È tempo di novità per la collaborazione volontaria

 

Introdotte importanti novità in tema di collaborazione volontaria, la procedura che consente di far emergere e regolarizzare i capitali detenuti all’estero (D.L. n. 153/2015).

Il Decreto Legge n. 153/2015 introduce le seguenti novità rivolte a tutti i contribuenti interessati alla procedura di collaborazione volontaria:
– il termine di presentazione dell’istanza di adesione, fissato al 30 settembre 2015, è prorogato al 30 novembre 2015;
– l’integrazione dell’istanza e la documentazione possono essere presentate entro il 30 dicembre 2015;
– al fine di assicurare la trattazione unitaria delle istanze e la data certa per la conclusione dell’intero procedimento i termini di decadenza per l’accertamento, nonché i termini di decadenza per la notifica dell’atto di contestazione, che scadono a decorrere dal 31 dicembre 2015, limitatamente agli imponibili, alle imposte, alle ritenute, ai contributi, alle sanzioni e agli interessi relativi alla procedura di collaborazione volontaria e per tutte le annualità e le violazioni oggetto della procedura stessa, sono fissati, anche in deroga a quelli ordinari, al 31 dicembre 2016;
– la richiesta di accesso alla collaborazione volontaria, fermo restando che può essere presentata solo una volta, è anche irrevocabile.

La novità più importante che rileva dalle modifiche introdotte è sicuramente la proroga dei termini di presentazione dell’istanza di adesione che risponde all’esigenza di riconoscere più tempo per completare gli adempimenti previsti, tenuto conto delle problematiche di recepimento della necessaria documentazione, anche in ragione del fatto che l’acquisizione richiede il coinvolgimento di soggetti esteri.

 

Tintolavanderia: chiarimenti sui requisiti professionali

 

Nell’ambito dell’idoneità professionale del responsabile tecnico di una Tintolavanderia, il Ministero dello Sviluppo Economico ha fornito la definizione di attività qualificata di collaborazione tecnica continuativa richiesta con riferimento al periodo di inserimento presso le imprese del settore (Ministero Sviluppo Economico – Risoluzione n. 169302/2015).

Il requisito professionale del responsabile tecnico oltre ad essere comprovato dalla frequenza di un corso di qualificazione tecnico-professionale o dal diploma di maturità tecnica o professionale o di livello post-secondario superiore o universitario in materie inerenti l’attività, può essere comprovato anche con riferimento ad un periodo di inserimento presso imprese del settore, richiesto anche ai fini del conseguimento dell’attestato professionale. Tale periodo di inserimento consiste nello svolgimento di attività qualificata di collaborazione tecnica continuativa nell’ambito di imprese abilitate del settore che, secondo quanto chiarito dal Ministero dello Sviluppo Economico, non individua nominativamente il rapporto giuridico che deve sussistere tra l’impresa abilitata ed il soggetto che grazie ad esso acquisisce il requisito professionale richiesto per la successiva designabilità quale responsabile tecnico di una impresa di tintolavanderia.
Piuttosto, identifica le caratteristiche che il periodo di inserimento deve presentare al fine della sua capacità di produrre in capo al prestatore l’effetto giuridico del conseguimento dei richiesti requisiti professionali. Pertanto, è richiesto un periodo di inserimento presso imprese abilitate del settore che sia caratterizzato dalla prestazione professionale e continuativa del lavoro da parte del collaboratore, nonché da un inquadramento del soggetto atto, per qualifica, mansione, continuità e durata, a produrre in capo al lavoratore il conseguimento di una esperienza tecnico-professionale idonea a garantire il pieno conseguimento delle finalità che la legge sottende alla necessaria nomina del responsabile tecnico.

 

Determinazione sintetica del reddito complessivo delle persone fisiche

 

Determinazione sintetica del reddito complessivo delle persone fisiche

Il Ministro dell’economia e delle finanze con dm 16 settembre 2015 ha individuato il contenuto induttivo degli elementi indicativi di capacità contributiva sulla base del quale può essere fondata la determinazione sintetica del reddito complessivo delle persone fisiche. Le disposizioni contenute nel decreto si rendono applicabili alla determinazione sintetica dei redditi e dei maggiori redditi relativi agli anni d’imposta a decorrere dal 2011.

Per elemento indicativo di capacità contributiva si intende la spesa sostenuta dal contribuente per l’acquisizione di servizi e di beni e per il relativo mantenimento.
Il contenuto induttivo degli elementi indicativi di capacità contributiva è determinato tenendo conto della spesa media, per gruppi e categorie di consumi, del nucleo familiare di appartenenza del contribuente; tale contenuto induttivo corrisponde alla spesa media risultante dall’indagine annuale sui consumi delle famiglie compresa nel Programma statistico nazionale effettuata su campioni significativi di contribuenti appartenenti ad undici tipologie di nuclei familiari distribuite nelle cinque aree territoriali in cui è suddiviso il territorio nazionale.
Il contenuto induttivo degli elementi di capacità contributiva è, altresì, determinato considerando le risultanze di analisi e studi socio economici, anche di settore.
Ai fini della determinazione sintetica del reddito complessivo delle persone fisiche, in presenza di spese indicate nel decreto, l’ammontare risultante dalle informazioni presenti in Anagrafe tributaria si considera prevalente rispetto a quello calcolato induttivamente.
Ai fini della determinazione sintetica del reddito complessivo delle persone fisiche, resta ferma la facoltà dell’Agenzia delle entrate di utilizzare, altresì elementi di capacità contributiva diversi da quelli riportati nel decreto in oggetto, qualora siano disponibili dati relativi alla spesa sostenuta per l’acquisizione di servizi e di beni e per il relativo mantenimento e, la quota di risparmio riscontrata, formatasi nell’anno e non utilizzata per consumi ed investimenti.
Le spese relative ai beni e servizi si considerano sostenute dalla persona fisica cui risultano riferibili sulla base dei dati disponibili o delle informazioni presenti in Anagrafe tributaria. Si considerano, inoltre, sostenute dal contribuente, le spese relative ai beni e servizi effettuate dal coniuge e dai familiari fiscalmente a carico.
Non si considerano sostenute dalla persona fisica le spese per i beni e servizi se gli stessi sono relativi esclusivamente ed effettivamente all’attività di impresa o all’esercizio di arti e professioni, sempre che tale circostanza risulti da idonea documentazione.
L’Agenzia delle entrate determina il reddito complessivo accertabile del contribuente sulla base:
a) dell’ammontare delle spese che dai dati disponibili o dalle informazioni presenti nel Sistema informativo dell’Anagrafe tributaria risultano sostenute dal contribuente;
b) dell’ammontare delle ulteriori spese riferite ai beni e servizi nella misura determinata considerando la spesa rilevata da analisi e studi socio economici;
c) della quota relativa agli incrementi patrimoniali del contribuente imputabile al periodo d’imposta;
d) della quota di risparmio riscontrata, formatasi nell’anno e non utilizzata per consumi ed investimenti.
La determinazione sintetica del reddito complessivo è ammessa a condizione che il reddito complessivo accertabile ecceda di almeno un quinto quello dichiarato. In presenza di tale condizione il contribuente ha facoltà di dimostrare:
a) che il finanziamento delle spese è avvenuto con redditi diversi da quelli posseduti nel periodo d’imposta; con redditi esenti o soggetti a ritenuta alla fonte a titolo di imposta, o, comunque, legalmente esclusi dalla formazione della base imponibile; da parte di soggetti diversi dal contribuente;
b) il diverso ammontare delle spese attribuite al medesimo.

 

Pronto il mod. per accedere al credito d’imposta in favore degli Enti previdenziali e dei fondi pensione

 

Pronto il mod. per accedere al credito d’imposta in favore degli Enti previdenziali e dei fondi pensione

L’Agenzia delle entrate con il provvedimento del 28 settembre 2015, n. 122544 ha approvato il modello e definiti i termini di presentazione della richiesta di attribuzione del credito d’imposta in favore degli enti di previdenza obbligatoria e delle forme di previdenza complementare

Il modello in oggetto viene utilizzato dai seguenti soggetti :
– dagli enti di previdenza obbligatoria per chiedere l’attribuzione del credito di imposta pari alla differenza tra l’ammontare delle ritenute e imposte sostitutive applicate nella misura del 26 per cento sui redditi di natura finanziaria, dichiarate e certificate dai soggetti intermediari o dichiarate dagli enti medesimi, e l’ammontare di tali ritenute e imposte sostitutive computate nella misura del 20 per cento, a condizione che i proventi assoggettati alle ritenute e imposte sostitutive siano investiti nelle attività di carattere finanziario a medio o lungo termine;
– dalle forme di previdenza complementare per chiedere l’attribuzione del credito d’imposta pari al 9 per cento del risultato netto maturato, assoggettato all’imposta sostitutiva applicata in ciascun periodo di imposta, a condizione che un ammontare corrispondente al risultato netto maturato assoggettato alla citata imposta sostitutiva sia investito nelle attività di carattere finanziario a medio o lungo termine.
Il modello è disponibile gratuitamente sul sito internet www.agenziaentrate.it.
La richiesta è presentata all’Agenzia delle Entrate esclusivamente in via telematica, direttamente oppure tramite i soggetti incaricati della trasmissione telematica, attraverso i canali Entratel o Fisconline.
La richiesta, redatta sul modello approvato con il presente provvedimento, è presentata, a decorrere dall’anno 2016, dal 1° marzo al 30 aprile di ciascun anno.
La trasmissione telematica è effettuata utilizzando il software denominato “Creditoprevidenza”, disponibile gratuitamente sul sito internet www.agenziaentrate.it.
I soggetti incaricati della trasmissione telematica hanno l’obbligo di rilasciare al richiedente un esemplare cartaceo della richiesta predisposta con l’utilizzo del software suddetto, nonché copia della comunicazione dell’Agenzia delle Entrate che ne attesta l’avvenuto ricevimento e che costituisce prova dell’avvenuta presentazione. La richiesta, debitamente sottoscritta dal soggetto incaricato della trasmissione telematica e dal richiedente, deve essere conservata a cura di quest’ultimo.

 

Completata la riforma fiscale: modifiche su accertamento, riscossione, sanzioni e contenzioso

 

Con un Comunicato stampa del 22 settembre 2015 la Presidenza del Consiglio dei Ministri ha reso noto l’approvazione definitiva degli ultimi 5 decreti attuativi della riforma fiscale prevista dalla Legge delega n. 23 del 2014.

I decreti legislativi approvati in via definitiva il 22 settembre scorso completano il pacchetto di misure previste per il riordino del sistema fiscale, improntato su criteri di maggiore equità e trasparenza, sostegno alla crescita e internazionalizzazione delle imprese. Ciascun decreto è dedicato ad un ambito specifico:
– misure per la revisione della disciplina degli interpelli e del contenzioso tributario;
– misure per la semplificazione e razionalizzazione delle norme in materia di riscossione;
– misure per la revisione della disciplina dell’organizzazione delle agenzie fiscali;
– misure per la revisione del sistema sanzionatorio;
– stima e monitoraggio dell’evasione fiscale e monitoraggio e riordino delle disposizioni in materia di erosione fiscale.
In attesa della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale dei testi definitivi, ecco alcune delle novità in materia di riscossione, contenzioso e regime sanzionatorio.

RISCOSSIONE

Con riferimento alle modifiche in materia di riscossione dei tributi, il decreto attuativo, secondo i principi di semplificazione e razionalizzazione stabiliti dall’art. 3, co, 1, lett. a) della Legge delega, in particolare, prevede una graduazione dell’aggio sulle cartelle Equitalia, che sarà dell’1% in caso di pagamento spontaneo, salirà al 3% in caso di pagamento entro 60 giorni dalla notifica e al 6% per i pagamenti oltre la predetta scadenza. Inoltre, è stata inserita una moratoria in favore dei contribuenti che non sono stati in grado di completare il pagamento di piani di rateizzazione, in base alla quale le somme non ancora versate, oggetto di piani di rateazione da cui i contribuenti siano decaduti nei 24 mesi antecedenti l’entrata in vigore del decreto, possono essere oggetto di un nuovo piano di rateazione, ripartito fino a un massimo di 72 rate mensili. L’ulteriore rateizzazione deve essere richiesta entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore del decreto ed è prevista la decadenza per il mancato pagamento di sole due rate.

INTERPELLI E CONTENZIOSO TRIBUTARIO

Per quanto concerne le modifiche alla disciplina degli interpelli e del contenzioso tributario, il decreto attuativo, in particolare, prevede l’applicazione della mediazione tributaria preventiva per tutte le contestazioni tributarie fino a venti mila euro, estendedola anche ai tributi diversi da quelli di competenza dell’Agenzia delle Entrate (tributi locali), e includendo sotto il profilo soggettivo anche Equitalia e i concessionari di riscossione. In materia di conciliazione giudiziale, inoltre, viene prevista la possibilità di attivarla anche nel giudizio di appello su iniziativa sia del giudice tributario sia delle parti. Viene disposta, altresì, una razionalizzazione delle tipologie di interpello che saranno ordinario, probatorio, antiabuso e disapplicativo). Ridotto a 90 giorni il termine di risposta per l’interpello ordinario, mentre per le altre tipologie sarà di 120 giorni.

SISTEMA SANZIONATORIO

Rilevanti modifiche sono state introdotte dal decreto attuativo di revisione del sistema sanzionatorio. Per quanto riguarda le sanzioni amministrative viene prevista una graduale riduzione in base alla regolarizzazione spontanea e al tempo, in altri termini sanzioni più basse per chi regolarizza prima la posizione col Fisco. In relazione al reato di omessi versamenti, le soglie di punibilità in sede penale vengono elevate da 50mila a 250mila euro per l’IVA, e da 50mila a 150mila euro per le ritenute fiscali. Inasprite, invece, le pene per le frodi.