Le risposte del Fisco alla stampa specializzata

 

Forniti chiarimenti alla stampa specializzata. Tra i diversi temi trattati: black List, certificazione unica, dichiarazione precompilata, split payment (Agenzia delle Entrate – Circolare 19 febbraio 2015, n. 6/E).

Black List:
– Il nuovo limite di 10.000 euro per la comunicazione Black list introdotto dal decreto Semplificazioni (D.lgs n. 175/2014), si riferisce al complesso delle cessioni di beni e delle prestazioni di servizi effettuate e ricevute nei confronti di operatori economici aventi sede, residenza o domicilio in Paesi Black list.
– I contribuenti possono continuare ad effettuare le comunicazioni mensili e trimestrali secondo le regole previgenti, fino alla fine del 2014.

Certificazione Unica:
– Gli assegni periodici corrisposti dal coniuge sono inquadrati tra i redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente. Relativamente a questa tipologia reddituale spetta una particolare detrazione dall’imposta lorda. Considerato che tale reddito è presente nel modello 730, è necessario individuare in modo autonomo lo stesso anche nella Certificazione Unica. In caso di pignoramento presso terzi degli assegni periodici, se il terzo erogatore conosce la natura delle somme che sta erogando (ad esempio, perché datore di lavoro del coniuge obbligato), applica le ordinarie ritenute previste per tale tipologia di reddito.  In tale ultimo caso è prevista la compilazione della CU nella quale verrà valorizzato il campo 5 dedicato a tale fattispecie.
– Nel caso di cessazione di rapporto di lavoro, c’è l’obbligo da parte del sostituto di rimettere una nuova CU. Nel caso di rilascio di una CU che non tiene conto di tali oneri deducibili, riproducendo il medesimo contenuto del CUD rilasciato al momento della cessazione, la dichiarazione precompilata dovrà essere opportunamente integrata dal percipiente per fruire della deducibilità in questione. Nel caso in cui il sostituto d’imposta del rapporto cessato proceda, invece, alla riapertura delle operazioni di conguaglio, verrà rilasciata una CU che terrà conto dei nuovi oneri. In tutte le ipotesi di conguaglio di precedenti rapporti di lavoro, in sede di predisposizione della dichiarazione precompilata verranno opportunamente riscontrati i dati conguagliati per verificare l’esistenza di eventuali disallineamenti.
– La sezione “Credito Bonus Irpef” deve essere sempre compilata, se compilato il punto 1 della CU “redditi di lavoro dipendente e assimilati”. Nella ipotesi di non spettanza del Bonus, il campo 119 deve essere  compilato con il codice 2: in questo caso non è richiesta la compilazione del campo 121. Infatti, il controllo previsto dalle specifiche tecniche per il campo 121 prevede che “deve essere assente se il campo 119 non è compilato”.
– Nei campi relativi alle ritenute presenti nella sezione “dati relativi ai conguagli in caso di redditi erogati da altri soggetti” della CU, sono ricomprese anche gli importi delle ritenute eventualmente sospese.
– I sostituti d’imposta possono correggere eventuali errori nella trasmissione delle certificazioni uniche, senza incorrere in sanzioni, trasmettendo una nuova certificazione, corretta, entro i cinque giorni successivi alla scadenza prevista (7 marzo). Resta fermo l’obbligo di trasmettere comunque la certificazione corretta anche dopo questa scadenza. Non è prevista la possibilità di avvalersi dell’istituto del ravvedimento. Infatti, la tempistica prevista per l’invio delle certificazioni uniche (7 marzo) e il loro utilizzo per l’elaborazione della dichiarazione precompilata, che deve essere resa disponibile ai contribuenti entro il 15 aprile, non sono compatibili con i tempi normativamente previsti per il ravvedimento.
– Il numero progressivo di certificazione riveste particolare rilievo in fase di determinazione della chiave identificativa di ogni singola CU, che è costituita dai seguenti elementi: codice fiscale del sostituto d’imposta, codice fiscale del percipiente, progressivo di certificazione univoco per sostituto all’interno di un singolo file telematico. La chiave permette all’Agenzia delle Entrate, in fase di acquisizione della CU, di poter attribuire in modo univoco ad ogni certificazione un protocollo telematico. L’indicazione del progressivo di certificazione non è pertanto necessario che venga riportato nel modello CU da rilasciare al dipendente, in quanto il suo utilizzo si esaurisce esclusivamente nell’ambito della procedura software.
– La scadenza per la trasmissione delle Certificazioni uniche all’Agenzia delle Entrate è il 7 marzo (quest’anno slitta al 9 marzo, perché cade di sabato). Al fine di non incorrere nella sanzione di 100 euro, in caso di inesattezze, la trasmissione della certificazione corretta dovrà avvenire, relativamente alle somme elargite nel 2014, entro giovedì 12 marzo 2015, ossia entro i “cinque giorni successivi alla scadenza” ordinaria del 7 marzo 2015.
– Nel primo anno l’invio delle certificazioni contenenti esclusivamente redditi non dichiarabili mediante il modello 730 (come i redditi di lavoro autonomo non occasionale) può avvenire anche dopo la scadenza del 9 marzo 2015, senza applicazione di sanzioni. Al fine di semplificare ulteriormente l’adempimento della trasmissione della Certificazione Unica, per il primo anno gli operatori potranno scegliere se compilare la sezione dedicata ai dati assicurativi relativi all’Inail e se inviare o meno le certificazioni contenenti esclusivamente redditi esenti.

Dichiarazione precompilata:
– Se le informazioni in possesso dell’Agenzia delle Entrate risultano incomplete, queste non vengono inserite direttamente nella dichiarazione precompilata, ma sono esposte in un ulteriore prospetto per consentire al contribuente di verificarle ed inserirle nel precompilato. In questo caso, la dichiarazione, integrata, non può essere considerata “accettata senza modifiche” e, pertanto, non opera l’esclusione dal controllo formale.
– La verifica della sussistenza delle condizioni soggettive per usufruire delle detrazioni/deduzioni è sempre effettuata nei confronti dei contribuenti. Pertanto, in caso di disconoscimento della detrazione/deduzione per assenza dei requisiti soggettivi, l’imposta, la sanzione e i relativi interessi saranno comunque richiesti al contribuente, anche in caso di presentazione della dichiarazione tramite CAF o professionista.

Split payment:
– Le operazioni soggette a regimi speciali IVA che non prevedono l’evidenza dell’imposta in fattura (es. regime del margine, agenzie di viaggio, regime di franchigia delle piccole imprese), pur in mancanza di espressa previsione normativa, devono ritenersi escluse dal meccanismo dello split payment.
– Nell’ipotesi in cui le pubbliche amministrazioni ricevano una fattura indicante l’IVA in misura inferiore a quella dovuta, per acquisti di beni e servizi effettuati nell’esercizio di un’attività commerciale, le stesse dovranno fare ricorso alla procedura di regolarizzazione di cui all’articolo 6, comma 8, D.lgs n. 471/97 e, quindi, l’imposta oggetto di regolarizzazione dovrà essere corrisposta con le modalità previste da tale procedura.
– La norma sullo split payment esclude da questa modalità di versamento dell’Iva i compensi per prestazioni di servizi “assoggettati a ritenuta alla fonte a titolo di imposta sul reddito”. Sono incluse anche le ritenute, a titolo di acconto, da scomputare dalle imposte sul reddito del percipiente.

 

Italia -Svizzera: via libera agli scambi d’informazione

 

Italia -Svizzera: via libera agli scambi d’informazione

Con l’accordo sullo scambio d’informazioni tra l’Italia e la Svizzera è stato posto fine al segreto bancario (Ministero dell’economia e delle finanze – Comunicato 23 febbraio 2015, n. 40)

Il Protocollo siglato tra l’Italia e la Svizzera modifica la Convenzione del marzo 1976 tra i due Paesi per evitare le doppie imposizioni, prevedendo lo scambio di informazioni su richiesta ai fini fiscali secondo lo standard Ocse.
Insieme al Protocollo è stata sottoscritta una “road map”, un documento politico che fissa il percorso per la prosecuzione dei negoziati su altre questioni tra cui la tassazione dei lavoratori frontalieri.
Il Protocollo in oggetto che pone le basi per rafforzare la cooperazione tra i due Paesi e per contrastare il fenomeno dell’evasione e dell’infedeltà fiscale deve essere ratificato dai rispettivi Parlamenti. Una volta ratificato, le autorità fiscali italiane potranno richiedere alla Svizzera informazioni, ivi comprese “richieste di gruppo”, anche su elementi riconducibili al periodo di tempo decorrente dalla data della firma, producendo effetti ai fini della regolarizzazione spontanea dei capitali detenuti illegalmente nella Confederazione.
I contribuenti italiani potranno sanare le irregolarità pagando integralmente le imposte dovute, come prevede la legge sulla voluntary disclosure, ed usufruire di un regime sanzionatorio più conveniente e di termini di prescrizione dell’accertamento più favorevoli. La regolarizzazione da parte dei contribuenti italiani dovrà avvenire entro settembre 2015.
Con la ratifica del Protocollo la Svizzera sarà inclusa nelle white lists italiane e uscirà dalle black lists basate esclusivamente sull’assenza dello scambio di informazioni.
Quanto allo scambio automatico di informazioni, l’Italia rientra tra i Paesi che si sono impegnati ad adottarlo a partire dal 2017 con riferimento alle attività finanziarie detenute nel 2016. La Svizzera si è impegnata ad adottare lo scambio automatico di informazioni a partire dal 2018, con riferimento all’annualità 2017. Poiché lo standard prevede la reciprocità, il primo scambio automatico di informazioni di carattere finanziario tra Italia e Svizzera avverrà entro settembre 2018 con riferimento all’anno 2017. I conti finanziari oggetto di comunicazione automatica all’Agenzia delle Entrate sono quelli di custodia, di deposito e i contratti di assicurazione con contenuto finanziario.
In merito all’accordo sui frontalieri, attualmente questo, firmato nel 1974, riguarda solo i frontalieri italiani e prevede la tassazione esclusiva in Svizzera con il ristorno del 40% del gettito ai Comuni italiani della zona di confine.
Con il nuovo accordo anche i frontalieri svizzeri che lavorano in Italia saranno compresi in esso. I lavoratori frontalieri saranno assoggettati ad imposizione sia nello Stato in cui esercitano l’attività, sia nello Stato di residenza. La quota spettante allo Stato del luogo di lavoro ammonterà al massimo al 70% del totale dell’imposta normalmente prelevabile alla fonte. Il Paese di residenza dei lavoratori applicherà l’imposta sul reddito delle persone fisiche tenendo conto delle imposte già prelevate nell’altro Stato ed eliminando l’eventuale doppia imposizione. Il carico fiscale totale dei frontalieri italiani rimarrà inizialmente invariato e successivamente, con molta gradualità, sarà portato al livello di quello degli altri contribuenti. Non vi sarà più alcuna compensazione finanziaria tra i due Stati. Il ristorno ai Comuni frontalieri italiani sarà a carico dello Stato, sulla base del principio di invarianza delle risorse.

 

Credito per le assunzioni di personale altamente qualificato: le regole del Fisco

 

Definite le modalità di fruizione del credito d’imposta a favore delle imprese per le nuove assunzioni di personale altamente qualificato (Agenzia delle Entrate – Provvedimenton. 21900/2015 e Risoluzione n. 18/E/2015).

Il credito d’imposta concesso a favore dei soggetti titolari di reddito d’impresa per l’assunzione a tempo indeterminato di personale altamente qualificato, in possesso di un dottorato di ricerca universitario ovvero di laurea magistrale in discipline di ambito tecnico o scientifico, impiegato in attività di Ricerca e Sviluppo, è utilizzabile in compensazione tramite modello F24.
Il modello F24 è presentato esclusivamente attraverso i servizi telematici ENTRATEL e FISCONLINE messi a disposizione dall’Agenzia delle entrate, pena lo scarto dell’operazione di versamento.
Il Ministero dello sviluppo economico trasmette telematicamente all’Agenzia delle entrate i dati identificativi di ciascun beneficiario e l’importo del credito concesso, nonché le eventuali variazioni.
In caso di variazioni dei dati delle imprese ammesse e dell’importo dell’agevolazione concessa il modello F24 è presentato telematicamente all’Agenzia delle entrate a partire dal terzo giorno lavorativo successivo a quello di comunicazione delle variazioni trasmesse dal Ministero dello sviluppo economico all’Agenzia delle entrate.
Per ciascun modello F24 ricevuto l’Agenzia delle entrate, sulla base dei dati comunicati dal Ministero dello sviluppo economico, effettua controlli automatizzati. Nel caso in cui l’importo del credito d’imposta utilizzato risulti superiore all’ammontare del beneficio residuo, ovvero nel caso in cui l’impresa non rientri nell’elenco dei soggetti ammessi al beneficio, il relativo modello F24 è scartato. Lo scarto è comunicato al soggetto che ha trasmesso il modello F24 tramite apposita ricevuta consultabile sul sito internet dei servizi telematici dell’Agenzia delle entrate.
Per consentire l’utilizzo del beneficio in parola, è stato istituito il seguente codice tributo:
– “6847” denominato ” Credito d’imposta a favore delle imprese per le assunzioni a tempo indeterminato di personale altamente qualificato – art. 24, del dl n. 83/2012″.

 

Contratto “rent to buy”, i chiarimenti del Fisco

 

Fornite le indicazioni sulla disciplina fiscale, ai fini delle imposte dirette e indirette, da applicare al contratto di godimento in funzione della successiva alienazione di immobili, “rent to buy” (Agenzia delle Entrate – Circolare 19 febbraio 2015, n. 4/E).

Ai fini del trattamento fiscale da applicare al canone corrisposto dal locatario, bisogna effettuare una distinzione:
– se la quota di canone è stata versata per il godimento dell’immobile, si applicano le disposizioni previste per i contratti di locazione, sia per le imposte dirette che per quelle indirette;
– se la quota di canone è stata versata come anticipazione del corrispettivo pattuito per la vendita dell’immobile, si applica la normativa fiscale prevista per gli accontiprezzo.
Ai fini Iva, i canoni di locazione versati per il godimento di un fabbricato abitativo sono esenti dall’imposta, salvo l’ipotesi in cui il concedente sia un’impresa di costruzione o di ripristino e opti per il regime di imponibilità Iva.
Lo stesso regime di esenzione si applica anche ai canoni versati per la locazione di fabbricati strumentali, con la possibilità di optare per il regime di imponibilità da parte di tutti i soggetti passivi e non solo per le imprese di costruzione e di ripristino.
Se il proprietario/concedente opera in regime di impresa e l’operazione sia imponibile ai fini dell’Iva, le aliquote applicabili alla quota di canone pagata come acconto per la successiva acquisizione dell’immobile sono le seguenti:
– aliquota ridotta del 4% se il futuro acquirente dichiara di poter beneficiare dei requisiti “prima casa” e se si tratta di case classificate nelle categorie catastali diverse da A/1, A/8 e A/9;
– aliquota ridotta del 10%, se si tratta di case di abitazione che hanno la medesima classificazione catastale di quelle che possono fruire dell’agevolazione “prima casa”;
– aliquota del 22% per gli immobili classificabili nella categorie catastali A/1, A/8 e A/9 e per gli immobili strumentali.
Riguardo l’imposta di registro, la misura è determinata in base al regime Iva applicabile:
– per gli acconti prezzo soggetti ad Iva, l’imposta di registro è dovuta nella misura fissa di 200 euro;
– per quanto attiene alla quota di canone corrisposta quale acconto-pezzo, per gli immobili abitativi esenti Iva si applica l’imposta di registro con aliquota del 2%, mentre se è imponibile Iva, perché il concedente, cioè il potenziale venditore, ha espresso tale opzione, l’imposta di registro è dovuta in misura fissa (67 euro se il contratto è stipulato per scrittura privata, 200 euro se formato per scrittura privata autenticata o è redatto in forma pubblica);
– per gli immobili strumentali, in deroga al principio di alternatività Iva/Registro, l’imposta di registro è applicata in misura proporzionale (1%), indipendentemente dal regime Iva di imponibilità o di esenzione cui l’operazione è soggetta.
Per il proprietario in regime d’impresa si rileverà, al momento del trasferimento di proprietà dell’immobile, un incremento del reddito pari alla differenza tra il prezzo di cessione, al lordo degli acconti, e il costo fiscale dell’immobile. Ai fini Iva, invece, la base imponibile su cui applicare l’imposta sarà data dal prezzo della cessione al netto dei soli acconti sulla vendita pagati fino a quel momento dal nuovo proprietario, cioè dall’exaffittuario, esclusi quindi quelli versati per il mero godimento dell’immobile. Riguardo le imposte di registro, ipotecaria e catastale, ai trasferimenti dei fabbricati strumentali rilevanti ai fini Iva (in regime di esenzione o imponibilità) si applica l’imposta di registro fissa di 200 euro e le imposte ipotecaria e catastale in misura rispettivamente pari all’1% e al 3%. Per i fabbricati abitativi in esenzione Iva l’imposta di registro è dovuta nella misura proporzionale del 9% o del 2%, con un minimo 1.000 euro, mentre le imposte ipotecaria e catastale sono in misura fissa pari a 50 euro ciascuna; se, invece, il trasferimento del fabbricato abitativo è imponibile Iva, per il principio di alternatività tra Iva e Registro, l’imposta di registro è fissa (200 euro) così come le imposte ipotecaria e catastale (sempre nella misura di 200 euro ciascuna).
Se il proprietario/concedente non opera in regime d’impresa, quindi non è un imprenditore ma un soggetto Irpef, sulla quota percepita del canone per l’affitto è applicata la disciplina fiscale dei redditi fondiari, mentre la misura dell’imposta di registro è proporzionale ed è pari al 2%, sia per gli immobili strumentali che abitativi. Comunque, ove ricorrano i presupposti, per i soggetti Irpef è aperta la chance di optare per il regime della “cedolare secca”.
Per il proprietario/concedente soggetto Irpef, il corrispettivo del trasferimento dell’immobile è tassato come una plusvalenza realizzata mediante cessione a titolo oneroso di beni immobili, se la cessione interviene entro cinque anni dall’acquisto. Le quote di canone incassate come acconto-prezzo saranno assoggettate alla disciplina dei redditi diversi e diventeranno imponibili al momento della cessione effettiva dell’immobile. Per le cessioni fuori campo Iva, prima casa e altro, l’imposta di registro sarà del 2% nel primo caso e del 9% nel secondo, mentre quella ipotecaria e catastale saranno versate in misura fissa di 50 euro in entrambi i casi.

 

Riduzione del diritto annuale CCIAA

 

In base alle misure approvate lo scorso anno con il decreto di “Riforma della Pubblica Amministrazione”, a decorrere dal 2015 è prevista al riduzione del diritto annuale dovuto da imprese ed altri soggetti iscritti o annotati nei registri delle Camere di Commercio. Per l’anno 2015 la riduzione è stata adottata dal Ministero dello Sviluppo Economico con il decreto ministeriale 8 gennaio 2015 (di seguito “decreto”).

Visto che ad oggi il decreto non è stato ancora pubblicato in Gazzetta Ufficiale, il Ministero dello Sviluppo Economico ha reso nota l’approvazione dello stesso con la Nota n. 18254 del 10 febbraio 2015, confermando l’adozione definitiva delle nuove misure del diritto camerale per l’anno 2015 secondo i criteri stabiliti dalla “Riforma della Pubblica Amministrazione”. Quest’ultima stabilisce in particolare che nelle more del riordino del sistema delle camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura (C.C.I.A.A.), l’importo del diritto annuale come determinato per l’anno 2014, è ridotto, per l’anno 2015, del 35 per cento, per l’anno 2016, del 40 per cento e, a decorrere dall’anno 2017, del 50 per cento.
Resta confermata, comunque, la possibilità per le camere di commercio di aumentare la misura del diritto annuale fino ad un massimo del 20 per cento per esigenze, previste dalla legge, di cofinanziamento di specifici progetti territoriali.
Sulla base dei criteri approvati dal Ministero dello Sviluppo Economico, dunque, l’importo del diritto annuale dovuto per l’anno 2015 ad ogni singola camera di commercio da parte di ogni impresa iscritta o annotata nei registri deve essere determinato applicando una riduzione del 35 per cento alla misura fissata per l’anno 2014.
La riduzione deve essere applicata dopo aver calcolato l’importo del diritto annuale complessivamente dovuto.
Ai fini del versamento, dopo aver applicato la riduzione, l’importo complessivo dovuto a ciascuna camera di commercio deve essere arrotondato all’unità di euro, per eccesso, se la frazione decimale è uguale o superiore a 50 centesimi, e per difetto, negli altri casi.
L’arrotondamento deve essere effettuato una sola volta sull’intero importo dovuto dall’impresa, comprensivo dell’importo dovuto per le eventuali unità locali ubicate nella medesima provincia, e dell’eventuale maggiorazione stabilita dalla Camera di Commercio.
Si ricorda che l’importo del diritto annuale dovuto per ciascuna unità locale è pari al 20 per cento di quello determinato per la sede legale.
Restano confermate, inoltre, le modalità e i termini di versamento del diritto annuale, che deve essere fatto:
– in un’unica soluzione entro il termine previsto per il pagamento del primo acconto delle imposte sui redditi, mediante F24, per le imprese già iscritte;
– in un’unica soluzione al momento dell’iscrizione o, con F24, entro 30 giorni dalla stessa, per le imprese di nuova iscrizione.

Per i soggetti che versano il diritto annuale in misura fissa, applicando la riduzione del 35%, si ottengono i seguenti importi da applicare per l’anno 2015:

SOGGETTISEDE (importi in euro)UNITÀ LOCALE (importi in euro)
Imprese individuali iscritte o annotate nella sezione speciale del registro imprese (piccoli imprenditori, artigiani, coltivatori diretti e imprenditori agricoli)57,2011,44
Imprese individuali iscritte nella sezione ordinaria130,0026,00
Società semplici non agricole130,0026,00
Società semplici agricole65,0013,00
Società tra avvocati previste dal D.Lgs. n. 96/2001130,0026,00
Soggetti iscritti al REA19,50
Imprese con sede principale all’estero (per ciascuna unità locale/sede secondaria)71,50

Nel caso di imprese tenute al versamento del diritto annuale commisurato al fatturato, l’importo dovuto deve essere determinato applicando al “fatturato 2014” le aliquote già in vigore lo scorso anno, mantenendo nella sequenza di calcolo cinque cifre decimali. Una volta calcolato l’importo complessivo, deve essere applicata la riduzione del 35 per cento. Quindi, l’importo così determinato deve essere arrotondato, prima alla seconda cifra decimale e poi all’unità di euro, secondo la regola: per eccesso, se la frazione decimale è uguale o superiore a 50 centesimi, e per difetto, negli altri casi.

Scaglioni di fatturato:

– da zero fino a euro 100.000,00, si applica in misura fissa pari a 130,00 euro;
– oltre euro 100.000,00 fino a euro 250.000,00, si applica l’aliquota dello 0,015%;
– oltre euro 250.000,00 fino a euro 500.000,00, si applica l’aliquota dello 0,013%;
– oltre euro 500.000,00 fino a euro 1.000.000,00, si applica l’aliquota dello 0,010%;
– oltre euro 1.000.000,00 fino a euro 10.000.000,00, si applica l’aliquota dello 0,009%;
– oltre euro 10.000.000,00 fino a euro 35.000.000,00, si applica l’aliquota dello 0,005%;
– oltre euro 35.000.000,00 fino a euro 50.000.000,00, si applica l’aliquota dello 0,003%;
– oltre euro 50.000.000,00, si applica l’aliquota dello 0,001%.

In ogni caso l’importo massimo del diritto annuale da versare è fissato in 26.000,00 euro.
In presenza di unità locali, è dovuto il diritto annuale per ciascuna unità locale, determinato in misura pari al 20 per cento di quello dovuto per la sede legale. In tali ipotesi, la riduzione del 35 per cento va applicata sull’importo complessivamente dovuto, comprensivo del diritto per le unità locali, e solo dopo aver calcolato l’importo al netto della riduzione deve essere applicato l’arrotondamento, secondo il criterio visto in precedenza.