Consolidato nazionale: arrivano i chiarimenti

 


27 SETT 2016 Forniti chiarimenti sulle novità introdotte nel consolidato nazionale dal processo di internazionalizzazione delle imprese e sciolti alcuni dubbi sollevati dai contribuenti con istanze di interpello o richieste di consulenze giuridiche (Agenzia entrate – circolare n. 40/2016).

L’Agenzia delle entrata è intervenuta nell’ambito del Consolidato nazionale, affrontando i diversi casi in cui un soggetto non residente può partecipare al regime fiscale unico, sia in qualità di consolidante che in qualità di consolidata, attraverso una propria stabile organizzazione.


Nello specifico, è chiarito che la stabile organizzazione assume il ruolo di consolidante in presenza dei seguenti requisiti:


– esercizio di attività d’impresa territorio dello Stato;
– residenza della casa madre, che intende consolidare le proprie controllate residenti in Italia, in un Paese con cui è in vigore un accordo contro la doppia imposizione che prevede un adeguato scambio di informazioni.


In merito a questo ultimo punto, le partecipazioni delle controllate italiane possono anche non essere comprese nel patrimonio della stabile organizzazione, per cui il reddito della stabile organizzazione va determinato in base ai suoi rischi, funzioni e asset.


Sono stati inoltre approfonditi anche alcuni aspetti operativi sul consolidato nazionale tra sorelle ovvero tra società residenti controllate da una società estera priva di stabile organizzazione in Italia, purché residente in uno Stato UE o in Stati aderenti all’Accordo sullo Spazio economico europeo (SEE) con cui l’Italia abbia stipulato un accordo che assicuri un effettivo scambio di informazioni. Nello specifico sono indicati i requisiti richiesti dal regime sia per la controllante non italiana sia per le controllate italiane e si chiarisce che il consolidamento è ammesso anche nel caso in cui nella catena di controllo tra consolidante e consolidata siano presenti società residenti in Paesi non UE/SEE che siano collaborativi con l’Italia.


Per l’innesto delle nuove disposizioni all’interno dei consolidati già esistenti è stato specificato che:
– qualora la consolidante della fiscal unit preesistente sia designata ad esercitare l’opzione per la tassazione di gruppo, gli effetti della nuova opzione per il consolidato tra sorelle differiscono a seconda che l’opzione sia esercitata per il periodo transitorio oppure a regime; il consolidato preesistente non subisce interruzioni se l’opzione è esercitata per il periodo transitorio, mentre si interrompe se è esercitata per i periodi d’imposta successivi a quello in corso all’entrata in vigore del decreto internazionalizzazione;
– il consolidato preesistente si interrompe qualora la consolidante in vigenza di opzione opti in qualità di consolidata unitamente a una diversa società designata;
– se insieme alla consolidante, esercitano l’opzione con la società designata anche tutte le altre società aderenti alla tassazione di gruppo in qualità di controllate, in relazione al consolidato preesistente non si producono gli effetti di interruzione.


Soluzioni vengono fornite anche relativamente alla sussistenza del rapporto di “controllo rilevante” qualora sulle partecipazioni detenute dalla società o ente controllante nelle società controllate sia stato costituito un vincolo di pegno o siano state sottoposte a sequestro, all’opzione per il consolidato per le società neo acquisite e alla continuazione del consolidato in presenza di operazioni straordinarie.

 

Spese sanitarie detraibili: nuove regole di comunicazione per la precompilata

 

Il Ministero dell’Economia e delle Finanze, con il Decreto 16 settembre 2016, ha disciplinato le modalità di comunicazione al Sistema Tessera Sanitaria dei dati relativi alle ulteriori spese sanitarie che dal prossimo anno confluiranno nella dichiarazione dei redditi precompilata dell’assistito ai fini della fruizione delle detrazioni e deduzioni d’imposta.

COMUNICAZIONE DEI DATI DELLE SPESE SANITARIE


Ai fini della predisposizione da parte dell’Agenzia delle Entrate della dichiarazione dei redditi pre-compilata, con riferimento alle operazioni effettuate a decorrere dal 1° gennaio 2016, l’obbligo di comunicazione dei dati relativi alle spese sanitarie per le quali è riconosciuto la detrazione o la deduzione d’imposta in favore dell’assistito/paziente, è esteso ad ulteriori prestazioni mediche e alle spese veterinarie.

SOGGETTI INTERESSATI


Ai fini dell’elaborazione della dichiarazione dei redditi precompilata da parte dell’Agenzia delle Entrate, sono tenuti ad inviare al Sistema T.S. i dati delle spese sanitarie sostenute dalle persone fisiche a partire dal 1° gennaio 2016:
a) gli esercizi commerciali autorizzati dal Ministero della Salute che svolgono l’attività di distribuzione al pubblico di farmaci (cd. “parafarmacie”);
b) gli iscritti agli albi professionali degli psicologi;
c) gli iscritti agli albi professionali degli infermieri;
d) gli iscritti agli albi professionali delle ostetriche/ostetrici;
e) gli iscritti agli albi professionali dei tecnici sanitari di radiologia medica;
f) gli esercenti l’arte sanitaria ausiliaria di ottico;
g) gli iscritti agli albi professionali dei veterinari.

DATI DA TRASMETTERE


Devono essere comunicati i dati relativi alle spese sanitarie così come riportati sul documento fiscale (ricevuta di pagamento, fattura o scontrino fiscale parlante), comprensivi del codice fiscale dell’assistito riportato sulla tessera sanitaria, nonché quelli relativi a eventuali rimborsi. Per ciascuna categoria, il decreto individua le prestazioni sanitarie soggette all’obbligo di comunicazione. In particolare:
– le PARAFARMACIE devono inviare, per ogni scontrino parlante, fattura o ricevuta fiscale emessa, le informazioni riguardanti le spese per l’acquisto di farmaci (anche omeopatici) e di farmaci ad uso veterinario, per l’acquisto e l’affitto di dispositivi medici con marcatura CE, per l’acquisto o affitto di protesi, per l’assistenza integrativa, per i servizi sanitari erogati (ecocardiogramma, spirometria, holter pressorio e cardiaco, test per glicemia, colesterolo e trigliceridi o misurazione della pressione sanguigna);
– gli INFERMIERI, PSICOLOGI, OSTETRICHE ED OSTETRICI, TECNICI SANITARI DI RADIOLOGIA MEDICA devono inviare, per ogni fattura o ricevuta fiscale emessa, le informazioni riguardanti le prestazioni sanitarie erogate;
– i VETERINARI devono inviare, per ogni fattura o ricevuta fiscale emessa, le informazioni riguardanti le spese per l’acquisto di medicinali per uso veterinario, e le spese veterinarie sostenute dalle persone fisiche relativamente ad animali legalmente detenuti a scopo di compagnia o per la pratica sportiva;
– gli OTTICI devono inviare, per ogni scontrino parlante, fattura o ricevuta fiscale emessa, le informazioni riguardanti le spese relative all’acquisto o affitto di dispositivi medici con marcatura CE, altre spese sanitarie sostenute dagli assistiti.

ACCREDITAMENTO


Al fine di assolvere gli obblighi di comunicazione dei dati, i soggetti interessati devono richiedere le necessarie credenziali di accesso e l’abilitazione al Sistema TS entro il 31 ottobre 2016.
L’accreditamento è subordinato alla verifica della posizione presso il Ministero della Salute e le Federazioni o Consigli nazionali degli ordini e dei collegi professionali di categoria, attraverso il riscontro dell’iscrizione e abilitazione all’esercizio della specifica attività sanitaria.
In caso di esito positivo, le credenziali sono comunicate tramite PEC; viceversa se i controlli danno esito negativo viene comunicata l’impossibilità al rilascio delle credenziali. In alternativa alle credenziali (codice identificativo, parola chiave e pincode), l’accesso al Sistema TS può essere effettuato tramite tessera TS-CNS, previa attivazione e registrazione della stessa.
La trasmissione dei dati può essere effettuata, inoltre, delegando l’associazione di categoria o soggetti terzi, che sono designati come responsabili al trattamento dei dati ai fini della privacy. In tal caso, è il soggetto delegato a richiedere telematicamente, attraverso le specifiche funzionalità del Sistema TS, l’abilitazione all’invio telematico dei dati per conto del soggetto delegante.
L’abilitazione alla trasmissione ha efficacia dallo stesso giorno lavorativo del rilascio dell’attestazione e può essere revocata dal Sistema TS in caso di gravi o ripetute inadempienze. In particolare, l’abilitazione è revocata al verificarsi delle seguenti circostanze:
– cessazione dell’attività (in tal caso, entro la data di revoca devono essere trasmessi i dati relativi a tutte le prestazioni sanitarie e/o alle vendite di farmaci effettuate nei confronti degli assistiti);
– mancato rispetto o grave violazione degli obblighi in materia di privacy (in tal caso la revoca ha decorrenza immediata, fermo restando l’obbligo della struttura di regolarizzare la propria posizione in tempo utile per la trasmissione dei dati).

MODALITÀ DI COMUICAZIONE DEI DATI


La comunicazione dei dati deve essere effettuata esclusivamente in via telematica al Sistema TS, entro e non oltre il mese di gennaio dell’anno successivo a quello della spesa effettuata dall’assistito, comprensiva dei dati delle eventuali cancellazioni e/o variazioni e rimborsi. I dati trasmessi oltre tale data sono scartati dal Sistema TS.
Successivamente il Sistema TS mette a disposizione dell’Agenzia delle Entrate i dati ricevuti, ai fini della predisposizione della dichiarazione dei redditi precompilata dell’assistito che ha sostenuto la spesa.


SANZIONI


In caso di omessa, tardiva o errata trasmissione dei dati si applica la sanzione di 100 Euro per ogni comunicazione, con un massimo di 50.000 Euro. Nei casi di errata comunicazione dei dati la sanzione non si applica se la trasmissione dei dati corretti è effettuata entro i 5 giorni successivi alla scadenza, ovvero, in caso di segnalazione da parte dell’Agenzia delle Entrate, entro i 5 successivi alla segnalazione stessa. Se la comunicazione è correttamente trasmessa entro 60 giorni dalla scadenza prevista, la sanzione è ridotta a 1/3 con un massimo di euro 20.000.
Per il primo anno di applicazione, la sanzione non si applica nei casi di lieve tardività o di errata trasmissione dei dati stessi, se l’errore non determina un’indebita fruizione di detrazioni o deduzioni nella dichiarazione precompilata.

 

Spese mediche deducibili per i soggetti riconosciuti portatori di handicap

 


26 sett 2016 In ordine alla deducibilitàdelle spese mediche e di assistenza specifica necessarie nei casi di grave invalidità o menomazione, il Fisco chiarisce se ai fini della deducibilità sia necessaria la certificazione relativa al riconoscimento dello stato di portatore di handicap, oppure, sia sufficiente la certificazione dello stato di invalidità. (AGENZIA DELLE ENTRATE – Risoluzione 23 settembre 2016, n. 79/E).

Ai fini della deducibilità delle spese mediche e di assistenza specifica necessarie nei casi di grave e permanente invalidità o menomazione, di cui all’art. 10, comma 1, lett. b), del TUIR, sono considerati “disabili”, sia le persone che hanno ottenuto le attestazioni dalla Commissione medica istituita ai sensi dell’articolo 4 della legge n. 104 del 1992, sia coloro che sono stati ritenuti “invalidi” da altre Commissioni mediche pubbliche incaricate per il riconoscimento dell’invalidità civile, di lavoro, di guerra, eccetera.
Riguardo ai soggetti riconosciuti portatori di handicap ai sensi della legge n. 104 del 1992, si precisa che la grave e permanente invalidità o menomazione, menzionata dall’articolo 10, comma 1, lett. b), non implica necessariamente la condizione di handicap grave di cui all’art. 3, comma 3, della legge n. 104 del 1992, pertanto, la certificazione rilasciata ai sensi della legge n. 104 del 1992 è sufficiente ad attestare il requisito soggettivo per fruire della deduzione.
Tale soluzione non è, invece, adottabile per i soggetti riconosciuti invalidi civili, ,infatti, per il diritto alla deduzione in esame, non può ritenersi sufficiente il solo riconoscimento dell’invalidità civile, dal momento che l’accertamento della invalidità civile concerne la valutazione del grado di capacità lavorativa, mentre, l’accertamento dell’handicap attiene allo stato di gravita delle difficoltà sociali e relazionali di un soggetto che, se accertato, consente l’accesso a servizi sociali e previdenziali nonché a particolari trattamenti fiscali. Nel caso di riconoscimento dell’invalidità civile occorre, dunque, accertare la grave e permanente invalidità o menomazione; la gravità della invalidità, laddove non sia espressamente indicata nella certificazione, può essere ravvisata nelle ipotesi in cui sia attestata un’invalidità totale nonché in tutte le ipotesi in cui sia attribuita l’indennità di accompagnamento.

 

Credito R&S, esclusi i percorsi formativi poco innovativi e a pagamento

 


Forniti chiarimenti in merito alla riconducibilità delle spese sostenute nel settore della formazione per sviluppare percorsi formativi, anche mediante l’utilizzo di nuovi strumenti digitali e comunicativi (on-line, Fad, etc..), fra le spese eleggibili al credito di imposta per attività di ricerca e sviluppo (Agenzia delle Entrate – Risoluzione 23 settembre 2016, n. 80/E).

Nello specifico, l’Agenzia delle Entrate, dietro parere del Ministero dell’Economie e delle Finanze, esclude il diritto al credito d’imposta per attività di ricerca e sviluppo di una società che ha investito nella creazione di corsi di formazione con un forte contenuto innovativo, soprattutto per quanto attiene ai processi (articolazione dei prodotti formativi), in relazione ai nuovi mercati, tenendo conto delle rispettive tendenze evolutive.
Secondo l’istante i processi sono basati su una didattica attiva (letture, casi, project work, role play, stage, learning by doing, ecc.) e concentrati su problematiche e su metodologie per risolverle; pertanto, sottopone richiesta di credito di imposta per attività che vengono descritte come “attività, di ricerca e sviluppo, dedite alla creazione di corsi di formazione con un forte contenuto innovativo, soprattutto per quanto attiene ai processi (articolazione dei prodotti formativi), cosi articolate:
– costruzione e profilazione degli attori del nuovo settore a cui si rivolge l’indagine, diretta ad individuare gli attuali fabbisogni di servizi e di formazione;
– servizi su analisi e indagini connesse ai caratteri del nuovo mercato di riferimento;
– analisi della concorrenza relativa agli attuali servizi di formazione nel settore di riferimento;
– elaborazione di percorsi formativi innovativi per il settore di riferimento;
– incarico per la predisposizione ed articolazione dei percorsi, contenuti e metodologie didattiche per i corsi di formazione.
A riguardo il MEF solleva dei dubbi sul riconoscimento dei caratteri di innovazione relativi allo specifico progetto formativo, inteso esso stesso come “prodotto, processo o servizio”. Ciò anche in considerazione del fatto che il processo seguito per la definizione dello specifico progetto formativo (analisi fabbisogni; mappatura del settore; elaborazione dei percorsi formativi; articolazione di percorsi, contenuti, metodologie), nonché la sua articolazione modulare e le metodologie didattiche (lezioni frontali, FAD, project work, role playing, business games, tirocini formativi, learning by doing, ecc.) sembra essere patrimonio della scienza della formazione e comunque già impiegate in altre esperienze di erogazione di alta formazione. Inoltre, il percorso formativo è destinato ad essere erogato dietro remunerazione. Ebbene la destinazione commerciale è motivo espresso di esclusione dal credito di imposta per i “prodotti, processi o servizi”, fatta eccezione per i prototipi, tra i quali non rientra il caso di specie.


 

Non è deducibile il compenso dell’amministratore di “comodo”

 

La persona nominata amministratore di società senza reali poteri decisionali svolge la funzione cd. “amministratore di comodo”. La Corte di Cassazione ha affermato che l’eventuale compenso riconosciuto all’amministratore di comodo, quantunque erogato, costituisce un costo non deducibile ai fini della determinazione del reddito d’impresa (Corte di Cassazione – Sentenza n. 18448 del 2016).

A prescindere dal rilievo penale connesso alla nomina di un amministratore di comodo, l’eventuale compenso deliberato ed erogato allo stesso, difetta del requisito di inerenza e, pertanto, la sua deduzione dal reddito d’impresa è soggetta a recupero d’imposta, con irrogazione delle relative sanzioni.

FATTO


In seguito alla verifica della Guardia di Finanza che accertava la funzione di “comodo” dei soggetti nominati amministratori della società, l’Agenzia delle Entrate rettificava le dichiarazioni dei redditi della società e, per effetto del mancato riconoscimento della deducibilità dei compensi corrisposti ai medesimi amministratori di comodo, emetteva avviso di accertamento per il recupero delle maggiori imposte e delle relative sanzioni.
In merito alla contestata deducibilità dei compensi agli amministratori di comodo, il ricorso della società è stato accolto dai giudici tributari.
Questi ultimi, nel riconoscere la deducibilità di tali costi, hanno affermato che sebbene fosse acclarata la loro funzione di amministratori di comodo, gli stessi erano stati comunque retribuiti per tale funzione, e l’effettiva erogazione dei compensi risultava comprovata da documentazione attestante le uscite finanziarie dai conti della società.
La decisione dei giudici tributari, però, è stata impugnata dall’Agenzia delle Entrate, con riforma da parte della Corte di Cassazione.

DECISIONE DELLA CASSAZIONE

I giudici della Suprema Corte hanno affermato il principio secondo il quale ai fini delle deducibilità di un costo non è sufficiente che venga fornita la prova della sua effettiva sussistenza, ovverosia che venga documentata una uscita finanziaria, ma è necessario che sia dimostrata anche l’inerenza del bene o servizio acquistato all’attività imprenditoriale, intesa come strumentalità del bene o servizio stesso, oltre che la coerenza economica dei costi sostenuti nell’attività d’impresa.
I giudici della Corte di Cassazione hanno osservato, in particolare, che secondo la disciplina fiscale in materia di determinazione del reddito d’impresa, salvo diversa specifica disposizione, i ricavi, le spese e gli altri componenti positivi e negativi concorrono a formare il reddito nell’esercizio di competenza.
Le spese e gli altri componenti negativi (diversi dagli interessi passivi, tranne gli oneri fiscali, contributivi e di utilità sociale), inoltre, sono deducibili se e nella misura in cui si riferiscono ad attività o beni da cui derivano ricavi o altri proventi che concorrono a formare il reddito.
Ne consegue che i costi, per essere ammessi in deduzione quali componenti negativi del reddito di impresa, devono soddisfare i principi di effettività, inerenza, competenza, certezza, determinatezza o determinabilità.
In altri termini affinché un costo possa essere incluso tra le componenti negative del reddito, non solo è necessario che ne sia certa l’esistenza, ma occorre altresì che ne sia comprovata l’inerenza, vale a dire che si tratti di spesa che si riferisce ad attività da cui derivano ricavi o proventi che concorrono a formare il reddito di impresa.
È evidente che il costo per il compenso di un amministratore di “comodo”, non essendo collegabile ad attività da cui derivano ricavi o proventi che concorrono a formare il reddito di impresa, per quanto effettivamente sostenuto non soddisfa il requisito di inerenza e, dunque, deve ritenersi indeducibile.