Infortunio per rischio elettivo: responsabile il lavoratore

 

Con Ordinanza della Corte di Cassazione n. 25597/2021, è stata esclusa la responsabilità del datore di lavoro, nel caso di danno alla salute subito dal lavoratore, se il danno è provocato da una condotta di quest’ultimo del tutto atipica ed eccezionale rispetto al procedimento lavorativo e alle direttive ricevute in modo da porsi come causa esclusiva dell’evento dannoso.

Il caso di specie riguarda il ricorso presentato da un lavoratore per ottenere il risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali conseguenti all’infortunio sul lavoro.
Il Tribunale di Ravenna ha respinto le domande, ritenendo l’infortunio attribuibile a colpa esclusiva del lavoratore. Ancora è stato respinto il ricorso presentato dal lavoratore alla Corte d’appello di Bologna, secondo i giudici di appello, non era stata specificamente contestata la documentazione prodotta dalla società datoriale e comprovante la formazione impartita al dipendente e la predisposizione delle procedure di sicurezza. Peraltro, sulla base di tali “elementi di natura documentale e delle deposizioni raccolte, il pubblico ministero aveva avanzato richiesta di archiviazione, poi accolta dal giudice per le indagini preliminari.
Infine in Cassazione è stato ritenuto opportuno, in accoglimento del ricorso principale e di quello incidentale, cassare la sentenza impugnata, con rinvio alla medesima Corte d’appello, in diversa composizione, per procedere ad un nuovo esame della fattispecie attenendosi ai principi di diritto richiamati dalla Suprema Corte, oltre che alla regolazione delle spese del giudizio di legittimità.
La dimensione dell’obbligo di sicurezza che grava sul datore di lavoro comporta che questi sia tenuto a proteggere l’incolumità dei lavoratori e a prevenire anche i rischi insiti nella possibile negligenza, imprudenza o imperizia dei medesimi nell’esecuzione della prestazione, dimostrando di aver posto in essere ogni precauzione a tal fine idonea.
Con la conseguenza che il datore di lavoro è sempre responsabile dell’infortunio occorso al lavoratore, sia quando ometta di adottare le misure protettive, comprese quelle esigibili in relazione al rischio derivante dalla condotta colposa del lavoratore, sia quando, pur avendo adottate le necessarie misure, non accerti e vigili affinché queste siano di fatto rispettate da parte del dipendente.
In tale cornice, l’eventuale condotta colposa del lavoratore non può avere alcun effetto esimente per l’imprenditore che abbia provocato un infortunio sul lavoro per violazione delle relative prescrizioni o per la mancata adozione delle misure necessarie a tutela della salute psicofisica dei lavoratori.
L’eventuale imprudenza o negligenza del lavoratore non rileva neanche ai fini del concorso di colpa quando vi sia inadempimento datoriale rispetto all’adozione di cautele, tipiche o atipiche, concretamente individuabili, nonché esigibili ex ante ed idonee ad impedire, nonostante l’imprudenza del lavoratore, il verificarsi dell’evento dannoso.
Questa Corte ha escluso la sussistenza di un concorso di colpa della vittima, ai sensi dell’art. 1227, comma 1, cod. civ., (al di fuori dei casi cd. di rischio elettivo), quando risulti che il datore di lavoro abbia omesso di adottare le prescritte misure di sicurezza, oppure abbia egli stesso impartito l’ordine, nell’esecuzione puntuale del quale si è verificato l’infortunio, o ancora abbia trascurato di fornire al lavoratore infortunato una adeguata formazione ed informazione sui rischi lavorativi.
Nella giurisprudenza di questa Corte è costante l’affermazione secondo cui la condotta del dipendente può comportare l’esonero totale del datore di lavoro da responsabilità solo quando presenti i caratteri dell’abnormità, inopinabilità ed esorbitanza rispetto al procedimento lavorativo ed alle direttive ricevute, come pure dell’atipicità ed eccezionalità, così da porsi come causa esclusiva dell’evento, cioè quando la condotta del lavoratore, del tutto imprevedibile rispetto al procedimento lavorativo “tipico” ed alle direttive ricevute, rappresenti essa stessa la causa esclusiva dell’evento.
Si è parlato, in proposito, di “rischio elettivo”, intendendosi una condotta personalissima del lavoratore, esercitata ed intrapresa volontariamente in base a ragioni e motivazioni del tutto personali, avulsa dall’esercizio della prestazione lavorativa e tale da creare condizioni di rischio estranee alle normali modalità di lavoro e da porsi come causa esclusiva dell’evento, interrompendo il nesso eziologico tra prestazione ed attività assicurata.
In relazione al precetto stabilito dall’art. 2087 cod. civ., la responsabilità del datore di lavoro, nel caso di danno alla salute subito dal lavoratore, è quindi esclusa se il danno è provocato da una condotta di quest’ultimo del tutto atipica ed eccezionale rispetto al procedimento lavorativo e alle direttive ricevute in modo da porsi come causa esclusiva dell’evento dannoso.


 

Illegittimità del contratto a termine

 


Nell’ipotesi di abusiva reiterazione di contratti a termine nell’ambito di pubblico impiego privatizzato, la misura risarcitoria prevista dall’art. 36, co. 5, D.Lgs. n. 165/2001, va interpretata in conformità al canone di effettività della tutela affermato dalla Corte di Giustizia UE (Corte di cassazione – sentenza 20 settembre 2021, n. 25406).

La Corte di cassazione ha affermato, a partire dalla sentenza delle Sezioni Unite n. 5072 del 2016, che nel regime del lavoro pubblico contrattualizzato, in caso di abuso del ricorso al contratto di lavoro a tempo determinato da parte di una pubblica amministrazione, il dipendente che abbia subito la illegittima precarizzazione del rapporto di impiego ha diritto, fermo restando il divieto di trasformazione del contratto di lavoro da tempo determinato a tempo indeterminato posto dall’art. 36, co. 5, D.Lgs. n. 165/2001, al risarcimento del danno previsto dalla medesima disposizione con esonero dall’onere probatorio nella misura e nei limiti di cui all’art. 32, co. 5, L. n. 183/2010 e quindi nella misura pari ad un’indennità onnicomprensiva tra un minimo di 2,5 ed un massimo di 12 mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto.


Nella richiamata sentenza è stato precisato che nell’ipotesi di illegittima reiterazione di contratti a termine alle dipendenze di una pubblica amministrazione, il pregiudizio economico oggetto di risarcimento non può essere collegato alla mancata conversione del rapporto, esclusa per legge in modo legittimo sia secondo i parametri costituzionali che secondo quelli comunitari.


E’ stato, inoltre, osservato che l’efficacia dissuasiva richiesta dalla clausola 5 dell’Accordo quadro recepito nella direttiva 1999/70/CE postula una disciplina agevolatrice e di favore, che consenta al lavoratore che abbia patito la reiterazione di contratti a termine di avvalersi di una presunzione di legge circa l’ammontare del danno.


Rilevato che il pregiudizio è normalmente correlato alla perdita di chance di altre occasioni di lavoro stabile, le Sezioni Unite hanno rinvenuto nell’art. 32, co. 5, L. n. 183/2010 una disposizione idonea allo scopo, nella misura in cui, prevedendo un risarcimento predeterminato tra un minimo ed un massimo, esonera il lavoratore dall’onere della prova, fermo restando il suo diritto di provare di aver subito danni ulteriori.


La Corte di giustizia, pronunziandosi sulla domanda di pronuncia pregiudiziale proposta, ai sensi dell’art. 267 TFUE, partendo dai principi affermati dalle Sezioni Unite della Corte, ha osservato, sotto il profilo specifico del principio di effettività della misura sanzionatoria, che: gli Stati membri non sono tenuti, alla luce della clausola 5 dell’accordo quadro, a prevedere la trasformazione in contratti a tempo indeterminato dei contratti di lavoro a tempo determinato, sicchè non può nemmeno essere loro imposto di concedere in assenza di ciò un’indennità destinata a compensare la mancanza di una siffatta trasformazione del contratto.


Tenuto conto delle difficoltà inerenti alla dimostrazione dell’esistenza di una perdita di opportunità, il ricorso a presunzioni dirette a garantire ad un lavoratore che abbia sofferto, a causa dell’uso abusivo di contratti a tempo determinato stipulati in successione, una perdita di opportunità di lavoro, la possibilità di cancellare le conseguenze di una siffatta violazione del diritto dell’Unione è tale da soddisfare il principio di effettività.


Il giudice europeo ha, poi, confutato la tesi secondo cui l’indennità di cui all’art. 32, L. n. 183/2010, debba essere liquidata in ragione di ogni singolo contratto per il quale venga accertata la illegittimità del termine, in quanto la stessa non tiene conto del fatto che il danno comunitario presunto, nel settore pubblico, non è quello derivante dalla nullità del termine del contratto di lavoro, ma è quello conseguente all’abuso per l'”utilizzo di una successione di contratti o rapporti di lavoro a tempo determinato”, come prevede la clausola 5 dell’accordo quadro allegato alla direttiva 1999/70/CE. L’illecito si consuma non in relazione ai singoli contratti a termine ma soltanto dal momento e per effetto della loro successione e pertanto il danno presunto dovrà essere liquidato una sola volta, nel limite minimo e massimo fissato dall’art. 32, L. n. 183/2010, considerando nella liquidazione dell’unica indennità il numero dei contratti in successione intervenuti tra le parti sotto il profilo della gravità della violazione.

 

Operai Agricoli Cosenza: le nuove retribuzioni dall’1/9/2021

 



Si riportano le tabelle retributive per gli operai agricoli e florovivaisti della provincia di Cosenza in vigore dall’1/9/2021 con l’aumento dell’1,9%, come previsto dall’ipotesi di accordo sottoscritta il 9/8/2021, tra CONFAGRICOLTURA Cosenza, COLDIRETTI Cosenza, CIA Calabria Nord e FAI-CISL Cosenza, UILA-UIL Cosenza, FLAI-CGIL Cosenza e FLAI-CGIL Castrovillari.


A decorrere dal 1/9/2021 è riconosciuto ai lavoratori agricoli e florovivaisti della provincia di Cosenza, un aumento pari all’1,9% delle attuali retribuzioni.


OTI Operai Agricoli dall’1/9/2021




































Area

Qualifica

Livello

Par.

Retribuzione dal 1/9/2021

1 Spec. Super 6 183 1.530,78
Specializzato 5 173 1.445,83
2 Qualificato 4 150 1.278,28
3 Ex Comune 3 142 1.179,18
Comune 2 130 1.075,94
Op. Raccolta 1 110 920,93


OTD Operai Agricoli dall’1/9/2021






















































Area

Livello

Par.

Qualifica

Retribuzione dal 1/9/2021

Tot. 3 elemento 30,44%

Tot. Lordo

TFR 8,63%

1 6 183 Spec. Super 9,06 2,76 11,82 0,78
5 173 Specializzato 8,56 2,61 11,17 0,74
2 4 150 Qualificato 7,61 2,32 9,93 0,66
3 3 142 Ex Comune 7,05 2,15 9,20 0,61
2 130 Comune 6,44 1,96 8,40 0,56
1 110 Op. raccolta 5,44 1,66 7,10 0,47


 


OTI Florovivaisti dall’1/9/2021































Area

Livello

Par.

Qualifica

Retribuzione dal 1/9/2021

1 A 132 Spec. Super 1.562,50
B 121 Specializzato 1.429,86
2 C 116 Qualif. Super 1.373,30
D 110 Qualificato 1.302,26
3 E 100 Comune 1.183,72


OTD Florovovaisti dall’1/9/2021














































Area

Livello

Par.

Qualifica

Retribuzione dal 1/9/2021

Tot. 3 elemento 30,44%

Tot. Lordo

TFR 8,63%

1 A 132 Spec. Super 9,13 2,78 11,92 0,79
B 121 Specializzato 8,37 2,55 10,92 0,72
2 C 116 Qualif. Super 8,02 2,44 10,47 0,69
D 110 Qualificato 7,86 2,39 10,26 0,68
3 E 100 Comune 6,95 2,12 9,07 0,60

 

Versamento della quota di servizio sindacale per i dipendenti delle piccole industrie del Legno

 

Nel mese di settembre, le aziende a cui si applicano il CCNL Legno piccola industria, devono trattenere le quote per il servizio sindacale contrattuale in riferimento a quei lavoratori che non hanno manifestato il loro diniego alla suddetta trattenuta

Le parti, con l’accordo firmato lo scorso maggio, hanno previsto che le aziende dovevano dare comunicazione mediante affissione nell’ultima settimana di giugno 2021 ai lavoratori non iscritti alle OO.SS. stipulanti, che i sindacati medesimi richiedono una quota per il servizio sindacale contrattuale pari ad Euro 35,00 da trattenere sulla retribuzione del mese di settembre 2021.
 In tal senso, quelli che non intendano versare tale quota, dovevano darne avviso per iscritto agli uffici dell’azienda entro il 31/7/2021.
Pertanto, con la busta paga di settembre, verrà effettuata la trattenuta per la quota di servizio sindacale contrattuale a tutti quei lavoratori che non hanno dato alcuna comunicazione.
La trattenuta non è applicabile nei confronti dei lavoratori non iscritti alle OO.SS. stipulanti che non siano presenti in azienda per qualsiasi motivo (malattia, infortunio, gravidanze e puerperio, aspettativa, cassa integrazione guadagni, ecc..) nel periodo intercorrente tra la comunicazione di cui al primo comma e il 30/9/2021.
Le aziende daranno tempestiva comunicazione ai rappresentanti sindacali FENEAL FILCA FILLEA e, tramite le Associazioni Imprenditoriali, alle OO.SS. FENEAL FILCA FILLEA territoriali, del numero delle trattenute effettuate.
Le quote per il servizio sindacale contrattuale verranno versate dalle aziende sul c/c bancario presso la Banca Popolare di Sondrio (IBAN: IT83F0569603200000012811X17) intestato a Federazione Lavoratori Costruzioni causale: CCNL Legno Arredo Industria, entro il 31/10/2021 specificando nel bonifico bancario la denominazione dell’azienda versante ed il luogo in cui essa svolge la sua attività.

 

Chiarimenti sul recupero dei crediti sulle pensioni

 

Chiarimenti sul recupero dei crediti sulle pensioni

Fornite indicazioni sul recupero crediti in favore di soggetti terzi mediante trattenute su pensioni e sul recupero crediti per danno erariale a seguito di sentenza di condanna della Corte dei Conti


 


Recupero crediti in favore di soggetti terzi mediante trattenute su pensioni


Tali attività, in presenza di situazioni debitorie di diversa natura a carico dei pensionati, possono concretizzarsi nel recupero dei relativi crediti da parte dell’Istituto, mediante il prelievo diretto di quote di pensione e il versamento delle stesse ai rispettivi creditori.
Posto che titolari del credito possono essere l’INPS o soggetti terzi, in entrambi i casi l’attribuzione all’Istituto del potere impositivo, per effetto del quale viene eseguito il prelievo su pensione, deve sempre trovare la propria fonte in disposizioni di legge o deve essere effettuato in attuazione di provvedimenti dell’Autorità giudiziaria con precisi limiti all’importo delle trattenute applicabili.
Il prelievo può derivare da rapporti fondati su un atto negoziale posto in essere dal titolare della pensione. È il caso dei contratti di finanziamento da estinguersi dietro cessione del quinto della pensione, ovvero della concessione dell’anticipo finanziario a garanzia pensionistica (c.d. APE volontario.
Il prelievo può altresì essere conseguente a fatti giuridici non di natura negoziale, come nei casi di:
– rapporto di sostituzione tra l’Amministrazione finanziaria e l’Istituto per il prelievo delle imposte a carico del pensionato nella sua qualità di contribuente;
– sentenza di condanna dell’Autorità giudiziaria ovvero ordinanza di assegnazione giudiziale conseguente ai processi di esecuzione forzata presso terzi, in virtù dei quali l’Istituto è chiamato ad adempiere nella qualità di terzo pignorato;
– provvedimento di assegnazione giudiziale di quote di pensione (ad esempio, per corresponsione degli assegni divorzili).


 


Recupero crediti per danno all’erario azionato dall’Amministrazione o Ente creditore da parte dell’INPS


In caso di recupero in via amministrativa, l’Istituto, ove ne ricorrano i presupposti di legge, dispone le ritenute sul trattamento pensionistico del debitore e su quanto a questi spetti a titolo di arretrati di pensione o di trattamento di fine servizio/rapporto, in favore del creditore.
L’Amministrazione o l’Ente pubblico che vanti nei confronti dei pensionati debitori uno o più crediti azionabili mediante tale modalità dovrà trasmettere, esclusivamente a mezzo PEC, una richiesta alle Direzioni regionali e/o di coordinamento metropolitano competenti per territorio e per materia, allegando la documentazione comprovante il diritto a ottenere, per il tramite dell’Istituto, la soddisfazione, anche parziale, della pretesa creditoria.
In particolare, è necessario trasmettere i seguenti elementi informativi:
– dati anagrafici del pensionato debitore;
– codice fiscale del pensionato debitore;
– ogni altra informazione utile a individuare il pensionato debitore;
– importo complessivo da recuperare;
– coordinate bancarie/postali di versamento e relativo codice fiscale/partita IVA dell’intestatario del conto;
– copia della sentenza di condanna munita di formula esecutiva;
– atto dell’Amministrazione procedente indicante la volontà di agire in via amministrativa;
– eventuale piano di rateizzazione del debito, concordato con il debitore e approvato dal Pubblico Ministero competente.
Fissati i limiti e le salvaguardie legali, il recupero potrà subire variazioni in corso di ammortamento qualora sopraggiungano eventi modificativi che possano ridurre o anche azzerare la capienza della prestazione pensionistica dell’interessato o potrà cessare in caso di decesso dello stesso o per effetto di altre cause di eliminazione della prestazione.


Per quanto concerne, inoltre, l’avvio del piano di ammortamento del debito con prelievo su pensione si precisa che, per ragioni di natura tecnico-procedurale correlate ai tempi di lavorazione di tale processo, la trattenuta verrà applicata sul rateo mensile in pagamento compatibilmente con la prima elaborazione utile rispetto alla data di notifica all’INPS della citata istanza, corredata dai documenti comprovanti il diritto al recupero da parte dell’Amministrazione o dell’Ente creditori. Come sopra specificato, ciò avverrà a condizione che siano stati forniti tutti gli elementi utili all’individuazione del soggetto debitore, nonché le modalità di pagamento delle quote creditizie, affinché possano essere correttamente acquisite.
Il pagamento tramite il conto corrente postale della Tesoreria dello Stato, previa comunicazione all’INPS del capo, capitolo e articolo (elementi identificativi indispensabili a ottenere da parte della Tesoreria stessa il giroconto delle quote creditizie di propria spettanza) è attualmente in uso solo per i pensionati della Gestione pubblica. Pertanto, le Amministrazioni e gli Enti che si rivolgono all’INPS per la riscossione delle quote creditizie di propria spettanza devono fornire le coordinate di pagamento intestate agli stessi, al fine di consentire una puntuale e diretta gestione di tutti i pagamenti emessi in favore delle medesime, ivi comprese le eventuali riemissioni di quote non andate a buon fine.
Si sottolinea che la disposizione di pagamento su coordinate intestate direttamente alle Amministrazioni e agli Enti pubblici permette all’Istituto di estendere il processo di rendicontazione automatizzata dei mandati di pagamento cumulativi, emessi in favore delle persone giuridiche, a tutte le Amministrazioni ed Enti creditori, mediante l’invio a un indirizzo di posta elettronica ordinaria/PEC, con cadenza mensile, di una reportistica in ordine alle quote creditizie complessivamente vantate per ciascuna Gestione (privata/pubblica).