Piano casa ed Expo2015: la conversione del decreto in gazzetta ufficiale

 

È stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 121 del 27 maggio 2014, la Legge n. 80 del 23 maggio 2014 che stabilisce la conversione del Decreto-legge n. 47 del 28 marzo 2014 con il quale è stato approvato il cd. “piano casa” e le misure urgenti per Expo 2015.

Durante l’iter parlamentare il provvedimento varato dal Governo ha recepito alcune delle modifiche proposte e, dunque, il decreto-legge è stato convertito con modificazioni.
In particolare, sono state apportate modifiche alle disposizioni riguardanti:
– la riduzione dell’aliquota della cedolare secca per i contratti di locazione a canone concordato (art. 9);
– le agevolazioni fiscali riguardanti gli investimenti e le locazioni di immobili destinati ad alloggi sociali (artt. 6, 7 e 8).
Inoltre, sono state introdotte disposizioni che:
– modificano la disciplina sulle detrazioni per l’acquisto di mobili ed elettrodomestici destinati all’arredo di immobili oggetto di ristrutturazione edilizia, cd. “bonus mobili”, prevedendo che ai fini della detrazione non assume rilevanza l’importo delle spese sostenute per i lavori di ristrutturazione (art. 7, co. 2-bis e 2-ter);
– introducono agevolazioni fiscali riguardanti i tributi locali IMU, TARI e TASI in favore dei soggetti non residenti nel territorio dello Stato e iscritti all’AIRE, in relazione agli immobili posseduti in Italia che non sono locati, né dati in comodato d’uso. Per un solo immobile, ai fini Imu si considera abitazione principale, mentre le imposte Tari e Tasi sono applicate in misura ridotta di due terzi (art. 9-bis).

 

L’indennità per illegittimo licenziamento è soggetta a tassazione separata

 

L’indennità conseguita dal lavoratore per il licenziamento illegittimo, in sostituzione della reintegrazione nel posto di lavoro, reintra tra le indennità aventi causa o che traggono origine dal rapporto di lavoro, e come tale costituisce reddito da lavoro dipendente tassabile. (Corte di Cassazione – sentenza n. 10749/2014)

Sulla base di tale principio, la Corte suprema ha rigettato il ricorso di un lavoratore per una controversia concernente l’impugnazione del silenzio-rifiuto opposto dal Fisco ad un’istanza di rimborso dell’IRPEF versata, attraverso le ritenute operate sull’indennità corrispostagli dall’ex datore di lavoro, ai sensi dell’articolo 18, comma 5, della Legge n. 300/1970, in sostituzione della reintegrazione nel posto di lavoro, riconosciutagli con sentenza, a seguito di licenziamento illegittimo.
A sostegno di tale decizione, i giudici hannno affermato in particolare che:
– in tema di licenziamento illegittimo, l’indennità, nel suo minimo ammontare di cinque mensilità, costituisce una presunzione “iuris et de iure” del danno causato dal recesso assimilabile ad una sorte di penale connaturata al rischio di impresa;
– tale indennità rappresenta una parte irriducibile dell’obbligazione risarcitoria complessiva conseguente all’illegittimo licenziamento;
– in tema di determinazione del reddito di lavoro dipendente, vige il principio secondo il quale tutte le indennità conseguite dal lavoratore a titolo di risarcimento dei danni consistente nella perdita di redditi, ad esclusione di quelli dipendenti da invalidità permanente o da morte, e quindi, tutte le indennità aventi causa o che traggono origine dal rapporto di lavoro costituiscono redditi da lavoro dipendente tassabile.
Ciò considerato, afferma la suprema Corte, le indennità per la risoluzione del rapporto per illegittimo comportamento del datore di lavoro, in quanto indennità aventi causa o che traggono origine dal rapporto di lavoro, costituiscono redditi da lavoro dipendente.
Trattandosi di somme percepite, a titolo risarcitorio, a seguito di provvedimento dell’Autorità giudiziaria, in relazione alla risoluzione del rapporto di lavoro, devono essere assoggettate a tassazione separata ed a ritenuta d’acconto.

 

Piano casa: approvato il testo definitivo

 

È stata approvata nella seduta del 20 maggio scorso la Legge di conversione del decreto legge n. 47/2014 che contiene disposizioni urgenti per l’emergenza abitativa, cd. “Piano casa”, tra cui incentivi di carattere fiscale a sostegno del mercato degli affitti e delle costruzioni.

BONUS MOBILI
Viene modificata la disciplina del cd. “bonus mobili” eliminando dalle condizioni di accesso all’agevolazione il limite del tetto di spesa rispetto alle spese sostenute per la ristrutturazione dell’immobile. Per effetto della modifica, dunque, è possibile beneficiare della detrazione fiscale per l’acquisto di mobili, grandi elettrodomestici di classe energetica non inferiore alla A+, nonché A per i forni, finalizzati all’arredo di immobili oggetto di ristrutturazione, per le spese sostenute fino al 31 dicembre 2014, fino a un limite massimo di euro 10.000.

LOCAZIONE DI ALLOGGI SOCIALI
Le imprese che costruiscono o ristrutturano alloggi sociali concessi in locazione possono beneficiare di un regime di tassazione agevolato. Fino all’eventuale riscatto dell’abitazione da parte del conduttore, ovvero per un periodo massimo di 10 anni dalla costruzione o dal termine della ristrutturazione, infatti, il 40 per cento del reddito derivante dalla locazione dei medesimi alloggi sociali non concorre alla formazione del reddito d’impresa ai fini IRPEF/IRES e IRAP. L’efficacia dell’agevolazione è subordinata all’autorizzazione della Commissione europea.
In favore del conduttore, titolare del contratto di locazione dell’alloggio sociale adibito ad abitazione principale propria, inoltre, per il periodo 2014 – 2016, è stabilita una detrazione IRPEF complessivamente pari a:
– 900 euro, se il reddito complessivo non supera euro 15.493,71;
– 450 euro, se il reddito complessivo è compreso tra 15.493,72 e 30.987,41 euro.

RIDUZIONE DELLA “CEDOLARE SECCA”
Per il periodo dal 2014 al 2017 l’aliquota della cedolare secca prevista per i contratti di locazione cd. “a canone concordato”, già ridotta dal 19 al 15 per cento, è ulteriormente ridotta al 10 per cento. Resta invariata, al 21 per cento, l’aliquota per i contratti di locazione cd. “a canone libero”.
La cedolare secca al 10% per chi affitta a canone concordato è estesa, oltre ai Comuni ad alta densità abitativa, anche ai Comuni colpiti da calamità naturali per i quali sia stato dichiarato lo stato di emergenza negli ultimi cinque anni.

AGEVOLAZIONI PER CHI RISIEDE ALL’ESTERO
Viene introdotta la previsione per cui chi risiede all’estero e ha in Italia una o più case sfitte, per una di queste non dovrà pagare l’IMU perché verrà considerata come abitazione principale. Tari e Tasi saranno ridotte dei due terzi.

LOTTA ALL’ABUSIVISMO
Nei confronti di chi occupa abusivamente un immobile è previsto il mancato riconoscimento della residenza e il divieto di allacciamento a pubblici servizi (luce, acqua, gas). Inoltre, è prevista l’esclusione dalle procedure di assegnazione di alloggi IACP per cinque anni.

 

Agevolazione ACE: modalità applicative

 

L’Agenzia delle Entrate con la circolare n. 12/E del 2014 ha fornito chiarimenti sull’Aiuto alla Crescita Economica per le imprese

L’Ace prevede la possibilità di dedurre dal reddito imponibile i capitali che vengono utilizzati per incrementare il patrimonio delle imprese, con lo scopo di favorire il finanziamento delle Pmi mediante capitale proprio.
Possono fruire del beneficio fiscale anche le società estere che hanno trasferito la propria residenza in Italia, a partire dal periodo d’imposta in cui assumono la qualifica di soggetto residente.
Per fruire dell’agevolazione devono essere considerati gli incrementi e i decrementi di capitale proprio realizzati a partire dall’esercizio in corso al 31 dicembre 2011.
Sono escluse dall’Ace le società assoggettate alle procedure di fallimento, liquidazione coatta e amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi. Per quest’ultima tipologia l’Ace è esclusa solo quando la procedura non è finalizzata alla continuazione dell’esercizio dell’attività mentre è ammessa per il risanamento della società (con continuazione dell’esercizio d’impresa).
La disciplina antielusiva ha l’obiettivo di impedire che la stessa somma di denaro conferita accresca il capitale proprio di più società che fanno capo ad una holding.
Il contribuente può presentare un’istanza di disapplicazione della disciplina per dimostrare che l’incremento di capitale proprio Ace non è stato preceduto da un’immissione di denaro (che ha aumentato il capitale di un altro soggetto del gruppo), ma è stato determinato unicamente dall’accantonamento di utili non distribuiti.
Gli apporti in denaro provenienti da soggetti domiciliati in Paesi diversi da quelli che consentono lo scambio di informazioni non fanno aumentare la base di calcolo dell’Ace, poiché l’assenza di scambio di informazioni tra lo Stato italiano e quello di residenza della società conferente non consente di valutare con certezza se i conferimenti costituiscano nuova ricchezza.

 

Il Fisco risponde sulla detraibilità delle spese sanitarie

 

L’Amministrazione Finanziaria ha chiarito la detraibilità delle spese sostenute per le prestazioni rese dall’osteopata e dal biologo nutrizionista (Agenzia delle entrate – circolare 21 maggio 2014, n. 11/E).

Prestazioni sanitarie rese dall’osteopata

Ancora oggi la figura dell’osteopata non è annoverabile fra le figure sanitarie riconosciute, il cui elenco è disponibile sul sito istituzionale del Ministero della salute. In attesa di un eventuale riconoscimento normativo, le attività che in altri Paesi sono svolte dall’osteopata afferiscono in Italia alle professioni sanitarie. Al riguardo, si ritiene che le prestazioni rese dagli osteopati non consentano la fruizione della detrazione ai fini delle imposte sui redditi (art. 15, comma 1, lett. c), del TUIR), e che le spese per prestazioni di osteopatia, riconducibili alle competenze sanitarie previste per le professioni sanitarie riconosciute, sono detraibili se rese da iscritti a dette professioni sanitarie.

Prestazioni rese dal biologo nutrizionista

Si premette che il biologo non è un medico, né rientra fra le figure professionali sanitarie elencate nel decreto ministeriale 29 marzo 2001, fra cui è ricompresa la figura del dietista.
Al riguardo, il Ministero ha fatto presente che, con pareri del Consiglio Superiore di Sanità sulle competenze in materia di nutrizione delle professioni di medico, biologo e dietista, è stato chiarito che mentre il medico-chirurgo può prescrivere diete a soggetti sani e a soggetti malati, il biologo può autonomamente elaborare e determinare diete nei confronti di soggetti sani, al fine di migliorarne il benessere e, solo previo accertamento delle condizioni fisio-patologiche effettuate dal medico chirurgo, a soggetti malati. Il Ministero sottolinea che in detti pareri è evidenziato che, pur essendo il medico il solo professionista ad avere il titolo per l’effettuazione di diagnosi finalizzate all’elaborazione di diete, la professione di biologo, pur non essendo sanitaria, è inserita nel ruolo sanitario del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) e può svolgere attività attinenti alla tutela della salute.
Al riguardo, si ritiene che le spese sostenute per visite nutrizionali, con conseguente rilascio di diete alimentari personalizzate, eseguite da biologi, siano detraibili ai fini delle imposte sui redditi (art. 15, co. 1, lett. c), del TUIR).
Ai fini della detrazione, dal documento di certificazione del corrispettivo rilasciato dal biologo dovranno risultare la specifica attività professionale e la descrizione della prestazione sanitaria resa, mentre non è necessaria la prescrizione medica.