IMU-TASI, chiarimenti su comodato e locazione

 

Per gli immobili concessi in comodato ai parenti e per quelli locati a canone concordato la prima rata dell’IMU e della TASI in scadenza il 16 giugno 2016 deve essere calcolata sulla base delle aliquote applicabili nell’anno 2015, applicando rispettivamente la riduzione del 50% e del 25% (Ministero dell’Economia e delle Finanze – Comunicato 31 maggio 2016).

In particolare:

– per gli immobili, ad eccezione delle abitazioni di lusso, concessi in comodato a genitori o figli che la adibiscono ad abitazione principale, sin dalla prima rata, si applica la riduzione del 50% della base imponibile IMU e TASI prevista dalla legge di stabilità 2016, a condizione che: il contratto sia registrato; il comodante possieda un solo immobile in Italia; il comodante risieda anagraficamente nonché dimori abitualmente nello stesso comune in cui è situato l’immobile concesso in comodato. La riduzione si applica anche nel caso in cui il comodante, oltre all’immobile concesso in comodato, possieda nello stesso comune un altro immobile adibito a propria abitazione principale. Non può essere più applicata l’eventuale equiparazione all’abitazione principale introdotta dal comune e vigente nell’anno 2015;
– per gli immobili locati a canone concordato, sin dalla prima rata, si applica la riduzione del 25% dell’IMU e della TASI prevista dalla legge di stabilità 2016. Pertanto, entro il 16 giugno il contribuente dovrà versare il 50% dell’imposta calcolata sulla base dell’aliquota IMU e TASI stabilita dal comune per il 2015 e ridotta del 25%.

 

Anomalie nei dati degli studi di settore, al via le comunicazioni

 

Da oggi i contribuenti possono consultare il proprio Cassetto Fiscale, accedendo al sito Internet dell’Agenzia delle Entrate, aggiornato con le comunicazioni di anomalia relative al triennio 2012-2014 (Agenzia entrate – provvedimento n. 85525/2016).

Le comunicazioni di anomalia garantiscono più trasparenza, maggiore condivisione e dialogo tra Agenzia delle Entrate e contribuenti e facilitano l’assolvimento spontaneo degli obblighi fiscali. Infatti, in tal senso, i contribuenti sono messi nella posizione di poter quindi regolarizzare gli errori e le omissioni eventualmente commesse mediante l’istituto del ravvedimento operoso e beneficiare così della riduzione delle sanzioni, graduate in relazione alla tempestività delle correzioni.

A tal fine, l’Agenzia delle Entrate invita i contribuenti coinvolti, agli indirizzi di posta elettronica certificata attivati, a consultare il Cassetto fiscale aggiornato con le comunicazioni di anomalia; in questo modo gli interessati sono avvisati direttamente e possono verificare tempestivamente la propria situazione e scegliere se giustificarsi o ravvedersi.
Se il contribuente ha delegato l’intermediario, le comunicazioni sono inviate a quest’ultimo.
Invece, per i contribuenti abilitati ai servizi telematici dell’Agenzia delle entrate, l’avviso dell’aggiornamento della sezione avviene via mail o sms.

Eventuali chiarimenti possono essere forniti, da parte del contribuente o dell’intermediario incaricato, tramite il software gratuito “Comunicazioni 2016”, disponibile sul sito dell’Agenzia delle Entrate.

 

Il Fisco chiarisce l’interpello sui nuovi investimenti

 

Fornite le prime istruzioni sull’ambito d’applicazione soggettivo del nuovo istituto, definendo le imprese che vi possono far ricorso, ed oggettivo, individuando la tipologia degli investimenti per i quali è possibile formulare l’istanza. Chiarimenti anche sulle modalità di presentazione e sul contenuto delle istanze. (Agenzia delle Entrate – circolare n. 25/E del 2016)

Il decreto 147/2015 ha introdotto la nuova tipologia d’interpello sui nuovi investimenti che si rivolge a quei soggetti nazionali, o esteri, che intendono effettuare in Italia investimenti rilevanti, di almeno 30 milioni di euro. Attraverso questo nuovo strumento, il contribuente può rivolgersi direttamente all’Agenzia delle Entrate allo scopo di conoscere preventivamente il parere in merito al corretto trattamento fiscale del piano di investimenti e delle operazioni straordinarie pianificate per l’esecuzione dello stesso.
I soggetti ammessi alla presentazione dell’istanza sono gli imprenditori individuali, le società di capitali e gli enti residenti, tra cui i trust, a condizione che abbiano per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commerciale, o ancora, gli enti e i trust residenti che non hanno per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commerciale, relativamente all’attività commerciale eventualmente esercitata, le società di persone, escluse le società semplici, e gli altri soggetti residenti ad esse equiparati.
Rientrano, inoltre, le società e gli enti di ogni tipo non residenti, nonché i trust, indipendentemente dalla circostanza che abbiano o meno una stabile organizzazione nel territorio dello Stato.
Al fine di incentivare l’accesso all’istituto in esame, l’ammissibilità alla presentazione dell’istanza è stata estesa anche ai soggetti non esercenti attività commerciali nella misura in cui effettuino un investimento che determini la creazione di una nuova attività imprenditoriale, oppure, la partecipazione al patrimonio di un’impresa.
Sono quindi inclusi, tra i destinatari della disciplina in esame, anche i soggetti che, pur non qualificandosi a priori come imprenditori, promuovano investimenti che abbiano come “target” un’impresa localizzata nel territorio dello Stato.
Spazio anche alla presentazione dell’istanza per i gruppi di società e i raggruppamenti d’imprese, tra cui: le reti di imprese, i consorzi fra imprese, i distretti produttivi, le joint ventures, le associazioni temporanee di impresa, cosiddette ATI e il Gruppo europeo di interesse economico.
Il progetto di investimento deve necessariamente presentare le seguenti caratteristiche: deve realizzarsi nel territorio dello Stato; deve avere ricadute occupazionali significative e durature; deve essere di ammontare non inferiore a trenta milioni di euro.
La tipologia d’investimento relativa al nuovo istituto deve risultare idonea ad includere sia i progetti diretti alla realizzazione di una nuova iniziativa economica avente carattere duraturo, prevedendo quindi l’immissione di nuova liquidità, sia le operazioni che comportano il reimpiego di risorse finanziarie già disponibili presso l’impresa al fine di ristrutturare, ottimizzare o rendere più efficiente un complesso aziendale preesistente. Naturalmente, l’investimento deve avere come “target” un’impresa localizzata nel territorio dello Stato e può consistere anche in operazioni di share deal. Conseguentemente, anche le “iniziative dirette alla partecipazione al patrimonio dell’impresa” rientrano tra le operazioni ritenute idonee.
Per le imprese in crisi, la valutazione dell’impatto positivo dell’investimento sul piano dell’occupazione deve tener conto non solo dell’”incremento” dei livelli occupazionali, ma anche del mantenimento di quelli già esistenti, laddove il piano di risanamento eviti licenziamenti, mobilità, cassa integrazione o altri simili istituti che producano effetti negativi.
L’istanza d’interpello deve essere redatta in carta libera, non essendo soggetta al pagamento dell’imposta di bollo, ed è presentata all’Agenzia delle entrate, Direzione Centrale Normativa, Ufficio Interpelli Nuovi Investimenti, mediante una delle seguenti modalità: consegna a mano; spedizione tramite servizio postale a mezzo plico raccomandato con avviso di ricevimento; per via telematica attraverso l’impiego della posta elettronica certificata o tramite l’utilizzo di un servizio telematico ad hoc erogato in rete dall’Agenzia delle entrate e ancora in fase di elaborazione. Ai fini della presentazione dell’istanza non sono quindi previsti mezzi di comunicazione alternativi, quali ad esempio il fax e la posta elettronica libera. Naturalmente, l’istanza di interpello deve essere presentata in lingua italiana, mentre la documentazione a corredo della stessa può essere inoltrata in inglese, francese, spagnolo e tedesco. I soggetti non residenti possono presentare l’istanza attraverso l’eventuale stabile organizzazione in Italia, oppure, tramite designazione di un domiciliatario ai fini della procedura d’interpello. Nell’ipotesi in cui non abbiano disposto la nomina di un domiciliatario nel territorio dello Stato, gli stessi possono inoltrare l’istanza mediante la posta elettronica libera all’indirizzo dc.norm.interpello@agenziaentrate.it.
L’interpello deve contenere la denominazione dell’impresa, gli elementi identificativi del suo legale rappresentante, la sede legale o il domicilio fiscale, se diverso dalla sede legale, il codice fiscale o la partita IVA ovvero altro codice di identificazione dell’impresa, nonché l’indicazione dei recapiti, anche telematici, del domiciliatario per la procedura di interpello presso il quale si richiede di inoltrare le comunicazioni attinenti la procedura. Nel caso in cui più soggetti intendano partecipare all’investimento, l’istanza deve contenere la denominazione e gli elementi identificativi di tutte le imprese partecipanti all’investimento. Naturalmente, l’istanza conterrà la descrizione dettagliata del piano di investimento, sul quale si chiede la valutazione dell’Agenzia delle entrate con riferimento al relativo trattamento fiscale. Al riguardo, occorre specificare l’ammontare dell’investimento, i metodi prescelti per la quantificazione, i tempi e le modalità di realizzazione dello stesso, le ricadute occupazionali significative e i riflessi, anche in termini quantitativi, che l’investimento oggetto dell’istanza ha sul sistema fiscale italiano. L’istanza deve contenere anche le disposizioni tributarie di cui si richiede l’interpretazione/disapplicazione e la descrizione delle operazioni che potrebbero essere giudicate abusive, oltre alla soluzione prospettata dal contribuente. E per finire, la sottoscrizione dell’istante o del suo legale rappresentante.
Nessuna preclusione è stata prevista alla presentazione dell’interpello sui nuovi investimenti da parte dei soggetti che siano in regime di adempimento collaborativo. Pertanto, i contribuenti che hanno aderito alla cooperative compliance e che intendano effettuare un investimento potranno comunque presentare istanza sui nuovi investimenti, ma in questo caso direttamente all’Ufficio della Direzione Centrale Accertamento competente per la gestione delle attività relative al regime di adempimento collaborativo. Quest’ultimo quindi gestirà le istanze di interpello pervenute.
La risposta (espressa o tacita) vincola l’Agenzia delle entrate al piano di investimento descritto nell’istanza ed è valida finché non cambiano le circostanze di fatto e di diritto sulla base delle quali essa è stata fornita. E ciò non solo nei confronti del richiedente, ma anche verso tutti i soggetti coinvolti nel piano di investimento. Per garantire coloro che intendono effettuare rilevanti investimenti, la normativa non ha previsto per l’interpello sui nuovi investimenti la possibilità di rettifica una volta che l’Amministrazione ha risposto. Questo elemento lo differenzia rispetto alla disciplina generale degli interpelli prevista dallo Statuto dei diritti del contribuente. L’Agenzia delle entrate può verificare la corretta applicazione delle indicazioni fornite con la risposta e che non siano cambiate le circostanze di fatto o di diritto rilevanti ai fini del rilascio della stessa. Se emergono variazioni delle circostanze di fatto o di diritto oppure nel caso di non veridicità o incompletezza delle stesse circostanze rappresentate nella domanda, la risposta non produce effetti.
Infine, prima di redigere un processo verbale di constatazione o altro atto impositivo o sanzionatorio, gli organi tenuti a svolgere i controlli sulle imprese che beneficiano degli effetti della risposta, si coordineranno con l’Ufficio competente sull’interpello. Questo coordinamento viene realizzato da chi effettua il controllo sui soggetti interessati dalla risposta e ha lo scopo di verificare se l’eventuale ipotesi di contestazione riguardi casi trattati nell’ambito dell’interpello, rispetto ai quali l’Agenzia ha già assunto una formale posizione.

 

Interpello nuovi investimenti: le istruzioni del Fisco

 

Con lo scopo di attirare grandi investimenti in Italia è stata predisposta una specifica procedura di interpello, attraverso la quale le imprese interessate possono conoscere preventivamente, consultando l’Amministrazione finanziaria, il corretto trattamento fiscale delle operazioni da porre in essere per la realizzazione del progetto. L’Agenzia delle Entrate fornisce le prime indicazioni utili ai fini della corretta applicazione della procedura di interpello (Circolare n. 25/E del 2016)

INTERPELLO SUI NUOVI INVESTIMENTI

Le imprese che intendono effettuare investimenti nel territorio dello Stato di ammontare non inferiore a 30 milioni di euro e che abbiano ricadute occupazionali significative in relazione all’attività in cui avviene l’investimento e durature possono presentare all’Agenzia delle Entrate un’istanza di interpello in merito al trattamento fiscale del loro piano di investimento e delle eventuali operazioni straordinarie che si ipotizzano per la sua realizzazione, ivi inclusa, ove necessaria, la valutazione circa l’esistenza o meno di un’azienda.
Possono formare oggetto dell’istanza anche la valutazione preventiva circa l’eventuale assenza di abuso del diritto fiscale o di elusione, la sussistenza delle condizioni per la disapplicazione di disposizioni antielusive e l’accesso ad eventuali regimi o istituti previsti dall’ordinamento tributario.
Per i tributi che non rientrano nella competenza dell’Agenzia delle Entrate, quest’ultima provvede ad inoltrare la richiesta dell’investitore agli enti di competenza che rendono autonomamente la risposta.

AMBITO SOGGETTIVO

Tra i soggetti ammessi alla procedura di interpello rientrano:
– gli imprenditori individuali,
– le società di capitali e gli enti residenti (inclusi i trust) che hanno per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commerciale;
– gli enti e i trust residenti che non hanno per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commerciale, relativamente all’attività commerciale eventualmente esercitata;
– le società di persone, escluse le società semplici, e gli altri soggetti residenti ad esse equiparati.
– le società e gli enti di ogni tipo non residenti (inclusi i trust), indipendentemente dalla circostanza che abbiano o meno una stabile organizzazione nel territorio dello Stato.
Nella platea dei soggetti ammessi, inoltre, sono inclusi i soggetti non esercenti attività commerciali nella misura in cui effettuino un investimento che determina la creazione di una nuova attività imprenditoriale, oppure, la partecipazione al patrimonio di un’impresa. In altri termini, i soggetti che, pur non qualificandosi a priori come imprenditori, promuovano investimenti che hanno come “target” un’impresa localizzata in Italia.
E dunque, l’istanza di interpello può essere presentata anche da gruppi di società e da raggruppamenti d’imprese, quali  reti di imprese, consorzi fra imprese, distretti produttivi, joint ventures, associazioni temporanee di impresa (ATI) e Gruppi europei di interesse economico (GEIE).

INVESTIMENTI INTERESSATI

Per quanto riguarda i progetti d’investimento assumono rilevanza caratteristche quali la durata, la liquidità e il “target” occupazionale. Ciò significa che il progetto d’investimento per il quale viene presentata l’istanza di interpello deve rispondere a specifiche caratteristiche. In primo luogo, deve trattarsi di investimenti realizzati nel territorio dello Stato, con ricadute occupazionali significative e durature, e deve essere di ammontare non inferiore a 30 milioni di euro. A tal fine, sono ammessi sia progetti diretti alla realizzazione di una nuova iniziativa economica avente carattere duraturo (quindi, con l’immissione di nuova liquidità), sia le operazioni che comportano il reimpiego di risorse finanziarie già disponibili presso l’impresa al fine di ristrutturare, ottimizzare o rendere più efficiente un complesso aziendale preesistente. A tal proposito la Circolare chiarisce che l’investimento deve avere come “target” un’impresa localizzata nel territorio dello Stato e può consistere anche in operazioni di share deal (cessioni di partecipazioni). In caso di progetti d’investimento su aziende in crisi, la valutazione dell’impatto positivo dell’investimento sul piano dell’occupazione deve tener conto non solo dell’ “incremento” dei livelli occupazionali, ma anche del mantenimento di quelli già esistenti, laddove il piano di risanamento eviti licenziamenti, mobilità, cassa integrazione o altri simili istituti che producano effetti negativi.

MODALITÀ DI PRESENTAZIONE DELL’ISTANZA

L’istanza di interpello deve essere redatta in carta libera, esente da imposta di bollo, e presentata all’Agenzia delle Entrate, Direzione Centrale Normativa, Ufficio Interpelli Nuovi Investimenti, mediante una delle seguenti modalità:
– consegna a mano;
– spedizione tramite servizio postale a mezzo plico raccomandato con avviso di ricevimento;
– tramite posta elettronica certificata (PEC);
– in via telematica, utilizzando l’apposito servizio dell’Agenzia delle Entrate (ancora in fase di elaborazione).
Considerata l’ammissione anche di soggetti esteri, la Circolare chiarisce che l’istanza deve presentata esclusivamente in lingua italiana, mentre la documentazione a corredo della stessa può essere inoltrata in inglese, francese, spagnolo e tedesco.
I soggetti non residenti possono presentare l’istanza attraverso l’eventuale stabile organizzazione in Italia, oppure, designando un domiciliatario ai fini della procedura d’interpello; in mancanza, l’istanza può essere inoltrata mediante posta elettronica libera all’indirizzo dc.norm.interpello@agenziaentrate.it.
Nell’istanza di interpello devono essere indicate obbligatoriamente le seguenti informazioni:
– la denominazione dell’impresa, la sede legale o il domicilio fiscale, se diverso dalla sede legale, il codice fiscale o la partita IVA ovvero altro codice di identificazione dell’impresa;
– i dati identificativi del legale rappresentante;
– i recapiti, anche telematici, del domiciliatario per la procedura di interpello presso il quale si richiede di inoltrare le comunicazioni attinenti la procedura.
Nell’ipotesi di più soggetti partecipanti all’investimento, l’istanza deve contenere la denominazione e gli elementi identificativi di ciascun soggetto.
L’istanza, inoltre, deve contenere la descrizione dettagliata del piano di investimento in relazione al quale si chiede il parere, specificando l’ammontare dell’investimento, i metodi prescelti per la quantificazione, i tempi e le modalità di realizzazione dello stesso, le ricadute occupazionali significative e i riflessi, anche in termini quantitativi, previsti sul sistema fiscale italiano.
Altresì, devono essere indicate le disposizioni tributarie di cui si richiede l’interpretazione/disapplicazione e la descrizione delle operazioni che potrebbero essere giudicate abusive, prospettando la relativa soluzione.
Il tutto deve essere validato dalla sottoscrizione dell’istante ovvero del legale rappresentante.

 

Decadenza degli incentivi start-up: arrivano i codici tributo

 

L’Agenzia delle Entrate ha fornito i codici tributo da utilizzare in caso di decadenza dalle agevolazioni fiscali a favore degli investimenti in start-up innovative, consistenti in una riduzione delle imposte sui redditi (Agenzia entrate – risoluzione n. 44/E del 30 maggio 2016).

I nuovi codici tributo sono stati istituiti per consentire il versamento, tramite il modello di pagamento F24, delle somme dovute a titolo di recupero dell’imposta per effetto della decadenza dell’agevolazione.
In caso di decadenza, per consentire il versamento tramite modello F24 delle somme dovute a titolo di recupero dell’IRES e dell’addizionale IRES per il settore energetico dai soggetti che, successivamente alla fruizione del beneficio, hanno aderito al consolidato ovvero al regime di trasparenza fiscale, devono essere utilizzati i seguenti codici tributo:
– “2016” denominato “Recupero IRES per decadenza dalle agevolazioni a favore degli investimenti in Start up innovative – Soggetto consolidato o trasparente – art 29 del decreto legge n. 179/2012;
– “2017” denominato “Recupero Addizionale IRES settore petrolifero e gas per decadenza dalle agevolazioni a favore degli investimenti in Start up innovative – Soggetto consolidato o trasparente – art 29 del decreto legge n. 179/2012.

I codici devono essere esposti nella sezione Erario del modello F24, in corrispondenza delle somme indicate nella colonna “importi a debito versati”, con l’indicazione dell’anno d’imposta in cui si è verificata la decadenza dall’agevolazione.