Condominio minimo: chiarimenti sulle detrazioni delle spese di edilizia

 

04 SETT 2015 Anche nell’ambito di un condominio minimo, ai fini della detrazione delle spese relative ad interventi di ristrutturazione edilizia effettuati sulle parti comuni dell’edificio, i documenti giustificativi di tali spese e di pagamento devono essere riferiti al condominio (Agenzia entrate – risoluzione 27 agosto 2015, n. 74/E).

A chiarirlo è stata l’Agenzia delle Entrate che, con la Risoluzione 27 agosto 2015, n. 74/E si è espressa sulla detraibilità delle spese relative ad interventi di ristrutturazione edilizia effettuati sulle parti comuni di un condominio minimo qualora le stesse siano pagate dai singoli condomini con indicazione del proprio codice fiscale.
La normativa in questione prevede che i documenti giustificativi di tali spese (fatture) siano intestati al condominio e, relativamente alle modalità di pagamento, il bonifico deve recare il codice fiscale dell’amministratore del condominio o di uno qualunque dei condomini che provvede al pagamento, nonché quello del condominio.
Pertanto, ai fini della detrazione delle spese di edilizia e in assenza del codice fiscale del condominio, entro il termine della presentazione della dichiarazione dei redditi, deve essere:
– presentata a un Ufficio territoriale dell’Agenzia delle entrate la domanda di attribuzione del codice fiscale al condominio;
– versata dal condominio, con indicazione del codice fiscale attribuito, la sanzione prevista per l’omessa richiesta del codice fiscale;

– inviata dal condominio una comunicazione in carta libera all’Ufficio dell’Agenzia delle entrate competente con la richiesta di considerare il condominio quale soggetto che ha effettuato gli interventi.

 

Avvio della trasmissione telematica delle operazioni IVA

 

03 sett 2015 Con la pubblicazione del D.Lgs. 05 agosto 2015, n. 127 sulla gazzetta ufficiale è stata data attuazione alle disposizioni relative alla trasmissione telematica delle operazioni IVA e di controllo delle cessioni di beni effettuate attraverso distributori automatici.

Termini

L’Agenzia delle entrate, dal 1° luglio 2016, mette a disposizione dei contribuenti, gratuitamente, un servizio per la generazione, la trasmissione e la conservazione delle fatture elettroniche. Per specifiche categorie di soggetti passivi dell’imposta sul valore aggiunto viene messo a disposizione, anche con riferimento alle fatture elettroniche emesse nei confronti di soggetti diversi dalle amministrazioni pubbliche, il servizio gratuito di generazione, trasmissione e conservazione previsto dall’Agenzia per l’Italia digitale.
Dal 1° gennaio 2017, inoltre, il Ministero dell’economia e delle finanze mette a disposizione dei soggetti passivi Iva il sistema di Interscambio (Sdi) gestito dalla stessa Agenzia delle entrate, ai fini della trasmissione e della ricezione delle fatture elettroniche, e di eventuali variazioni delle stesse, relative a operazioni che intercorrono tra soggetti residenti nel territorio dello Stato, secondo il formato della fattura elettronica.
Dalla stessa data, l’Agenzia delle entrate mette a disposizione del contribuente, mediante l’utilizzo di reti telematiche e anche in formato strutturato, le informazioni acquisite.

Esercizio dell’opzione

Con riferimento alle operazioni rilevanti ai fini dell’imposta sul valore aggiunto effettuate dal 1° gennaio 2017, i soggetti passivi possono optare per la trasmissione telematica all’Agenzia delle entrate dei dati di tutte le fatture, emesse e ricevute, e delle relative variazioni, effettuata anche mediante il sistema di interscambio (Sdi).
L’opzione ha effetto dall’inizio dell’anno solare in cui è esercitata fino alla fine del quarto anno solare successivo e, se non revocata, si estende di quinquennio in quinquennio.

Memorizzazione e trasmissione telematica

A decorrere dal 1° gennaio 2017, i soggetti non obbligati a emettere fattura, se non su richiesta del cliente, possono optare per la memorizzazione elettronica e la trasmissione telematica all’Agenzia delle entrate dei dati dei corrispettivi giornalieri delle cessioni di beni e delle prestazioni di servizi.
L’opzione ha effetto dall’inizio dell’anno solare in cui è esercitata fino alla fine del quarto anno solare successivo e, se non revocata, si estende di quinquennio in quinquennio. La memorizzazione elettronica e la connessa trasmissione dei dati dei corrispettivi sostituiscono gli obblighi di registrazione dei corrispettivi.
La memorizzazione elettronica e la trasmissione telematica sono effettuate mediante strumenti tecnologici che garantiscano l’inalterabilità e la sicurezza dei dati, compresi quelli che consentono i pagamenti con carta di debito e di credito.
A decorrere dal 1° gennaio 2017, la memorizzazione elettronica e la trasmissione telematica dei dati dei corrispettivi sono invece obbligatorie per i soggetti passivi che effettuano cessioni di beni tramite distributori automatici.
La memorizzazione elettronica e la trasmissione telematica sostituiscono la modalità di assolvimento dell’obbligo di certificazione fiscale dei corrispettivi.
Resta, comunque, fermo l’obbligo di emissione della fattura su richiesta del cliente.

Sanzioni

Ai contribuenti che esercitano l’opzione per la trasmissione telematica all’Agenzia delle entrate dei dati di tutte le fatture, emesse e ricevute, e delle relative variazioni, effettuata anche mediante il Sistema di Interscambio si applica, in caso di omissione della predetta trasmissione ovvero di trasmissione di dati incompleti o inesatti, la sanzione amministrativa di cui articolo 11, comma 1, del Decreto Legislativo 18 dicembre 1997, n. 471.
Ai soggetti che optano per la memorizzazione elettronica e la trasmissione telematica all’Agenzia delle entrate dei dati dei corrispettivi giornalieri delle cessioni di beni e delle prestazioni di servizi si applicano, in caso di mancata memorizzazione o di omissione della trasmissione, ovvero nel caso di memorizzazione o trasmissione con dati incompleti o non veritieri, le sanzioni previste dagli articoli 6, comma 3, e 12, comma 2, del Decreto Legislativo 18 dicembre 1997, n. 471.

Incentivi

Ai soggetti che si avvalgono dell’opzione per la trasmissione telematica all’Agenzia delle entrate dei dati di tutte le fatture, emesse e ricevute, e delle relative variazioni e dell’opzione per la memorizzazione elettronica e la trasmissione telematica all’Agenzia delle entrate dei dati dei corrispettivi giornalieri delle cessioni di beni e delle prestazioni di servizi sono attribuiti i seguenti incentivi:
– viene meno l’obbligo di presentare le comunicazioni telematiche all’Agenzia delle entrate relative allo “spesometro” , alle black list, nonché la comunicazione dei dati relativi ai contratti stipulati dalle società di leasing, e dagli operatori commerciali che svolgono attività di locazione e di noleggio;

– viene meno l’obbligo di presentare le comunicazioni di cui all’articolo 16, lettera c), del Decreto del Ministro delle finanze 24 dicembre 1993 e, limitatamente agli acquisti intracomunitari di beni e alle prestazioni di servizi ricevute da soggetti stabiliti in un altro Stato membro dell’Unione europea, le comunicazioni di cui all’articolo 50, comma 6, del Decreto Legge 30 agosto 1993, n. 331, convertito, con modificazioni, dalla Legge 29 ottobre 1993, n. 427;
– i rimborsi Iva sono eseguiti in via prioritaria entro tre mesi dalla presentazione della dichiarazione annuale;
– il termine di decadenza per gli avvisi di accertamento sono ridotti di un anno. La riduzione si applica solo per i soggetti che garantiscano la tracciabilità dei pagamenti dagli stessi ricevuti ed effettuati nei modi stabiliti con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze.

Riduzione degli adempimenti

Con effetto dal 1° gennaio 2017, per specifiche categorie di soggetti passivi IVA di minori dimensioni, l’Agenzia delle entrate realizza un programma di assistenza, differenziato per categoria di soggetti, con cui sono messi a disposizione, in via telematica, gli elementi informativi necessari per le liquidazioni periodiche e per la dichiarazione annuale dell’IVA e vengono meno:

a) l’obbligo di registrazione delle fatture e degli acquisti;
b) l’obbligo di apposizione del visto di conformità o la sottoscrizione alternativa e la garanzia.
Quanto sopra indicato si applica a condizione che i soggetti passivi IVA effettuino la trasmissione telematica all’Agenzia delle entrate dei dati di tutte le fatture, emesse e ricevute, e delle relative variazioni, anche mediante il Sistema di Interscambio, con le modalità previste dall’Agenzia, e, qualora effettuino operazioni per le quali non obbligati a emettere fattura, se non su richiesta del cliente, optino per la facoltà di memorizzazione elettronica e trasmissione telematica dei dati dei corrispettivi.
Con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze sono individuati i soggetti ammessi a tale regime, tra i quali possono esservi anche soggetti non di minori dimensioni che intraprendono attività d’impresa, arte o professione. Per tali ultimi soggetti il regime in oggetto applica per il periodo in cui l’attività è iniziata e per i due successivi.

Cessazione degli incentivi e delle riduzioni

Fatte salve le sanzioni sopra indicate, in caso di omissione della trasmissione telematica all’Agenzia delle entrate dei dati delle fatture, emesse e ricevute e delle relative variazioni e dei dati dei corrispettivi ovvero di trasmissione con dati incompleti o inesatti, vengono meno gli incentivi e le riduzioni degli adempimenti, salvo che il contribuente trasmetta correttamente e telematicamente i predetti dati entro un termine da individuarsi con provvedimenti del Direttore della medesima Agenzia delle entrate.

 

Intrasmissibilità delle sanzioni agli eredi

 

03 sett 2015 L’Agenzia delle entrate con circolare 07 agosto 2015, n. 29/E ha chiarito che le sanzioni dovute dal de cuis in caso di decesso nel corso di un pagamento rateale delle somme dovute in base agli istituti definitori dell’accertamento e deflattivi del contenzioso non si trasmettono agli eredi

Nell’attuale sistema sanzionatorio tributario il principio della intrasmissibilità della sanzione agli eredi (articolo 8, decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472), assume carattere generale, come peraltro confermato in più occasioni dalla Suprema Corte di Cassazione, secondo cui la trasmissibilità è prevista solo per le sanzioni civili, quale principio generale in materia di obbligazioni, e non per le altre, per le quali opera il diverso principio dell’intrasmissibilità, quale corollario del carattere personale della responsabilità.
In base a tale principio appare pertanto indubbio che agli eredi non possa essere richiesto il pagamento delle sanzioni, sia con riferimento alle violazioni commesse dal de cuius ed alla base degli atti di acquiescenza, adesione, reclamo-mediazione, conciliazione giudiziale, sia con riferimento alle somme dovute a titolo di sanzione per il ritardo nel pagamento delle rate ovvero in caso di decadenza dal beneficio del piano di rateazione.
Diversamente, saranno dovute dagli eredi le sanzioni relative alle rate scadute e non pagate dopo la morte del de cuius.
Qualora nel corso di una rateazione si verifichi il decesso del contribuente, in relazione alle residue rate ancora da versare, la competente struttura non potrà chiedere agli eredi il pagamento delle somme ancora dovute a titolo di sanzione; è altresì escluso il versamento delle somme dovute a titolo di sanzione per il ritardo nel pagamento delle rate ovvero in caso di decadenza dal beneficio del piano di rateazione.
L’ufficio, acquisita notizia del decesso del debitore direttamente o su comunicazione degli eredi, provvederà a predisporre e comunicare alle parti interessate il computo dei nuovi importi delle rate dovute al netto delle sanzioni gravanti sul de cuius.
Per gli eredi rimane comunque ferma la facoltà di estinguere il debito tributario residuo in unica soluzione.

 

Tirocinio, le funzioni del dominus non sono compromesse dalla censura

 

Il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti contabili con la nota 03 agosto 2015, n. 62 ha chiarito che solo il provvedimento di sospensione preclude all’iscritto all’albo dei dottori commercialisti di esercitare le funzioni di dominus e non la censura.

Diversi Ordini territoriali hanno chiesto di chiarire quale tipologia di sanzione disciplinare, che accerti il mancato assolvimento dell’obbligo formativo, precluda al dominus di accogliere nuovi praticanti e imponga il trasferimento presso altri dominus dei tirocinanti già presenti nel suo studio.
Il dubbio è sorto con l’approvazione, lo scorso maggio, del nuovo “Regolamento per l’esercizio della funzione disciplinare territoriale – Procedura semplificata per alcune fattispecie di illecito” in cui non è precisata la sanzione che determina l’impossibilità di svolgere la funzione di dominus.
Al riguardo, con la nota in oggetto il Consiglio nazionale torna a precisare, quanto già specificato nel “Regolamento per l’esercizio della funzione disciplinare in caso di inadempimento dell’obbligo formativo da parte degli iscritti”, approvato ad ottobre 2010, che l’accertamento del mancato assolvimento dell’obbligo formativo in sede disciplinare a seguito del quale sia stato irrogato un provvedimento di sospensione precluda all’iscritto di esercitare le funzioni di dominus, essendo temporaneamente impedita tutta la sua attività professionale. L’irrogazione della censura, invece, non determinando alcuna interruzione dell’attività professionale, non compromette la possibilità di assumere il ruolo di dominus. Se colpito da quest’ultimo provvedimento, il commercialista non deve trasferire i suoi praticanti e può accoglierne di nuovi perché la sua attività professionale non viene interrotta.

 

Autocompensazione per l’assistenza fiscale senza limiti

 

L’Agenzia delle entrate con risoluzione 04 agosto 2015, n. 73/E ha chiarito che il divieto di compensazione previsto in presenza di debiti iscritti a ruolo di importo superiore a 1.500 euro per i quali è scaduto il termine di pagamento opera esclusivamente in caso di compensazione “orizzontale”. Il recupero delle somme rimborsate ai sostituiti e delle ritenute versate in più non è soggetto a tale divieto, in quanto non rientrano in tale categoria.

L’art. 15 del decreto sulla semplificazione fiscale e dichiarazione precompilata (D.lgs. n. 175/2014) prevede che il sostituto d’imposta recuperi le ritenute versate in più rispetto al dovuto nonché i rimborsi effettuati nei confronti del sostituito mediante compensazione tramite modello F24.
Al riguardo, occorre chiarire che ai sensi dell’articolo 31 del Decreto anticrisi (D.L. n. 78/2010), a decorrere dal 1° gennaio 2011, la compensazione dei crediti di cui all’articolo 17, comma 1, del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, relativi alle imposte erariali, è vietata fino a concorrenza dell’importo dei debiti, di ammontare superiore a millecinquecento euro, iscritti a ruolo per imposte erariali e relativi accessori, e per i quali è scaduto il termine di pagamento.
Questo divieto riguarda esclusivamente la compensazione “orizzontale” o “esterna” e non quella “verticale ” o “interna” e che sono, in ogni caso, esclusi i contributi e le agevolazioni erogati a qualsiasi titolo sotto forma di credito d’imposta.
Ciò premesso, in relazione alle novità fiscali introdotte dal D.Lgs. 21 novembre 2014, n. 175, a decorrere dal 2015, i sostituti d’imposta recuperano le somme rimborsate ai sostituiti e i versamenti di ritenute o imposte sostitutive superiori al dovuto dandone evidenza nel modello di pagamento F24.
Queste compensazioni non concorrono alla determinazione del limite di compensazione attualmente fissato in 700.000 euro per ciascun anno solare dall’art. 34, comma 1, della legge 23 dicembre 2000, n. 388. Inoltre, è stato escluso che per tali compensazioni sussista, anche quando di importo superiore a 15.000 euro annui, l’obbligo di apposizione del visto di conformità ovvero di sottoscrizione alternativa da parte dei soggetti che esercitano il controllo contabile.
Ciò, è stato chiarito, nel presupposto che le regole sopra richiamate sono riferibili esclusivamente all’utilizzo in compensazione “orizzontale o esterna” dei crediti, categoria in cui non sono ascrivibili le compensazioni in esame.
Ne deriva che, per le medesime ragioni, le stesse non soggiacciono, altresì, al divieto di compensazione in presenza di ruoli scaduti.