Il protocollo d’intesa sulle pari opportunità

 

Firmato, il 10 febbraio 2016, il protocollo di intesa tra il Dipartimento per le pari opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri e la Consigliera nazionale di parità per promuovere le pari opportunità per i lavoratori e le lavoratrici.

Tra le attività previste dal Protocollo:
– l’analisi delle situazioni di squilibrio di genere maggiormente ricorrenti;
– la promozione di nuovi modelli organizzativi e iniziative finalizzate a favorire l’attuazione del principio di parità di trattamento tra uomini e donne nelle amministrazioni e negli enti pubblici sia per quanto concerne l’adozione di misure tese a favorire la conciliazione dei tempi di lavoro e i tempi di cura della famiglia, sia per quanto concerne, l’accesso al lavoro, il corretto utilizzo dei meccanismi premiali, il riconoscimento dei meriti professionali e la crescita lavorativa delle dipendenti;
– l’individuazione di nuovi modelli per favorire la diffusione della Carta per le pari opportunità e l’uguaglianza sul lavoro promossa in data 5 ottobre 2009 dal Ministro delle pari opportunità e dal Ministro del lavoro;
– la definizione di una reciproca collaborazione tra la Consigliera nazionale di parità e il Dipartimento per le pari opportunità, per la presa in carico e la trattazione delle segnalazioni e dei casi significativi inerenti le discriminazioni trasmesse al Dipartimento;
– la promozione di attività informative e formative finalizzate ad una maggiore diffusione dei codici di comportamento conformi alla parità e ad individuare le manifestazioni anche indirette di discriminazione, ad una maggiore diffusione di modalità innovative di svolgimento della prestazione lavorativa che permettano di conciliare esigenze di vita e di lavoro; alla promozione di una presenza equilibrata degli uomini e delle donne nei ruoli decisionali, al contrasto agli stereotipi di genere;
– la promozione di eventi formativi per l’educazione finanziaria e di supporto all’imprenditoria femminile nonché di attività per la concreta attuazione delle disposizioni normative concernenti il congedo per le donne vittime di violenza di genere.

 

Veneto: DOCUMENTO COMUNE SU FSBA

 

Siglato, lo scorso 25 gennaio, tra le associazioni venete CONFARTIGIANATO Imprese, CNA e CASARTIGIANI e le OO.SS. Venete CGIL, CISL e UIL il documento comune sul Fondo sociale di bilateralità per l’artigianato.

Al fine di garantire l’esecuzione di una corretta procedura nella fase di richiesta delle prestazioni che tuteli la sostenibilità di FSBA e della bilateralità nel suo complesso, le Parti hanno convenuto sulle seguenti indicazioni comuni:

– individuazione di procedure sindacali per la gestione delle tipologie di crisi aziendale che garantiscano la presenza indispensabile di almeno una delle associazioni artigiane e delle OO.SS. firmatarie. Qualora il verbale di accordo manchi di uno di questi due elementi l’Ente bilaterale regionale non potrà dar seguito all’erogazione della prestazione FSBA;

– le procedure sindacali definite a livello nazionale, potranno essere riviste/integrate a livello regionale, tenendo conto dell’esperienza maturata nelle relazioni sindacali regionali;

– la richiesta della prestazione FSBA, fermo restando alcuni adempimenti posti a carico dell’impresa, sarà effettuata dal lavoratore attraverso gli sportelli all’uopo dedicati ove presenti nelle singole Regioni, la prestazione FSBA dovrà essere erogata direttamente dall’Ente bilaterale regionale al lavoratore.

Inoltre gli adempimenti fiscali potranno essere a carico dell’ente bilaterale regionale o, previa comunicazione, dello stesso datore di lavoro cui è in forza il lavoratore sospeso.

Le parti, auspicano una tempestiva liquidazione da parte dell’ente bilaterale regionale, sia delle prestazioni destinate ai dipendenti sia della contribuzione versata dall’impresa all’Inps.

 

L’indennità di trasferta non è equiparabile alla variazione della residenza di servizio

 

L’indennità di trasferta non è equiparabile all’individuazione e variazione (in relazione alle condizioni tecniche) della residenza di servizio ad opera della contrattazione aziendale, la quale può apportare anche modificazioni peggiorative rispetto agli usi aziendali (CORTE DI CASSAZIONE – Sentenza 19 febbraio 2016, n. 3296)

Il caso riguarda la richiesta di condanna del datore di lavoro al pagamento dell’indennità di trasferta, da parte di un lavoratore che aveva ritenuto dover ricevere la stessa in luogo della distinzione tra zona e residenza di servizio.
Secondo il ricorrente, infatti, il datore di lavoro, non notificandogli il mutamento della residenza di servizio non gli aveva corrisposto l’indennità, trascurando così la rilevanza delle condizioni tecniche degli impianti ai fini della determinazione della residenza di servizio.
Tuttavia, la Corte di Cassazione, confermando la sentenza di primo e secondo grado, ha rigettato il ricorso del lavoratore confermando la mancata spettanza dell’indennità.
La Suprema Corte ha, infatti, ritenuto esente da vizi l’interpretazione data dal giudice di merito all’art. 20 del CCNL degli autoferrotranviari, secondo la quale la nozione di “residenza di servizio” del lavoratore può coincidere con l’intero territorio di un comune, eventualmente articolato in più frazioni, non essendo dovuta al lavoratore l’indennità di trasferta per gli spostamenti tra le diverse località di cui consta la sua residenza di servizio.
Pertanto, premesso il carattere meramente esemplificativo della elencazione contenuta nel citato art. 20 del CCNL delle residenze di servizio e la possibilità che la stessa possa consistere anche in un vasto ambito geografico, quale la “tratta” o il “tronco” o la “zona”, purché questo non sia talmente vasto da annullare sostanzialmente o ridurre drasticamente le possibilità per il personale di percepire l’indennità di trasferta, deve ritenersi che la variazione (anche in senso peggiorativo) della nozione di residenza di lavoro nell’ambito di una riorganizzazione del servizio possa trovare la sua causa anche nella previsione di imminenti mutamenti delle condizioni tecniche di impianto o comunque per mantenere le migliori condizioni di esercizio.

Viene, infine, ribadito che eventuali usi aziendali possono essere modificati, anche in senso peggiorativo per i dipendenti
(salvo i diritti quesiti, nella specie ritenuti salvaguardati), da accordi sindacali successivi, posto che, secondo l’orientamento consolidato nella giurisprudenza di questa Corte, l’uso aziendale costituisce fonte di un obbligo unilaterale di carattere collettivo che agisce sul piano dei rapporti individuali con la stessa efficacia di un contratto collettivo e ben può essere pertanto modificato da un accordo collettivo successivo

 

Definito il sistema di regolazione delle relazioni contrattuali UNICOOP – UGL

 

 

 

23 feb 2016 Siglato il 3/2/2016, tra l’UNICOOP e l’UGL, l’accordo interconfederale sulla rappresentatività delle organizzazioni sindacali dei lavoratori.

Il presente accordo definisce un sistema di regolazione delle relazioni contrattuali sulla base di un’ampia esperienza sviluppata positivamente negli ultimi anni.
Le disposizioni della presente intesa si applicano alle Organizzazioni firmatarie e sono inscindibili in ogni parte.
Per la misura e la certificazione della rappresentanza dell’organizzazione sindacale firmataria del presente Accordo si assumono i dati associativi (deleghe relative ai contributi sindacali conferite dai lavoratori) e i dati elettorali ottenuti (voti espressi) in occasione delle elezioni delle rappresentanze sindacali unitarie.
Il datore di lavoro provvederà, alle condizioni e secondo le modalità contenute nel presente accordo, ad effettuare la rilevazione del numero delle deleghe dei lavoratori iscritti all’organizzazione sindacale firmataria di cui al punto precedente. Il numero delle deleghe viene rilevato dall’INPS tramite un’apposita sezione nelle dichiarazioni aziendali (Uniemens o Dmag) e gli operai del settore costruzioni dalle Casse Edili.
La delega dovrà contenere l’indicazione della organizzazione sindacale di categoria e del conto corrente bancario al quale il datore di lavoro dovrà versare il contributo associativo.
Il contributo associativo non potrà essere inferiore ad un valore percentuale di una retribuzione convenzionale costituita dal minimo tabellare in vigore, nel mese di gennaio di ciascun anno, che ogni singolo CCNL, sottoscritto dall’organizzazione sindacale firmataria del presente accordo, individuerà.
UNICOOP e UGL, tramite apposita convenzione, definiranno con l’INPS l’introduzione nelle dichiarazioni mensili Uniemens di una apposita sezione per la rilevazione annuale del numero delle deleghe sindacali relative a ciascun ambito di applicazione del CCNL.
In forza della specifica convenzione, l’INPS elaborerà annualmente i dati raccolti e, per ciascun contratto collettivo nazionale di lavoro, aggregherà il dato relativo alle deleghe raccolte dall’organizzazione sindacale firmataria del presente accordo relativamente al periodo gennaio – dicembre di ogni anno.
I dati raccolti dall’INPS saranno trasmessi – previa definizione di un protocollo d’intesa con i firmatari del presente Accordo – al CNEL che li pondererà con i consensi ottenuti nelle elezioni periodiche delle Rappresentanze Sindacali Unitarie da rinnovare ogni tre anni.
I dati degli iscritti rilevati dall’Inps in relazione alle unità produttive che superino i quindici lavoratori (cinque lavoratori per le imprese agricole) e in cui siano presenti r.s.a. ovvero non sia presente alcuna forma di rappresentanza sindacale saranno trasmessi, entro il mese di febbraio dell’anno successivo a quello della rilevazione, al CNEL.
Il CNEL provvederà a sommare i voti conseguiti dall’organizzazione sindacale firmataria del presente accordo, il numero degli iscritti risultanti nelle unità produttive con più di 15 lavoratori (cinque lavoratori per le imprese agricole) ove siano presenti r.s.a. ovvero non sia presente alcuna forma di rappresentanza sindacale.
Entro il mese di aprile il CNEL provvederà alla ponderazione del dato elettorale con il dato associativo e comunicherà alle parti stipulanti il presente accordo il dato di rappresentanza di ciascuna organizzazione sindacale di categoria relativo ai singoli contratti collettivi nazionali di lavoro e alle singole realtà provinciali.
I dati sulla rappresentanza saranno determinati e comunicati dal CNEL entro il mese di maggio dell’anno successivo a quello della rilevazione.

 

Incremento dell’addizionale sui diritti di imbarco, le indicazioni dell’Inps

 

Le modalità di esposizione nel flusso Uniemens delle somme derivanti dall’incremento dell’addizionale comunale sui diritti di imbarco di passeggeri sugli aeromobili

La nuova ulteriore misura dell’incremento dell’addizionale comunale sui diritti di imbarco di passeggeri sugli aeromobili, da destinare all’Inps, è fissata in misura pari ad euro 2,50 per l’anno 2016, euro 2,42 per l’anno 2017 e ad euro 2,34 per il 2018. Per gli anni 2017 e 2018, peraltro, gli importi potranno essere aggiornati ulteriormente, in considerazione degli eventuali scostamenti rispetto alle previsioni di traffico. Le somme così ritratte sono versate all’Inps con le modalità già in essere. In particolare, i gestori di servizi aeroportuali continueranno a comunicare all’Inps, entro la fine del mese successivo a quello di riscossione, gli importi versati dalle singole compagnie aeree tramite la procedura “Addizionale Passeggeri” presente sul sito istituzionale dell’Inps (www.inps.it). Sul modello Uniemens, le società di gestione autorizzate esporranno quali importi a debito le somme relative ad imbarchi successivi al 1° gennaio 2016 secondo le seguenti modalità:
– valorizzeranno nell’elemento <AltrePartiteADebito> di <DenunciaAziendale> il nuovo codice causale “M405”, avente il significato di “incremento dell’addizionale comunale passeggeri – imbarchi dal primo gennaio 2016 (D.L. 145/2013)”;
– indicheranno nell’elemento <SommaADebito> l’importo da versare.
Si tratta, in sostanza, di tutte le somme riscosse dalle società di gestione aeroportuale nel mese per il quale viene effettuata la denuncia mensile, e relative ad imbarchi successivi al 1° gennaio 2016. Tali importi corrispondono, per l’anno 2016, a 7,50 euro dovuti per ogni imbarco, cui va sottratto lo 0,25% di compenso per la riscossione.