Rinnovato il CCNL delle industria della Concia

 



Firmato il rinnovo del CCNL  per gli addetti delle aziende conciarie.


L’accordo decorre dall’1/11/2019 e scadrà il 30/6/2023.
L’ intesa sottoscritta prevede un aumento salariale sui minimi (Tem) di 65 euro (liv.D2), divisi in 3 tranche, e precisamente: 15 euro dal 1° settembre 2021; 35 euro dal 1° gennaio 2022; 15 euro dal 1° agosto 2022.



























































Categorie e P.O.

MINIMI E I.P.O. DALL’1/9/2021

Minimo

I.P.O

Totale

F 1.503,92 1.503,92
E 3 1.585,35 1.585,35
E 2 1.585,35 73,59 1.658,94
E 1 1.585,35 129,96 1.715,31
D 2 1.800,99 . 1.800,99
D 1 1.800,99 105,13 1.906,12
C 2 1.956,75 1.956,75
C 1 1.956,75 92,77 2.049,52
B 2 2.178 89 2.178,89
B 1 2.178,89 184,93 2.363.82
A 2.548,29 2.548,29



























































 Categorie e P.O.

MINIMI E I.P.O. DALL’1/1/2022

Minimo

I.P.O.

Totale

F 1.530 84 1.530,84
E 3 1.614,15 1.614,15
E 2 1.614,15 74,95 1.689,10
E 1 1.614.15 134,00 1.748,15
D 2 1.835,99 1.835 99
D 1 1.835,99 107,83 1.943,82
C 2 1.997,13 1.997,13
C 1 1.997.13 95.47 2.092,60
B 2 2.224,65 2.224.65
B 1 2.224,65 190,33 2.414,98
A 2.604,83 2.604,83



























































Categorie e P.O.

MINIMI E I.P.O. DALL’1/8/2022

Minimo

I.P.O.

Totale

F 1.542,38 1.542.38
E 3 1.626,50 1.626,50
E 2 1.626,50 75,52 1.702,02
E 1 1.626,50 135,73 1.762,23
D 2 1.850,99 1.850.99
D 1 1.850,99 108,98 1.959,97
C 2 2.014,44 2.014,44
C 1 2.014,44 96,62 2.111,06
B 2 2.244,27 2.244,27
B 1 2.244,27 192,63 2.436,90
A 2.629,06 2.629,06


 


Elemento di garanzia retributiva
Per tutte le aziende che non praticano la contrattazione di 2° livello l’elemento di garanzia retributiva viene elevato ad 8 euro (1° gennaio 2023), raddoppiato rispetto agli attuali 4.


Fondo di assistenza sanitaria integrativa Sanimoda
Per tutti i lavoratori a carico delle imprese con un costo pari a 12 euro mensili per ogni lavoratore a partire dal 1° luglio 2021.


Fondo di previdenza integrativa Previmoda
A decorrere dal 1° ottobre 2022 il contributo a carico dell’azienda, sui minimi tabellari, è elevato al 2% (un più


0,5% quantificabile al livello di riferimento a circa 5 euro).


Stabilizzazione
È stato poi regolamentato il numero complessivo massimo di contratti a termine e in somministrazione che non potranno superare la soglia del 32% medio su base annua.


Permessi retribuiti
Sarà concesso 1 giorno nel caso di decesso dei genitori di un coniuge o di un convivente in un’unione civile o convivenza civile come da legge 76 del 2016 (Cirinnà).


Congedi parentali per malattia dei figli
Saranno garanti 7 giornate per le malattie di figli in età compresa tra i 3 e gli 8 anni.


Malattia
Sono scorporate dal periodo di comporto tutti i giorni impiegati per controlli per visite oncologiche.


Legalità e dumping contrattuale
Sottoscritto un protocollo che indica le modalità per confluire, con accordo aziendale tra le parti, nell’applicazione dei CCNL sottoscritti dalle Organizzazioni Sindacali nazionali comparativamente più rappresentative sul territorio nazionale, per quelle aziende che operano nella catena della fornitura e che applicano contratti in dumping.


Infine, è stato adottato nell’intesa l’accordo quadro sulle molestie e la violenza nei luoghi di lavoro sottoscritto da Confindustria con Cgil, Cisl, Uil.

 

Indennità COVID-19 pescatori: verifica della qualifica di pescatore autonomo

 


Con riferimento alle richieste di riesame delle domande di indennità Covid-19 respinte dall’INPS per assenza del requisito di “pescatore autonomo”, l’Inps – con messaggio n. 267/2021 – fornisce, ad integrazione del messaggio n. 4358/2020, ulteriori indicazioni operative. In sostituzione della documentazione richiesta nel citato messaggio, i lavoratori, in sede di riesame, dovranno presentare un’autodichiarazione, indicando in maniera chiara e inequivocabile lo status di pescatore “autonomo” e la natura del reddito derivante dall’attività di pesca. Il richiedente dovrà presentare, inoltre, l’eventuale documentazione rilasciata dalla cooperativa attestante il pagamento della contribuzione previdenziale sul proprio reddito.


L’articolo 222, co. 8, del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, convertito con modificazioni dalla legge 18 luglio 2020, n. 77, riconosce, per il mese di maggio 2020, un’indennità pari a 950 euro in favore dei pescatori autonomi, compresi i soci di cooperative, che esercitano professionalmente la pesca in acque marittime, interne e lagunari.
Con circolare n. 118/2020 sono state fornite le istruzioni amministrative in materia, mentre con il messaggio n. 435/2020 le indicazioni in merito alla gestione delle istruttorie relative agli eventuali riesami.
Al momento la qualifica di “pescatore autonomo” – associato in cooperativa della piccola pesca ai sensi della legge 13 marzo 1958, n. 250 – non risulta rilevabile attraverso le procedure automatizzate dell’Inps, per cui viene chiesto al richiedente, in sede di riesame, di fornire apposita documentazione che attesti “la natura autonoma del rapporto di lavoro” (come indicata nel paragrafo 3 del menzionato messaggio).
In relazione a tale documentazione, le Associazioni di categoria hanno rilevato che i pescatori autonomi, anche se associati in cooperativa, di cui alla legge n. 250/1958, a livello fiscale sono titolari di reddito di impresa (imprenditori individuali) e, pertanto, determinano il reddito attraverso la differenza tra i ricavi dell’attività di pesca e i relativi costi. Diversamente, a livello previdenziale, ricorrendo le condizioni previste dalla stessa legge n. 250/1958, i medesimi soggetti determinano i contributi in misura pari alla retribuzione convenzionale vigente per i lavoratori dipendenti della pesca. Dunque, se i pescatori autonomi sono associati in cooperativa, quest’ultima versa i contributi per gli stessi, ma non si occupa della parte retributiva e fiscale: infatti per essi non vi è retribuzione e non vi è quindi consegna della Certificazione Unica (CU) dei redditi, fatto salvo per la parte dei versamenti previdenziali.


Conseguentemente, salvo casi marginali, non vi è mai un contratto di lavoro autonomo tra il pescatore e la cooperativa e ancora meno vi è una retribuzione.
Allo scopo di semplificare dunque le procedure amministrative, nel rispetto dei requisiti dettati dalla normativa vigente, ai fini della verifica della qualifica di “pescatore autonomo”, i lavoratori la cui istanza sia stata respinta per l’assenza del requisito in esame, in sostituzione della documentazione individuata dal citato paragrafo 3 del messaggio n. 4358/2020, in sede di riesame, devono produrre alla Struttura territorialmente competente dell’Istituto apposita autodichiarazione, in cui devono essere indicati in maniera inequivocabile:
lo status di pescatore “autonomo”;
– la natura del reddito derivante dall’attività di pesca
.
Inoltre, il richiedente deve presentare l’eventuale documentazione rilasciata dalla cooperativa attestante il pagamento della contribuzione previdenziale sul proprio reddito.
Le informazioni contenute nei suddetti documenti (autodichiarazione e documentazione rilasciata dalla cooperativa) dovranno appena possibile essere verificate dall’operatore di Sede. Qualora la verifica abbia esito positivo e nel caso in cui non vi siano ulteriori motivi di reiezione, la domanda per la successiva erogazione dell’indennità di 950 euro sarà accolta.

 

EDILI – Comunicazione CNCE: conferimento del TFR al Fondo Prevedi

 

La CNCE con comunicazione del 21/1/2021, fornisce informazioni e chiarimenti sulle misure di conferimento del TFR al Fondo Prevedi

Le Parti Sociali nazionali firmatarie dei CCNL Edili Industria e Edili Artigianato, con accordo del 23/6/2020, avevano determinato le percentuali alternative (0% – 18% – 100%) di destinazione del TFR maturando al Fondo Pensione Prevedi per tutti i lavoratori soggetti ai CCNL sopra indicati, a prescindere dalla data di prima occupazione e di prima iscrizione degli stessi alla previdenza obbligatoria.
La CNCE, a seguito del conseguente iter approvativo da parte della Commissione di Vigilanza sui Fondi Pensione, con il comunicato 21/1/2021, segnala che le misure di conferimento del TFR al Fondo Prevedi non sono più condizionate alla decorrenza della prima occupazione (ante o post 28/4/1993).
Ogni lavoratore edile può quindi liberamente scegliere, ai fini del conferimento del TFR maturando a Prevedi, tra le seguenti misure: 0% (Tfr in azienda); 18%; 100%.
Pertanto, al fine di riassumere le opzioni contributive a Prevedi dei lavoratori edili, fermo restando il versamento del contributo contrattuale obbligatorio a carico del datore di lavoro previsto dai CCNL sopra richiamati, la CNCE riporta la seguente tabella che tiene conto delle ultime novità sopra descritte:

Opzioni contributive aggiuntive al Contributo contrattuale

Opzione A del modulo di integrazione contributiva (contributo % sulla retribuzione)
Contributo del lavoratore = 1% retribuzione lorda mensile (+ eventuale percentuale aggiuntiva) +
Contributo dell’azienda = 1% retribuzione lorda mensile

Oppure

Opzione B del modulo di integrazione contributiva (TFR maturando)
Contributo TFR = 18% o 100% del TFR maturando (a scelta del lavoratore)

Oppure

Entrambe le opzioni A e B del modulo di integrazione contributiva (contributo % sulla retribuzione + TFR maturando)
Contributo del lavoratore = 1% retribuzione lorda mensile (+ eventuale percentuale aggiuntiva) +
Contributo del dell’azienda = 1% retribuzione lorda mensile +
Contributo TFR = 18% o 100% del TFR maturando (a scelta del lavoratore)

 

Contratti di appalto stipulati da consorzi: procedura di certificazione

 


Si forniscono precisazioni sulla procedura di certificazione dei contratti di appalto stipulati da consorzi, la cui esecuzione viene affidata ad alcune delle società consorziate.


Secondo la normativa in materia, le procedure di certificazione possono essere utilizzate, sia in sede di stipulazione di appalto sia nelle fasi di attuazione del relativo programma negoziale, anche ai fini della distinzione concreta tra somministrazione di lavoro e appalto. Già in passato, il Ministero del lavoro aveva specificato che l’indagine dell’organo certificatore, sia quando la certificazione è richiesta in sede di stipula del contratto, sia successivamente in sede di attuazione del programma negoziale, sarà tanto più pregnante ed efficace se la disamina circa la sussistenza degli elementi e dei requisiti previsti, sia effettuata non solo su base documentale ma anche attraverso l’acquisizione delle dichiarazioni delle parti.
Ciò premesso, l’indagine di genuinità del contratto di appalto da effettuare in sede di certificazione nel caso in cui la parte stipulante sia un consorzio, debba riguardare non solo il consorzio ma anche le imprese consorziate già individuate nel medesimo contratto da certificare, trattandosi dei soggetti chiamati a dare esecuzione all’appalto e nei cui confronti la certificazione produrrà i suoi effetti, anche laddove l’istanza di certificazione provenga dal solo consorzio.
Pertanto, la certificazione del contratto di appalto non potrà produrre effetti nei confronti di imprese che abbiano, in un momento successivo alla certificazione, aderito al consorzio e siano intervenute in corso d’opera nell’esecuzione del contratto di appalto, atteso che nei confronti delle società successivamente aggregatesi la commissione di certificazione non avrà potuto effettuare le valutazioni di idoneità utili a fondare il giudizio di genuinità del contratto. Lo stesso dicasi nel caso in cui, in corso d’opera, intervengano altre imprese che, benché fossero già consorziate al momento della stipula dell’appalto e della sua certificazione, non siano state individuate nel contratto certificato quali esecutrici dello stesso e rispetto alle quali, quindi, la Commissione non abbia effettuato le necessarie verifiche.


 

Danno biologico, morale ed esistenziale: la liquidazione unitaria del danno non patrimoniale

 


Il danno non patrimoniale si intende onnicomprensivo di qualsiasi lesione di interesse o valore costituzionalmente protetto ed il giudice di merito ha l’obbligo di tener conto, a fini risarcitori, di tutte le conseguenze derivanti dal danno, nessuna esclusa. In tale, ottica, la liquidazione del danno biologico (cioè, la lesione della salute), di quello morale (la sofferenza interiore) e di quello “esistenziale” (consistente nel peggioramento delle condizioni di vita quotidiane), deve essere complessiva, in maniera tale da coprire l’intero pregiudizio a prescindere dal “nomen iuris” dei vari tipi di danno, i quali non possono essere invocati singolarmente per un aumento della anzidetta liquidazione (Corte di Cassazione, sentenza 18 gennaio 2021, n. 703).


Una Corte d’appello territoriale, confermando la decisione del Tribunale di prime cure, aveva dichiarato l’illegittimità dell’assegnazione di un lavoratore ad una sede aziendale diversa da quella lui richiesta e condannato la società al risarcimento del danno, seppur quantificando diversamente il relativo importo.
Avverso la sentenza ricorre così in Cassazione il lavoratore, lamentando l’inscindibilità del riconosciuto danno non patrimoniale rispetto al danno biologico negato.
Per la Suprema Corte il ricorso non può trovare accoglimento.
Preliminarmente, si evidenzia che il danno non patrimoniale derivante dalla lesione di diritti inviolabili della persona, costituzionalmente garantiti, è risarcibile anche quando non sussista un fatto-reato, ma a patto che: a) l’interesse leso abbia rilevanza costituzionale; b) l’offesa superi una soglia minima di tollerabilità, in quanto il dovere di solidarietà impone a ciascuno di tollerare minime intrusioni nella propria sfera personale, inevitabilmente scaturenti dalla convivenza; c) il danno non sia futile, cioè non consista in meri disagi o fastidi ovvero nella lesione di diritti del tutto immaginari, come quello alla qualità della vita od alla felicità (Corte di Cassazione – S.U., sentenza n. 26972/2008).
Altresì, la natura unitaria del danno non patrimoniale deve essere interpretata nel senso di onnicomprensività rispetto a qualsiasi lesione di interesse o valore costituzionalmente protetto, non suscettibile di valutazione economica, nonchè come obbligo, per il giudice di merito, di tener conto, a fini risarcitori, di tutte le conseguenze derivanti dall’evento del danno, con il limite di evitare duplicazioni risarcitorie, attribuendo nomi diversi a pregiudizi identici.
E dunque, il danno biologico (cioè, la lesione della salute), quello morale (la sofferenza interiore) e quello dinamico-relazionale (altrimenti definibile “esistenziale” e consistente nel peggioramento delle condizioni di vita quotidiane, risarcibile nel caso in cui l’illecito abbia violato diritti fondamentali della persona), pur costituendo pregiudizi non patrimoniali ontologicamente diversi e tutti risarcibili, devono essere liquidati complessivamente, in maniera tale da coprire l’intero pregiudizio a prescindere dal “nomen iuris” dei vari tipi di danno, i quali non possono essere invocati singolarmente per un aumento dell’anzidetta liquidazione.
Così, le tradizionali sottocategorie del “danno biologico” e del “danno morale” continuano a svolgere una funzione solo descrittiva del pregiudizio preso in esame dal giudice, al fine di parametrare la liquidazione del danno risarcibile (Corte di Cassazione, sentenza n. 687/2014).