Scissione: non abusiva se non vi è un vantaggio fiscale indebito

 


L’operazione di scissione parziale non costituisce un’operazione abusiva se non consente la realizzazione di alcun vantaggio fiscale indebito (Agenzia Entrate – risposta 08 novembre 2018, n. 65).

In linea di principio, l’operazione di scissione è fiscalmente neutrale e il passaggio del patrimonio della società scissa ad una o più società beneficiarie, che non usufruiscano di un sistema di tassazione agevolato, non determina la fuoriuscita degli elementi trasferiti dal regime ordinario d’impresa.


L’operazione di scissione per non sfociare in una operazione abusiva deve essere supportata da valide regioni di carattere organizzativo e gestionale e non deve aggirare alcuna disposizione normativa o principio dell’ordinamento tributario e, quindi, non deve essere finalizzata a conseguire vantaggi fiscali indebiti.


Rimane fermo che l’operazione di scissione deve essere comunque effettuata nel rispetto delle prescrizioni normative contenute TUIR, relativamente anche a disciplinare la fiscalità dei soci.

 

Addebito in fattura di IVA non dovuta: procedura di restituzione

 

Se il Fisco accerta in modo definitivo l’errata applicazione dell’IVA per un operazione non soggetta ad imposta, contestandone la detrazione in capo al cessionario/committente, il cedente/prestatore può ottenere la restituzione dell’imposta rimborsata al proprio cliente esclusivamente mediante apposita istanza all’amministrazione finanziaria (Agenzia delle Entrate – Risposta ad interpello n. 66/2018).

FATTO


Il caso esaminato dall’Agenzia delle Entrate riguarda l’ipotesi di una fattura emessa dal cessionario nei confronti del cedente per difetti riscontrati nell’impianto acquistato, con applicazione dell’IVA sull’importo pattuito.
In seguito ad accertamento fiscale, che ha stabilito la natura risarcitoria dell’operazione, e dunque l’illegittima detrazione dell’IVA addebitata in fattura, il cedente ha versato all’Erario il corrispondente importo, chiedendone il rimborso al cessionario, che nel frattempo aveva provveduto a versarla in sede di liquidazione periodica dell’IVA.
In questo caso, in cui si è verificata la restituzione dell’importo corrispondente all’IVA addebitata nella fattura di risarcimento dal cessionario al cedente, il cessionario ha chiesto chiarimenti sulla procedura per ottenere la restituzione dell’imposta non dovuta. In particolare, è stato chiesto se sia possibile regolarizzare la posizione chiedendo al cedente l’emissione di una nota di variazione, registrarla nei propri registri IVA e portarla in detrazione in sede di liquidazione periodica IVA (entro al massimo la dichiarazione IVA relativa al secondo anno successivo a quello del pagamento dell’IVA di rivalsa al cessionario/committente del servizio).

CHIARIMENTI DEL FISCO


Rispondendo all’istanza di interpello l’Agenzia delle Entrate ha escluso la possibilità di ottenere la restituzione dell’IVA non dovuta con la procedura prospettata dal contribuente.
L’Agenzia ha evidenziato che secondo la normativa, Il soggetto passivo presenta la domanda di restituzione dell’imposta non dovuta, a pena di decadenza, entro il termine di due anni dalla data del versamento della medesima ovvero, se successivo, dal giorno in cui si è verificato il presupposto per la restituzione. Nel caso di applicazione di un’imposta non dovuta ad una cessione di beni o ad una prestazione di servizi, accertata in via definitiva dall’Amministrazione finanziaria, la domanda di restituzione può essere presentata dal cedente o prestatore entro il termine di due anni dall’avvenuta restituzione al cessionario o committente dell’importo pagato a titolo di rivalsa.
A tal proposito, a chiarito che la norma consente al cedente o prestatore di presentare la domanda di rimborso dell’IVA non dovuta, accertata definitivamente, entro due anni dalla restituzione, in via civilistica, al cessionario o committente. Per motivi di cautela fiscale e per evitare un indebito arricchimento del cedente/prestatore, il rimborso dell’IVA indebitamente versata è strettamente collegato alla restituzione al cessionario/committente di quanto erroneamente addebitato ed incassato a titolo di rivalsa. I due anni entro i quali presentare la richiesta di rimborso dell’IVA non dovuta decorrono dal momento in cui avviene la restituzione al cessionario/committente della medesima somma da lui versata per effetto di accertamento definitivo.

 

Approvata la “riforma della crisi d’impresa e dell’insolvenza”

 


Il Consiglio dei Ministri ha approvato, in esame preliminare, il decreto legislativo che, in attuazione della legge 19 ottobre 2017, n. 155, introduce il nuovo Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza e ha deliberato l’assegnazione delle risorse dell’otto per mille dell’Irpef. (Consiglio dei Ministri – comunicato 8 novembre 2018, n. 26)

Il Codice ha l’obiettivo di riformare in modo organico la disciplina delle procedure concorsuali, con due principali finalità: consentire una diagnosi precoce dello stato di difficoltà delle imprese e salvaguardare la capacità imprenditoriale di coloro che vanno incontro a un fallimento di impresa dovuto a particolari contingenze.
Tra le principali novità:
– si sostituisce il termine fallimento con l’espressione “liquidazione giudiziale” in conformità a quanto avviene in altri Paesi europei, come la Francia o la Spagna, al fine di evitare il discredito sociale anche personale che anche storicamente si accompagna alla parola “fallito”;
– si dà priorità di trattazione alle proposte che comportino il superamento della crisi assicurando continuità aziendale;
– si uniforma e si semplifica la disciplina dei diversi riti speciali previsti dalle disposizioni in materia concorsuale;
– si prevede la riduzione della durata e dei costi delle procedure concorsuali;
– si istituisce presso il Ministero della giustizia un albo dei soggetti destinati a svolgere su incarico del tribunale funzioni di gestione o di controllo nell’ambito di procedure concorsuali, con l’indicazione dei requisiti di professionalità esperienza e indipendenza necessari all’iscrizione;
– si armonizzano le procedure di gestione della crisi e dell’insolvenza del datore di lavoro con forme di tutela dell’occupazione e del reddito di lavoratori.
Il Consiglio dei Ministri ha poi deliberato l’assegnazione delle risorse dell’otto per mille dell’Imposta sul reddito delle persone fisiche (Irpef) a diretta gestione statale, relative all’anno 2017, incrementando la quota relativa alla categoria calamità naturali e riducendo del 50 per cento rispettivamente quelle relative alla fame nel mondo e all’assistenza ai rifugiati.


 

Presentazione di nuove domande e adempimenti per i revisori dei conti

 


Nuove indicazioni sull’iscrizione nell’elenco dei revisori dei conti degli enti locali per l’anno 2019 (Ministero dell’Interno – Comunicato 22 ottobre 2018 e CNDCEC – Nota 31 ottobre 2018, n. 84).

A decorrere dallo scorso 5 novembre 2018, i soggetti già iscritti nell’elenco dei revisori dei conti degli enti locali sono tenuti a dimostrare il permanere dei requisiti per l’inserimento nell’elenco, a pena di cancellazione dall’elenco.
Dalla stessa data è possibile presentare domanda per l’inserimento nel predetto elenco dei revisori da parte di soggetti non iscritti e che siano in possesso, alla data di scadenza del termine utile appresso indicato, dei requisiti.
Potranno presentare domanda di inserimento nell’elenco i soggetti interessati residenti nel territorio delle regioni a Statuto ordinario.
Il termine utile per la presentazione delle domande di iscrizione, nonché delle domande dirette a mantenere l’iscrizione nell’elenco, è fissato perentoriamente entro e non oltre le ore 18.00 del 17 dicembre 2018.

 

Gli obblighi tributari vanno assolti anche in presenza di crisi di liquidità

 


La sussistenza di una crisi aziendale non costituisce forza maggiore ai fini dell’operatività dell’esenzione dagli obblighi tributari (Corte di cassazione – ordinanza n. 28063/2018).

A stabilirlo è stata la Corte di Cassazione che con l’ordinanza n. 28063/2018 si è espressa sulle cause di non punibilità quando la violazione è determinata da forza maggiore.


In tal senso, la nozione di forza maggiore richiede la sussistenza di un elemento oggettivo, relativo alle circostanze anormali ed estranee all’operatore, e di un elemento soggettivo, costituito dall’obbligo dell’interessato di premunirsi contro le conseguenze dell’evento anormale adottando misure appropriate senza incorrere in sacrifici eccessivi.


La sussistenza di tali elementi deve essere oggetto di idonea indagine da parte del giudice, sicché non ricorre in via automatica l’assolvimento dagli obblighi tributari per temporanea mancanza di liquidità.