Prossima la scadenza per il Modello EAS aggiornato

 

Il 31 marzo 2015 scade il termine ultimo per presentare il modello EAS, in caso di variazione dati avvenuta nel 2014.

Sono esonerati dalla comunicazione dei dati:
– gli enti associativi dilettantistici iscritti nel registro del Coni che non svolgono attività commerciale;
– e associazioni pro-loco che hanno esercitato l’opzione per il regime agevolativo in quanto nel periodo d’imposta precedente hanno realizzato proventi inferiori a 250.000 euro;
– le organizzazioni di volontariato iscritte nei registri regionali che non svolgono attività commerciali diverse da quelle marginali individuate dal Dm 25 maggio 1995 (per esempio, attività di vendita di beni acquisiti da terzi a titolo gratuito, iniziative occasionali di solidarietà, attività di somministrazione di alimenti e bevande in occasioni di raduni, manifestazioni e simili);
– i patronati che non svolgono al posto delle associazioni sindacali promotrici le loro proprie attività istituzionali;
– le Onlus;
– gli enti destinatari di una specifica disciplina fiscale (per esempio, i fondi pensione).
La trasmissione del modello avviene esclusivamente per via telematica e può essere eseguita direttamente ovvero tramite gli intermediari abilitati alla trasmissione telematica.
La trasmissione telematica diretta può avvenire utilizzando il servizio telematico Entratel dai soggetti già abilitati a tale servizio ovvero utilizzando il servizio telematico Internet da parte di tutti gli altri soggetti.
In caso di presentazione telematica tramite gli intermediari abilitati alla trasmissione (professionisti, associazioni di categoria, C.A.F., altri soggetti), questi ultimi sono tenuti a rilasciare al richiedente, contestualmente alla ricezione del modello o all’assunzione dell’incarico per la sua predisposizione, l’impegno a trasmettere in via telematica all’Agenzia delle entrate i dati in essa contenuti.

 

Professionisti e piccoli imprenditori: ancora dubbi applicativi per l’IRAP

 

Orientamenti contrastanti della giurisprudenza in merito all’applicazione dell’IRAP nell’ipotesi di esercizio della professione avvalendosi di un solo dipendente con mansioni esecutive ed in assenza di beni strumentali di rilievo, costringono la V sezione Tributaria della Corte di Cassazione a rimettere la questione alle Sezioni Unite per definire un’interpretazione univoca della normativa (Ordinanza n. 5040 del 13 marzo 2015).

IL CASO

Un avvocato presenta istanza di rimborso per l’IRAP versata in relazione a periodi d’imposta in cui ha esercitato la professione avvalendosi di un solo dipendente con mansioni di segretario ed in assenza di beni strumentali di rilievo.
Sul silenzio rifiuto dell’Amministrazione, il professionista propone ricorso alla Commissione tributaria che accerta nella specie l’insussistenza di autonoma organizzazione non essendo l’unico dipendente in grado di accrescere la capacità produttiva del professionista. La decisione è confermata dal giudice in appello, in forza di un orientamento della giurisprudenza di legittimità che esclude l’automatica sottoposizione ad IRAP del professionista che disponga di un dipendente che non ne accresca la capacità produttiva.
La decisione di secondo grado è impugnata dall’Agenzia delle Entrate, con ricorso in Cassazione, deducendo violazione e falsa applicazione della normativa, in difformità del consolidato principio giurisprudenziale secondo il quale ricorre il requisito dell’autonoma organizzazione – presupposto per l’assoggettabilità ad Irap – allorché il contribuente sia il responsabile della struttura e si avvalga del lavoro anche di un solo dipendente.
Sul rilievo di un recente opposto orientamento della giurisprudenza di legittimità che privilegia, invece, la valutazione riguardo alla effettiva sussistenza dell’autonoma organizzazione, derivante dalla presenza di un dipendente in grado di accrescere la capacità produttiva del professionista, la Sezione Tributaria della Corte di Cassazione ha rimesso la questione alle Sezioni Unite rilevando la necessità di tornare sul concetto di “autonoma organizzazione” per verificare se la presenza di un unico dipendente nello studio di un professionista sia di per sé sola sufficiente ad integrare il presupposto impositivo dell’autonoma organizzazione.

ORIENTAMENTI CONTRASTANTI

In base alla normativa, presupposto per l’applicazione dell’IRAP è “l’esercizio abituale di una attività autonomamente organizzata diretta alla produzione o allo scambio di beni ovvero alla prestazione di servizi”.
La Corte costituzionale ha stabilito la legittimità dell’imposta, precisando che non colpisce il lavoro autonomo in sé, ma la capacità produttiva che deriva dalla “autonoma organizzazione”, non coincidente con l’auto organizzazione ma intesa come elemento impersonale ed aggiuntivo rispetto all’apporto del professionista.
Attribuendo significato e contenuto al concetto di “autonoma organizzazione, la Cassazione ha affermato il principio secondo il quale “Il requisito dell’autonoma organizzazione, il cui accertamento spetta al giudice di merito ed è insindacabile in sede di legittimità se congruamente motivato, ricorre quando il contribuente: a) sia, sotto qualsiasi forma, il responsabile dell’organizzazione e non •sia , quindi, inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse; b) impieghi beni strumentali eccedenti, secondo l’”id quod plerumque accidit”, il minimo indispensabile per  dell’organizzazione, oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui. Costituisce onere del contribuente, che chieda il rimborso dell’imposta asseritamene non dovuta, dare la prova dell’assenza delle predette condizioni.
Successivamente, le Sezioni Unite della Cassazione hanno fermamente ribadito il principio, riaffermando che l’autonoma organizzazione sussiste quando il contribuente (che sia anche responsabile dell’organizzazione e quindi non inserito in una struttura facente capo ad altri) “impieghi beni strumentali eccedenti, secondo l’”id quod plerumque accidit, il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza dell’organizzazione, oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui“.

Proprio su quest’ultima affermazione si è consolidato l’orientamento della giurisprudenza di legittimità nel senso di ritenere integrato il presupposto dell’autonoma organizzazione ogni volta che il lavoratore autonomo si avvalga del lavoro di un dipendente, che per definizione fornisce un contributo lavorativo “non occasionale”.
Più recentemente si è affiancato un diverso orientamento, che esclude che la presenza di un dipendente costituisca di per sé sola elemento decisivo ed insuperabile per determinare la sussistenza del presupposto della “autonoma organizzazione”. In particolare, sulla base di tale opposta interpretazione, i giudici hanno affermato che:
– “l’automatica sottopozione ad IRAP del lavoratore autonomo che disponga di un dipendente, qualsiasi sia la natura del rapporto e qualsiasi siano le mansioni esercitate vanificherebbe l’affermazione di principio desunta dalla lettera della legge e dal testo costituzionale secondo cui il giudice deve accertare in concreto se la struttura organizzativa costituisca un elemento potenziatore ed aggiuntivo ai fini della produzione del reddito, tale da escludere che l’IRAP divenga una (probabilmente incostituzionale) tassa sui redditi di lavoro autonomo“.
– “vi sono ipotesi in cui la disponibilità di un dipendente (magari part -time o con funzioni meramente esecutive) non accresce la capacità produttiva del professionista, non costituisce un fattore “impersonale ed aggiuntivo” alla produttività del contribuente, ma costituisce semplicemente una comodità per lui (e per i suoi clienti)“.

 

Professionisti: esclusa la presunzione bancaria per i prelievi ingiustificati

 

Ai professionisti non si applica la presunzione legale secondo la quale il prelievo bancarioche non trova riscontro nelle scritture contabili e non è giustificato corrisponde ad un costo a sua volta produttivo di un ricavo non dichiarato (Corte di Cassazione – Sentenza n. 4585 del 2015).

IL CASO

L’Agenzia delle Entrate ha rettificato il reddito di una professionista (fisioterapista) sulla base delle risultanze delle movimentazioni del conto corrente bancario, in relazione ai versamenti e prelevamenti che non avevano trovato riscontro nelle scritture contabili ed erano rimasti privi di giustificazione.
Sia in primo grado, che in appello, i giudici delle Commissioni tributarie hanno accolto parzialmente il ricorso della contribuente.
Hanno affermato, in particolare, che ai fini della rideterminazione del reddito assumono sempre rilevanza i versamenti sul conto corrente bancario rimasti privi di giustificazione e di riscontro nelle scritture contabili. I prelevamenti, invece, trattandosi di un conto corrente cointestato, non potevano considerarsi come costi non contabilizzati, mancando le prove certe della riconducibilità di dette operazioni alla contribuente.

LA DECISIONE DELLA SUPREMA CORTE

La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito precisando, tuttavia, che la mancata considerazione dei prelievi dal conto corrente va fondata non già sulla cointestazione del conto corrente, come affermato in sentenza, ma sul diverso trattamento riservato ai titolari di reddito di lavoro autonomo.
Recentemente, infatti, la Corte Costituzionale con la sentenza n. 228 del 2014 ha affermato l’illegittimità costituzionale della presunzione legale (di cui all’art. 32, del DPR n. 600/73), nella parte in cui estende ai compensi dei lavoratori autonomi la presunzione in forza della quale, anche in relazione a tali soggetti, il prelevamento dal conto bancario corrisponderebbe ad un costo a sua volta produttivo di un ricavo.
Secondo i giudici, anche se le figure dell’’imprenditore e del lavoratore autonomo sono per molti versi affini nel diritto interno come nel diritto comunitario, esistono specificità di quest’ultima categoria che inducono a ritenere arbitraria l’omogeneità di trattamento prevista dalla presunzione legale, alla cui stregua il prelevamento ingiustificato dal conto bancario corrisponderebbe ad un costo a sua volta produttivo di un ricavo non dichiarato.
In particolare, l’attività del lavoratore autonomo si caratterizza per la preminenza dell’apporto del lavoro proprio e la marginalità dell’apparato organizzativo, fermo restando che gli eventuali prelevamenti vengono ad inserirsi in un sistema di contabilità semplificata di cui generalmente e legittimamente si avvale la categoria, da cui deriva la fisiologica promiscuità delle entrate e delle spese professionali e personali.

 

Dal 31 marzo 2015 la fattura elettronica è obbligatoria per tutte le amministrazioni

 

Anticipato al 31 marzo 2015 l’obbligo di fatturazione elettronica per tutte le amministrazioni pubbliche e anche per quelle autonome. Il termine originario di decorrenza era previsto per il 06 giugno 2015 (Ministero economia e finanze – circolare n.1/2015).

Il 31 marzo 2015 si chiude il procedimento di inserimento nell’ordinamento italiano della fatturazione elettronica iniziato in un primo momento il 06 dicembre 2013 su base volontaria e sulla base di specifici accordi con tutti in propri fornitori per poi divenire obbligatoria dal 06 giugno 2014 per i Ministeri, Agenzie fiscali ed Enti di previdenza e di assistenza sociale.
Pertanto, il raggio d’azione della fattura elettronica si chiude con l’obbligo, dal citato 31 marzo, per tutte le altre amministrazioni escluse dalle precedenti fasi di introduzione, andando, quindi, ad interessare:
– tutte le amministrazioni dello Stato, ivi compresi gli istituti e scuole di ogni ordine e grado e le istituzioni educative, le aziende ed amministrazioni dello Stato ad ordinamento autonomo, le Regioni, le Province, i Comuni, le Comunità montane, e loro consorzi e associazioni, le istituzioni universitarie, gli Istituti autonomi case popolari, le Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura e loro associazioni, tutti gli enti pubblici non economici nazionali, regionali e locali, le amministrazioni, le aziende e gli enti del Servizio sanitario nazionale, l’Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni (ARAN), le Agenzie al servizio delle amministrazioni pubbliche, comprese anche quelle regionali e locali, fino alla revisione organica della disciplina di settore, il CONI;
– i soggetti indicati a fini statistici dall’Istituto nazionale di statistica nell’elenco oggetto del comunicato del medesimo Istituto, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana entro il 30 settembre di ogni anno, e le Autorità indipendenti;
– le amministrazioni autonome.

 

Primi chiarimenti sulla collaborazione volontaria del contribuente

 

Nell’intento di costruire un rapporto con il Fisco basato sulla collaborazione e sulla trasparenza, da oggi, i contribuenti che vogliono accedere alle procedure di collaborazione volontaria per rimediare spontaneamente alle omissioni e alle irregolarità commesse in materia di emersione e rientro di capitali, dispongono delle istruzioni sulle relative modalità di accesso (Agenzia entrate – circolare n. 10/2015).

Con la circolare n. 10/E del 13 marzo 2015, l’Agenzia delle Entrate fornisce chiarimenti in merito alle procedure di collaborazione volontaria a disposizione dei contribuenti volte a disciplinare l’emersione spontanea di capitali detenuti illecitamente all’estero (collaborazione volontaria internazionale) e il ripristino della legalità fiscale (collaborazione volontaria nazionale).
Il documento di prassi si focalizza non solo sugli ambiti soggettivi e oggettivi delle citate procedure ma anche sulle cause di inammissibilità, subordinando l’accesso a determinate condizioni. Infatti, la collaborazione volontaria non è ammessa qualora il contribuente prima di presentare la domanda sia venuto a conoscenza dell’inizio di accessi, ispezioni o verifiche, dell’inizio di altre attività amministrative di accertamento, della propria condizione di indagato o di imputato in procedimenti penali per violazioni di norme tributarie. Inoltre, non è ammessa neanche nel caso in cui un soggetto terzo, obbligato solidalmente con il richiedente o abbia concorso in un reato tributario a lui attribuito, venga a conoscenza delle cause di inammissibilità.
Le domande devono essere inviate via web ed entro il 30 settembre 2015 e devono essere integrate da una relazione di accompagnamento nella quale devono essere riportati i dati indicati nella richiesta. La relazione deve essere inviata entro i trenta giorni successivi alla presentazione della domanda, e comunque non oltre il 30 settembre 2015, e deve comprendere:
– l’ammontare degli investimenti e delle attività di natura finanziaria costituite o detenute all’estero, anche indirettamente o per interposta persona;
– la determinazione dei redditi che servirono per costituirli o acquistarli, nonché dei redditi che derivano dalla loro dismissione o utilizzazione a qualunque titolo;
– la determinazione degli eventuali maggiori imponibili agli effetti delle imposte sui redditi e relative addizionali, delle imposte sostitutive, dell’imposta regionale sulle attività produttive, dei contributi previdenziali, dell’imposta sul valore aggiunto e delle ritenute ancorché non connessi con le attività costituite o detenute all’estero.

La procedura di collaborazione volontaria si perfeziona in seguito al versamento di tutte le somme dovute, in un’unica soluzione oppure in tre rate di pari importo. Nel caso di mancato pagamento, anche di una sola delle rate, la procedura non si perfeziona e gli uffici provvedono all’invio di un nuovo avviso di accertamento e un nuovo atto di contestazione.
In caso di perfezionamento, invece, stante l’eccezionalità della procedura di collaborazione volontaria, fondata sul principio di spontaneità della condotta del contribuente che richiede di aderire alla stessa,è prevista l’applicazione in misura ridotta delle sanzioni tributarie.