730 precompilato: comunicazione e opposizione per le spese sanitarie

 

Con il provvedimento n. 123325 del 29 luglio 2016 l’Agenzia delle Entrate ha approvato le nuove modalità tecniche di utilizzo dei dati delle spese sanitarie ai fini della elaborazione del modello 730 precompilato, a decorrere dall’anno d’imposta 2016.

Il provvedimento dell’Agenzia delle Entrate si è reso necessario in seguito all’estensione dell’obbligo di trasmissione al Sistema Tessera Sanitaria dei dati relativi alle prestazioni sanitarie erogate dalle strutture autorizzate per l’erogazione dei servizi sanitari e non accreditate.

SOGGETTI OBBLIGATI ALLA COMUNICAZIONE


Ai fini dell’elaborazione del modello 730 precompilato, a decorrere dall’anno d’imposta 2016, sono soggetti all’obbligo di comunicazione al Sistema Tessera Sanitaria, dei dati relativi alle prestazioni sanitarie erogate ed ai rimborsi effettuati per prestazioni non erogate o parzialmente erogate: le Asl, gli ospedali, gli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico, i policlinici universitari, i medici, le farmacie, i presidi di specialistica ambulatoriale, le strutture di assistenza protesica e di assistenza integrativa, gli altri presidi e strutture accreditati per l’erogazione dei servizi sanitari, dalle strutture autorizzate per l’erogazione dei servizi sanitari e non accreditate.

SPESE SANITARIE DA COMUNICARE


Le tipologie di spesa oggetto di comunicazione sono:
a) ticket per acquisto di farmaci e per prestazioni fruite nell’ambito del Servizio Sanitario Nazionale;
b) farmaci: spese relative all’acquisto di farmaci, anche omeopatici;
c) dispositivi medici con marcatura CE: spese relative all’acquisto o affitto di dispositivi medici con marcatura CE;
d) servizi sanitari erogati dalle farmacie: ad esempio spese relative ad ecocardiogramma, spirometria, holter pressorio e cardiaco, test per glicemia, colesterolo e trigliceridi o misurazione della pressione sanguigna;
e) farmaci per uso veterinario;
f) prestazioni sanitarie (escluse quelle di chirurgia estetica e di medicina estetica):
– assistenza specialistica ambulatoriale;
– visita medica generica e specialistica o prestazioni diagnostiche e strumentali;
– prestazione chirurgica;
– certificazione medica;
– ricoveri ospedalieri ricollegabili ad interventi chirurgici o a degenza, al netto del comfort;
g) spese agevolabili solo a particolari condizioni:
– protesi e assistenza integrativa (acquisto o affitto di protesi – che non rientrano tra i dispositivi medici con marcatura CE – e assistenza integrativa);
– cure termali;
– prestazioni di chirurgia estetica e di medicina estetica (ambulatoriale o ospedaliera);
h) altre spese sanitarie.

SANZIONI


In caso di omessa, tardiva o errata trasmissione dei dati si applica la sanzione di euro 100 per ogni comunicazione, con un massimo di euro 50.000. Nei casi di “errata comunicazione” la sanzione non si applica se la trasmissione dei dati corretti è effettuata entro i 5 giorni successivi alla scadenza, ovvero, in caso di segnalazione da parte dell’Agenzia delle Entrate, entro i 5 giorni successivi alla segnalazione stessa. Se la comunicazione è correttamente trasmessa entro 60 giorni dalla scadenza prevista, la sanzione è ridotta a 1/3 con un massimo di euro 20.000.


UTILIZZO DEI DATI DELLE SPESE SANITARIE


L’Agenzia delle Entrate trasmette al Sistema Tessera Sanitaria la lista dei codici fiscali che rientrano nella platea dei contribuenti interessati dalla dichiarazione precompilata e dei familiari a carico.
Per ciascuno dei contribuenti indicati nella suddetta lista, dal 1° marzo dell’anno successivo al periodo d’imposta di riferimento, il Sistema Tessera Sanitaria mette a disposizione dell’Agenzia delle Entrate (salvo opposizione) i dati consolidati delle ricevute di pagamento, delle fatture e degli scontrini fiscali relativi a:
– spese sanitarie sostenute dal contribuente e dal familiare a carico nell’anno d’imposta;
– rimborsi effettuati nell’anno precedente per prestazioni non erogate o parzialmente erogate.


CONSULTAZIONE DEI DATI E OPPOSIZIONE


Qualora non sia stata espressa opposizione all’utilizzo dei dati è possibile consultare in dettaglio i dati delle spese sanitarie e dei rimborsi indicati nella dichiarazione precompilata, a partire dal 15 aprile di ciascun anno attraverso l’area autenticata sul sito dell’Agenzia delle Entrate, tramite il servizio di interrogazione puntuale esposto dal Sistema Tessera Sanitaria.
Ciascun assistito (contribuente o familiare a carico) può esercitare la propria opposizione a rendere disponibili all’Agenzia delle entrate i dati relativi alle spese sanitarie sostenute e ai rimborsi effettuati per prestazioni parzialmente o completamente non erogate, per l’elaborazione della dichiarazione dei redditi precompilata.
Le modalità di opposizione non hanno subito sostanziali modifiche:
– può essere esercitata, nel caso di scontrino parlante, non comunicando al soggetto che emette il documento fiscale, il codice fiscale riportato sulla tessera sanitaria (perdendo in tal modo il diritto alla detrazione);
– negli altri casi, chiedendo al medico o alla struttura sanitaria di apporre l’annotazione dell’opposizione sul documento fiscale.
Inoltre, dal 1° ottobre dell’anno di riferimento al 31 gennaio dell’anno successivo (quindi per il 2016, dal 1° ottobre 2016 al 31 gennaio 2017) è possibile esercitare il diritto di opposizione con riferimento alle spese sanitarie richiedendo che i dati siano cancellati dal sistema TS e, quindi non più utilizzati ai fini dell’elaborazione della precompilata:
– via telefono, mediante l’utilizzo dei numeri 848.800.444 – 0696668907 (da cellulare) – +39 0696668933 (da estero);
– tramite posta elettronica, all’indirizzo che sarà pubblicato sul sito dell’Agenzia delle Entrate;
– o presentando l’apposito modello allegato al provvedimento n. 123325/2016 presso un qualsiasi ufficio territoriale.
Oppure, nel mese di febbraio dell’anno successivo al periodo d’imposta di riferimento (quindi per il 2016, dal 1° febbraio 2017 al 28 febbraio 2017) è possibile accedere alla propria area autenticata del sito web dedicato del Sistema Tessera Sanitaria tramite tessera sanitaria TS-CNS, oppure tramite le credenziali Fisconline, per consultare l’elenco delle spese sanitarie e selezionare singole voci per le quali si esprime opposizione all’invio dei relativi dati all’Agenzia delle Entrate, per l’elaborazione della dichiarazione precompilata.

 

Tempo scaduto per integrare l’archivio operatori finanziari 2015

 


Oggi è l’ultimo giorno per la comunicazione integrativa annuale del 2015 delle informazioni da inviare all’archivio operatori finanziari (Agenzia delle Entrate – Provvedimento 27 giugno 2016, n. 101801).

Gli operatori finanziari hanno l’obbligo di comunicare all’Anagrafe tributaria (Archivio dei rapporti con operatori finanziari) le informazioni (mensili e annuali) sui saldi e sulle movimentazioni dei rapporti attivi.
La comunicazione è a carico dei seguenti soggetti: banche, Poste italiane Spa, intermediari finanziari, imprese di investimento, organismi di investimento collettivo del risparmio, società di gestione del risparmio, ogni altro operatore finanziario. Inoltre, sono tenuti alla comunicazione anche gli istituti di pagamento italiani, gli agenti in attività finanziaria italiani e gli agenti esteri, in relazione all’attività di prestazione di servizi di pagamento, svolta per conto degli Istituti di pagamento comunitari autorizzati a prestare in Italia senza succursali servizi di pagamento in regime di libera prestazioni di servizi.
Al fine di consentire l’acquisizione delle comunicazioni dei saldi 2015 unicamente attraverso invio ordinario di tipo 3 (saldi annuali) anche in relazione ad eventuali posizioni da sanare a seguito di ricezione degli esiti di migrazione e di conseguire, attraverso un allineamento delle scadenze, una migliore gestione, da parte degli operatori finanziari, degli esiti di elaborazione anche alla luce dell’aggiornamento dei documenti tecnici, il termine dei 90 giorni, in scadenza al prossimo 30 giugno relativamente alla comunicazione integrativa annuale del 2015, è stato posticipato al 29 luglio 2016.
Eventuali aggiornamenti agli allegati tecnici, utili al miglioramento delle modalità di compilazione e di trasmissione delle informazioni, saranno pubblicati nell’apposita sezione del sito internet dell’Agenzia delle Entrate e ne sarà data relativa comunicazione.

 

Compensi a terzi, necessaria la loro valutazione ai fini IRAP

 


Ai fini IRAP, è necessario valutare la natura dei compensi a terzi prima di desumere la sussistenza dell’autonoma organizzazione (Corte di Cassazione – Ordinanza 26 luglio 2016, n. 15492).

La Corte di Cassazione accoglie il ricorso di una contribuente avvocato, avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale che aveva confermato la decisione di primo grado con cui la CTP aveva rigettato il ricorso proposto avverso il silenzio-rifiuto opposto dall’Amministrazione ad istanza di rimborso dell’IRAP, in relazione al versamento di compensi a terzi per prestazioni afferenti all’attività professionale.
Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione, confermando i principi già espressi in precedenti pronunce, ha statuito che con riguardo al presupposto dell’IRAP, il requisito dell’autonoma organizzazione, il cui accertamento spetta al giudice di merito ed è insindacabile in sede di legittimità se congruamente motivato, ricorre quando il contribuente:
a) sia, sotto qualsiasi forma, il responsabile dell’organizzazione e non sia, quindi, inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse;
b) impieghi beni strumentali eccedenti, secondo l’id quod plerurmque accidit, il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza di organizzazione, oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui che superi la soglia dell’impiego di un collaboratore che esplichi mansioni di segreteria ovvero meramente esecutive.
La CTR, desumendo la sussistenza di autonoma organizzazione solo sulla base della presenza di “compensi a terzi” (elemento di per sé non decisivo ai fini della sussistenza del presupposto impositivo), ha omesso la necessaria valutazione in ordine alla natura di tali compensi a terzi e non ha specificamente esaminato l’eccedenza dei beni strumentali rispetto al minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività.


 

Detrazione delle spese di ristrutturazione della casa anche per il convivente non familiare

 


Il convivente non familiare e non proprietario dell’immobile che sostiene le spese di ristrutturazione, può fruire della detrazione alla stregua di quanto previsto per i familiari conviventi (Agenzia entrate – risoluzione 28 luglio 2016, n. 64/E).

In via generale la detrazione spetta per le spese di ristrutturazione di un immobile, sul quale, in virtù di un titolo idoneo, si ha il possesso o la detenzione. Il diritto alla detrazione, in sostanza, spetta, se hanno sostenuto le spese in questione e queste sono rimaste a loro carico, al proprietario o al nudo proprietario dell’immobile, al titolare di un diritto reale sullo stesso (uso, usufrutto, abitazione), all’inquilino e al comodatario in quanto detentori dell’immobile.


Nell’ambito delle convivenze, la detrazione è riconosciuta anche al convivente familiare del possessore dell’immobile, purché sostenga le spese e la convivenza sussista fin dall’inizio dei lavori. In tal caso, il titolo che attesta la disponibilità dell’immobile, requisito richiesto per la detrazione, è la stessa condizione di familiare convivente e, pertanto, non è richiesta l’esistenza di un sottostante contratto di comodato.


Il convivente non familiare, invece, può usufruire della detrazione delle spese sostenute non solo quando risulta detentore dell’immobile in base ad un contratto di comodato ma anche quando non risulta proprietario, risultando, in tal caso, la disponibilità dell’immobile insita nella convivenza stessa.
Sussiste un legame concreto tra il convivente non familiare e l’immobile tale da ammettere la detrazione delle spese anche quando non si è proprietari.

 

Agevolazioni per imprese ed Onlus nell’industria culturale e turistica

 



Con il Decreto 11 maggio 2016, il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo ha approvato misure di sostegno, attraverso finanziamenti agevolati e a fondo perduto, in favore di nuove imprese ed enti del “terzo settore” per investimenti e interventi finalizzati allo sviluppo e al consolidamento del settore produttivo collegato al patrimonio culturale.


Il regime di aiuto, che è soggetto alle regole de minimis, ha come finalità:
– la creazione di nuove imprese nell’industria culturale;
– lo sviluppo di imprese dell’industria culturale, turistica e manifatturiera;
– il sostegno ai soggetti del terzo settore che operano nell’industria culturale.
Le agevolazioni sono concesse in parte nella forma di finanziamento agevolato a tasso zero e in parte come contributo a fondo perduto, con misure differenziate in base alle differenti finalità, con uno stanziamento complessivo di circa 107 milioni di euro.
Il soggetto gestore a cui sono affidati gli adempimenti tecnici e amministrativi riguardanti la ricezione, la valutazione e l’approvazione delle domande, l’adozione dei provvedimenti, la stipula del contratto di finanziamento, l’erogazione, il controllo ed il monitoraggio delle agevolazioni è INVITALIA.
Le agevolazioni sono concesse sulla base di procedura valutativa con procedimento a sportello. Ciò significa che non saranno ammesse le domande presentate prima dell’apertura dei termini (definita dal Ministero con una successiva direttiva operativa) e che le agevolazioni sono assegnate nei limiti delle risorse disponibili; l’eventuale esaurimento delle risorse disponibili comporterà la chiusura anticipata dello «sportello».
INVITALIA procede all’esame istruttorio delle domande di agevolazione secondo l’ordine cronologico di presentazione, che è separato e distinto per le singole finalità.
Le agevolazioni sono concesse mediante provvedimento adottato da Invitalia e sono erogate sulla base di un contratto di finanziamento appositamente stipulato tra Invitalia e il soggetto beneficiario, nel quale sono indicate le obbligazioni a cui lo stesso beneficiario è soggetto. L’erogazione avviene su richiesta del soggetto beneficiario mediante presentazione di stati avanzamento lavori (di seguito SAL) a fronte di titoli di spesa quietanzati. E’ fatta salva la possibilità per il soggetto beneficiario di richiedere, previa presentazione di fideiussione bancaria o assicurativa, l’erogazione della prima quota di agevolazione a titolo di anticipazione, fino ad un massimo del 50% delle agevolazioni complessivamente concesse.
Il soggetto beneficiario può presentare al massimo quattro richieste di erogazione, comprensive dell’eventuale anticipazione. L’ultimo SAL a saldo non può essere inferiore al 20% dei costi ammissibili.
Le agevolazioni riconosciute non sono cumulabili – per le stesse spese – con nessun’altra agevolazione, anche a titolo di de minimis, comunitaria, nazionale, regionale o comunale ad eccezione di:
– agevolazioni fiscali aventi carattere di generalità ed uniformità su tutto il territorio italiano;
– agevolazioni in forma di garanzia.















FINALITÀ

REQUISITI SOGGETTIVI

FORMA E MISURA

Nuove imprese dell’industria culturale – Società di capitali e Società di persone costituite da non più di 36 mesi dalla domanda, iscritte al registro imprese, in posseso dei requisiti indicati dal decreto ministeriale;
persone fisiche che si impegnano a costituire l’impresa, con consegna di tutta la documentazione prescritta, entro 30 giorni dall’ammissione alle agevolazioni, pena la decadenza dall’agevolazione.
a) finanziamento agevolato, a tasso zero, pari al massimo al 40% della spesa ammessa e della durata massima di 8 anni di ammortamento, oltre ad un preammortamento di un anno;
b) contributo a fondo perduto, in misura pari al massimo al 40% della spesa ammessa.
Restante della spesa deve essere garantita dal beneficiario con risorse proprie.
Sviluppo imprese dell’industria culturale, turistica e manifatturiera – Società di capitali e Società di persone costituite da non meno di 36 mesi dalla domanda, iscritte al registro imprese, in posseso dei requisiti indicati dal decreto ministeriale. a) finanziamento agevolato, a tasso zero, pari al massimo al 60% della spesa ammessa e della durata massima di 8 anni di ammortamento, oltre ad un preammortamento di un anno;
b) contributo a fondo perduto, in misura pari al massimo al 20% della spesa ammessa.
Restante della spesa deve essere garantita dal beneficiario con risorse proprie.
Sostegno terzo settore nell’industria culturale – imprese, costituite in forma societaria, ivi incluse le società cooperative iscritte, alla data di presentazione della domanda, nel Registro delle imprese;
– ONLUS iscritte, alla data di presentazione della domanda, presso l’anagrafe delle ONLUS.
contributo a fondo perduto fino all’80% della spesa ammessa. La copertura della spesa ammessa è aumentata al 90% in caso di soggetto richiedente qualificabile come impresa ed abbia le caratteristiche di impresa femminile o impresa giovanile o sia in possesso del rating di legalità.
Restante della spesa deve essere garantita dal beneficiario con risorse proprie.