Il Responsabile tecnico dei Gestori ambientali: la formazione viaggia mediante i corsi

 

Ancora validi i corsi di formazioni del Responsabile tecnico tenuti dalla Regione o da Enti e Istituti dalla stessa riconosciuti fino alla emanazione delle nuove disposizioni previste dal Nuovo Regolamento dell’Albo nazionale gestori ambientali (Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare – Circolare n. 227/2016).

Secondo quanto indicato nel nuovo Regolamento del 2014, la formazione del Responsabile tecnico delle imprese iscritte all’Albo nazionale gestori ambientali avviene mediante una verifica iniziale della preparazione del soggetto e, con cadenza quinquennale, mediante verifiche volte a garantire il necessario aggiornamento. Ad oggi, però, manca ancora una disciplina che regoli le modalità di svolgimento delle suddette verifiche; pertanto, fino ad allora, la formazione del Responsabile Tecnico avviene seguendo la procedura in vigore dal 1999 ovvero mediante corsi di formazioni, tenuti dalla Regione a da Enti riconosciuti, articolati in un modulo di base obbligatorio per tutte le categorie d’iscrizione ed in moduli di specializzazione per le diverse categorie d’iscrizione.

Quando entrerà in vigore la procedura di formazione secondo il nuovo Regolamento, in ogni caso, il solo possesso dell’attestato di partecipazione ai corsi di formazione non esonera il soggetto interessato dall’obbligo di sostenere la verifica iniziale. Sarà esonerato dalla verifica iniziale, ma non dall’aggiornamento quinquennale, il soggetto che alla data di entrata in vigore della nuova disciplina ricoprirà l’incarico di responsabile tecnico di impresa iscritta all’Albo.

 

La TIA ha natura tributaria, perciò non è soggetta ad IVA

 

I giudici della Suprema Corte hanno affermato, componendo definitivamente il contrasto giurisprudenziale formatosi tra la sezione tributaria e quella civile, che la Tariffa di Igiene Ambientale (cd. T.I.A.) ha natura di tributo e, in quanto tale, non deve essere assoggettata ad IVA (Corte di Cassazione, Sezioni Unite – Sentenza 15 marzo 2016, n. 5078).

Nel dirimere la questione sollevata dalla società affidataria del servizio di raccolta e smaltimento rifiuti per il Comune di Venezia, condannata al pagamento in favore del contribuente di una somma a titolo di ripetizione dell’Iva applicata alla Tariffa di Igiene Ambientale (cd. “T.I.A.”), le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno aderito all’orientamento che esclude l’assoggettamento ad IVA della T.I.A., osservando, come già sancito dalla Corte Costituzionale, che la tariffa costituisce una mera variante della TARSU, che conserva la qualifica di tributo propria di quest’ultima, poiché definita a copertura dei costi per i servizi relativi alla gestione dei rifiuti urbani e dei rifiuti di qualunque natura o provenienza giacenti sulle strade ed aree pubbliche e soggette ad uso pubblico, composta da una quota determinata in relazione alle componenti essenziali del costo del servizio (investimenti e relativi ammortamenti) e da una quota rapportata alle quantità di rifiuti conferiti al servizio fornito e all’entità dei costi di gestione.
Tale determinazione trova il suo fondamento negli elementi autoritativi che caratterizzano la cd. T.I.A., costituiti dall’assenza di volontarietà nel rapporto fra gestore ed utente, dalla totale predeterminazione dei costi da parte del soggetto pubblico – essendo irrilevanti le varie forme di attribuzione a soggetti privati di servizi (ed entrate) pubblici – nonché dall’assenza del rapporto sinallagmatico a base dell’assoggettamento ad IVA.
Questo indirizzo è altresì conforme alla normativa comunitaria in materia IVA, secondo cui “gli Stati, le regioni, le province, i comuni e gli altri enti di diritto pubblico non sono considerati soggetti passivi per le attività od operazioni che esercitano in quanto pubbliche autorità, anche quando, in relazione a tali attività od operazioni, percepiscono diritti, canoni, contributi o retribuzioni”.
In conclusione la tariffa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani istituita (cd. T.I.A.), non è assoggettabile ad IVA, in quanto essa ha natura tributaria, mentre l’imposta sul valore aggiunto mira a colpire una qualche capacità contributiva che si manifesta quando si acquisiscono beni o servizi versando un corrispettivo, non quando si paga un’imposta, sia pure destinata a finanziare un servizio da cui trae beneficio il medesimo contribuente.
Dunque, l’IVA indebitamente applicata fino ad oggi sulla T.I.A., può essere chiesta legittimamente a rimborso, oltre interessi e spese, a titolo di ripetizione, nei confronti del soggetto affidatario del servizio di raccolta e smaltimento rifiuti.

 

Reati tributari: sequestro del c/c sul quale l’indagato ha delega a operare

 

Il conto corrente bancario intestato a terzi su cui il presunto evasore fiscale ha delega a operare può essere sequestrato. È quanto chiarito dalla Corte di Cassazione, con sentenza 25 febbraio 2016, n. 7553.

Nell’ambito di un procedimento penale nei confronti di un’imprenditrice, il Tribunale ha disposto il sequestro preventivo per equivalente. Fra gli altri, veniva attinto da tale provvedimento anche il conto corrente bancario intestato alla società di cui la stessa era legale rappresentante e sul quale l’indagata aveva una delega ad operare.
A seguito della decisione del Tribunale, la società ha proposto ricorso per cassazione, dichiarando che l’imprenditrice disponeva di una mera delega ristretta e limitata alle specifiche esigenze della società intestataria, terza in buona fede ed estranea ai reati contestati.
La Suprema Corte ha chiarito che la titolarità di una delega ad operare su di un conto corrente bancario intestato ad altri configura indubbiamente l’ipotesi di “disponibilità”, ai fini della ammissibilità del sequestro finalizzato alla confisca per equivalente, laddove, in particolare, la delega non preveda limitazioni, nel senso che il delegato sia autorizzato ad operare incondizionatamente.
Nel caso di specie, costituisce accertamento in fatto la circostanza di una delega, per l’imprenditrice ad operare senza limitazioni, tanto che ella, su quel conto, “esercitava operazioni, sia in entrata che in uscita”. Ed allora, la procura speciale o delega ad operare conferita all’imputata teoricamente ha attribuito a quest’ultima un potere dispositivo illimitato sull’intero capitale depositato, non essendo per la verità neppure dedotto che una siffatta delega avesse dei limiti peculiari ovvero che le modalità concrete di esercizio di essa da parte dell’indagata fossero contenute in margini ristretti e finalizzate alle specifiche esigenze proprie del soggetto intestatario (quali il prelievo periodico di pensioni, il pagamento di imposte facenti capo alla predetta, etc.).
Pertanto, il ricorso è inammissibile.

 

Sale e film d’autore, ecco come ottenere i premi

 

Per la concessione dei premi per l’attività d’autore, la sala cinematografica deva ottenere la qualifica di sala d’autore (c.d. d’essai) e proiettare i relativi film per almeno un biennio (Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo – Decreto 03 febbraio 2016).

La concessione dei premi per l’attività d’autore è subordinata all’acquisizione da parte della sala cinematografica della qualifica di sala d’autore (d’essai), ottenuta dietro presentazione, da parte del titolare, alla direzione generale cinema del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, di una dichiarazione attestante l’impegno, per almeno un biennio, alla programmazione di film d’autore riconosciuti dalla Commissione della cinematografia. Nel caso di mancata effettuazione della suddetta programmazione, la qualifica di sala d’essai decade.

I premi per l’attività d’autore sono quindi concessi esclusivamente alle sale d’autore che hanno svolto la programmazione, per un periodo non inferiore a due anni, di film d’essai ed equiparati per almeno il 70% dei giorni di effettiva programmazione cinematografica annuale. La suddetta quota è ridotta al 50% per le sale e le multisale con meno di cinque schermi ubicate in comuni con popolazione inferiore a quarantamila abitanti.
In entrambi i casi, almeno la metà dei giorni di programmazione deve essere riservata alla proiezione di film di produzione italiana o dei paesi dell’Unione europea.

Le richieste dei premi vanno inoltrate entro il 31 gennaio dell’anno successivo a quello di svolgimento dell’attività d’autore e quelle accolte sono pubblicate nell’elenco dei beneficiari sul sito istituzionale del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo.

 

Vidimazione dei libri sociali entro il 16 marzo

 

La tassa di concessione governativa per la numerazione e bollatura di libri sociali e registri contabili da parte di esercenti imprese, soggetti IVA, deve essere corrisposta entro 16 marzo

 

Sono tenuti al pagamento della tassa in oggetto le sole società di capitali.
Ai fini del pagamento della tassa in oggetto, per società di capitali si intendono solo le società per azioni, in accomandita per azioni e le società a responsabilità limitata. Fra le stesse, pertanto, non rientrino le società cooperative e le società di mutua assicurazione.
La tassa in oggetto non è dovuta nell’ipotesi di trasferimento della sede sociale che comporti il trasferimento nella circoscrizione territoriale di competenza di altro ufficio IVA; e, non gode delle stesse ipotesi di esonero previste per il pagamento della tassa annuale sulla partita IVA, in quanto, non essendo espressamente prevista l’esenzione, la stessa non può essere estesa per analogia (società in liquidazione o sottoposte a procedure concorsuali). La tassa, pertanto, rimane applicabile sempre che permanga l’obbligo della tenuta di libri numerati e bollati nei modi previsti dal Codice civile.
La tassa è dovuta nella misura forfetaria di € 309,87, prescindendo dal numero dei libri o registri tenuti e delle relative pagine; tale misura è elevata a € 516,46 se il capitale o il fondo di dotazione supera, alla data del 1° gennaio, l’importo di € 516.456,90.
La tassa va così corrisposta:
– limitatamente alle vidimazioni riferite al primo anno di attività, mediante versamento sul c/c postale 6007, intestato all’Agenzia delle Entrate, da effettuare prima della presentazione della dichiarazione d’inizio attività ai fini IVA;
– per gli anni successivi, va corrisposta entro il 16 marzo, mediante l’utilizzo del mod. F24 (presso una banca convenzionata; concessionario della riscossione; ufficio postale) con il codice tributo “7085”.
L’omesso versamento della tassa comporta l’applicazione della sanzione dal 100% al 200% della tassa stessa e, comunque, non inferiore a 103,00 euro.