Sisma Aquila: le istanze per le agevolazioni in favore del turismo

 


Definiti i termini e le modalità di presentazione delle domande per l’accesso alle agevolazioni in favore di attività imprenditoriali volte, attraverso la valorizzazione del patrimonio naturale, storico e culturale, al rafforzamento dell’attrattività e dell’offerta turistica del territorio del cratere sismico aquilano, e indicazioni operative in merito alle procedure di concessione ed erogazione delle agevolazioni (Ministero dello Sviluppo Economico , Circolare 20 novembre 2018, n. 351717).

La domanda può essere presentata da PMI regolarmente costituite ed iscritte nel Registro delle imprese, nella forma di: ditta individuale, società di persone, società di capitali, cooperative, società consortili e consorzi di imprese con attività esterna.
Possono essere ammesse alle agevolazioni le persone fisiche che intendono costituire una nuova impresa purché l’impresa sia formalmente costituita, dalle stesse persone fisiche indicate in domanda, entro trenta giorni dalla comunicazione della determinazione di ammissione alle agevolazioni.
Sono ammissibili alle agevolazioni i programmi d’investimento finalizzati alla creazione di nuove imprese o all’ampliamento e/o riqualificazione di imprese esistenti.
Sono ammissibili le spese d’investimento e gestione funzionali alla realizzazione del progetto proposto – al netto di IVA – sostenute successivamente alla data di presentazione della domanda di agevolazione e intestate al soggetto beneficiario.
Indipendentemente dal regime contabile adottato, i soggetti beneficiari dovranno annotare e conservare tutti i documenti di spesa negli appositi registri IVA, dei cespiti ammortizzabili e degli inventari, rendendoli disponibili per i controlli richiesti da parte del Soggetto gestore o del Ministero.
Le agevolazioni sono concesse nella misura del 70% delle spese ammissibili.
Le spese d’investimento sono agevolabili a fondo perduto nella forma di contributo in conto impianti. Le spese di gestione sono agevolabili a fondo perduto nella forma di contributo alla spesa. Le spese di gestione sono riconosciute per un massimo del 30% sul totale delle spese ammissibili.
Le agevolazioni sono concesse sulla base di una procedura valutativa con procedimento a sportello.
I soggetti interessati hanno diritto alle agevolazioni esclusivamente nei limiti delle disponibilità finanziarie.
Le domande di agevolazione, corredate della documentazione, sono valutate secondo l’ordine cronologico di presentazione.
A conclusione del procedimento istruttorio, il Soggetto gestore adotta la determinazione di concessione delle agevolazioni o la determinazione di rigetto della domanda e la invia a mezzo PEC al soggetto proponente.
L’erogazione del contributo in conto impianti avviene su richiesta del soggetto beneficiario mediante la presentazione di stati avanzamento lavori (SAL) degli investimenti di importo almeno pari al 30% (trenta per cento) dell’investimento complessivo ammesso, fatta salva la richiesta di erogazione del saldo delle agevolazioni, che può essere presentata per l’importo residuo.
Entro 60 giorni dal ricevimento della richiesta di erogazione del saldo investimenti, il Soggetto gestore effettua apposito sopralluogo presso la sede dell’attività agevolata, dove dovrà essere resa disponibile tutta la documentazione contabile e fiscale dei soggetti beneficiari, oggetto delle verifiche specifiche.
Il soggetto beneficiario può richiedere, tramite la procedura informatica, solo dopo la propria sottoscrizione della determinazione di concessione, variazioni riguardanti i soggetti beneficiari, relative a operazioni societarie, nonché quelle afferenti alla localizzazione dell’iniziativa e/o al settore di attività inserito in domanda. Tali variazioni devono essere preventivamente comunicate dal beneficiario con adeguata motivazione al Soggetto gestore ed essere da quest’ultimo autorizzate.
Le agevolazioni possono essere revocate in misura totale o parziale dal Soggetto gestore.

 

Approvate le regole di accesso agli incentivi “Fabbrica intelligente e Agrifood”

 

Con Decreto del 20 novembre 2018, il Ministero dello Sviluppo Economico ha approvato il bando cd. “Fabbrica intelligente e Agrifood”, col quale sono definite le regole di accesso, attraverso la procedura a sportello, alle agevolazioni per finanziare gli investimenti e la ricerca nel settore della specializzazione intelligente riferita a soluzioni tecnologiche per la produzione, la conservazione, la tracciabilità e la qualità dei cibi.

Il decreto definisce i termini e le modalità di presentazione delle domande di agevolazione, nonché i criteri per la determinazione dei costi ammissibili e gli ulteriori elementi utili a definire la corretta attuazione dell’intervento agevolativo, relativo alla concessione ed erogazione, attraverso la procedura a sportello, delle agevolazioni in favore di progetti di ricerca industriale e di sviluppo sperimentale nei settori applicativi coerenti con la Strategia nazionale di specializzazione intelligente “Fabbrica intelligente” e “Agrifood”.
“Agrifood” è il settore applicativo della Strategia nazionale di specializzazione intelligente che fa riferimento a soluzioni tecnologiche per la produzione, la conservazione, la tracciabilità e la qualità dei cibi, relativo ai comparti produttivi riconducibili all’agricoltura e alle attività connesse, alle foreste e all’industria del legno, all’industria della trasformazione alimentare e delle bevande, all’industria meccano-alimentare, del packaging e dei materiali per il confezionamento.
Possono beneficiare delle agevolazioni i seguenti soggetti:
a) le imprese che esercitano un’attività industriale, diretta alla produzione di beni o di servizi e quelle che svolgono un’attività di trasporto per terra, per acqua o per aria, ivi comprese le imprese artigiane di produzione di beni;
b) le imprese agro-industriali che svolgono prevalentemente attività industriale;
c) le imprese che esercitano attività ausiliarie, in favore delle imprese appartenenti alle categorie precedenti;
d) i Centri di ricerca (impresa con personalità giuridica autonoma che svolge attività di ricerca di base, di ricerca industriale o di sviluppo sperimentale, non rientrante nella definizione di Organismo di ricerca).
Le agevolazioni sono concesse, nella forma del finanziamento agevolato, per una percentuale nominale pari al 20 per cento dei costi e delle spese ammissibili, e nella forma del contributo diretto alla spesa per una percentuale nominale dei costi e delle spese ammissibili articolata come segue:
–  per i costi e le spese relative alle attività di ricerca industriale:
a) 60 per cento per le imprese di piccola dimensione;
b) 50 per cento per le imprese di media dimensione;
c) 40 per cento per le imprese di grande dimensione;
d) 47 per cento per gli Organismi di ricerca.
– per i costi e le spese relative alle attività di sviluppo sperimentale:
a) 35 per cento per le imprese di piccola dimensione;
b) 25 per cento per le imprese di media dimensione;
c) 15 per cento per le imprese di grande dimensione;
d) 22 per cento per gli Organismi di ricerca.
Per essere ammessi alle agevolazioni i progetti devono prevedere la realizzazione di attività di ricerca industriale e di sviluppo sperimentale, strettamente connesse tra di loro in relazione all’obiettivo previsto dal progetto, finalizzate alla realizzazione di nuovi prodotti, processi o servizi o al notevole miglioramento di prodotti, processi o servizi esistenti, tramite lo sviluppo delle tecnologie abilitanti fondamentali nell’ambito dei settori applicativi “Fabbrica intelligente” e “Agrifood”, coerenti con la Strategia nazionale di specializzazione intelligente.
Le spese e i costi ammissibili devono essere sostenuti direttamente dal soggetto beneficiario e pagati dallo stesso, e sono quelli relativi a:
– il personale dipendente del soggetto proponente o in rapporto di collaborazione o di somministrazione lavoro ovvero titolare di specifico assegno di ricerca, limitatamente a tecnici, ricercatori ed altro personale ausiliario, nella misura in cui sono impiegati nelle attività di ricerca e di sviluppo oggetto del progetto. Sono escluse le spese del personale con mansioni amministrative, contabili e commerciali;
– gli strumenti e le attrezzature di nuova fabbricazione, nella misura e per il periodo in cui sono utilizzati per il progetto di ricerca e sviluppo;
– i servizi di consulenza e gli altri servizi utilizzati per l’attività del progetto di ricerca e sviluppo, inclusa l’acquisizione o l’ottenimento in licenza dei risultati di ricerca, dei brevetti e del know-how, tramite una transazione effettuata alle normali condizioni di mercato;
– le spese generali calcolate su base forfettaria nella misura del 25 per cento dei costi diretti ammissibili del progetto;
– i materiali utilizzati per lo svolgimento del progetto.
A tal fine è necessario dotarsi di un sistema di contabilità separata o di un’adeguata codificazione contabile atta a tenere separate tutte le transazioni relative al progetto agevolato. Inoltre, i costi sostenuti nell’ambito delle attività di sviluppo sperimentale (SS) devono essere rilevati separatamente da quelli sostenuti per attività di ricerca industriale (RI). In ogni caso non sono ammessi i titoli di spesa il cui importo sia inferiore a euro 500,00 al netto di IVA.
La domanda di agevolazioni e la documentazione da allegare prevista dal decreto devono essere redatte e presentate in via esclusivamente telematica dalle ore 10.00 alle ore 19.00 di tutti i giorni lavorativi, dal lunedì al venerdì, a partire dal 22 gennaio 2019, pena l’invalidità e l’irricevibilità, utilizzando la procedura disponibile nel sito internet del Soggetto gestore (https://fondocrescitasostenibile.mcc.it) per la richiesta delle agevolazioni nell’ambito della procedura valutativa a sportello. Le attività inerenti alla predisposizione della domanda di agevolazioni e della documentazione da allegare alla stessa possono essere svolte dai soggetti proponenti anche prima dell’apertura del predetto termine di presentazione delle domande. A tal fine la procedura di compilazione guidata è resa disponibile nel sito internet del Soggetto gestore a partire dal 17 dicembre 2018.

 

Attuazione delle direttive UE per i buoni corrispettivo e l’elusione fiscale

 


Il Governo approva definitivamente il decreto legislativo relativo al trattamento dei buoni-corrispettivo e quello contro le pratiche di elusione fiscale (Comunicato stampa del Consiglio dei Ministri n. 29 del 28 Novembre 2018).

Il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro per gli affari europei e del Ministro dell’economia e delle finanze, ha approvato, in esame definitivo, due decreti legislativi relativi all’attuazione di due direttive europee:
1.
attuazione della direttiva del Consiglio 27 giugno 2016, n. 2016/1065, recante modifica della direttiva 2006/112/CE per quanto riguarda il trattamento dei buoni-corrispettivo;
2. attuazione della direttiva (UE) 2016/1164 del Consiglio del 12 luglio 2016 recante norme contro le pratiche di elusione fiscale che incidono direttamente sul funzionamento del mercato interno e come modificata dalla direttiva (UE) 2017/952 del Consiglio del 29 maggio 2017 recante modifica della direttiva (UE) 2016/1164 relativamente ai disallineamenti da ibridi con Paesi terzi.
La direttiva del Consiglio 27 giugno 2016, n. 2016/1065 ha introdotto norme specifiche per quanto riguarda l’emissione, il trasferimento e il riscatto dei buoni-corrispettivo, al fine di garantire che non si verifichino disallineamenti tra Stati membri che possano dare luogo a una doppia imposizione o non imposizione, nonché al fine di ridurre il rischio dell’elusione fiscale. Il decreto in oggetto individua il buono-corrispettivo come uno strumento che contiene l’obbligo di essere accettato come corrispettivo o parziale corrispettivo a fronte di una cessione di beni o di una prestazione di servizi e che indica, sullo strumento medesimo o nella relativa documentazione, i beni o i servizi da cedere o prestare o le identità dei potenziali cedenti o prestatori, ivi incluse le condizioni generali di utilizzo ad esso relative.
L’altro decreto, invece, attua la legge di delegazione europea 2016-2017 (legge 25 ottobre 2017, n. 163), al fine di recepire la direttiva (UE) 2016/1164 che introduce norme contro le pratiche di elusione fiscale che incidono direttamente sul funzionamento del mercato interno (cosiddetta “ATAD 1”), come modificata dalla direttiva (UE) 2017/952 relativamente ai disallineamenti da ibridi con i Paesi terzi (cosiddetta “ATAD 2”).
Ritenendo essenziale per il corretto funzionamento del mercato interno che gli Stati membri prendano provvedimenti per scoraggiare le pratiche di elusione fiscale e garantire un’equa ed efficace imposizione nell’Unione in modo sufficientemente coerente e coordinato, le direttive ATAD adottano un approccio strategico comune al fine di impedire una frammentazione del mercato e porre fine ai disallineamenti e alle distorsioni del mercato attualmente esistenti.
Le direttive stabiliscono norme per rafforzare il livello medio di protezione contro la pianificazione fiscale aggressiva nel mercato interno e si pone in continuità con le priorità politiche di fiscalità internazionale volte ad assicurare che l’imposta sia versata nel luogo in cui gli utili e il valore sono generati. Tali obiettivi sono stati tradotti in raccomandazioni di azioni concrete nel quadro dell’iniziativa contro l’erosione della base imponibile e il trasferimento degli utili (BEPS) dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE).
Il decreto introduce, in particolare, disposizioni in materia di deducibilità degli interessi passivi, di imposizione in uscita, di società controllate non residenti, di disallineamenti da ibridi, di società controllate estere e di dividendi e plusvalenze.

 

Non scatta con il solo lavoro in nero l’accertamento induttivo

 


Il metodo induttivo di accertamento da parte dell’Amministrazione finanziaria è legittimo in caso di irregolarità formali delle scritture contabili così gravi, numerose e ripetute da rendere inattendibili i dati in esse esposti (CORTE DI CASSAZIONE – Sez. trib. – Ordinanza 10 ottobre 2018, n. 24995).

Nella fattispecie posta all’esame della Suprema Corte, la società contribuente impugnò un avviso d’accertamento con cui furono recuperate a tassazione maggiori imposte ai fini irpeg e iva, sul rilievo che l’impresa aveva conseguito ricavi superiori a quelli dichiarati (anche col confronto con lo studio di settore) avendo impiegato due lavoratori non regolarizzati e che ciò aveva compromesso l’attendibilità delle scritture obbligatorie.
La Ctp accolse il ricorso della società ritenendo insussistenti i presupposti dell’accertamento induttivo, in quanto l’ufficio non aveva sollevato contestazioni in ordine alla documentazione contabile consegnata dalla società in risposta al questionario relativo allo studio di settore, non avendo l’ufficio instaurato il contraddittorio durante il procedimento di verifica. L’Agenzia delle entrate propose appello; si costituì il contribuente.
La Ctr accolse l’impugnazione, osservando che: le maggiori imposte iva scaturivano dalle infedeli dichiarazioni del contribuente; la Ctp si era riferita a diversa normativa non pertinente (riguardante l’inattendibilità delle scritture contabili obbligatorie fino all’approvazione degli studi di settore); le contestazioni mosse dal contribuente erano solo apparenti rispetto alle omissioni segnalate nell’avviso impugnato.
La società ha proposto ricorso per cassazione. Il ricorso va accolto in quanto le uniche irregolarità contabili che hanno legittimato l’accertamento induttivo hanno riguardato le posizioni non regolarizzate di due lavoratori dipendenti, peraltro per brevi periodi (cui è seguita la regolarizzazione).
In particolare, secondo un consolidato orientamento, in caso di irregolarità formali delle scritture contabili così gravi, numerose e ripetute da rendere inattendibili i dati in esse esposti, è legittimo il ricorso al metodo induttivo di accertamento da parte dell’Amministrazione finanziaria, nonché l’impiego, ai fini della determinazione dei maggiori ricavi, “dei dati e delle notizie comunque raccolti o venuti a sua conoscenza, tra i quali sono compresi il volume di affari dichiarato dallo stesso contribuente e la redditività media del settore specifico in cui opera l’impresa sottoposta ad accertamento”.
Nel caso concreto, nell’avviso d’accertamento sono state contestate alla società ricorrente le omissioni consistite nella tenuta del libro-matricola in modo irregolare, la presentazione del modello 770 infedele e il mancato versamento di ritenute e dallo stesso avviso impugnato non è dato evincere la sussistenza di ripetute e gravi irregolarità contabili se si considera altresì che non è incontestato che i due lavoratori dipendenti assunti irregolarmente furono poi oggetto di regolarizzazione contributiva a distanza di breve periodo dall’assunzione (il primo dopo dieci giorni e il secondo dopo circa cinque mesi). Pertanto, le suddette omissioni, poiché non gravi e ripetute, non avrebbero potuto legittimare l’accertamento induttivo puro.

 

STP e gli iscritti nell’Elenco speciale

 


Forniti chiarimenti sulla partecipazione ad una STP da parte di un iscritto nell’Elenco speciale dei non esercenti dell’Ordinamento professionale (CNDCEC – Pronto Ordine 19 novembre 2018, n. 55).

L’iscrizione nell’elenco speciale è riservata a coloro che non possono esercitare la professione in quanto incompatibili.


L’atto costitutivo della STP deve prevedere:
– l’esercizio in via esclusiva dell’attività professionale da parte dei soci;
– l’ammissione in qualità dei soci dei soli professionisti iscritti ad ordini, albi e collegi, fatta eccezione per soggetti non professionisti ammessi in qualità di socio per finalità di investimento o per prestazioni tecniche.
Per società tra professionisti o per società professionale si intende la società avente ad oggetto l’esercizio di una o più attività professionali per le quali sia richiesta l’iscrizione in appositi albi o elenchi regolamentati nel sistema ordinistico.


Tale precisazione necessita altresì di essere coordinata con le previsioni più direttamente attinenti alle professioni c.d. regolamentate, vale a dire alle professioni per cui l’ordinamento richiede l’iscrizione in Albi o Elenchi.
Per professione regolamentata si intende l’attività o l’insieme di attività il cui esercizio è consentito solo a seguito di iscrizione in ordini o collegi subordinatamente al possesso di qualifiche professionali o all’accertamento delle specifiche professionalità; per “professionista” si intende l’esercente la professione per come descritta dalia lett. a) della stessa disposizione.
In conclusione, il soggetto iscritto nell’Elenco speciale può partecipare ad una STP in qualità di socio di investimento ovvero in qualità di socio che fornisca mere prestazioni tecniche, ma non come socio professionista.