Pensionati: regime fiscale dei contributi al Fondo Sanitario Integrativo per i familiari non a carico

 


I lavoratori in pensione che rimangono iscritti al Fondo Sanitario Integrativo del gruppo bancario presso cui erano dipendenti anche dopo la cessazione del rapporto di lavoro, possono portare in deduzione dal reddito complessivo i contributi versati in favore dei propri familiari non fiscalmente a carico (Agenzia delle Entrate – risoluzione 02 agosto 2016, n. 65/E).

I contributi versati al Fondo Sanitario Integrativo sono riconducibili ai contributi versati ad Enti o Casse aventi fine assistenziale e sono quindi soggetti al medesimo regime fiscale.


In sostanza, come per i contributi versati ad Enti o Casse, anche quelli versati dal lavoratore in pensione al Fondo Sanitario Integrativo avente esclusivamente fini assistenziali, in favore dei familiari anche non fiscalmente a carico, sono deducibili dal reddito complessivo entro il limite di euro 3.615,20.

 

Consultazione telematica delle banche dati ipotecaria e catastale

 


Esteso il servizio di consultazione telematica delle banche dati ipotecaria e catastale relativo a beni immobili dei quali il soggetto richiedente risulta titolare, anche in parte, del diritto di proprietà o di altri diritti reali di godimento (AGENZIA DELLE ENTRATE – Provvedimento 02 agosto 2016, n. 125592)

Dal 2 agosto 2016 l’accesso al servizio di consultazione, gratuita ed in esenzione da tributi, delle banche dati ipotecaria e catastale relativamente ai beni immobili dei quali il soggetto che effettua la consultazione risulta titolare, anche in parte, del diritto di proprietà o di altri diritti reali di godimento, è esteso alle persone non fisiche, registrate ai servizi telematici Entratel e Fisconline; l’accesso alle informazioni è effettuato tramite soggetti appositamente incaricati, secondo le regole già previste per i suddetti servizi telematici.
L’art. 6, co. 5-quater, del D.L. n. 16 del 2012, convertito con modificazioni dalla L. n. 44 del 2012, prevede che l’accesso ai servizi di consultazione delle banche dati ipotecaria e catastale gestite dall’Agenzia del territorio avviene gratuitamente e in esenzione da tributi se viene richiesto presso gli uffici in relazione a beni immobili dei quali il soggetto richiedente risulta titolare, anche in parte, del diritto di proprietà o di altri diritti reali di godimento.
A decorrere dal 1° dicembre 2012, l’Agenzia del territorio è stata incorporata nell’Agenzia delle entrate.
Già con un precedente provvedimento erano state definite le modalità di consultazione telematica, gratuita e in esenzione da tributi, delle banche dati ipotecaria e catastale, attivando il relativo servizio, in una prima fase, per le persone fisiche. Con il nuovo provvedimento il servizio di consultazione telematica gratuita è esteso alle persone non fisiche, registrate ai servizi telematici Entratel e Fisconline.
La consultazione riguarda, relativamente agli atti catastali, gli immobili di cui la persona non fisica risulta intestataria e, relativamente ai registri immobiliari, le formalità informatizzate in cui siano presenti sia la persona non fisica, sia gli immobili di cui la medesima risulta intestataria negli atti catastali. Il servizio di consultazione telematica rende disponibile il relativo esito solo se il codice fiscale presente nelle banche dati ipotecaria e catastale coincide con quello del titolare dell’abilitazione ai servizi Fisconline o Entratel.

 

Requisiti per l’IVA ridotta nei “marina resort”

 



Con il Decreto 6 luglio 2016 (pubblicato nella G.U. n. 179/2016), il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha ridefinito i requisiti minimi richiesti per i cd. “marina resort” ai fini dell’equiparazione alle strutture ricettive turistiche e, conseguentemente, per l’applicazione dell’aliquota IVA ridotta alle prestazioni rese nei confronti dei clienti alloggiati.


ALIQUOTA IVA RIDOTTA


In base alla normativa IVA le prestazioni rese ai clienti alloggiati nelle strutture ricettive turistiche sono soggette ad IVA con aliquota ridotta, nella misura del 10 per cento.
Nel 2014, al fine di rilanciare le imprese della filiera nautica, le strutture organizzate per la sosta e il pernottamento di turisti all’interno delle proprie unità da diporto ormeggiate nello specchio acqueo appositamente attrezzato (cd. “marina resort”), sono state annoverate tra le strutture ricettive turistiche (all’aria aperta). Tuttavia, l’equiparazione è stata subordinata al rispetto di requisiti minimi definiti dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.
Il rispetto di detti requisiti minimi, e di conseguenza l’equiparazione alle strutture ricettive turistiche, costituisce dunque il presupposto per l’assoggettamento delle prestazioni rese ai clienti alloggiati nel “marina resort” all’aliquota IVA ridotta del 10 per cento, invece di quella ordinaria pari al 22 per cento prevista per le prestazioni rese dalle medesime strutture non qualificabili come strutture ricettive.


REQUISITI MINIMI


I requisiti minimi che deve possedere una struttura organizzata per la sosta e il pernottamento dei turisti all’interno delle proprie unità da diporto ormeggiate nello specchio acqueo appositamente attrezzato, nell’ambito di idonee strutture dedicate alla nautica, sono stati individuati già con Decreto del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti del 3 ottobre 2014.
Ora, con il Decreto del 6 luglio 2016, il medesimo Ministero ha identificato ulteriori requisiti minimi che la struttura “marina resort” deve possedere, affinché possa essere qualificata come struttura ricettiva turistica e, quindi, applicare l’IVA al 10% sulle prestazioni rese ai clienti alloggiati.



















STRUTTURE

REQUISITI 2014

REQUISITI 2016

Posti barca Area idonea ed attrezzata per consentire l’ormeggio in sicurezza ad un numero di unità da diporto non inferiore a sette Area idonea ed attrezzata per consentire l’ormeggio in sicurezza ad un numero di unità da diporto non inferiore a sette
Impianti Impianto di comunicazione e di allarme in caso di emergenza,
Impianto elettrico con colonnine appositamente attrezzate;
Impianto di illuminazione;
Impianto idrico;
Impianto di rete fognaria tradizionale o forzata;
Impianto di prevenzione incendi ai sensi della vigente normativa
Impianto di comunicazione e di allarme in caso di emergenza;
Impianto elettrico con colonnine appositamente attrezzate;
Impianto di illuminazione;
Impianto idrico;
Impianto di rete fognaria tradizionale o forzata;
Impianto di prevenzione incendi ai sensi della normativa vigente
Servizi, attrezzature e impianti complementari Vigilanza;
Pulizia ordinaria delle aree comuni;
Pulizia delle installazioni igienico-sanitarie;
Raccolta e smaltimento rifiuti solidi e pulizia appositi recipienti;
Installazioni igienico-sanitarie di uso comune;
Cassetta di Pronto soccorso ai sensi della vigente normativa;
Erogazione acqua potabile;
Attrezzatura di ristoro
Vigilanza;
Servizio assistenza all’ormeggio;
Ascolto radio VHF;
Recupero olii esausti e batterie;
Pulizia ordinaria delle aree comuni;
Raccolta e smaltimento rifiuti solidi e pulizia appositi recipienti;
Installazioni igienico-sanitarie di uso comune;
Cassetta di pronto soccorso ai sensi della vigente normativa;
Erogazione acqua potabile;
Dotazione di un punto reception
Dotazioni e impianti nello specchio acqueo Aspiratore acque nere di bordo Aspiratore acque nere di bordo;
Individuazione numerica dei posti barca;
Pulizia giornaliera specchio acqueo

 

Omesso invio del modello CVS, decadenza del credito d’imposta

 


Nessun credito d’imposta per nuovi investimenti nelle aree svantaggiate se l’invio del c.d. modello CVS supera i termini di legge (Corte di Cassazione – Sentenza 27 luglio 2016, n. 15642).

La Suprema Corte accoglie il ricorso dell’Agenzia delle entrate, avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale, con la quale è stato annullato l’avviso di recupero del credito d’imposta, per nuovi investimenti in aree svantaggiate, notificato al contribuente a causa dell’omesso invio del c.d. modello CVS.
La Cassazione chiarisce ancora una volta che in tema di contributi concessi sotto forma di credito d’imposta, per l’effettuazione di nuovi investimenti nelle aree svantaggiate, l’inosservanza del termine, inizialmente individuato nel 31 gennaio 2003 e poi definitivamente fissato al 28 febbraio 2003, entro il quale i soggetti che hanno conseguito il diritto al contributo anteriormente alla data dell’8 luglio 2002 devono comunicare all’Agenzia delle entrate i dati occorrenti per la ricognizione degli investimenti realizzati, nonché quelli ulteriori eventualmente stabiliti con provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate, comporta la decadenza dal beneficio.
Non può attribuirsi alcun rilievo alla circostanza che il provvedimento del Direttore sia stato emesso in data tale da non consentire al contribuente di disporre, rispetto alla predetta scadenza, del termine di sessanta giorni, in quanto il contribuente è stato posto nella situazione giuridica oggettiva di conoscibilità della scadenza del termine per adempiere il suo onere di comunicazione fin dal 13 novembre 2002 ed il predetto termine è di fonte immediatamente legale, non superabile con una diversa previsione temporale di natura amministrativa.


 

Tassata la plusvalenza dalla rivendita dell’immobile nei primi cinque anni

 

Con la sentenza n. 14270 del 13 luglio 2016, la Corte di Cassazione ha affermato che in caso di rivendita dell’immobile acquistato o costruito da meno di cinque anni, la plusvalenza realizzata al di fuori dell’esercizio di impresa costituisce reddito imponibile ai fini IRPEF, a prescindere dalla sussistenza o meno di un intento speculativo del contribuente.

FATTO


L’Agenzia delle Entrate ha emesso avviso di accertamento nei confronti del contribuente, assoggettando ad IRPEF la plusvalenza realizzata dalla rivendita dell’immobile acquistato da meno di cinque anni.
Il contribuente ha opposto ricorso, sostenendo l’esenzione del maggior guadagno per assenza di un intento speculativo.
La Commissione tributaria dell’Emilia Romagna investita della controversia ha deciso l’annullamento dell’avviso di accertamento rilevando il mancato accertamento della volontà del contribuente di trarre beneficio economico dalla variazione del prezzo di mercato di un immobile nel periodo medio/breve, tanto da determinarla alla sua rivendita entro il quinquennio previsto dalla norma (intento speculativo). Secondo i giudici solo la sussistenza di tale volontà può giustificare e legittimare l’assoggettamento ad IRPEF della plusvalenza.

NORMA DI RIFERIMENTO


Secondo la disciplina in materia di tassazione ai fini IRPEF, le plusvalenze realizzate mediante cessione a titolo oneroso di beni immobili acquistati o costruiti da non più di cinque anni, esclusi quelli acquisiti per successione e le unità immobiliari urbane che per la maggior parte del periodo intercorso tra l’acquisto o la costruzione e la cessione sono stati adibiti ad abitazione principale del cedente o dei suoi familiari, rientrano nella categoria dei redditi diversi (se non costituiscono redditi di capitale ovvero se non sono conseguiti nell’esercizio di arti e professioni o di imprese commerciali o da società in nome collettivo e in accomandita semplice, né in relazione alla qualità di lavoratore dipendente).
In caso di cessione a titolo oneroso di immobili ricevuti per donazione, il predetto periodo di cinque anni decorre dalla data di acquisto da parte del donante.

DECISIONE DELLA CASSAZIONE


La decisione dei giudici tributari è stata riformata dalla Corte Suprema su ricorso dell’Agenzia delle Entrate.
Sebbene la norma abbia evidenti finalità di contrasto di comportamenti speculativi, laddove prevede l’assoggettamento a tassazione delle plusvalenze realizzate in caso di cessione dell’immobile entro cinque anni dall’acquisto o costruzione, la Corte di Cassazione ha affermato che ai fini della ricorrenza del presupposto impositivo, è assolutamente irrilevante l’elemento soggettivo della presenza o meno di volontà speculativa del contribuente.
Ciò in quanto la norma dispone che costituisce reddito imponibile (rientrando nella categoria dei redditi diversi), la plusvalenza realizzata mediante cessione a titolo oneroso di beni immobili acquistati o costruiti da non più di cinque anni.
La stessa norma, poi, esclude da tassazione la plusvalenza realizzata dalla rivendita infraquinquennale solo se riguarda:
– un immobile acquisito per successione;
– un’abitazione che per la maggior parte del periodo intercorso tra l’acquisto o la costruzione e la cessione sia stato adibito ad abitazione principale del cedente o dei suoi familiari.