L’Agenzia delle Entrate risponde ai Caf

 

A fronte delle molteplici questioni interpretative in materia di Irpef, sono stati sciolti i dubbi relativi agli oneri deducibili e detraibili, tra i quali le spese sanitarie, gli interessi passivi, le spese per gli interventi di recupero del patrimonio abitativo e per la riqualificazione energetica degli edifici, il bonus mobili, le altre detrazioni, nonché su altri quesiti riguardanti il rapporto tra IMU IRPEF, i redditi di lavoro dipendente e fondiari.

Ecco alcuni dei principali chiarimenti:

Effetto di sostituzione Imu-Irpef
Per l’anno 2013, viene chiarito che l’effetto di sostituzione Imu-Irpef trova applicazione in tutte le ipotesi in cui l’Imu è dovuta, ovvero nel caso di versamento della prima e/o seconda rata (o semestre) e delle cosiddetta Mini Imu.

Detrazione interessi passivi dei mutui
Nell’ipotesi in cui il contribuente acquista un un’unità immobiliare adiacente alla propria abitazione principale, con l’intenzione di accorparle, la detrazione per gli interessi passivi relativi al mutuo contratto per detto acquisto, spetta, soltanto dopo che sia stato realizzato l’accorpamento in modo da risultare un’unica abitazione principale.
Qualora, invece, uno dei due coniugi, comproprietari e cointestatari del mutuo per l’acquisto dell’abitazione principale, sia fiscalmente a carico dell’altro, quest’ultimo può fruire anche della quota di detrazione spettante al coniuge.

Detrazione spese sanitarie
La detrazione spetta, esclusivamente, in caso di prestazioni fornite da professionisti sanitari riconosciuti dal Ministero della Salute.

Recupero del patrimonio edilizio
Qualora il pagamento delle spese per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio o di riqualificazione energetica degli edifici sia effettuato da una società finanziaria che ha concesso un finanziamento al contribuente, quest’ultimo può fruire della detrazione per gli interventi in esame a condizione che la società che eroga il finanziamento paghi il corrispettivo al soggetto fornitore con un bonifico bancario o postale recante tutti i dati previsti dalle disposizioni di riferimento in modo da consentire alle banche o a Poste Italiane SPA di operare la ritenuta del 4%.
Inoltre, la detrazione per gli interventi di ristrutturazione edilizia è valida anche in presenza di errori materiali nella compilazione del bonifico, a patto che non pregiudichino l’applicazione della ritenuta d’acconto del 4%.
Infine, è confermata la detrazione delle spese di ristrutturazione per i familiari conviventi del possessore o detentore dell’immobile che hanno sostenuto parte delle spese.

Bonus mobili
Il suddetto beneficio è concesso anche per i contribuenti che effettuano lavori di manutenzione straordinaria su impianti tecnologici di singoli immobili per ottenere risparmi energetici, mentre, viene escluso in caso di realizzazione di posti auto di pertinenza dell’abitazione, in quanto la detrazione è valida soltanto in caso di ristrutturazione di immobili già esistenti.
Confermata, inoltre, la possibilità di pagamento degli acquisti di mobili e grandi elettrodomestici oltre che con bonifico bancario o postale, anche con carta di credito o bancomat. Occorre, in ogni caso, conservare la documentazione attestante l’effettivo pagamento e le fatture di acquisto dei beni con la usuale specificazione della natura, qualità e quantità dei beni e servizi acquisiti.
Infine, l’Agenzia chiarisce che può usufruire delle detrazioni anche chi acquista mobili da un’impresa residente all’estero che non dispone di un conto corrente in Italia, purché il pagamento sia fatto tramite bonifico ordinario internazionale e il bonifico contenga, oltre ai dati richiesti dalla normativa, il numero di partita Iva, il codice fiscale oppure l’analogo codice identificativo attribuito al rivenditore nel paese estero.

 

Compravendita immobiliare con valore catastale: i chiarimenti del fisco

 

Forniti i chiarimenti in merito alla possibilità di utilizzare come base imponibile delle imposte di registro, ipotecaria e catastale in relazione ad un atto di compravendita immobiliare, il valore catastale dell’immobile indipendentemente dal corrispettivo pattuito nell’atto, per quei contraenti che convengono che una parte del prezzo dell’immobile venga corrisposto in data successiva alla stipula dell’atto (Agenzia entrate – risoluzione n. 53/E del 2014).

All’atto della cessione di un immobile, le parti hanno l’obbligo di rendere apposita dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà recante l’indicazione analitica delle modalità di pagamento del corrispettivo e in caso di violazione, è prevista una sanzione amministrativa da € 500 a € 10.000 e, ai fini dell’imposta di registro, l’assoggettamento dell’atto alla procedura di accertamento di valore.
In merito a tali disposizioni, l’Agenzia delle Entrate è intervenuta fornendo chiarimenti sull’applicabilità di tale regime sanzionatorio per quei contraenti che perfezionano il pagamento del corrispettivo, successivamente rispetto all’atto di cessione immobiliare.
L’agenzia di fatto chiarisce che l’obbligo di indicazione analitica può essere assolto fornendo in atto gli elementi utili alla identificazione degli importi e delle modalità di versamento di quanto dovuto a saldo e in tal caso è da ritenersi esclusa l’irrogazione della sanzione amministrativa e dell’assoggettamento dell’atto a procedura di accertamento di maggior valore dell’immobile oggetto del trasferimento, con disapplicazione del regime “prezzo-valore”.

 

Incontro con la stampa specializzata: i chiarimenti del Fisco

 

Forniti chiarimenti interpretativi su: accertamento, mediazione tributaria e contenzioso, società di comodo, perdite su crediti, rivalutazioni, reddito d’impresa, detrazioni e rimborsi d’imposta, IMU, compensazioni e crediti d’imposta, indagini finanziarie, redditometro, attività finanziarie detenute all’estero (Agenzia delle Entrate – Circolare 14 maggio 2014, n. 10/E).

Accertamento:
– nei giudizi avverso accertamenti esecutivi, l’Ufficio riscuote le somme dovute a seguito di sentenza notificando al contribuente un’intimazione di pagamento, quest’ultimo può chiedere all’Ufficio il riesame dell’atto in autotutela. Nel caso di errore di calcolo nella determinazione degli importi dovuti a seguito della sentenza, l’intimazione può essere impugnata, previo svolgimento del procedimento di mediazione tributaria per le controversie di valore non superiore a ventimila euro.

Mediazione e contenzioso:
– l’impugnazione di cartella di pagamento sia per vizi imputabili all’attività dell’Agente della riscossione sia per vizi imputabili all’Agenzia delle Entrate comporta la chiamata in causa di entrambi. Tuttavia, quando tale controversia è di valore non superiore a 20 mila euro è soggetta alla mediazione. In ogni caso, la costituzione in giudizio deve avvenire al termine della fase di mediazione e, quindi, di fatto ben oltre i 30 giorni dalla notifica dell’atto all’Agente della riscossione. Alcuni difensori di Agenti della riscossione, in tali ipotesi, eccepiscono la tardività della costituzione, non essendo l’Agente delle riscossione soggetto ad alcuna sospensione legata alla mediazione. Quindi, la questione di tardività della costituzione in giudizio è infondata, qualora erroneamente rilevata;
– il procedimento di mediazione è obbligatorio per tutte le controversie tributarie di valore non superiore a 20 mila euro, senza che rilevi la circostanza che l’atto impugnato sia stato preceduto o meno da contraddittorio col contribuente.
L’impugnazione può risultare fondata, anche solo parzialmente, e quindi “mediabile”, per motivi non esaminati in sede di precedente contraddittorio, che possano trovare nuova o più adeguata rappresentazione nel ricorso del contribuente o per vizi formali dell’atto impugnato o ancora per sopravvenute modifiche normative o per nuovi orientamenti giurisprudenziali o di prassi.

Società di comodo:
– la condizione di non operatività, in caso di mancato superamento del test di operatività o per effetto del conseguimento di perdite, determina comunque le penalizzazioni Iva (divieto di utilizzo del credito in compensazione o a rimborso, eccetera), anche se il contribuente si adegua al reddito minimo previsto.

Perdite su crediti:
– in materia di deducibilità delle perdite sui crediti prescritti, è corretto il comportamento del contribuente che, già in passato, ha dedotto la perdita sui crediti prescritti nel periodi di imposta in cui è maturato il requisito temporale per l’avvenuta prescrizione.

Rivalutazioni:
– la norma di rivalutazione attuale (art. 1. c. 143 della legge n. 147 del 2013) prevede che “il maggior valore attribuito ai beni in sede di rivalutazione si considera riconosciuto a fini delle imposte sui redditi e dell’imposta regionale sulle attività produttive (…)”. Quindi, non è possibile procedere ad una rivalutazione dei beni in bilancio senza assoggettarla ad imposta sostitutiva. La rivalutazione effettuata in sede contabile deve necessariamente assumere valenza fiscale con il versamento dell’imposta sostitutiva.

Reddito d’impresa:
– con riferimento alle sopravvenienze passive rilevate in seguito alla perdita totale di beni strumentali dovuta ad un evento calamitoso (fattispecie assimilabile alla alienazione degli stessi beni), anche se classificate tra i componenti straordinari di reddito, devono, comunque, ritenersi rilevanti ai fini della determinazione della base imponibile IRAP;
– la svalutazione delle rimanenze per i beni valutati a costo specifico è fiscalmente irrilevante. Di conseguenza, gli eventuali maggiori valori che, per qualunque motivo, fossero imputati in aumento dell’onere sostenuto per l’acquisto di beni merce, valutati a costo specifico, sono da considerarsi a loro volta fiscalmente neutrali;
– per i veicoli concessi in uso promiscuo ai dipendenti per la maggior parte del periodo di imposta, disciplinati dalla lettera b-bis) del comma 1 dell’articolo 164 del TUIR – al pari degli altri beni mobili dell’impresa – la deduzione dei canoni di leasing relativi a contratti stipulati a decorrere dal 1 gennaio 2014, a seguito delle modifiche recate al comma 7 dell’articolo 102 del TUIR dall’articolo 1, comma 162, della legge n. 147 del 2013 (legge di stabilità per il 2014), deve avvenire in un periodo minimo pari alla metà del periodo di ammortamento (2 anni).

Bonus ristrutturazione:
– gli interventi per la prevenzione di atti illeciti da parte di terzi sono stati stabilmente inseriti tra quelli agevolabili (lett. f) del comma 1 dell’art. 16-bis del TUIR). In linea generale, si tratta di interventi ammissibili alla detrazione esclusivamente in base alla loro finalità, a prescindere dal loro inquadramento tra gli interventi edilizi, che potrebbe anche non sussistere, basti pensare all’installazione di sensori, serrature, spioncini. La fruizione della detrazione per le spese sostenute per l’adozione di misure finalizzate a prevenire il rischio del compimento di atti illeciti da parte di terzi, quindi, non consente di per sé di fruire dell’ulteriore detrazione per l’acquisto di mobili e grandi elettrodomestici. Nell’ipotesi, tuttavia, in cui le misure di prevenzione, per le loro particolari caratteristiche, siano anche inquadrabili tra gli interventi edilizi (rispettivamente, manutenzione ordinaria, manutenzione straordinaria, restauro o risanamento conservativo, ristrutturazione edilizia), si ritiene possibile avvalersi anche dell’ulteriore detrazione per l’acquisto di mobili e grandi elettrodomestici, fermo restando che gli interventi di manutenzione ordinaria rilevano solo se effettuati sulle parti comuni di un edificio residenziale. Detta verifica deve essere effettuata caso per caso, con riferimento alla fattispecie concreta.

IMU:
– è esclusa la deducibilità dell’IMU relativa agli immobili adibiti promiscuamente all’esercizio dell’arte o professione o all’impresa commerciale e all’uso personale o familiare del contribuente;
– la deducibilità dell’IMU dal reddito di impresa e di lavoro autonomo è ammessa a partire da quella relativa all’anno 2013. Di conseguenza, un’eventuale IMU 2012 versata tardivamente nel 2013 è indeducibile, trattandosi di un costo di competenza del periodo di imposta 2012. Diversamente l’IMU 2013 versata tardivamente nel 2014 è un costo di competenza del periodo di imposta 2013 indeducibile in detto periodo di imposta in assenza del pagamento e deducibile nel successivo periodo di imposta 2014 all’atto del pagamento mediante una variazione in diminuzione in sede di UNICO.

Compensazioni e crediti d’imposta:
– per la compensazione dei crediti Iva, le nuove limitazioni di cui all’art. 1, comma 574, della legge di stabilità 2014, riguardano esclusivamente la “compensazione orizzontale” dei crediti relativi alle richiamate imposte per importi superiori a 15.000 euro. Tale limite di 15.000 euro, superato il quale scatta l’obbligo del visto di conformità, è riferibile alle singole tipologie di crediti emergenti dalla dichiarazione e non solo a quelli utilizzati in compensazione;
– i contribuenti che utilizzano in compensazione i crediti relativi alle imposte sui redditi e alle relative addizionali, alle ritenute alla fonte, alle imposte sostitutive delle imposte sul reddito e all’imposta regionale sulle attività produttive, per importi superiori a 15.000 euro annui, hanno l’obbligo di richiedere l’apposizione del visto di conformità relativamente alle singole dichiarazioni dalle quali emerge il credito. Per tali importi non è espressamente l’obbligo di preventiva presentazione della dichiarazione ai fini del loro utilizzo in compensazione;
– il credito risultante dalla dichiarazione 2012 (anno 2011) può essere utilizzato in compensazione senza applicazione dei nuovi limiti alla compensazione fino a quando lo stesso non trovi rappresentazione nella dichiarazione annuale 2014 (relativa al 2013), all’interno della quale tale credito viene “rigenerato” sommandosi al credito maturato nel 2013.
RIMBORSI:
– i controlli preventivi sui rimborsi da 730 superiori a 4mila euro da parte dell’Agenzia delle Entrate, non devono essere effettuati in mancanza di richieste di detrazioni per carichi di famiglia e di riconoscimento di eccedenze di precedenti dichiarazioni. Tali rimborsi sono effettuati dai sostituti d’imposta per mezzo dei conguagli sulle retribuzioni dei propri dipendenti, pensionati e titolari di taluni redditi assimilati a quello di lavoro dipendente;
– l’importo utilizzato in compensazione per i versamenti di altri tributi (Imu, Tasi, Iuc) non rileva ai fini della verifica dei 4.000 euro;
– il rimborso che risulta spettante al termine delle operazioni di controllo preventivo è erogato dall’Agenzia delle entrate. Ai fini della verifica del limite di quattromila euro rileva l’importo complessivo del rimborso.

Indagini finanziarie:
– nelle indagini finanziarie nei confronti di privati, non si applicano le presunzioni sui prelevamenti, in quanto gli stessi, a differenza degli esercenti attività di impresa o di lavoro autonomo, non sono tenuti a conservare nessuna scritture contabile; mentre le presunzione sui si estende alla generalità dei soggetti passivi e delle diverse categorie reddituali.

Redditometro:
– le spese medie ISTAT sono legittimamente utilizzabili per il calcolo delle spese connesse ad elementi certi. In particolare, ci si riferisce al calcolo delle spese per la manutenzione ordinaria degli immobili e per acqua e condominio (parametrate ai metri quadrati effettivi delle abitazioni) e alle spese relative all’utilizzo degli autoveicoli (compresi moto, caravan, ecc…, parametrate ai KW effettivi). Gli importi corrisposti per le spese per beni e servizi di uso corrente, il cui contenuto induttivo è determinato con esclusivo riferimento alla media Istat della tipologia di nucleo familiare ed area geografica di appartenenza concorrono alla ricostruzione sintetica del reddito e formano oggetto di contraddittorio solo se individuati puntualmente dall’ufficio. Le spese per elettrodomestici e arredi e altri beni e servizi per la casa, seppure ancorate al possesso di uno o più immobili, non sono determinate in base alle caratteristiche degli stessi. Pertanto anche tali spese concorrono alla ricostruzione sintetica del reddito esclusivamente in presenza di importi corrisposti per spese effettivamente risultanti dai dati disponibili in anagrafe tributaria;
– concorre alla ricostruzione sintetica del reddito complessivo accertabile la quota di risparmio formatasi nel corso dell’anno e non utilizzata per spese di investimento o per consumi, elemento che appare non interessato dai rilievi del Garante;
– in caso di mancata presentazione del contribuente all’invito a fornire dati e notizie rilevanti per l’accertamento da redditometro, comporta l’applicazione di sanzioni nei confronti dello stesso, ai sensi dell’art. 11, co. 1, lett. c), D.lgs. n. 471/1997;
– in relazione alle spese per investimenti sostenute nell’anno, in sede di contraddittorio il contribuente può fornire la prova relativa alla formazione della provvista utilizzata per l’effettuazione dello specifico investimento individuato;
– il modello Cud non può essere considerato una dichiarazione validamente presentata, a differenza del condono previsto dalla legge n. 289/2002. Nel caso in cui il contribuente titolare di un CUD abbia omesso di presentare la dichiarazione dei redditi, pur essendo obbligato a tale adempimento per aver prodotto oltre che un reddito di lavoro dipendente anche altri redditi, la decadenza dal potere di accertamento, ai sensi dell’art. 43 del d.P.R. n. 600 del 1973, non potrà che aversi, essendo stata omessa la dichiarazione dovuta, il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui la stessa avrebbe dovuto essere presentata.

Attività finanziarie detenute all’estero:
– le attività detenute all’estero per il tramite di una società italiana non devono essere indicate nel quadro RW. Qualora le stesse siano detenute per il tramite di una società localizzata in un Paese collaborativo, il contribuente deve limitarsi ad indicare il valore della partecipazione nella società estera. Qualora il contribuente detenga una partecipazione superiore al 25 per cento in una società localizzata in un Paese non collaborativo, deve indicare, in luogo della partecipazione, le attività patrimoniali e finanziarie detenute all’estero dalla società;
– gli amministratori con potere di firma sui conti correnti della società in uno Stato estero, che non siano beneficiari (ossia possessori) dei relativi redditi, non devono compilare, relativamente a dette consistenze/trasferimenti, il quadro RW della propria dichiarazione dei redditi. Tale assunto deriva dalla ratio delle norme sul monitoraggio fiscale le quali presuppongono una relazione giuridica (intestazione delle somme) o di fatto (possesso o detenzione) tra soggetto e disponibilità estere che non si esaurisce nella semplice possibilità di disporre delle relative somme attraverso prelievi o versamenti;
– se un contribuente non fornisce la provvista per il pagamento dell’imposta di bollo speciale annuale l’intermediario deve comunicare il nominativo nel mod. 770 quadro SO. Conseguentemente perde il regime della riservatezza a decorrere dall’inizio dell’anno di riferimento. Pertanto, nel caso in cui il contribuente non fornisca la provvista per il pagamento dell’imposta annuale (riferita al valore del conto al 31.12. dell’anno precedente) la riservatezza si perde dal 1° gennaio dell’anno successivo, posto che per l’anno per il quale non ha pagato, l’imposta è prelevata in maniera forzosa dall’Agenzia;
– per le attività finanziarie detenute all’estero alla data del 1° gennaio, si deve utilizzare il cambio medio del mese di dicembre dell’anno precedente, determinato sulla base del provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate emanato ai fini dell’individuazione dei cambi medi mensili.

 

Le risposte del Fisco sui dubbi del credito Irpef da 80 euro

 

Forniti ulteriori chiarimenti sulla riduzione del cuneo fiscale per lavoratori dipendenti e assimilati, concernenti i soggetti beneficiari, l’applicazione del credito da parte dei sostituti d’imposta, il recupero del credito erogato e il coordinamento con altre misure agevolative (Agenzia delle Entrate – Circolare 14 maggio 2014 n. 9/E).

SOGGETTI BENEFICIARI:
– il credito deve essere erogato anche a lavoratori non residenti fiscalmente nel territorio dello Stato, titolari di redditi di lavoro imponibili in Italia, ai sensi dell’art. 24 del TUIR che riconosce per tali soggetti le detrazioni previste dall’art. 13 del TUIR;
– per il calcolo del credito, nell’ipotesi di aspettativa non retribuita, dai giorni per cui spettano le detrazioni vanno sottratti i giorni per i quali non spetta alcun reddito;
– nessuna riduzione delle detrazioni va effettuata nel caso di part time (verticale o orizzontale);
– nell’ipotesi di erogazione di premi dopo la cessazione del rapporto di lavoro, nel calcolo del numero dei giorni, per i quali spetta il diritto alle detrazioni, non vanno considerati quelli compresi in periodi di lavoro per i quali si è già fruito in precedenza delle detrazioni;
– gli importi percepiti dai lavoratori a titolo di cassa integrazione guadagni, indennità di mobilità e indennità di disoccupazione danno diritto al credito, in quanto tali somme costituiscono proventi conseguiti in sostituzione di redditi di lavoro dipendente e costituiscono redditi della stessa categoria di quelli sostituiti;
– per gli eredi del lavoratore deceduto la parte di credito eventualmente maturata nel periodo di paga in cui è avvenuto il decesso, e materialmente percepita dagli eredi, continua a mantenere la sua qualificazione fiscale e, quindi, non costituisce reddito per gli stessi;
– nella pronuncia della sentenza di condanna al pagamento di somme di denaro per crediti di lavoro, i relativi interessi e la rivalutazione rientrano nei redditi di lavoro dipendente; dunque, anche per queste somme è necessario verificare se spettino le detrazioni per lavoro.

CALCOLO DEL CREDITO:
i sostituti d’imposta che erogano i redditi che danno diritto al credito devono:
1. verificare la “capienza” dell’imposta lorda sui redditi da lavoro rispetto alle detrazioni per lavoro. In sostanza, l’imposta lorda sui redditi di lavoro dipendente e assimilati deve essere di importo superiore alle detrazioni calcolate su un reddito complessivo formato dai medesimi redditi che hanno determinato l’imposta lorda stessa;
2. calcolare l’importo del credito spettante in relazione al reddito complessivo, tenendo conto che il credito va rapportato al periodo di lavoro nell’anno. In particolare se il reddito complessivo:
– non è superiore a 24.000 euro, il credito è di importo pari a 640 euro;
– è superiore a 24.000 euro ma non a 26.000 euro, il credito di 640 euro spetta per la parte corrispondente al rapporto tra l’importo di 26.000 euro, diminuito del reddito complessivo, e l’importo di 2.000 euro (es.: reddito complessivo € 24.800, importo del credito spettante è pari a: 640 x [(26.000 – 24.800)/2.000] = 384). L’importo del credito si azzera al raggiungimento di un livello di reddito complessivo pari a 26.000 euro.
Se il periodo di lavoro nell’anno 2014 è inferiore a 365 giorni, l’importo del credito spettante, come precedentemente determinato, deve essere parametrato al numero dei giorni di lavoro dell’anno, calcolati tenendo conto delle regole ordinariamente applicabili per l’applicazione delle detrazioni;
3. determinare l’importo da erogare in ciascun periodo di paga, in base al numero di giorni lavorati in ciascun periodo di paga oppure al numero dei periodi di paga in cui il credito stesso è erogato.
Il sostituto d’imposta in caso di assunzione nel corso del 2014 di un lavoratore che abbia intrattenuto un precedente rapporto di lavoro nel medesimo anno, per calcolare la spettanza del credito, deve tenere conto dei dati ivi esposti nel CUD relativo al rapporto cessato, in particolare dell’importo del reddito e dei giorni per cui spettano le detrazioni per lavoro; per la determinazione dell’importo del credito spettante in relazione al reddito complessivo deve tenendo conto anche del reddito indicato nel medesimo CUD.
Dall’importo del credito spettante deve essere detratto quanto eventualmente riconosciuto dal precedente sostituto d’imposta. L’importo del credito residuo da erogare deve essere ripartito tra i periodi di paga, tenendo conto del numero di giorni lavorati in ciascun periodo di paga.
Se il nuovo assunto non produce il CUD relativo al precedente rapporto di lavoro il sostituto d’imposta è tenuto a determinare la spettanza del credito e il relativo importo sulla base dei soli dati reddituali a propria disposizione, fermo restando che il nuovo assunto è tenuto a comunicare al sostituto stesso di non avere i presupposti per il riconoscimento del credito, ad esempio perché sommando i redditi derivanti dai due rapporti di lavoro ha un reddito complessivo superiore a quello che consente il relativo riconoscimento.
Nei casi in cui un soggetto sia titolare di redditi di lavoro derivanti da più rapporti di lavoro contestuali che isolatamente considerati danno diritto al credito, ma l’importo del reddito complessivamente derivante dai rapporti in essere ecceda quello massimo previsto, non sussiste il presupposto per il riconoscimento del credito e il lavoratore è tenuto a comunicare detta circostanza ai sostituti d’imposta. Questi ultimi, sulla base della comunicazione ricevuta, non riconosceranno il credito.
Nella diversa ipotesi in cui l’importo del reddito complessivamente derivante dai rapporti in essere non ecceda quello massimo previsto, sussiste il presupposto per il riconoscimento del credito e il lavoratore è tenuto a chiedere a uno dei due sostituti d’imposta di non riconoscere il credito. In tal modo, il credito sarà riconosciuto da un solo sostituto d’imposta.
Il sostituto d’imposta, a fronte di variazioni del reddito o delle detrazioni riferite alle somme e valori che il sostituto stesso corrisponderà durante l’anno, nonché a fronte dei dati di cui entra in possesso, potrà effettuare il ricalcolo del credito spettante e recuperarlo nei periodi di paga successivi a quello di erogazione del credito, anche prima del conguaglio di fine anno o di fine rapporto.
Se le variazioni di retribuzione, in aumento o in diminuzione, comportano la maturazione a favore del lavoratore del diritto al credito, in precedenza non spettante, il sostituto deve riconoscere il credito in via automatica a partire dal primo periodo di paga utile o, in mancanza, in sede di conguaglio di fine anno o di fine rapporto.

REDDITI ASSOGGETTATI A CEDOLARE SECCA:
– i redditi assoggettati a cedolare secca devono essere considerati nella determinazione del reddito complessivo rilevante ai fini della verifica della spettanza del credito.

COORDINAMENTO CON ALTRE MISURE AGEVOLATIVE:
– il reddito assoggettato all’imposta sostitutiva per gli incrementi di produttività non deve essere computato nel reddito complessivo al fine di calcolare l’importo del credito spettante in relazione alla soglia dei 26.000 euro;
– i lavoratori che determinano il reddito di lavoro dipendente in base alle retribuzioni convenzionali, possono fruire del credito, in quanto si tratta di contribuenti i cui redditi di lavoro dipendente, sia pure determinati con modalità diverse da quelle ordinarie, confluiscono comunque nel reddito complessivo.

CREDITO D’IMPOSTA PER LE IMPRESE MARITTIME:
– ’importo del credito non abbatte le ritenute d’acconto al fine di applicare il credito d’imposta per le imprese marittime, in quanto il calcolo delle ritenute da applicare sui redditi di lavoro corrisposti dai sostituti d’imposta rimane immutato rispetto alla situazione preesistente al decreto, lasciando immutato anche il corrispondente credito d’imposta per le imprese marittime commisurate alle ritenute sui redditi di lavoro dipendente corrisposti ai marinai imbarcati su navi iscritte nel registro internazionale.

MODALITÀ DI RECUPERO DELLE SOMME EROGATE DAI SOSTITUTI:
– il recupero del credito da parte dei sostituti d’imposta avviene mediante compensazione con le somme a debito utilizzando il modello di pagamento F24, utilizzando il codice tributo “1655” denominato “Recupero da parte dei sostituti d’imposta delle somme erogate ai sensi dell’articolo 1 del decreto-legge 24 aprile 2014, n. 66”.

 

Il negozio chiude: comunicazione anche senza SCIA

 

Il Ministero dello Sviluppo Economico ha chiarito che il soggetto che intende cessare l’attività commerciale non è obbligato ad inoltrare la SCIA, ma può utilizzare l’istituto della “comunicazione” (Risoluzione n. 72134 del 29 aprile 2014).

Rispondendo al quesito formulato da un Comune circa la possibilità o meno di formulare attraverso la SCIA la comunicazione di cessazione dell’attività commerciale, il Ministero dello Sviluppo Economico (di seguito “Ministero”) ha dunque rettificato l’indirizzo assunto finora sulla base della Nota ministeriale n. 178981 del 30 novembre 2010.
Nella predetta nota, infatti, il Ministero aveva precisato che, vista la disciplina vigente relativa al settore commercio, la SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività) costituiva l’unico strumento applicabile a tutti i procedimenti e, quindi, doveva ritenersi applicabile anche per la comunicazione di cessazione di attività degli esercizi di vicinato, delle medie e delle grandi strutture di vendita.
Viste, però, le modifiche normative intervenute nel 2012, che hanno previsto semplificazioni in materia di autorizzazioni per l’esercizio delle attività economiche e di controlli sulle imprese, il Ministero ha rettificato il predetto indirizzo in favore di una procedura più adeguata alle finalità dell’adempimento.
In particolare, le suddette modifiche alla disciplina del settore commercio hanno previsto l’introduzione di procedure differenziate in relazione alla tipologia dell’attività economica esercitata. Dunque è stata prevista l’individuazione delle attività economiche che devono essere sottoposte ad “autorizzazione”, a “S.C.I.A. con asseverazioni” o a “S.C.I.A. senza asseverazioni” ovvero a mera “comunicazione” e quelle del tutto libere.
Secondo il Ministero, ciò consente oggi di modificare l’indirizzo assunto in precedenza, anche al fine di eliminare procedure non proporzionate all’adempimento richiesto, prevedendo che l’adempimento amministrativo connesso alla cessazione dell’attività di vendita al dettaglio possa essere correttamente effettuato attraverso l’istituto della “comunicazione”.
Questo nuovo indirizzo assume particolare importanza in considerazione dei differenti termini previsti per l’inoltro della SCIA rispetto alla “comunicazione”.
Utilizzando l’istituto della SCIA, infatti, la comunicazione di cessazione dell’attività commerciale deve essere inoltrata preventivamente o contestualmente all’evento. Attraverso l’istituto della comunicazione, invece, l’adempimento deve essere assolto nel medesimo termine previsto per l’inoltro delle comunicazioni al Registro Imprese e al Repertorio Economico Amministrativo presso le CCIAA competenti per territorio.
Si tratta, in particolare, del termine prescritto nel caso di cessazione dell’attività dell’esercizio commerciale, che va comunicata al REA entro il termine di 30 giorni dalla data in cui avviene (ai sensi dell’articolo 2 del D.M. 9-3-1982), nonché nel caso di cessazione dell’impresa da comunicare al Registro Imprese nel termine sempre di 30 giorni (secondo quanto disposto dall’articolo 2196 Codice civile, per l’impresa individuale). Con riferimento alle società di capitali e alla società di persone, il Ministero evidenzia che sebbene sia disposto l’obbligo di procedere alla cancellazione, la normativa non prevede uno specifico termine.