Anche la Croazia nell’elenco dei paesi collaborativi con l’Italia

 

Si estende ulteriormente l’elenco dei Paesi aderenti ad accordi di reciproca collaborazione per lo scambio di informazioni e di assistenza ai fini dell’applicazione dell’imposta sulle transazioni finanziarie (Agenzia entrate – provvedimento 09 giugno 2016, n. 89888).

A decorrere dal 1° gennaio 2016, la Croazia si aggiunge all’elenco dei paesi con i quali le autorità italiane hanno attivato canali di comunicazione reciproca per lo scambio di informazioni e per l’assistenza al recupero dei crediti ovvero per l’individuazione dei soggetti tenuti al versamento della “Tobin Tax”.
La Croazia, dal 1° luglio 2013 è diventato Stato membro dell’Unione Europea e dal 1° gennaio 2016 garantisce lo scambio di informazioni e l’assistenza al recupero crediti secondo i parametri unionali entrando a far parte del seguente elenco dei paesi collaborativi:
– Australia – Austria – Belgio – Bulgaria – Cipro – Corea del Sud – Croazia – Danimarca – Estonia – Federazione russa – Finlandia – Francia – Germania – Grecia – India – Irlanda – Islanda – Lettonia – Liechtenstein – Lituania – Lussemburgo – Malta – Mauritius – Norvegia – Paesi Bassi – Polonia – Portogallo – Regno Unito – Repubblica ceca – Romania – San Marino – Slovacchia – Slovenia – Spagna – Svezia – Stati Uniti d’America – Ungheria.

 

Effetto successorio sul socio accomandatario per l’accertamento fiscale sulla Sas cancellata

 

Con l’ordinanza n. 11683 del 7 giugno 2016, la Corte di Cassazione ha affermato che deve ritenersi legittima l’azione attivata dal Fisco nei confronti del socio accomandatario, in relazione all’accertamento operato nei confronti della società cancellata in epoca anteriore alla notifica dell’atto.

FATTO

L’Agenzia delle Entrate ha operato accertamento fiscale nei confronti della società in accomandita semplice e del suo liquidatore.
La notifica dell’avviso di accertamento è stata eseguita in data successiva alla cancellazione della società dal registro delle imprese (quattro anni dopo). In conseguenza dell’estinzione della società, il Fisco ha proseguito l’azione nei confronti del socio accomandatario.
Il ricorso del contribuente è stato accolto dai giudici tributari, secondo i quali risultando pacifica la cancellazione della società in epoca anteriore alla notifica dell’accertamento operato sia alla società che al liquidatore, l’amministrazione non poteva azionare alcuna pretesa nei confronti dei soci, dovendo peraltro dimostrare che nel bilancio di liquidazione il socio aveva riscosso delle somme, spettando tale onere a carico dell’Ufficio.

DECISIONE DELLA CASSAZIONE

Su ricorso dell’Agenzia delle Entrate la Corte Suprema ha riformato la decisione dei giudici tributari, affermando che non è applicabile alle società di persone la disciplina di cui all’art. 2495 del codice civile prevista in tema di società di capitali, secondo la quale, fermo restando l’estinzione della società, i rapporti obbligatori facenti capo all’ente non si estinguono e si trasferiscono ai soci, ma nei limiti delle somme da questi riscosse in base al bilancio finale di liquidazione.
Al contrario, precisa la Corte di Cassazione, a seguito dell’estinzione della società di persone, conseguente alla cancellazione dal registro delle imprese, viene a determinarsi un fenomeno di tipo successorio, in forza del quale i rapporti obbligatori facenti capo all’ente si trasferiscono ai soci, i quali ne rispondono nei limiti di quanto riscosso a seguito della liquidazione o illimitatamente, a seconda del regime giuridico dei debiti sociali cui erano soggetti in pendenza della società.
Nella fattispecie di società in accomandita semplice, il socio accomandatario è illimitatamente responsabile per le obbligazioni sociali alla stregua di quanto previsto dall’art. 2313, co. 1 del codice civile.
Sulla base di tali considerazioni, dunque, deve ritenersi legittima la pretesa tributaria azionata nei confronti del socio accomandatario, in relazione all’avviso di accertamento notificato alla società in data successiva alla sua cancellazione.

 

Redditometro: il possesso dell’auto di lusso è indice di capacità contributiva

 

In tema di accertamento dell’imposta sui redditi ed al fine della determinazione sintetica del reddito annuale complessivo, l’ufficio finanziario è legittimato a risalire da un fatto noto (nella specie, l’esborso di rilevanti somme di denaro per l’acquisto di beni) a quello ignorato (sussistenza di un certo reddito e, quindi, di capacità contributiva) e la presunzione semplice genera l’inversione dell’onere della prova, trasferendo al contribuente l’impegno di dimostrare che il dato di fatto sul quale essa si fonda non corrisponde alla realtà (CTR DI ROMA – Sentenza 27 aprile 2016, n. 2371).

 

Con sentenza della CTP di Viterbo viene respinto il ricorso proposto dal contribuente avverso gli avvisi di accertamento di cui all’oggetto con i quali l’Agenzia delle Entrate di Viterbo rideterminò sinteticamente ex art. n. 38 d.P.R. n. 600/73 il reddito complessivo netto del ricorrente in un importo superiore rispetto a quelli dichiarati ai fini Irpef.
La Commissione ritenne non provato dal contribuente che l’acquisto e la disponibilità dei beni (autovetture e appartamento) fossero provento di risparmi personali derivanti da venticinque anni di lavoro agricolo e non congrui pertanto i redditi dichiarati in ragione della capacità di spesa desumibile dagli atti analiticamente indicati negli avvisi.
Avverso detta sentenza propone appello il contribuente il quale deduce l’inefficacia dell’applicazione del c.d. redditometro posto che i beni individuati dall’Ufficio e le spese per il loro mantenimento non sono indici di capacità di spesa, ma tutt’al più costituiscono presunzioni semplici. L’appellante, evidenziato che, in particolare, l’acquisto della Porsche era stato erroneamente ritenuto dall’Ufficio indice di capacità reddituale in quanto effettuato con risparmi personali e con il ricavato dal riscatto di una polizza assicurativa sulla vita, chiede, in totale riforma della sentenza impugnata, l’annullamento degli avvisi di accertamento.
Si costituisce l’Agenzia delle Entrate di Viterbo 2 la quale, dedotto di aver emesso gli avvisi di accertamento, ai sensi dell’art. 38 4^ comma DPR 600/73, in presenza di effettive manifestazioni di spese del contribuente non congrue rispetto ai redditi dichiarati e della mancata prova della giustificazione della provenienza dei beni con redditi esenti, chiede il rigetto dell’appello.
Con la sentenza in oggetto la CTR di Roma respinge l’appello in quanto l’accertamento emesso, ai sensi dell’art. 38 d. P.R. n.600/73, non si fonda su valutazioni “arbitrarie”, prive di riscontro, ma su dati oggettivi emergenti dalla stessa dichiarazione reddituale e dal compimento di significativi atti compiuti dal contribuente, quale l’acquisto della Porsche Carrera, la disponibilità di altre due autovetture, la comproprietà di appartamento di 130 mq.
Al riguardo viene rimarcato il principio dei giudici di legittimità secondo cui “In tema di accertamento dell’imposta sui redditi ed al fine della determinazione sintetica del reddito annuale complessivo, secondo la previsione dell’art. 38 del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600 – che consiste nell’applicazione di presunzioni semplici, in virtù delle quali (art. 2727 cod. civ.) l’ufficio finanziario è legittimato a risalire da un fatto noto (nella specie, l’esborso di rilevanti somme di denaro per l’acquisto di beni) a quello ignorato (sussistenza di un certo reddito e, quindi, di capacità contributiva) – la presunzione semplice genera l’inversione dell’onere della prova, trasferendo al contribuente l’impegno di dimostrare che il dato di fatto sul quale essa si fonda non corrisponde alla realtà.”.
Nel caso di specie, il contribuente non ha provato la fonte delle spese effettuate per l’acquisto e la gestione delle auto e dell’appartamento allo stesso cointestato nella quota del 50%, abitato con il padre. L’affermazione secondo cui” la Porsche avrebbe effettuato solo km. 26.000 in cinque anni e che è “un gioiello che il contribuente ha comprato per ammirarlo nel garage e usarlo quasi mai” e che egli vive con il padre vedovo pensionato, non vale a superare la prova della dimostrazione della congruità di quanto dichiarato rispetto agli oggettivi costi dei beni acquistati e utilizzati negli anni in contestazione.
La tesi del contribuente, secondo la quale l’acquisto dell’auto di lusso sia stato per intero provento dei suoi risparmi personali e del ricavato del riscatto di una polizza assicurativa sulla vita, non ha trovato, peraltro, puntuale riscontro.
Si conclude, quindi, che Commissione una volta accertata l’effettività della situazione esposta dall’Ufficio delle Entrate non ha la facoltà di privare gli elementi indicati che il legislatore ha connesso alla loro disponibilità, ma può solo valutare la prova che il contribuente offre in relazione alla loro provenienza non reddituale delle somme utilizzate per mantenere il possesso di detti beni, prova che, nel caso di specie, non è stata fornita.

 

Regime speciale per lavoratori impatriati: in G.U. il decreto attuativo

 

Definite le disposizioni di attuazione del regime speciale per lavoratori impatriati. Il D.M. è stato pubblicato nella G.U. 8 giugno 2016, n. 132 (Ministero dell’Economia e delle Finanze – Decreto 26 maggio 2016).

Le agevolazioni fiscali, consistenti nella concorrenza alla formazione del reddito complessivo del 70% del reddito di lavoro dipendente prodotto in Italia da soggetti che trasferiscono la residenza nel territorio dello Stato, trovano applicazione, a decorrere dall’anno 2016, per il periodo d’imposta del predetto trasferimento e per i successivi quattro, al verificarsi delle seguenti condizioni:
– i lavoratori non sono stati residenti in Italia nei cinque periodi di imposta precedenti il predetto trasferimento e si impegnano a permanere in Italia per almeno due anni;
– l’attività lavorativa è svolta presso un’impresa residente nel territorio dello Stato in forza di un rapporto di lavoro instaurato con questa o con società che direttamente o indirettamente controllano la medesima impresa, ne sono controllate o sono controllate dalla stessa società che controlla l’impresa;
– l’attività lavorativa è prestata nel territorio italiano per un periodo superiore a 183 giorni nell’arco di ciascun periodo d’imposta;
– i lavoratori svolgono funzioni direttive e/o sono in possesso dei requisiti di elevata qualificazione o specializzazione.
Sono altresì destinatari delle medesime agevolazioni i cittadini dell’Unione europea che hanno svolto continuativamente:
– un’attività di lavoro dipendente, di lavoro autonomo o di impresa fuori dall’Italia negli ultimi ventiquattro mesi o più, in possesso di un titolo di laurea;
– un’attività di studio fuori dall’Italia negli ultimi ventiquattro mesi o più, conseguendo un titolo di laurea o una specializzazione post lauream.
La fruizione dei benefici in esame è incompatibile con la contemporanea fruizione degli incentivi fiscali per il rientro in Italia di ricercatori residenti all’estero.
Il beneficiario degli incentivi decade dal diritto agli stessi laddove la residenza in Italia non sia mantenuta per almeno due anni. In tal caso si provvede al recupero dei benefici già fruiti, con applicazione delle relative sanzioni e interessi.

 

Codici tributo per reclamo e mediazione

 

Istituiti i codici tributo per il versamento delle somme dovute a seguito di reclamo e mediazione, a titolo di Accisa e altre imposte indirette riscosse tramite modello F24 (Agenzia delle dogane e dei monopoli – Nota 30 maggio 2016, n. 64156).

L’Agenzia delle Entrate, con la Risoluzione n. 33/E del 29.04.2016, ha comunicato di aver istituito i codici tributo per consentire il versamento, mediante il modello F24 accise, delle somme dovute a seguito del perfezionamento degli istituti in oggetto:
– “5402” denominato “Accisa spiriti – Reclamo e Mediazione di cui all’articolo 17-bis, D.lgs. n. 546/1992”;
– “5403” denominato “Accisa birra – Reclamo e Mediazione di cui all’articolo 17-bis, D.lgs. n. 546/1992”;
– “5404” denominato “Accisa prodotti energetici, loro derivati e prodotti analoghi – Reclamo e Mediazione di cui all’articolo 17-bis, D.lgs. n. 546/1992”;
– “5405” denominato “Accisa gas petroliferi liquefatti – Reclamo e Mediazione di cui all’articolo 17-bis, D.lgs. n. 546/1992”;
– “5406” denominato “Accisa energia elettrica – Reclamo e Mediazione di cui all’articolo 17-bis, D.lgs. n. 546/1992”;
– “5407” denominato “Accisa gas naturale per autotrazione – Reclamo e Mediazione di cui all’articolo 17-bis, D.lgs. n. 546/1992”;
– “5408” denominato “Denaturanti e prodotti soggetti a I.F. – Contrassegni di Stato – Reclamo e Mediazione di cui all’articolo 17-bis, D.lgs. n. 546/1992”;
– “5409” denominato “Diritti di licenza sulle accise e imposte di consumo – Reclamo e Mediazione di cui all’articolo 17-bis, D.lgs. n. 546/1992”;
– “5410” denominato “Accisa gas naturale per combustione – Reclamo e Mediazione di cui all’articolo 17-bis, D.lgs. n. 546/1992”;
– “5411” denominato “Imposta di consumo su oli lubrificanti e bitume – Reclamo e Mediazione di cui all’articolo 17-bis, D.lgs. n. 546/1992”;
– “5412” denominato “Tassa emissione di anidride solforosa e ossido di azoto – Reclamo e Mediazione di cui all’articolo 17-bis, D.lgs. n. 546/1992”;
– “5413” denominato “Entrate accise eventuali diverse – Reclamo e Mediazione di cui all’articolo 17-bis, D.lgs. n. 546/1992”;
– “5414” denominato “Accisa sul carbone, lignite e coke di carbon fossile utilizzati per carburazione o combustione – Reclamo e Mediazione di cui all’articolo 17-bis, D.lgs. n. 546/1992”;
– “5415” denominato “Accisa sugli oli vegetali utilizzati per carburazione o combustione – Reclamo e Mediazione di cui all’articolo 17-bis, D.lgs. n. 546/1992”;
– “5416” denominato “Accisa sull’alcol metilico utilizzato per carburazione o combustione – Reclamo e Mediazione di cui all’articolo 17-bis, D.lgs. n. 546/1992”;
– “5417” denominato “Indennità di interessi di mora – Reclamo e Mediazione di cui all’articolo 17-bis, D.lgs. n. 546/1992”;

– “5418” denominato “Sanzioni amministrative dovute dai trasgressori in materia di accise ed imposte di consumo – Reclamo e Mediazione di cui all’articolo 17-bis, D.lgs. n. 546/1992”.
Al riguardo, si precisa che i codici ivi indicati, dovranno essere utilizzati esclusivamente per il versamento delle somme dovute in seguito al perfezionamento degli istituti in argomento ed afferenti alle accise ed alle altre imposte indirette che vengono corrisposte con Mod. F24.
Le competenti Strutture, pertanto, ogniqualvolta addiverranno, in accoglimento di un reclamo o all’esito del perfezionamento di un accordo di mediazione, alla rideterminazione della pretesa tributaria, dovranno aver cura di indicare il codice tributo, nonché di riportare le modalità di compilazione del Mod. F24, così come indicate nella citata Risoluzione n. 33/E dell’Agenzia delle Entrate, onde consentire al contribuente di redigere correttamente il predetto modello di pagamento.
Si evidenzia, infine, che i codici tributi in argomento sono riconosciuti da AIDA e sono gestibili nella procedura AIDA- Accise-Versamenti-F24.