09 Marzo 2016: ultimo giorno per l’oppozione ai dati sanitari

 

I contribuenti che intendono esercitare l’opposizione a rendere disponibili all’Agenzia delle Entrate i dati delle spese sanitarie sostenute nel 2015 e ai rimborsi effettuati per prestazioni parzialmente o completamente non erogate per l’elaborazione della dichiarazione dei redditi precompilata hanno tempo fino al 9 marzo.

È il 9 marzo 2016 il termine entro il quale i contribuenti potranno comunicare all’Agenzia delle Entrate il proprio rifiuto all’utilizzo delle spese mediche sostenute nell’anno 2015 per l’elaborazione del 730 precompilato, non alterando il sistema di tutela della privacy approvato. Tale sistema prevede la possibilità per l’assistito di esercitare l’opposizione con le seguenti modalità: direttamente all’Agenzia fino al 31 gennaio 2016 e dal 10 febbraio al 9 marzo 2016 accedendo direttamente all’area autenticata del sito web del Sistema Tessera Sanitaria (www.sistemats.it).

 

 

Benefici “prima casa”: l’inidoneità dell’immobile già posseduto

 

Ai fini della fruizione delle agevolazioni tributarie per l’acquisto della prima casa, il possesso di altra abitazione al momento dell’acquisto, se dichiarata l’inidoneità abitativa, non incide sul diritto di godere di tali agevolazioni (Corte di Cassazione – Sentenza 05 febbraio 2016, n. 2278).

La Suprema Corte ha respinto il ricorso di due coniugi avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale, che ha accolto l’appello dell’Agenzia delle Entrate per il recupero delle agevolazioni fiscali previste per l’acquisto della prima casa, proprietari al momento dell’acquisto di altro immobile nell’ambito dello stesso comune.
Secondo la Cassazione, in materia di agevolazioni per l’acquisto della cosiddetta prima casa, il requisito della non possidenza di altro fabbricato idoneo ad abitazione sussiste quando l’acquirente possieda un alloggio che non sia concretamente idoneo, per dimensioni e caratteristiche complessive, a sopperire ai bisogni abitativi suoi e della famiglia.
L’inidoneità dell’alloggio già posseduto deve essere valutata dal punto di vista soggettivo del compratore in relazione alle esigenze abitative del suo nucleo familiare.
Nella specie, il ricorso è respinto, in quanto la “scomodità” per i due figli pur di sesso diverso, di dover dormire nella stessa camera non equivale ad inidoneità abitativa.

 

Pronta la causale contributo per l’ENBITAL

 

L’Agenzia delle entrate con risoluzione 18 febbraio 2016, n. 8/E ha istituito la causale contributo per la riscossione, tramite modello F24, dei contributi da destinare al finanziamento dell’Ente Nazionale Bilaterale Italiano “ENBITAL”

Con la recente convenzione sottoscritta tra l’INPS e l’Ente Nazionale Bilaterale Italiano (ENBITAL) è stato affidato all’INPS il servizio di riscossione, tramite il modello F24, dei contributi per il finanziamento dell’Ente Bilaterale.
A tal fine, per consentire il versamento dei contributi a favore dell’ENBITAL mediante modello F24, l’Agenzia delle entrate con la risoluzione in oggetto ha istituito la seguente causale contributo:
– “EB16” denominata “Ente Nazionale Bilaterale Italiano ENBITAL”.
La suddetta causale va esposta nella sezione “INPS” del modello F24, nel campo “causale contributo”, in corrispondenza, esclusivamente, della colonna “importi a debito versati”, indicando:
– nel campo “codice sede”, il codice della sede Inps competente;
– nel campo “matricola INPS/codice INPS/filiale azienda”, la matricola Inps dell’azienda;
– nel campo “periodo di riferimento”, nella colonna “da mm/aaaa”, il mese e l’anno di riscossione del contributo, nel formato MM/AAAA. La colonna “a mm/aaaa” non deve essere valorizzata.

 

Vendite su aree pubbliche: con il posteggio si è anche ambulanti

 

Il titolare di un’autorizzazione all’esercizio dell’attività di vendita su aree pubbliche mediante l’utilizzo di un posteggio dato in concessione può, nei giorni in cui non si effettua il mercato, svolgere anche attività ambulante (Ministero sviluppo economico – Risoluzione, n. 128846/2015).

L’autorizzazione all’esercizio dell’attività di vendita sulle aree pubbliche mediante l’utilizzo di un posteggio consente di esercitare l’attività commerciale nell’ambito di un area pubblica anche in forma itinerante, esclusivamente nell’ambito del territorio regionale al quale appartiene il comune che ha rilasciato l’autorizzazione e nei soli giorni in cui non si effettua il mercato. Inoltre, la suddetta autorizzazione consente anche di partecipare alle fiere che si svolgono sul tutto il territorio nazionale.

Stesso discorso non vale per il soggetto autorizzato alla vendita su aree pubbliche esclusivamente in forma itinerante che risulta invece abilitato alla sola vendita al domicilio del consumatore, nonché alla vendita nei locali ove questi si trovi per motivi di lavoro, di studio, di cura, di intrattenimento o svago.

 

Perdita dei benefici “prima casa” se la permuta non è perfezionata entro un anno

 

Con la recente Sentenza n. 2613 del 10 febbraio 2016, la Corte di Cassazione ha affermato che è legittimo l’atto con il quale l’Agenzia delle Entrate revoca i benefici “prima casa” nei confronti del contribuente che, in forza di un preliminare di permuta, rivende prima del decorso di cinque anni l’abitazione acquistata fruendo delle agevolazioni fiscali, ma non procede alla stipula del contratto definitivo di permuta entro un anno dalla vendita, perché il secondo immobile risulta gravato da domanda di esecuzione forzata.

FATTO

L’Agenzia delle Entrate ha emesso avviso di liquidazione ed irrogazione sanzioni per il recupero delle imposte di registro, ipotecaria e catastale in relazione all’atto di acquisto di immobile ad uso abitazione usufruendo dei benefici “prima casa”, fondato sulla revoca dell’agevolazione fiscale per rivendita del medesimo immobile prima del decorso del quinquennio senza riacquisto di altro immobile entro l’anno successivo.
I giudici tributari hanno accolto il ricorso del contribuente, affermando che l’avviso di liquidazione doveva ritenersi illegittimo “per la palese ed inequivocabile addebitabilità alla contribuente della circostanza impeditivi del perfezionamento dell’atto formale di acquisto dell’unità immobiliare”.
Su ricorso proposto dall’Agenzia delle Entrate, la Core di Cassazione ha riformato la decisione dei giudici tributari, dichiarando legittimo l’atto di recupero delle imposte e di irrogazione delle sanzioni per decadenza dei benefici “prima casa”.

LA DECISIONE DELLA CASSAZIONE

I giudici della Suprema Corte hanno sottolineato che, in tema di agevolazioni tributarie per l’acquisto della prima casa, nell’ipotesi di contratto preliminare di permuta deve ritenersi applicabile il principio consolidato in giurisprudenza secondo il quale, il contribuente che abbia venduto l’immobile entro cinque anni dall’acquisto, per evitare la decadenza dal beneficio, é tenuto a comprare, entro un anno dall’alienazione, altro immobile da adibire a propria abitazione principale, non potendosi considerare sufficiente la stipula di un contratto preliminare, che ha effetti solo obbligatori, atteso che per “acquisto”, ai sensi dell’art. 1, nota II bis, quarto comma, della Tariffa allegata al D.P.R. 26 aprile 1986, n. 131, si deve intendere l’acquisizione del diritto di proprietà e non la mera insorgenza del diritto di concludere un contratto di compravendita.
D’altronde le disposizioni concernenti la perdita del beneficio espressamente stabiliscono che la revoca non si applica nel caso in cui il contribuente, entro un anno dall’alienazione dell’immobile acquistato con i benefici prima casa, proceda all’acquisto di altro immobile da adibire a propria abitazione principale. La formulazione della norma, secondo la Corte di Cassazione, esclude la possibilità di dare rilevanza alcuna a stati soggettivi (quali la trascrizione di una domanda di esecuzione forzata sull’immobile da acquistare) o cause di forza maggiore che abbiano inciso sulla perdurante ricorrenza dei presupposti normativamente previsti, entro i termini fissati dalla legge, per il mantenimento del beneficio.