Redditometro: contratto di fitto e auto intestati al coniuge senza reddito

 

9 giu 2014 Costituisce fattore indice di capacità contributiva, che determina l’accertamento sintetico basato sul cd. “redditometro”, la disponibilità di un’abitazione in affitto e di un auto di grossa cilindrata, in assenza di redditi dichiarati. Al riguardo la Corte di Cassazione ha affermato che deve ritenersi legittimo l’avviso di accertamento del reddito presunto, se il contribuente non fornisce la prova specifica che le spese sono sostenute dal coniuge convivente (Sentenza n. 12745 del 6 giugno 2014).

Nel caso di specie, l’Amministrazione finanziaria aveva formalizzato ben sei avvisi di accertamento ai fini IRPEF, per altrettante annualità, nei confronti di una contribuente che, dai controlli dell’anagrafe tributaria, risultava titolare di un fuoristrada di grossa cilindrata e di un contratto di locazione con canone elevato per un immobile storico-artistico.
Tali spese, però, rappresentavano un tenore di vita in contrasto con i redditi dichiarati, atteso che non era stato dichiarato alcun reddito né era stata presentata la dichiarazione.
La situazione ha determinato l’applicazione dell’accertamento sintetico basato sui parametri e i coefficienti presuntivi del cd. “redditometro”.
Con ricorso alla Corte di Cassazione, la contribuente ha impugnato la decisione dei giudici di merito contestando: la mancata instaurazione di un contraddittorio preventivo, l’applicazione dei parametri e dei coefficienti presuntivi di reddito senza alcuna attività istruttoria, la mancata valutazione della prova contraria costituita dalla semplice dichiarazione riguardo alla circostanza che le spese fossero sostenute con il reddito del coniuge convivente.
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della contribuente affermando che:
– in materia di accertamento sintetico dei redditi, la mancata instaurazione di una qualche forma di contraddittorio con il contribuente nella fase istruttoria non può giustificare l’annullamento dell’accertamento stesso, atteso che al contribuente è sempre riconosciuta la possibilità di fornire, in sede di impugnazione dell’atto, la dimostrazione che il redito effettivo è diverso e inferiore rispetto a quello scaturente dalle presunzioni adottate dall’amministrazione finanziaria;
– la determinazione del maggior reddito effettuata con metodo sintetico sulla base degli indici previsti dal “redditometro”, trovando la sua fonte in fattori-indice definiti con decreti ministeriali (che rappresentano, quindi, parametri e calcoli statistici qualificati), dispensa l’amministrazione da qualunque ulteriore prova rispetto all’esistenza dei fattori – indice della capacità contributiva, restando a carico del contribuente l’onere di dimostrare che il reddito presunto non esiste o esiste in misura inferiore.
I giudici della Suprema Corte hanno ritenuto, inoltre, che non costituisca prova idonea a superare la presunzione di maggior reddito, determinato in base al redditometro:
– la semplice enunciazione della sussistenza di redditi del coniuge convivente impiegati per il pagamento delle spese, senza fornire la prova specifica delle modalità e della singola provvista utilizzata per far fronte alle spese connesse ai fatti indice di capacità contributiva (fitto e acquisto dell’auto);
– la documentazione dei movimenti bancari costituita da una dichiarazione dell’istituto di credito relativa a singoli versamenti effettuati dal marito, essendo necessaria la scheda relativa all’intera movimentazione del conto corrente.

 

Il MEF scioglie i dubbi sull’IMU/TASI

 

In vista della prossima scadenza del versamento dell’IMU e dalla TASI, fissata per il 16 giugno 2014, sono stati forniti ulteriori chiarimenti in merito ai problemi applicativi di carattere generale, all’individuazione della base imponibile della TASI, all’applicazione della TASI tra possessori e tra possessore e occupante, all’abitazione principale e agli immobili equiparati all’abitazione principale (Ministero economia finanze – comunicato 4 giugno 2016).

Di seguito si riportano alcuni dei principali chiarimenti forniti dall’amministrazione finanziaria a favore dei contribuenti, degli operatori professionali e dei soggetti che realizzano i software per il calcolo dei tributi, in merito alla corretta applicazione e determinazione della TASI e dell’IMU.

Problemi applicativi di carattere generale
La TASI non sostituisce l’IMU e pertanto il proprietario deve pagare entrambi i tributi nel rispetto del limite secondo il quale la somma delle aliquote della TASI e dell’IMU per ciascuna tipologia di immobile non è superiore all’aliquota massima consentita dalla legge statale per l’IMU al 31 dicembre 2013, fissata al 10,6 per mille e ad altre minori aliquote, in relazione alle diverse tipologie di immobile.
Per il versamento della prima rata della TASI, che scade il 16 giugno 2014, ai fini della determinazione del tributo, bisogna prendere in considerazione le delibere pubblicate sul sito www.finanze.it entro il 31 maggio 2014 e nel silenzio della norma, la TASI va calcolata applicando le regole dell’IMU.

Individuazione della base imponibile TASI
Per la determinazione della base imponibile della TASI è stato chiarito che si devono applicare tutte le disposizioni concernenti la determinazione della base imponibile IMU, comprese quelle attinenti agli immobili di interesse storico artistico e ai fabbricati inagibili o inabitabili.

Applicazione della TASI tra possessori e tra possessore e occupante
La legge di stabilità 2014 dispone che i possessori sono coobbligati in solido al pagamento della TASI, a prescindere quindi dalla quota di possesso, qualora un fabbricato sia posseduto da due soggetti con percentuali di proprietà diverse e solo per uno dei due quell’immobile sia adibito ad abitazione principale. Qualora il comune fissi un’aliquota del 3 per mille per l’abitazione principale e dello zero per mille per gli altri immobili, ognuno dei possessori dovrà pagare in base alla propria quota e applicare l’aliquota relativa alla propria condizione soggettiva.
In caso di immobile locato, invece, la TASI deve essere ripartita tra il proprietario e l’inquilino sulla base delle percentuali stabilite dal comune. Se, invece, il comune non indichi la percentuale per il riparto dell’imposta tra i due soggetti, l’inquilino deve versare il tributo nella misura minima del 10%.
Qualora l’inquilino non dovesse pagare la propria quota TASI, il proprietario non è responsabile del mancato pagamento e in caso di abitazione principale parzialmente locata (ad es. viene locata solo una camera), l’imposta complessiva deve essere determinata con riferimento alle condizioni del titolare del diritto reale e successivamente ripartita tra quest’ultimo e l’occupante sulla base delle percentuali stabilite dal comune.

Abitazione principale
In caso di proprietari di un immobile, per quote diverse, la detrazione TASI, eventualmente deliberata dal comune, deve essere ripartita in parti uguali tra i comproprietari, nel caso in cui questi utilizzano l’immobile come abitazione principale.

Immobili equiparati all’abitazione principale
La TASI si applica sui fabbricati, compresa l’abitazione principale, e sulle aree edificabili, come definiti per l’IMU. Ai fini TASI, quindi, per la definizione di abitazione principale, si deve richiamare l’art. 13 del D.L. n. 201 del 2011 in cui è racchiuso il regime applicativo dell’abitazione principale, nel quale rientrano anche le abitazioni assimilate per legge o per regolamento comunale a quella principale. Pertanto, in tutte le ipotesi in cui si può parlare di abitazione principale, l’obbligo di versamento TASI ricade interamente sul proprietario e non sull’occupante.
Possono beneficiare delle agevolazioni IMU e TASI, gli alloggi sociali equiparati all’abitazione principale come definiti dal decreto del Ministero delle infrastrutture del 22 aprile 2008. Pertanto, l’esenzione IMU si applica solo quando gli immobili hanno i requisiti e le caratteristiche indicate dal decreto. Ai fini TASI, l’equiparazione di tali alloggi all’abitazione principale rende applicabile l’aliquota e le agevolazioni/detrazioni eventualmente stabilite dal comune.
Nel caso di unità immobiliare assegnata dal giudice della separazione, il coniuge assegnatario è considerato ai fini TASI come titolare di un diritto di abitazione; pertanto, in quanto titolare di un diritto reale, è soggetto passivo del tributo con aliquota e detrazione, eventualmente prevista, per l’abitazione principale.
Qualora l’unità immobiliare sia concessa in comodato gratuito ad un parente in linea retta di primo grado, assimilata all’abitazione principale, è sia di proprietà di più soggetti, la detrazione si applica in parti uguali tra i proprietari dell’immobile, indipendentemente dalle rispettive quote di proprietà.

 

Condanna penale per il commercialista che concorre a frode fiscale

 

Secondo quanto disposto dalla Corte di Cassazione, il commercialista, insieme ai clienti, è punibile penalmente qualora organizzi la frode e presenti per via telematica la dichiarazione dei redditi fraudolenta, dove vengono esposti costi fittizi in virtù di fatture false. Non solo, il professionista può essere ristretto ai domiciliari perché il livello professionale implica normalmente una pericolosità sociale (Corte di cassazione – sentenza n. 23522/2014).

L’orientamento della giurisprudenza tiene conto di una molteplicità di elementi, tra cui le intercettazioni telefoniche, il possesso di documenti relativi alle operazioni fittizie, l’occultamento e la distruzione di documenti contabili, in base ai conferma quanto già affermato dal competente Tribunale, ovvero, che in tal caso l’attività svolta dal commercialista non è professionale, ma è concorso al reato.
Di fatto, aver preso parte ad una associazione per delinquere, aver pianificato e realizzato un progetto criminoso coinvolgente un numero consistente di società e persone, aver perpetuato attività illecita per lungo tempo e aver lucrato ingenti capitali destinati all’Erario, sono elementi che denotano la tendenza del professionista, e dei suoi clienti, a compiere imprese delittuose con modalità strutturate, a commettere reati per finalità di indebito profitto, nonché ad avvalersi, nei propri intenti illeciti, del contributo fiduciario di altri soggetti parimenti inclusi in ambienti dediti a condotte di frode dell’azione fiscale.
Pertanto è condannabile penalmente il professionista che sfrutti le proprie competenze per coordinare la tenuta di scritture contabili relative ad operazioni illecite.

 

Il Fisco risponde sull’assistenza fiscale per il 730/2014

 

L’Agenzia delle entrate con la risoluzione n. 57/E del 2014 ha chiarito le ultime novità introdotte dalle norme nell’ambito dell’assistenza fiscale della dichiarazione dei redditi.

Di seguito sono riportati alcuni chiarimenti in merito 1)all’ampliamento della platea dei contribuenti ammessi all’assistenza fiscale, 2) al controllo preventivo previsto, a determinate condizioni, per i rimborsi di importo complessivamente superiore a 4.000 euro, 3) alla possibilità di utilizzare il credito che emerge dal 730 in compensazione di tutte le somme da versare con i modelli F24 e 4) alle modalità per ricevere l’accredito di un rimborso più velocemente su conto corrente.

1) I contribuenti che, pur non avendo un sostituto d’imposta tenuto a effettuare il conguaglio, possono presentare il modello 730/2014 per i redditi di lavoro dipendente e alcuni redditi assimilati percepiti nel 2013.
Dal 2014 i contribuenti che hanno perso il posto di lavoro, i titolari di borse di studio o di assegni di mantenimento, ma anche autisti, giardinieri, collaboratori familiari e altri addetti alla casa assunti da privati possono adempiere ai propri obblighi di dichiarazione presentando il modello a un Caf-dipendenti o a un professionista abilitato.
L’eventuale rimborso che emerge dalla dichiarazione viene eseguito direttamente dall’Amministrazione finanziaria, invece se emerge un debito, chi presta l’assistenza fiscale trasmette telematicamente la delega di versamento, oppure, entro il decimo giorno antecedente la scadenza del termine di pagamento, consegna l’F24 compilato al contribuente.

2) Nel caso in cui dalla dichiarazione dei redditi risulta un rimborso superiore ai 4.000 euro determinato da crediti diversi dalle detrazioni per carichi di famiglia e/o eccedenze da precedente dichiarazione, il rimborso è erogato dal sostituto d’imposta, non trovando applicazione il controllo preventivo introdotto dalla Legge di Stabilità per il 2014. Nei casi in cui, invece, scatta il controllo preventivo, l’Agenzia delle Entrate ha sei mesi di tempo per verificare che il rimborso sia effettivamente spettante.

3) In tema di rimborsi fiscali, i tempi per riavere indietro le somme si possono ridurre comunicando il proprio Iban all’Agenzia. Per richiedere l’accredito del rimborso sul proprio conto corrente bancario o postale basta compilare il modulo disponibile sul sito www.agenziaentrate.it, alla pagina: Cosa devi fare-Richiedere-Rimborsi-Accredito rimborsi su conto corrente. Il contribuente può consegnare il modello all’Agenzia direttamente via internet, se è iscritto ai nostri servizi telematici, o di persona, presso un qualsiasi Ufficio delle Entrate.

4) Se dalla liquidazione della dichiarazione emerge un credito d’imposta, il contribuente può indicare, compilando il quadro “I Imposte da compensare” del modello 730, di voler utilizzare in tutto o in parte l’ammontare del credito per compensare somme da versare autonomamente, con il modello F24.

 

730/2014, prorogato il termine di presentazione al 16 giugno 2014

 

5 giu 2014 Con il DPCM 03 giugno 2014 pubblicato sulla gazzetta ufficiale n. 127 è stato differito per l’anno 2014 il termine per la presentazione delle dichiarazioni modello 730/2014 ai CAF-dipendenti ed ai professionisti abilitati scaduto il 3 giugno 2014.

I lavoratori dipendenti, i pensionati e gli altri soggetti tenuti alla compilazione del modello 730/2014, possano presentare l’apposita dichiarazione semplificata e le schede ai fini della destinazione dell’otto e del cinque per mille dell’imposta sul reddito delle persone fisiche entro il 16 giugno 2014 ad un CAF-dipendenti o ad un professionista abilitato, unitamente alla documentazione necessaria all’effettuazione delle operazioni di controllo.

I CAF-dipendenti e i professionisti abilitati, nell’ambito delle attività di assistenza fiscale dovranno provvedere:

– entro il 24 giugno 2014, a consegnare al contribuente copia della dichiarazione elaborata e il relativo prospetto di liquidazione;

– entro il giorno 8 luglio 2014, a comunicare il risultato finale delle dichiarazioni e a effettuare la trasmissione in via telematica all’Agenzia delle entrate delle dichiarazioni presentate.