Senza delibera i compensi degli amministratori sono indeducibili

 

Senza delibera i compensi degli amministratori sono indeducibili

La Corte di Cassazione, con sentenza 08 giugno 2016, n. 11779, ha ribadito che i compensi agli amministratori sono indeducibili in assenza di specifica delibera assembleare.

Nel caso di specie, la Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell’Agenzia delle entrate avverso la sentenza della CTR che ha confermato la decisione di primo grado con la quale erano stati annullati gli avvisi di accertamento emessi a carico della società di capitali a ristretta base (due soci ed amministratori) per la deduzione del compenso agli amministratori in assenza di specifica delibera assembleare.
La CTR ha riconosciuto quali costi deducibili della società i compensi corrisposti gli amministratori ammettendo che gli stessi potevano essere genericamente inseriti all’interno della delibera di approvazione del bilancio senza tuttavia verificare non solo che la questione fosse stata esaminata in sede di approvazione del bilancio, ma anche l’esistenza di un’approvazione specifica della proposta di determinazione dei compensi agli amministratori.
Secondo la Suprema Corte qualora la determinazione della misura del compenso degli amministratori di società di capitali non sia stabilita nell’atto costitutivo, è necessaria un’esplicita delibera assembleare (art. 2389, co. 1, c.c.) e non può considerarsi implicita in quella di approvazione del bilancio.
Conseguentemente, l’approvazione in sé del bilancio, pur se contenente la posta relativa ai compensi degli amministratori, non è idonea ai predetti fini, salvo che un’assemblea convocata solo per l’approvazione del bilancio, essendo totalitaria, non abbia espressamente discusso e approvato la proposta di determinazione dei compensi degli amministratori.

 

Soggetta ad IRPEF la caparra incassata per mancata compravendita del terreno

 

Con la Sentenza 31 maggio 2016, n. 11307, la Corte di Cassazione ha affermato la natura risarcitoria della caparra confirmatoria incassata dal promissario venditore per inadempimento della parte promissaria acquirente nella compravendita di un immobile e, di conseguenza l’assoggettamento ad IRPEF come plusvalenza imponibile

FATTO

L’Agenzia delle Entrate ha emesso avviso di accertamento, ai fini dell’IRFEF, relativo all’incameramento da parte del contribuente della somma a titolo di caparra penitenziale, convenuta con il preliminare di compravendita – non seguito dalla stipula del definitivo – avente ad oggetto terreni agricoli.
Su ricorso del contribuente i giudici tributari hanno sancito la legittimità dell’atto di accertamento.
La decisione è stata confermata dalla Corte di Cassazione.

DECISIONE DELLA CASSAZIONE

La Suprema Corte ha confermato la legittimità dell’avviso di accertamento affermando che la penale è assoggettabile ad imposizione diretta, in quanto la prestazione principale rimasta ineseguita (cessione dell’immobile) avrebbe costituito reddito ai sensi dell’art. 67, comma 1, del TUIR.
In particolare, i giudici sottolineano che la caparra incassata dal contribuente rientra pienamente nella previsione dell’art. 6, comma 2, del TUIR, secondo il quale sono considerati redditi della stessa categoria di quelli perduti “le indennità conseguite a titolo di risarcimento di danni consistenti nella perdita di diritti”, concordando la dottrina nell’affermare che, in caso di inadempimento dell’obbligazione principale, la rilevanza dell’imposizione diretta della corresponsione della penale ha per base la visione civilistica della fattispecie come essenzialmente risarcitoria.
Sulla base di tale principio, riguardo all’incremento patrimoniale che si verifica a vantaggio della parte non inadempiente, con l’introito della penale, sono individuabili, ai fini tributari, una componente risarcitoria della perdita subita ed una componente risarcitoria del mancato guadagno. Quest’ultima, in particolare, è assimilata a reddito, e quindi assoggettata ad imposizione diretta, in quanto surrogatoria del mancato reddito a causa dell’inadempimento dell’altro contraente.
Ne consegue che la caparra incamerata, costituendo il risarcimento della perdita di proventi che, per loro natura avrebbero generato redditi tassabili per un soggetto privato, con il conseguimento di una plusvalenza ai sensi dell’art. 67 del TUIR (redditi diversi), deve ritenersi essa stessa soggetta ad IRPEF.

 

Omesso versamento di ritenute: per la condanna serve il mod. 770

 

Ai fini della condanna per evasione contributiva, non è sufficiente la testimonianza del funzionario dell’Agenzia delle Entrate in merito al pagamento delle retribuzioni (Corte di Cassazione – sentenza n. 23317/2016).

Secondo quanto stabilito dai giudici, la condanna per omesso versamento delle ritenute dovute o certificate, non può fondarsi sulla sola testimonianza del funzionario dell’Agenzia delle entrate, in quanto non accerta l’effettiva corresponsione delle retribuzioni ai sostituiti.

Per la prova dell’effettiva corresponsione delle retribuzioni ai sostituiti, e per dare seguito alla condanna, è necessario produrre in giudizio il modello 770.
Pertanto, è annullata la condanna per ritenute omesse fondata, unicamente, su un prospetto prodotto dal funzionario dell’Agenzia delle Entrate ritenuto conforme al citato mod. 770.

 

Non è dovuta l’IVA per la cessione di terreni edificabili

 

La Corte di Cassazione, con ordinanza 06 giugno 2016, n. 11600, ha ribadito che la cessione da parte di un imprenditore agricolo di un terreno, divenuto edificabile, non rientra tra le operazioni imponibili, avendo detto terreno perduto la qualità di bene strumentale, cioè di bene relativo all’impresa, e pertanto non va assoggettata ad IVA, ma all’imposta di registro.

A seguito del ricorso per cassazione proposto dall’’Agenzia delle Entrate, avverso la sentenza della CTR che aveva accolto il ricorso del contribuente, imprenditore agricolo, limitatamente alla contestazione dell’IVA dovuta per la cessione di terreni, di sua proprietà, suscettibili di utilizzazione edificatoria, la Suprema Corte ha affermato che, avendo il terreno assunto il carattere di suolo destinato alla edificazione, così perdendo la qualità di bene strumentale cioè di bene relativo all’impresa, detto bene è uscito dalla tipologia degli atti soggetti ad IVA. La determinazione dell’imprenditore di escludere il bene (trasformatosi, per effetto di modifica del piano regolatore, in area destinata all’edificazione) dalla sua organizzazione, in linea con la sua mutata valenza economica, ha infatti tolto “in via definitiva” ad esso “il carattere originario di bene strumentale”, con conseguente assoggettamento del relativo atto di cessione all’imposta di registro.
Pertanto il trasferimento di un terreno dapprima agricolo poi divenuto edificabile per successiva modifica del piano regolatore deve considerarsi fuori del campo di applicazione dell’IVA.

 

Ritiro dalla circolazione di banconote e di monete sospette di falsità

 

Pubblicato in G.U. 7 giugno 2016 n. 131 il decreto ministeriale per la trasmissione, per via telematica, al Ministero dell’economia e delle finanze dei dati e delle informazioni relativi al ritiro dalla circolazione di banconote e di monete metalliche in euro sospette di falsità. (Ministero dell’economia e delle finanze – Decreto 28 aprile 2016).

Sono gestori del contante, obbligati al ritiro dalla circolazione di banconote e monete sospette di falsità e alla compilazione dei relativi verbali tramite il SIRFE (Sistema informatizzato rilevazioni falsificazioni euro):
a) le banche;
b) nei limiti della prestazione di servizi di pagamento che coinvolgano l’uso del contante, Poste Italiane S.p.a., gli Istituti di moneta elettronica, gli Istituti di pagamento, e gli altri prestatori di servizi di pagamento;
c) gli altri operatori economici che partecipano alla gestione e distribuzione delle banconote e monete al pubblico, compresi:
1. i soggetti (cc.dd. società di servizi) che svolgono professionalmente l’attività di contazione, di verifica dell’autenticità e dell’idoneità delle banconote e monete, inclusi quelli autorizzati alle attività di trasporto e di custodia del contante;
2. i soggetti che esercitano professionalmente l’attività di cambiavalute, consistente nella negoziazione a pronti di mezzi di pagamento in valuta;
3. altri soggetti, che partecipano a titolo accessorio alla gestione e distribuzione al pubblico di banconote mediante distributori automatici, nei limiti di tale attività;
4. le filiali italiane di soggetti esteri.
I gestori del contante, trasmettono al Ministero dell’economia e finanze, esclusivamente per via telematica per il tramite del SIRFE, i dati e le informazioni in loro possesso. All’atto della individuazione della banconota o moneta sospetta di falsità, e comunque non oltre il quinto giorno lavorativo successivo, inseriscono nel SIRFE i dati e le informazioni, secondo la nomenclatura indicata nella maschera di inserimento presente nel SIRFE.
Il SIRFE fornisce esplicita conferma ai soggetti obbligati accreditati in ordine all’avvenuta corretta comunicazione dei dati e delle informazioni, mediante apposita schermata di notifica e può essere alimentato da altri dati o informazioni a carattere tecnico, con esclusione di qualsiasi altro dato personale.
I gestori del contante sono responsabili dell’esattezza e della completezza dei dati che alimentano il SIRFE e sono obbligati prima della data di inizio dell’attività operativa a richiedere all’UCAMP le credenziali di accesso al SIRFE.
L’UCAMP provvede, anche attraverso modalità informatiche, all’inserimento nel SIRFE dell’esito delle perizie effettuate e comunicate preferibilmente per via telematica dalla Banca d’Italia e dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato sulle banconote e monete sospette di falsità, in ordine alla conferma ed alla tipologia della falsificazione e, inoltre, all’inserimento nel SIRFE delle segnalazioni inviate secondo le modalità e i termini di cui al decreto del Ministero dell’economia e delle finanze di concerto con il Ministero dell’interno del 26 settembre 2002 riguardanti le banconote e le monete in euro sospette di falsità ritirate o sequestrate da parte delle Forze di polizia.
Il presente decreto abroga e sostituisce integralmente il decreto del Ministro dell’economia e delle finanze 1° febbraio 2013, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana n. 37 del 13 febbraio 2013.
Le nuove disposizioni normative non si applicano ai procedimenti pendenti emanati prima dell’entrata in vigore del presente decreto cioè a decorrere dal 22 giugno 2016.