Unico 2014 e studi di settore, slitta al 7 luglio il termine per i versamenti

 

Il Ministero delle finanze con un comunicato del 14 giugno 2014 ha reso ufficiale per i contribuenti con studi di settore la proroga al 7 luglio dei versamenti delle dichiarazioni fiscali

Con DPCM in corso di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale slitta dal 16 giugno al 7 luglio 2014, il termine per effettuare i versamenti derivanti dalla dichiarazione dei redditi, dalla dichiarazione Irap e dalla dichiarazione unificata annuale da parte dei contribuenti che esercitano attività economiche per le quali sono stati elaborati gli studi di settore.
La proroga riguarda anche i contribuenti che, pur facendo parte delle categorie per le quali sono previsti gli studi di settore, presentano cause di esclusione o inapplicabilità (ad esempio, nel caso di non normale svolgimento di attività, o per il primo anno di attività) o i contribuenti che rientrano nel regime fiscale di vantaggio per l’imprenditoria giovanile e per i lavoratori in mobilità.
Usufruiscono, inoltre, della proroga i contribuenti che partecipano a società, associazioni e imprese soggette agli studi di settore.
Dall’8 luglio al 20 agosto 2014 i versamenti possono essere eseguiti con una maggiorazione, a titolo di interesse, pari allo 0,40 %.

 

La compilazione del quadro RR in Unico 2014

 

Le modalità operative per la compilazione del quadro RR del modello Unico PF 2014, destinato ad accogliere le informazioni relative alla contribuzione previdenziale dovuta da artigiani, commercianti ed professionisti iscritti alla Gestione separata Inps.

Il quadro RR del modello Unico deve essere compilato dai soggetti iscritti alle gestioni dei contributi e delle prestazioni previdenziali degli artigiani e degli esercenti attività commerciali e terziario, nonché dai lavoratori autonomi che determinano il reddito di arte e professione e sono iscritti alla Gestione separata Inps.
La sezione I del citato quadro è riservata ai titolari di imprese artigiane e commerciali e ai soci titolari di una propria posizione assicurativa tenuti al versamento di contributi previdenziali, sia per se stessi, sia per le persone che prestano la propria attività lavorativa nell’impresa. In merito all’individuazione dell’ammontare del reddito da assoggettare all’imposizione previdenziale, va preso in considerazione il totale dei redditi d’impresa conseguiti nel 2013, al netto delle eventuali perdite dei periodi d’imposta precedenti, scomputate dal reddito dell’anno. In particolare, per i soci di Srl iscritti alle gestioni degli artigiani o dei commercianti la base imponibile, oltre a quanto eventualmente dichiarato come reddito d’impresa, è costituita dalla parte del reddito d’impresa della Srl corrispondente alla quota di partecipazione agli utili, ovvero alla quota del reddito attribuita al socio per le società partecipate in regime di trasparenza.
La sezione II, invece, deve essere compilata dai soggetti che esercitano arti e professioni e sono tenuti al versamento dei contributi previdenziali alla Gestione separata, tra questi i professionisti “senza Cassa” e quelli che, pur iscritti ad Albi, non sono tenuti al versamento del contributo soggettivo presso la Cassa di appartenenza perchè hanno esercitato eventuali facoltà di non versamento o iscrizione in base alle previsioni dei rispettivi statuti o regolamenti. Per i soggetti interessati, la base imponibile sulla quale calcolare la contribuzione dovuta è rappresentata dalla totalità dei redditi prodotti quale reddito di lavoro autonomo dichiarato ai fini Irpef, compreso quello in forma associata e/o quello proveniente, se adottato dal professionista, dal regime dell’imprenditoria giovanile. Tuttavia, poiché al calcolo del contributo dovuto alla Gestione separata possono concorrere anche altri redditi percepiti dal professionista e soggetti alla stessa Cassa o ad altre Casse previdenziali obbligatorie, è necessario individuare analiticamente la base imponibile previdenziale sulla quale calcolare i contributi da versare. Quindi, sono stati individuati, con appositi codici, i redditi che potrebbero incidere sulla formazione del reddito imponibile e determinare versamenti indebiti:
– codice 2 per i redditi erogati agli amministratori locali, sui quali gli enti competenti hanno versato i contributi alla Gestione separata utilizzando i flussi Emens;
– codice 3 per: redditi derivanti da collaborazione coordinata e continuativa, anche a progetto; partecipazioni agli utili derivanti da associazioni in partecipazione con apporto costituito esclusivamente dalla prestazione di lavoro; redditi da lavoro autonomo occasionale;
– codice 4 per i redditi percepiti con assegno di ricerca, dottorato di ricerca, compensi per i medici in formazione specialisti;
– codice 5 per i redditi prodotti come reddito da lavoro autonomo e per i quali sono dovuti contributi previdenziali obbligatori presso Casse previdenziali diverse dalla Gestione separata. Tale reddito non concorre, ovviamente, alla formazione del massimale annuo della Gestione separata (per il 2013 pari ad euro 99.034).
Peraltro, con il modello Unico 2014 è inserita, nel rigo RR8 colonna 1, una casella nella quale il contribuente deve indicare eventuali contributi che, pagati negli anni precedenti, sono risultati indebiti e non sono stati richiesti né in compensazione utilizzando il modello F24, né a rimborso. Le somme possono essere richieste in autoconguaglio presentando direttamente alla propria sede Inps di competenza un’istanza. Tale richiesta è possibile per contribuzione indebita relativa agli anni di imposta precedenti all’anno 2012.
In relazione a termini e modalità di versamento, rimane fermo quanto già reso comunicato per gli anni precedenti.

 

Sisma Abruzzo 2009: i chiarimenti sulle agevolazioni fiscali

 

Forniti chiarimenti in merito all’applicazione, ai fini delle imposte di registro, ipotecaria e catastale, delle agevolazioni fiscali relative agli interventi urgenti in favore delle popolazioni colpite dagli eventi sismici nella Regione Abruzzo del 6 aprile 2009 (Agenzia delle Entrate – Risoluzione 11 giugno 2014, n. 61/E).

Si chiede di conoscere se il regime di esenzione previsto per gli atti di acquisto di immobili sostitutivi dell’abitazione principale distrutta dal sisma trovi applicazione, ai fini delle imposte di registro, ipotecarie e catastali, anche per gli atti stipulati a partire dal 1° gennaio 2014.
I dubbi sorti riguardano l’interpretazione della disposizione di legge che ha soppresso tutte le agevolazioni previste ai fini dell’imposta di registro per gli atti traslativi o costitutivi di diritti reali immobiliari a titolo oneroso in genere (art. 10, co. 4, D.Lgs. n. 23/2011).
Al riguardo, l’Agenzia evidenzia che sono stati introdotti interventi volti a favorire la ricostruzione e riparazione delle abitazioni private e degli immobili ad uso non abitativo, nonché alla concessione di indennizzi a favore delle imprese. In particolare, è stato disposto l’esenzione da ogni tributo (ad eccezione dell’IVA) e diritto degli atti e delle operazioni relativi ai finanziamenti ed agli acquisti di nuove abitazioni sostitutive dell’abitazione principale distrutta, nonché degli atti conseguenti e connessi (l’art. 3, co. 1, lett. d), D.L. n. 39/2009).
In passato, il Fisco aveva già chiarito che la soppressione di cui al citato art. 10, co. 4, D.Lgs. n. 23/2011, non opera in relazione ad alcune previsioni fiscali, che sono funzionali alla disciplina di particolari istituti e che interessano diverse tipologie di atti, e non necessariamente quelli traslativi o costitutivi di diritti reali immobiliari (circolare 21 febbraio 2014, n. 2).
Dunque, tale norma non esplica effetti con riferimento alle disposizioni di favore delle popolazioni colpite dagli eventi sismici nella Regione Abruzzo del 6 aprile 2009 e, pertanto, anche per gli atti di acquisto di immobili sostitutivi dell’abitazione principale distrutta, stipulati in data successiva al 1° gennaio 2014, trova applicazione il trattamento di esenzione “da ogni tributo”.

 

TASI, nessuna sanzione per i pagamenti oltre il 16 giugno 2014

 

Non si applicano sanzioni ed interessi per i pagamenti dell’acconto della TASI per il2014, se effettuati comunque entro il 31 luglio p.v. È quanto ha dichiarato il Ministero dell’economia e delle finanze, rispondendo all’interrogazione a risposta immediata n. 5/02955 del 10 giugno 2017.

A seguito dei dubbi sollevati dagli Onorevoli in relazione alle notevoli criticità connesse all’adempimento dell’obbligo di pagamento dell’acconto della TASI, il MEF chiarisce innanzitutto che, ai fini della risoluzione della problematica in questione, non può essere percorribile la via di un intervento di prassi amministrativa.
Infatti, con riferimento al versamento in ritardo del saldo TARES per il 2013, è stato il legislatore ad intervenire, affermando che nel caso in cui il versamento relativo all’anno 2013 risulti insufficiente, non si applicano le sanzioni previste in tale ipotesi, qualora il comune non abbia provveduto all’invio ai contribuenti dei modelli di pagamento precompilati in base all’applicazione delle disposizioni regolamentari e tariffarie di cui al presente articolo (art. 5, co. 4-bis, D.L. n. 102/2013).
Analogamente, in caso di insufficiente versamento della seconda rata dell’imposta municipale propria (IMU) per l’anno 2013, ha disposto la non applicazione di sanzioni e interessi, a condizione che la differenza sia corrisposta entro il termine di versamento della prima rata dell’IMU dovuta per l’anno 2014 (art. 1, co. 728, L. n. 147/2013).
Al fine di assicurare certezza in ordine al versamento della prima rata TASI per l’anno 2014, il Governo ha disposto, per i Comuni che non hanno provveduto a deliberare le aliquote entro il 23 maggio 2014, il differimento al 16 ottobre 2014 del termine del versamento, prevedendo a carico dei Comuni l’obbligo di inviare le delibere, entro il 10 settembre 2014, al Dipartimento delle finanze in modo che possano essere pubblicate sul sito informatico (D.L. n. 88/2014).
Inoltre, nei confronti dei contribuenti che, nel rispettare la scadenza dell’acconto Tasi del 16 giugno 2014, effettuano, per errore, versamenti insufficienti, trova applicazione l’istituto del ravvedimento operoso (art. 13, D.Lgs. n. 472/1997), che consente il pagamento in misura ridotta della sanzione dovuta. In merito a ciò, i contribuenti possono far ricorso al ravvedimento sprint se provvedono al pagamento entro il 14° giorno successivo alla scadenza originaria, versando la mini-sanzione dello 0,2% per ogni giorno di ritardo più gli interessi legali, maturati fino al giorno del pagamento (art. 23, co. 31, D.L. n. 98/2011).
Tuttavia, considerata la situazione di incertezza normativa che caratterizza il meccanismo del versamento della prima rata della TASI, il MEF ritiene, ai sensi dell’art. 10, L. n. n. 212/2000, non applicabile di sanzioni e interessi i pagamenti in ritardo, effettuati comunque entro il 31 luglio 2014, della Tasi.

 

TASI 2014, definite le date di versamento

 

Con la pubblicazione in gazzetta ufficiale del decreto-legge 09 giugno 2014, n. 88 recante “Disposizioni urgenti in materia di versamento della prima rata TASI per l’anno 2014” sono stati definiti i termini di pagamento della Tasi sulla base della pubblicazione o meno delle delibere comunali.

 

Delibere comunali pubblicate entro il 31.05.2014

Per il solo anno 2014 il versamento della prima rata della TASI è effettuato entro il 16 giugno 2014 sulla base delle deliberazioni di approvazione delle aliquote e delle detrazioni inviate dai Comuni, esclusivamente in via telematica, entro il 23 maggio 2014, mediante inserimento del testo delle stesse nell’apposita sezione del Portale del federalismo fiscale e pubblicate nel sito informatico www.finanze.it alla data del 31 maggio 2014.

 

Delibere comunali pubblicate entro il 18.09.2014

Nel caso di mancato invio delle deliberazioni entro il predetto termine del 23 maggio 2014, il versamento della prima rata della TASI è effettuato entro il 16 ottobre 2014 sulla base delle deliberazioni concernenti le aliquote e le detrazioni, nonché dei regolamenti della TASI pubblicati nel sito informatico www.finanze.it, alla data del 18 settembre 2014; a tal fine, i comuni sono tenuti ad effettuare l’invio delle predette deliberazioni, esclusivamente in via telematica, entro il 10 settembre 2014, mediante inserimento del testo delle stesse nell’apposita sezione del Portale del federalismo fiscale.

 

Mancata pubblicazione delle delibere entro il 18.09.2014

Nel caso di mancato invio delle deliberazioni entro il predetto termine del 10 settembre 2014, il versamento della TASI è effettuato in un’unica soluzione entro il 16 dicembre 2014 applicando l’aliquota di base dell’1 per mille, nel rispetto comunque del limite massimo, in base al quale la somma delle aliquote della TASI e dell’IMU previste per ciascuna tipologia di immobile non può essere superiore all’aliquota massima consentita dalla legge statale per l’IMU al 31 dicembre 2013 fissata al 10,6 per mille e ad altre minori aliquote, in relazione alle diverse tipologie di immobile.

Possessore dell’immobile ed inquilino

Ai sensi del comma 681 dell’articolo 1, legge di stabilità nel caso in cui l’unità immobiliare è occupata da un soggetto diverso dal titolare del diritto reale sull’unità immobiliare, quest’ultimo e l’occupante sono titolari di un’autonoma obbligazione tributaria. L’occupante versa la TASI nella misura, stabilita dal comune nel regolamento, compresa fra il 10% e il 30% dell’ammontare complessivo della TASI. La restante parte è corrisposta dal titolare del diritto reale sull’unità immobiliare.
La TASI dovuta dall’occupante, nel caso di mancato invio della delibera entro il predetto termine del 10 settembre 2014 ovvero nel caso di mancata determinazione della suddetta percentuale, è pari al 10% dell’ammontare complessivo del tributo, determinato con riferimento alle condizioni del titolare del diritto reale.