Tintolavanderia con responsabile tecnico comunitario: si, se i titoli sono riconosciuti

 

L’attività di tintolavanderia è una professione regolamentata e richiede il riconoscimento della qualifica professionale per l’incarico di responsabile tecnico ricoperto da un soggetto comunitario (Ministero Sviluppo Economico – Parere n. 70449/2016).

Il responsabile tecnico di una tintolavanderia deve essere in possesso di idoneità professionale che può essere comprovata dal possesso di almeno uno dei seguenti requisiti:
– frequenza di corsi di qualificazione tecnico- professionale della durata di almeno 450 ore complessive da svolgersi nell’arco di un anno;
– attestato di qualifica in materia attinente l’attività conseguito ai sensi della legislazione vigente in materia di formazione professionale, integrato da un periodo di inserimento della durata di almeno un anno presso imprese del settore, da effettuare nell’arco di tre anni dal conseguimento dell’attestato;
– diploma di maturità tecnica o professionale o di livello post-secondario superiore o universitario, in materie inerenti l’attività;
– periodo di inserimento presso imprese del settore non inferiore a:
a) un anno, se preceduto dallo svolgimento di un rapporto di apprendistato della durata prevista dalla contrattazione collettiva;
b) due anni in qualità di titolare, di socio partecipante al lavoro o di collaboratore familiare degli stessi;
c) tre anni, anche non consecutivi ma comunque nell’arco di cinque anni, nei casi di attività lavorativa subordinata.

Dalla richiesta di tali requisiti professionali, ai fini dell’incarico di responsabile tecnico, si evince che l’attività di tintolavanderia è una professione regolamentata che necessita anche del riconoscimento, per l’accesso alla professione, delle qualifiche professionali già acquisite in uno o più Stati membri dell’Unione Europea, che permettono al titolare di tali qualifiche di esercitare nello Stato membro di origine la professione corrispondente.
Il riconoscimento delle qualifiche professionali consente, quindi, di accedere alla professione corrispondente per la quale i soggetti sono qualificati nello Stato membro d’origine e di esercitarla alle stesse condizioni previste dall’ordinamento italiano.

 

Imprese con attività internazionale: accordi preventivi

 

21 marzo 2016 L’Agenzia delle Entrate con provvedimento 21 marzo 2016 ha fornito le indicazioni operative per le imprese che vogliono stipulare accordi preventivi con il Fisco per regolare in anticipo il trattamento fiscale di alcune operazioni transnazionali.

Con il provvedimento in oggetto sono definite le modalità e i termini della procedura, introdotta dal Dlgs Internazionalizzazione che contiene diverse misure per la crescita e lo sviluppo delle imprese volte a creare un contesto di maggiore certezza per le imprese operanti in Italia e a favorire una maggiore attrattività per i nuovi investitori esteri. In particolare, la procedura consente di stipulare accordi preventivi con riferimento ad alcuni ambiti come per esempio il regime del transfer pricing, l’erogazione o la percezione di dividendi, interessi, royalties e altri componenti reddituali e la definizione dei valori di uscita o di ingresso in caso di trasferimento della residenza.
Possono stipulare gli accordi preventivi le seguenti imprese con attività internazionale:
1. le imprese residenti in Italia qualificabili come tali secondo la normativa in materia di imposte sui redditi e che, in alternativa o congiuntamente:
– si trovino in una o più delle condizioni contenute nel comma 7 dell’articolo 110 del Tuir rispetto a società non residenti;
– abbiano il patrimonio, fondo o capitale di soggetti non residenti oppure partecipino al patrimonio, fondo o capitale di soggetti non residenti;
– abbiano corrisposto a, o percepito da soggetti non residenti, dividendi, interessi, royalties o altri componenti reddituali;
– esercitino la propria attività attraverso una stabile organizzazione in un altro Stato;
– si trovino nelle condizioni indicate agli articoli 166 o 166 bis del Tuir.
2. le imprese non residenti che esercitano o abbiano intenzione di esercitare la propria attività nel territorio dello Stato attraverso una stabile organizzazione.
Le imprese che vogliono stipulare gli accordi preventivi possono presentare una domanda all’Ufficio Accordi preventivi e controversie internazionali della Direzione Centrale Accertamento dell’Agenzia delle Entrate, Sezione di Roma o di Milano. Per agevolare il contribuente, l’istanza può essere presentata indifferentemente all’una o all’altra struttura e deve essere redatta in carta libera e inoltrata a mezzo raccomandata con avviso di ricevimento o tramite consegna diretta all’Ufficio.
Il provvedimento in oggetto si applica anche ai procedimenti già avviati e non conclusi.

 

Barbiere: requisiti validi anche in caso di interruzione dell’attività

 

L’attività di barbiere esercitata legittimamente prima della riforma della disciplina di acconciatore costituisce titolo valido per il riconoscimento dei requisiti professionali previsti per l’esercizio della medesima attività post riforma. A tal fine, l’interruzione dell’attività non determina la perdita dei requisiti professionali, che restano validi in caso di ripresa della medesima attività di acconciatore dopo un periodo di inattività. (Ministero dello Sviluppo Economico – Parere 08 marzo 2016, n. 65416).

Per esercitare l’attività di acconciatore (ex barbiere) è necessario il possesso di specifici requisiti professionali.
La disciplina è stata integralmente riformata nel 2005, unificando sotto la denominazione di «attività di acconciatore» le attività di barbiere e di parrucchiere per uomo e per donna, con l’introduzione di nuove modalità per l’avvio dell’attività e la previsione di nuovi criteri per il conseguimento della necessaria abilitazione professionale.

L’INTERPELLO AL MINISTERO

È stato sottoposto al vaglio del Ministero dello Sviluppo Economico il caso di un soggetto che ha legittimamente esercitato l’attività di barbiere dal 1997 al 2009; anno in cui ha cessato la partita IVA e cancellato la propria impresa individuale dall’Albo delle imprese artigiane.
Dopo un periodo di inattività, l’imprenditore ha avviato nuovamente l’attività di acconciatore (ex barbiere), presentando domanda di iscrizione all’Albo delle imprese artigiane.
La Commissione Provinciale per l’Artigianato incaricata di esaminare l’istanza ha opposto il proprio rifiuto ad ottemperare alla richiesta iscrizione nell’Albo delle imprese artigiane, con la duplice motivazione:
– l’invio tardivo dell’istanza;
– ma soprattutto, di non poter riconoscere la sussistenza dei requisiti professionali dichiarati.

IL PARERE DEL MINISTERO

Il Ministero dello Sviluppo Economico, nel dichiarare l’illegittimità di tale rifiuto, ha precisato che:
– in seguito alla riforma della disciplina dell’attività di acconciatore, per l’avvio di tale attività deve essere presentata la SCIA al Comune competente per territorio, a cui è attribuita la competenza circa la verifica del possesso dei requisiti professionali;
– devono ritenersi cancellati i compiti di accertamento e certificazione dei requisiti professionali in precedenza attribuiti alle Commissioni provinciali per l’artigianato;
– la Commissione provinciale per l’artigianato è legittimata ad opporre un rifiuto alla richiesta iscrizione all’Albo delle imprese artigiane solo per ragioni inerenti il riconoscimento della qualificazione artigiana del soggetto richiedente;
– l’eventuale presentazione tardiva della domanda d’iscrizione all’Albo delle imprese artigiane, determina l’applicazione delle sanzioni amministrative, ma non costituisce causa di rigetto della domanda.

Per quanto concerne l’abilitazione professionale all’esercizio dell’attività di acconciatore, con la riforma del 2005 sono stati individuati nuovi criteri ed è stata attribuita alle Regioni la competenza di definire i contenuti tecnico-culturali ed i percorsi di conseguimento dei requisiti professionali. Tuttavia, secondo la specifica disposizione di diritto transitorio contenuta nella medesima legge di riforma, “coloro i quali sono in possesso della qualifica di barbiere ed esercitano, o hanno in precedenza esercitato, l’attività di barbiere è comunque garantito il diritto di svolgere tale attività. La norma, dunque, fa salvo il possesso dei requisiti professionali per l’avvio dell’attività di acconciatore anche nell’ipotesi della temporanea interruzione dell’attività esercitata in base alla previgente disciplina. A tal proposito, il Ministero chiarisce che deve ritenersi escluso in capo al soggetto interessato, qualsiasi onere di conseguire un esplicito riconoscimento del possesso dei requisiti per conservarne la validità anche in seguito alla temporanea cessazione dell’attività.

 

La nuova causale per i contributi all’Ente Bilaterale per la Formazione Professionalizzante

 

Istituita la causale contributo per la riscossione, tramite modello F24, dei contributi da destinare al finanziamento dell’Ente Bilaterale per la Formazione Professionalizzante in Artigianato, Agricoltura, Costruzioni, Industria, Servizi e delle Attività socio Educative “EBIFORM” (Agenzia delle Entrate – Risoluzione n. 10/E/2016)

Con la convenzione del 24 febbraio 2016 sottoscritta tra l’INPS e l’Ente Bilaterale per la Formazione Professionalizzante in Artigianato, Agricoltura, Costruzioni, Industria, Servizi e delle Attività Socio Educative “EBIFORM” è stato affidato all’INPS il servizio di riscossione, tramite il modello F24, dei contributi per il finanziamento dell’Ente Bilaterale.
A tal fine, per consentire il versamento dei contributi a favore dell’Ente Bilaterale per la Formazione Professionalizzante in Artigianato, Agricoltura, Costruzioni, Industria, Servizi e delle Attività Socio Educative “EBIFORM” mediante modello F24, si istituisce la seguente causale contributo:

– “EBIF” denominata “Ente Bilaterale per la Formazione Professionalizzante in Artigianato, Agricoltura, Costruzioni, Industria, Servizi e delle Attività socio Educative EBIFORM”

In sede di compilazione del modello di pagamento F24, la suddetta causale è esposta nella sezione “INPS”, nel campo “causale contributo”, in corrispondenza, esclusivamente, della colonna “importi a debito versati”, indicando:

– nel campo “codice sede”, il codice della sede Inps competente;
– nel campo “matricola INPS/codice INPS/filiale azienda”, la matricola Inps dell’azienda;
– nel campo “periodo di riferimento”, nella colonna “da mm/aaaa”, il mese e l’anno di riscossione del contributo, nel formato MM/AAAA. La colonna “a mm/aaaa” non deve essere valorizzata.

 

Dal 1° gennaio 2017 parte la razionalizzazione dei codici tributo

 

Revisione dei codici tributo relativi alle ritenute alla fonte, utilizzati per i versamenti con i modelli F24 e F24EP (Agenzia delle Entrate – Risoluzione 17 marzo 2016, n. 13/E).

A decorrere dal 1° gennaio 2017, sono soppressi i seguenti 24 codici tributo:
– 1004, 1013, 1033, 1685 e 1686, che confluiscono nel codice tributo “1001 – Ritenute su retribuzioni pensioni trasferte mensilità aggiuntive e relativo conguaglio”;
– 1059, 1693 e 1694, che confluiscono nel codice tributo “1301 – Retribuzioni pensioni trasferte mensilità aggiuntive e conguagli Sicilia sardegna e valle d’Aosta impianti fuori regione”;
– 1054, 1613, 1687 e 1688, che confluiscono nel codice tributo “1601 – Retribuzioni pensioni trasferte mensilità aggiuntive e relativo conguaglio impianti in Sicilia”;
– 1055, 1689, 1690 e 1913, che confluiscono nel codice tributo “1901 – Retribuzioni pensioni trasferte mensilità aggiuntive e conguaglio impianti in Sardegna”;
– 1056, 1691, 1692 e 1916, che confluiscono nel codice tributo “1920 – Retribuzioni pensioni trasferte mensilità aggiuntive e relativo conguaglio impianti in Valle d’Aosta”;
– 1038, che confluisce nel codice tributo “1040 – Compensi per l’esercizio di arti e professioni”;
– 3815, che confluisce nel codice tributo “3802 – Addizionale regionale all’imposta sul reddito delle persone fisiche sostituti d’imposta”;
– 111E, che confluisce nel codice tributo “100E – Ritenute su redditi da lavoro dipendente e assimilati”;
– 122E, che confluisce nel codice tributo “192E – Ritenute operate su trattamenti pensionistici e redditi da lavoro dipendente ed assimilati, maturate in Valle d’Aosta e versate fuori dalla Regione Stessa”.
Con riferimento all’utilizzo dei codici tributo 1001, 1601, 1901 e 1920 (nei quali sono confluiti i codici tributo 1013, 1613, 1913 e 1916) per il versamento delle ritenute sul conguaglio effettuato nei primi due mesi dell’anno successivo, si precisa che, in sede di compilazione del modello F24, nel campo “rateazione/regione/prov/mese rif.” è indicato il mese “12”, nel (formato “00MM”) e nel campo “anno di riferimento” l’anno di competenza del conguaglio (nel formato “AAAA”).
Analogamente, per i codici tributo 100E e 192E (nei quali sono confluiti i codici tributo 111E e 122E), in caso di versamento tramite modello F24 EP delle ritenute sul conguaglio effettuato nei primi due mesi dell’anno successivo, nel campo “riferimento A” è indicato il mese “12” (nel formato “00MM”) e nel campo “riferimento B” è indicato l’anno di competenza del conguaglio (nel formato “AAAA”).
Inoltre, sono ridenominati i codici tributo di seguito indicati:
– “1012 – Ritenute su indennità per cessazione di rapporto di lavoro e prestazioni in forma di capitale soggette a tassazione separata”;
– “1312 – Ritenute su indennità per cessazione di rapporto di lavoro e prestazioni in forma di capitale soggette a tassazione separata – Sicilia Sardegna e Valle d’Aosta impianti fuori regione”;
– “1612 – Ritenute su indennità per cessazione di rapporto di lavoro e prestazioni in forma di capitale soggette a tassazione separata – impianti in Sicilia”;
– “1912 – Ritenute su indennità per cessazione di rapporto di lavoro e prestazioni in forma di capitale soggette a tassazione separata – impianti in Sardegna”;
– “1914 – Ritenute su indennità per cessazione di rapporto di lavoro e prestazioni in forma di capitale soggette a tassazione separata – impianti in Valle d’Aosta”;
– “110E – Ritenute su indennità per cessazione di rapporto di lavoro e prestazioni in forma di capitale soggette a tassazione separata”;
– “117E – Ritenute su indennità per cessazione di rapporto di lavoro e prestazioni in forma di capitale soggette a tassazione separata – Valle d’Aosta impianti fuori regione”;
– “121E – Ritenute su indennità per cessazione di rapporto di lavoro e prestazioni in forma di capitale soggette a tassazione separata – impianti in Valle d’Aosta”.