Denuncia discriminazioni per molestia o molestia sessuale: più tutele nella legge di Bilancio

 


Le lavoratrici ed i lavoratori che agiscono in giudizio per la dichiarazione delle discriminazioni per molestia o molestia sessuale poste in essere non possono essere sanzionati, demansionati, licenziati, trasferiti o sottoposti ad altra misura organizzativa avente effetti negativi, diretti o indiretti, sulle condizioni di lavoro, determinati dalla denuncia stessa. Il licenziamento ritorsivo o discriminatorio del soggetto denunciante è nullo.


Secondo la formulazione originaria dell’articolo 26 del Codice delle pari opportunità tra uomo e donna, si considerano discriminazioni anche le molestie, ovvero quei comportamenti indesiderati, posti in essere per ragioni connesse al sesso, aventi lo scopo o l’effetto di violare la dignità di una lavoratrice o di un lavoratore e di creare un clima intimidatorio, ostile, degradante, umiliante o offensivo. Si considerano, inoltre, come discriminazioni le molestie sessuali, ovvero quei comportamenti indesiderati a connotazione sessuale, espressi in forma fisica, verbale o non verbale, aventi lo scopo o l’effetto di violare la dignità di una lavoratrice o di un lavoratore e di creare un clima intimidatorio, ostile, degradante, umiliante o offensivo.
Stesso discorso vale per i trattamenti meno favorevoli subiti da una lavoratrice o da un lavoratore per il fatto di aver rifiutato i comportamenti di cui sopra o di esservisi sottomessi. Sono considerati, altresì, discriminazioni quei trattamenti sfavorevoli da parte del datore di lavoro che costituiscono una reazione ad un reclamo o ad una azione volta ad ottenere il rispetto del principio di parità di trattamento tra uomini e donne.
L’articolo 1, co. 218, della legge di bilancio 2018, introduce ulteriori tutele per le lavoratrici ed i lavoratori che denuncino i comportamenti in argomento, modificando l’articolo 26 cit. La lavoratrice o il lavoratore, infatti, che agisce in giudizio per la dichiarazione delle discriminazioni per molestia o molestia sessuale poste in essere non può essere sanzionato, demansionato, licenziato, trasferito o sottoposto ad altra misura organizzativa avente effetti negativi, diretti o indiretti, sulle condizioni di lavoro, determinati dalla denuncia stessa. Il licenziamento ritorsivo o discriminatorio del soggetto denunciante è nullo. Sono altresì nulli il mutamento di mansioni ai, nonché qualsiasi altra misura ritorsiva o discriminatoria adottata nei confronti del denunciante. Tali tutele non sono garantite nei casi in cui sia accertata, anche con sentenza di primo grado, la responsabilità penale del denunciante per i reati di calunnia o diffamazione ovvero l’infondatezza della denuncia.
I datori di lavoro sono tenuti ad assicurare condizioni di lavoro tali da garantire l’integrità fisica e morale e la dignità dei lavoratori, anche concordando con le organizzazioni sindacali dei lavoratori le iniziative, di natura informativa e formativa, più opportune al fine di prevenire il fenomeno delle molestie sessuali nei luoghi di lavoro.


 

Autoriparazione: i chiarimenti del Ministero dopo la Legge di Bilancio 2018

 


In seguito alle recenti novità introdotte dalla Legge di Bilancio 2018 in materia di attività di autoriparazione, ed in particolare sulla nomina del Responsabile Tecnico, il Ministero dello Sviluppo Economico ha fornito il quadro generale delle novità, volte a consentire una maggiore libertà di intraprendere iniziative imprenditoriali nel settore (Ministero Sviluppo Economico – circolare 09 gennaio 2018, n. 3703).

In particolare, è previsto che entro il 1° luglio 2018, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano devono attivare i corsi regionali teorico-pratico di qualificazione del Responsabile Tecnico, seguito da almeno un anno di esercizio dell’attività di autoriparazione, come operaio qualificato, alle dipendenze di imprese operanti nel settore nell’arco degli ultimi cinque anni. Per le imprese di autoriparazione già iscritte nel Registro Imprese o nell’Albo delle imprese artigiane e abilitate per una o più attività (meccatronica, carrozzeria, gommista), la frequentazione ai suddetti corso, consente l’immediata abilitazione del responsabile tecnico, risultando non necessaria l’esperienza annuale.


Inoltre, al fine di garantire una maggiore libertà di intraprendere iniziative imprenditoriali nel settore è stato esteso, a favore esclusivamente delle imprese già operanti nel settore, il periodo di tempo entro cui sostenere i corsi di qualificazione a dieci anni invece dei precedenti cinque.

 

Pubblica Amministrazione – Accordo 9/1/2018 – Calendario per elezioni delle RSU

 



Firmato, il 9/1/2018, tra ARAN e CGIL, CISL, UIL, CGS, CONFSAL, CSE, USAE, il Protocollo di integrazione del Protocollo 4/12/2017 che definisce il calendario delle votazioni per il rinnovo delle rappresentanze unitarie del personale dei comparti


Le parti, visto l’impegno assunto con il precedente accordo firmato il 4/12/2017, a incontrarsi entro il 10/1/2018 per definire il calendario dettagliato delle elezioni delle RSU indette dalle confederazioni sindacali rappresentative, hanno disposto che esse si terranno nei giorni 17, 18 e 19 aprile 2018 in tutti i comparti delle pubbliche amministrazioni.


Nello specifico, le procedure elettorali si svolgeranno con la tempistica di seguito indicata:

































13 febbraio 2018 annuncio delle elezioni da parte delle associazioni sindacali e contestuale inizio della procedura elettorale
14 febbraio 2018 -messa a disposizione, da parte delle Amministrazioni, dell’elenco generale alfabetico degli elettori e consegna della relativa copia a tutte le organizzazioni sindacali che ne fanno richiesta;

– contestuale inizio da parte delle organizzazioni sindacali della raccolta delle firme per la presentazione delle liste

23 febbraio 2018 primo termine per l’insediamento della Commissione elettorale
28 febbraio 2018 termine conclusivo per la costituzione formale della Commissione elettorale
9 marzo 2018 termine per la presentazione delle liste elettorali
5 aprile 2018 affissione delle liste elettorali da parte della Commissione
17-18-19 aprile 2018 Votazioni
20 aprile 2018 Scrutinio
20-27 aprile 2018 affissione risultati elettorali da parte della Commissione
28 aprile – 10 maggio 2018 invio, da parte delle Amministrazioni, del verbale elettorale finale all’ARAN per il tramite dell’apposita piattaforma presente sul sito dell’Agenzia

 

Corretta applicazione art. 70 del CCNL gomma plastica – industria

 

La Federazione Gomma Plastica ha ribadito, in vista dello sciopero proclamato dai sindacati dei chimici, la volontà di adeguare la retribuzione allo scostamento tra inflazione stimata e quella reale.

Secondo la Federazione Gomma Plastica è stata esperita ed esaurita, a tutti i debiti effetti, la procedura di esame congiunto relativa all’aggiornamento dei minimi contrattuali.
L’Accordo di Rinnovo del CCNL di settore ha, infatti, stabilito nuovi minimi (decorrenti rispettivamente dal 1° gennaio 2017, dal 1° gennaio 2018 e dal 1° ottobre 2018) previo un esame congiunto fra le Parti firmatarie del CCNL che, ad oggi, la controparte datoriale, ritiene di aver espletato in maniera corretta..
Tuttavia, le OO.SS firmatarie dello stesso CCNL hanno proclamato nuove iniziative di sciopero per il corrente mese di gennaio, sostenendo una scorretta applicazione della ratio dell’articolo 70 vista l’applicazione di una ritenuta di 19 euro sulla tranche di aumento salariale previsto dal contratti di lavoro.


 

Rischio da interferenza: gli obblighi di cooperazione e coordinamento delle imprese

 

In materia di sicurezza sul lavoro, ai fini dell’operatività degli obblighi di coordinamento e cooperazione connessi all’esistenza di un rischio interferenziale, occorre aver riguardo non alla qualificazione civilistica attribuita al rapporto tra le imprese che cooperano tra loro, ma all’effetto che tale rapporto origina e che può essere fonte di ulteriori rischi per l’incolumità dei lavoratori delle imprese coinvolte

Il caso giudiziario riguarda la condanna di due datori di lavoro in relazione al delitto di lesioni personali colpose con violazione delle norme sulla prevenzione degli infortuni sul lavoro, contestato come commesso in danno di un lavoratore infortunato. Il fatto oggetto del processo si era verificato nel corso di lavori presso un cantiere edile, presso il quale lavoravano più ditte: il lavoratore stava eseguendo, all’interno di un cavedio, il lavaggio di una persiana smontata con una idropulitrice, mentre contestualmente si svolgevano operazioni di uso di un montacarichi posizionato sulla sommità di un ponteggio metallico eretto all’interno del cavedio. Durante la fase di salita, dal montacarichi si era staccato ed era caduto un trapano, non adeguatamente assicurato da parte di un dipendente di diversa ditta; l’attrezzo aveva colpto al capo il lavoratore, procurandogli lesioni. Il reato é contestato ai diversi datori di lavoro, in cooperazione colposa fra loro, per non aver adottato le misure necessarie a prevenire i rischi a carico dei lavoratori in sosta o in attività sotto carichi sospesi, ed al coordinatore per l’esecuzione dei lavori.
Avverso la sentenza ricorrono così in Cassazione gli imputati; in particolare, il soggetto che non rivestiva la qualità di datore di lavoro del dipendente infortunato, lamentava che la sentenza di merito gli avesse attribuito una posizione di garanzia per vigilanza genericamente rivolta a tutti i lavoratori impegnati nell’appalto.
Per la Suprema Corte tale motivo é infondato (pur rilevando che il reato ascritto agli imputati è estinto per intervenuta prescrizione). In primis, ai fini dell’operatività degli obblighi di coordinamento e cooperazione connessi all’esistenza di un rischio interferenziale, occorre aver riguardo non alla qualificazione civilistica attribuita al rapporto tra le imprese che cooperano tra loro, ma all’effetto della concreta interferenza tra le organizzazioni operanti sul medesimo luogo di lavoro e che può essere fonte di ulteriori rischi per l’incolumità dei lavoratori delle imprese coinvolte. In tale quadro, non può dirsi fondata la lagnanza del ricorrente con riguardo al fatto che egli non era formalmente investito della qualità di datore di lavoro dell’infortunato, atteso che egli doveva farsi carico dei rischi connessi alla presenza, sul luogo di lavoro, di altre ditte e di lavoratori da queste dipendenti. Parimenti, con riguardo alla dedotta assenza di un rapporto di lavoro subordinato con il lavoratore “colpevole” di aver mal assicurato il trapano al montacarichi, la doglianza si appalesa infondata, atteso che, soprattutto nell’ambito di lavorazioni con la concomitante presenza di più ditte e di lavoratori dipendenti da ciascuna di esse, la formale qualificazione del rapporto non rileva ai fini dell’assunzione della posizione di garanzia in relazione al “rischio interferenziale”.