Prima casa di lusso anche se l’altezza dei vani è bassa. Escluse le agevolazioni

 

Con l’Ordinanza n. 11556 del 6 giugno 2016, la Corte di Cassazione ha affermato che al fine si stabilire se un’abitazione presenti o meno caratteristiche di lusso in relazione alla superficie utile superiore a 240 mq, per cui non è ammessa la fruizione dei benefici fiscali prima casa, assumono rilevanza tutti i vani effettivamente utilizzabili, mentre deve ritenersi irrilevante ai fini dell’esclusione dal computo il solo parametro dell’altezza dei locali inferiore a quella minima prescritta dalle norme edilizie in materia di abitabilità.

FATTO

L’Agenzia delle Entrate ha emesso avviso di liquidazione per revoca dei benefici fiscali prima casa in considerazione dei dati identificativi desunti dalla denuncia di accatastamento redatta dalla ditta costruttrice e dal rogito, secondo i quali l’abitazione acquistata con le agevolazioni presentava una superficie complessiva utile superiore a 240 mq. Sulla base di tale parametro l’immobile presentava, dunque, caratteristiche di lusso che escludono la fruizione dei benefici fiscali prima casa.
Il ricorso del contribuente è stato accolto dai giudici tributari sul rilievo che dal calcolo della superficie utile dovessero essere esclusi i locali indicati come “fondaco”, in quanto da una verifica in loco presentavano un’altezza inferiore a quella minima prescritta dalle norme edilizie in materia di “abitabilità”. L’esclusione di tali locali, di fatto, determinava un superficie utile complessiva dell’abitazione ben al di sotto dei 240 mq, con conseguente esclusione del carattere lussuoso e riconoscimento del diritto a fruire dei benefici fiscali.
La decisione dei giudici tributari è stata riformata dalla Corte di Cassazione.

ESCLUSIONE DEI BENEFICI SU IMMOBILE DI LUSSO

Una delle cause per cui è escluso il riconoscimento dei benefici fiscali prima casa è il carattere di lusso dell’abitazione acquistata.
Le caratteristiche di lusso di un’abitazione sono definite specificamente dal Ministero dei lavori pubblici con il Decreto 02 agosto 1969, secondo il quale, si considerano di lusso, tra l’altro, le singole unità immobiliari aventi superficie utile complessiva superiore a mq. 240 (esclusi i balconi, le terrazze, le cantine, le soffitte, le scale e posto macchine).

DECISIONE DELLA CASSAZIONE

Su ricorso dell’Agenzia delle Entrate, i giudici della Corte di Cassazione hanno riformato la sentenza, ritenendo errata la motivazione addotta dai giudici tributari.
Con riferimento alla verifica del carattere di lusso dell’abitazione, in relazione alla sua superficie, la Corte Suprema ha precisato che “in tema di imposta di registro, ipotecarie o catastali, per stabilire se un’abitazione sia di lusso e, quindi, esclusa dai benefici per l’acquisto della prima casa, la sua superficie utile va calcolata alla stregua del Decreto del Ministero dei Lavori Pubblici 2 agosto 1969; Vale a dire, quella che residua dall’estensione globale riportata nell’atto di acquisto sottoposto all’imposta, una volta detratta la superficie di balconi, terrazze, cantine, soffitte, scale e del posto macchina.
Inoltre, ciò che assume rilevanza ai fini del calcolo della superficie utile complessiva, quale parametro idoneo ad esprimere il carattere “lussuoso” di una abitazione, è l’ “utilizzabilità” degli ambienti a prescindere dalla loro “abitabilità”, assumendo rilievo – in coerenza con l’apprezzamento dello stesso mercato immobiliare – la marcata potenzialità abitativa dello stesso.
Sulla base di tali principi, secondo i giudici della Suprema Corte, devono ritenersi computabili nella superficie utile complessiva ai fini della verifica del carattere lussuoso dell’immobile, anche i locali indicati come “fondaco” (dotati di “impianti, idrici, termici, elettrici e di gas e di un angolo cottura”), ancorché caratterizzati da un’altezza inferiore a quella minima prescritta dal regolamento edilizio ai fini dell’abitabilità. Più precisamente, secondo i giudici di Cassazione, il solo parametro dell’altezza non costituisce di per sé un parametro sufficiente ad escludere l’utilizzabilità dei locali, e dunque la loro esclusione dal computo della superficie utile dell’abitazione, assumendo rilevanza di contro l’effettiva destinazione dei vani al momento dell’atto di acquisto.
In conclusione, devono ritenersi esclusi i benefici fiscali “prima casa”, qualora la superficie utile complessiva dell’abitazione acquistata risulti superiore a 240 mq per effetto del computo di vani “non abitabili” secondo il regolamento edilizio, ma di fatto “utilizzabili”.

 

Microimprese ZFU Lombardia: le regole per il bonus

 

Definite le modalità e i termini di fruizione delle agevolazioni a favore delle microimprese localizzate nella zona franca, istituita dalla Legge di stabilità 2016, nei comuni della regione Lombardia colpiti dal sisma del 20 e 29 maggio 2012 (Agenzia delle Entrate – Provvedimento 06 giugno 2016, n. 87040).

I benefici fiscali (esenzione dalle imposte sui redditi, dall’IRAP e dall’IMU), per il periodo di imposta 2016, sono fruibili mediante riduzione dei versamenti da effettuarsi tramite modello F24, da presentare esclusivamente attraverso i servizi telematici, pena lo scarto dell’operazione di versamento.
I dati identificativi di ciascun beneficiario, l’importo dell’agevolazione concessa e le eventuali variazioni sono trasmesse telematicamente all’Agenzia delle entrate dal Ministero dello sviluppo economico.
In caso di variazioni dei dati delle imprese ammesse e dell’importo dell’agevolazione concessa, il modello F24 è presentato telematicamente all’Agenzia delle entrate a partire dal terzo giorno lavorativo successivo a quello di comunicazione delle variazioni da parte del MEF al Fisco.
Per ciascun modello F24 ricevuto, l’Agenzia delle entrate verifica che l’importo dell’agevolazione utilizzato non risulti superiore all’ammontare del beneficio complessivamente concesso all’impresa, al netto dell’agevolazione fruita attraverso i modelli F24 già presentati. Nel caso in cui l’agevolazione utilizzata risulti superiore al beneficio residuo, il relativo modello F24 è scartato e i pagamenti in esso contenuti si considerano non effettuati. Lo scarto è comunicato al soggetto che ha trasmesso il modello F24 tramite apposita ricevuta consultabile sul sito internet dei servizi telematici dell’Agenzia delle entrate.

 

Ricorso giudiziale o autotutela, nessun vincolo per il contribuente

 

7 GIU 2016 La Corte di Cassazione ha sancito la libertà del contribuente di scegliere se ricorrere in giudizio o proporre istanza di autotutela. In nessun caso l’opportunità di vincere la pretesa tributaria attraverso l’autotutela non può giustificare una compressione del diritto del contribuente di ricorrere in giudizio (Sentenza 31 maggio 2016, n. 11222).

FATTO

L’Agenzia delle Entrate ha emesso avviso di liquidazione per omesso versamento di imposta di registro. Successivamente, in seguito all’introduzione del contenzioso da parte del contribuente procedeva all’annullamento dell’avviso riconoscendo l’avvenuto pagamento dell’imposta.
Quindi, il giudice tributario dichiarava l’estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere, con compensazione delle spese processuali.
La decisione riguardo alla compensazione delle spese di giudizio veniva confermata dal giudice d’appello, il quale evidenziando l’esiguità della somma in contestazione e l’opportunità di risolvere la controversia ricorrendo all’istituto dell’autotutela, riteneva la decisione correttamente assunta al fine di evitare il proliferare dei contenziosi, concausa della lentezza del sistema giudiziario, e non incoraggiare il ricorso alla via giudiziaria per poter lucrare sulle spese di lite.

DECISIONE DELLA CASSAZIONE

Riformando la decisione dei giudici tributari, la Corte Suprema ha affermato che in tema di spese processuali, ove non sussista reciproca soccombenza, la compensazione è legittimata solo in presenza di “gravi ed eccezionali ragioni esplicitamente indicate nella motivazione” da parte del giudice. Quantunque espresse, tali ragioni devono ritenersi illegittime qualora risultino illogiche o erronee.
Sulla base di tale principio, in particolare, deve ritenersi illegittima la compensazione delle spese processuali motivata con l’opportunità di risolvere in via di autotutela le controversie al fine di evitare il proliferare di contenziosi al fine di lucrare sulle spese processuali, poiché si risolve in una non consentita limitazione del diritto del cittadino di ricorrere in giudizio, con conseguente violazione dell’articolo 24 della Costituzione.

 

IMU/TASI per le piattaforme petrolifere: in attesa della normativa

 

AI fini dell’applicabilità dell’IMU e della TASI alle piattaforme petrolifere, occorre uno specifico intervento normativo atto a consentire non solo il censimento di tali costruzioni installate nel mare territoriale, ma anche l’ampliamento del presupposto impositivo dei tributi IMU/TASI (Ministero dell’Economia e delle Finanze – Risoluzione 01 giugno 2016, n. 3/DF).

Con la Legge di Stabilità 2016 sono stati introdotti nuovi criteri per l’individuazione della rendita catastale dei fabbricati iscrivibili nei gruppi catastali D ed E. Sono esclusi dalla stima diretta macchinari, congegni, attrezzature ed altri impianti, funzionali allo specifico processo produttivo.
Le piattaforme petrolifere situate nel mare territoriale presentano le caratteristiche di un immobile a destinazione speciale e particolare che le farebbero rientrare, quali impianti, in una delle categorie catastali dei gruppi D ed E.
Tuttavia, secondo le vigenti disposizioni normative che regolano il sistema catastale, i cespiti in argomento non sono oggetto di inventariazione negli atti del Catasto, poiché è l’Istituto idrografico della Marina (e non l’Amministrazione del catasto e dei servizi tecnici erariali) l’Organo Cartografico dello Stato designato al rilievo sistematico dei mari italiani.
Inoltre, il MEF sottolinea che presupposto dell’IMU è il possesso di immobili e per fabbricato si intende l’unità immobiliare iscritta o che deve essere iscritta nel catasto edilizio urbano.
Facendo, quindi, riferimento esplicito al catasto edilizio urbano, per applicare i criteri di calcolo del valore contabile occorre uno specifico intervento normativo atto a consentire:
– il censimento delle costruzioni (dotate di autonomia funzionale e reddituale) site nel mare territoriale, anche con riferimento alla relativa delimitazione, georeferenziazione e riferibilità ad uno specifico Comune censuario;
– l’ampliamento del presupposto impositivo dell’IMU e della TASI.

 

Regime agevolato per il trasferimento dei beni societari ai soci

 

Una tassazione ridotta, sostitutiva di IRES, IRPEF e IRAP, per le società che effettuano, attraverso l’assegnazione o la cessione, il tasferimento di taluni beni in favore dei propri soci entro il 30 settembre 2016. L’Agenzia delle Entrate fornisce chiarimenti sulle modalità di applicazione del regime agevolato attraverso la Circolare esplicativa n. 26/E del 1° giugno 2016.

MISURA AGEVOLATIVA

Le società residenti in Italia che, entro il 30 settembre 2016, assegnano o cedono ai soci beni immobili (diversi da quelli strumentali per destinazione) o beni mobili iscritti in pubblici registri non utilizzati come beni strumentali nell’attività propria dell’impresa, possono applicare in relazione al trasferimento dei suddetti beni un imposta sostitutiva agevolata, a condizione che i soci assegnatari o cessionari risultino iscritti nel libro dei soci, ove prescritto, alla data del 30 settembre 2015, ovvero siano stati iscritti entro il 30 gennaio 2016 in forza di titolo di trasferimento avente data certa anteriore al 1° ottobre 2015.
La misura agevolativa si applica anche alle società che hanno per oggetto esclusivo o principale la gestione dei predetti beni e che entro il 30 settembre 2016 si trasformano in società semplici.
L’agevolazione consiste nell’applicazione di un imposta sostitutiva di IRES, IRPEF e IRAP pari all’8 per cento, calcolata sulla differenza tra il valore normale del bene ed il suo costo fiscalmente riconosciuto, in luogo della tassazione ordinaria sulle relative plusvalenze. L’imposta sostitutiva è leggermente più elevata (pari al 10,5 per cento) nell’ipotesi in cui la società sia considerata non operative o in perdita sistematica in almeno due dei tre periodi di imposta precedenti a quello in corso al momento dell’assegnazione.
Il regime agevolato non opera ai fini dell’IVA e delle altre imposte indirette (registro, ipotecaria e catastale), per le quali restano applicabili le regole ordinarie di tassazione.

AMBITO SOGGETTIVO

Sotto il profilo soggettivo, la Circolare n. 26/E chiarisce che possono fruire del regime agevolato le società per azioni, le società in accomandita per azioni, le società a responsabilità limitata, le società in nome collettivo, le società in accomandita semplice, le società di armamento, le società di fatto che hanno per oggetto l’esercizio di attività commerciali, a condizione che siano residenti in Italia. Nel rispetto delle altre condizioni, possono beneficiare dell’agevolazione anche le stesse società in liquidazione, mentre devono ritenersi escluse gli enti non commerciali e le società non residenti che hanno una stabile organizzazione in Italia.
Per quanto concerne i soci, l’agevolazione è applicabile soltanto per il passaggio dei beni agevolabili in favore di soci, persone fisiche e non, iscritti nel libro dei soci alla data del 30 settembre 2015. Nei casi in cui il libro soci non è prescritto, la qualità di socio alla data predetta deve essere attestata da idoneo documento avente data certa antecedente al 1° ottobre 2015. L’agevolazione deve essere riconosciuta anche all’erede subentrato nella qualità di socio successivamente alla predetta data del 30 settembre 2015, a seguito della accettazione dell’eredità, e nei casi in cui le azioni o quote dell’effettivo socio siano intestate a società fiduciarie. Nel caso in cui sulla partecipazione sia costituito un diritto di usufrutto, la qualità di socio va riferita al soggetto titolare della nuda proprietà. Infine, nei casi di fusione (propria o per incorporazione) o di scissione (totale o parziale), la società incorporante risultante dalla fusione e le società beneficiarie delle scissioni possono procedere all’assegnazione agevolata dei beni, anche nei confronti dei soci delle società incorporate, fuse o scisse, sempre che questi ultimi abbiano rivestito tale qualità di soci presso le società di provenienza alla data del 30 settembre 2015.

AMBITO OGGETTIVO

Le società possono fruire dell’agevolazione in relazione a:
– beni immobili diversi da quelli utilizzati esclusivamente per l’esercizio dell’attività d’impresa;
– beni mobili iscritti in pubblici registri, non utilizzati come beni strumentali nell’attività propria dell’impresa.
Restano esclusi dal regime di favore, invece, le quote di partecipazione in società.
A tal proposito, la Circolare n. 26/E chiarisce che il momento dell’assegnazione deve essere individuato in quello in cui l’atto di assegnazione viene effettuato e non in quello della delibera che dispone l’assegnazione medesima. Va precisato, inoltre, che l’agevolazione opera esclusivamente con il trasferimento dell’intera proprietà del bene agevolabile, ossia quando si realizza la fuoriuscita del bene dal patrimonio della società ed il passaggio a quello del socio.
Come accennato, non possono beneficiare del regime agevolato quei beni strumentali utilizzati dall’impresa nello svolgimento dell’attività propria, vale a dire gli immobili strumentali per destinazione e i beni mobili registrati strumentali per l’attività propria dell’impresa (quali ad esempio, le autovetture per le imprese di noleggio, gli aeromobili da turismo e le imbarcazioni da diporto utilizzati rispettivamente dalle scuole di addestramento al volo e alla navigazione).
Ne consegue, dunque, che sono agevolabili:
– gli immobili strumentali per natura, sempre che siano concessi in locazione, comodato, o, comunque, non direttamente utilizzati dall’impresa e gli immobili alla cui produzione o al cui scambio è diretta l’attività dell’impresa;
– gli immobili locati a terzi, da parte delle società che hanno per oggetto la gestione di immobili, in quanto gli stessi sono idonei a produrre un autonomo reddito, purché la locazione sia accompagnata dall’esecuzione di servizi complementari e funzionali alla utilizzazione unitaria del complesso immobiliare (ad esempio, gli immobili che fanno parte di complessi immobiliari aventi destinazione unitaria quali villaggi turistici, centri sportivi, gallerie commerciali);
– i terreni posseduti da società operanti nel settore agricolo, concessi in locazione o in comodato al momento dell’assegnazione, mentre devono ritenersi esclusi quelli utilizzati direttamente per effettuare la coltivazione e/o l’allevamento di animali;
– i beni mobili registrati non utilizzati come strumentali per l’attività propria dell’impresa e quelli alla cui produzione o scambio è diretta l’attività dell’impresa.

VERSAMENTO DELL’IMPOSTA

L’imposta sostitutiva dovuta deve essere versata in due rate:
– un acconto pari al 60 per cento dell’imposta dovuta deve essere versato entro il 30 novembre 2016;
– il saldo pari al restante 40 per cento dell’imposta dovuta deve essere versato entro il 16 giugno 2017.
Il pagamento dell’imposta sostitutiva produce l’effetto definitivo e liberatorio di qualsiasi ulteriore tassazione in capo ai soci.