Approvati i correttivi anticrisi degli studi di settore 2015

 

Per il periodo d’imposta 2015 il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha approvato la revisione congiunturale speciale degli studi di settore relativi alle attività economiche nel settore delle manifatture, dei servizi, delle attività professionali e del commercio, al fine di tener conto degli effetti della crisi economica e dei mercati (Decreto ministeriale 12 maggio 2016).

I ricavi e i compensi, risultanti dall’applicazione degli  studi di settore in vigore per il periodo di imposta 2015, nonché la coerenza agli specifici indicatori di coerenza e normalità economica, segnalati dal programma informatico di ausilio all’applicazione degli studi stessi, sono rideterminati sulla base di specifici correttivi anticrisi.
I predetti correttivi sono stati elaborati sulla base del quadro macroeconomico, settoriale e territoriale delinato dalle pubblicazioni e dalle informazioni rese disponibili da ISTAT, Banca d’Italia, Prometeia, Ministero dello sviluppo economico, Angasia.
Sulla base delle analisi svolte dalle suddette fonti informative, dunque, sono state apportate modifiche sia all’analisi di normalità economica, sia all’analisi di coerenza economica e, inoltre, sono stati introdotti specifici correttivi, da applicare ai risultati derivanti dall’applicazione degli studi di settore, che tengono conto di alcune grandezze e variabili economiche influenzate dalla crisi economica verificatasi nel corso del 2015, tra cui:
– le contrazioni dei margini e delle redditività;
– il minor grado di utilizzo degli impianti e dei macchinari;

– la riduzione dell’efficienza produttiva;
– le riduzioni delle tariffe per le prestazioni professionali;
– gli andamenti congiunturali negativi intervenuti nell’ambito dei diversi settori, anche in relazione al territorio;
– la ritardata percezione dei compensi da parte degli esercenti attività di lavoro autonomo e fronte delle prestazioni rese.
Per convalidare le modifiche introdotte, inoltre, sono stati utilizzati i dati relativi alle comunicazioni annuali IVA e alle dichiarazioni annuali IVA relativi all’anno 2015, presentate entro il mese di febbraio 2016.
I contribuenti che, per il periodo d’imposta 2015, dichiarano, anche a seguito dell’adeguamento, ricavi o compensi di ammontare non inferiore a quello risultante dall’applicazione degli studi di settore integrati con i correttivi approvati con il presente decreto, non sono assoggettabili, per tale annualità, ad accertamento ai sensi dell’articolo 10 della Legge n. 146/1998.

 

Paga l’IVA sui compensi il professionista anche con partita chiusa

 

La Corte di Cassazione, con sentenza 21 aprile 2016, n. 8059, ha chiarito che il compenso di prestazione professionale è imponibile ai fini IVA, anche se percepito successivamente alla cessazione della propria attività.

Nello specifico, l’Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale, che aveva affermato l’illegittimità del recupero IVA operato dal Fisco sul compenso di un avvocato dopo la cessazione del relativo esercizio e la dismissione della partita IVA.
Per la CTP, avendo il contribuente cessato l’esercizio della sua attività professionale anteriormente al conseguimento del relativo compenso, la somma al riguardo percepita non era assoggettabile ad IVA, ma solo ad IRPEF, quale reddito diverso.
L’Agenzia ha censurato la decisione impugnata per non aver considerato che una prestazione di servizi, se imponibile a fini IVA al momento della sua esecuzione, resta necessariamente tale, anche se il pertinente corrispettivo venga conseguito successivamente alla cessazione dell’attività professionale nel cui ambito la prestazione è stata posta in essere ed alla conseguente perdita della soggettività IVA da parte del percipiente, giacché tale evenienza non è idonea a sottrarre il compenso di pregressa attività professionale al regime impositivo proprio di questa.
Secondo la Suprema Corte, il fatto generatore del tributo IVA e, dunque, l’insorgenza della correlativa imponibilità vanno identificati, non solo sul piano dei rapporti privatistici, ma anche sul piano eminentemente tributario con la materiale esecuzione della prestazione, giacché, in doverosa aderenza alla disciplina europea, con il conseguimento del compenso, coincide, non l’evento generatore del tributo, bensì solo la sua condizione di esigibilità ed estremo limite temporale per l’adempimento dell’obbligo di fatturazione.
Ciò comporta che i compensi di prestazioni da attività imprenditoriale o professionale, conseguiti dopo la cessazione dell’attività medesima, devono ritenersi assoggettati ad IVA all’atto del manifestarsi del fatto generatore dell’imposta.

 

Escluse da Irpef le indennità di esproprio per pubblica utilità

 

Ai fini Irpef devono ritenersi escluse da tassazione le somme percepite a titolo di indennità della procedura di espropriazione per pubblica utilità, quando le stesse sono destinate a riparare un pregiudizio di natura diversa (Corte di Cassazione – Sentenza 6 maggio 2016, n. 9180).

FATTO

L’Amministrazione finanziaria ha accertato nei confronti del contribuente l’omessa dichiarazione di somme percepite, nell’ambito di una procedura di espropriazione per pubblica utilità, a titolo di indennizzo per le seguenti causali:
– la perdita del requisito di imprenditore agricolo;
– il costo delle pratiche relative al cambio di destinazione d’uso dell’immobile rimasto di proprietà del venditore;
– la serra e l’impianto di riscaldamento;
– ristoro di “danno biologico”.
I giudici tributari hanno confermato la ripresa a tassazione delle somme percepite dal contribuente, ritenendo le stesse riconducibili nella categoria dei redditi diversi, e precisamente redditi di natura fondiaria non determinabile catastalmente.

DECISIONE DELLA CASSAZIONE

Ribaltando la pronuncia dei giudici tributari, la Corte di Cassazione accoglie il ricorso del contribuente e afferma che in tema di imposte sui redditi, le somme percepite dal contribuente a titolo risarcitorio sono soggette a imposizione soltanto se, e nei limiti in cui, risultino destinate a reintegrare un danno concretatosi nella mancata percezione di redditi, mentre non costituiscono reddito imponibile nell’ipotesi in cui esse tendano a riparare un pregiudizio di natura diversa.
In particolare, precisano i giudici della Suprema Corte, nell’ambito degli emolumenti percepiti dal contribuente a titolo di indennità di esproprio per pubblica utilità, deve essere operata la distinzione fra:
– la componente riconducibile al mancato guadagno, che è soggetta a tassazione;
– la componente riconducibile a riparare un pregiudizio di natura diversa, che costituisce il cd. “danno emergente” e dalla tassazione deve invece ritenersi esclusa.

 

5 per mille: elenchi online dei beneficiari

 

Con 300 iscritti in più rispetto all’anno precedente, nel 2016 le richieste dei potenziali beneficiari arrivano infatti a 50.239 (AGENZIA DELLE ENTRATE – Comunicato 13 maggio 2016)

Gli elenchi provvisori degli aspiranti beneficiari della ripartizione dei fondi sono consultabili sul sito internet dell’Agenzia delle Entrate, www.agenziaentrate.it, all’interno della sezione “Documentazione – 5 per mille – 5 per mille anno finanziario 2016” e comprendono quattro categorie:
– enti del volontariato;
– enti della ricerca scientifica e dell’Università;
– enti della ricerca sanitaria;
– associazioni sportive dilettantistiche.
Inoltre, i cittadini possono destinare il 5 per mille a sostegno delle attività sociali svolte dal proprio Comune di residenza oppure al finanziamento delle attività di tutela, promozione e valorizzazione dei beni culturali e paesaggistici.
Anche nel 2016 il maggior numero di iscritti proviene dalle realtà che operano nel volontariato, seguono le associazioni sportive dilettantistiche riconosciute dal Coni ai fini sportivi, gli enti della ricerca scientifica e dell’Università, e infine, quelli della salute.
Scadenze:
20 maggio – Termine per la presentazione all’Agenzia delle Entrate delle richieste di correzione di errori di iscrizione negli elenchi degli enti del volontariato e delle associazioni sportive dilettantistiche;
30 giugno – Termine per l’invio all’Agenzia delle Entrate delle dichiarazioni sostitutive da parte degli enti del volontariato e all’Ufficio del Coni territorialmente competente da parte della associazioni sportive dilettantistiche;
30 settembre – Termine per la regolarizzazione della domanda di iscrizione e/o delle successive integrazioni documentali.

 

Esonero canone TV 2016: oggi ultima occasione per la presentazione del modello

 

Oggi, 16 maggio, è l’ultimo giorno utile per la presentazione della dichiarazione sostitutiva per il 2016 per l’esenzione del canone RAI (Agenzia delle Entrate – Comunicato 13 maggio 2016).

Si ricorda che la dichiarazione sostitutiva relativa al canone di abbonamento Tv per uso privato può essere presentata sia da chi non possiede un televisore, sia per comunicare su quale utenza elettrica, intestata a un membro della famiglia, deve essere addebitato il canone.
È possibile presentare il modello:
– mediante un servizio web disponibile sul sito dell’Agenzia delle Entrate, direttamente se si è in possesso delle credenziali di accesso ai servizi telematici;
– tramite gli intermediari abilitati (CAF e altri professionisti abilitati);
– in forma cartacea, inviandolo all’Agenzia delle Entrate – Sportello abbonamenti TV – Casella postale 22 – 10121 Torino, per raccomandata senza busta insieme alla copia di un documento di riconoscimento valido. In questo caso, la dichiarazione si considera presentata nella data di spedizione risultante dal timbro postale.