Il Mef su Imu e Tasi

 

Scadenza per il versamento della prima rata ed esclusione dell’abitazione principale e dei terreni agricoli, sono i chiarimenti forniti dal Ministero dell’Economia e delle Finanze in materia di IMU-TASI (Comunicato 30 maggio 2016).

Nello specifico, il prossimo 16 giugno scade il termine per il versamento della prima rata dell’IMU e della TASI, calcolata sulla base delle aliquote e delle detrazioni applicabili nell’anno 2015.
In base alla definizione di abitazione principale, che ai fini della TASI è la medesima prevista per l’IMU, il versamento della TASI, a meno che non si tratti di abitazioni classificate nelle categorie catastali A/1, A/8 e A/9, non è dovuto per:
– per l’unità immobiliare adibita ad abitazione principale dal possessore;
– per quella destinata ad abitazione principale dall’occupante; in quest’ultimo caso, la TASI resta dovuta solo dal possessore, che verserà l’imposta nella misura percentuale stabilita nel regolamento applicabile nell’anno 2015 oppure, in mancanza di una specifica disposizione del comune, nella misura del 90%.
– una ed una sola unità immobiliare posseduta dai cittadini italiani non residenti nel territorio dello Stato e iscritti all’Anagrafe degli italiani residenti all’estero (AIRE), già pensionati nei rispettivi Paesi di residenza, a titolo di proprietà o di usufrutto in Italia, a condizione che non risulti locata o data in comodato d’uso;
– le unità immobiliari appartenenti alle cooperative edilizie a proprietà indivisa, adibite ad abitazione principale e relative pertinenze dei soci assegnatari, ivi incluse le unità immobiliari appartenenti alle cooperative edilizie a proprietà indivisa destinate a studenti universitari soci assegnatari, anche in deroga al richiesto requisito della residenza anagrafica;
– i fabbricati di civile abitazione destinati ad alloggi sociali;
– la casa coniugale assegnata al coniuge, a seguito di provvedimento di separazione legale, annullamento, scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio;
– un unico immobile, iscritto o iscrivibile nel catasto edilizio urbano come unica unità immobiliare, posseduto, e non concesso in locazione, dal personale in servizio permanente appartenente alle Forze armate e alle Forze di polizia ad ordinamento militare e da quello dipendente delle Forze di polizia ad ordinamento civile, nonché dal personale del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, e dal personale appartenente alla carriera prefettizia, per il quale non sono richieste le condizioni della dimora abituale e della residenza anagrafica.
Infine, ai fini IMU sono esenti i terreni agricoli:
– ubicati nei comuni compresi in uno specifico elenco del Ministero delle finanze; se accanto all’indicazione del comune è riportata l’annotazione parzialmente delimitato, sintetizzata con la sigla “PD”, significa che l’esenzione opera limitatamente ad una parte del territorio comunale;
– posseduti e condotti dai coltivatori diretti e dagli imprenditori agricoli professionali, iscritti nella previdenza agricola, indipendentemente dalla loro ubicazione;
– situati nei comuni delle isole minori;
– a immutabile destinazione agrosilvo-pastorale a proprietà collettiva indivisibile e inusucapibile.

 

Nuove adesioni agli accordi collaborativi per la Tobin tax

 

Si allarga il fronte dei Paesi aderenti ad accordi di reciproca collaborazione per lo scambio di informazioni e di assistenza ai fini dell’applicazione dell’imposta sulle transazioni finanziarie prevista dal sistema tributario italiano cd. “Tobin tax”. (Agenzia delle Entrate – Provvedimento n. 84383 del 30 maggio 2016)

TASSAZIONE DELLE TRANSAZIONI FINANZIARIE

Secondo il sistema tributario italiano, le transazioni finanziarie che hanno rilevanza fiscale in Italia sono soggette all’imposta, cd. “Tobin tax”. In particolare, la tassazione si applica:
– ai trasferimenti della proprietà di azioni e di altri strumenti finanziari partecipativi emessi da società residenti nel territorio dello Stato, nonché di titoli rappresentativi dei predetti strumenti finanziari indipendentemente dalla residenza del soggetto emittente;
– alle operazioni su strumenti finanziari derivati, che abbiano come sottostante prevalentemente azioni o altri strumenti finanziari partecipativi, o il cui valore dipenda prevalentemente da uno o più di tali strumenti finanziari, e alle operazioni su valori mobiliari, che permettano di acquisire o di vendere prevalentemente azioni o altri strumenti finanziari partecipativi o che comportino un regolamento in contanti determinato con riferimento prevalentemente ai medesimi strumenti finanziari, inclusi warrants, covered warrants e certificates;
– alle operazioni effettuate sul mercato finanziario italiano sulle negoziazioni ad alta frequenza relative alle azioni ed altri strumenti partecipativi, ai loro titoli rappresentativi, agli strumenti finanziari derivati e ai valori mobiliari.

L’imposta è a carico degli acquirenti o controparti finali delle transazioni finanziarie.

Tuttavia, sono responsabili del versamento le banche, le società fiduciarie e le imprese di investimento che intervengono nell’esecuzione delle operazioni, nonché i notai che intervengano nella formazione o nell’autentica di atti relativi alle medesime operazioni. Negli altri casi l’imposta deve essere versata direttamente dal contribuente.
Qualora nell’esecuzione dell’operazione intervengano più soggetti intermediari, il versamento deve essere eseguito dal soggetto che riceve direttamente dall’acquirente o dalla controparte finale l’ordine dell’esecuzione.
Si considerano, comunque, a tutti gli effetti, acquirenti o controparti finali dell’ordine di esecuzione i soggetti localizzati in Paesi o territori con i quali non sono in vigore accordi per lo scambio di informazioni o per l’assistenza al recupero dei crediti ai fini dell’imposta. A tal fine, l’Agenzia delle Entrate individua i Paesi o territori con i quali sussistono le condizioni di reciproca assistenza, cd. “Paesi collaborativi” e, conseguentemente quelli per i quali opera la predetta presunzione fiscale.

PAESI “COLLABORATIVI”

A decorrere dal 1° gennaio 2016, cinque Paesi si aggiungono all’elenco di quelli con i quali le autorità italiane hanno attivato canali di comunicazione reciproca per lo scambio di informazioni e per l’assistenza al recupero dei crediti ovvero per l’individuazione dei soggetti tenuti al versamento della “Tobin Tax”. Ciò grazie all’entrata in vigore:
– del Protocollo che adegua l’accordo tra la Comunità e il Principato del Liechtenstein alla disciplina europea, in materia di tassazione dei redditi da risparmio sotto forma di pagamenti;
– le Convenzioni contro le doppie imposizioni e per prevenire frodi fiscali e i relativi Protocolli tra la Repubblica italiana e i seguenti Paesi: Repubblica di Corea, Federazione Russa, Mauritius, Repubblica di San Marino.
Pertanto, a decorrere dal 1° gennaio 2016, i Paesi con i quali si rendono applicabili le disposizioni in materia di scambio di informazioni o di assistenza al recupero crediti, sono:
– Australia – Austria – Belgio – Bulgaria – Cipro – Corea del Sud – Danimarca – Estonia – Federazione russa – Finlandia – Francia – Germania – Grecia – India – Irlanda – Islanda – Lettonia – Liechtenstein – Lituania – Lussemburgo – Malta – Mauritius – Norvegia – Paesi Bassi – Polonia – Portogallo – Regno Unito – Repubblica ceca – Romania – San Marino – Slovacchia – Slovenia – Spagna – Svezia – Stati Uniti d’America – Ungheria.

 

Applicazione degli studi di settore e dei parametri per il periodo d’imposta 2015

 

Illustrate le principali novità sugli aspetti normativi e su quelli relativi alle modalità di elaborazione e applicazione degli studi di settore per l’anno di imposta 2015 (Agenzia delle entrate – circolare n. 24/E del 2016).

Approvazione di 70 studi di settore
Per quanto attiene agli studi di settore, in particolare, il primo elemento di novità è rappresentato dalla pubblicazione dei decreti del Ministro dell’Economia e delle Finanze del 22 dicembre 2015 con cui sono stati approvati 70 studi di settore, nonché 5 specifici indicatori territoriali per tenere conto del luogo in cui viene svolta l’attività economica; l’evoluzione dei citati 70 studi è stata effettuata analizzando le informazioni contenute nei modelli per la comunicazione dei dati rilevanti ai fini dell’applicazione degli studi di settore relativi al periodo d’imposta 2013.
In particolare, i 70 studi interessati dalla revisione riguardano le evoluzioni di:
– 12 studi relativi ad attività economiche del settore delle manifatture;
– 26 studi relativi ad attività economiche del settore dei servizi;
– 12 studi relativi ad attività professionali;
– 20 studi relativi ad attività economiche del settore del commercio.

 

Aggiornamento delle analisi territoriali
Con il decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze del 17 marzo 2016 è stato inoltre approvato, a decorrere dal periodo d’imposta 2015, l’aggiornamento:
a) della “Territorialità dei Factory Outlet Center”, che modifica lo studio di settore WM05U;
b) delle “Aggregazioni comunali”, che modifica lo studio di settore WG44U;
c) della “Territorialità del livello delle tariffe applicate per l’erogazione del servizio taxi”, che modifica lo studio di settore WG72A;
d) delle analisi territoriali a seguito della istituzione e ridenominazione di alcuni comuni nel corso dell’anno 2015.

 

Inapplicabilità degli studi di settore
I citati 70 studi non si applicano, in fase di accertamento, nei confronti dei contribuenti che dichiarano compensi di cui all’articolo 54, comma 1, ovvero ricavi di cui all’articolo 85, comma 1, esclusi quelli di cui alle lettere c), d) ed e), del TUIR, di ammontare superiore a euro 5.164.569.
Per verificare il limite oltre il quale non si applicano gli studi di settore:
– i ricavi provenienti dall’attività di vendita di beni soggetti ad aggio o a ricavi fissi vanno considerati per l’entità dell’aggio percepito e del ricavo al netto del prezzo corrisposto al fornitore dei predetti beni;
– per gli studi di settore WK23U – WG40U – WG69U, i ricavi devono essere aumentati delle rimanenze finali e diminuiti delle esistenze iniziali valutate ai sensi degli articoli 92 e 93 del testo unico delle imposte sui redditi.
Inoltre, le Note tecniche e metodologiche, allegate ai citati decreti ministeriali del 22 dicembre 2015, illustrano i criteri sulla base dei quali è stato costruito ogni singolo studio di settore, le modalità di applicazione dello stesso nonché il funzionamento degli indicatori di normalità economica.
In particolare, risultano in tale sede esplicitati i passaggi logici che connotano la metodologia applicativa degli studi di settore, in specie:
– l’analisi discriminante;
– l’analisi di coerenza;
– l’analisi della normalità economica;
– l’analisi della congruità e la determinazione dell’intervallo di confidenza.
Con riferimento, invece, a tutti i 204 studi di settore applicabili all’annualità 2015, è stata valutata anche per il 2015 l’incidenza della particolare congiuntura economica.
Gli studi di settore approvati non si applicano:
– nei confronti delle società cooperative, società consortili e consorzi che operano esclusivamente a favore delle imprese socie o associate;
– nei confronti delle società cooperative costituite da utenti non imprenditori che operano esclusivamente a favore degli utenti stessi.

Indicazione infedele e regime premiale
L’indicazione infedele dei dati non preclude sempre l’accesso ai benefici del regime premiale. Infatti, i contribuenti che non hanno compilato correttamente i modelli per la comunicazione dei dati rilevanti possono comunque accedere alle agevolazioni previste dal regime se gli errori non modificano la situazione di congruità, coerenza e normalità.
Le sanzioni previste in caso di violazioni relative al contenuto delle dichiarazioni si applicheranno solo nel caso in cui le informazioni errate siano rilevanti per l’applicazione degli studi.
Nei casi di indicazione infedele dei dati, la permanenza nel regime premiale risulta sussistere, infatti, se restano confermate l’assegnazione ai cluster e le condizioni di congruità, coerenza e normalità.
In questi casi, quindi, si può accedere al regime premiale, l’opzione che permette ai contribuenti di beneficiare dell’esclusione dagli accertamenti analitico-presuntivi, della riduzione di un anno dei termini di decadenza per l’attività di accertamento e della possibilità di determinazione sintetica del reddito complessivo, solo nel caso in cui lo stesso ecceda di almeno un terzo quello dichiarato (invece che di un quinto come ordinariamente previsto).
Inoltre, risultano sanzionabili (art. 8 Dlgs 471/1997) solo i casi in cui i dati e le informazioni, dichiarati in maniera infedele, risultano rilevanti ai fini dell’applicazione degli studi di settore, in termini di assegnazione ai cluster di riferimento, di stima dei ricavi o dei compensi, di calcolo degli indicatori di normalità o di coerenza.

 

Start-up: la perdita dello status permette la distibuzione degli utili

 

Una start-up, cancellata volontariamente dalla sezione speciale e col bilancio in fase approvazione, può procedere alla distribuzione degli utili (Ministero dello Sviluppo Economico – Parere 20 maggio 2016, n. 141349).

Tra i requisiti richiesti, l’unico divieto posto dalla legge è che la start-up «non distribuisce, e non ha distribuito, utili».
Viene presa in considerazione non solo la pendenza dell’iscrizione in sezione speciale della start-up, ai fini del divieto di distribuzione, ma anche i periodi precedenti.
Non essendoci l’estensione del divieto anche al periodo immediatamente successivo, si ritiene pertanto che, ancorché gli utili siano maturati in pendenza dell’iscrizione della start-up nella apposita sezione speciale, la loro divisione sia possibile anche nell’esercizio successivo alla loro maturazione.

 

Professionisti: il fisco chiama anche in caso di rinuncia al compenso

 

La Commissione Tributaria Regionale di Ancona ha stabilito che il professionista che rinuncia a ricevere l’onorario deve comunque emettere fattura e pagare le relative imposte (Commissione Tributaria Regionale di Ancona – sentenza n. 1279/2016).

Secondo i giudici, l’omessa fatturazione e il mancato pagamento delle relative imposte per la mancata percezione di onorari, e/o la percezione di onorari in misura irrisoria, nei confronti di alcuni clienti, non trova giustificazione nei rapporti di consuetudine ed anche di amicizia che si sono nel tempo creati tra il professionista ed i clienti, come pure per ragioni di cortesia, di convivenza sociale, di buona creanza, nei confronti di persone alle quali lo stesso professionista è legato da particolari sentimenti di amicizia o rapporti di collaborazione o di gratitudine.

Il professionista/contribuente se vuole omaggiare i propri clienti deve comunque fatturare i compensi non pagati e accollarsi l’onere fiscale senza trasferirlo allo Stato e quindi a tutti i cittadini contribuenti.