Modificati i termini di versamento TASI e TARI

 

La Legge n. 68 del 2 maggio 2014, ha disposto la conversione del Decreto Legge n. 6 marzo 2014, n. 16 (cd. “decreto salva Roma-ter”), recante disposizioni urgenti in materia di finanza locale, nonché misure volte a garantire la funzionalità dei servizi svolti nelle istituzioni scolastiche, modificando, tra l’altro, i termini di versamento della TASI e della TARI.

In particolare, è stato stabilito che il versamento della Tassa sui Servizi Indivisibili (TASI) deve essere effettuato in due rate:
– la prima (in acconto) entro il 16 giugno dell’anno di tassazione, pari alla metà della tassa determinata applicando le aliquote e le condizioni deliberate dal comune per l’anno precedente;
– la seconda (a saldo della Tasi dovuta per l’intero anno) entro il 16 dicembre dello stesso anno, pari all’importo della tassa a conguaglio determinata applicando le delibere pubblicate entro il 28 ottobre dell’anno d’imposta. In caso di mancata pubblicazione della delibera da parte del comune entro il predetto termine, anche la seconda rata a saldo dovrà essere determinata considerando le aliquote e le condizioni previste per l’anno precedente.
In alternativa il pagamento può essere effettuato in un’unica soluzione entro il 16 giugno dell’anno per il quale è dovuta la Tasi.
Limitatamente all’anno 2014, che costituisce il primo anno di applicazione della Tasi, la Legge di conversione ha stabilito che:
– per gli immobili adibiti ad abitazione principale il versamento deve essere effettuato in un’unica rata, entro il 16 dicembre 2014. Tuttavia, se il comune provvede alla pubblicazione della delibera di approvazione delle aliquote e delle detrazioni entro il 31 maggio 2014, determinando altresì le modalità di applicazione, il versamento deve essere effettuato sulla base della delibera;
– per gli immobili diversi dall’abitazione principale il versamento della prima rata deve essere effettuato entro il 16 giugno 2014, applicando l’aliquota dell’1 per cento. Il versamento della seconda rata deve essere effettuato a conguaglio entro il 16 dicembre 2014 sulla base delle deliberazioni adottate dal consiglio comunale. Tuttavia, se il comune provvede alla pubblicazione della delibera entro il 31 maggio 2014, anche il versamento della prima rata deve essere effettuato sulla base della delibera.
Sotto il profilo delle agevolazioni, la Legge di conversione ha esteso l’esenzione ai rifugi alpini non custoditi, ai punti d’appoggio ed ai bivacchi.
Nessuna variazione, invece, sulle modalità di pagamento, che deve effettuato tramite modello F24 ovvero tramite apposito bollettino di conto corrente postale, con la possibilità di applicare le disposizioni in materia di versamento unitario e compensazione con eventuali crediti relativi ad altri tributi e contributi.

Per quanto riguarda la Tassa sui Rifiuti (TARI), invece, le scadenze di pagamento sono stabilite dal comune, che deve prevedere almeno due rate a scadenza semestrale e in modo anche differenziato rispetto alla TASI. In alternativa il pagamento può essere effettuato in un’unica soluzione entro il 16 giugno dell’anno per il quale è dovuta la tassa. Restano invariate le modalità di pagamento, che deve essere fatto tramite modello F24 ovvero tramite apposito bollettino di conto corrente postale, con la possibilità di applicare le disposizioni in materia di versamento unitario e compensazione.
Con riferimento alla TARI, la Legge di conversione ha disposto inoltre che il comune con proprio regolamento stabilisce riduzioni della quota variabile della tassa, proporzionali alle quantità di rifiuti speciali assimilati agli urbani che i produttori dimostrino di aver avviato al riciclo, direttamente o tramite soggetti autorizzati. A tal fine il comune individua altresì le aree di produzione di rifiuti speciali non assimilabili e i magazzini di materie prime e di merci funzionalmente ed esclusivamente collegati all’esercizio di dette attività produttive, ai quali si estende il divieto di assimilazione.

La Legge n. 68/2014 apporta modifiche anche alla disciplina dell’imposta municipale propria (IMU) e dell’addizionale comunale all’IRPEF.
Con riferimento all’Imposta Municipale propria (IMU) è stato stabilito che a decorrere dall’anno d’imposta 2013, per gli immobili in “multiproprietà” il versamento dell’imposta deve essere effettuato da chi amministra la multiproprietà. A tal fine l’amministratore può prelevare l’importo necessario al pagamento dell’IMU dalle disponibilità finanziarie comuni attribuendo le quote al singolo titolare dei diritti con addebito nel rendiconto annuale. Inoltre, è stata ripristinata la norma secondo la quale nel caso di insufficiente versamento della seconda rata dell’IMU dovuta per l’anno 2013, non si applicano sanzioni e interessi se la differenza è versata entro il termine di versamento della prima rata dovuta per l’anno 2014.
Per quanto concerne l’addizionale comunale all’IRPEF, la Legge n. 68/2014 ha stabilito, in deroga alla normativa in materia che prevede l’applicabilità delle delibere solo se pubblicate sul sito del Ministero dell’economia e delle Finanze entro il 20 dicembre dell’anno d’imposta, che per l’anno 2013 si considerano valide le delibere di istituzione o variazione dell’addizionale, approvate nei termini di legge, che siano state comunicate entro il 31 dicembre 2013. In altri termini, si fa salva l’applicazione delle delibere “comunicate” al Ministero entro il 31/12/2013, ancorché pubblicate oltre tale data.

 

Dal Fisco arrivano le regole sul bonus Irpef

 

L’Agenzia delle Entrate con la circolare n. 8/E del 2014 ha fornito le istruzioni per applicare il credito introdotto dal Dl n. 66/2014 per la riduzione del cuneo fiscale nel 2014.

Beneficiari

Hanno diritto al credito i soggetti che nel 2014 percepiscono redditi da lavoro dipendente e alcuni redditi assimilati, al netto del reddito da abitazione principale, fino a 26 mila euro, purché l’imposta lorda dell’anno sia superiore alle detrazioni per lavoro dipendente. Il bonus spetta invece se l’imposta lorda è azzerata da altre categorie di detrazioni, ad esempio quelle per carichi di famiglia.

Ammontare del credito

Il credito complessivo è di 640 euro, pari a 80 euro mensili a partire da maggio e, vale per i redditi fino a 24.000 euro. Se il reddito supera i 24.000 euro il bonus si riduce gradualmente fino a 26.000. Il bonus non concorre alla formazione del reddito e andrà ai lavoratori dipendenti e assimilati la cui imposta lorda sia superiore all’importo della propria detrazione per lavoro dipendente e sarà rapportato al periodo di lavoro nell’anno. Il credito quindi dovrà essere calcolato in relazione alla durata del rapporto di lavoro, considerando il numero di giorni lavorati nell’anno.

Adempimenti dei sostituti d’imposta

Il bonus sarà riconosciuto in busta paga senza dover fare alcuna domanda. I sostituti d’imposta riconosceranno il credito spettante ai beneficiari a partire dalle retribuzioni erogate nel mese di maggio. Nel caso in cui ciò non sia possibile per ragioni tecniche legate alle procedure di pagamento degli stipendi, i sostituti riconosceranno il credito a partire dalle retribuzioni del mese di giugno, ma dovranno comunque assicurare al lavoratore tutto il credito spettante nel corso del 2014.

Soggetti senza sostituto di imposta

I soggetti titolari nel corso dell’anno 2014 di redditi di lavoro dipendente, le cui remunerazioni sono erogate da un soggetto che non è sostituto di imposta, tenuto al riconoscimento del credito in via automatica, e tutti i soggetti il cui rapporto di lavoro si è concluso prima del mese di maggio, potranno chiedere il credito nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo di imposta 2014, utilizzarlo in compensazione, oppure richiederlo a rimborso.

Credito non spettante

I contribuenti che non hanno i requisiti per il ricevere il bonus, ad esempio perché hanno un reddito complessivo superiore a 26mila euro per via di altri redditi (oltre a quelli erogati dal sostituto d’imposta), devono comunicarlo al sostituto che recupererà il credito nelle successive buste paga. Se un contribuente ha comunque percepito un credito in tutto o in parte non spettante dovrà restituirlo nella dichiarazione dei redditi.

 

Bonus 80 euro per dipendenti, IRAP ridotta per imprese

 

Il Decreto Legge n. 66 del 24 aprile 2014 contenente le misure annunciate dal Governo in materia di riduzione della pressione fiscale per lavoratori e imprese (di seguito “decreto”) è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 95 dello stesso giorno. Gli interventi di riduzione delle imposte sono finanziati attraverso un incremento della tassazione sui redditi di natura finanziaria, i proventi della lotta all’evasione e la spending review.

Ecco in dettaglio le misure fiscali che interessano piu da vicino imprese e lavoratori.

Credito d’imposta IRPEF per i dependenti

Il decreto stabilisce un bonus di 80 euro mensili, a partire da maggio 2014, in favore di lavoratori dipendenti e assimilati, per l’anno 2014.
I beneficiari sono i soggetti che percepiscono redditi di lavoro dipendente ed i seguenti redditi assimilati:
– compensi dei soci lavoratori delle cooperative;
– indennità e compensi percepiti a carico di terzi dai prestatori di lavoro dipendente per incarichi svolti in relazione a tale qualità;
– borse di studio e assegni di formazione professionale;
– compensi per collaborazioni coordinate e continuative;
– remunerazioni dei sacerdoti;
– prestazioni pensionistiche erogate da forme di previdenza complementare;
– compensi percepiti dai lavoratori socialmente utili.
Il beneficio è costituito da un credito d’imposta IRPEF pari a 640 euro, per l’anno 2014, che però deve essere rapportato al periodo di lavoro. Quindi, se il rapporto di lavoro non dura per l’intero anno l’importo deve essere proporzionalmente ridotto.
Il credito d’imposta è riconosciuto in misura piena se il reddito complessivo non è superiore a 24.000 euro. Qualora, invece, il reddito complessivo è compreso tra 24.000 e 26.000 euro, il credito d’imposta spetta per la parte corrispondente al rapporto tra l’importo di 26.000 euro, diminuito del reddito complessivo, e l’importo di 2.000 euro. Da 26.000 euro in poi il credito d’imposta non spetta.
Nel rispetto delle suddette condizioni, il bonus spetta se dopo aver applicato le detrazioni per lavoro dipendente e assimilato, è comunque dovuta l’IRPEF. Questo significa che, anche qualora l’imposta dovesse essere azzerata per effetto di detrazioni per carichi di famiglia o di detrazioni per oneri sostenuti, il credito d’imposta è comunque riconosciuto. Viceversa se l’IRPEF lorda dovesse essere assorbita completamente dalle detrazioni di lavoro, il credito non spetta.
Una volta determinato l’importo del credito d’imposta, lo stesso deve essere corrisposto in quote mensili a partire da maggio fino a dicembre 2014.
Il bonus è riconosciuto, in via automatica, dal datore di lavoro in busta paga. A tal fine, lo stesso, utilizza, fino a capienza, l’ammontare complessivo delle ritenute disponibile in ciascun periodo di paga e, per la differenza, i contributi previdenziali dovuti per il medesimo periodo di paga. Sono esclusi i datori di lavoro domestici; in questo caso i lavoratori beneficieranno del credito d’imposta in sede di dichiarazione dei redditi.
L’importo del credito riconosciuto deve essere indicato nella certificazione unica dei redditi di lavoro dipendente e assimilati (CUD).

Riduzione aliquote IRAP

A decorrere dal 2014 (per i soggetti con periodo d’imposta corrispondente all’anno solare), è prevista una riduzione generalizzata delle aliquote IRAP previste dalla normativa statale.

 

Soggetto passivoAliquota 2014Aliquota 2013
Generalità dei contribuenti3,50%3,90%
Imprese concessionarie diverse da quelle di costruzione e gestione di autostrade e trafori3,80%4,20%
Banche e gli altri enti e società finanziari4,20%4,65%
Imprese di assicurazione5,30%5,90%
Soggetti che operano nel settore agricolo e cooperative della piccola pesca e loro consorzi1,70%1,90%

 

Le aliquote in misura ridotta possono essere applicate già in sede di determinazione dell’acconto IRAP per il 2014. In questo caso però le aliquote da tenere in considerazione sono le seguenti:
a) 3,75% per la generalità dei contribuenti;
b) 4,00% per le imprese concessionarie diverse da quelle di costruzione e gestione di autostrade e trafori;
c) 4,50% per le banche e gli altri enti e società finanziari;
d) 5,70% per le imprese di assicurazione;
e) 1,80% per i soggetti che operano nel settore agricolo e per le cooperative della piccola pesca e loro.
La norma stabilisce, inoltre, la riduzione dall’1 per cento allo 0,92 per cento della componente variabile che possono applicare le regioni per variare le aliquote disposte dallo Stato per le singole categorie di contribuenti.

Crediti compensabili

Per quanto concerne imprese e professionsti che vantano crediti commerciali nei confronti della Pubblica Amministrazione, il “decreto” stabilisce che:
– le somme dagli stessi dovute in base agli istituti definitori della pretesa tributaria e deflativi del contenzioso tributario (accertamento con adesione, definizione e acquiescenza, definizione agevolata delle sanzioni, conciliazione giudiziale, mediazione) possono essere pagate utilizzando in compensazione i crediti non prescritti, certi, liquidi ed esigibili, nei confronti dello Stato, degli enti pubblici nazionali, delle regioni, degli enti locali e degli enti del Servizio sanitario nazionale per somministrazioni, forniture e appalti. Viene eliminata la limitazione ai crediti maturati fino al 31 dicembre 2012;
– è estesa alle cartelle di pagamento ed agli atti esecutivi notificati fino al 30 settembre 2013 (prima fino al 31/12/2012) la possibilità di effettuare il pagamento utilizzando i crediti non prescritti, certi, liquidi ed esigibili, nei confronti dello Stato, degli enti pubblici nazionali, delle regioni, degli enti locali e degli enti del Servizio sanitario nazionale per somministrazioni, forniture e appalti.

 

TASI e TARI: ecco i codici F24

 

L’Agenzia delle Entrate ha definito i codici tributo da utilizzare per il versamento tramite modello F24 della TASI e della TARI. I codici sono stati adottati con due distinte risoluzioni (n. 45/E e 46/E) emesse il 24 aprile 2014.

La TASI (tributo per i servizi indivisibili) e laTARI (tassa sui rifiuti) costituiscono la componente riferita ai servizi dell’imposta unica comunale (IUC), istituita a decorrere dal 1° gennaio 2014. L’altra componente della IU, di natura patrimoniale, è costituita dall’IMU (imposta municipale propria).
La TASI è dovuta sia dal possessore che dall’utilizzatore dell’immobile, ed è destinata a finanziare i servizi indivisibili erogati dal comune.
La TARI è a carico dell’utilizzatore ed è destinata a finanziare i costi del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti. I Comuni che hanno realizzato sistemi di misurazione puntuale della quantità di rifiuti conferiti al servizio pubblico possono, con proprio regolamento, prevedere l’applicazione di una “TARIFFA” avente natura corrispettiva, in luogo della TARI.
Per consentire ai soggetti obbligati di effettuare il versamento dei tributi comunali tramite modello F24, applicando le disposizioni sul versamento unitario e le compnesazioni, l’Agenzia delle Entrate ha istituito i relativi codici tributo.
Per la TARI o tariffa, in particolare, sono stati ridenominati ed assegnati i codici tributo che prima erano utilizzati per la TARES.
Con riferimento alle somme dovute da soggetti privati, devono essere utilizzati i seguenti codici:
– “3958” denominato: TASI – tributo per i servizi indivisibili su abitazione principale e relative pertinenze
– “3959” denominato: TASI – tributo per i servizi indivisibili per fabbricati rurali ad uso strumentale
– “3960” denominato: TASI – tributo per i servizi indivisibili per le aree fabbricabili
– “3961” denominato: TASI – tributo per i servizi indivisibili per altri fabbricati
– “3944” denominato: TARI – tassa sui rifiuti – art. 1, c. 639, L. n. 147/2013 – TARES – art. 14 DL n. 201/2011
– “3950” denominato: TARIFFA – art. 1, c. 668, L. n. 147/2013- art. 14, c. 29 DL n. 201/2011

In caso di ravvedimento operoso le somme dovute per sanzioni e interessi sono versati unitamente all’imposta, utilizzando il codice tributo previsto per il versamento ordinario.
In caso di somme dovute a seguito dell’attività di controllo, l’importo dell’imposta deve essere versato con lo stesso codice utilizzato per il versamento ordinario, mentre per le sanzioni e gli interessi devono essere utilizzati gli appositi codici tributo:
– “3962” denominato: TASI – tributo per i servizi indivisibili (Interessi)
– “3963” denominato: TASI – tributo per i servizi indivisibili (Sanzioni)
– “3945” denominato: TARI – tassa sui rifiuti – art. 1, c. 639, L. n. 147/2013 – TARES – art. 14 DL n. 201/2011 (Interessi)
– “3946” denominato: TARI – tassa sui rifiuti – art. 1, c. 639, L. n. 147/2013 – TARES – art. 14 DL n. 201/2011 (Sanzioni)
– “3951” denominato: TARIFFA – art. 1, c. 668, L. n. 147/2013 – art. 14, c. 29 DL n. 201/2011 (Interessi)
– “3952” denominato: TARIFFA – art. 1, c. 668, L. n. 147/2013 – art. 14, c. 29 DL n. 201/2011 (Sanzioni).

In sede di compilazione del modello F24 i suddetti codici tributo devono essere indicati nella “SEZIONE IMU E ALTRI TRIBUTI LOCALI”. In particolare:

a) per la TARI o TARIFFA
– nello spazio “codice ente/codice comune”, indicare il codice catastale del Comune nel cui territorio sono situati gli immobili;
– nello spazio “Ravv.”, barrare se il pagamento si riferisce al ravvedimento;
– nello spazio “numero immobili”, indicare il numero degli immobili ;
– nello spazio “rateazione/mese rif”, indicare il numero della rata nel formato “NNRR” dove “NN” rappresenta il numero della rata in pagamento e “RR” indica il numero complessivo delle rate. In caso di pagamento in un’unica soluzione, il campo è valorizzato con “0101”;
– nello spazio “anno di riferimento”, indicare l’anno d’imposta cui si riferisce il pagamento. Nel caso in cui sia barrato lo spazio “Ravv.” indicare l’anno in cui l’imposta avrebbe dovuto essere versata.

b) per la TASI
– nello spazio “codice ente/codice comune”, indicare il codice catastale del Comune nel cui territorio sono situati gli immobili;
– nello spazio “Ravv.”, barrare se il pagamento si riferisce al ravvedimento;
– nello spazio “Acc”, barrare se il pagamento si riferisce all’acconto;
– nello spazio “Saldo”, barrare se il pagamento si riferisce al saldo. Se il pagamento è effettuato in unica soluzione per acconto e saldo, barrare entrambe le caselle;
– nello spazio “Numero immobili”, indicare il numero degli immobili;
– nello spazio “Anno di riferimento”, indicare l’anno d’imposta cui si riferisce il pagamento. Nel caso in cui sia barrato lo spazio “Ravv.” indicare l’anno in cui l’imposta avrebbe dovuto essere versata.

 

Codice tributo per il noleggio occasionale

 

L’Agenzia delle entrate con la risoluzione n. 43/E del 23 aprie 2014 ha istituito il codice tributo per il versamento, tramite modello “F24”, dell’imposta sostitutiva delle imposte sui redditi e delle relative addizionali, sui proventi derivanti dall’attività di noleggio occasionale.

Ai sensi dell’articolo 49-bis del decreto legislativo 18 luglio 2005, n. 171, al fine di incentivare la nautica da diporto e il turismo nautico, il titolare persona fisica o società non avente come oggetto sociale il noleggio o la locazione ovvero l’utilizzatore a titolo di locazione finanziaria, di imbarcazioni e navi da diporto può effettuare in forma occasionale, attività di noleggio della predetta unità.
I proventi derivanti dall’attività di noleggio, di durata complessiva non superiore a quarantadue giorni, sono assoggettati, a richiesta del percipiente, a un’imposta sostitutiva delle imposte sui redditi e delle relative addizionali, nella misura del 20 %, con esclusione della detraibilità o deducibilità dei costi e delle spese sostenute relative all’attività di noleggio.
L’imposta sostitutiva va versata entro il termine stabilito per il versamento a saldo dell’imposta sul reddito delle persone fisiche tramite modello F24, utilizzando il seguente codice tributo:
– “1847” denominato “Imposta sostitutiva delle imposte sui redditi e delle relative addizionali sui proventi derivanti dall’attività di noleggio occasionale – Art. 49-bis del D.Lgs. n. 171/2005”.
Il suddetto codice tributo va esposto nella sezione “Erario” del modello F24, in corrispondenza delle somme indicate nella colonna “importi a debito versati”, con l’indicazione, nel campo “anno di riferimento”, dell’anno d’imposta per cui si effettua il versamento, nel formato “AAAA”. Il codice è utilizzabile anche in corrispondenza degli “importi a credito compensati”.