CNR ed ENEA: immobili esenti da IMU e TASI

 

Il Ministero dell’Economia e delle Finanze con la risoluzione del 13 luglio 2015 n. 7/DF ha chiarito che gli immobili utilizzati dal CNR e dall’ENEA destinati esclusivamente allo svolgimento con modalità non commerciali di attività di ricerca scientifica sono esenti da IMU e TASI.

Gli Enti in oggetto chiedono se gli immobili da essi posseduti e utilizzati per lo svolgimento delle attività sopra individuate possano beneficiare dell’esenzione dall’IMU e dalla TASI ai sensi del menzionato art. 7, comma 1, lett. i), del D. Lgs. n. 504 del 1992, in base al quale sono esenti “gli immobili utilizzati dai soggetti di cui all’articolo 73, comma 1, lettera c), del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni, fatta eccezione per gli immobili posseduti da partiti politici, che restano comunque assoggettati all’imposta indipendentemente dalla destinazione d’uso dell’immobile, destinati esclusivamente allo svolgimento con modalità non commerciali di attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, di ricerca scientifica, didattiche, ricettive, culturali, ricreative e sportive, nonché delle attività di cui all’articolo 16, lettera a), della legge 20 maggio 1985, n. 222”.
Il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) è un ente di diritto pubblico di ricerca non commerciale, vigilato dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR), e dotato di personalità giuridica di diritto pubblico e di autonomia scientifica, finanziaria, organizzativa, patrimoniale e contabile. Tra le molteplici attività attribuite alla sua competenza, svolge, promuove e coordina attività di ricerca fondamentale e applicata di eccellenza.
L’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile (ENEA) è anch’esso un ente di diritto pubblico di ricerca non commerciale vigilato dal Ministero dello sviluppo economico. L’Agenzia ha come funzioni istituzionali la ricerca e l’innovazione tecnologica, nonché la prestazione di servizi avanzati nei settori dell’energia, con particolare riguardo al settore nucleare e lo sviluppo economico sostenibile.
All’istanza d’interpello il Ministero ha risposto che gli Enti di ricerca in argomento possano beneficiare dell’esenzione dall’IMU e dalla TASI, nei limiti previsti dalle norme riportate nelle citate istruzioni ministeriali, dal momento che per gli stessi sussistono contemporaneamente i requisiti soggettivo e oggettivo nonché quelli generali e di settore che qualificano le attività di cui alla lett. i), comma 1, dell’art. 7 del D. Lgs. n. 504 del 1992, come svolte con modalità non commerciali.

 

Agevolazioni fiscali nella “riforma scolastica”

 

16 luglio 2015 Credito d’imposta e spese detraibili nella legge 13 luglio 2015, n. 107 recante “Riforma del sistema nazionale di istruzione e formazione e delega per il riordino delle disposizioni legislative vigenti”

Ai fini delle agevolazioni fiscali, i commi 145 a 150 dell’articolo 1 della legge 107 prevedono per le erogazioni liberali in denaro destinate agli investimenti in favore di tutti gli istituti del sistema nazionale di istruzione, per la realizzazione di nuove strutture scolastiche, la manutenzione e il potenziamento di quelle esistenti e per il sostegno a interventi che migliorino l’occupabilità degli studenti, la spettanza di un credito d’imposta pari al 65 % delle erogazioni effettuate in ciascuno dei due periodi d’imposta successivi a quello in corso al 31 dicembre 2014 e pari al 50 % di quelle effettuate nel periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2016.
Il credito d’imposta viene riconosciuto alle persone fisiche nonché agli enti non commerciali e ai soggetti titolari di reddito d’impresa e non è cumulabile con altre agevolazioni previste per le medesime spese, viene ripartito in tre quote annuali di pari importo. Le spese sono ammesse al credito d’imposta nel limite dell’importo massimo di euro 100.000 per ciascun periodo d’imposta. Per i soggetti titolari di reddito d’impresa, il credito d’imposta, ferma restando la ripartizione in tre quote annuali di pari importo, è utilizzabile tramite compensazione ai sensi dell’articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241 e non rileva ai fini delle imposte sui redditi e dell’imposta regionale sulle attività produttive.

Il comma 151 dell’articolo 1 della legge n. 107 ha introdotto nell’articolo 15 del Testo Unico delle imposte sui redditi una nuova spesa detraibile contenuta nella lettera “e-bis”:
“Dall’imposta lorda IRPEF è possibile detrarre un importo pari al 19% delle spese per la frequenza di scuole dell’infanzia del primo ciclo di istruzione e della scuola secondaria di secondo grado del sistema nazionale di istruzione di cui all’articolo 1 della legge 10 marzo 2000, n. 62, per un importo annuo non superiore a 400 euro per alunno o studente.”
La precedente lettera “e” che invece prevedeva la detrazione solo per le spese universitarie è stata così sostituita:
“le spese per frequenza di corsi di istruzione secondaria e universitaria, in misura non superiore a quella stabilita per le tasse e i contributi degli istituti statali;”.
La legge in oggetto è stata pubblicata nella G.U. 15 luglio 2015, n. 162 ed è entrata in vigore il giorno successivo.

 

EQUITALIA, l’estensione dei servizi per il cittadino

 

Dal 9 luglio 2015, Equitalia ammette il pagamento presso le reti Lottomatica e SisalPay non più solo delle cartelle di pagamento, ma anche degli avvisi e delle rate

A decorrere dal 9 luglio 2015, i contribuenti possono saldare nei punti vendita Lottomatica e Sisal anche i bollettini del piano di rateizzazione, gli avvisi di intimazione ed i solleciti di pagamento. Per fruire di questa possibilità basta semplicemente consegnare in ricevitoria il bollettino Rav che Equitalia allega ai documenti.
Già dal 2013, invece, è possibile saldare i bollettini di pagamento Rav allegati alle cartelle di pagamento presso le due reti di ricevitorie, nell’ambito del progetto “Reti Amiche”, sia entro i 60 giorni dalla data di notifica che oltre la suddetta scadenza; ciò, in quanto l’importo viene aggiornato automaticamente con le somme aggiuntive previste dalla legge.
Le reti di Sisal e Lottomatica si aggiungono agli altri canali di pagamento attivati da Equitalia in alternativa ai propri sportelli, quali le filiali bancarie, gli uffici postali e i tabaccai convenzionati con banca ITB.
A questi si aggiungono poi le modalità telematiche di pagamento, sempre con opzione di aggiornamento degli importi, quali la piattaforma integrata dei pagamenti Equitalia. Tale servizio è accessibile cliccando sulla voce “Paga online” del sito www.gruppoequitalia.it o entrando nella propria “Area riservata”. Alternativamente, è possibile utilizzare l’home banking del proprio istituto di credito se consorziato a CBI e aderente al servizio CBILL.

 

Stabilito il credito d’imposta per i contribuenti colpiti dal sisma maggio 2012

 

La misura percentuale massima del credito d’imposta spettante è pari al 43,0133 per cento dell’importo complessivo richiesto nel 2015, per i costi agevolabili sostenuti nel 2014 e per quelli non indicati nelle eventuali richieste presentate in precedenza (Agenzia Entrate – provvedimento n. 91825/2015 e risoluzione n. 63/2015).

Il credito d’imposta è riconosciuto a favore dei soggetti che alla data del 20 maggio 2012 avevano la sede legale o operativa e svolgevano attività d’impresa o di lavoro autonomo in uno dei comuni interessati dal sisma del 20 e 29 maggio 2012 e che per effetto del suddetto sisma hanno subito la distruzione o l’inagibilità dell’azienda, dello studio professionale, oppure la distruzione di attrezzature o di macchinari utilizzati per la loro attività.
Per coloro che ne hanno fatto richiesta nel 2015, la percentuale massima del credito è pari al 43% dell’importo richiesto e fin da subito può essere utilizzato in compensazione, mediante modello F24 presentato esclusivamente attraverso i canali ENTRATEL e FISCONLINE, utilizzando il codice tributo 6844″ Credito d’imposta a favore dei soggetti danneggiati dal sisma del 20 e 29 maggio 2012 – art. 67-octies del D.L. 22 giugno 2012, n. 83 – Istanza presentate nel 2015″.
In caso contrario, ossia, qualora il modello di pagamento F24 non sia validamente presentato, oppure qualora l’importo del credito utilizzato in compensazione ecceda l’ammontare del credito spettante, l’operazione di versamento è scartata.

 

Dichiarazione omessa in assenza della ricevuta di ricezione del file

 

Il procedimento di inoltro telematico della dichiarazione dei redditi non può ritenersi come effettivamente limitato, quanto alla sua valida conclusione, al mero adempimento materiale dell’invio, cui corrisponda una ricevuta generata dal sistema informatico interpellato, occorrendo un’effettiva e definitiva acquisizione della dichiarazione nel sistema stesso (Corte di Cassazione – Sez. trib. – Sentenza 08 luglio 2015, n. 14197).

A seguito dell’impugnazione da parte di una contribuente di una cartella portante Iva ed Irap ed emessa a seguito di controllo della dichiarazione telematica trasmessa attraverso un intermediario abilitato al servizio, ma “scartata” dall’Ufficio con la causale “data non conforme”, la Commissione Tributaria Regionale aveva confermato la decisione del Giudice di appello che aveva ritenuto che non potesse parlarsi di dichiarazione omessa, avendo il contribuente dimostrato non solo che nella ricevuta telematica acquista dall’Amministrazione non erano indicati errori bloccanti ma, anche, di avere regolarmente versato quanto dovuto.
Per il Giudice di merito si era verificata una mancanza di chiarimento tra l’Amministrazione e la contribuente.
Avverso la sentenza l’Agenzia delle Entrate propone ricorso per cassazione, in quanto deduce l’errore commesso dalla CTR nell’avere attribuito valore alla “ricevuta telematica acquisita dall’Amministrazione ove non erano stati indicati errori bloccanti” e nell’avere ritenuto l’Amministrazione obbligata a richiedere chiarimenti al contribuente.
Sulla questione oggetto di controversia la Suprema Corte ha già avuto modo di pronunciarsi ed accoglie il ricorso, ribadendo che la dichiarazione deve considerarsi omessa senza la ricevuta dell’Agenzia delle Entrate di ricezione del file, anche in presenza di versamenti regolarmente eseguiti.