Licenziamento individuale per riduzione di personale: i limiti della scelta imprenditoriale

 


In caso di licenziamento per ragioni inerenti l’attività produttiva e l’organizzazione del lavoro, ove il giustificato motivo oggettivo si identifichi nella generica esigenza di riduzione di personale omogeneo e fungibile, la selezione del lavoratore non può essere compiuta liberamente, ma in applicazione di criteri obiettivi quali quello dei carichi di famiglia e dell’anzianità, escludenti l’arbitrarietà della scelta.


Una Corte d’appello territoriale, confermando la sentenza di primo grado, aveva rigettato la domanda volta alla declaratoria di illegittimità del licenziamento per giustificato motivo oggettivo intimato ad un lavoratore. La Corte aveva ritenuto dimostrato, sulla base delle deposizioni testimoniali, come fosse divenuta operativa una implementazione informatica, che aveva comportato la riduzione dell’attività di inserimento dei dati, dovendo i lavoratori unicamente controllare i dati immessi dall’esterno, sicchè era divenuto esorbitante il numero dei dipendenti a ciò addetti, con conseguente necessità di ridurre la forza lavoro.
Ricorre così in Cassazione il lavoratore, lamentando principalmente l’omessa applicazione dei criteri di scelta, quali espressione dei principi di correttezza e buona fede, nell’individuazione del lavoratore da licenziare.
Per la Suprema Corte, la censura è fondata ed idonea ad assorbire le residue censure.
Per consolidato orientamento di Cassazione, infatti, l’esigenza, derivante da ragioni inerenti all’attività produttiva, di ridurre di una o più unità il numero dei dipendenti dell’azienda, se non dà luogo ad un’ipotesi di licenziamento collettivo, regolata dalla citata L. n. 223/1991, può di per sé concretare un giustificato motivo obiettivo di licenziamento individuale, la cui legittimità dipende, tuttavia, dalla ulteriore condizione della comprovata impossibilità di utilizzare altrove il lavoratore licenziato, ovvero dal rispetto delle regole di correttezza (art. 1175 c.c.) nella scelta del lavoratore licenziato, tra più lavoratori occupati in posizione di piena fungibilità.
Quanto alla individuazione in concreto dei criteri obiettivi che consentano di ritenere la scelta conforme ai dettami di correttezza e buona fede, occorre fare riferimento, pur nella diversità dei rispettivi regimi, ai criteri dettati per i licenziamenti collettivi nell’ipotesi in cui l’accordo sindacale ivi previsto non abbia indicato criteri di scelta diversi e, conseguentemente, prendere in considerazione in via analogica i criteri dei carichi di famiglia e dell’anzianità; non assumono, invece, rilievo le esigenze tecnico-produttive e organizzative, data la indicata situazione di totale fungibilità tra i dipendenti.

 

Tabelle paga Operai Settore Valli da pesca di Rovigo

 



Si riportano le tabelle salariali vigenti per gli operai agricoli settore valli da pesca di Rovigo


Tariffe orarie per operai a tempo determinato settore valli da pesca in vigore dall’1/7/2018
Aggiornate con la prima trance d’aumento pari al 1,70% previsto dal rinnovo del CCNL del 19/6/2018


































































Avventizi

Base contrattuale

Terzo elemento 30,44%

Totale lordo

Trattenute previdenziali

Totale netto

Comuni – Aiuto vallante          
Età oltre 18 anni 7,51 2,29 9,80 1,03 8,76
Età fino a 18 anni 6,16 1,87 8,03 0,85 7,19
Qualificati – Vallante – Guardia giurata          
Età oltre 18 anni 8,32 2,53 10,85 1,14 9,71
Specializzati – Escavatorista          
Età oltre 18 anni 9,21 2,80 12,01 1,27 10,75
Specializzati Super – Capovalle          
Età oltre 18 anni 9,68 2,95 12,63 1,33 11,30


Tariffe degli operai a tempo indeterminato settore valli da pesca in vigore dall’1/7/2018
Aggiornate con la prima trance d’aumento pari al 1,70% previsto dal rinnovo del CCNL del 19/6/2018



























 

Salario prov.le contrattuale al 19/6/2018

Aumento rinnovo CCNL del 19/6/2018 1,70%

Salario prov.le contrattuale dal 1/7/2018

Paga oraria lorda

Comuni – Aiuto vallante 1.247,15 21,20 1.268,35 7,51
Qualificati – Vallante – Guardia giurata 1.381,75 23,49 1.405,24 8,32
Specializzati – Escavatoristi 1.530,86 26,02 1.556,88 9,21
Specializzati super – Capovalle 1.608,70 27,35 1.636,05 9,68

 

Reiterate assenze per malattia: illegittimo il licenziamento per giustificato motivo oggettivo

 


Anche in caso di reiterate assenze del lavoratore per malattia, il datore di lavoro non può licenziarlo per giustificato motivo, ma può esercitare il recesso solo dopo che si sia esaurito il periodo fissato dalla contrattazione collettiva, ovvero, in difetto, determinato secondo equità.


Lo ha ribadito la Corte di Cassazione pronuniciandosi sul caso di una lavoratrice licenziata per giustificato motivo oggettivo di una lavoratrice, per brevi ma ripetuti periodi di malattia. La Corte di merito aveva ritenuto legittimo il recesso, in quanto il disservizio, che le ripetute e continue assenze della ricorrente avevano creato sull’organizzazione aziendale e sulla corretta erogazione del servizio pubblico di trasporto urbano, poteva costituire giustificato motivo oggettivo di licenziamento. Tali assenze avevano – secondo i giudici – determinato una prestazione lavorativa non sufficientemente e proficuamente utilizzabile dalla società datrice, incidendo negativamente sulla produzione aziendale e dando luogo ai dimostrati disservizi anche tenendo conto delle difficoltà di trovare un sostituto per la conduzione del mezzo.
Diversamente dalla pronuncia di secondo grado, la Corte di Cassazione ha ribadito che, la non utilità della prestazione per il tempo della malattia è evento previsto e disciplinato dal legislatore con conseguenze che possono portare alla risoluzione del rapporto solo dopo il superamento del periodo di comporto disciplinato dal codice civile e dal CCNL di settore. Pertanto, mentre lo scarso rendimento è caratterizzato da inadempimento del lavoratore, non altrettanto può dirsi per le assenze dovute a malattia e la tutela della salute è valore preminente che ne giustifica la specialità.
Solo il superamento del periodo di comporto, in un’ottica di contemperare gli interessi confliggenti del datore di lavoro e del lavoratore, è condizione sufficiente a legittimare il recesso.
L’opinione secondo cui sarebbe legittimo il licenziamento intimato per scarso rendimento dovuto essenzialmente all’elevato numero di assenze ma non tali da esaurire il periodo di comporto, si pone in contrasto con la consolidata e costante giurisprudenza di legittimità, la quale ha sempre statuito che, anche in ipotesi di reiterate assenze del dipendente per malattia, il datore di lavoro non può licenziarlo per giustificato motivo, bensì può esercitare il recesso solo dopo che si sia esaurito il periodo all’uopo fissato dalla contrattazione collettiva, ovvero, in difetto, determinato secondo equità.


 

CCNL AREA COMUNICAZIONE: Accordo sulla Stagionalità

 

Siglato il 3/12/2018, tra Confartigianato Comunicazione, Cna Comunicazione e Terziario Avanzato, Casartigiani, Claai e Slc-Cgil, Fistel-Cisl e Uilcom-Uil, l’accordo che integra la disciplina del Contratto a tempo determinato di cui al CCNL Area Comunicazione 27/2/2018 relativamente alle attività stagionali

Con l’accordo dello 3 dicembre, le parti firmatarie del CCNL Area Comunicazione, hanno integrato la disciplina ivi contenuta sul Contratto a tempo determinato, con uno specifico paragrafo dedicato alla stagionalià, definendo le attività stagionali in aggiunta alle ipotesi previste dalla normativa vigente.
Sono considerate attività stagionali, quelle che per il loro carattere ricorrente e per le loro finalità, si svolgono o sono intensificate in determinati stagioni, eventi o periodi ciclici dell’anno.
L’individuazione della stagionalità, intesa anche come intensificazione dell’attività produttiva in determinati e limitati periodi dell’anno, consentirà la stipula e/o la proroga e/o il rinnovo di rapporti a termine stagionali della durata massima di 6 mesi per ogni anno civile.
Rientrano nella stagionalità:


a) le attività connesse alla prestampa, stampa, cartotecnica, legatoria, finitura, packaging, marketing relative:
1) al periodo elettorale;
2) alle nuove collezioni del Settore Moda, Occhialeria e Orafo;
3) agli eventi o festività in genere e alle fiere di ogni settore di produzione e servizio;
4) all’editoria universitaria e scolastica di ogni ordine e grado;
5) alle produzioni stagionali del Settore Agroalimentare;
6) al rinnovamento dei cataloghi e delle produzioni del Settore del Mobile e dell’Arredo in genere;


b) attività amministrativo/contabili il cui picco di lavoro è determinato da scadenze cicliche e ricorrenti come previste o introdotte dalla normativa di settore vigente nel tempo (es. mod. CU, mod. 770, mod.730, autoliquidazione, nuove modalità di fatturazione; ecc.)


Le parti concludono disponendo che ulteriori ipotesi di stagionalità potranno essere individuate dalla contrattazione collettiva regionale.


 

Tasso di disparità uomo-donna: individuati settori e professioni 2019

 



Il Ministero del lavoro ha individuato, per il 2019, i settori e professioni, caratterizzati da un tasso di disparità uomo-donna che supera almeno del 25 per cento la disparità media uomo-donna, sulla base delle elaborazioni effettuate dall’lstat in relazione alla media annua del 2017.


Per beneficiare dell’agevolazione contributiva prevista dall’art. 4, co. 11, L. n. 92/2012 è necessario che le lavoratrici siano in possesso di specifici requisiti. In particolare, il rapporto di lavoro deve essere instaurato con:
– donne di qualsiasi età anagrafica prive di un impiego regolarmente retribuito da almeno sei mesi, residenti in Regioni ammissibili ai finanziamenti nell’ambito dei fondi strutturali europei della UE, come stabilito nella Carta degli aiuti a finalità regionale approvata per il nostro Paese;
– donne di qualsiasi età anagrafica prive di impiego regolarmente retribuito da almeno sei mesi, in relazione ad una professione o un settore economico caratterizzati da un tasso di disparità uomo-donna che supera almeno del 25% la disparità media uomo-donna;
– donne di qualsiasi età prive di un impego regolarmente retribuito da almeno ventiquattro mesi, ovunque residenti.


Con DM n. 420/2018 vengono individuati, per il 2019, i settori e professioni, caratterizzati da un tasso di disparità uomo-donna che supera almeno del 25 per cento la disparità media uomo-donna, sulla base delle elaborazioni effettuate dall’lstat in relazione alla media annua del 2017.


Settori caratterizzati da un tasso di disparità uomo-donna che supera almeno del 25 per cento la disparità media uomo-donna. Anno 2017(*)



































































































SEZIONI ATECO 2007

Maschi

Femmine

Totale

% Maschi

% Femmine

Tasso di disparità

Agricoltura            
Agricoltura 338 118 457 74,1 25,9 48,1
Industria            
Costruzioni 784 71 854 91,7 8,3 83,5
Acqua e gestione rifiuti 192 27 219 87,7 12,3 75,4
Ind. estrattiva 25 6 31 80,2 19,8 60,5
Ind. energetica 87 27 114 76,2 23,8 52,4
Ind. manifatturiera 2.724 979 3.703 73,6 26,4 47,1
Servizi            
Trasporto e magazzinaggio 770 211 981 78,5 21,5 57,0
Informazione e comunicazione 306 145 451 67,8 32,2 35,6
Servizi generali della PA 822 429 1.251 65,7 34,3 31,4


Fonte: Istat, Rilevazione sulle forze di lavoro
* Il tasso di disparità medio è stato rilevato per l’anno 2017 in misura pari al 9,2%. La soglia sopra la quale un settore è caratterizzato da un tasso di disparità uomo-donna superiore di almeno il 25 per cento del valore medio è pari a 11,5%. I settori che hanno registrato un tasso di disparità inferiore a tale livello non sono riportati.


Professioni caratterizzate da un tasso di disparità uomo-donna che supera almeno del 25 per cento la disparità media uomo-donna. Anno 2017(*)











































































































































































PROFESSIONE (CP2011)

Maschi

Femmine

Totale

% Maschi

% Femmine

Tasso di disparità

61 – Artigiani e operai specializzati dell’ industria estrattiva, dell’edilizia e della manutenzione degli edifici 569 12 580 98,0 2,0 96,0
74 – Conduttori di veicoli, di macchinari mobili e di sollevamento 600 12 612 98,0 2,0 95,9
92 – Sergenti, sovraintendenti e marescialli delle forze armate 88 2 90 97,8 2,2 95,6
62 – Artigiani ed operai metalmeccanici specializzati e installatori e manutentori di attrezzature elettriche ed elettroniche 862 25 887 97,2 2,8 94,5
91 – Ufficiali delle forze armate 33 1 34 95,7 4,3 91,4
93 – Truppa delle forze armate 111 5 116 95,7 4,3 91,3
64 – Agricoltori e operai specializzati dell’agricoltura, delle foreste, della zootecnia, della pesca e della caccia 109 18 127 86,0 14,0 71,9
71 – Conduttori di impianti industriali 271 44 315 85,9 14,1 71,8
31 – Professioni tecniche in campo scientifico, ingegneristico e della produzione 840 147 988 85,1 14,9 70,1
84 – Professioni non qualificate nella manifattura, nell’estrazione di minerali e nelle costruzioni 134 29 163 82,4 17,6 64,8
12 – Imprenditori, amministratori e direttori di grandi aziende 99 21 121 82,3 17,7 64,6
22 – Ingegneri, architetti e professioni assimilate 123 30 153 80,1 19,9 60,2
21 – Specialisti in scienze matematiche, informatiche, chimiche, fisiche e naturali 150 49 199 75,5 24,5 51,0
83 – Professioni non qualificate nell’agricoltura, nella manutenzione del verde, nell’allevamento, nella silvicoltura e nella pesca 258 87 346 74,7 25,3 49,4
63 – Artigiani ed operai specializzati della meccanica di precisione, dell’artigianato artistico, della stampa ed assimilati 82 30 112 72,9 27,1 45,8
72 – Operai semiqualificati di macchinari fissi per la lavorazione in serie e operai addetti al montaggio 448 205 653 68,6 31,4 37,2
13 – Imprenditori e responsabili di piccole aziende 13 7 20 65,1 34,9 30,2
73 – Operatori di macchinari fissi in agricoltura e nella industria alimentare 51 28 79 64,8 35,2 29,7
65 – Artigiani e operai specializzati delle lavorazioni alimentari, del legno, del tessile, dell’abbigliamento, delle pelli, del cuoio e dell’industria dello spettacolo 263 165 428 61,3 38,7 22,7
81 – Professioni non qualificate nel commercio e nei servizi 786 572 1.358 57,9 42,1 15,8
11 – Membri dei corpi legislativi e di governo, dirigenti ed equiparati dell’amministrazione pubblica, nella magistratura, nei servizi di sanità, istruzione e ricerca e nelle organizzazioni di interesse nazionale e sovranazionale 44 33 77 56,9 43,1 13,8