È sufficiente l’indicazione del responsabile per la validità della cartella

 

La Corte di Cassazione con l’ordinanza del 23 febbraio 2016, n. 3533 sostiene che la cartella di pagamento è valida con l’indicazione di persona responsabile del procedimento, a prescindere dalla funzione, apicale o meno, della stessa effettivamente esercitata

Il contribuente ricorre per la cassazione della sentenza della CTR che con riferimento ad una cartella di pagamento notificata allo stesso contribuente, relativa ad iscrizione a ruolo per IVA, IRES ed IRAP per un determinato anno d’imposta, aveva evidenziato che dalla stessa cartella si evinceva chiaramente sia il responsabile del procedimento di iscrizione a ruolo sia il responsabile di emissione e notificazione della cartella.
Il contribuente sostiene che nella cartella impugnata manca l’indicazione dell’ “effettivo” responsabile del procedimento, e cioè dell’ “effettivo” funzionario preposto al reparto che ha curato l’iscrizione a ruolo e che ha curato l’emissione della cartella; in altre parole, manca l’individuazione della persona fisica responsabile della pratica, non essendo infatti sufficiente l’indicazione della figura del responsabile del procedimento nel “dirigente o direttore dell’Ufficio preposto”; nell’ipotesi in esame, nella cartella risulta indicato come responsabile del procedimento di iscrizione a ruolo il Dirigente dell’Ufficio delle II.DD. e come responsabile dell’emissione e notificazione della cartella il Coordinatore dell’attività di cartellazione, entrambi figure dirigenziali apicali che non rivestivano alcuna funzione nella gestione diretta dei procedimenti tributari riferibili ai singoli contribuenti.
La Corte rigetta il ricorso del contribuente in quanto, ai sensi del D.L. 248 del 2007, art. 36, comma 4 ter, l’indicazione del responsabile del procedimento di iscrizione a ruolo e di quello di emissione e di notificazione della stessa cartella è prevista, in relazione ai ruoli consegnati agli agenti della riscossione a decorrere dal 1 giugno 2008 (come appare quello di specie), a pena di nullità; in base al tenore letterale di detta disposizione è tuttavia sufficiente, al fine di non incorre nella detta nullità, l’indicazione di persona responsabile del procedimento, a prescindere quindi dalla funzione (apicale o meno) della stessa effettivamente esercitata; siffatta indicazione appare peraltro sufficiente ad assicurare gli interessi sottostanti alla detta indicazione, e cioè la trasparenza dell’attività amministrativa, la piena informazione del cittadino (anche ai fini di eventuali azioni nei confronti del responsabile) e la garanzia del diritto di difesa.

 

 

Valida l’autotutela sostitutiva anche in assenza di nuovi elementi

 

La Corte di Cassazione, con sentenza 18 febbraio 2016, n. 3248, ha chiarito che l’avviso di accertamento emesso in sostituzione di un altro precedentemente annullato non presuppone la sopravvenuta conoscenza di nuovi elementi, ma può aver luogo anche sulla base di una diversa e più approfondita valutazione di quelli già in possesso del Fisco.

L’Agenzia delle Entrate ricorre per cassazione avverso la sentenza con la quale la Commissione Tributaria Regionale ha rigettato l’appello confermando la decisione di primo grado favorevole al contribuente.
Il Giudice di appello, rilevato che l’avviso impugnato era stato emesso dall’Amministrazione finanziaria in sostituzione di altro precedente privo della pagina relativa all’irrogazione di sanzioni, già impugnato con separato ricorso ed annullato in autotutela, riteneva l’atto impugnato illegittimo, in quanto non ricorrevano nuovi fatti e/o elementi che ne consentivano l’emissione e perché l’ammontare dei tributi richiesti erano maggiori e non inferiori a quello precedente.
Secondo l’Agenzia delle Entrate, invece, la CTR aveva annullato l’avviso di accertamento, emanato in sostituzione di altro annullato in autotutela, violando le norme attributive del potere di autotutela sostitutiva all’Ufficio tributario.
La Suprema Corte accoglie il ricorso del Fisco, ribadendo ancora una volta che in tema di accertamento delle imposte sui redditi, l’avviso di accertamento emesso in sostituzione di un altro precedentemente annullato non si risolve in una mera integrazione di quest’ultimo, ma costituisce esercizio dell’ordinario potere di accertamento, non consumatosi attraverso l’emanazione dell’atto annullato, nonché del generale potere di autotutela, in ordine alla quale, peraltro, l’Amministrazione non gode di alcun margine di discrezionalità (diversamente da quanto accade ordinariamente), trattandosi di integrare le parti che hanno dato luogo all’invalidità dell’atto precedente: la sua emissione, pertanto, non presuppone la sopravvenuta conoscenza di nuovi elementi, ma può aver luogo anche sulla base di una diversa e più approfondita valutazione di quelli già in possesso dell’Ufficio.
Inoltre, la stessa Corte ha chiarito che in materia tributaria, il potere di autotutela è funzionale al soddisfacimento dell’interesse pubblico a reperire le entrate fiscali legalmente accertate, sicché è legittimo l’annullamento di un atto favorevole al contribuente, non essendone preclusa dalla legge l’adozione di un atto successivo.

 

Avvocati comunitari stabiliti in Italia: come iscriversi all’Albo

 

Ai fini dell’iscrizione nella sezione speciale dell’Albo degli “avvocati comunitari stabiliti” non serve il requisito di onorabilità né gli altri requisiti previsti dalla legislazione nazionale per l’iscrizione all’Albo. L’iscrizione è subordinata alla sola condizione dell’iscrizione presso la corrispondente Autorità dell’altro Stato Membro (Corte di cassazione – sentenza n. 4252/2016).

Per facilitare l’esercizio permanente della professione di avvocato in uno Stato membro diverso da quello in cui è stata acquisita la qualifica professionale, un soggetto munito di equivalente titolo professionale di altro Paese membro può chiedere l’iscrizione nella sezione speciale dell’albo italiano degli avvocati nel quale intende eleggere domicilio professionale in Italia, utilizzando il proprio titolo d’origine e, al termine di un periodo triennale di effettiva attività in Italia, può chiedere di essere integrato con il titolo di avvocato italiano e l’iscrizione all’albo ordinario, dimostrando al Consiglio dell’Ordine effettività e regolarità dell’attività svolta in Italia come professionista comunitario stabilito.

L’iscrizione alla sezione speciale non è subordinata al possesso da parte del richiedente degli ulteriori requisiti prescritti per l’iscrizione all’albo degli avvocati. Quest’ultimi sono richiesti nel momento in caso di domanda d’iscrizione all’albo degli avvocati, consentita dopo un triennio di effettivo svolgimento della professione in Italia con il titolo acquisito in altro Stato membro. Solo nel momento in cui il richiedente intenda abbandonare la qualifica acquisita in altro Stato membro per conseguire il titolo professionale previsto dalla legislazione italiana, sono richiesti i requisiti di iscrizioni all’albo ordinario.

 

Vendita senza iva nei duty free solo ai viaggiatori extra Ue

 

Con la nota n. 22583/RU del 9 marzo 2016, l’Agenzia delle Dogane ha precisato che la vendita di beni in esenzione IVA da parte dei “Duty free shop” situati all’interno degli scali aeroportuali nazionali può essere effettuata esclusivamente nei confronti dei viaggiatori muniti di carta d’imbarco con destinazione finale in territori extra Ue.

COSA SONO I “DUTY FREE SHOP”

I dute free shop sono speciali negozi, istituiti da imprese appositamente autorizzate, per la vendita ai viaggiatori in uscita dallo Stato di prodotti allo stato estero in esenzione di tributi, destinati ad essere usati o consumati fuori del territorio doganale.
Interpellata circa la possibilità di autorizzare i gestori dei Duty free shop situati all’interno degli scali aeroportuali nazionali alla vendita di beni anche ad operatori aeroportuali muniti di tesserino rilasciato dall’E.N.A.C., l’Agenzia delle Dogane ha escluso tale possibilità affermando che tale particolare forma di vendita deve essere riservata esclusivamente ai viaggiatori diretti fuori dall’area dell’Unione europea.

INDIVIDUAZIONE DEL VIAGGIATORE

Ai fini della vendita in esenzione da parte dei duty free shop, si considera “viaggiatore” una persona fisica che:
a) entra temporaneamente nel territorio doganale dell’Unione e non vi risiede normalmente o
b) ritorna nel territorio doganale dell’Unione in cui ha la residenza normale dopo un temporaneo soggiorno al di fuori di tale territorio, o
c) lascia temporaneamente il territorio doganale dell’Unione dove risiede normalmente, o
d) lascia il territorio doganale dell’Unione dopo un soggiorno temporaneo senza esservi residente normalmente.

MODALITÀ DI VENDITA

Il documento di prassi ricorda, inoltre, che tutti i beni venduti “Duty free” devono essere riposti in contenitori sigillati con nastro adesivo recante in diverse lingue il seguente avviso:
“I BENI ACQUISTATI NON POSSONO ESSERE CEDUTI A TERZI NEL TERRITORIO DELL’U.E.; QUESTO CONTENITORE PUO’ ESSERE APERTO SOLO DOPO L’USCITA DAL TERRITORIO DELL’UNIONE EUROPEA”.
Al contenitore, poi, deve essere applicato lo scontrino fiscale emesso. Tale procedura ha lo scopo di garantire che i beni venduti nei Duty free siano destinati esclusivamente ai viaggiatori in uscita dal territorio doganale comunitario, impedendo il consumo degli stessi all’interno di quest’ultimo, incluso quindi il particolare spazio aeroportuale definito “area sterile” ovvero quell’area ove hanno accesso i viaggiatori già sottoposti ai controlli di sicurezza.
In conclusione, la vendita di prodotti presso gli speciali negozi Duty free shop può essere effettuata esclusivamente alle persone che rispondono alla definizione di viaggiatori, muniti di carta d’imbarco e con le modalità sopra descritte.

 

Aggiornamento delle istruzioni e delle specifiche tecniche del 730/2016

 

Approvate le modifiche alle istruzioni e alle specifiche tecniche del modello di dichiarazione 730/2016 (Agenzia delle Entrate – Provvedimenti 09 marzo 2016, nn. 36463 e 36501).

Col provvedimento n. 36463/E/2016, gli interventi inerenti le istruzioni del 730/2016 sono resi necessari per correggere alcuni errori materiali riscontrati successivamente alla pubblicazione del predetto modello di dichiarazione, tenendo conto anche di varie indicazioni emerse dalle risposte del Fisco ai quesiti dei Caf (Agenzia delle Entrate – Circolare 02 marzo 2016, n. 3/E).
La modifica più rilevante riguarda le spese per l’acquisto e posa in opera delle schermature solari e degli impianti di climatizzazione invernale a biomasse.
In particolare, a pagina 59, nelle istruzioni alla colonna 1 (Tipo intervento) dei righi da E61 a E63, dopo il codice 4, sono aggiunti infine i seguenti due codici:
– “5” Acquisto e posa in opera di schermature solari. Sono gli interventi per l’acquisto e la posa in opera delle schermature solari a protezione di una superficie vetrata, applicate in modo solidale con l’involucro edilizio e non liberamente montabili e smontabili dall’utente. Possono essere applicate, rispetto alla superficie vetrata, all’interno, all’esterno o integrate purché siano mobili e “tecniche”. Non fruiscono dell’agevolazione le schermature solari autonome (aggettanti) applicate a superfici vetrate esposte a nord;
– “6” Acquisto e posa in opera di impianti di climatizzazione invernale a biomasse. Sono gli interventi per l’acquisto e la posa in opera di impianti di climatizzazione invernale con impianti dotati di generatori di calore alimentati da biomasse combustibili.
A pagina 60, all’elenco puntato presente nella colonna 8 (Importo spesa), sono infine aggiunti i due seguenti punti:
– per l’acquisto e posa in opera di schermature solari (codice “5”):
– 92.307,69 euro per le spese sostenute dal 1 gennaio al 31 dicembre 2015 (65%).
La detrazione massima consentita è infatti di 60.000 euro;
– acquisto e posa in opera di impianti dotati di generatori di calore alimentati da biomasse combustibili (codice “6”):
 – 46.153,84 euro per le spese sostenute dal 1 gennaio al 31 dicembre 2015 (65%).
La detrazione massima consentita è infatti di 30.000 euro.
Col provvedimento n. 36501/E/2016, gli interventi sono resi necessari per adeguare le specifiche tecniche alle segnalazioni pervenute dai CAF, dalle associazioni di categoria nonché per correggere alcuni errori materiali riscontrati successivamente alla pubblicazione del modello di dichiarazione.