pesca industriale;
– le imprese artigiane ritenute tali agli effetti degli assegni familiari;
– le cooperative, i gruppi, le compagnie e carovane dei facchini, portabagagli, birocciai e simili;
– le imprese industriali degli enti pubblici, anche se municipalizzate, e dello Stato.

 

La Cassa integrazione guadagni nella Legge di Stabilità

 

La necessità di un’anzianità effettiva di 90 giorni al momento delle presentazione della domanda di CIG può esser derogata laddove si verifichino eventi oggettivamente non evitabili, in qualsiasi settore produttivo.

Sono destinatari dei trattamenti di integrazione salariale i lavoratori assunti con contratto di lavoro subordinato, ivi compresi gli apprendisti, con esclusione dei dirigenti e dei lavoratori a domicilio.
I lavoratori devono possedere, presso l’unità produttiva per la quale è richiesto il trattamento, un’anzianità di effettivo lavoro di almeno 90 giorni alla data di presentazione della relativa domanda di concessione. Tale condizione, considerando la soppressione operata dal co. 308 della Legge di Stabilità, non è necessaria per le domande relative a trattamenti ordinari di integrazione salariale per eventi oggettivamente non evitabili in qualsiasi settore produttivo, non più solo in quello industriale come previsto dalla formulazione ex art. 1, D.Lgs. n. 148/2015.

Inoltre, per il tramite della disposizione contenuta nel co. 309 della L. n. 208/2015, tornano a restare escluse dall’applicazione delle norme in materia di integrazione dei guadagni degli operai dell’industria, le imprese di seguito indicate (norma in un primo momento abrogata dal D.Lgs. n. 148/2015):
– le imprese armatoriali di navigazione o ausiliarie dell’armamento;
– le imprese ferroviarie, tranviarie e di navigazione interna;
– le imprese esercenti autoservizi pubblici di linea tenute all’osservanza delle leggi 24 maggio 1952, n. 628 e 22 settembre 1960, n. 1054, o che comunque iscrivono il personale dipendente al Fondo di previdenza del personale addetto ai pubblici servizi di trasporto;
– le imprese di spettacoli;
– gli esercenti la piccola pesca e le imprese per la pesca industriale;
– le imprese artigiane ritenute tali agli effetti degli assegni familiari;
– le cooperative, i gruppi, le compagnie e carovane dei facchini, portabagagli, birocciai e simili;
– le imprese industriali degli enti pubblici, anche se municipalizzate, e dello Stato.

 

Prepensionamento dei dipendenti poligrafici, i termini di presentazione dell’istanza

 

 

Le prime indicazioni dell’Inps per il prepensionamento dei lavoratori dipendenti poligrafici di aziende editoriali, con particolare riferimento al termine di presentazione delle relative domande

Le disposizioni in materia di requisiti di accesso e di regime delle decorrenze dei trattamenti pensionistici vigenti al 31 dicembre 2013, continuano ad applicarsi, ancorché maturino i requisiti per l’accesso al pensionamento successivamente alla predetta data, ai lavoratori poligrafici collocati in Cigs finalizzata al prepensionamento, in forza di accordi di procedura sottoscritti tra il 1° settembre ed il 31 dicembre 2013. I trattamenti pensionistici anticipati sono erogati, fino al limite di spesa annua di 3 milioni di euro per ciascuno degli anni 2016, 2017 e 2018, secondo l’ordine di sottoscrizione del relativo accordo presso l’ente competente.
I destinatari del beneficio hanno diritto al prepensionamento, indipendentemente dal requisito anagrafico e in presenza delle altre condizioni di legge, sulla base dell’anzianità contributiva minima di 32 anni da far valere nell’AGO dei lavoratori dipendenti, aumentata di un periodo pari a 3 anni fino a un massimo di 35.
I lavoratori interessati possono presentare domanda di prepensionamento entro 60 giorni:
– dall’ammissione al trattamento straordinario di integrazione salariale;
– dalla maturazione del requisito contributivo di 32 anni nel periodo di godimento del trattamento;
– dalla maturazione del requisito contributivo di 32 anni se alla data di pubblicazione del decreto di ammissione al trattamento straordinario di integrazione salariale, successiva alla decorrenza del trattamento stesso, l’interessato non abbia ancora perfezionato il requisito contributivo;
– dalla data di pubblicazione del decreto di ammissione al trattamento straordinario di integrazione salariale se a tale data, successiva alla decorrenza del trattamento stesso, l’interessato abbia già perfezionato il requisito contributivo di 32 anni.
In ogni caso, se alla data del 1° gennaio 2016 il termine predetto di 60 giorni risulti essere scaduto, gli interessati possono comunque presentare domanda di prepensionamento entro 60 giorni dal 1° gennaio, ovvero entro e non oltre il 1° marzo 2016.