Il decreto “crescita e internazionalizzazione delle imprese” in gazzetta

 

23 sett 2015 Il decreto legislativo n. 147 del 14 settembre 2015 dà attuazione al pacchetto di misure fiscali previsti dalla legge delega n. 23 del 2014 per la crescita e l’internazionalizzazione delle imprese ed entra in vigore il 7 ottobre 2015.

Accordi preventivi per le imprese con attività internazionale (Art. 1)
Uno dei primi aspetti affrontati dal decreto riguarda la disciplina del cd. “Ruling internazionale”, ossia la procedura che consente alle imprese con attività internazionale di stipulare accordi preventivi con il Fisco al fine di consolidare in termini di trasparenza e certezza gli effetti fiscali riguardo a specifiche tipologie di operazioni. La normativa di riferimento della procedura, già disciplinata dall’articolo 8 del D.L. n. 269/2003, viene ricondotta nell’alveo della disciplina generale sull’accertamento (art. 31-ter, del DPR n. 600/1973), con alcune modifiche che ne ampliano l’ambito oggettivo di applicazione (regime dei prezzi di trasferimento, degli interessi, dei dividendi e delle royalties, attribuzione di utili o perdite di imprese collegate). La concreta attuazione della procedura è subordinata all’emanazione di un provvedimento dell’Agenzia delle Entrate per stabilire le procedure ed i termini della stessa.

Interpello sui nuovi investimenti (art. 2)
Sempre allo scopo di dare certezza sul regime fiscale delle operazioni poste in essere dalle imprese, italiane ed estere, l’articolo 2 introduce una nuova tipologia di “interpello sui nuovi investimenti”. L’istanza d’interpello può essere presentata dall’impresa in relazione a investimenti in Italia di ammontare non inferiore 30 milioni di euro e che abbiano ricadute occupazionali significative in relazione all’attività in cui avviene l’investimento e durature. L’istanza ha lo scopo di sollecitare la consulenza dell’Agenzia delle Entrate, con effetti vincolanti ed antielusivi, in merito al trattamento fiscale del piano di investimento e delle eventuali operazioni straordinarie che si ipotizzano per la sua realizzazione. Anche in questo caso, la piena attuazione della procedura è subordinata all’emanzione di un decreto ministeriale che individuerà le modalità applicative dell’interpello, e di un provvedimento dell’Agenzia delle Entrate che individuerà l’ufficio competente alla gestione dell’istanza.

Regime black list (artt. 3 e 5)
Gli articoli 3 e 5 del decreto intervengono sul regime fiscale delle operazioni con soggetti localizzati in paesi, cosiddetti, a fiscalità privilegiata, rispettivamente, in materia di tassazione dei dividendi provenienti da società black list e di deducibilità dei costi per operazioni intercorse con imprese black list.
Riguardo ai dividendi, viene mantenuto il regime di integrale tassazione in Italia per i quelli provenienti da partecipazione diretta in società black list o da partecipazione di controllo in società intermedia; constestualmente è riconosciuto un credito per le imposte assolte nel paese di localizzazione dal soggetto partecipato.
La deducibilità dei costi per operazioni intercorse con imprese black list viene riconosciuta nei limiti del loro valore normale determinato ai sensi dell’articolo 9 del TUIR. A tal fine è richiesta la concreta attuazione delle operazioni, ma è stata eliminata la condizione che l’impresa localizzata debba svolgere prevalentemente un’attività commerciale effettiva.

Determinazione interessi passivi deducibili (art. 4)
Ai fini del calcolo degli interessi passivi deducibili nella determinazione del reddito d’impresa sono modificati i criteri prevedendo l’inclusione nel calcolo del Rol (risultato operativo lordo) anche dei dividendi incassati relativi a partecipazioni detenute in società non residenti che risultino controllate ai sensi dell’articolo 2359, comma 1, n. 1), del codice civile.

Opzione regime “consolidato nazionale” (art. 6)
Il regime del consolidato nazionale viene modificato ampliando la platea dei soggetti che possono optare per lo stesso. In particolare, l’opzione per tale regime viene consentita alle società del gruppo, sia residenti in Italia sia stabili organizzazioni di società residenti in Stati UE o in Stati aderenti all’Accordo sullo Spazio economico europeo con il quale l’Italia abbia stipulato un accordo che assicuri un effettivo scambio di informazioni. Con provvedimento dell’Agenzia delle Entrate dovranno essere definiti i contenuti e le modalità per la designazione della controllata da parte del soggetto non residente, nonché i criteri applicabili ai consolidati già esistenti.

Reddito di società ed enti non residenti (art. 7)
L’articolo 7 introduce regole specifiche per la determinazione del reddito imponibile in Italia prodotto da soggetti non residenti o da stabili organizzazioni di soggetti non residenti, modificando specificamente gli articoli 151, 152 e 153 del TUIR. Le disposizioni si applicano a decorre dal 2016.

Disciplina delle controllate e delle collegate estere (art. 8)
Questo articolo modifica le disposizioni in materia di imprese estere controllate e collegate contenute negli articoli 167 e 168 del TUIR. In particolare, se un soggetto residente in Italia detiene, direttamente o indirettamente, anche tramite società fiduciarie o per interposta persona, il controllo di un’impresa, di una società o altro ente, residente o localizzato in Stati o territori a regime fiscale privilegiato, i redditi conseguiti dal soggetto estero controllato sono imputati, a decorrere dalla chiusura dell’esercizio o periodo di gestione del soggetto estero controllato, ai soggetti residenti in proporzione alle partecipazioni da essi detenute. Tale disposizione si applica anche per le partecipazioni di controllo in soggetti non residenti relativamente ai redditi derivanti da loro stabili organizzazioni assoggettati ai predetti regimi fiscali privilegiati.

Spese di rappresentanza (art. 9)
L’art. 108 del TUIR che disciplina le spese di rappresentanza viene modificato. Le spese di rappresentanza sono deducibili nel periodo di imposta di sostenimento se rispondenti ai requisiti di inerenza stabiliti con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, anche in funzione della natura e della destinazione delle stesse. Le spese del periodo precedente sono commisurate all’ammontare dei ricavi e proventi della gestione caratteristica dell’impresa risultanti dalla dichiarazione dei redditi relativa allo stesso periodo in misura pari all’1,5 % dei ricavi e altri proventi fino a euro 10 milioni, allo 0,6 % dei ricavi e altri proventi per la parte eccedente euro 10 milioni e fino a 50 milioni e, allo 0,4% dei ricavi e altri proventi per la parte eccedente euro 50 milioni. La misura della deducibilità delle spese di rappresentanza può essere stabilita con il decreto del Ministro dell’economia e delle finanze.

Liste dei Paesi che consentono un adeguato scambio di informazioni e coordinamento black list (art. 10)
L’articolo 168-bis “Paesi e territori che consentono un adeguato scambio di informazioni” del TUIR è abrogato.

Sospensione della riscossione della tassazione in caso di trasferimento all’estero (art. 11)
La sospensione in oggetto di cui all’articolo 166, comma 2-quater, TUIR può operare anche in caso di trasferimento, da parte di un’impresa non residente nel territorio dello Stato, di una parte o della totalità degli attivi collegati ad una stabile organizzazione, aventi ad oggetto un’azienda o un ramo d’azienda, verso altro Stato appartenente all’Unione europea ovvero aderente all’Accordo sullo Spazio economico europeo.

Trasferimento della residenza nel territorio dello Stato (art. 12)
Nel testo unico delle imposte sui redditi viene inserito l’articolo 166-bis che disciplina il regime delle attività e passività di imprese commerciali che trasferiscono la loro residenza fiscale in Italia, diversificandone la disciplina in base al territorio di provenienza.

Perdite su crediti (art. 13)
Questo articolo apporta modifiche agli articoli 88 “Sopravvenienze attive”, 94 “Valutazione dei titoli”, 101 “Minusvalenze patrimoniali, sopravvenienze passive e perdite” del TUIR.

Esenzione degli utili e delle perdite delle stabili organizzazioni di imprese residenti (art. 14)
Nel TUIR dopo l’articolo 168-bis è inserito l’articolo 168-ter “Esenzione degli utili e delle perdite delle stabili organizzazioni di imprese residenti”.  Un’impresa residente nel territorio dello Stato può optare per l’esenzione degli utili e delle perdite attribuibili a tutte le proprie stabili organizzazioni all’estero.  L’opzione è irrevocabile ed è esercitata al momento di costituzione della stabile organizzazione, con effetto dal medesimo periodo d’imposta.

Credito d’imposta per i redditi prodotti all’estero (art. 15)
Questo articolo apporta modifiche al regime del credito d’imposta per i redditi prodotti all’estero contenuto nell’articolo 165 del TUIR. Il comma 1, di quest’ultimo articolo, si interpreta nel senso che sono ammesse in detrazione sia le imposte estere oggetto di una convenzione contro le doppie imposizioni in vigore tra l’Italia e lo Stato estero in cui il reddito che concorre alla formazione dell’imponibile è prodotto sia le altre imposte o gli altri tributi esteri sul reddito. Nel caso in cui sussistano obiettive condizioni di incertezza in merito alla natura di un tributo estero non oggetto delle anzidette convenzioni, il contribuente può inoltrare all’amministrazione finanziaria istanza d’interpello.

Regime speciale per lavoratori rimpatriati (art. 16)
Il reddito di lavoro dipendente prodotto in Italia da lavoratori che trasferiscono la residenza nel territorio dello Stato ai sensi dell’articolo 2 del TUIR concorre alla formazione del reddito complessivo limitatamente al 70 % del suo ammontare a) se i lavoratori non sono stati residenti in Italia nei cinque periodi di imposta precedenti il predetto trasferimento e si impegnano a permanere in Italia per almeno due anni; b) se l’attività lavorativa viene svolta presso un’impresa residente nel territorio dello Stato in forza di un rapporto di lavoro instaurato con questa o con società che direttamente o indirettamente controllano la medesima impresa, ne sono controllate o sono controllate dalla stessa società che controlla l’impresa; c) se l’attività lavorativa è prestata prevalentemente nel territorio italiano; d) se i lavoratori rivestono ruoli direttivi ovvero sono in possesso di requisiti di elevata qualificazione o specializzazione definiti con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze.
Le disposizioni del presente articolo si applicano a decorrere dal periodo di imposta in cui è avvenuto il trasferimento della residenza nel territorio dello Stato ai sensi dell’articolo 2 del TUIR e per i quattro periodi successivi. Con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, da emanarsi entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, sono adottate le disposizioni di attuazione del presente articolo anche relativamente alle disposizioni di coordinamento con le altre norme agevolative vigenti in materia, nonché relativamente alle cause di decadenza dal beneficio.

 

Omesso versamento di ritenute: nessun reato senza certificazioni

 

Ai fini della condanna per il reato di omesso versamento di ritenute fiscali certificate, il rilascio della certificazione costituisce un elemento costitutivo del reato stesso. Nell’ambito del procedimento penale il Modello 770 costituisce un mezzo di prova indiretta, non sufficiente ai fini della condanna (Corte di Cassazione – Sentenza n. 37075/2015).

Nell’ambito di un procedimento penale nei confronti del legale rappresentante dell’azienda per il reato di omesso versamento di ritenute certificate, la Corte di Cassazione ha annullato la decisione di condanna del Tribunale, perché non è stata fornita la prova diretta circa la sussistenza di un elemento costitutivo del reato medesimo: il rilascio delle certificazioni ai sostituiti.

LA NORMA INCRIMINATRICE

Omesso versamento di ritenute certificate: È punito con la reclusione da sei mesi a due anni chiunque non versa entro il termine previsto per la presentazione della dichiarazione annuale di sostituto di imposta ritenute risultanti dalla certificazione rilasciata ai sostituiti, per un ammontare superiore a cinquantamila euro per ciascun periodo d’imposta.

PRESUPPOSTI DEL REATO

Il reato di omesso versamento di ritenute certificate previsto dalla suddetta norma si configura in presenza di specifici elementi, deducibili dalla medesima norma in ossequio al principio di tassatività interpretativa della norma penale.
Tale reato presenta una componente omissiva, rappresentata dal mancato versamento nel termine delle ritenute effettuate, ed una precedente componente commissiva, consistente, a sua volta, in due distinte condotte:
– il versamento della retribuzione con l’effettuazione delle ritenute;
– il rilascio ai sostituiti delle certificazioni prima dello spirare del termine previsto per la presentazione della dichiarazione quale sostituto d’imposta.
Il rilascio delle certificazioni ai sostituiti rappresenta, dunque, un elemento costitutivo del reato di omesso versamento delle ritenute, punibile in base dalla norma incriminatrice.

IL FATTO

Il legale rappresentante dell’azienda condannato alla pena di sette mesi di reclusione per il reato continuato di omesso versamento delle ritenute operate, a titolo di sostituto d’imposta, sulle retribuzioni corrisposte ai dipendenti, ha impugnato la decisione contestando espressamente:
– la sussistenza di un elemento costitutivo del reato, e cioè il rilascio delle certificazioni ai propri sostituiti
– e, sotto il profilo probatorio, la mancata acquisizione delle medesime certificazioni.
Il Giudice d’appello, uniformandosi ad un orientamento prevalente in giurisprudenza, ha dedotto la configurazione del reato di omesso versamento di ritenute fiscali sulla base del Modello 770.

LA DECISIONE DELLA CASSAZIONE

I giudici della Suprema Corte hanno precisato che, sebbene l’orientamento prevalente in giurisprudenza riconosca valenza probatoria al Modello 770 in relazione al reato di omesso versamento delle ritenute fiscali, lo stesso non può ritenersi sufficiente come elemento di prova ai fini della condanna, qualora sia espressamente contestata la mancata acquisizione delle certificazioni, che ponga in discussione la sussistenza stessa di un elemento costitutivo del reato quale il rilascio delle certificazioni.
Una diversa conclusione porterebbe ad uno stravolgimento della portata della norma incriminatrice estendendola fino a identificare la condotta delittuosa con l’omesso versamento delle ritenute risultanti dalla dichiarazione annuale di sostituto di imposta “tout court”, in evidente violazione del principio di tassativltà della norma penale che invece fa riferimento all’omesso versamento di ritenute certificate.
In conclusione, i giudici di legittimità hanno annullato la sentenza di condanna con rinvio, affermando che il Modello 770 può certamente essere utilizzato come elemento di prova “indiretta” del reato di omesso versamento delle ritenute fiscali, ma ai fini della condanna non è sufficiente qualora l’imputato alleghi espressamente di non aver mai rilasciato i certificati ai propri sostituiti. In tal caso, la contestazione circa la sussistenza dell’elemento costitutivo del reato obbliga il giudice a fornire, pena l’annullamento della decisione di condanna, risposte precise e concrete sulle ragioni per le quali non ha percorso la strada diretta dell’acquisizione dei certificati stessi privilegiando una prova pur sempre indiretta del reato.

 

Start-up: termine per la conferma annuale dei requisiti

 

Interrogato riguardo alla disciplina relativa al mantenimento dei requisiti da parte delle società start-up innovative, il Ministero dello Sviluppo Economico ha precisato che il deposito dell’attestazione di conferma può essere fatta entro 30 giorni dalla data di approvazione del bilancio, anche se effettuata nel termine lungo di 180 giorni dalla chiusura dell’esercizio. In ogni caso, non può essere effettuata prima dell’approvazione del bilancio (Parere n. 161868/2015).

Secondo la previsione normativa, entro 30 giorni dall’approvazione del bilancio e comunque entro sei mesi dalla chiusura di ciascun esercizio, il rappresentante legale della start-up innovativa o dell’incubatore certificato attesta il mantenimento del possesso dei requisiti di start-up innovativa o incubatore certificato e deposita tale dichiarazione presso l’ufficio del registro delle imprese.
La disciplina stabilisce, quindi, due differenti termini di adempimento dell’obbligo annuale di conferma dei requisiti per la conservazione dell’iscrizione nella sezione speciale del registro delle imprese, creando un collegamento funzionale tra le dichiarazioni rese dal legale rappresentante dell’impresa, ai fini del mantenimento dei requisiti, e le risultanze di bilancio.

Orbene, riguardo all’approvazione del bilancio occorre tenere presente che anche per tale adempimento vi sono due termini distinti:
– entro 120 giorni dalla chiusura dell’esercizio;
– entro 180 giorni dalla chiusura dell’esercizio (cd. “termine lungo”), in caso di bilancio consolidato, ovvero quando le condizioni lo richiedano, se previsto dallo statuto.
Nella prima ipotesi, tenendo in considerazione i 30 giorni, il legale rappresentante può depositare con un unico adempimento il bilancio e l’attestazione di mantenimento dei requisiti redatta sulla base delle evidenze di bilancio stesso.
Nel caso di approvazione nei 180 giorni viene meno tale possibilità, ma soprattutto viene meno la possibilità di produrre un’attestazione sulla base di dati effettivi di bilancio approvato, visto che il termine di approvazione del bilancio coincide con quello previsto come termine ultimo per la presentazione dell’attestazione di mantenimento dei requisiti.

Al fine di superare un regime sperequativo, non giustificato da ragioni di proporzionalità, tra le due fattispecie, il Ministero dello Sviluppo Economico ha precisato che la disposizione va interpretata nel senso che il deposito delle attestazioni di mantenimento dei requisiti di start-up, deve essere effettuato comunque entro 30 giorni dalla data di approvazione del bilancio, sia che esso sia approvato entro 120 gg. dalla chiusura dell’esercizio, sia che esso sia approvato (ove ne ricorrano le condizioni) entro 180 gg. dalla chiusura del medesimo esercizio.

Deve ritenersi esclusa, peraltro, il deposito delle attestazioni di mantenimento dei requisiti start-up, con il semplice progetto di bilancio (ossia il bilancio redatto, ma non regolarmente approvato dall’assemblea) poiché, se è vero che determinati elementi quali il mancato superamento del valore massimo della produzione annua, l’oggetto sociale, la sede…, sono elementi oggettivi, al contrario la mancata divisione degli utili è elemento esclusivamente rimesso alla volontà dei soci da esprimersi in sede di assemblea.
Ne consegue che prima dell’effettiva approvazione del bilancio non è, oggettivamente, possibile attestare il possesso dei requisiti necessari a confermare l’iscrizione dell’impresa nella Sezione speciale del Registro delle imprese per le Start-up e Incubatori certificati.

 

Nuove norme di comportamento del collegio sindacale in vigore dal 30/09/2015

 

18 SETT 2015 Approvate, dal Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili, le nuove norme di comportamento del collegio sindacale di società non quotate che sostituiscono quelle in vigore da gennaio 2012 (Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili – comunicato 17 settembre 2015).

Dalle nuove norme di comportamento emergono con maggiore forza e chiarezza la centralità che il collegio sindacale ricopre all’interno della governance societaria, anche in materia di prevenzione ed emersione della crisi, e il dovere di vigilanza che l’organo di controllo è chiamato a svolgere sull’osservanza della legge e dello statuto ed in particolare sull’adeguatezza dell’assetto organizzativo, amministrativo e contabile adottato dalla società e sul suo concreto funzionamento.
In particolare, le norme di comportamento del collegio sindacale disciplinano:
– la nomina, l’incompatibilità e la cessazione dei componenti;
– il funzionamento;
– i doveri;
– la partecipazione alle riunioni;
– i poteri;
– l’azione di responsabilità;
– la relazione all’assemblea dei soci;
– i pareri e le proposte;
– le attività in caso di omissione degli amministratori;
– le attività nelle operazioni straordinarie e in altre vicende societarie;
– le attività della crisi d’impresa.

Le suddette norme suggeriscono e raccomandano modelli di comportamento da adottare, dal prossimo 30 settembre, per svolgere correttamente l’incarico di sindaco; sono norme di deontologia professionale, rivolte a tutti i professionisti iscritti nell’Albo dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili e vengono emanate in conformità a quanto disposto nel vigente Codice deontologico della professione, che, in quanto tali, vanno declinate tenendo in considerazione il caso concreto.

 

Lunedì prossimo ultimo giorno per la presentazione del mod. 770

 

18 SETT 2015 La scadenza di lunedì, 21 settembre 2015, si rivolge a tutti i sostituti d’imposta che nel 2014 hanno corrisposto somme o valori soggetti a ritenute alla fonte. La presentazione del modello 770/2015 semplificato o ordinario, va effettuata esclusivamente in via telematica, direttamente o tramite intermediari abilitati.

Il termine di Lunedì è frutto della proroga disposta dal D.P.C.M. del 28 luglio 2015 che ha differito la scadenza del 31 luglio al 21 settembre 2015.
Con il differimento del termine, quindi, i sostituti d’imposta hanno avuto più tempo a disposizione per provvedere alla presentazione del modello 770; tempo che scadrà appunto lunedì prossimo.

In concomitanza con l’avvicinarsi della scadenza, la Corte di Cassazione con la sentenza 15 settembre 2015, n. 37075 ha fornito chiarimenti circa l’idoneità del 770 a fungere da prova del rilascio ai sostituti delle certificazioni attestanti le ritenute effettivamente operate. L’orientamento giurisprudenziale si rifà a precedenti pronunce secondo cui il contenuto della dichiarazione è sufficiente a dimostrare l’omesso versamento delle ritenute.

In particolare, in caso di omesso versamento delle ritenute, la recente sentenza della Corte stabilisce che il modello 770 può essere utilizzato come elemento di prova del reato, ma per evitare il rischio che comode scorciatoie probatorie estendano l’operatività della norma oltre i suoi confini legali, ove l’imputato alleghi espressamente di non aver mai rilasciato i certificati ai propri sostituiti occorre che il giudice fornisca risposte precise e concrete sulle ragioni per le quali non ha percorso la strada diretta dell’acquisizione dei certificati stessi privilegiando una prova pur sempre indiretta del reato.