Licenzimento del dipendente dopo le sue “giustificazioni”

 

Anche se il dipendente ha fornito le giustificazioni prima della scadenza dei 5 giorni, nulla osta all’irrogazione della sanzione espulsiva, senza la necessità di attendere il decorso della residua parte del termine.

È il principio ribadito dalla Corte di Cassazione, secondo il quale il termine di 5 giorni dalla contestazione dell’addebito, prima della cui scadenza è preclusa, ai sensi dell’articolo 7, comma 5, della Legge 20 maggio 1970, n. 300, la possibilità di irrogazione della sanzione disciplinare, compreso il licenziamento, è funzionale solo ad esigenze di tutela dell’incolpato, in quanto tende ad impedire, in quest’ultimo caso, che la sua estromissione dal luogo di lavoro possa avvenire senza che egli abbia avuto la possibilità di raccogliere e fornire le prove e gli argomenti a propria difesa.
Ne consegue che, qualora il lavoratore abbia fornito le sue giustificazioni prima della scadenza suddetta, senza manifestare alcuna esplicita riserva di ulteriori produzioni documentali o motivazioni difensive, nulla più osta qualora il datore di lavoro ritenga di doversi in tal senso determinare, all’immediata irrogazione della sanzione, senza che sia, a tal fine, necessario attendere il decorso della residua parte del termine.
Il suddetto termine non rientra propriamente nella categoria dei termini ne ante quem, ma in quella dei termini post quem, rivolta cioè non ad impedire che un determinato atto sia compiuto prima del decorso di un dato tempo, ma ad impedire che ciò avvenga senza che una determinata attività sia stata possibile, e, pertanto, soltanto al compimento della stessa. Ciò si desume dalla ratio della disposizione che è rivolta ad impedire che l’irrogazione della sanzione possa avvenire senza che l’incolpato abbia avuto la possibilità di raccogliere e di fornire le prove e gli argomenti a propria giustificazione: il valore che si intende tutelale non è l’esistenza, in sé e per sé, di un intervallo di tempo tra contestazione ed irrogazione, ma di tempo massimo che si ritiene presuntivamente idoneo a consentire le difese.

 

Collaboratori/mediatori: iscrizione nel Registro delle Imprese

 

Non è sufficiente che il titolare, con requisito di agente immobiliare, sia iscritto nel registro delle imprese ma anche coloro che collaborano con una srl in forma di mediatore nella stessa sede devono essere iscritti nel registro delle imprese (Ministero dello sviluppo economico – Parere 07 marzo 2016, n. 76466).

L’art. 4 del Decreto Ministeriale 26 ottobre 2011 relativo ai mediatori, attuativo dell’art. 80 del D. Lgs. n. 59/2010, ha stabilito solo l’obbligo, per l’impresa di mediazione che intende iscriversi nel Registro delle Imprese camerale, di individuare/segnalare per ogni sua sede o unità locale uno specifico soggetto che vi eserciti l’attività per suo conto; senza nulla prescrivere circa l’unicità o meno dell’incarico, o circa il rapporto di immedesimazione che detto soggetto dovrebbe avere con l’impresa.
Pertanto, laddove il titolare o il legale rappresentante non svolga in prima persona l’attività mediatizia presso l’unità locale, deve nominare un preposto, immedesimato a qualsiasi titolo con l’impresa, che sia in possesso dei requisiti di legge per esercitare per suo conto l’attività in detta unità.
Tale nomina è da intendersi a tutti gli effetti esclusiva e cioè riguardante un soggetto diverso per ogni singola sede/unità locale.
Di conseguenza, è necessario che in una società dove si svolge l’attività di agente di affari in mediazione, con o senza diverse unità locali, tutti coloro che, a qualsiasi titolo, la esercitano per suo conto (siano essi appunto legali rappresentanti come da statuto, ovvero preposti, gestori, procuratori od altro) non solo siano in possesso dei requisiti morali e professionali richiesti dalla legge n. 39/1989, ma siano di conseguenza comunicati e registrati come tali presso il Registro delle Imprese camerale.
Da ciò ne discende poi che adeguate informazioni/indicazioni pubblicitarie dovranno essere opportunamente evidenziate nei confronti dei terzi in generale, nonché della clientela dell’impresa di mediazione in particolare, ma anche con riguardo sia alla certificazione e dimostrazione della qualifica rivestita dai soggetti in questione, attraverso l’utilizzo della tessera personale di riconoscimento, sia con riguardo al possesso di idonea garanzia assicurativa per l’esercizio dell’attività da parte dei medesimi per conto dell’impresa.

 

Reddito da lavoro e trattamento pensionistico, per l’Inpgi non si applica il cumulo

 

La Corte di Cassazione riconosce l’autonomia dell’Inpgi di applicare una diversa regolamentazione, rispetto all’AGO gestita dall’Inps, in tema di cumulo tra reddito da lavoro e pensione di anzianità.

La Cassazione precisa che le forme previdenziali gestite dall’Inpgi devono essere coordinate con le norme che regolano il regime delle prestazioni e dei contributi delle forme di previdenza sociale obbligatoria (AGO), sia generali che sostitutive, ma il “coordinamento” non va inteso come “conformazione” o “adeguamento”, il che violerebbe l’integrità della sua autonomia, contraddicendo alle fondamentali premesse ordinamentali racchiuse nella privatizzazione dell’Istituto. La necessità di “coordinamento” è di per sé stessa la negazione d’una diretta e necessaria efficacia delle norme di previdenza sociale nell’ordinamento dell’Istituto, e l’affermazione d’un autonomo potere di adeguare le norme stesse alle interne esigenze, ed in particolare alle esigenze di bilancio. L’AGO gestita dall’Inps e le forme di assistenza e previdenza obbligatoria gestite dagli Enti gestori dotati di personalità giuridica privata, pur essendo entrambe dirette a garantire ai loro iscritti la tutela assicurativa, sono organizzate con modalità del tutto autonome: la prima, infatti, è assoggettata ad una disciplina di carattere legislativo, mentre le seconde ad una disciplina elaborata dagli organi deliberanti degli enti privatizzati, in attuazione di principi enunciati dalla legge, e assoggettata alla vigilanza dei Ministeri competenti. Infine, non può ritenersi che tra le forme esclusive e sostitutive dell’AGO rientri alcuno degli Enti previdenziali privatizzati.

 

Fondo Sanitario “San.Arti.”: la campagna di iscrizione volontaria riapre il 2 maggio

 

San.Arti., il Fondo di assistenza sanitaria integrativa per i settori dell’artigianato, comunica che dal 2 maggio riparte la campagna di iscrizione volontaria

San.Arti., nel dare tale comunicazione, ricorda che è un Fondo di assistenza sanitaria integrativa che si rivolge non solo ai dipendenti ma anche ai titolari delle aziende artigiane.

Tutte le aziende artigiane che applicano i CCNL dell’Area Meccanica, Installazione di impianti, Orafi, Argentieri ed affini, Odontotecnici; CCNL dell’Area Chimica Ceramica; CCNL dell’Area Legno Lapidei; CCNL Alimentare e della Panificazione; CCNL Acconciatura, Estetica, Tricologia non curativa, Tatuaggio, Piercing e Centri Benessere; CCNL dell’Area Comunicazione; CCNL dell’Area Tessile Moda; CCNL Imprese Pulizie Artigiane; CCNL TAC – PMI sono tenute a versare per i propri dipendenti con contratto di lavoro a tempo indeterminato, da apprendista e a tempo determinato pari o superiore a 12 mesi un contributo mensile di € 10,42 a lavoratore entro il giorno 16 di ogni mese con il modello di pagamento unificato F24 e l’invio del flusso Uniemens (causale contributo ART1 su entrambi). Le prestazioni per i dipendenti aventi diritto verranno erogate il 1° giorno del settimo mese successivo al versamento dell’azienda artigiana.

L’iscrizione al Fondo è inoltre prevista volontariamente per i titolari, soci e collaboratori delle aziende artigiane con quota annuale a carico degli interessati di € 295,00 ciascuno (fino a 68 anni di età) e per i familiari (coniuge, conviventi e figli a carico) dei dipendenti e dei titolari, soci e collaboratori versando € 110,00 per i ragazzi da 1 a 14 anni e € 175,00 per uomini e donne da 15 a 67 anni con un bollettino emesso dal sito, effettuate le procedure di registrazione. Il periodo di iscrizione per i soggetti volontari è dal 1° Aprile al 31 Ottobre di ciascun anno e le prestazioni saranno erogate dal 1° Gennaio del successivo anno solare.

 

Approvato il decreto sul distacco lavoratori nell’Unione europea

 

Approvato, in esame preliminare, il decreto legislativo di attuazione della direttiva 2014/67/UE del parlamento europeo e del Consiglio, del 15 maggio 2014, concernente l’applicazione della direttiva 96/71/CE che disciplina il distacco transfrontaliero, vale a dire quel meccanismo in base al quale le imprese presenti nel territorio di uno stato membro prestano servizi tramite i propri lavoratori nel territorio di un altro stato membro.

Il citato decreto legislativo modifica, altresì, il regolamento (Ue) n. 1024/2012 relativo alla cooperazione amministrativa attraverso il sistema di informazione del mercato interno (regolamento IMI).
L’obiettivo della Direttiva è il contrastare il fenomeno del distacco abusivo e conseguentemente la violazione dei diritti fondamentali dei lavoratori e le pratiche di concorrenza sleale; attraverso la stessa si tenta, inoltre, di agevolare la cooperazione tra gli Stati membri nell’accertamento dell’autenticità dei distacchi e nel perseguimento e nella repressione dei distacchi abusivi.
Il decreto individua una serie di elementi utili a verificare l’autenticità del distacco e prevede, innovando rispetto a quanto attualmente previsto, che nel caso in cui il distacco transnazionale risulti non autentico il lavoratore distaccato è considerato a tutti gli effetti alle dipendenze del distaccatario.
Il Legislatore ha disposto, poi, le condizioni di lavoro dei lavoratori distaccati in Italia precisando che tali condizioni di lavoro devono essere corrispondenti a quelle dei lavoratori italiani che prestano la stessa o analoga attività e prevede che in caso di inadempimento agli obblighi retributivi e contributivi da parte dell’impresa distaccante, l’utilizzatore sia solidalmente responsabile. Inoltre impone l’obbligo all’impresa distaccante di comunicare il distacco dei suoi lavoratori in Italia almeno 24 ore prima dell’inizio, fornendo una serie di informazioni relative, tra l’altro, all’impresa distaccante, all’impresa distaccataria, all’identità ed al numero dei lavoratori distaccati e alla natura del contratto in base al quale viene effettuato il distacco.
Il decreto infine disciplina la cooperazione tra Stati nell’attività di verifica dell’autenticità dei distacchi e di perseguimento e repressione dei distacchi abusivi.