Iva: l’acconto omesso è giustificato solo dall’assoluta impossibilità al pagamento

 


Per escludere la volontarietà della condotta di omissione di pagamento dell’Iva è necessaria la dimostrazione della riconducibilità dell’inadempimento alla obbligazione verso l’Erario a fatti non imputabili all’imprenditore, che non abbia potuto tempestivamente porvi rimedio per cause indipendenti dalla sua volontà e che sfuggono al suo dominio finalistico (Corte di cassazione – sentenza n. 40440/2018).

L’imprenditore non può ritenersi esonerato da responsabilità per l’omesso versamento dell’acconto Iva, incombendo a suo carico gli obblighi di accantonamento delle somme, in assenza di crisi aziendali o di mancanza di liquidità tali da non consentire di ottemperare agli adempimenti fiscali.
In tema di omesso versamento IVA, il reato omissivo consiste nel mancato versamento all’erario delle somme dovute sulla base della dichiarazione annuale che, tranne i casi di applicabilità del regime di “IVA per cassa”, è ordinariamente svincolato dalla effettiva riscossione delle somme-corrispettivo relative alle prestazioni effettuate.
Incombe un rigoroso onere di allegazione a colui il quale prospetta l’assoluta impossibilità di adempiere l’obbligazione tributaria per effetto di improvvise ed a lui non addebitabili crisi di liquidità, impeditive dell’obbligo di accantonamento delle somme, onere consistente nella dimostrazione che le difficoltà finanziarie non siano a lui imputabili e che le stesse, inoltre, non possano essere altrimenti fronteggiate con idonee misure anche sfavorevoli per il suo patrimonio personale, circostanze in alcun modo portate alla cognizione dei giudici del merito.

 

Iva: l’omesso versamento è salvo in caso di impossibilità al pagamento

 


Al fine della dimostrazione della assoluta impossibilità di provvedere ai pagamenti IVA omessi è necessaria la dimostrazione della riconducibilità dell’inadempimento alla obbligazione verso l’Erario a fatti non imputabili all’imprenditore (Corte di cassazione – sentenza n. 40217/2018).

L’omesso versamento dell’imposta sul valore aggiunto, prevede come reato il mancato versamento dell’imposta sul valore aggiunto, dovuta in base alla dichiarazione annuale, entro il termine per il versamento dell’acconto relativo al periodo di imposta successivo.
Il reato si consuma dunque nel momento in cui scade il termine previsto dalla legge per il versamento dell’acconto relativo al periodo di imposta successivo.
Per la configurabilità dell’elemento soggettivo del reato, è quindi sufficiente la consapevolezza di omettere il versamento dell’imposta dovuta sulla base della dichiarazione annuale presentata dall’obbligato a prescindere dagli intendimenti e dalle condotte successive del debitore, posto che ciò che determina la configurabilità del reato è quanto emergente dalla dichiarazione annuale e l’inadempimento alla scadenza della obbligazione tributaria dalla stessa risultante.


Quanto alla incidenza dello stato di difficoltà o crisi finanziaria dell’impresa obbligata al pagamento dell’imposta, va ricordato il consolidato orientamento interpretativo della Corte di Cassazione in proposito, secondo cui, al fine della dimostrazione della assoluta impossibilità di provvedere ai pagamenti omessi, occorrono l’allegazione e la prova della non addebitabilità all’imputato della crisi economica che ha investito l’impresa e della impossibilità di fronteggiare la crisi di liquidità che ne sia conseguita tramite il ricorso a misure idonee, da valutarsi in concreto.
Per escludere la volontarietà della condotta di omissione di pagamento dell’Iva è necessaria la dimostrazione della riconducibilità dell’inadempimento alla obbligazione verso l’Erario a fatti non imputabili all’imprenditore, che non abbia potuto tempestivamente porvi rimedio per cause indipendenti dalla sua volontà.

 

La validità della notifica nel luogo di residenza del destinatario

 


Una volta espletate tutte le formalità previste, comprensive dell’invio della raccomandata informativa, la notifica presso l’indirizzo di residenza in caso di temporanea assenza del destinatario è valida (Corte di Cassazione – Ordinanza 07 settembre 2018, n. 21877).

Nel caso di specie, la Suprema Corte accoglie il ricorso proposta dall’Agenzia delle Entrate contro la decisione della CTR, relativa ad una comunicazione preventiva di fermo amministrativo, disposta per il mancato pagamento di tre cartelle esattoriali, dove si è fatta questione della ritualità o meno della notifica delle predette cartelle.
Per l’ufficio erroneamente i giudici d’appello avevano ritenuto errata la relazione di notifica delle cartelle sottostanti al preavviso di fermo, dalla quale si evinceva che la contribuente era “sconosciuta” ovvero “temporaneamente assente” mentre, la contribuente aveva la residenza proprio nell’indirizzo indicato in notifica, ma con ciò confondendo la nozione di irreperibilità assoluta con quella d’irreperibilità relativa, che era l’ipotesi che ricorreva nella specie, come risultava dalle diciture della relata, che attestavano il corretto dispiegarsi del procedimento notificatorio, in caso di constatata temporanea assenza del destinatario.
La Cassazione attua del principio di diritto secondo cui “La notificazione eseguita, ai sensi dell’art. 140 cod. proc civ., nel luogo di residenza del destinatario risultante dai registri anagrafici, è nulla soltanto nell’ipotesi in cui questi si sia trasferito altrove e il notificante ne abbia conosciuto, ovvero con l’ordinaria diligenza avrebbe potuto conoscerne, l’effettiva residenza, dimora o domicilio, dove è tenuto ad effettuare la notifica stessa, in osservanza dell’art. 139 cod. proc. civ.”.
Nel caso di specie, la CTR ha accertato che l’indirizzo recato sulle relate era proprio quello di residenza, mentre, dalla lettura della relata risulta che si versava in un’ipotesi di temporanea assenza del destinatario, e che erano state espletate tutte le formalità previste, comprensive dell’invio della raccomandata informativa, quindi, la notifica doveva considerarsi valida.


 

ENEA controlla le detrazioni fiscali per interventi di efficienza energetica

 


12 SETT 2018 Disciplinate le procedure e le modalità con le quali ENEA effettua i controlli sulla sussistenza delle condizioni per la fruizione delle detrazioni fiscali per le spese sostenute per interventi di efficienza energetica (MINISTERO DELLO SVILUPPO ECONOMICO – Decreto 11 maggio 2018)

L’ENEA, entro il 30 giugno di ciascun anno, elabora e sottopone alla Direzione generale per il mercato elettrico, le rinnovabili e l’efficienza energetica, il nucleare del Ministero dello sviluppo economico (MISE-DG MEREEN), un programma di controlli a campione sulle istanze prodotte in relazione agli interventi di efficienza energetica.
Il campione è definito nel limite massimo dello 0,5% delle istanze, selezionate tra le richieste di accesso al beneficio della detrazione fiscale caricate sul portale informativo ENEA, nell’anno precedente, tenendo conto in particolare di quelle che soddisfano uno o più dei seguenti criteri:
a) istanze relative agli interventi che hanno diritto a una maggiore aliquota;
b) istanze che presentano la spesa più elevata;
c) istanze che presentano criticità in relazione ai requisiti di accesso alla detrazione fiscale ed ai massimali dei costi unitari.
Il piano di controllo annuale termina entro dodici mesi dall’approvazione da parte del MISE-DG MEREEN.
Per ogni istanza soggetta a verifica, l’ENEA comunica l’avvio del procedimento di controllo al soggetto beneficiario della detrazione o, in caso di controllo effettuato su istanze per interventi su parti comuni condominiali, all’amministratore di condominio, legale rappresentante pro-tempore, mediante invio di lettera raccomandata a/r ovvero, ove disponibile, mediante posta elettronica certificata (PEC), all’indirizzo indicato all’atto della trasmissione dei dati.
Entro trenta giorni dalla ricezione della comunicazione di cui al comma 1, il soggetto beneficiario della detrazione ovvero l’amministratore, per conto del condominio soggetto a verifica, trasmette, a mezzo posta elettronica certificata all’indirizzo «enea@cert.enea.it», in formato PDF, qualora non già trasmessa, la documentazione prevista; la documentazione è sottoscritta digitalmente da un tecnico abilitato, nei casi in cui è prevista l’asseverazione circa il rispetto dei requisiti tecnici, o, negli altri casi, dall’amministratore per gli interventi sulle parti comuni o dallo stesso soggetto interessato per gli interventi sulle singole unità immobiliari. Nel caso di interventi che interessino gli impianti, dovranno essere trasmesse, inoltre, le copie della dichiarazione di conformità rilasciata dall’installatore e, se pertinente, del libretto di impianto.
L’ENEA, ricevuta la documentazione, procede alla verifica documentale al fine di accertare la corretta esecuzione tecnica ed amministrativa dell’intervento, la sussistenza e la permanenza dei presupposti e dei requisiti per il riconoscimento della detrazione e, nel termine di novanta giorni, comunica l’esito del controllo al beneficiario soggetto a verifica. E’ facoltà di ENEA richiedere eventuali integrazioni istruttorie che comportano l’interruzione del suddetto termine che ricomincia a decorrere dalla ricezione della documentazione richiesta.
L’accertamento documentale produce esito negativo nel caso in cui la documentazione fornita risulti carente, anche a seguito di integrazione, e nel caso in cui risultino insoddisfatti i requisiti e le condizioni richieste. L’accertamento produce altresì esito negativo a fronte dell’indisponibilità a fornire la documentazione richiesta, purché strettamente connessa all’attività di controllo.
Ad integrazione dell’attività, l’ENEA effettua annualmente controlli in situ sul 3% almeno del campione selezionato. L’avvio del procedimento mediante sopralluogo è comunicato, con un preavviso minimo di quindici giorni, con lettera raccomandata a/r ovvero, ove disponibile, mediante posta elettronica certificata (PEC), specificando il luogo, la data, l’ora e il nominativo dell’incaricato del controllo. A fronte di motivata richiesta presentata dal soggetto beneficiario, il sopralluogo può essere rinviato, per una sola volta, e comunque eseguito entro sessanta giorni dalla comunicazione.
Il controllo in situ si svolge alla presenza del soggetto beneficiario della detrazione ovvero dell’amministratore per conto del condominio, e, quando pertinente, alla presenza del tecnico o dei tecnici firmatari della relazione di fine lavori o provvedimento regionale equivalente.
Le attività di controllo sono svolte nell’interesse pubblico da personale ENEA, dotato di adeguata qualificazione tecnica ed esperienza, che opera con indipendenza e autonomia di giudizio e che nell’esercizio di tali attività riveste la qualifica di pubblico ufficiale ed è tenuto alla riservatezza su ogni informazione acquisita.
Nell’ambito dello svolgimento delle operazioni di sopralluogo, i tecnici ENEA possono richiedere ed acquisire atti, documenti, schemi tecnici ed ogni altra informazione ritenuta utile nonché effettuare rilievi fotografici, purché si tratti di elementi strettamente connessi alle esigenze di controllo. Al termine dello svolgimento delle suddette operazioni, i tecnici ENEA redigono un processo verbale contenente l’indicazione delle operazioni effettuate, della documentazione esaminata, delle informazioni acquisite e delle eventuali dichiarazioni rese dai tecnici firmatari la relazione di fine lavori, oppure dal soggetto beneficiario della detrazione ovvero dall’amministratore del condominio, rilasciandone una copia. Nel caso in cui il soggetto beneficiario della detrazione, ovvero l’amministratore di condominio, rifiuti di sottoscrivere il verbale, ne viene dato atto nel verbale stesso.
Il controllo in situ produce esito negativo se le dichiarazioni contenute nella documentazione trasmessa dal beneficiario della detrazione ovvero dall’amministratore, per conto del condominio, ai sensi dell’art. 3 presentino difformità rilevanti rispetto alle opere effettivamente realizzate. Il controllo in situ produce altresì esito negativo a fronte di comportamenti ostativi od omissivi tenuti nei confronti dei tecnici incaricati, consistente anche nel diniego di accesso all’edificio oggetto di ispezione.
L’ENEA trasmette all’Agenzia delle entrate una relazione motivata riguardo gli accertamenti eseguiti, funzionale alla valutazione circa l’eventuale decadenza dal beneficio nei casi di esito negativo.
Al fine di attivare le azioni di responsabilità nei confronti dei professionisti coinvolti, l’ENEA provvede ad effettuare, se del caso, la segnalazione ai corrispondenti ordini di appartenenza.
ENEA pone in essere le attività necessarie e propedeutiche ad assicurare l’efficacia dei controlli di cui al presente decreto. In particolare, ENEA cura la realizzazione di un portale web dedicato che consenta il caricamento dei dati, la gestione dei controlli, la selezione dei casi da sottoporre a verifica nonché il monitoraggio dei dati, funzionali anche allo svolgimento di analisi e valutazioni utili agli eventuali adeguamenti normativi.
Alla realizzazione delle attività si provvede nel limite massimo del 10% delle risorse allocate e comunque previa approvazione da parte del MISE-DG MEREEN.
Entro trenta giorni dal termine del piano di controlli, ENEA sottopone alla Direzione generale per il mercato elettrico, le rinnovabili e l’efficienza energetica, il nucleare del Ministero dello sviluppo economico (MISE-DG MEREEN), per l’approvazione, un rapporto delle attività svolte nel corso dell’annualità precedente, completo di dettagliata rendicontazione tecnica ed economica di tutte le spese sostenute, debitamente certificata e corredata da idonea documentazione amministrativa e contabile.
Le spese sostenute da ENEA sono riconosciute in conformità ai criteri e alle modalità di rendicontazione dei costi e comunque nei limiti delle effettive disponibilità.
Gli importi saranno corrisposti, in quote annuali, attraverso versamento da effettuarsi mediante bonifico bancario sul conto di tesoreria unica dell’ENEA a seguito dell’approvazione da parte del MISE-DG MEREEN della rendicontazione tecnico economica.
A seguito dell’approvazione del programma di controlli, previa esplicita richiesta da parte di ENEA, può essere corrisposta, a titolo di anticipo, una somma pari al 15% del corrispettivo annuale.

 

Fatturazione di prestazioni periodiche: l’obbligo sorge con il pagamento del corrispettivo

 

Con la recente Ordinanza n. 21870 del 7 settembre 2018, la Corte di Cassazione ha affermato il principio secondo cui, ai fini IVA, per stabilire quando scatta l’obbligo di fatturazione di una prestazione di servizi, anche a carattere periodico o continuativo, non è rilevante l’accertamento della data in cui è stata storicamente eseguita, ma quella di percezione del relativo corrispettivo. È illegittimo, pertanto, l’accertamento che assuma la sussistenza dell’obbligazione tributaria e del connesso obbligo di fatturazione prima della riscossione del corrispettivo.

FATTO


L’Agenzia delle Entrate ha emesso avviso di accertamento nei confronti della società contestando:
– la tardiva fatturazione di prestazioni periodiche riferite ad un contratto per la fornitura di servizi di sviluppo e manutenzione di software, poiché la fattura era stata emessa in occasione dell’incasso del corrispettivo;
– il recupero a tassazione, per la mancata contabilizzazione nel periodo di competenza, dei contributi riconosciuti per la realizzazione di impianti nell’ambito di un programma di investimenti industriali e di ricerca ai sensi della Legge n. 488 del 1992, perché imputati al periodo di effettivo incasso.
L’atto impositivo è stato annullato dai giudici tributari sul rilievo che: alle prestazioni periodiche di servizi si applica la disposizione di carattere generale secondo cui si considerano effettuate, e sussiste il connesso obbligo di fatturazione, all’atto del pagamento del corrispettivo; i contributi in “conto impianti” riconosciuti dallo Stato in base alla Legge n. 488 del 1992 si considerano fiscalmente rilevanti solo al momento della loro liquidazione da parte del Ministero e deve esserne contabilizzato l’incasso, con il quale diviene certa l’esistenza e determinabile in modo obiettivo l’ammontare.
L’Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso in Cassazione contro la decisione dei giudici tributari.

DECISIONE DELLA CASSAZIONE


Secondo l’Agenzia delle Entrate, al fine di stabilire il momento in cui sorge l’obbligo di fatturazione e, dunque, si realizza il presupposto di applicazione dell’IVA (corrispondente al momento in cui l’operazione si considera effettuata), le prestazione di servizi devono ritenersi effettuate nel momento in cui sono rese ovvero, se di carattere periodico o continuativo, nel mese successivo.
Per quanto riguarda i contributi ex Legge n. 488 del 1992, trattandosi di contributi “in conto impianti”, secondo l’Agenzia delle Entrate devono ritenersi assoggettati all’ordinario regime di competenza economica, per cui vanno considerati fiscalmente rilevanti nel periodo in cui è riconosciuta la piena e conforme realizzazione del programma di investimento.
Confermando la decisione dei giudici tributari la Corte di Cassazione ha osservato, invece, che:


– per quanto concerne la fatturazione delle prestazioni di servizi, l’interpretazione della norma formulata dal Fisco porterebbe a trasformare quella che in realtà è una deroga in un principio generale, con una sostanziale abrogazione del principio secondo cui le prestazioni di servizi si intendono effettuate al momento del pagamento del corrispettivo. In materia di IVA, il presupposto oggettivo dell’imposta, e quindi l’obbligo di fatturazione, per le prestazioni di servizi si verifica con il pagamento, in tutto o in parte, del corrispettivo. In altri termini, è prevista una presunzione assoluta di corrispondenza tra la data della percezione del corrispettivo e quella di esecuzione della prestazione, sicché, ogni qual volta si debba individuare quando una determinata prestazione di servizi è stata effettuata, non rileva accertare la data in cui è stata storicamente eseguita, bensì quella di percezione del relativo corrispettivo (salvo il caso di precedente emissione di fattura). A tale regola fanno eccezione esclusivamente le prestazioni di servizi effettuate per l’uso personale o familiare dell’imprenditore, ovvero a titolo gratuito per altre finalità estranee all’esercizio dell’impresa (con l’esclusione delle somministrazioni nelle mense aziendali e delle prestazioni di trasporto, didattiche, educative e ricreative di assistenza sociale e sanitaria, a favore del personale dipendente, nonché delle operazioni di divulgazione pubblicitaria svolte a beneficio delle attività istituzionali di enti del Terzo settore di natura non commerciale, e delle diffusioni di messaggi, rappresentazioni, immagini o comunicazioni di pubblico interesse richieste o patrocinate dallo Stato o da enti pubblici).
Pertanto, deve ritenersi illegittimo l’accertamento che assuma la sussistenza dell’obbligazione tributaria e del connesso obbligo di fatturazione prima della riscossione del corrispettivo.


– con riferimento ai contributi erogati dallo Stato in base alla Legge n. 488 del 1992, il periodo d’imposta di competenza è determinato dall’emissione del relativo decreto di attribuzione dei fondi. Trattandosi di operazioni prive del requisito di certezza, infatti, trova applicazione il principio in base al quale i componenti positivi o negativi che concorrono a formare il reddito possono essere imputati all’anno di esercizio in cui ne diviene certa l’esistenza o determinabile in modo obiettivo l’ammontare, qualora di tali qualità fossero privi nel corso dell’esercizio di competenza.