Primi chiarimenti sulla collaborazione volontaria del contribuente

 

Nell’intento di costruire un rapporto con il Fisco basato sulla collaborazione e sulla trasparenza, da oggi, i contribuenti che vogliono accedere alle procedure di collaborazione volontaria per rimediare spontaneamente alle omissioni e alle irregolarità commesse in materia di emersione e rientro di capitali, dispongono delle istruzioni sulle relative modalità di accesso (Agenzia entrate – circolare n. 10/2015).

Con la circolare n. 10/E del 13 marzo 2015, l’Agenzia delle Entrate fornisce chiarimenti in merito alle procedure di collaborazione volontaria a disposizione dei contribuenti volte a disciplinare l’emersione spontanea di capitali detenuti illecitamente all’estero (collaborazione volontaria internazionale) e il ripristino della legalità fiscale (collaborazione volontaria nazionale).
Il documento di prassi si focalizza non solo sugli ambiti soggettivi e oggettivi delle citate procedure ma anche sulle cause di inammissibilità, subordinando l’accesso a determinate condizioni. Infatti, la collaborazione volontaria non è ammessa qualora il contribuente prima di presentare la domanda sia venuto a conoscenza dell’inizio di accessi, ispezioni o verifiche, dell’inizio di altre attività amministrative di accertamento, della propria condizione di indagato o di imputato in procedimenti penali per violazioni di norme tributarie. Inoltre, non è ammessa neanche nel caso in cui un soggetto terzo, obbligato solidalmente con il richiedente o abbia concorso in un reato tributario a lui attribuito, venga a conoscenza delle cause di inammissibilità.
Le domande devono essere inviate via web ed entro il 30 settembre 2015 e devono essere integrate da una relazione di accompagnamento nella quale devono essere riportati i dati indicati nella richiesta. La relazione deve essere inviata entro i trenta giorni successivi alla presentazione della domanda, e comunque non oltre il 30 settembre 2015, e deve comprendere:
– l’ammontare degli investimenti e delle attività di natura finanziaria costituite o detenute all’estero, anche indirettamente o per interposta persona;
– la determinazione dei redditi che servirono per costituirli o acquistarli, nonché dei redditi che derivano dalla loro dismissione o utilizzazione a qualunque titolo;
– la determinazione degli eventuali maggiori imponibili agli effetti delle imposte sui redditi e relative addizionali, delle imposte sostitutive, dell’imposta regionale sulle attività produttive, dei contributi previdenziali, dell’imposta sul valore aggiunto e delle ritenute ancorché non connessi con le attività costituite o detenute all’estero.

La procedura di collaborazione volontaria si perfeziona in seguito al versamento di tutte le somme dovute, in un’unica soluzione oppure in tre rate di pari importo. Nel caso di mancato pagamento, anche di una sola delle rate, la procedura non si perfeziona e gli uffici provvedono all’invio di un nuovo avviso di accertamento e un nuovo atto di contestazione.
In caso di perfezionamento, invece, stante l’eccezionalità della procedura di collaborazione volontaria, fondata sul principio di spontaneità della condotta del contribuente che richiede di aderire alla stessa,è prevista l’applicazione in misura ridotta delle sanzioni tributarie.

 

Infissi, beni significativi ai fini IVA nei lavori di manutenzione

 

L’Agenzia delle entrate con la risoluzione 06 marzo 2015, n. 25/E fornisce il proprio parere su di un’istanza d’interpello in merito all’aliquota IVA da applicare agli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria di immobili abitativi, nel caso in cui le prestazioni di servizi comportino la fornitura di “beni significativi” individuati nell’elenco contenuto nel D.M. 29 dicembre 1999. In particolare, l’istante solleva il problema di come determinare il valore dei beni significativi nel caso di imprese artigiane che, sulla base di contratti di appalto commissionati dagli utenti finali, producono infissi su misura per poi installarli.

Al riguardo, l’Agenzia chiarisce che le operazioni poste in essere dalle imprese artigiane sembrano riconducibili al contratto di “cessione con posa in opera”, dove l’obbligazione di dare (cessione) prevale su quella di fare (prestazioni di servizi). Lo scopo dell’impresa artigiana è, infatti, quello di produrre infissi in serie con caratteristiche standardizzate, seppur tenendo conto di semplici variazioni di misura in relazioni alle specifiche esigenze di ogni singolo cliente, e di cederli con posa accessoria.
In tal senso si è già espressa l’Amministrazione Finanziaria la quale ha avuto modo di precisare che, in assenza di clausole contrattuali che obblighino l’assuntore a realizzare un quid novi rispetto all’ordinaria serie produttiva, è considerato contratto di vendita di beni la fornitura, anche se con posa in opera, di impianti di riscaldamento, condizionamento d’aria, infissi etc., qualora il fornitore sia lo stesso fabbricante o chi fa abitualmente commercio di detti prodotti.
Le operazioni poste in essere dalle imprese artigiane potrebbero, però, così come prospettato dall’istante, essere riconducibili anche ad un contratto di appalto, dove, quindi, l’obbligazione di fare prevale rispetto all’obbligazione di dare e il bene significativo viene realizzato sulla base delle specifiche richieste del cliente, con caratteristiche non standardizzate.
Tuttavia, sia nel caso in cui le operazioni poste in essere siano riconducibili a un contratto di cessione con posa in opera sia nel caso in cui siano riconducibili a un contratto di appalto, ai fini dell’individuazione dell’aliquota Iva applicabile, la fornitura degli infissi rileva come fornitura di beni significativi. Pertanto, in entrambe le ipotesi, l’aliquota Iva agevolata del 10% è applicabile al valore degli infissi costruiti dall’azienda installatrice entro i limiti previsti per i “beni significativi”.

Il valore dei suddetti “beni significativi” va determinato in base ai principi di carattere generale che disciplinano l’imposta sul valore aggiunto, non contenendo la norma agevolativa alcuna previsione in ordine alla quantificazione dell’imponibile.
In particolare, assume rilievo l’art. 13 del D.P.R. n. 633 del 1972 in base al quale la base imponibile Iva è costituita dall’ammontare dei corrispettivi dovuti al cedente o al prestatore secondo le condizioni contrattuali. Come valore dei beni elencati nel decreto ministeriale 29 dicembre 1999 deve quindi essere assunto quello risultante dall’accordo contrattuale stipulato dalle parti nell’esercizio della loro autonomia privata.
A tal riguardo, si è dell’avviso che il suddetto valore, pur nel rispetto dell’autonomia contrattuale della parti, deve tener conto di tutti gli oneri che concorrono alla produzione dei suddetti beni significativi e, dunque, sia delle materie prime che della manodopera impiegata per la produzione degli stessi.

 

Trasmissione telematica degli atti tecnici di aggiornamento catastale

 

A partire dal 1° giugno 2015 è obbligatorio l’utilizzo del servizio telematico per la presentazione, con MUIC, degli atti tecnici di aggiornamento catastale (Docfa e Pregeo) da parte dei professionisti, iscritti agli Ordini e Collegi professionali, abilitati alla predisposizione di detti atti (Agenzia delle entrate – provvedimento 11 marzo 2015, n. 35112/2015).

A decorrere dal 1° giugno 2015, i professionisti iscritti agli Ordini e Collegi professionali, abilitati alla predisposizione e alla presentazione degli atti di aggiornamento catastale, utilizzano le procedure telematiche per la presentazione delle seguenti tipologie di atti di aggiornamento:
a. dichiarazioni per l’accertamento delle unità immobiliari urbane di nuova costruzione;
b. dichiarazioni di variazione dello stato, consistenza e destinazione delle unità immobiliari già censite;
c. dichiarazioni di beni immobili non produttivi di reddito urbano, ivi compresi i beni comuni, e relative variazioni;
d. tipi mappali;
e. tipi di frazionamento;
f. tipi mappali aventi anche funzione di tipi di frazionamento;
g. tipi particellari.
Per la trasmissione telematica del modello unico informatico catastale sono utilizzate:
– relativamente agli atti di aggiornamento di cui alle lettere a), b) e c), la procedura Docfa e le relative specifiche tecniche;
– relativamente agli atti di aggiornamento di cui alle lettere d), e), f) e g), la procedura Pregeo e le rispettive specifiche tecniche.
In caso di irregolare funzionamento del servizio telematico, l’atto di aggiornamento, sottoscritto con firma digitale, è presentato presso l’Ufficio territorialmente competente su supporto informatico.

 

ITALIA-MONACO libero scambio d’informazioni

 

Con l’Accordo in materia di scambio di informazioni ai fini fiscali firmato tra l’Italia ed il Principato di Monaco, analogamente a quanto già avvenuto con la Svizzera ed il Liechtenstein, è stato posto fine al segreto bancario nello Stato estero (Ministero dell’economia e delle finanze – Comunicato 02 marzo 2015, n. 45).

L’accordo è basato sul modello OCSE di Tax Information Exchange Agreement (TIEA) e consente lo scambio di informazioni su richiesta. Lo Stato a cui sono richieste le informazioni non può rifiutarsi di fornire allo Stato richiedente la collaborazione amministrativa per mancanza di interesse ai propri fini fiscali, né opporre il segreto bancario.
Oltre al sopra citato accordo è stato firmato anche un Protocollo in materia di “richieste di gruppo” che consentirà di presentare richieste in relazione a categorie di comportamenti che fanno presumere l’intenzione dei contribuenti di nascondere al fisco italiano patrimoni/attività detenute irregolarmente nel Principato di Monaco.
L’Accordo sullo scambio di informazioni e il Protocollo si applicano dopo la ratifica da parte dei Parlamenti dei rispettivi Paesi.
Con la sottoscrizione dell’Accordo, il Principato viene considerato ai fini della Voluntary Disclosure un Paese “non black list”, circostanza che consentirà ai cittadini italiani che detengono in maniera illegale patrimoni/attività a Monaco di accedere alla procedura di regolarizzazione alle condizioni più favorevoli previste dalla legge, quindi, pagamento per intero delle imposte dovute e sanzioni ridotte.
L’Italia, subito dopo l’entrata in vigore dell’Accordo e del Protocollo, eliminerà il Principato di Monaco dalla black list basata esclusivamente sul criterio dello scambio di informazioni e relativa alla deducibilità di costi e spese, ed includerà Monaco nella white list dei Paesi che effettuano lo scambio di informazioni.
Insieme all’Accordo e al Protocollo è stata, infine, firmata anche una Dichiarazione congiunta di carattere politico con la quale i due Paesi confermano il reciproco impegno ad applicare lo scambio automatico di informazioni sulla base dello standard globale Ocse, nel rispetto della tempistica concordata a livello internazionale.

 

CIG: causale contributo “RCAD” per il recupero delle somme dovute

 

Istituita la causale contributo “RCAD” per il versamento, mediante modello F24, delle somme dovute a titolo di contributo addizionale Cassa integrazione guadagni a seguito dell’attività di recupero (Agenzia delle Entrate – Risoluzione 04 marzo 2015, n. 24/E).

Al fine di consentire il versamento delle somme dovute per il recupero del contributo addizionale per la Cassa integrazione guadagni, è stato istituita la causale contributo “RCAD – Recupero contributo addizionale CIG”.
In sede di compilazione del modello F24, la suddetta causale è esposta nella sezione “INPS”, nel campo “causale contributo”, in corrispondenza, esclusivamente, delle somme indicate nella colonna “importi a debito versati”, indicando:
– nel campo “codice sede”, il codice della sede Inps competente;
– nel campo “matricola INPS/codice INPS/filiale azienda”, la matricola Inps dell’azienda;
– nel campo “periodo di riferimento”, nella colonna “da mm/aaaa”, è indicato il mese e l’anno di riscossione del contributo, nel formato “MM/AAAA”; la colonna “a mm/aaaa” non deve essere valorizzata.