“Prima casa”: benefici fiscali e rivendita dell’immobile

 


In tema di agevolazioni prima casa, il contribuente, che entro un anno dall’alienazione del primo immobile acquisti un terreno da edificare, conserva il regime di favore non all’acquisto del terreno ma alla realizzazione su di esso della futura abitazione principale (Corte di Cassazione – Ordinanza 01 luglio 2016, n. 13550).

La Suprema Corte accoglie il ricorso di due contribuenti coniugi avverso la decisione della Commissione tributaria regionale, che ha accolto l’appello proposto dall’Agenzia delle Entrate, in merito alla revoca delle aliquote agevolate (afferenti stipula del contratto di mutuo ed acquisto della prima casa di abitazione non di lusso) e per il recupero dell’IVA computata ad aliquota ordinaria su entrambe le operazioni.
La Corte di Cassazione, come affermato in precedenti pronunce, ha evidenziato che rientra nella fattispecie di esonero dalla causa di decadenza anche l’acquisto a titolo originario, per accessione al terreno di proprietà del contribuente, dell’immobile la cui realizzazione questi abbia affidato in appalto, in quanto ciò che conta è solo che nel nuovo immobile si costituisca l’abitazione principale.
In particolare, la previsione dell’acquisto, entro un anno dall’alienazione dell’immobile agevolato, di un terreno sul quale il contribuente intende costruire la propria abitazione principale, integra semplicemente un dies ad quem, senza che sia invece fissato il dies a quo, con la conseguenza che l’esonero dalla causa di decadenza deve “restare ferma anche nell’ipotesi in cui il contribuente fosse già in precedenza proprietario del terreno, essendo solo necessario che su tale terreno venga realizzato, entro un anno dalla vendita del precedente immobile, un fabbricato utilizzabile come abitazione principale”.
Perciò, deve ritenersi che abbia soddisfatto l’onere di legge il contribuente che, entro un anno dall’alienazione del primo immobile per il quale ne aveva fruito, abbia a realizzare su un proprio terreno un fabbricato, dando poi concreta attuazione al proposito di adibirvi effettivamente la propria abitazione principale. Ciò a prescindere dall’epoca di acquisto di detto terreno -sia essa anteriore o posteriore all’alienazione del primo immobile adibito a “prima casa”- ed in virtù del principio dell’accessione, il quale comporta l’acquisto della proprietà della costruzione ivi realizzata ed incorporata a titolo originario,quale successivo incremento dell’originario immobile posseduto.


 

UNICO e IRAP 2016: proroga estiva per i versamenti

 


7 LUG 2016 I termini per i versamenti di UNICO, IRAP e diritto annuale 2016 dovuti dai soggetti che esercitano attività economiche per le quali sono stati elaborati studi di settore sono stati prorogati al 6 luglio e dal 7 luglio al 22 agosto con maggiorazione (Presidenza del Consiglio dei Ministri – 15 giugno 2016 e Ministero sviluppo economico – Nota 20 giugno 2016, n. 206151).


 


I contribuenti tenuti ai versamenti risultanti dalle dichiarazioni dei redditi, da quelle in materia di imposta regionale sulle attività produttive e dalla dichiarazione unificata annuale, entro il 16 giugno 2016, che esercitano attività economiche per le quali sono stati elaborati gli studi di settore, effettuano i predetti versamenti:
– entro il giorno 6 luglio 2016, senza alcuna maggiorazione;
– dal 7 luglio al 22 agosto 2016, maggiorando le somme da versare dello 0,4% a titolo di interesse corrispettivo.
La proroga, inoltre, interessa anche i soggetti che:
– applicano gli studi di settore o che presentano cause di esclusione (inizio o cessazione attività nell’anno, non normale svolgimento dell’attività, eccetera) diverse dal superamento del tetto massimo di ricavi o compensi dichiarati (5.164.569 euro) oppure di inapplicabilità (società cooperative o consortili e consorzi che operano esclusivamente a favore delle imprese socie o associate);
– adottano il regime fiscale di vantaggio per l’imprenditoria giovanile e lavoratori in mobilità (art. 27, co. 1, D.L. n. 98/2011);
– applicano il regime forfetario (art. 1, co. 54-89, L. n. 190/2014), sempre che svolgano attività per le quali sono previsti gli studi di settore (anche se ne sono esclusi per espressa previsione normativa);
– partecipano a società, associazioni e imprese che esercitano attività economiche per le quali sono stati elaborati gli studi di settore, ossia in regime di trasparenza (tra questi, quindi, anche i soci di Sp, i collaboratori di aziende familiari, coniugi che gestiscono una loro azienda, i componenti di associazioni di artisti o professionisti, i soci di Sc “trasparenti”).
Sono differiti i versamenti di tutte le imposte risultanti dalle dichiarazioni i cui termini sono fissati al 16 giugno 2016:
IRPEF e relative addizionali, IRES e IRAP, saldo IVA, ma anche, per esempio, Cedolare secca sugli affitti, Imposta sul valore degli immobili situati all’estero (IVIE) e Imposta sul valore delle attività finanziarie detenute all’estero (IVAFE).
Inoltre, la proroga del termine relativo al pagamento del primo acconto delle imposte per l’anno 2016 per i contribuenti che esercitano attività economiche per le quali sono stati elaborati gli studi di settore e che dichiarano ricavi o compensi di ammontare non superiore al limite stabilito per ciascun studio di settore, si applica anche al versamento del diritto annuale 2016. Si sottolinea che la proroga è rivolta esclusivamente ai contribuenti che esercitano attività economiche rientranti nell’ambito degli studi di settore; le restanti imprese, non rientranti negli studi di settore, se non hanno effettuato il versamento entro il 16 giugno 2016, possono effettuare il versamento entro il 16 luglio 2016 con la maggiorazione dello 0,4%.
Infine, la proroga dei versamenti così disposta incide anche sui versamenti rateali.

 

Niente Irap per gli artigiani che lavorano senza autonoma organizzazione

 


Solo in presenza di autonoma organizzazione l’impresa artigiana paga l’irap. Ai fini della soggezione al tributo conta il modo in cui l’attività è concretamente esercitata (Corte di cassazione – sentenza n. 9561/2016).

In via generale, l’elemento organizzativo è legato al concetto stesso d’impresa ma ai fini della soggezione al tributo Irap non basta.
Infatti, il semplice esercizio di un’attività d’impresa non comporta il pagamento dell’Irap in quanto deve essere verificato il requisito della autonoma organizzazione, qualificata come insieme di risorse, mezzi, capitali e lavoro altrui, di carattere abituale, organizzati dal soggetto passivo con modalità tali da creare un valore aggiunto rispetto alla produttività auto organizzata del solo lavoro personale.


Di fatto, la figura dell’artigiano che riveste quindi anche la qualità di imprenditore non è di per sé significativa ai fini della sua soggezione all’irap, in quanto non è la natura dell’attività che lo rende soggetto passivo dell’imposta, ma è il modo in cui l’attività è concretamene esercitata che può essere integrata, in ogni caso, con quei elementi tali da rendere l’attività autonomamente organizzata.


Pertanto, solo in presenza dell’elemento organizzativo l’impresa artigiana paga l’irap.

 

Dichiarazione dei redditi errata: è legittima l’opposizione alla cartella esattoriale

 

Sulla base dei principi di capacità contributiva e di collaborazione e buona fede nei rapporti tra contribuente e fisco, deve ritenersi illegittima la pretesa tributaria generata da un errore nella redazione della dichiarazione dei redditi. A tal fine, è riconosciuta la possibilità al contribuente, in sede contenziosa, di emendare la dichiarazione opponendo gli errori di fatto o di diritto commessi nella compilazione, a prescindere dai termini della dichiarazione integrativa (Corte di Cassazione – Sentenza n. 13378 del 2016).

FATTO


L’Agenzia delle Entrate ha emesso la cartella di pagamento nei confronti della contribuente a seguito di controllo automatizzato della dichiarazione fiscale, rilevando omessi versamenti ai fini delle imposte dirette ed IVA.
La contribuente ha impugnato la cartella di pagamento sostenendo di aver errato nell’esposizione dei alcune voci nella dichiarazione dei redditi presentata, e di aver provveduto per l’effetto alla presentazione della dichiarazione integrativa, seppur dopo tre anni dal termine di presentazione della dichiarazione originaria.
Il ricorso è stato respinto dai giudici tributari su rilievo che la possibilità di rettifica della dichiarazione dei redditi doveva ritenersi preclusa dal decorso del termini previsto per la dichiarazione integrativa.
La questione è stata sottoposta alle sezioni unite della Corte di Cassazione in ragione di orientamenti giurisprudenziali contrastanti espressi al riguardo.

DECISIONE DELLA CASSAZIONE


Le Sezioni Unite dalla Corte di Cassazione, risolvendo un importante contrasto giurisprudenziale formatosi riguardo ai limiti di emendabilità della dichiarazione dei redditi, hanno affermato che deve essere riconosciuta la possibilità per il contribuente, in sede contenziosa, di opporsi alla maggiore pretesa tributaria azionata dal fisco – anche con diretta iscrizione a ruolo a seguito di mero controllo automatizzato – allegando errori, di fatto o di diritto, commessi nella sua redazione ed incidenti sull’obbligazione tributaria, indipendentemente dal termine previsto per la dichiarazione integrativa.
La natura giuridica della dichiarazione fiscale quale mera esternazione di scienza, il principio di capacità contributiva sancito dalla Costituzione, il disposto dello Statuto del contribuente (secondo cui i rapporti tra contribuente e fisco sono improntati al principio di collaborazione e buona fede), nonché il diverso piano sul quale operano le norme in materia di accertamento e riscossione, rispetto a quelle che governano il processo tributario, comportano infatti l’inapplicabilità di quella decadenze prescritte per la sola fase amministrativa.


Nel risolvere la questione, la Corte di Cassazione ha dunque affermato i seguenti principi:
La possibilità di emendare la dichiarazione dei redditi, per correggere errori od omissioni che abbiano determinato l’indicazione di un maggior reddito o, comunque, di un maggior debito d’imposta o di un minor credito, mediante la dichiarazione integrativa è esercitabile non oltre il termine prescritto per la presentazione della dichiarazione relativa ai periodo d’imposta successivo, con compensazione del credito eventualmente risultante.
La possibilità di emendare la dichiarazione dei redditi conseguente ad errori od omissioni in grado di determinare un danno per l’amministrazione, è esercitabile non oltre i termini di accertamento stabiliti a pena di decadenza entro il 31 dicembre del quarto anno successivo a quello in cui è stata presentata la dichiarazione (per i periodi d’imposta fino al 31/12/2015).
Il rimborso dei versamenti diretti è esercitabile entro il termine di decadenza di quarantotto mesi dalla data del versamento, indipendentemente dai termini e modalità della dichiarazione integrativa.
Il contribuente, indipendentemente dalle modalità e termini di cui alla dichiarazione integrativa e dall’istanza di rimborso dei versamenti diretti delle imposte, in sede contenziosa, può sempre opporsi alla maggiore pretesa tributaria dell’amministrazione finanziaria, allegando errori, di fatto o di diritto, commessi nella redazione della dichiarazione, incidenti sull’obbligazione tributaria.

 

Autotrasporto: pronte le agevolazioni fiscali per il 2016

 

L’Agenzia delle entrate con il comunicato del 5 luglio 2016 ricorda che per il 2016 le deduzioni forfetarie a favore degli autotrasportatori sono modificate, mentre resta invariata la misura relativa al recupero del contributo al SSN

Rispetto allo scorso anno, cambiano le deduzioni forfetarie delle spese non documentate, a seguito delle modifiche disposte dalla legge di stabilità per il 2016, che ha previsto una misura unica per i trasporti effettuati personalmente dall’imprenditore oltre il territorio del Comune in cui ha sede l’impresa, al posto delle due misure precedentemente vigenti. Resta, invece, invariata l’agevolazione relativa alla facoltà di recuperare, tramite compensazione in F24, i contributi versati al Servizio Sanitario Nazionale sui premi di assicurazione per la responsabilità civile.
In particolare, per i trasporti effettuati personalmente dall’imprenditore oltre il Comune in cui ha sede l’impresa (autotrasporto merci per conto di terzi) è prevista una deduzione forfetaria di spese non documentate (articolo 66, comma 5, primo periodo, del TUIR), per il periodo d’imposta 2015, nella misura di 51,00 euro.
La deduzione spetta anche per i trasporti effettuati personalmente dall’imprenditore all’interno del Comune in cui ha sede l’impresa, per un importo pari al 35 per cento di quello spettante per i medesimi trasporti oltre il territorio comunale.
La deduzione forfetaria va riportata nei quadri RF e RG dei modelli UNICO 2016 PF e SP, utilizzando nel rigo RF55 i codici 43, 44 e 45 e nel rigo RG22 i codici 16, 17 e 18, così come indicato nelle istruzioni del modello UNICO (i codici si riferiscono, rispettivamente, alla deduzione per i trasporti all’interno del Comune, a quella per i trasporti all’interno della regione o delle regioni confinanti e alla deduzione per i trasporti oltre tali ambiti).
Le imprese di autotrasporto merci, conto terzi e conto proprio, possono recuperare nel 2016 fino ad un massimo di 300 euro per ciascun veicolo (tramite compensazione in F24) le somme versate nel 2015 come contributo al Servizio Sanitario Nazionale sui premi di assicurazione per la responsabilità civile, per i danni derivanti dalla circolazione dei veicoli a motore adibiti a trasporto merci di massa complessiva a pieno carico non inferiore a 11,5 tonnellate. Anche quest’anno, per la compensazione in F24 si utilizza il codice tributo “6793”.