Sanzioni per il commercio su area pubblica: no alla confisca dell’automezzo

 

Il Ministero dello Sviluppo Economico ha chiarito che il regime sanzionatorio previsto in caso di violazione della disciplina in materia di commercio sulle aree pubbliche non prevede la confisca dell’automezzo utilizzato dal commerciante sull’area pubblica (Ministero Sviluppo Economico – risoluzione n. 271187/2015).

In caso di esercizio dell’attività di commercio su area pubblica senza la prescritta autorizzazione del Comune o fuori dal territorio previsto dalla autorizzazione stessa, nonché senza il nulla osta o il permesso per l’esercizio dell’attività nelle aree demaniali marittime o negli aeroporti, nelle stazioni e nelle autostrade è prevista la sanzione da € 2.582,28 a € 15.493,71 e la confisca delle attrezzature e della merce.

La confisca è quindi rivolta esclusivamente alle attrezzature e alla merce, senza quindi includere anche l’automezzo utilizzato dall’esercente sull’area pubblica che, in ogni caso, potrebbe essere coinvolto nel provvedimento sanzionatorio dalla normativa regionale. In tal caso, i Comuni interessati non potrebbero esimersi dal confiscare anche il veicolo nel proprio ambito territoriale, salvo intraprendere la disposizione come riferita solo a specifiche esigenze cautelari, e pertanto non automatica.

 

Agevolazioni “prima casa”: nel computo della superficie anche i locali non abitabili

 

Ai fini dell’acquisto di una abitazione con le agevolazioni fiscali “prima casa”, nel computo della superficie rilevante per determinare la sussistenza di caratteristiche di lusso, occorre tenere conto anche dei vani privi dei requisiti di abitabilità, purché utilizzabili (Corte di Cassazione – Sentenza 06 maggio 2016, n. 9202).

Una delle condizioni per il riconoscimento dei benefici fiscali per l’acquisto della “prima casa” è che l’abitazione non abbia la caratteristiche di immobile di lusso individuate con il decreto ministeriale del 2 agosto 1969. Tra queste, in particolare, assume rilevanza la superficie utile complessiva, che deve essere non superiore:
– a 240 mq per le singole unità immobiliari;
– a 200 mq per le case composte di uno o più piani costituenti unico alloggio padronale, con annessa area scoperta pertinenziale non superiore a sei volte l’area coperta.
Dal computo della superficie restano esclusi i balconi, le terrazze, le cantine, le soffitte, le scale e posto macchine.

Nella controversia all’esame della Suprema Corte, l’Amministrazione finanziaria ha revocato i benefici fiscali “prima casa” riconosciuti in sede di acquisto dell’abitazione, rilevando una superficie utile complessiva superiore a 240 mq, per effetto del computo di due vani, esclusi dal contribuente perché non conformi alle prescrizioni urbanistiche sotto il profilo dell’abitabilità-agibilità:
– una “nicchia” incassata nel muro portante di 3,41 mq;
– un vano posto al piano terra, con altezza massima di 227 cm.
L’esclusione di questi vani, di fatto, determinava una superficie complessiva utile, nel limite previsto per il riconoscimento dei benefici fiscali.

Nel giudizio di primo grado e in appello, i giudici tributari hanno accolto il ricorso del contribuente partendo dal presupposto che l’elencazione dei locali non computabili al fine della determinazione della superficie complessiva utile non sia tassativa, ma possano essere esclusi anche quegli spazi che risultano ugualmente insuscettibili di un “utilizzo residenziale”.
In altri termini i giudici di merito hanno confermato la legittima fruizione dei benefici “prima casa”, escludendo la rilevanza fiscale dei suddetti spazi perché, sebbene disponibili, non risultano utilizzabili per funzioni proprie di residenza.

I giudici della Suprema Corte, invece, accogliendo le eccezioni del Fisco, hanno affermato:
– con riferimento ai locali non computabili nella superficie utile complessiva, che l’elencazione deve ritenersi tassativa secondo i principi generali che escludono l’interpretazione analogica in materia di agevolazioni o benefici fiscali, fermo restando l’effettiva riconducibilità di un determinato locale ad uno di quelli indicati dalla norma, valutando in concreto la destinazione e l’utilizzo del locale, a prescindere anche ed eventualmente dalla classificazione attribuita in sede catastale;
– per stabilire se un’abitazione sia di lusso e, quindi, sia esclusa dall’agevolazione per l’acquisto della “prima casa”, ai fini del computo della “superficie utile complessiva” assume rilevanza il requisito di utilizzabilità degli ambienti, mentre è irrilevante quello dell’abitabilità.
La Corte di Cassazione ha precisato, inoltre, che al fine di stabilire la spettanza delle agevolazioni tributarie derivanti dall’acquisto della prima casa, la sussistenza di caratteristiche non di lusso dell’abitazione devono essere valutate al momento dell’acquisto e non a quello della sua costruzione.

In conclusione, secondo i giudici della Suprema Corte, indipendentemente dalle prescrizioni urbanistiche sull’abitabilità, ai fini del computo della superficie utile per determinare se l’abitazione sia di lusso, è sufficiente:
– l’idoneità di fatto degli ambienti allo svolgimento di attività proprie della vita quotidiana;
– che gli ambienti dell’immobile, siano fruibili, e pertanto in grado di accrescere il valore economico dell’immobile, con inevitabili riflessi a livello fiscale.

 

Indicazioni operative sulla depenalizzazione

 

Fornite indicazioni operative, in materia di depenalizzazione, sulla contestazione delle violazioni relative al pagamento delle accise sui gas naturali, sulla detenzione di alcole e di prodotti alcolici e sulle deficienze di prodotti denaturati (Agenzia delle Dogane e dei Monopoli – Nota 03 maggio 2016, n. 51746).

A seguito dell’entrata in vigore della disciplina sulla depenalizzazione (D.Lgs. n. 8/2016), alla data del 6 febbraio 2016, le disposizioni che disciplinano espressamente talune fattispecie punite con la sola multa relative al settore delle accise e interessate dalla depenalizzazione sono: gas metano, alcole e prodotti alcolici, deficienze di prodotti denaturati.
In particolare, per quel che concerne la fattispecie che puniva la sottrazione all’accertamento o al pagamento dell’accisa sul gas naturale per quantitativi inferiori a 5000 mc. con la multa dal doppio al decuplo dell’imposta evasa, non inferiore in ogni caso a 516 euro (art. 40, co. 5, D.Lgs. n. 504/1995), trova applicazione l’art. 1, co. 6, D.Lgs. n. 8/2016 il quale dispone che, a fronte di una “pena pecuniaria proporzionale”, prevista per la fattispecie depenalizzata, la somma dovuta a titolo di sanzione amministrativa sia pari all’ammontare della multa o dell’ammenda, ma, in ogni caso, non inferiore ad euro 5.000 né superiore a euro 50.000.
Analogamente occorre procedere per la determinazione della sanzione in relazione alla fattispecie che puniva la detenzione di alcole e di prodotti alcolici in condizioni diverse da quelle prescritte, con la pena della multa dal doppio al decuplo dell’imposta evasa (art. 43, co. 4, D.Lgs. n. 504/1995).
Per quanto riguardala fattispecie che prevedeva la sanzione della multa fino a 2582 euro, nelle ipotesi di deficienze di prodotti denaturati eccedenti l’1% oltre il calo consentito (art. 47, co. 1, secondo periodo, D.Lgs. n. 504/1995), la sanzione amministrativa pecuniaria deve essere determinata in una somma di denaro da euro 5.000 ad euro 10.000 (art. 1, co. 5, lett. a), D.Lgs. n. 8/2016).
Per le violazioni in materia di accise appena descritte, il procedimento di irrogazione delle sanzioni sarà regolato secondo le disposizioni generali in materia di sanzioni amministrative per le violazioni di norme tributarie (D.Lgs. n. 472/1997).

 

Giochi e scommesse: in arrivo i dati per ravvedere le anomalie

 

L’Agenzia delle Entrate ha definito le modalità di comunicazione ai soggetti coinvolti nella gestione degli apparecchi da gioco con vincita in denaro, delle anomalie riscontrate nelle dichiarazioni di ricavi percepiti dai medesimi apparecchi, al fine di consentirne una valutazione circa la correttezza, ed eventualmente porvi rimedio attraverso il ravvedimento operoso (Provvedimento 9 maggio 2016, n. 70174).

A seguito del confronto dei dati dichiarativi con quelli comunicati dalle società concessionarie della rete telematica per la gestione degli apparecchi da gioco con vincita in denaro di cui all’art. 110, co. 6, del T.U.L.P.S., sono emerse delle possibili anomalie nella dichiarazione dei compensi percepiti dai soggetti coinvolti nella filiera per avere concorso alla raccolta effettuata per il tramite dei predetti apparecchi.
L’Agenzia delle Entrate mette a disposizione delle imprese coinvolte, le informazioni in proprio possesso, allo scopo di valutarne la correttezza, ed eventualmente provvedere alla loro correzione o integrazione con elementi, fatti e circostanze in grado di giustificare la presunta anomalia, ovvero alla regolarizzazione spontanea tramite il ravvedimento operoso. Le medesime informazioni sono trasmesse anche alla Guardia di Finanza per le attività di controllo di competenza.

L’Agenzia delle Entrate trasmette alle imprese interessate una comunicazione contenente le seguenti informazioni:
– codice fiscale e denominazione/nome e cognome del contribuente;
– numero identificativo della comunicazione;
– codice atto;
– ammontare complessivo dei compensi percepiti per la gestione – nell’anno 2011 – di apparecchi che distribuiscono vincite in denaro.
La comunicazione è inviata tramite PEC ovvero, nei casi in cui la Pec non è attiva o non è registrata, attraverso la posta ordinaria.
Con le stesse modalità, anche mediante gli intermediari incaricati della trasmissione delle dichiarazioni (dottori commercialisti ed esperti contabili, consulenti del lavoro, esperti tributari, associazioni sindacali di categoria, CAF), le imprese interessate possono comunicare all’Agenzia delle Entrate eventuali elementi, fatti e circostanze dalla stessa non conosciuti, in grado di giustificare l’anomalia riscontrata.

Ulteriori informazioni di dettaglio relative alla suddetta comunicazione sono rese disponibili nel “Cassetto fiscale” dell’impresa, all’interno dell’area riservata dei servizi telematici sul sito internet dell’Agenzia delle Entrate (Fisconline o Entratel):
a) ammontare complessivo dei compensi percepiti per la gestione di apparecchi che distribuiscono vincite in denaro;
b) modello di dichiarazione IVA presentata relativa all’anno 2011;
c) protocollo identificativo e data di invio della dichiarazione di cui alla lettera precedente;
d) ammontare complessivo delle operazioni esenti indicate nella dichiarazione IVA (rigo VE33);
e) importo delle operazioni esenti parzialmente o totalmente omesso, emergente dal confronto con l’ammontare complessivo dei compensi comunicati dalle società concessionarie;
f) dettaglio dei compensi comunicati, con separata indicazione delle società concessionarie e della tipologia di apparecchi.

 

Pronta la modulistica aggiornata del Registro Imprese e R.E.A.

 

La nuova modulistica è consultabile sul sito del Ministero dello Sviluppo Economico e tiene conto delle novità normative in termini di specifiche tecniche per la creazione di programmi informatici finalizzati alla compilazione e all’invio delle domande (Ministero Sviluppo Economico – circolare n. 3689/2016).

Le nuove istruzioni sono state aggiornate tenendo conto anche del processo di accorpamento delle Camere di commercio e, rispetto a quelle precedenti, forniscono indicazioni in materia di:
– alternanza scuola-lavoro;
– società benefit;
– PMI innovative;
– adempimenti pubblicitari nei casi di decesso, recesso ed esclusione del socio di società di persone.

Le istruzioni insieme alla modulistica aggiornata sono consultabili sul sito del Ministero dello Sviluppo Economico e guidano alla compilazione delle domande di iscrizione/deposito e delle denunce da presentare rispettivamente al Registro delle Imprese ed al Repertorio Economico Amministrativo (R.E.A.) per via telematica o su supporto informatico.