Zone Franche Urbane, ecco come fruire delle agevolazioni

 

Le agevolazioni fiscali previste in favore delle piccole e micro imprese operanti nelle Zone Franche Urbane e nei comuni della provincia di Carbonia-Iglesias, possono essere fruite utilizzando gli importi corrispondenti in compensazione di altre imposte e contributi dovuti, soltanto tramite modello di pagamento F24 telematico. (Agenzia delle Entrate – provvedimento 6 maggio 2014, n. 62309).

Nell’ambito delle azioni finalizzate a promuovere uno sviluppo economico territoriale più armonioso ed equilibrato attraverso l’utilizzo dei Fondi europei (cd. “Fondi strutturali” e “Fondo di coesione”), sono stabilite specifiche agevolazioni di carattere fiscale in favore di piccole e micro imprese che svolgono la propria attività in zone specificamente individuate – cd. “Zone Franche Urbane (ZFU)”, caratterizzate da particolare ritardo di sviluppo in relazione a crescita, competitività, occupazione, inclusione sociale e qualità dell’ambiente.

LE ZONE AGEVOLATE
Le ZFU agevolate sono individuate in base al Decreto Ministeriale del 10 aprile 2013 nei comuni di Andria, Catania, Crotone, Erice, Gela, Lamezia Terme, Lecce, Mondragone, Napoli, Rossano, Taranto, Torre Annunziata, Aci Catena, Acireale, Aversa, Barcellona Pozzo di Gotto, Barletta, Benevento, Casoria, Castelvetrano, Corigliano, Cosenza, Foggia, Giarre, Lucera, Manduria, Manfredonia, Messina, Molfetta, Portici (Centro Storico), Portici (Zona Costiera), Reggio Calabria, San Giuseppe Vesuviano, San Severo, Santeramo in colle, Sciacca, Termini Imprese, Trapani, Vibo Valentia.
Inoltre, con il “Decreto Crescita 2012” le agevolazioni sono state estese in via sperimentale ai comuni della provincia di Carbonia-Iglesias, nell’ambito dei programmi di sviluppo e degli interventi compresi nell’accordo di programma “Piano Sulcis”. Infine, con le Legge di Stabilità 2014, le agevolazioni sono state estese alle ZFU nei comuni di Lampedusa e Linosa.

LE AGEVOLAZIONI
Le piccole e micro imprese che svolgono l’attività economica nelle zone agevolate possono beneficiare, nei limiti di aiuto previsti secondo le regole “de minimis”, delle seguenti agevolazioni fiscali:
a) esenzione delle imposte sui redditi (IRPEF o IRES):
– per i primi 5 periodi d’imposta, al 100%;
– dal sesto al decimo periodo d’imposta, al 60%;
– undicesimo e dodicesimo periodo d’imposta, al 40%;
– tredicesimo e quattordicesimo periodo d’imposta, al 20%.
L’esenzione compete nel limite di 100 mila euro del reddito derivante dall’attività svolta nella zona agevolata. Tale limite è maggiorato di 5 mila euro, ragguagliato ad anno, a decorrere dal periodo di imposta di accoglimento dell’istanza e per ciascun periodo di imposta, per ogni nuovo assunto a tempo indeterminato, residente all’interno del sistema locale di lavoro in cui ricade la zona agevolata.
b) esenzione IRAP per i primi 5 periodi di imposta dall’accoglimento della richiesta, fino a concorrenza di 300 mila euro, per ciascun periodo di imposta, del valore della produzione netta.
c) esenzione dall’IMU relativamente agli immobili siti nella zona agevolata, posseduti e utilizzati per l’esercizio dell’attività economica;
d) esonero dal versamento dei contributi sulle retribuzioni da lavoro dipendente, relativamente ai soli contratti a tempo indeterminato, ovvero a tempo determinato di durata non inferiore a 12 mesi, e a condizione che almeno il 30% degli occupati risieda nel Sistema Locale di Lavoro in cui ricade la zona agevolata, nei limiti dell’imposto massimo stabilito dal d.m. 1 dicembre 2009:
– per i primi 5 anni, al 100%;
– dal sesto al decimo anno, al 60%;
– undicesimo e dodicesimo anno, al 40%;
– tredicesimo e quattordicesimo anno, al 20%.

MODALITÀ DI FRUIZIONE DELLE AGEVOLAZIONI
La misura specifica delle agevolazioni fruibili in ciascun periodo d’imposta è determinata dal Ministero dello Sviluppo Economico in base alla richiesta presentata. Nei limiti dell’importo concesso, quindi, le agevolazioni sono fruite mediante riduzione dei versamenti effettuati tramite il modello di pagamento F24 di imposte e contributi dovuti.
A tal fine il provvedimento dell’Agenzia delle Entrate n. 62309 del 6 maggio 2014 ha stabilito che la compensazione può essere effettuata esclusivamente con il modello F24 telematico, e cioè con il modello di versamento presentato attraverso i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate (ENTRATEL o FISCONLINE). In caso contrario, l’operazione di versamento viene scartata ed il pagamento risulta non eseguito. Per ciascun modello F24 trasmesso, inoltre, viene effettuata la verifica che l’importo dell’agevolazione utilizzato non risulti superiore all’ammontare del beneficio complessivamente concesso all’impresa, al netto dell’agevolazione fruita attraverso i modelli F24 già presentati. Nel caso in cui l’agevolazione utilizzata risulti superiore al beneficio residuo, il relativo modello F24 viene scartato e i pagamenti ivi contenuti si considerano non effettuati.
Ad oggi le agevolazioni non sono concretamente fruibili, mancando i relativi codici tributo da indicare nel modello F24 per effettuare la compensazione, che saranno istituiti con successive risoluzioni dall’Agenzia delle Entrate.

 

Sanatoria delle cartelle di pagamento: chiarimenti prima della scadenza

 

A fronte della proroga del termine previsto per il pagamento delle cartelle di pagamento di Equitalia con la definizione agevolata, fissato al 31 maggio 2014, sono stati sciolti gli ultimi dubbi in merito alle modalità di versamento (Equitalia – comunicato 7/5/2014).

Nella definizione agevolata rientrano le cartelle e gli avvisi di accertamento esecutivi emessi per tributi di competenza delle agenzie fiscali, uffici statali ed enti locali, affidati a Equitalia entro il 31 ottobre 2013 e prima di procedere al pagamento, i contribuenti devono capire se i suddetti tributi inseriti nelle cartelle rientrano nella definizione agevolata e pertanto devono prendere visione della propria situazione debitoria, verificare la data in cui le somme dovute sono state affidate all’agente della riscossione e il tipo di atto ricevuto.
Per tutte le cartelle rientranti nell’agevolazione, il contribuente, comunque, non dovrà pagare:
– gli interessi di mora che maturano dalla data di notifica della cartella in caso di mancato pagamento delle somme entro i 60 giorni previsti;
– per le cartelle/avvisi emessi per conto dell’Agenzia delle Entrate il tributo relativo agli interessi per ritardata iscrizione a ruolo, indicati nella cartella di pagamento e nell’estratto di ruolo.

Chi sceglierà di aderire alla sanatoria dovrà pagare il residuo del debito (al netto degli interessi non dovuti), l’aggio, le spese di notifica e quelle per eventuali procedure attivate, presso gli sportelli Equitalia, gli uffici postali tramite bollettino F35 completo di codice fiscale. Le cartelle e gli avvisi di accertamento esecutivi affidati entro il 31 ottobre 2013 a Equitalia per la riscossione possono essere pagati in un’unica soluzione, senza interessi di mora e interessi di ritardata iscrizione a ruolo.

 

Redditometro, sì alle vicende precedenti rispetto al periodo contestato

 

Secondo quanto disposto dalla Corte di Cassazione, ai fini dell’accertamento, le vicende relative alla situazione patrimoniale del contribuente accadute in anni diversi da quello in contestazione possono costituire legittimi indici di capacità contributiva in tale materia, qualora si riflettano sul periodo fiscale interessato, traducendosi in ulteriori e autonomi indici contributivi (Corte di cassazione – ordinanza n. 9728/2014).

L’orientamento della giurisprudenza si ispira sull’accertamento induttivo effettuato sulla base del controllo delle scritture e delle registrazioni contabili che, appunto, tiene conto di presunzioni semplici in virtù delle quali l’ufficio finanziario verifica la sussistenza di un reddito certo e, quindi, di capacità contributiva.

Per ciò che concerne l’accertamento dell’Iva, la giurisprudenza chiarisce che l’obbligo di motivazione dell’avviso di accertamento può essere assolto anche mediante rinvio ad altri atti conosciuti o conoscibili da parte del contribuente, ed in particolare al verbale redatto dalla Guardia di finanza nell’esercizio dei poteri di polizia tributaria. Pertanto, in caso d’impugnazione, il giudice di merito deve accertare, motivando adeguatamente sul punto, se detto verbale sia stato posto nella sfera di conoscenza del contribuente.

 

Sostituto d’imposta recupera bonus Irpef con il codice tributo “1655”

 

8 mag 2014 L’Agenzia delle entrate con la risoluzione 07 maggio 2014, n. 48/E ha istituito il codice tributo “1655” per il recupero da parte dei sostituti d’imposta mediante il modello di pagamento F24 delle somme erogate come credito Irpef a favore dei lavoratori.

Ai sensi delll’articolo 1 del decreto-legge n. 66 del 2014 è stato previsto un credito a favore di lavoratori dipendenti e assimilati che non concorre alla formazione del reddito.
Hanno diritto al credito i soggetti che nel 2014 percepiscono redditi da lavoro dipendente e alcuni redditi assimilati, al netto del reddito da abitazione principale, fino a 26 mila euro, purché l’imposta lorda dell’anno sia superiore alle detrazioni per lavoro dipendente. Il bonus spetta invece se l’imposta lorda è azzerata da altre categorie di detrazioni, ad esempio quelle per carichi di famiglia.
Il credito complessivo è di 640 euro, pari a 80 euro mensili a partire da maggio e, vale per i redditi fino a 24.000 euro. Se il reddito supera i 24.000 euro il bonus si riduce gradualmente fino a 26.000. Il credito dovrà essere calcolato in relazione alla durata del rapporto di lavoro, considerando il numero di giorni lavorati nell’anno.
Il bonus sarà riconosciuto in via automatica dai sostituti d’imposta in busta paga senza quindi dover fare alcuna domanda. Essi riconosceranno il credito spettante ai beneficiari a partire dalle retribuzioni erogate nel mese di maggio. Nel caso in cui ciò non sia possibile per ragioni tecniche legate alle procedure di pagamento degli stipendi, i sostituti riconosceranno il credito a partire dalle retribuzioni del mese di giugno, ma dovranno comunque assicurare al lavoratore tutto il credito spettante nel corso del 2014.
Al fine di consentire ai sostituti d’imposta il recupero delle somme erogate ai sensi del sopra citato articolo 1 del decreto-legge n. 66 del 2014, mediante l’istituto della compensazione è stato istituito il seguente codice tributo:
“1655 – Recupero da parte dei sostituti d’imposta delle somme erogate ai sensi dell’articolo 1 del decreto-legge 24 aprile 2014, n. 66”.

 

Consulente aziendale con collaboratore esterno versa l’IRAP

 

8 mag 2014 La Corte di cassazione con l’ordinanza del 7 maggio 2014 n. 9790 ha così affermato: “il consulente che si avvale di prestazioni non occasionali di un collaboratore esterno è tenuto a versare l’Irap.”.

La Cassazione accoglie il ricorso proposto dall’Agenzia delle Entrate contro la sentenza della CTR della Lombardia, che al contrario ha affermato l’irrilevanza, ai fini della valutazione del requisito dell’autonoma organizzazione, dell’eventuale apporto di lavoro dipendente o di collaborazioni continuative esterne nell’attività del professionista.
In accoglimento del ricorso proposto dall’Agenzia delle Entrate, la Corte cassa la sentenza della CTR della Lombardia con rinvio ad altra sezione della medesima CTR anche per la liquidazione delle spese del presente giudizio di legittimità.
Di seguito si riportano le motivazioni di tale decisione.
In tema di Irap, l’esercizio per professione abituale, ancorché non esclusiva, di attività di lavoro autonomo diversa dall’impresa commerciale costituisce, secondo l’interpretazione costituzionalmente orientata fornita dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 156 del 2001, presupposto dell’imposta soltanto qualora si tratti di attività autonomamente organizzata.
Il requisito dell’autonoma organizzazione, il cui accertamento spetta al giudice di merito ed è insindacabile in sede di legittimità se congruamente motivato, ricorre quando il contribuente che eserciti attività di lavoro autonomo;
a) sia, sotto qualsiasi forma, il responsabile dell’organizzazione e non sia quindi inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse;
b) impieghi beni strumentali eccedenti le quantità che, secondo “l’id quod plerumque accidit”, costituiscono nell’attualità il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività anche in assenza di organizzazione;
c) oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui.
Costituisce onere del contribuente che chieda il rimborso dell’imposta asseritamente non dovuta dare la prova dell’assenza delle predette condizioni.
Secondo il consolidato orientamento della Corte di cassazione, conforme all’indirizzo espresso dalla Corte costituzionale e pienamente condivisibile e che va dunque riaffermato, nonostante qualche isolato precedente contrario, l’impiego non occasionale di lavoro altrui, deve ritenersi di per sè integrativo del requisito dell’autonoma organizzazione, non rilevando che la struttura posta a sostegno e potenziamento dell’attività professionale del contribuente sia fornita da personale dipendente o da un terzo in base ad un contratto di collaborazione.
In presenza di detto requisito si è dunque necessariamente in presenza di una struttura organizzativa avente rilevanza esterna e che richiede un’attività di coordinamento dei diversi fattori produttivi da parte del professionista, si da assorbire e rendere superfluo la valutazione complessiva degli altri fattori e del valore dei beni strumentali complessivamente impiegati. L’avvalersi di un dipendente ovvero di un collaboratore non occasionale integra di per sé il requisito della “stabile organizzazione”.