Codici tributo per il controllo automatizzato della dichiarazione

 

L’Agenzia delle Entrate con la risoluzione n. 11/E del 2016 ha previsto nuovi codici da utilizzare nell’eventualità in cui il destinatario delle comunicazioni di irregolarità inviate ai sensi dell’articolo 36-bis del D.P.R. n. 600/1973 intenda versare solo una quota dell’importo complessivamente richiesto tramite i modelli F24 e F24 Enti pubblici (F24EP).

I nuovi codici tributo sono
“997B”– Art. 36-bis d.p.r. 600/73. recupero da parte dei sostituti di imposta delle somme erogate ai sensi dell’articolo 1 del decreto-legge 24 aprile 2014, n. 66 – imposta
“998B”– Art. 36-bis d.p.r. 600/73. recupero da parte dei sostituti di imposta delle somme erogate ai sensi dell’articolo 1 del decreto-legge 24 aprile 2014, n. 66 – interessi
“999B”– Art. 36-bis d.p.r. 600/73. recupero da parte dei sostituti di imposta delle somme erogate ai sensi dell’articolo 1 del decreto-legge 24 aprile 2014, n. 66 – sanzioni
Per agevolare i destinatari delle comunicazioni in corrispondenza dei codici tributo di nuova istituzione è riportato il corrispondente codice tributo utilizzato in autoliquidazione:
– 1655 (per l’F24)
– 165E (per l’F24EP)
A seguito della ridenominazione del codice tributo “1135” sono stati ridenominati i seguenti codici tributo:
“962A” denominato “ART. 36-BIS D.P.R. 600/73. Imposta sostitutiva sui redditi diversi di cui all’art. 67, c. 1, lett. da c-bis) a c-quinquies), del D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917 (TUIR) – opzione affrancamento – art. 3, commi 15 e 16, del decreto-legge 24 Aprile 2014, n. 66 – regime amministrato – IMPOSTA”;
“963A” denominato “ART. 36-BIS D.P.R. 600/73. Imposta sostitutiva sui redditi diversi di cui all’art. 67, c. 1, lett. da c-bis) a c-quinquies), del D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917 (TUIR) – opzione affrancamento – art. 3, commi 15 e 16, del decreto-legge 24 Aprile 2014, n. 66 – regime amministrato – INTERESSI”;
“964A” denominato “ART. 36-BIS D.P.R. 600/73. Imposta sostitutiva sui redditi diversi di cui all’art. 67, c. 1, lett. da c-bis) a c-quinquies), del D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917 (TUIR) – opzione affrancamento – art. 3, commi 15 e 16, del decreto-legge 24 Aprile 2014, n. 66 – regime amministrato – SANZIONI”.

 

Arrivano i contributi per il settore cinematografico

 

Realizzazione di nuove sale o il ripristino di sale inattive, trasformazione delle sale esistenti in multisala, ristrutturazione e adeguamento strutturale e tecnologico delle sale cinematografiche esistenti, installazione, ristrutturazione e rinnovo delle apparecchiature e degli impianti, riattivazione di sale cinematografiche chiuse o dismesse: queste sono le finalità dei contributi messi a disposizione per il settore cinematografico (Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo – decreto 15 gennaio 2016).

Le misure di sostegno per l’industria cinematografica possono essere concesse come:
– contributi in conto interessi sui contratti di mutuo e di locazione finanziaria stipulati con soggetti autorizzati all’esercizio dell’attività bancaria e finanziaria;
– contributi in conto capitale.

I contributi in conto interessi sono concessi per mutui o operazioni di locazione finanziaria di importo complessivo non superiore al 90% del costo dell’investimento e mirano a ridurre il tasso d’interesse a carico del beneficiario stabilito nei contratti di mutuo e di locazione finanziaria stipulati.
La domanda per la concessione del contributo deve essere presentata alla Direzione generale cinema entro sei mesi dalla data di stipula del contratto di mutuo o di locazione finanziaria, e non oltre diciotto mesi dall’apertura della sala cinematografica. L’esame della domanda avviene per ordine cronologico di ricezione ed entro sessanta giorni dalla data di presentazione, il Direttore generale cinema ne comunica all’interessato l’ammissibilità, ovvero, con provvedimento motivato, il rigetto.

I contributi in conto capitale sono invece concessi in particolare:
– per la ristrutturazione e adeguamento strutturale e tecnologico delle sale cinematografiche esistenti per le aree geografiche di intervento individuate dal programma triennale della Consulta territoriale per le attività cinematografiche;
– per l’installazione, ristrutturazione e rinnovo delle apparecchiature e degli impianti digitali, e servizi accessori alle sale;
– per la riattivazione di sale cinematografiche chiuse o dismesse in tutti i comuni, con particolare riferimento a quelli con popolazione fino a 10.000 abitanti e sprovvisti di sale e con comuni confinanti anch’essi privi di sale;
– per la trasformazione in multisala di sale ubicate nei centri cittadini con popolazione non inferiore a 20.000 abitanti.

Le domande di contributo in conto capitale devono essere presentate alla Direzione generale cinema inderogabilmente entro e non oltre il 30 aprile di ogni anno in relazione agli interventi da terminare entro il 31 gennaio dell’anno successivo.
L’esame delle domande avviene per ordine cronologico di ricezione e di priorità ed entro il 31 luglio di ogni anno, la Direzione generale cinema comunica agli interessati, anche attraverso la pubblicazione di apposito elenco sul sito web istituzionale, i beneficiari del contributo ed il suo ammontare.

Il beneficiario del contributo in conto interessi decade dal contributo stesso nel caso di cambiamento della destinazione d’uso dell’immobile o di cessazione definitiva dell’attività avvenuta nel corso del periodo di ammortamento del contratto di mutuo o di locazione finanziaria. Invece, il beneficiario del contributo in conto capitale decade dal contributo stesso nel caso di cambiamento della destinazione d’uso dell’immobile o di cessazione definitiva dell’attività avvenuti entro tre anni dalla data di concessione del contributo.

 

L’abuso edilizio successivo all’acquisto non pregiudica i benefici “prima casa”

 

Con sentenza n. 4351 del 4 marzo 2016, la Corte di Cassazione ha deciso l’annullamento dell’atto di recupero dei benefici “prima casa” emesso in seguito alla realizzazione di opere abusive dell’abitazione agevolata, affermando che l’abuso edilizio non determina la perdita dei benefici fiscali se è effettuato in un momento successivo all’acquisto.

FATTO

L’Agenzia delle Entrate ha emesso avviso di liquidazione ed irrogazione sanzioni nei confronti del contribuente, in seguito alla revoca dei benefici fiscali “prima casa” dovuta alla realizzazione di opere abusive (una veranda di 12 mq.).
La revoca dell’agevolazione era conseguita alla segnalazione di abuso edilizia trasmessa dal Comune.
Il ricorso del contribuente, accolto dalla Commissione Tributaria Provinciale di Salerno, è stato successivamente respinto dalla Commissione Tributaria Regionale della Campania. I giudici tributari nel dichiarare la legittimità dell’atto di revoca emesso dall’Ageniza delle Entrate, hanno precisato che la realizzazione di un abuso edilizio in quanto tale deve ritenersi causa di decadenza dai benefici fiscali, senza che possa darsi rilievo esimente alla lieve entità delle opere realizzate.
Il contribuente ha proposto ricorso per cassazione.

DECISIONE DELLA CASSAZIONE

Il contribuente ha eccepito che l’abuso edilizio si riferiva a opere di lieve entità (realizzazione di una veranda di 12 mq.), peraltro eseguito successivamente all’acquisto.
Accogliendo il ricorso del contribuente, la Corte di Cassazione ha sottolineato che in base alla disciplina in materia di vigilanza sull’attività urbanistico edilizia, gli interventi abusivi realizzati in assenza di titolo o in contrasto con lo stesso, ovvero sulla base di un titolo successivamente annullato, non beneficiano delle agevolazioni fiscali previste dalle norme vigenti, né di contributi o altre provvidenze dello Stato o di enti pubblici. La norma, dunque, esclude i benefici delle agevolazioni fiscali per gli interventi abusivi realizzati in assenza di titolo o in contrasto con lo stesso, ovvero sulla base di un titolo successivamente annullato.
Secondo i giudici della Suprema Corte, atteso che le norme che stabiliscono decadenza sono per loro natura di stretta interpretazione, deve ritenersi estraneo alla suddetta disposizione l’abuso edilizio che, alla data di registrazione dell’atto, non risultava realizzato in assenza di titolo o in contrasto con lo stesso, ovvero sulla base di un titolo successivamente annullato.
Ne consegue che, ove l’abuso edilizio risulti realizzato dopo la registrazione dell’atto di acquisto dell’abitazione per il quale è stata richiesta l’agevolazione prima casa, non trova applicazione la decadenza, ma deve confermarsi la legittima fruizione dei benefici fiscali, fermo restando l’applicazione delle sanzioni in materia di abuso edilizio.

 

Definite le regole per il bonus strumenti musicali

 

Pronte le modalità attuative del contributo per l’acquisto di strumenti musicali nuovi e del correlato credito d’imposta a favore del produttore o del rivenditore (Agenzia delle Entrate – Provvedimento 8 marzo 2016, n. 36294).

Il contributo spetta agli studenti dei conservatori di musica e degli istituti musicali pareggiati, iscritti e in regola con il pagamento delle tasse e contributi dovuti all’Istituzione, nell’anno accademico 2015-2016 o 2016-2017, ai corsi di strumento secondo il precedente ordinamento e ai corsi di laurea di primo livello secondo il nuovo ordinamento, per gli acquisti effettuati nel 2016, una sola volta, anche in caso di acquisto di un singolo componente dello strumento, per un importo non superiore a 1.000 euro e, comunque, in misura non eccedente il prezzo dell’acquisto, nel limite complessivo dello stanziamento di spesa di 15 milioni di euro.
Per accedere al beneficio, erogato sotto forma di sconto sul prezzo di vendita dello strumento, gli studenti devono richiedere all’istituto un certificato di iscrizione che riporti alcuni dati principali (cognome, nome, codice fiscale, corso e anno di iscrizione, strumento musicale coerente con il corso di studi) da consegnare al rivenditore all’atto dell’acquisto.
Prima di concludere la vendita, a decorrere dal 28 aprile 2016, i rivenditori devono comunicare all’Agenzia, utilizzando i canali telematici Entratel o Fisconline, il proprio codice fiscale, quello dello studente e dell’istituto che ha rilasciato il certificato di iscrizione, lo strumento musicale, il prezzo totale, comprensivo dell’imposta sul valore aggiunto, e l’ammontare del contributo.
Il sistema verifica l’ammissibilità al beneficio, nel limite delle risorse stanziate (15 milioni di euro) e assegnate in ordine cronologico, e rilascia un’apposita ricevuta relativa alla fruibilità, o meno, da parte dei venditori di un credito d’imposta pari al contributo riconosciuto agli studenti.
Il credito d’imposta maturato è utilizzabile dal secondo giorno lavorativo successivo alla data di rilascio dell’apposita ricevuta che ne attesta la fruibilità, esclusivamente in compensazione.

 

Agevolazioni a favore degli esercenti il trasporto merci e persone

 

Sin dalla prossima scadenza utile riferita ai consumi di gasolio dell’anno 2016, possono presentare la dichiarazione trimestrale di rimborso esclusivamente gli esercenti in possesso di veicoli di categoria euro 3 o superiore.

(Agenzia delle dogane – Nota 07 marzo 2016, n. 28154)

Nell’ambito dell’autotrasporto, la legge 28 dicembre 2015, n. 208 (Legge di Stabilità 2016), ha ristretto all’art. 1, comma 645, il campo di applicazione dell’agevolazione prevista a favore degli esercenti il trasporto merci e di determinate imprese che svolgono trasporto persone, escludendone a decorrere dal 1º gennaio 2016 il gasolio consumato dai veicoli di categoria euro 2 o inferiore, in aggiunta ai veicoli di categoria euro 0 o inferiore già esclusi con la Legge di Stabilità 2015, con effetto dal 1° gennaio 2015.
Associazioni di settore, studi tributari nonché soggetti interessati dalla misura sostanzialmente promuovono l’equiparabilità a veicoli di categoria euro 3 o superiore, e quindi l’inclusione nel beneficio fiscale previsto sui consumi di gasolio, di mezzi di trasporto classificati euro 2 o euro 1 previa installazione di peculiari sistemi di riduzione del particolato, in quanto, i sistemi riconosciuti idonei ridurrebbero notevolmente le emissioni inquinanti derivanti dalla diffusione delle polveri sottili dei motori diesel nell’atmosfera così consentendo l’inquadramento del veicolo nella fascia di appartenenza richiesta nella domanda di omologazione.
Al riguardo, la Direzione generale per il trasporto stradale e per l’intermodalità del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti ha chiarito che l’installazione su veicoli di categoria euro 2 od euro 1 di sistemi per la riduzione del particolato non comporta, di per sé, l’equiparazione di tali mezzi a quelli di cui alle categorie euro 3 o superiore.
Tali dispositivi consentono la riconducibilità alla categoria superiore solo quando al parametro delle emissioni inquinanti, e quindi al fine di ovviare ai divieti di circolazione dei veicoli saltuariamente stabiliti per le città con più elevata densità di polveri sottili ma, non soddisfacendo gli altri requisiti richiesti (quali, ad esempio, i sistemi di sicurezza), non permettono la classificazione del mezzo di trasporto nella categoria diversa da quella originaria.
Non sussistono, quindi, nei casi in esame i presupposti legittimanti il riconoscimento del beneficio ai suddetti veicoli, e la tassatività delle condizioni di consumo fissate dalle disposizioni tributarie di cui in premessa per poter beneficiare dell’impiego agevolato non consente l’accesso a qualsivoglia fattispecie assimilata che non sia contemplata da norma espressa.