Nuova causale contributo “ENP1” per l’ENPABIL

 

Istituzione della causale contributo per la riscossione, tramite modello F24, dei contributi da destinare al finanziamento dell’Ente Nazionale per i Patti Bilaterali “ENPABIL” (Agenzia delle Entrate – Risoluzione 11 maggio 2016, n. 38/E).

Nello specifico, è stata istituita la seguente causale contributo:
– “ENP1” denominata “Ente Nazionale per i Patti Bilaterali ENPABIL”.
In sede di compilazione del modello di pagamento F24, la suddetta causale è esposta nella sezione “INPS”, nel campo “causale contributo”, in corrispondenza, esclusivamente, della colonna “importi a debito versati”, indicando:
– nel campo “codice sede”, il codice della sede Inps competente;
– nel campo “matricola INPS/codice INPS/filiale azienda”, la matricola Inps dell’azienda;
– nel campo “periodo di riferimento”, nella colonna “da mm/aaaa”, il mese e l’anno di riscossione del contributo, nel formato MM/AAAA. La colonna “a mm/aaaa” non deve essere valorizzata.

 

Entro il 31/05 l’opzione per escludere gli immobili strumentali dall’impresa individuale

 

Entro il prossimo 31 maggio gli imprenditori individuali, gli artisti e professionisti, hanno la possibilità di estromettere gli immobili strumentali, ovvero quelli utilizzati esclusivamente per l’esercizio di arte o professione o dell’impresa commerciale, dal patrimonio dell’impresa, beneficiando di una tassazione ridotta, sostitutiva dell’IRPEF e dell’IRAP (art. 1, co. 121, della Legge n. 208/2015).

SOGGETTI INTERESSATI

La previsione introdotta dalla Legge di Stabilità 2016 ripropone, sostanzialmente, una misura già adottata in passato che consente all’imprenditore individuale una maggiore flessibilità in ordine alla definizione dell’assetto patrimoniale della propria impresa, grazie alla facoltà di estromettere gli immobili strumentali per acquisirli alla propria sfera patrimoniale privata, con il pagamento di un’imposta sostitutiva.
Possono avvalersi dell’agevolazione i soggetti che alla data del 31 ottobre 2015 rivestivano la qualifica di imprenditore individuale e la conservano fino al 1° gennaio 2016, data a partire dalla quale assume rilevanza l’esclusione dei beni immobili dal patrimonio dell’impresa.
Al contrario, la facoltà di fruire dell’agevolazione è preclusa se, al 1° gennaio 2016, la qualifica di imprenditore individuale sia venuta meno. In tal caso, infatti, si è già verificato il presupposto per l’attribuzione del bene alla sfera patrimoniale privata dell’imprenditore, con la conseguente applicazione dell’imposta ordinaria sulle plusvalenze eventualmente realizzate.
Non è dato avvalersi dell’agevolazione, altresì, nell’ipotesi in cui l’unica azienda dell’imprenditore individuale sia stata concessa in affitto o in usufrutto anteriormente al 1° gennaio 2016, atteso che per l’intera durata dell’affitto o della concessione viene a cessare l’attività d’impresa.

BENI AGEVOLABILI

L’esclusione può interessare tutti gli immobili posseduti dall’imprenditore alla data del 31 ottobre 2015, definiti strumentali:
– per destinazione, che sono utilizzati cioè esclusivamente per l’esercizio dell’impresa indipendentemente dalle caratteristiche specifiche;
– strumentali per natura, cioè che per le loro caratteristiche non sono suscettibili di diversa utilizzazione senza radicali trasformazioni e che si considerano strumentali anche se non utilizzati direttamente dall’imprenditore o anche se dati in locazione o comodato.
Sono strumentali per natura gli immobili rientranti nei gruppi catastali B, C, D, ed E e nella categoria A/10 qualora la destinazione ad ufficio sia prevista nella licenza o concessione edilizia, anche in sanatoria.
Si ricorda che gli immobili strumentali per natura o per destinazione, si considerano relativi all’impresa individuale solo se annotati nell’inventario o, per le imprese in contabilità semplificata, nel registro dei beni ammortizzabili. Detta annotazione, dunque, costituisce condizione necessaria per fruire dell’estromissione agevolata, con eccezione degli immobili strumentali per destinazione già utilizzati dall’imprenditore individuale per l’esercizio dell’impresa al 31 dicembre 1991 ai quali si applica l’agevolazione anche se non annotati in virtù della normativa previgente.
Restano esclusi dall’agevolazione, dunque, gli immobili che costituiscono beni “merce”; e quelli che, anche se indicati nell’inventario, non sono strumentali né per natura né per destinazione, nonché quelli non annotati nell’inventario o nei beni strumentali.

ESERCIZIO DELL’OPZIONE

L’opzione per fruire dell’agevolazione deve essere effettuata entro il 31 maggio 2016 ed ha effetto dal periodo d’imposta in corso alla data del 1° gennaio 2016.
A tal fine, assume rilevanza il comportamento concludente del contribuente, vale a dire quegli adempimenti posti in essere dall’imprenditore, che presuppongano la volontà di escludere i beni immobili strumentali per destinazione dal patrimonio dell’impresa.
Ad esempio, può considerarsi comportamento che esprime in modo concludente la volontà di estromettere gli immobili la contabilizzazione dell’estromissione sul libro giornale (nel caso di impresa in contabilità ordinaria) oppure sul registro dei beni ammortizzabili (nel caso di impresa in contabilità semplificata).
Il perfezionamento dell’opzione avviene con il pagamento, entro il 31 maggio 2016, dell’imposta sostitutiva ai fini IRPEF e IRAP, nella misura dell’8 per cento, calcolata calcolata sulla differenza tra il valore normale dei beni ed il relativo valore fiscalmente riconosciuto.

 

Pronte le linee guida del processo tributario telematico

 

Con la Circolare 11 maggio 2016, n. 2/DF il Ministero dell’Economia e delle Finanze fornisce indicazioni sulle modalità di accesso ed utilizzo del Sistema Informativo della Giustizia Tributaria (SIGIT), e sul deposito degli atti del processo tributario con modalità telematiche.

AVVIO DEL PROCESSO TRIBUTARIO TELEMATICO (PTT)

In fase di prima attuazione del processo di informatizzazione della giustizia tributaria, l’utilizzo del processo tributario telematico (PTT) è limitato ai ricorsi / appelli notificati a decorrere dal 1° dicembre 2015, per le controversie composte dinanzi alle Commissioni tributarie provinciali e regionali di Umbria e Toscana.
L’utilizzo del processo tributario telematico consente alle parti, previa registrazione al Sistema Informativo della Giustizia Tributaria (SIGIT), di utilizzare la posta elettronica certificata (PEC) per la notifica dei ricorsi e degli appelli e di poter effettuare il successivo deposito in via telematica nella Commissione tributaria competente utilizzando l’apposito applicativo PTT.
In particolare, una volta notificato il ricorso/appello alla controparte tramite la PEC, il ricorrente/appellante ha l’obbligo di depositare tale atto ed i relativi allegati per via telematica, ricevendo online il numero di iscrizione a ruolo della controversia. La medesima procedura informatica è utilizzabile anche per il deposito di atti per i quali non è prevista la notifica come le controdeduzioni e altri atti processuali.
Gli atti depositati dalle parti e quelli redatti d’ufficio formano il fascicolo processuale informatico, liberamente consultabile dalle parti costituite telematicamente e dai giudici investiti della controversia.

APPLICAZIONE DEL PROCESSO TRIBUTARIO TELEMATICO

In questa fase di prima attuazione del processo tributario telematico è prevista:
– la facoltà di scelta tra modalità telematiche e modalità tradizionali;
– la graduale estensione sul territorio nazionale delle nuove modalità di deposito degli atti processuali.
Ciò significa che ciascuna delle parti può scegliere di notificare e depositare gli atti processuali con le modalità tradizionali, ovvero con quelle telematiche presso le Commissioni tributarie ove risultino attivate tali modalità.
In sostanza, la parte resistente, indipendentemente dalla scelta operata dal ricorrente, ha la facoltà di avvalersi delle modalità telematiche di deposito delle controdeduzioni e relativi documenti allegati.
Ne deriva che anche in presenza di ricorsi/appelli notificati e depositati con modalità tradizionali (ufficiale giudiziario, a mezzo posta ovvero a sportello) la parte resistente potrà scegliere di avvalersi del deposito telematico degli atti processuali, senza precludere la validità del deposito.
Fermo restando il principio di facoltatività sopra descritto, tuttavia, qualora la parte sia ricorrente che resistente si avvalga delle modalità telematiche nel procedimento di primo grado, è obbligata successivamente ad utilizzare le medesime modalità anche nel giudizio d’appello. Obbligo che si estende anche al deposito degli atti successivi alla costituzione in giudizio. Qualora, però, la parte effettui la sostituzione del difensore è possibile operare nuovamente la scelta tra il deposito telematico e quello cartaceo.

PROCEDURA

Allo stato attuale l’informatizzazione del processo tributario trova applicazione per gli atti processuali relativi ai ricorsi/appelli notificati a decorrere dal 1° dicembre 2015, di competenza delle Commissioni tributarie provinciali e regionali di Umbria e Toscana, e riguarda le seguenti fasi del processo tributario:
– registrazione e accesso al PTT;
– notificazioni e costituzione in giudizio;
– deposito degli atti e documenti informatici successivi alla costituzione in giudizio;
– formazione e consultazione del fascicolo processuale informatico.
Il primo passo per l’utilizzo del processo tributario telematico è la registrazione al sistema tramite il portale della giustizia tributaria www.giustiziatributaria.gov.it, utilizzando la funzionalità “Registrazione PTT”.
Per completare la registrazione è richiesto il possesso di una casella PEC e di una firma digitale valida; inoltre, è necessario allegare:
a) il modulo di registrazione debitamente compilato nelle sue parti e firmato digitalmente, previa trasformazione in PDF/A-1a o PDF/A-1b;
b) la scansione del documento d’identità in formato PDF firmato con firma digitale;
c) la scansione dell’eventuale documento di iscrizione all’ordine in formato PDF firmato con firma digitale.
Una volta completata la registrazione, il sistema rilascia le credenziali, che consentono l’accesso alle diverse funzionalità riguardanti:
– il deposito degli atti;
– la ricerca e consultazione di tutte le operazioni di deposito effettuate e le comunicazioni ricevute dal PTT;
– la ricerca e consultazione di tutte le operazioni in fase di completamento;
– la ricerca e consultazione del fascicolo informatico utilizzando il servizio del “Telecontenzioso”.
In merito alla procedura, la Circolare n. 2/DF chiarisce che:
– con riferimento alle fasi di costituzione e di deposito degli atti processuali non è consentito trasmettere i file del ricorso/appello e dei documenti allegati nei formati compressi, come ad esempio file.zip, file.rar, etc., in quanto l’applicativo PTT non gestisce tali tipologie di file;
– ai fini del computo dei termini processuali, ogni notifica/comunicazione effettuata tramite PEC si considera andata a buon fine:
a) per il mittente, alla data in cui la comunicazione/notificazione è stata inviata al proprio gestore, attestata dalla relativa ricevuta di accettazione;
b) per il destinatario, alla data in cui la comunicazione/notificazione è resa disponibile nella propria casella PEC, indicata nel ricorso o nel primo atto difensivo.

 

Rimborso IRAP all’avvocato con collaboratore-segretario

 

11 mag 2016 Non paga l’IRAP, il professionista, l’artista o l’imprenditore individuale che impiega un solo collaboratore che esplica mansioni di segreteria o meramente esecutive (CORTE DI CASSAZIONE – Sentenza 10 maggio 2016, n. 9451)

Nella fattispecie posta all’esame della Suprema Corte il contribuente-avvocato si avvaleva nello svolgimento della sua attività professionale di un solo lavoratore dipendente con mansioni di segretario e di beni strumentali minimi, pertanto la presenza minimale di strumenti e di collaborazione non costituiva autonoma organizzazione ai sensi dell’art. 2 del d.lgs. 18 dicembre 1997, n. 446.
L’amministrazione ricorrente critica la sentenza impugnata perché, pur avendo riconosciuto la presenza di un dipendente e di beni strumentali ha escluso il requisito dell’autonoma organizzazione ai fini dell’IRAP, laddove, secondo alcune disposizioni, tale requisito ricorrerebbe allorché il contribuente sia, sotto qualsiasi forma il responsabile dell’organizzazione e si avvalga del lavoro anche di un solo dipendente.
Il ricorso dell’Agenzia delle entrate viene rigettato da questa Corte che afferma la non incidenza sull’Irap dell’avvalersi in modo non occasionale di lavoro altrui quando questo si concreti nell’espletamento di mansioni di segreteria o generiche o meramente esecutive, che rechino all’attività svolta dal contribuente un apporto del tutto mediato o, appunto, generico.

Lo stesso limite segnato in relazione ai beni strumentali eccedenti, secondo l’id quod plerumque accidit, il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza di organizzazione, non può che valere, armonicamente, per il fattore lavoro, la cui soglia minimale si arresta all’impiego di un collaboratore.
La Corte conclude enunciando il seguente principio di diritto: “con riguardo al presupposto dell’IRAP, il requisito dell’autonoma organizzazione – previsto dall’art. 2 del d.lgs. 15 settembre 1997, n. 446 -, il cui accertamento spetta al giudice di merito ed è insindacabile in sede di legittimità se congruamente motivato, ricorre quando il contribuente: a) sia, sotto qualsiasi forma, il responsabile dell’organizzazione e non sia, quindi, inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse; b) impieghi beni strumentali eccedenti, secondo l’id quod plermque accidit, il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza di organizzazione, oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui che superi la soglia dell’impiego di un collaboratore che esplichi mansioni di segreteria ovvero meramente esecutive”.

 

Porte aperte a tutti i Commercialisti per l’iscrizione agli OCC da sovraindebitamento

 

Il Consiglio Nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, con il comunicato del 10 maggio 2016, ha dichiarato il via libera definitivo all’iscrizione agli organismi di composizione della crisi da sovraindebitamento a tutti gli iscritti facenti parte della sezione A dell’albo dei commercialisti, senza esclusione alcuna.

Con la sentenza n. 12457/2015, il TAR del Lazio aveva accolto il ricorso presentato dal Consiglio Nazionale della categoria, col quale aveva impugnato il D.M. n. 202/2014 che, prevedendo la laurea magistrale tra i requisiti di iscrizione negli elenchi degli organismi di composizione, escludeva di fatto quei ragionieri che, sprovvisti di laurea magistrale, dovevano considerarsi comunque abilitati alla funzione di gestori delle crisi in quanto iscritti alla sezione A dell’Albo dei commercialisti.
Il termine ultimo per l’impugnazione della sentenza da parte del Ministero della Giustizia è scaduto lo scorso 4 maggio, in quanto sono trascorsi 180 giorni per la presentazione del ricorso, ponendo quindi fine alla questione.