Responsabilità solidale del CAF per visto infedele: chiarimenti del Fisco

 

L’Agenzia delle Entrate fornisce chiarimenti in relazione alle novità introdotte dalla Legge di Stabilità 2016, riguardanti le sanzioni a carico dei CAF per l’apposizione del visto di conformità infedele (Circolare 18 maggio 2016, n. 20/E, cap. VI).

In materia di visto di conformità, a decorrere dal 1° gennaio 2016 il CAF, per il quale ha operato il responsabile dell’assistenza fiscale che ha apposto un visto di conformità infedele, risponde solidalmente non più solo di un importo pari alla sanzione, ma di una “somma pari all’importo dell’imposta, della sanzione e degli interessi che sarebbero stati richiesti al contribuente” in caso di violazioni riscontrabili in sede di liquidazione delle imposte sui redditi ed IVA dovute in base alle dichiarazioni, e di controllo formale delle stesse.
La circolare chiarisce che resta esclusa la colpevolezza del responsabile dell’assistenza fiscale – e, per l’effetto, anche la responsabilità solidale del CAF – qualora il visto infedele sia stato indotto dalla condotta dolosa o gravemente colposa del contribuente.
In ogni caso, anche per le violazioni inerenti l’apposizione del visto di conformità su dichiarazione infedele non si procede ad iscrizione a ruolo per somme inferiori a 30,00 euro.
Viene precisato inoltre che l’estensione della responsabilità solidale opera esclusivamente in relazione alle violazioni commesse successivamente al 31 dicembre 2015.

 

IRAP: deduzione per i lavoratori stagionali

 

L’Agenzia delle entrate con la circolare n. 20 del 19 maggio 2016 ha Illustrato le novità nell’ambito dell’imposta regionale sulle attività produttive previste dalla Legge di stabilità 2016

L’articolo 1, comma 70, della Legge di stabilità 2016 ha apportato una serie di modifiche al decreto IRAP non facendo più rientrare tra i soggetti passivi del tributo regionale:
a) i soggetti che esercitano un’attività agricola ai sensi dell’articolo 32 del TUIR;
b) le cooperative ed i loro consorzi che forniscono in via principale, anche nell’interesse di terzi, servizi nel settore selvicolturale, ivi comprese le sistemazioni idraulico-forestali (soggetti equiparati agli imprenditori agricoli dall’articolo 8 del decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 227);
c) le cooperative della piccola pesca e loro consorzi di cui all’articolo 10 del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 601.
Conseguentemente, è stato eliminato ogni riferimento alla tassazione delle imprese agricole ai fini del tributo regionale.
Lo stesso comma 70 ha abrogato l’aliquota IRAP dell’1,90 per cento per i soggetti operanti nel settore agricolo, nonché per le cooperative della piccola pesca e loro consorzi.
A decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2015, l’esclusione dall’IRAP in commento riguardi quindi le attività, appositamente richiamate dal comma 70, per le quali in precedenza si applicava l’aliquota dell’1,90 per cento.
Resta ferma, invece, l’applicazione dell’IRAP, con aliquota ordinaria, per le attività di agriturismo, allevamento – con terreno insufficiente a produrre almeno un quarto dei mangimi necessari – e per le attività connesse.
Con il comma 73, invece, si riconosce, ai fini IRAP la possibilità di dedurre il 70 per cento dei costi sostenuti (al netto delle deduzioni spettanti) per i lavoratori stagionali, impiegati per almeno 120 giorni nell’arco di due periodi d’imposta successivi, anche non consecutivi, a partire dal secondo contratto stipulato col medesimo datore di lavoro entro il secondo anno successivo alla data di cessazione del primo contratto utile ai fini del computo dei giorni lavorativi richiesti.
Il calcolo deve intendersi riferito alle giornate di effettivo impiego (e non di formale assunzione), computando anche la prestazione relativa al primo contratto di lavoro. Il beneficio risulta applicabile a partire dal 1° gennaio 2016 e consente, pertanto, di tener conto dei contratti stipulati nel corso del 2015. In tal senso, depone anche la relazione tecnica, che stima gli effetti sul gettito della misura in esame già a partire dall’anno 2016.
Infine, la norma contenuta nel comma 125 integra l’articolo 2 del decreto IRAP, che, definendo il presupposto per l’applicazione dell’IRAP, stabilisce che l’imposta si applica in caso di “esercizio abituale di un’attività autonomamente organizzata diretta alla produzione o allo scambio di beni ovvero alla prestazione di servizi. L’attività esercitata dalle società e dagli enti, compresi gli organi e le amministrazioni dello Stato, costituisce in ogni caso presupposto d’imposta”.
Il comma 125 della legge di stabilità ha inserito in tale articolo il comma 1-bis per disciplinare l’applicazione dell’imposta in peculiari ipotesi di attività professionale svolta dai medici.
In particolare, il comma 1-bis stabilisce che “Non sussiste autonoma organizzazione ai fini dell’imposta nel caso di medici che abbiano sottoscritto specifiche convenzioni con le strutture ospedaliere per lo svolgimento della professione all’interno di tali strutture, laddove gli stessi percepiscano per l’attività svolta presso le medesime strutture più del 75 per cento del proprio reddito complessivo. Sono in ogni caso irrilevanti, ai fini della sussistenza dell’autonoma organizzazione, l’ammontare del reddito realizzato e le spese direttamente connesse all’attività svolta. L’esistenza dell’autonoma organizzazione è comunque configurabile in presenza di elementi che superano lo standard e i parametri previsti dalla convenzione con il Servizio sanitario nazionale.”.
La norma ha la finalità, in sostanza, di escludere dall’IRAP i redditi professionali derivanti dall’attività medica svolta avvalendosi di un’autonoma organizzazione qualora gli stessi risultino marginali rispetto a quelli conseguiti per l’attività svolta all’interno di una struttura ospedaliera, e quindi avvalendosi di un’organizzazione riferibile ad altrui responsabilità ed interesse.
La dizione “reddito complessivo” contenuta nella norma per indicare il termine al quale rapportare la percentuale derivante dalla attività svolta presso la struttura ospedaliera, intenda riferirsi al solo reddito di lavoro autonomo prodotto dal medico, derivante sia dall’attività professionale esercitata presso la struttura ospedaliera sia dall’attività esercitata al di fuori di detta struttura. Ai fini in esame non risulterebbero, infatti, rilevanti le altre categorie di reddito che, ai sensi dell’art. 8 del TUIR, concorrono alla determinazione del reddito complessivo ma non rilevano ai fini IRAP (redditi di lavoro dipendente, fondiari, diversi).

 

ONLUS: per l’acquisto immobiliare solo l’imposta di registro è in misura fissa

 

Nell’ambito delle agevolazioni fiscali in favore delle Onlus, in caso di acquisto di un compendio immobiliare l’applicazione delle imposte in misura fissa vale solo per l’imposta di registro, quindi, non si estende alle imposte ipotecaria e catastale (CORTE DI CASSAZIONE – Sez. trib. – Sentenza 15 aprile 2016, n. 7517)

Nella fattispecie posta all’esame della Suprema Corte una ONLUS aveva acquistato da un ente ecclesiastico con atto di compravendita un compendio immobiliare pagando le imposte di registro, catastali ed ipotecarie in misura fissa e non proporzionale stante le agevolazioni di leggi previste per le ONLUS.
L’Agenzia delle Entrate, a riguardo, notificò al notaio, in qualità di responsabile d’imposta, un avviso di liquidazione con cui recuperava a tassazione l’imposta ipotecaria e catastale in misura proporzionale, sul presupposto che solo l’imposta di registro spettava in misura fissa, in quanto espressamente stabilita dalla legge. Il notaio propose ricorso davanti alla CTP la quale accolse il ricorso con sentenza impugnata dall’Ufficio davanti alla CTR.
I giudici di appello confermarono la sentenza di primo grado ritenendo fondate le ragioni esposte.
Avverso la sentenza della CTR ha proposto ricorso per cassazione l’Agenzia delle Entrate con un unico motivo e il notaio ha resistito con controricorso.
La ricorrente Agenzia delle Entrate lamenta violazione e falsa applicazione dell’art. 8 (Agevolazioni fiscali), 1 e 2 comma, legge 11 agosto 1991 nr. 266 perché secondo i giudici di appello la Onlus deve pagare in misura fissa e non in misura proporzionale l’imposta di registro, ipotecaria e catastale sul presupposto della finalità solidale dell’ente, mentre al contrario solo l’imposta di registro deve essere pagata in misura fissa in quanto così espressamente stabilito dalla legge ed essendo le norme agevolative eccezionali e di stretta interpretazione.
La Corte accoglie il ricorso, ritenendolo fondato, in quanto il beneficio fiscale della registrazione a tassa fissa, previsto dall’art. 8 legge 11 agosto 1991 nr. 266 riguarda solo l’imposta di registro e, stante la natura di norma eccezionale di stretta interpretazione per le norme agevolative, tale previsione non può essere estesa all’imposta ipotecaria e di registro.

 

Responsabile il commercialista che aiuta a raggirare il Fisco con fatture false

 

In materia di reati tributari, è responsabile anche il professionista, incaricato della tenuta della contabilità, per l’emissione di fatture false per operazioni inesistenti (Corte di Cassazione – Sentenza 28 aprile 2016, n. 17418).

La Corte d’appello, in parziale riforma della sentenza del tribunale, condanna un professionista, incaricato di curare la contabilità di varie aziende commerciali, per aver emesso fatture per operazioni in tutto o in parte inesistenti, ottenendo l’abbattimento dell’imponibile per effetto dei maggiori costi fittiziamente sostenuti.
Per il ricorrente la Corte d’appello avrebbe errato nel ricostruire i fatti relativi al ritrovamento presso il suo studio di fatture false e assegni in favore del fornitore, non attribuendo rilevanza alla circostanza che detto ritrovamento fosse funzionale all’incarico di tenuta della contabilità affidatogli dal soggetto emittente dette fatture.
La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile e ribadisce che la configurabilità del concorso nel reato di frode fiscale di coloro che, pur essendo estranei e non rivestendo cariche nella società cui si riferisce l’emissione di fatture per operazioni inesistenti, abbiano, in qualsivoglia modo, partecipato a creare il meccanismo fraudolento che ha consentito alle utilizzatrici delle fatture emesse dalla società cartiera di potersi procurare fatture passive da inserire in dichiarazione per abbattere l’imponibile societario, non rilevando peraltro la prova dell’effettivo inserimento in dichiarazione delle medesime stante la natura di reato di pericolo del delitto che punisce la sola emissione o rilascio delle fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, a differenza della speculare previsione di legge che non richiede solo l’avvalersi di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, ma anche, e soprattutto, l’indicazione in una delle dichiarazioni relative a dette imposte di elementi passivi fittizi.

 

PMI innovative: allargato l’accesso semplificato al Fondo di garanzia

 

Il Ministero dello Sviluppo Economico ha esteso la procedura semplificata di accesso al Fondo di garanzia anche alla PMI innovative rientranti nella fascia 2 di valutazione (Ministero Sviluppo Economico – decreto 23 marzo 2016).

Con l’accesso semplificato al Fondo di garanzia il merito creditizio è valutato dalle singole banche erogatrici il finanziamento o dai confidi e non dal gestore del Fondo.
L’accesso semplificato è strettamente connesso alla valutazione del merito creditizio che porta le imprese ad essere collocate in una delle seguenti fasce:
– fascia I: impresa valutata positivamente;
– fascia II: impresa valutata caso per caso;
– fascia III: impresa valutata negativamente.

Infatti, soltanto le PMI in prima fascia e, dal 17 maggio 2016, quelle collocate in seconda fascia possono accedere al Fondo mediante procedura semplificata, fermo restando la condizione che le operazioni finanziarie non siano assistite da garanzie reali o fideiussioni bancarie o assicurative, ad eccezione delle garanzie personali o concesse dai Confidi e dagli altri fondi di garanzia.