Chiarimenti sull’imposta di bollo virtuale

 

Contribuenti richiedenti, uffici competenti, autorizzazione, liquidazione, versamenti e sanzioni, sono i chiarimenti forniti dall’Agenzia delle Entrate, con la circolare 14 aprile 2015, n. 16/E, in materia di imposta di bollo assolta in maniera virtuale.

I contribuenti possono richiedere l’autorizzazione per l’assolvimento dell’imposta di bollo in modo virtuale tramite una domanda che va presentata insieme a una dichiarazione che riporti il numero di atti che si stima saranno emessi o ricevuti nel corso dell’anno. Le domande vanno consegnate all’ufficio territorialmente competente oppure inviate tramite raccomandata con ricevuta di ritorno.
Attualmente le competenze in materia di imposta di bollo assolta con modalità virtuale risultano così ripartite:
– in via generale il rilascio dell’autorizzazione e la liquidazione del tributo sono di competenza delle Direzioni Provinciali;
– per gli uffici e gli enti statali e per le Camere di Commercio il rilascio delle autorizzazioni è di competenza delle Direzioni Regionali. Alla Direzione Provinciale compete la successiva liquidazione dell’imposta.
L’autorizzazione per l’assolvimento dell’imposta di bollo in modo virtuale è richiesta con istanza prodotta in bollo, corredata dalla dichiarazione contenente il numero presuntivo degli atti che saranno emessi o ricevuti nell’anno solare e la descrizione della loro tipologia. L’istanza e la dichiarazione sottoscritte sono consegnate all’Ufficio competente ovvero trasmesse con raccomandata a.r.
Il provvedimento autorizzativo è rilasciato a seguito della verifica della legittimità della richiesta, che deve riguardare i documenti e gli atti riconducibili fra quelli per i quali è prevista la possibilità di assolvimento dell’imposta in modo virtuale, nonché previa verifica di alcuni requisiti di idoneità del soggetto e di rilevanza dell’attività svolta.
La rinuncia è effettuata con apposita comunicazione presentando contemporaneamente la dichiarazione degli atti e documenti emessi nel periodo compreso dal 1 gennaio fino al giorno in cui ha effetto la rinuncia.
La liquidazione dell’imposta di bollo assolta con modalità virtuale è eseguita dall’ufficio sulla base della dichiarazione a consuntivo presentata dal soggetto autorizzato entro il 31 gennaio.
L’Ufficio opera contestualmente la liquidazione in via definitiva per il precedente anno solare e quella provvisoria per l’anno in corso.
Entrambe le liquidazioni, nonché la ripartizione dell’importo dovuto in rate bimestrali, confluiscono in un unico atto che costituisce avviso di liquidazione dell’imposta di bollo dovuta.
In caso di rinuncia all’autorizzazione da parte dell’interessato, la liquidazione dell’imposta riguarda il periodo compreso dal 1° gennaio all’ultimo giorno in cui è operativa l’autorizzazione.
I versamenti per l’assolvimento dell’imposta di bollo in modo virtuale liquidata dall’Ufficio nonché il versamento dell’acconto, i relativi interessi e sanzioni sono effettuati mediante il modello F24, a partire dal 20 febbraio 2015, utilizzando i codici tributo: “2505” denominato “BOLLO VIRTUALE-RATA”; “2506” denominato “BOLLO VIRTUALE – ACCONTO”; “2507” denominato “BOLLO VIRTUALE – Sanzioni”; “2508” denominato “BOLLO VIRTUALE – Interessi”.
L’acconto effettivamente versato nell’anno precedente può essere scomputato con la modalità (sulle rate bimestrali e/o sull’acconto per l’anno successivo) scelta dal contribuente, in considerazione delle “esigenze di liquidità”.
Nelle ipotesi di omesso o tardivo versamento dell’imposta di bollo assolta in modo virtuale alle prescritte scadenze, si applica la sanzione pari al 30% di ogni importo non versato. La sanzione trova applicazione sia nell’ipotesi di omesso o insufficiente versamento dell’importo della rata bimestrale sia nel caso di omesso o insufficiente versamento dell’acconto. Si applica la riduzione della sanzione per il versamento effettuato con ritardo non superiore a quindici giorni.
Per la violazione dell’omessa (o tardiva) o infedele dichiarazione di conguaglio, da presentare entro il 31 gennaio di ciascun anno ovvero contestualmente alla rinuncia, trova applicazione la sanzione nella misura dal 2% al 200% dell’imposta dovuta. Tale sanzione, in caso di tardiva presentazione della dichiarazione di conguaglio, qualora venga presentata con ritardo non superiore a novanta giorni dalla scadenza è ridotta a un decimo del minimo edittale.
Il ritardo nella presentazione della dichiarazione di conguaglio può determinare un tardivo o insufficiente versamento che configura un’ipotesi autonomamente assoggettata a sanzione.
L’istituto del ravvedimento è applicabile anche nelle ipotesi di violazioni in materia di versamento dell’imposta di bollo assolta in modo virtuale. A tal fine i termini di versamento sono quelli relativi a ciascuna rata bimestrale, comunicati dall’Ufficio con l’atto di liquidazione, o quelli relativi all’acconto.
Relativamente alla sanzione dell’omesso, tardivo o insufficiente pagamento del tributo, l’Ufficio può avvalersi della modalità di irrogazione immediata delle sanzioni.
In questo caso l’Ufficio non provvede a notificare un apposito atto, ma iscrive direttamente a ruolo il tributo, le sanzioni e gli interessi, in quanto ha già comunicato al contribuente l’ammontare dell’imposta liquidata a titolo provvisorio e definitivo, con la ripartizione in rate, mediante la notifica dell’avviso di liquidazione.

 

“Bonus bebè”: i requisiti e le condizioni per ottenerlo

 

Il Governo ha definito i requisiti e le condizioni per richiedere l’assegno di incentivo alla natalità introdotto dalla Legge di Stabilità 2015, cd. “bonus bebè”. Il provvedimento ha ricevuto il via libera sulla copertura ed è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 83 del 15 aprile 2015 (Presidenza del Consiglio dei Ministri – Decreto del 27 febbraio 2015).

BENEFICIARI
Possono beneficiare del “bonus bebè” i cittadini italiani, i cittadini di uno Stato membro dell’Unione europea e i cittadini di Stati extracomunitari con permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo, residenti in Italia, per i ogni figlio nato o adottatto tra il 1° gennaio 2015 e il 31 dicembre 2017.
A tal fine il figlio, nato o adottato, deve essere convivente con il genitore che richiede il bonus ed il nucleo familiare di quest’ultimo deve avere una situazione economica corrispondente a un valore dell’indicatore della situazione economica equivalente (ISEE) non superiore a 25.000 euro annui.

MISURA DEL BONUS
Il bonus è erogato dall’INPS su domanda del genitore convivente, e l’importo è differenziato a seconda della situazione economica equivalente del nucleo familiare (ISEE):
– per i nuclei in possesso di ISEE non superiore a 7.000 euro annui, l’importo annuo dell’assegno è pari a 1.920,00 euro;
– per i nuclei in possesso di ISEE non superiore a 25.000 euro annui, l’importo annuo dell’assegno è pari a 960,00 euro.
Il bonus è riconosciuto fino al compimento del terzo anno di età ovvero del terzo anno di ingresso nel nucleo familiare a seguito dell’adozione.
La condizione economica corrispondente all’ISEE che da diritto al bonus deve sussistere al momento della presentazione della domanda e per tutta la durata del beneficio.
L’assegno è corrisposto con cadenza mensile, a decorrere dal giorno di nascita o di ingresso nel nucleo familiare a seguito dell’adozione, per un importo pari a:
– 80,00 euro se la misura annua dell’assegno è pari ad euro 960;
– 160,00 euro se la misura annua dell’assegno è pari a 1.920 euro.
Quindi, se ipotizziamo che il diritto al bonus decorra dal 15 marzo 2015 (data di nascita o ingresso in famiglia) l’importo erogato dall’INPS, per il 2015, sarà pari a:
– 1.600,00 euro (160 euro x 10 mesi, da marzo a dicembre), se l’ISEE non è superiore a 7.000 euro;
– 800,00 euro (80 euro x 10 mesi, da marzo a dicembre), se l’ISEE è superiore a 7.000 euro, ma non supera i 25.000 euro.

MODALITA’ E TERMINI DI RICHIESTA
Il bonus bebè deve essere richiesto per ciascun figlio nato o adottato tra il 1° gennaio 2015 ed il 31 dicembre 2017, una sola volta. La richiesta è valida per tutto il triennio in cui è riconosciuto il bonus, fermo restando la permanenza dei requisiti.
La domanda per l’assegno deve essere presentata all’INPS per via telematica da un genitore convivente. La modulistica e le procedure specifiche saranno definite dall’INPS nei prossimi giorni.
La domanda può essere presentata dal giorno della nascita o dell’ingresso nel nucleo familiare a seguito dell’adozione del figlio.
Ai fini della decorrenza dell’assegno dal giorno della nascita o dell’ingresso nel nucleo familiare a seguito dell’adozione, la domanda deve essere presentata non oltre il termine di 90 giorni dal verificarsi dell’evento. Per i figli nati o adottati prima dell’entrata in vigore del Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri del 27 febbraio 2015, la domanda deve essere presentata entro i 90 giorni successivi a tale data.
Qualora la domanda sia presentata oltre i suddetti termini, il diritto al bonus decorre dal mese di presentazione della domanda.
In caso di incapacità di agire del genitore (ad esempio perché minorenne), la domanda e la relativa documentazione devono essere presentate dal suo legale rappresentante.
L’INPS effettua il monitoraggio dei bonus bebè riconosciuti rispetto alle risorse stanziate e, qualora per tre mensilità consecutive le somme erogate siano superiori alla spesa preventivata, sospende l’acquisizione di nuove domande fino alla rideterminazione l’importo annuo dell’assegno e i valori dell’ISEE. Restano salvi, comunque, gli assegni già concessi dall’INPS.

CONDIZIONI PER IL RICONOSCIMENTO E DECADENZA
Ai fini del riconoscimento del bonus bebè, deve sussistere il requisito della residenza in Italia del genitore richiedente e del figlio. Il genitore che richiede il bonus deve essere convivente con il figlio. La situazione economica del nucleo familiare del genitore richiedente deve rispettare il valore dell’ISEE al momento della presentazione della domanda e per tutta la durata del beneficio.
Oltre ai casi di perdita di uno dei suddetti requisiti, si decade dal diritto a ricevere il bonus bebè nei seguenti casi espressamente indicati dal Dpcm:
– decesso del figlio;
– revoca dell’adozione;
– decadenza dall’esercizio della responsabilità genitoriale;
– affidamento del figlio a terzi;
– affidamento esclusivo del figlio al genitore che non ha presentato la domanda.
In caso di decadenza l’INPS interrompe l’erogazione dell’assegno a partire dal mese successivo a quello in cui si è verificata una delle cause. A tal fine il genitore ha l’obbligo di comunicare tempestivamente all’INPS l’eventuale verificarsi di una delle cause di decadenza, fermo restando il recupero da parte dell’Istituto delle somme indebitamente erogate.
Il Dpcm, tuttavia, prevede che:
– in caso di provvedimento, disposto dall’autorità giudiziaria, di decadenza dall’esercizio della responsabilità genitoriale del genitore che ha ottenuto il beneficio, l’assegno potrà essere erogato a favore dell’altro genitore, se in possesso dei requisiti. A tal fine questi deve presentare la domanda entro 90 giorni dall’emanazione del provvedimento del giudice. Nel caso in cui la domanda sia presentata oltre tale termine, l’assegno decorre dal mese di presentazione della domanda;
– in caso di affidamento temporaneo del figlio a terzi, l’assegno potrà essere richiesto dall’affidatario. A tal fine il requisito dell’ISEE è verificato con riferimento al minore affidato, anche nel caso in cui questi sia considerato nucleo a sé stante. Ai fini dell’erogazione dell’assegno, l’affidatario deve presentare la domanda entro 90 giorni dall’emanazione del provvedimento del giudice o del servizio sociale. Nel caso in cui la domanda sia presentata oltre tale termine, l’assegno decorre dal mese di presentazione della domanda.
– in caso di affidamento esclusivo del minore, disposto con provvedimento dell’autorità giudiziaria, al genitore diverso da quello che ha ottenuto il beneficio, l’assegno potrà essere erogato, a favore del genitore affidatario, se in possesso dei requisiti. A tal fine questi deve presentare la domanda entro 90 giorni dall’emanazione del provvedimento del giudice. Nel caso in cui domanda sia presentata oltre tale termine, l’assegno decorre dal mese di presentazione della domanda.

 

Credenziali per l’accesso al 730 precompilato: ecco come ottenerle

 

Quattro sono le opzioni a disposizione per i contribuenti ai fini dell’ottenimento del Pin e password per l’accesso a Fisconline e al 730 precompilato: direttamente online dal sito dell’Agenzia delle Entrate, per telefono tramite call center, in qualsiasi ufficio dell’Amministrazione finanziaria, con la Carta nazionale dei Servizi (Agenzia entrate – comunicato del 9 aprile 2015).

Per richiedere il Pin online occorre connettersi all’homepage del sito www.agenziaentrate.it (Area Riservata > Non sei ancora registrato > Registrazione a Fisconline > Richiedi il codice Pin) e digitare il reddito complessivo indicato nella dichiarazione presentata nel 2014 e il codice fiscale.
Tali dati sono richiesti anche quando il contribuente fa richiesta del Pin per telefono al call center al numero 848.8000.444.
Per entrambe le modalità di richiesta, le prime quattro cifre del Pin sono fornite subito, mentre, le successive sei, con la relativa password di accesso, entro quindici giorni con lettera inviata al proprio domicilio.

Con la richiesta in ufficio delle credenziali per accedere a Fisconline, il contribuente riceve le prime quattro cifre del codice, la password provvisoria e il numero della domanda di abilitazione.
La seconda parte del Pin è acquisita online, sul sito dell’Agenzia delle Entrate, accedendo ai servizi Fisconline inserendo nome utente e password, ottenuti al momento della richiesta. Una volta cambiata la password, il contribuente può completare la registrazione e ottenere le ultime sei cifre del Pin.
Nel caso in cui a fare la richiesta di abilitazione in ufficio è un delegato, la seconda parte del Pin e password iniziale di accesso sono inviate per posta al domicilio del contribuente.

Tutto più semplice per i possessori della Carta nazionale dei Servizi. Infatti, dopo il controllo sulla carta inserita nel lettore, Pin e password sono forniti immediatamente.

È prevista, inoltre, anche una procedura ad hoc per il ripristino della password smarrita. Per farlo, è possibile accedere alle funzioni disponibili sul sito dell’Agenzia delle entrate oppure, in caso di smarrimento della password iniziale, è necessario rivolgersi ad un ufficio dell’Agenzia e richiedere l’annullamento dell’attuale abilitazione e domandarne una nuova.

 

75 codici tributo “chiusi”

 

Ai fini della semplificazione degli adempimenti posti a carico dei contribuenti, sono stati soppressi 75 codici tributo relativi alla compilazione dei modelli di versamento F24 e F24 Enti pubblici (Agenzia delle Entrate – Risoluzione 10 aprile 2015, n. 37/E).

A decorrere dal 27 aprile 2015, infatti, non sarà più possibile utilizzare i suddetti codici per compilare i citati modelli.
Si evidenzia che nel lungo elenco compaiono i codici tributo relativi al sisma del 13 e 16 dicembre 1990 nelle province di Catania, Ragusa e Siracusa, all’emergenza causata dall’encefalopatia spongiforme bovina (“mucca pazza”) e quelli utilizzati per regolare l’imposta locale sui redditi (Ilor), inglobata a partire dall’1 gennaio 1998 nell’Irap.

 

Spesometro – Comunicazione entro il 10 e il 20 aprile

 

Due termini in scadenza per la la comunicazione polivalente

Il 10 aprile è l’ultimo giorno per l’invio della comunicazione polivalente da parte dei contribuenti Iva mensili, per gli altri soggetti passivi, invece, la comunicazione va effettuata entro il 20 aprile.
I soggetti passivi Iva che effettuano la liquidazione mensile ai fini dell’imposta entro il 10 aprile dovranno effettuare la comunicazione delle cessioni di beni e delle prestazioni di servizio rese e ricevute nel 2014.
Per le operazioni per le quali non è previsto l’obbligo di emissione della fattura, la comunicazione va effettuata se l’importo non è inferiore a 3.600 euro, comprensivo di Iva.
L’invio della comunicazione deve essere effettuato esclusivamente per via telematica utilizzando il prodotto software messo a disposizione dall’Agenzia delle Entrate.
Con provvedimento del 31 marzo 2015, l’Agenzia delle entrate per il 2014 ha esonerato dall’adempimento le amministrazioni pubbliche e ha escluso i commercianti al minuto (e assimilati) e le agenzie di viaggio e turismo dalla comunicazione delle operazioni attive di importo unitario inferiore a 3.000 euro, al netto dell’Iva.