Licenziamento collettivo, la funzione della comunicazione di apertura della procedura

 


Il rapporto tra comunicazione di apertura della procedura di licenziamento collettivo e successiva individuazione dell’ambito interessato alla selezione dei lavoratori da licenziare non è di stretta e rigorosa corrispondenza, allorché la funzione della prima è diretta all’individuazione dell’ambito in cui è emersa la necessità della riduzione, ma non alla concreta applicazione della stessa, per la quale occorrerà guardare l’intero complesso aziendale


Una Corte di appello territoriale, accogliendo il reclamo avverso la decisione del Tribunale di prime cure, proposto da alcuni lavoratori nei confronti del proprio ex datore di lavoro, aveva dichiarato la nullità dei licenziamenti a loro intimati, condannando il medesimo a reintegrare i dipendenti nel posto di lavoro ed al risarcimento del danno, oltre accessori e regolarizzazione previdenziale. La Corte di appello aveva ritenuto illegittimo il licenziamento collettivo in cui erano ricompresi i lavoratori, perché il criterio di scelta convenzionale dei dipendenti da licenziare non era coerente con la situazione di eccedenza individuata dalla società datrice di lavoro nella iniziale comunicazione di inizio della procedura collettiva e dalla stessa posta a fondamento della scelta adottata. In particolare, il giudice aveva valutato la non corrispondenza tra l’area della crisi in origine individuata ed i criteri di scelta applicati trasversalmente a tutto il personale, pur in assenza di una accertata fungibilità dei singoli lavoratori.
Avverso detta decisione il datore di lavoro propone così ricorso, lamentando la falsa applicazione degli articoli 4 e 5 della L. n. 223/1991.
Per la Suprema Corte il ricorso è fondato. La comunicazione di avvio della procedura di licenziamento collettivo rappresenta una cadenza essenziale per la proficua partecipazione alla cogestione della crisi da parte del sindacato e per la trasparenza del processo decisionale del datore di lavoro; dunque, la sua funzione è di garanzia della trasparenza del procedimento e delle ragioni di apertura del medesimo da parte dell’azienda. Con riguardo poi all’ambito aziendale, il riferimento alle esigenze tecnico-produttive ed organizzative del complesso aziendale, comporta che la riduzione del personale deve, in linea generale, investire l’intero ambito aziendale, ma ben potendo essere limitata a specifici rami d’azienda se caratterizzati da autonomia e specificità delle professionalità utilizzate, non fungibili rispetto alle altre.
Orbene, i principi esposti chiariscono come il rapporto tra comunicazione iniziale di apertura del procedimento e successiva individuazione dell’ambito interessato alla selezione dei lavoratori da licenziare non è di stretta e rigorosa corrispondenza, allorché la funzione della prima è diretta all’individuazione dell’ambito in cui è emersa la necessità della riduzione, ma non alla concreta applicazione della stessa, per la quale occorrerà guardare l’intero complesso aziendale, e ciò anche se il criterio di selezione individuato sia quello della maggiore vicinanza al pensionamento.

 

Ultimi giorni per il sostegno scolastico ai figli degli operai agricoli veronesi

 


Ultimi giorni per richiedere, all’Ente Bilaterale per l’Agricoltura Veronese (Agribi), il contributo per dare un sostegno ai figli degli operai agricoli per le spese scolastiche.

I contributi, assegnati da Agribi, ente bilaterale per l’agricoltura veronese, riguarderanno le rette dell’asilo nido e della scuola dell’infanzia, l’acquisto di libri per la scuola media inferiore e la media superiore e l’iscrizione all’università.
L’iniziativa rientra nell’ambito delle prestazioni a sostegno del reddito degli agricoltori che Agribi, costituita da Confagricoltura Verona, Coldiretti, Cia, Fai-Cisl, Flai Cgil e Uila-Uil, ha tra i suoi scopi principali. Il contributo è riservato agli operai agricoli a tempo determinato e indeterminato, contribuenti dell’ente bilaterale, che abbiano svolto almeno 102 giornate di lavoro nel 2017.
La novità di quest’anno è la semplificazione dell’iter di presentazione della domanda, presentando un’autocertificazione, compilata correttamente in ogni sua parte, insieme a una busta paga del 2017 e alla copia del certificato di frequenza rilasciato dalle scuole o del certificato di iscrizione e alla ricevuta di pagamento della prima rata della retta per quanto riguarda l’università.
Per l’asilo nido il contributo di 300 euro, mentre per la scuola materna è di 100 euro. Per quanto riguarda la scuola media inferiore e superiore, il contributo è di 200 euro per ogni figlio. Per l’università il contributo è di 200 euro per l’iscrizione non solo dei figli, ma anche degli operai agricoli iscritti all’anno accademico 2017-2018.
Il sostegno può essere richiesto da uno solo dei genitori, anche se entrambi occupati nel settore agricolo. Le richieste (corredate della documentazione che si trova sul sito www.agribi.verona.it nella sezione moduli dedicata ai lavoratori) devono essere inviate entro il 31/12/2018 per raccomandata o a mano ad Agribi, via Sommacampagna 63 d/e – 37137 Verona, o al fax 045 4854845, oppure alla mail info@agribi.verona.it.

 

Congedo straordinario assistenza disabili: incostituzionale il requisito della “preesistente convivenza”

 


La Corte Costituzionale dichiara l’illegittimità costituzionale della norma sul congedo straordinario, nella parte in cui non annovera tra i beneficiari, alle condizioni stabilite dalla legge, il figlio che, al momento della presentazione della richiesta, ancora non conviva con il genitore in situazione di disabilità grave, ma che tale convivenza successivamente instauri


Il Tribunale amministrativo regionale per la Lombardia ha sollevato la questione di legittimità costituzionale dell’art. 42, co. 5, del Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità, nella parte in cui richiede, ai fini dell’ottenimento del congedo, “la preesistente” convivenza dei figli con il soggetto da assistere. Il Tribunale rimettente ha esposto di dover decidere sul ricorso di un agente penitenziario, che ha chiesto di beneficiare del congedo straordinario retribuito per l’assistenza al padre ammalato, cui però il Ministero della giustizia, dopo avere riscontrato che il lavoratore e il genitore da assistere non convivevano, ha rigettato l’istanza. Il ricorrente ha così instaurato il giudizio di merito per ottenere l’annullamento del provvedimento di rigetto. Ad avviso del rimettente, la norma in oggetto, nella parte in cui richiede, ai fini dell’ottenimento del congedo, la preesistente convivenza del figlio con il genitore da assistere, e non consente invece che la convivenza costituisca una condizione richiesta durante la fruizione del congedo, contrasterebbe con molteplici parametri della Carta fondamentale. Sarebbe violato, anzitutto, il combinato disposto di cui agli artt. 2, 29 e 32 della Costituzione che affida a ogni componente della famiglia il compito di assistere il disabile: al “dovere di solidarietà che vincola comunitariamente ogni congiunto”, infatti, fa riscontro il “corrispondente diritto del singolo di provvedere all’assistenza materiale e morale degli altri membri, ed in particolare di quelli più deboli e non autosufficienti, secondo le proprie infungibili capacità”. La scelta poi di porre la preesistente convivenza come “prerequisito” indispensabile per il godimento del beneficio fornirebbe una concezione restrittiva dell’assistenza familiare, limitata al solo nucleo convivente, nonché una visione statica e presuntiva dell’organizzazione familiare, che può rivelarsi incompatibile con la necessità di prendersi cura, dall’oggi al domani, di una persona divenuta gravemente disabile.
Per la Corte di Costituzionale, la questione è fondata. Per l’assistenza a persona disabile, il Legislatore prevede, oltre alle provvidenze dei permessi e del trasferimento, l’istituto del congedo straordinario, circoscritto a ipotesi tassative e contraddistinto da presupposti rigorosi. Il congedo spetta solo per l’assistenza a persona in condizioni di disabilità grave, debitamente accertata, che si ravvisa solo in presenza di una minorazione, “singola o plurima”, che “abbia ridotto l’autonomia personale, correlata all’età, in modo da rendere necessario un intervento assistenziale permanente, continuativo e globale nella sfera individuale o in quella di relazione”. Sul versante soggettivo, il Legislatore stabilisce che il congedo straordinario non possa essere riconosciuto a più di un lavoratore per l’assistenza alla stessa persona e delinea una precisa gerarchia dei beneficiari: in primo luogo, il coniuge convivente e in caso di mancanza, di decesso o di patologie invalidanti, il padre o la madre anche adottivi e poi a seguire, alle medesime condizioni, i figli conviventi ed infine i fratelli o le sorelle conviventi. Orbene, nell’estendere il congedo straordinario oltre l’originaria cerchia dei genitori, il Legislatore ha attribuito rilievo esclusivo alla preesistente convivenza con il disabile, al fine di salvaguardare quella continuità di relazioni affettive e di assistenza che trae origine da una convivenza già in atto, tuttavia la convivenza non può esaurirsi in un dato meramente formale e anagrafico, esprimendo, di contro, nella quotidiana condivisione dei bisogni e del percorso di vita, una relazione di affetto e di cura. Il citato presupposto della convivenza, dunque, rischia di pregiudicare la finalità di preminente tutela del disabile, quando manchino i familiari conviventi indicati in via prioritaria dalla legge e vi sia solo un figlio, all’origine non convivente, pronto a impegnarsi per prestare la necessaria assistenza. Tali situazioni sono ugualmente meritevoli di adeguata protezione, poiché riflettono i mutamenti intervenuti nei rapporti personali e le trasformazioni che investono la famiglia, non sempre tenuta insieme da un rapporto di prossimità quotidiana, ma non per questo meno solida nel suo impianto solidaristico.

 

Versamento a dicembre al Fondo Coopersalute per i dipendenti della distribuzione cooperativa

 

Scade a dicembre il versamento al Fondo sanitario integrativo Coopersalute a favore dei iscritto a cui si applica il CCNL della distribuzione cooperativa

Le comunicazioni relative al mese di novembre 2018 potranno essere effettuate da lunedì 3 dicembre a giovedì 27 dicembre 2018.
I versamenti delle quote dovranno essere effettuati entro martedì 27 dicembre 2018.
La quota viene versata mensilmente, ogni quattro mesi, oppure in un’unica soluzione entro il mese di febbraio di ogni anno.
L’impresa dovrà provvedere inoltre al versamento del contributo di solidarietà; del 10% all’INPS, su entrambe le quote.

 

Garante Privacy: tutelati i dati degli iscritti ai sindacati

 


Il datore di lavoro non può comunicare ad una organizzazione sindacale la nuova sigla alla quale ha aderito un suo ex iscritto. Al fine di consentire al sindacato di espletare le procedure che seguono la revoca della affiliazione sindacale e della relativa delega, egli avrebbe dovuto limitarsi a comunicare la sola scelta del lavoratore di non aderire più all’originaria sigla di appartenenza.


Questo è quanto affermato dal Garante privacy a conclusione di un’istruttoria originata dai reclami di alcuni dipendenti di una Azienda socio-sanitaria territoriale che si erano rivolti all’Autorità affinché valutasse la correttezza del datore di lavoro nel trattamento dei loro dati sensibili, quale è l’appartenenza sindacale.
L’Azienda, a giustificazione del proprio comportamento, ha affermato, tra l’altro, di aver ritenuto necessario informare la Rappresentanza sindacale della variazione per evitare il rischio che senza questa comunicazione l’organismo avrebbe continuato ad operare in una composizione non più aderente alla realtà, con inevitabili ricadute sulla validità della contrattazione aziendale.
Secondo l’Autorità, le informazioni sull’adesione sindacale rientrano nella categoria dei dati sensibili, per i quali, come noto, esistono particolari forme di tutela.
Il datore di lavoro può lecitamente trattarli in base alla legge per adempiere agli obblighi derivanti dal rapporto di lavoro, ad esempio per effettuare il versamento delle quote di iscrizione ad associazioni o organizzazioni sindacali su delega e per conto del dipendente. Nel caso di specie invece l’amministrazione non si è limitata a comunicare alla Rappresentanza sindacale la revoca dell’affiliazione di alcuni lavoratori, ma ha inviato a tutti i componenti della sigla sindacale una e-mail cui erano allegati dei documenti nei quali era espressamente indicata l’iscrizione dei lavoratori che avevano aderito ad un altro sindacato.


Il Garante, a conclusione dell’istruttoria, ha ritenuto che dalla valutazione degli elementi acquisiti, la condotta dell’Azienda, pur difforme dalla disciplina applicabile, abbia esaurito i suoi effetti e non sussistano quindi i presupposti per l’adozione di un provvedimento prescrittivo o inibitorio, riservandosi però di avviare un autonomo procedimento per valutare la contestazione di una eventuale violazione amministrativa per l’illecita comunicazione dei dati sindacali (Nota Garante privacy n. 447/2018).