Senza preavviso l’iscrizione ipotecaria è nulla

 

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 12052 del 13 giugno 2016, ha affermato il principio secondo il quale deve ritenersi nulla l’iscrizione di ipoteca effettuata dall’Amministrazione finanziaria senza la preventiva intimazione ad adempiere.

FATTO

Nell’ambito della procedura di riscossione del credito erariale, l’Amministrazione finanziaria ha iscritto ipoteca sugli immobili del contribuente, comunicando a posteriori il provvedimento.
Il ricorso del contribuente, che ha eccepito la nullità del provvedimento per la mancata preventiva comunicazione, è stato accolto dalla Commissione Tributaria Regionale del Lazio.
La decisione del giudice d’appello è stata confermata dalla Suprema Corte.

DECISIONE DELLA CASSAZIONE

Sul ricorso di Equitalia la Corte di Cassazione ha confermato la decisione del giudice tributario d’ illegittimità dell’iscrizione ipotecaria, rettificando però la motivazione.
I giudici della Suprema hanno precisato che in materia di riscossione delle imposte, l’iscrizione ipotecaria non costituisce un atto dell’espropriazione forzata, ma va riferita ad una procedura alternativa all’esecuzione forzata vera e propria, sicché può essere effettuata anche senza la necessità di procedere alla “notifica” dell’intimazione.
Tuttavia, secondo un consolidato orientamento, l’Amministrazione finanziaria prima di iscrivere l’ipoteca deve “comunicare” al contribuente che procederà alla suddetta iscrizione, concedendo allo stesso un termine – che in mancanza di una specifica indicazione normativa, i giudici individuano in 30 giorni – per presentare osservazioni od effettuare il pagamento del debito.
L’omessa attivazione di tale contraddittorio endoprocedimentale, attraverso la preventiva intimazione ad adempiere, comporta la nullità dell’iscrizione ipotecaria, perché effettuata in violazione del diritto del contribuente alla partecipazione al procedimento, garantito anche della Carta dei diritti fondamentali della Unione europea.
Peraltro, attesa la natura reale dell’ipoteca, l’iscrizione mantiene la sua efficacia fino alla sua declaratoria giudiziale d’illegittimità.

 

Nuovi chiarimenti su comodato e locazione ai fini IMU-TASI

 

Agevolazione IMU/TASI sugli immobili concessi e sugli immobili locati a canone concordato sono i chiarimenti forniti dal Ministero dell’Economia e delle Finanze (Nota 09 giugno 2016, n. 27267).

Nello specifico, sono state fornite le seguenti precisazioni:
– ai fini dell’agevolazione IMU/TASI sugli immobili concessi in comodato a parenti entro il primo grado e possesso derivante da assegnazione della casa coniugale, la riduzione della base imponibile del 50% trova applicazione solo nel caso in cui la casa coniugale assegnata insiste nel medesimo comune dell’unità immobiliare concessa in comodato al figlio. Al contrario, se l’assegnatario della casa coniugale possiede un’altra unità abitativa in un comune diverso da quello in cui è situato l’immobile assegnato, in questa ipotesi l’agevolazione in esame non trova applicazione;
– ai fini dell’agevolazione IMU/TASI sugli immobili concessi in comodato a parenti entro il primo grado e comodato tra comproprietari, nell’ipotesi di stipulazione del contratto di comodato da parte di un comproprietario a favore dell’altro, è possibile beneficiare dell’agevolazione del 50%, sempreché vengano rispettati tutti gli altri requisiti previsti dall’art. 13, co. 3, lett. 0a) del D. L. n. 201 del 2011.
– ai fini dell’agevolazione IMU/TASI sugli immobili locati a canone concordato, nella riduzione del 25% dell’IMU e della TASI per gli immobili locati a canone concordato, sono ricomprese anche le pertinenze locate insieme all’abitazione principale o anche separatamente.
Infine, si rammenta che oggi, 16 giugno, è l’ultimo giorno utile per il versamento dell’acconto o dell’acconto e del saldo dell’IMU e della TASI dovute per il 2016 dai soggetti passivi individuati ai sensi dell’art. 9, co. 1 del D.Lgs. n. 23/2011.

 

Detassazione 2016: ulteriori chiarimenti del Fisco

 

L’Agenzia delle entrate con la circolare n. 28/E del 2016 fornisce ulteriori chiarimenti nell’ambito della tassazione agevolata dei premi di risultato e delle somme derivanti dalla partecipazione agli utili, introdotta dalla  Legge di Stabilità 2016.

La legge di Stabilità in oggetto prevede l’applicazione di una imposta sostitutiva dell’IRPEF e delle addizionali regionale e comunale nella misura del 10 per cento, salvo espressa rinuncia scritta del prestatore di lavoro, ai premi di risultato di ammontare variabile la cui corresponsione sia legata ad incrementi di produttività, redditività, qualità, efficienza ed innovazione, nonché alle somme erogate sotto forma di partecipazione agli utili dell’impresa, entro il limite di importo di 2.000 euro lordi, elevato a 2.500 euro per le aziende che coinvolgono pariteticamente i lavoratori nell’organizzazione del lavoro.
Per quanto riguarda il datore di lavoro, l’agevolazione risulta riservata, come per il passato, al settore privato.
Sono escluse dalla applicazione della norma agevolativa le Amministrazioni pubbliche di cui all’articolo 1, comma 2, del d.lgs. n. 165 del 2001, ossia “tutte le amministrazioni dello Stato, ivi compresi gli istituti e scuole di ogni ordine e grado e le istituzioni educative, le aziende ed amministrazioni dello Stato ad ordinamento autonomo, le Regioni, le Province, i Comuni, le Comunità montane, e loro consorzi e associazioni, le istituzioni universitarie, gli Istituti autonomi case popolari, le Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura e loro associazioni, tutti gli enti pubblici non economici nazionali, regionali e locali, le amministrazioni, le aziende e gli enti del Servizio sanitario nazionale, l’Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni (ARAN) e le Agenzie di cui al Decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300.
Sono per contro assoggettabili ad imposta sostitutiva i premi e gli utili erogati ai dipendenti di enti pubblici economici, in quanto tali enti non rientrando tra le amministrazioni pubbliche di cui al richiamato articolo 1, comma 2, del d.lgs. n. 165 del 2001, possono essere compresi nel settore privato.
Nell’ambito del settore privato, individuato, per esclusione, nei datori di lavoro che non rientrano tra le amministrazioni di cui al Decreto legislativo n. 165 del 2001, il beneficio può essere attribuito anche in relazione ai premi erogati ai propri dipendenti da enti del settore privato che non svolgono attività commerciale.
Il beneficio, quindi, può essere attribuito anche ai datori di lavoro non imprenditori in quanto il riferimento al settore privato sembrerebbe finalizzato solo ad escludere le pubbliche amministrazioni.
Rientrano, infine, nell’ambito del settore privato le Agenzie di somministrazione, anche nel caso in cui i propri dipendenti prestino attività nelle pubbliche amministrazioni, nonché gli esercenti arti e professioni sempreché le retribuzioni che erogano ai propri dipendenti rispondano alle caratteristiche previste dalla norma agevolativa.

– Dipendenti interessati
L’agevolazione in esame trova applicazione con riferimento ai titolari di reddito di lavoro dipendente di importo non superiore, nell’anno precedente a quello di percezione delle somme agevolate, a euro 50.000.
La misura indicata richiede quindi, analogamente alle precedenti agevolazioni due requisiti: uno di natura qualitativa, costituito dalla natura del reddito prodotto, l’altro di natura quantitativa, individuato nel limite reddituale.
Per il primo aspetto, la norma esclude che l’agevolazione sia applicabile ad altre categorie di soggetti, quali, ad esempio, i soggetti titolari di redditi assimilati al lavoro dipendente di cui all’articolo 50, comma 1, lettera c-bis, del TUIR.
Per quanto concerne il limite reddituale, si evidenzia che le nuove norme, avendo stabilito un tetto più elevato rispetto a quello previsto dalle precedenti edizioni, fissato in euro 40.000, ampliano la platea dei lavoratori che possono accedere al beneficio.
Il limite reddituale di euro 50.000 deve essere calcolato tenendo conto dei redditi di lavoro dipendente conseguiti nell’anno precedente a quello di applicazione dell’agevolazione, anche se derivanti da più rapporti di lavoro, e deve comprendere anche le pensioni di ogni genere e gli assegni di cui all’articolo 49, comma 2, del TUIR, equiparate ai redditi di lavoro dipendente dal medesimo articolo 49 del TUIR.
Analogamente a quanto chiarito in relazione alle previgenti agevolazioni, ai fini della verifica del limite, occorre considerare il reddito soggetto a tassazione ordinaria. Dalla determinazione del limite devono, pertanto, essere esclusi eventuali redditi di lavoro assoggettati a tassazione separata.
Gli emolumenti premiali non entreranno invece nel computo della soglia reddituale di euro 50.000, cui è subordinato l’accesso al regime agevolato, nel caso in cui siano stati sostituiti, su scelta rimessa al dipendente in base a quanto previsto dalla legge di Stabilità, con le prestazioni di welfare aziendale escluse, nel rispetto dei limiti fissati dall’articolo 51, commi 2 e 3 ultimo periodo, del TUIR, dalla formazione del reddito di lavoro dipendente.
Devono inoltre essere considerate nel computo del limite le retribuzioni corrisposte ai lavoratori dipendenti impegnati all’estero, anche se non assoggettate a tassazione in Italia.
I redditi di lavoro dipendente prodotti all’estero da soggetti residenti, assoggettati a tassazione in Italia ai sensi dell’articolo 51, comma 8-bis, del TUIR, devono essere computati nel limite reddituale di euro 50.000 sulla base dell’ammontare convenzionale ivi previsto. Resta fermo, naturalmente che l’applicazione dell’imposta sostitutiva riguarda solo i casi in cui la retribuzione premiale non è assorbita dalla determinazione forfetaria della base imponibile convenzionalmente determinata.
Rientra nel computo della soglia reddituale di 50.000 euro anche la quota maturanda di TFR richiesta dal lavoratore e liquidata in busta paga (c.d. Q.u.I.R.). Tale parte integrativa della retribuzione difatti, per espressa previsione di legge, è assoggettata a tassazione ordinaria e concorre, pertanto, alla formazione del reddito complessivo da assoggettare ad imposizione.
Il regime agevolato è applicabile anche se nell’anno precedente non sia stato conseguito alcun reddito di lavoro dipendente  ed anche se il limite di 50.000 euro sia stato superato per effetto del conseguimento di redditi diversi da quelli di lavoro dipendente, compresi i redditi ad essi assimilati.
Ai fini dell’applicazione dell’agevolazione, risulta parimenti irrilevante il superamento della soglia di reddito di lavoro dipendente di euro 50.000 nell’anno in cui sono erogati i premi agevolati o gli utili, fermo restando che determinerà l’esclusione del beneficio per i premi eventualmente erogati nell’anno successivo.

– Retribuzioni agevolabili
L’imposta sostitutiva dell’IRPEF e delle addizionali regionale e comunale del 10 per cento si applica, ai premi di risultato di ammontare variabile la cui corresponsione sia legata ad incrementi di produttività, redditività, qualità, efficienza ed innovazione.
Riguardo ai criteri incrementali ai quali devono essere ancorati i premi di risultato, se ne rinvia la definizione alla contrattazione collettiva aziendale o territoriale, la quale deve “prevedere criteri di misurazione e verifica degli incrementi di produttività, redditività, qualità, efficienza ed innovazione, che possono consistere nell’aumento della produzione o in risparmi dei fattori produttivi ovvero nel miglioramento della qualità dei prodotti e dei processi, anche attraverso la riorganizzazione dell’orario di lavoro non straordinario o il ricorso al lavoro agile quale modalità flessibile di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato, rispetto ad un periodo congruo definito dall’accordo, il cui raggiungimento sia verificabile in modo obiettivo attraverso il riscontro di indicatori numerici o di altro genere appositamente individuati”.
L’attuale normativa non riserva più il beneficio fiscale alla cosiddetta “retribuzione di produttività”, come definita nel d.P.C.M. del 22 gennaio 2013, ma ne limita gli effetti ai soli premi di risultato, escludendo dal regime agevolativo voci retributive quali, a titolo esemplificativo, le maggiorazioni di retribuzione o gli straordinari, corrisposti a seguito di un processo di riorganizzazione del lavoro. In tale ottica deve essere considerato anche il riferimento alla variabilità delle somme, caratteristica tipica dei premi di risultato, che non deve essere intesa necessariamente come gradualità dell’erogazione in base al raggiungimento dell’obiettivo definito nell’accordo aziendale o territoriale.
A tal riguardo è necessario tenere ben presente la distinzione tra strutturazione dei premi e condizione di incrementalità degli obiettivi che dà diritto al beneficio fiscale.
La strutturazione dei premi è, infatti, l’insieme delle condizioni previste negli accordi al verificarsi delle quali matura il diritto alla corresponsione di una data somma. La combinazione delle varie condizioni può avvenire in vari modi ed è regolata esclusivamente dalla contrattazione collettiva.
Ai fini dell’applicazione del beneficio fiscale all’ammontare complessivo del premio di risultato erogato, tuttavia, è necessario che, nell’arco di un periodo congruo definito nell’accordo, sia stato realizzato l’incremento di almeno uno degli obiettivi di produttività, redditività, qualità, efficienza ed innovazione richiamati dalla norma e che tale incremento possa essere verificato attraverso indicatori numerici definiti dalla stessa contrattazione collettiva.
Ai fini della determinazione dei premi di risultato va computato il periodo obbligatorio di congedo di maternità, escludendo quindi che eventuali indicatori stabiliti dalla contrattazione di secondo livello, riferiti ai giorni di presenza, possano penalizzare le assenze di maternità.
Possono essere ammessi al beneficio anche i ristorni ai soci lavoratori di cooperative.
Una novità introdotta dalla legge in esame è data dalla possibilità di assoggettare ad imposta sostitutiva anche le somme erogate sotto forma di partecipazione agli utili dell’impresa e cioè gli utili distribuiti ai sensi dell’articolo 2102 del codice civile”. Non si tratta quindi dell’attribuzione di quote di partecipazione al capitale sociale bensì della modalità di erogazione della retribuzione, prevista dal libro V del codice civile nell’ambito della disciplina del rapporto di lavoro nell’impresa, secondo la quale il prestatore di lavoro può essere retribuito in tutto o in parte anche con partecipazione agli utili. Ai sensi dell’articolo 2102 del codice civile, la partecipazione agli utili spettante al prestatore di lavoro (articolo 2554 c.c.) è determinata in base agli utili netti dell’impresa, e, per le imprese soggette alla pubblicazione del bilancio (artt. 2423, 2435, 2464, 2491, 2516 del c.c.), in base agli utili netti risultanti dal bilancio regolarmente approvato e pubblicato (articolo 2433 e seguenti c.c.).

La partecipazione agli utili dell’impresa costituisce una fattispecie distinta dalla corresponsione dei premi di produttività ed è quindi ammessa all’agevolazione a prescindere dagli incrementi di produttività, redditività, qualità, efficienza ed innovazione. Tali elementi devono, invece, ricorrere in caso di corresponsione dei premi di risultato, agevolabili anche per le imprese in perdita.

– Presupposto della contrattazione collettiva
Ai fini della applicazione delle disposizioni in materia di lavoro dipendente, introdotte dalla stessa legge di Stabilità, le somme e i valori per i quali può applicarsi l’imposta sostitutiva, e quindi sia i premi di risultato che gli utili da distribuire, devono essere erogati in esecuzione dei contratti aziendali o territoriali di cui all’articolo 51 del Decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81.
In base al richiamato articolo 51 del d.lgs n. 81 del 2015, concernente la “disciplina organica dei contratti di lavoro” gli agenti negoziali legittimati alla sottoscrizione degli accordi sono individuati “Salvo diversa previsione… nelle associazioni comparativamente più rappresentative sul piano nazionale e nelle loro rappresentanze sindacali aziendali ovvero nella rappresentanza sindacale unitaria”.
L’espressa menzione dei contratti aziendali o territoriali esclude dall’agevolazione gli elementi retributivi premiali erogati in attuazione di accordi o contratti collettivi nazionali di lavoro ovvero di accordi individuali tra datore di lavoro e prestatore di lavoro.
Al contratto va demandata la previsione dei criteri di misurazione degli indici incrementali nonché degli strumenti e delle modalità di coinvolgimento paritetico dei lavoratori nell’organizzazione del lavoro ai fini dell’incremento da 2.000 a 2.500 euro dell’importo massimo agevolabile.
E’ inoltre necessario che siano gli accordi contrattuali a riconoscere la possibilità di erogare i benefit di cui ai commi 2 e 3 dell’articolo 51 del TUIR in sostituzione del premio agevolato, su richiesta del dipendente, sottraendo in tal modo alla contrattazione individuale una scelta che per il dipendente determinerebbe ripercussioni anche sul piano previdenziale.
Per poter beneficiare dell’imposta sostitutiva è necessario che i contratti collettivi aziendali o territoriali che prevedono la erogazione di premi di risultato e di somme erogate sotto forma di partecipazione agli utili di impresa siano depositati (in attesa dell’effettivo avvio dell’Ispettorato nazionale del lavoro) presso la Direzione territoriale del lavoro competente entro 30 giorni dalla loro sottoscrizione, unitamente alla dichiarazione di conformità di tali contratti alle disposizioni contenute nel Decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, emanato il 25 marzo 2016. Il deposito del contratto e la relativa dichiarazione andranno effettuati utilizzando la modalità telematica messa a disposizione nella sezione “Servizi” del sito internet istituzionale del Ministero del lavoro e delle politiche sociali all’indirizzo: www.lavoro.gov.it.
In caso di contratti territoriali o aziendali che al 16 maggio, data di pubblicazione del Decreto sul sito istituzionale del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, risultino già depositati presso la Direzione territoriale del lavoro competente ai sensi dell’articolo 14 del Decreto legislativo n. 151 del 2015 (ad esempio un contratto territoriale già depositato a cura di una delle Parti sociali firmatarie), il datore di lavoro non sarà tenuto a depositare nuovamente il contratto applicato, ma dovrà indicare nel modulo della procedura telematica unicamente i riferimenti dell’avvenuto deposito (data e DTL in cui sia avvenuto il deposito). In caso di contratti collettivi territoriali il datore di lavoro, all’atto della compilazione del modulo, dovrà evidenziare nella Sezione 2 la tipologia di contratto “Territoriale”.
In via generale, con particolar riferimento ai contratti collettivi territoriali, il termine di 30 giorni previsto dal Decreto è da riferirsi al deposito dei soli contratti, mentre la dichiarazione di conformità potrà essere compilata e trasmessa dal datore del lavoro anche successivamente a tale termine, purché tale adempimento avvenga anteriormente al momento della attribuzione dei premi di risultato ovvero della erogazione delle somme a titolo di partecipazione agli utili di impresa.

– Ammontare dei premi agevolabili
L’imposta sostitutiva dell’IRPEF e delle addizionali regionale e comunale, pari al 10 per cento dei premi e somme erogati dal sostituto d’imposta, opera entro il limite di importo complessivo di 2.000 euro annui lordi, sia per i premi di risultato che per gli utili distribuiti dalle aziende ai dipendenti. Nella ipotesi di erogazione sia di premi che di utili il limite va applicato alla somma delle due componenti e non è superabile neanche in presenza di più rapporti di lavoro.
In entrambi i casi, il limite di 2.000 euro è elevabile a 2.500 euro per le aziende che prevedono il coinvolgimento dei lavoratori nell’organizzazione del lavoro.
Non costituiscono strumenti e modalità utili ai fini del coinvolgimento paritetico dei lavoratori i gruppi di lavoro e i comitati di semplice consultazione, addestramento o formazione.
Al fine di beneficiare dell’incremento dell’importo su cui applicare l’imposta sostitutiva, è quindi necessario che i lavoratori intervengano, operino ed esprimano opinioni che, in quello specifico contesto, siano considerate di pari livello, importanza e dignità di quelle espresse dai responsabili aziendali che vi partecipano con lo scopo di favorire un impegno “dal basso” che consenta di migliorare le prestazioni produttive e la qualità del prodotto e del lavoro. In presenza di tali forme di coinvolgimento paritetico dei lavoratori l’agevolazione può essere riconosciuta nel maggior limite di premio o di utile di 2.500 euro a tutti i lavoratori dell’azienda.
Le erogazioni premiali non usufruiscono, invece, dello sgravio contributivo introdotto dall’articolo 1, comma 67, della legge 24 dicembre 2007, n. 247; le risorse del Fondo per il finanziamento di sgravi contributivi vengono difatti destinate alla promozione della conciliazione tra vita professionale e vita privata.
L’assoggettamento a contribuzione previdenziale dei premi di produttività non altera il limite di importo entro cui questi sono fiscalmente agevolabili, pari, come detto, a 2.000 o a 2.500 euro. Ai fini del calcolo dell’imposta sostitutiva, tale limite deve essere assunto al netto dei contributi previdenziali, sia per la quota a carico del datore di lavoro che per la quota a carico del lavoratore, in quanto gli oneri contributivi sono esclusi dalla concorrenza al reddito di lavoro dipendente, considerata l’armonizzazione tra base retributiva imponibile ai fini fiscali e contributivi. Il limite di 2.000/2.500 euro deve intendersi, pertanto, al lordo della ritenuta fiscale del 10 per cento e al netto delle trattenute previdenziali obbligatorie; eventuali importi eccedenti sono assoggettati alla tassazione ordinaria.

– Imposta sostitutiva del 10 per cento
La misura di favore per le retribuzioni premiali è l’applicazione di una imposta sostitutiva dell’IRPEF e delle addizionali nella misura del 10 per cento, salva espressa rinuncia scritta del prestatore di lavoro. Per l’accertamento, la riscossione, le sanzioni e il contenzioso, si applicano all’imposta sostitutiva, in quanto compatibili, le ordinarie disposizioni in materia di imposte dirette. La agevolazione, sia per la natura sostitutiva dell’imposta da applicare sia per il livello della aliquota, risulta analoga a quella prevista dalle precedenti disposizioni di favore in materia. Se ne differenzia, tuttavia, in quanto nonostante non sia stata inserita nel TUIR, è divenuta oggi una misura strutturale del sistema, avendo perso il carattere di provvisorietà che l’aveva in passato connotata. Le somme tassate con l’imposta sostitutiva non concorrono alla formazione del reddito complessivo e, pertanto, non rilevano ai fini della determinazione delle detrazioni ad esso commisurate quali, ad esempio, le detrazioni per carichi di famiglia o le detrazioni per reddito di lavoro dipendente; queste ultime, essendo previste in misura decrescente rispetto al reddito complessivo, spetteranno per un maggiore ammontare.
L’esclusione dal reddito complessivo di tali somme incide favorevolmente anche sulla spettanza del bonus IRPEF previsto dall’articolo 13, comma 1-bis, del TUIR, posto che le somme assoggettate ad imposta sostitutiva non devono essere computate nel reddito complessivo al fine di calcolare l’importo del credito spettante in relazione alla soglia dei 26.000 euro di cui al comma 1-bis dell’articolo 13 del TUIR.
Le medesime somme rilevano invece a favore del contribuente nei casi in cui il diritto a percepire il bonus venisse meno non per assenza del requisito reddituale, ma per assenza di imposta da versare.
La tassazione dei premi mediante imposta sostitutiva può risultare in alcuni casi sfavorevole al dipendente in quanto esclude la possibilità di far valere oneri deducibili o detraibili – che consentono di ridurre, rispettivamente, la base imponibile da assoggettare all’IRPEF o l’ammontare dell’IRPEF dovuta – i quali, in assenza di una diversa specifica previsione, possono essere computati solo in sede di tassazione ordinaria del reddito complessivo. Da qui la possibilità riconosciuta al dipendente di optare per la tassazione ordinaria se ritenuta più favorevole.
I redditi assoggettati ad imposta sostitutiva rilevano ai fini della determinazione della situazione economica equivalente (ISEE) in quanto non è presente nella legge di Stabilità la previsione che ne esclude espressamente la rilevanza a tale fine. Restano applicabili pertanto le regole generali in base alle quali il reddito rilevante ai fini ISEE è ottenuto sommando anche i redditi assoggettati ad imposta sostitutiva. I predetti redditi si computano inoltre ai fini dell’accesso alle prestazioni previdenziali e assistenziali.

 

Beni e servizi corrisposti ai dipendenti esclusi da tassazione

 

L’Agenzia delle Entrate fornisce chiarimenti sulle modifiche introdotte alla disciplina del reddito di lavoro dipendente, relativamente ai beni e servizi corrisposti, dal datore di lavoro, al dipendente in natura o sotto forma di rimborso di spese esclusi dal reddito di lavoro dipendente e aventi finalità di rilevanza sociale (Agenzia entrate – par. 2, circolare 15 giugno 2016, n. 28/E).

Opere e servizi aventi finalità di educazione, istruzione, ricreazione, assistenza sociale e sanitaria o culto

Le opere e i servizi di utilità sociale sono escluse da tassazione non solo quando sono volontariamente erogati dal datore di lavoro ma anche nelle ipotesi in cui vengono riconosciute sulla base di contratti, accordi o regolamenti aziendali.
Possono essere messi a disposizione direttamente dal datore o, per il servizio di checkup medico, da parte di strutture esterne all’azienda ma a condizione che il dipendente resti estraneo al rapporto economico che intercorre tra l’azienda e il terzo erogatore del servizio.

Somme, prestazioni e servizi di educazione e istruzione, nonché per la frequenza di ludoteche e centri estivi e per borse di studio

Non concorrono a formare il reddito di lavoro dipendente le somme, i servizi e le prestazioni erogati dal datore di lavoro alla generalità dei dipendenti o a categorie di dipendenti per la fruizione, da parte dei familiari, dei servizi di educazione e istruzione anche in età prescolare, compresi i servizi integrativi e di mensa ad essi connessi, nonché per la frequenza di ludoteche e di centri estivi e invernali e per borse di studio a favore dei medesimi familiari.
Tra i servizi di istruzione ed educazione sono ricompresi gli asili nido e le scuole materne e sono riconducibili alla agevolazione anche il servizio di trasporto scolastico, il rimborso di somme destinate alle gite didattiche, alle visite d’istruzione ed alle altre iniziative incluse nei piani di offerta formativa scolastica nonché l’offerta (anche sotto forma di rimborso spese) di servizi di baby-sitting.

Somme e prestazioni per servizi di assistenza ai familiari anziani o non autosufficienti

Tali somme e prestazioni erogate dal datore di lavoro alla generalità dei dipendenti sono escluse dal reddito di lavoro dipendente se rivolte all’assistenza di familiari anziani o non autosufficienti.
I soggetti non autosufficienti sono coloro che:
– non sono in grado di compiere gli atti della vita quotidiana quali, ad esempio, assumere alimenti, espletare le funzioni fisiologiche e provvedere all’igiene personale, deambulare, indossare gli indumenti;
– necessitano di sorveglianza continua.

I familiari anziani sono invece coloro che hanno compiuto i 75 anni.

Corresponsione di benefit mediante titoli di legittimazione

L’erogazione di beni, prestazioni, opere e servizi da parte del datore di lavoro può avvenire mediante documenti di legittimazione, in formato cartaceo o elettronico, riportanti un valore nominale, denominati “voucher” che:
– non possono essere utilizzati da persona diversa dal titolare;
– non possono essere monetizzati o ceduti a terzi;
– non possono essere rappresentativi di somme di denaro;
– devono dare diritto ad un solo bene, prestazione, opera o servizio per l’intero valore nominale senza integrazioni a carico del titolare.

I voucher hanno lo scopo di identificare il soggetto che ha diritto alla prestazione sottostante e richiedono pertanto la previa intestazione del titolo all’effettivo fruitore della prestazione, opera o servizio anche nei casi di utilizzo da parte dei familiari del dipendente.
La prestazione rappresentata dal voucher deve essere individuata nel suo oggetto e nel suo valore nominale e può consistere anche in somministrazioni continuative o ripetute nel tempo, indicate nel loro valore complessivo, quali, ad esempio, abbonamenti annuali a teatri, alla palestra, cicli di terapie mediche, pacchetto di lezioni di nuoto.
Deroghe ai voucher sono individuabili:
– per quei beni e servizi che possono essere cumulativamente indicati in un unico documento di legittimazione purché il valore complessivo degli stessi non ecceda il limite di importo di 258,23 euro;
– nei buoni pasto che consentono all’utilizzatore di ricevere un servizio sostitutivo di mensa di importo pari al valore facciale del documento.

 

Caf e professionisti rispondono del controllo delle dichiarazioni 730/2014

 

Per l’assistenza fiscale prestata fino al 31 dicembre 2014, i Caf e i professionisti abilitati sono tenuti ad inviare all’Agenzia delle Entrate, i documenti e i chiarimenti dalla stessa richiesti ai fini del controllo formale delle dichiarazioni 730/2014 (Agenzia entrate – provvedimento n. 85528/2016).

Nell’ambito del controllo formale delle dichiarazioni 730/2014 con visto di conformità, ai Caf-dipendenti e ai professionisti di competenza, per l’assistenza fiscale prestata fino al 31 dicembre 2014, sono inviate, almeno sessanta giorni prima della comunicazione al contribuente, le richieste dei documenti e dei chiarimenti.

I Caf e i professionisti abilitati, obbligati alla conservazione delle dichiarazioni e della relativa documentazione a base del visto di conformità, devono inviare la documentazione all’Agenzia delle Entrate entro trenta giorni dalla suddetta richiesta, tramite il canale telematico Civis.