Il processo tributario diventa telematico

 

7 set 2015 Avviata la conversione digitale del processo tributario. Con il Decreto 4 agosto 2015 (pubblicato nella G.U. n. 184/2015), infatti, il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha definito le regole tecnico-operative e gli standard di sicurezza della fase introduttiva del processo tributario con modalità telematica.

Il procedimento telematico sarà operativo a decorrere dal 1° dicembre 2015 per le controversie che rientrano nella giurisdizione delle Commissioni tributarie provinciali e regionali di Umbria e Toscana e, progressivamente, il processo telematico sarà esteso anche alle altre Commissioni tributarie.

ACCESSO SPORTELLO ONLINE

L’accesso alla piattaforma del processo telematico avviene attraverso il Portale della Giustizia Tributaria all’indirizzo www.giustiziatributaria.gov.it, composto da una “area pubblica” e da una “area riservata”.
L’area pubblica contiene le pagine web e i servizi del portale ad accesso libero: a) le informazioni generali sui servizi disponibili; b) il servizio di registrazione al S.I.Gi.T.; c) il manuale operativo, con l’indicazione delle istruzioni per l’uso di strumenti informatici e telematici nel Processo Tributario.
L’area riservata contiene le pagine web e i servizi disponibili del Sistema Informativo della Giustizia Tributaria (S.I.Gi.T.), da cui si effettua la costituzione telematica delle parti processuali e la consultazione del fascicolo processuale informatico.
Per l’accesso all’area riservata del Portale della Giustizia Tributaria e, quindi, ai servizi del S.I.Gi.T. è necessario effettuare prima la registrazione, che avviene con modalità informatiche attraverso l’apposita funzione attiva nell’area pubblica del Portale della Giustizia Tributaria. Per eseguire la registrazione bisogna possedere la firma elettronica qualificata o firma digitale e un indirizzo PEC. In particolare:
– i soggetti in possesso di una Carta d’Identità Elettronica (CIE) o Carta Nazionale dei Servizi (CNS), devono compilare la richiesta di registrazione al S.I.Gi.T. utilizzando il modello presente nell’area pubblica del portale e provvedere alla sua conversione nel formato PDF/A-1a o PDF/A-1b, sottoscriverla con firma elettronica qualificata o firma digitale e provvedere alla relativa trasmissione. Successivamente alla trasmissione, il sistema chiede al soggetto richiedente l’inserimento della CIE/CNS per la verifica del certificato e la registrazione della CIE/CNS. Quindi, il S.I.Gi.T. elabora i dati contenuti nella richiesta di registrazione ed invia all’indirizzo PEC del soggetto l’esito della richiesta;
– i soggetti che non possiedono una Carta d’Identità Elettronica (CIE) o Carta Nazionale dei Servizi (CNS) devono compilare la richiesta di registrazione al S.I.Gi.T. utilizzando il modello presente nell’area pubblica del portale, provvedere alla sua conversione nel formato PDF/A-1a o PDF/A-1b e trasmetterla. I riscontro alla trasmissione telematica, il soggetto ottiene la prima parte della password di accesso. Successivamente il S.I.Gi.T. elabora i dati contenuti nella richiesta di registrazione ed invia all’indirizzo PEC del soggetto la seconda parte della password che completa le credenziali di accesso, composte dalla coppia «nome utente» e «password». Al primo accesso al S.I.Gi.T. è obbligatorio cambiare la password generata dal sistema, secondo le regole di sicurezza inerenti la gestione delle credenziali, consultabili nell’area pubblica del Portale.

COSTITUZIONE IN GIUDIZIO E DEPOSITO ATTI PROCESSUALI

Le parti, previa notifica a mezzo posta elettronica certificata del ricorso all’ente impositore competente, effettuano in via telematica il deposito degli atti processuali attraverso il Sistema Informativo della Giustizia Tributaria (S.I.Gi.T).
La costituzione telematica consente alle parti processuali di:
– effettuare il deposito dei ricorsi e degli altri atti processuali presso le Commissioni tributarie;
– accedere al fascicolo processuale informatico del processo e consultare tutti gli atti e i provvedimenti emanati dal giudice.

Ai fini del deposito telematico, il ricorso e ogni altro atto processuale deve essere in formato PDF/A-1a o PDF/A-1b, privo di elementi attivi (tra cui macro e campi variabili), redatto tramite l’utilizzo di appositi strumenti software senza restrizioni per le operazioni di selezione e copia di parti (non è possibile dunque la copia per immagine su supporto informatico di documento analogico) e sottoscritto con firma elettronica qualificata o firma digitale.
Eventuali documenti allegati devono essere in formato PDF/A-1a o PDF/A-1b, oppure TIFF con risoluzione non superiore a 300 DPI, in bianco e nero e compressione CCITT Group IV (modalità Fax), privi di elementi attivi, tra cui macro e campi variabili e sottoscritti con firma elettronica qualificata o firma digitale. Per gli allegati, però, è ammessa la scansione in formato immagine di documenti analogici.
Gli atti e documenti depositati in formato analogico, invece, sono acquisiti dalla segreteria della Commissione tributaria, registrati tramite il S.I.Gi.T. nel Sistema e inseriti nel fascicolo informatico mediante scansione. A tal fine gli atti e i documenti analogici devono rispettare i seguenti requisiti: fogli formato massimo A4, liberi da rilegatura e numerati.

La costituzione in giudizio della parte ricorrente avviene trasmettendo al S.I.Gi.T. il ricorso, la ricevuta di PEC che attesta l’avvenuta notifica dello stesso, la procura alle liti, la documentazione comprovante il pagamento del contributo unificato tributario e gli eventuali allegati, previo inserimento dei dati richiesti dal sistema per l’iscrizione a ruolo.
Verificato il rispetto degli standard tecnici di tutti i documenti trasmessi, il S.I.Gi.T. assegna il numero di registro generale effettuando l’iscrizione a ruolo. In caso di errore il sistema rilascia un messaggio di errore, segnalando le anomalie da correggere.
Le medesime operazioni sono effettuate per la costituzione in giudizio del resistente, avendo cura di indicare preventivamente nel sistema il numero di iscrizione a ruolo o, in mancanza, i dati identificativi della controversia, per consentirne l’associazione.
La trasmissione degli atti successivi alla costituzione in giudizio deve essere effettuata indicando il numero di Registro Generale assegnato al ricorso introduttivo o, se non disponibile, il numero di ricevuta di accettazione, per individuare la controversia di riferimento.

CONTRIBUTO UNIFICATO E SPESE DI GIUSTIZIA

Il pagamento del contributo unificato tributario e degli altri diritti e spese di giustizia è ammesso con modalità sia telematica che tradizionali. Nel caso di pagamento eseguito in modalità non telematica, l’attestazione di pagamento del contributo unificato tributario e degli altri diritti e spese di giustizia deve essere convertita in formato digitale effettuando la copia informatica dell’originale analogico mediante scansione, sottoscrivendola con firma elettronica qualificata o firma digitale.

 

Aziende in crisi: ecco gli aiuti dal Decreto Giustizia

 

04 SETT 2015 Nell’ambito delle misure presentate in materia di procedure concorsuali, il Decreto Giustizia (D.L. n. 83/2015) ha introdotto importanti novità nell’intento di aiutare le azienda in crisi e di risolvere il problema della scarsa accessibilità al credito (D.L. n. 83/2015, conv. con modif. in L. n. 132/2015).

Il Decreto Giustizia introduce importanti novità:
– accesso al credito durante una crisi aziendale;
– apertura alla concorrenza nel concordato preventivo;
– modifiche alla disciplina del curatore fallimentare;
– contratti pendenti nel concordato;
– accordi di ristrutturazione con intermediari finanziari e convenzione di moratoria;
– rateizzazione del prezzo di vendita.

Relativamente alla prima disposizione, il Decreto Giustizia ha introdotto la possibilità per il debitore che presenta una domanda di ammissione al concordato preventivo o una domanda di omologazione di un accordo di ristrutturazione dei debiti, di essere autorizzato a contrarre finanziamenti anche prima del deposito della documentazione richiesta per la citata domanda.
Ammessa, inoltre, la concorrenza nel concordato preventivo, con la previsione che le offerte per l’acquisto dell’azienda o di uno o più rami d’azienda o di specifici beni possono essere presentate anche da terzi rispetto al soggetto individuato nel piano di concordato, purché migliorative e comparabili. Vengono anche stabiliti i requisiti richiesti affinché possano essere presentate proposte alternative di concordato. In particolare, le offerte concorrenti:
– possono essere presentate da uno o più creditori che rappresentino almeno il 10% dei crediti risultanti dalla situazione patrimoniale (ai fini del computo della percentuale non devono essere considerati i crediti della società che controlla la società debitrice, delle società da questa controllate e di quelle sottoposte a comune controllo);
– devono essere presentate entro 30 giorni prima dell’adunanza dei creditori con il relativo piano;

– non sono ammesse se la proposta di concordato del debitore assicura il pagamento di almeno il 40% dell’ammontare dei crediti chirografari o, nel caso di concordato con continuità aziendale, di almeno il 30%.

La proposta di concordato deve assicurare il pagamento (fatta eccezione per il concordato con continuità aziendale)

di almeno il 20% dell’ammontare dei crediti chirografari e deve indicare l’utilità specificamente individuata ed

economicamente valutabile che il proponente si obbliga ad assicurare a ciascun creditore.
Il Decreto apporta importanti modifiche anche alla disciplina del curatore fallimentare intervenendo sui requisiti per la nomina, sul programma di liquidazione e sulla chiusura della procedura di fallimento.
In merito ai requisiti per la nomina di curatore, non possono più ricoprire tale ruolo coloro che hanno concorso al dissesto dell’impresa “in qualsiasi momento”. Relativamente alle modifiche al programma di liquidazione:
– il curatore deve predisporre il programma di liquidazione da sottoporre all’approvazione del comitato dei creditori, non

oltre 180 giorni dalla sentenza dichiarativa di fallimento;
– il programma di liquidazione deve riportare il termine entro il quale è completata la liquidazione dell’attivo che, in ogni

caso, non può eccedere i due anni dal deposito della sentenza di fallimento;

La chiusura del fallimento avviene anche in presenza di giudizi pendenti e le somme necessarie a coprire le spese di giudizio nonché le somme ricevute dal curatore per effetto di provvedimenti provvisoriamente esecutivi e non passati in giudicato, sono trattenute da quest’ultimo.
In presenza di contratti pendenti nel concordato preventivo il debitore può essere autorizzato dal Tribunale a sciogliersi dai contratti non ancora eseguiti o non compiutamente eseguiti alla data di presentazione del ricorso. È ammessa anche la sospensione del contratto per non più di sessanta giorni, prorogabili una sola volta.

Viene introdotta la disciplina relativa all’accordo di ristrutturazione con intermediari finanziari e convenzione di moratoria.
L’accordo è rivolto alle imprese debitrici verso banche e intermediari per un importo non inferiore alla metà dell’indebitamento complessivo e con esso, il debitore può chiedere che i suoi effetti siano estesi anche a banche e intermediari finanziari non aderenti, aventi posizione giuridica e interessi omogenei a quelli aderenti.
Del tutto nuova è la figura della convenzione moratoria fra l’impresa debitrice e una o più banche o intermediari finanziari diretta a disciplinare in via provvisoria gli effetti di una crisi attraverso una moratoria temporanea dei crediti nei confronti di più operatori finanziari.
Infine, introdotta la possibilità di rateizzare il versamento del prezzo delle vendite e degli altri atti di liquidazione.

 

Condominio minimo: chiarimenti sulle detrazioni delle spese di edilizia

 

04 SETT 2015 Anche nell’ambito di un condominio minimo, ai fini della detrazione delle spese relative ad interventi di ristrutturazione edilizia effettuati sulle parti comuni dell’edificio, i documenti giustificativi di tali spese e di pagamento devono essere riferiti al condominio (Agenzia entrate – risoluzione 27 agosto 2015, n. 74/E).

A chiarirlo è stata l’Agenzia delle Entrate che, con la Risoluzione 27 agosto 2015, n. 74/E si è espressa sulla detraibilità delle spese relative ad interventi di ristrutturazione edilizia effettuati sulle parti comuni di un condominio minimo qualora le stesse siano pagate dai singoli condomini con indicazione del proprio codice fiscale.
La normativa in questione prevede che i documenti giustificativi di tali spese (fatture) siano intestati al condominio e, relativamente alle modalità di pagamento, il bonifico deve recare il codice fiscale dell’amministratore del condominio o di uno qualunque dei condomini che provvede al pagamento, nonché quello del condominio.
Pertanto, ai fini della detrazione delle spese di edilizia e in assenza del codice fiscale del condominio, entro il termine della presentazione della dichiarazione dei redditi, deve essere:
– presentata a un Ufficio territoriale dell’Agenzia delle entrate la domanda di attribuzione del codice fiscale al condominio;
– versata dal condominio, con indicazione del codice fiscale attribuito, la sanzione prevista per l’omessa richiesta del codice fiscale;

– inviata dal condominio una comunicazione in carta libera all’Ufficio dell’Agenzia delle entrate competente con la richiesta di considerare il condominio quale soggetto che ha effettuato gli interventi.

 

Avvio della trasmissione telematica delle operazioni IVA

 

03 sett 2015 Con la pubblicazione del D.Lgs. 05 agosto 2015, n. 127 sulla gazzetta ufficiale è stata data attuazione alle disposizioni relative alla trasmissione telematica delle operazioni IVA e di controllo delle cessioni di beni effettuate attraverso distributori automatici.

Termini

L’Agenzia delle entrate, dal 1° luglio 2016, mette a disposizione dei contribuenti, gratuitamente, un servizio per la generazione, la trasmissione e la conservazione delle fatture elettroniche. Per specifiche categorie di soggetti passivi dell’imposta sul valore aggiunto viene messo a disposizione, anche con riferimento alle fatture elettroniche emesse nei confronti di soggetti diversi dalle amministrazioni pubbliche, il servizio gratuito di generazione, trasmissione e conservazione previsto dall’Agenzia per l’Italia digitale.
Dal 1° gennaio 2017, inoltre, il Ministero dell’economia e delle finanze mette a disposizione dei soggetti passivi Iva il sistema di Interscambio (Sdi) gestito dalla stessa Agenzia delle entrate, ai fini della trasmissione e della ricezione delle fatture elettroniche, e di eventuali variazioni delle stesse, relative a operazioni che intercorrono tra soggetti residenti nel territorio dello Stato, secondo il formato della fattura elettronica.
Dalla stessa data, l’Agenzia delle entrate mette a disposizione del contribuente, mediante l’utilizzo di reti telematiche e anche in formato strutturato, le informazioni acquisite.

Esercizio dell’opzione

Con riferimento alle operazioni rilevanti ai fini dell’imposta sul valore aggiunto effettuate dal 1° gennaio 2017, i soggetti passivi possono optare per la trasmissione telematica all’Agenzia delle entrate dei dati di tutte le fatture, emesse e ricevute, e delle relative variazioni, effettuata anche mediante il sistema di interscambio (Sdi).
L’opzione ha effetto dall’inizio dell’anno solare in cui è esercitata fino alla fine del quarto anno solare successivo e, se non revocata, si estende di quinquennio in quinquennio.

Memorizzazione e trasmissione telematica

A decorrere dal 1° gennaio 2017, i soggetti non obbligati a emettere fattura, se non su richiesta del cliente, possono optare per la memorizzazione elettronica e la trasmissione telematica all’Agenzia delle entrate dei dati dei corrispettivi giornalieri delle cessioni di beni e delle prestazioni di servizi.
L’opzione ha effetto dall’inizio dell’anno solare in cui è esercitata fino alla fine del quarto anno solare successivo e, se non revocata, si estende di quinquennio in quinquennio. La memorizzazione elettronica e la connessa trasmissione dei dati dei corrispettivi sostituiscono gli obblighi di registrazione dei corrispettivi.
La memorizzazione elettronica e la trasmissione telematica sono effettuate mediante strumenti tecnologici che garantiscano l’inalterabilità e la sicurezza dei dati, compresi quelli che consentono i pagamenti con carta di debito e di credito.
A decorrere dal 1° gennaio 2017, la memorizzazione elettronica e la trasmissione telematica dei dati dei corrispettivi sono invece obbligatorie per i soggetti passivi che effettuano cessioni di beni tramite distributori automatici.
La memorizzazione elettronica e la trasmissione telematica sostituiscono la modalità di assolvimento dell’obbligo di certificazione fiscale dei corrispettivi.
Resta, comunque, fermo l’obbligo di emissione della fattura su richiesta del cliente.

Sanzioni

Ai contribuenti che esercitano l’opzione per la trasmissione telematica all’Agenzia delle entrate dei dati di tutte le fatture, emesse e ricevute, e delle relative variazioni, effettuata anche mediante il Sistema di Interscambio si applica, in caso di omissione della predetta trasmissione ovvero di trasmissione di dati incompleti o inesatti, la sanzione amministrativa di cui articolo 11, comma 1, del Decreto Legislativo 18 dicembre 1997, n. 471.
Ai soggetti che optano per la memorizzazione elettronica e la trasmissione telematica all’Agenzia delle entrate dei dati dei corrispettivi giornalieri delle cessioni di beni e delle prestazioni di servizi si applicano, in caso di mancata memorizzazione o di omissione della trasmissione, ovvero nel caso di memorizzazione o trasmissione con dati incompleti o non veritieri, le sanzioni previste dagli articoli 6, comma 3, e 12, comma 2, del Decreto Legislativo 18 dicembre 1997, n. 471.

Incentivi

Ai soggetti che si avvalgono dell’opzione per la trasmissione telematica all’Agenzia delle entrate dei dati di tutte le fatture, emesse e ricevute, e delle relative variazioni e dell’opzione per la memorizzazione elettronica e la trasmissione telematica all’Agenzia delle entrate dei dati dei corrispettivi giornalieri delle cessioni di beni e delle prestazioni di servizi sono attribuiti i seguenti incentivi:
– viene meno l’obbligo di presentare le comunicazioni telematiche all’Agenzia delle entrate relative allo “spesometro” , alle black list, nonché la comunicazione dei dati relativi ai contratti stipulati dalle società di leasing, e dagli operatori commerciali che svolgono attività di locazione e di noleggio;

– viene meno l’obbligo di presentare le comunicazioni di cui all’articolo 16, lettera c), del Decreto del Ministro delle finanze 24 dicembre 1993 e, limitatamente agli acquisti intracomunitari di beni e alle prestazioni di servizi ricevute da soggetti stabiliti in un altro Stato membro dell’Unione europea, le comunicazioni di cui all’articolo 50, comma 6, del Decreto Legge 30 agosto 1993, n. 331, convertito, con modificazioni, dalla Legge 29 ottobre 1993, n. 427;
– i rimborsi Iva sono eseguiti in via prioritaria entro tre mesi dalla presentazione della dichiarazione annuale;
– il termine di decadenza per gli avvisi di accertamento sono ridotti di un anno. La riduzione si applica solo per i soggetti che garantiscano la tracciabilità dei pagamenti dagli stessi ricevuti ed effettuati nei modi stabiliti con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze.

Riduzione degli adempimenti

Con effetto dal 1° gennaio 2017, per specifiche categorie di soggetti passivi IVA di minori dimensioni, l’Agenzia delle entrate realizza un programma di assistenza, differenziato per categoria di soggetti, con cui sono messi a disposizione, in via telematica, gli elementi informativi necessari per le liquidazioni periodiche e per la dichiarazione annuale dell’IVA e vengono meno:

a) l’obbligo di registrazione delle fatture e degli acquisti;
b) l’obbligo di apposizione del visto di conformità o la sottoscrizione alternativa e la garanzia.
Quanto sopra indicato si applica a condizione che i soggetti passivi IVA effettuino la trasmissione telematica all’Agenzia delle entrate dei dati di tutte le fatture, emesse e ricevute, e delle relative variazioni, anche mediante il Sistema di Interscambio, con le modalità previste dall’Agenzia, e, qualora effettuino operazioni per le quali non obbligati a emettere fattura, se non su richiesta del cliente, optino per la facoltà di memorizzazione elettronica e trasmissione telematica dei dati dei corrispettivi.
Con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze sono individuati i soggetti ammessi a tale regime, tra i quali possono esservi anche soggetti non di minori dimensioni che intraprendono attività d’impresa, arte o professione. Per tali ultimi soggetti il regime in oggetto applica per il periodo in cui l’attività è iniziata e per i due successivi.

Cessazione degli incentivi e delle riduzioni

Fatte salve le sanzioni sopra indicate, in caso di omissione della trasmissione telematica all’Agenzia delle entrate dei dati delle fatture, emesse e ricevute e delle relative variazioni e dei dati dei corrispettivi ovvero di trasmissione con dati incompleti o inesatti, vengono meno gli incentivi e le riduzioni degli adempimenti, salvo che il contribuente trasmetta correttamente e telematicamente i predetti dati entro un termine da individuarsi con provvedimenti del Direttore della medesima Agenzia delle entrate.

 

Intrasmissibilità delle sanzioni agli eredi

 

03 sett 2015 L’Agenzia delle entrate con circolare 07 agosto 2015, n. 29/E ha chiarito che le sanzioni dovute dal de cuis in caso di decesso nel corso di un pagamento rateale delle somme dovute in base agli istituti definitori dell’accertamento e deflattivi del contenzioso non si trasmettono agli eredi

Nell’attuale sistema sanzionatorio tributario il principio della intrasmissibilità della sanzione agli eredi (articolo 8, decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472), assume carattere generale, come peraltro confermato in più occasioni dalla Suprema Corte di Cassazione, secondo cui la trasmissibilità è prevista solo per le sanzioni civili, quale principio generale in materia di obbligazioni, e non per le altre, per le quali opera il diverso principio dell’intrasmissibilità, quale corollario del carattere personale della responsabilità.
In base a tale principio appare pertanto indubbio che agli eredi non possa essere richiesto il pagamento delle sanzioni, sia con riferimento alle violazioni commesse dal de cuius ed alla base degli atti di acquiescenza, adesione, reclamo-mediazione, conciliazione giudiziale, sia con riferimento alle somme dovute a titolo di sanzione per il ritardo nel pagamento delle rate ovvero in caso di decadenza dal beneficio del piano di rateazione.
Diversamente, saranno dovute dagli eredi le sanzioni relative alle rate scadute e non pagate dopo la morte del de cuius.
Qualora nel corso di una rateazione si verifichi il decesso del contribuente, in relazione alle residue rate ancora da versare, la competente struttura non potrà chiedere agli eredi il pagamento delle somme ancora dovute a titolo di sanzione; è altresì escluso il versamento delle somme dovute a titolo di sanzione per il ritardo nel pagamento delle rate ovvero in caso di decadenza dal beneficio del piano di rateazione.
L’ufficio, acquisita notizia del decesso del debitore direttamente o su comunicazione degli eredi, provvederà a predisporre e comunicare alle parti interessate il computo dei nuovi importi delle rate dovute al netto delle sanzioni gravanti sul de cuius.
Per gli eredi rimane comunque ferma la facoltà di estinguere il debito tributario residuo in unica soluzione.