Indennità forfetaria in base ai chilometri percorsi: regime fiscale della trasferta

 

Con la recente Ordinanza n. 16230 del 20 giugno 2018, la Corte di Cassazione ha affermato il principio, in materia di tassazione del reddito di lavoro dipendente, secondo il quale l’indennità forfetaria corrisposta al dipendente in trasferta, che sia commisurata alle distanze chilometriche percorse in relazione allo svolgimento dell’attività lavorativa in luoghi sempre variabili e diversi, costituisce un’indennità di trasferta soggetta al relativo regime di tassazione agevolato. Deve ritenersi esclusa, invece, la configurazione di un’indennità di “trasfertismo”, soprattutto quando risulta individuata una specifica sede di lavoro.

FATTO


In seguito ad accertamenti compiuti da funzionari Inps, l’Agenzia delle Entrate ha emesso avviso di accertamento nei confronti della società, in qualità di sostituto d’imposta, per il recupero delle ritenute non effettuate, in conseguenza della riqualificazione delle somme corrisposte a titolo di “indennità di trasferta” in “indennità di trasfertismo”, per le quali è previsto un regime di tassazione meno favorevole (esenzione limitata al 50% delle somme erogate).
La rettifica era motivata dalla circostanza che i dipendenti svolgevano la loro attività in luoghi sempre variabili e diversi, e dalla busta paga emergeva che le indennità erano state corrisposte in misura forfetaria, con continuità e in assenza di documentazione.
I giudici tributari hanno confermato la legittimità della pretesa tributaria.

DECISIONE DELLA CASSAZIONE


La società ha proposto ricorso in Cassazione, contestando due aspetti fondamentali:
– la carenza di legittimazione passiva del sostituto di imposta;
– l’errata qualificazione delle indennità corrisposte, in violazione di norma di interpretazione autentica (quindi retroattiva) prevista dall’art. 7-quinquies del D.L. n. 193 del 2016.
Per quanto concerne la “carenza di legittimazione passiva del sostituto di imposta”, la Corte di Cassazione ha evidenziato che nella ritenuta di acconto (diretta, in sé, ad agevolare non solo la riscossione ma anche l’accertamento degli obblighi del percettore del reddito), l’intervento del “sostituto” lascia inalterata la posizione del “sostituito”, il quale è specificamente gravato dell’obbligo di dichiarare i redditi assoggettati a ritenuta, poiché essi concorrono a formare la base imponibile sulla quale, secondo il criterio di progressività, deve essere calcolata l’imposta dovuta, detraendosi da essa la ritenuta subita come anticipazione del prelievo. Da ciò consegue che, quando la ritenuta non sia stata operata su emolumenti che pur costituiscono componente di reddito, alla omissione il percettore deve porre rimedio, dichiarando i relativi proventi e calcolando l’imposta sull’imponibile alla cui formazione quei proventi hanno concorso. Sulla dichiarazione del sostituito, difatti, il Fisco esercita i normali poteri di controllo e di accertamento in rettifica, liquidando la maggiore imposta in dipendenza dei proventi in ipotesi non dichiarati, sui quali il “sostituto” non abbia operato la dovuta trattenuta, omettendo il relativo versamento. D’altra parte, precisa la Corte Suprema, la norma di cui all’art. 23 del DPR n. 600 del 1973 impone ai sostituti di effettuare una ritenuta a titolo di acconto dell’IRPEF per i compensi da lavoro dipendente corrisposti ai lavoratori e, in caso di mancata effettuazione delle ritenute o di mancato versamento, il sostituto di imposta ne risulta responsabile.
Con riferimento, invece, alla corretta definizione di trasferta e di trasfertismo, i giudici della Suprema Corte hanno chiarito che “l’indennità di trasfertismo” si configura quando sussistono contestualmente le condizioni appositamente individuate dalla norma di interpretazione autentica, e in particolare:
a) mancata indicazione, nel contratto o nella lettera di assunzione, della sede di lavoro;
b) svolgimento di un’attività lavorativa che richiede la continua mobilità;
c) corresponsione al dipendente, in relazione allo svolgimento dell’attività lavorativa in luoghi sempre variabili e diversi, di un’indennità o maggiorazione di retribuzione “in misura fissa”, attribuite senza distinguere se il dipendente si sia effettivamente recato in trasferta e dove la stessa si è svolta.
Nel caso in cui le indennità forfetarie sono pagate in relazione alle distanze chilometriche percorse e non a misura fissa, e nel contratto di lavoro risulti indicata la sede dove si svolge l’attività lavorativa, dunque, deve ritenersi esclusa la configurazione di “indennità di trasfertismo”, con la conseguente qualificazione come “indennità di trasferta, a cui si applica il corrispondente regime fiscale: esenzione fino ad euro 46,48 al giorno per le trasferte o le missioni fuori del territorio comunale, elevate ad euro 77,47 per le trasferte all’estero.

 

I codici tributo per le agevolazioni alle imprese della ZFU Centro Italia

 


Istituiti i codici tributo per l’utilizzo, tramite modello F24, delle agevolazioni a favore delle imprese e dei titolari di reddito di lavoro autonomo localizzati nella zona franca urbana istituita nei comuni delle regioni Lazio, Umbria, Marche e Abruzzo colpiti dagli eventi sismici che si sono susseguiti a far data dal 24 agosto 2016 (Agenzia delle Entrate – Risoluzione 19 giugno 2018, n. 45/E).

Al fine di consentire l’utilizzo in compensazione delle suddette agevolazioni, tramite modello F24 da presentare esclusivamente attraverso i canali ENTRATEL e FISCONLINE messi a disposizione dall’Agenzia delle Entrate, si istituiscono i seguenti codici tributo:
– “Z149” – denominato “ZFU CENTRO ITALIA – Agevolazioni alle imprese e ai titolari di reddito da lavoro autonomo per riduzione versamenti – art. 1, comma 745, della legge n. 205/2017”;
– “Z150” – denominato “ZFU CENTRO ITALIA – Agevolazioni alle imprese individuali e familiari per riduzione versamenti – art. 1, comma 746, della legge n. 205/2017”.
In sede di compilazione del modello di pagamento F24, i suddetti codici tributo sono esposti nella sezione “Erario”, in corrispondenza delle somme indicate nella colonna “importi a credito compensati”, ovvero, nei casi in cui il contribuente debba procedere al riversamento dell’agevolazione, nella colonna “importi a debito versati”. Il campo “anno di riferimento” è valorizzato con l’anno d’imposta per il quale è riconosciuta l’agevolazione, nel formato “AAAA”.

 

Credito d’imposta alle PMI: modalità e criteri di concessione

 


Il MISE ha definito le modalità e i criteri di riconoscimento del credito d’imposta alle PMI per costi di consulenza sostenuti a decorrere dal 1° gennaio 2018 fino al 31 dicembre 2020 e finalizzati all’ammissione alla loro quotazione in un mercato regolamentato o in sistemi multilaterali di negoziazione di uno Stato membro dell’Unione europea o dello Spazio economico europeo. (MINISTERO DELLO SVILUPPO ECONOMICO – Decreto 23 aprile 2018).

Possono beneficiare dell’agevolazione in oggetto le PMI che:
a) sono costituite e regolarmente iscritte al registro delle imprese alla data di presentazione della domanda;
b) operano nei settori economici rientranti nell’ambito di applicazione del regolamento di esenzione, compreso quello della produzione primaria di prodotti agricoli;
c) sostengono, a decorrere dal 1° gennaio 2018, costi di consulenza allo scopo di ottenere, entro il 31 dicembre 2020, l’ammissione alla quotazione in un mercato regolamentato o in sistemi multilaterali di negoziazione di uno Stato membro dell’Unione europea o dello Spazio economico europeo;
d) presentano domanda di ammissione alla quotazione successivamente al 1° gennaio 2018;
e) ottengono l’ammissione alla quotazione con delibera adottata dal gestore del mercato entro la data del 31 dicembre 2020;
f) non rientrano tra le imprese che hanno ricevuto e, successivamente, non rimborsato o depositato in un conto bloccato, gli aiuti individuati quali illegali e incompatibili dalla Commissione europea;
g) sono in regola con la restituzione di somme dovute in relazione a provvedimenti di revoca di agevolazioni concesse dal Ministero;
h) non si trovano in condizioni tali da risultare impresa in difficoltà così come individuata nel regolamento di esenzione.
Sono ammissibili al credito d’imposta i costi relativi alle seguenti attività di consulenza:
a) attività sostenute in vista dell’inizio del processo di quotazione e ad esso finalizzate, quali, tra gli altri, l’implementazione e l’adeguamento del sistema di controllo di gestione, l’assistenza dell’impresa nella redazione del piano industriale, il supporto all’impresa in tutte le fasi del percorso funzionale alla quotazione nel mercato di riferimento;
b) attività fornite durante la fase di ammissione alla quotazione e finalizzate ad attestare l’idoneità della società all’ammissione medesima e alla successiva permanenza sul mercato;
c) attività necessarie per collocare presso gli investitori le azioni oggetto di quotazione;
d) attività finalizzate a supportare la società emittente nella revisione delle informazioni finanziarie storiche o prospettiche e nella conseguente preparazione di un report, ivi incluse quelle relative allo svolgimento della due diligence finanziaria;
e) attività di assistenza della società emittente nella redazione del documento di ammissione e del prospetto o dei documenti utilizzati per il collocamento presso investitori qualificati o per la produzione di ricerche;
f) attività riguardanti le questioni legali, fiscali e contrattualistiche strettamente inerenti alla procedura di quotazione quali, tra gli altri, le attività relative alla definizione dell’offerta, la disamina del prospetto informativo o documento di ammissione o dei documenti utilizzati per il collocamento presso investitori qualificati, la due diligence legale o fiscale e gli aspetti legati al governo dell’impresa;
g) attività di comunicazione necessarie a offrire la massima visibilità della società, a divulgare l’investment case, tramite interviste, comunicati stampa, eventi e presentazioni alla comunità finanziaria.
Ai fini della determinazione del credito d’imposta sono ammissibili i costi direttamente connessi allo svolgimento delle attività prestate da consulenti esterni, persone fisiche e giuridiche, come servizi non continuativi o periodici e al di fuori dei costi di esercizio ordinari dell’impresa connessi ad attività regolari, quali la consulenza fiscale, la consulenza legale o la pubblicità. Tali spese possono consistere in un importo previamente pattuito in misura fissa oppure parzialmente proporzionata al successo dell’operazione di quotazione.
Il credito d’imposta può essere riconosciuto, fino a un importo massimo di 500.000 euro, nella misura massima del 50 per cento dei costi complessivamente sostenuti per le attività a decorrere dal 1° gennaio 2018 fino alla data in cui si ottiene la quotazione e, comunque, entro il 31 dicembre 2020.
Ai fini del riconoscimento del credito d’imposta, i soggetti inoltrano, in via telematica, all’indirizzo di posta elettronica certificata (dgpicpmi.div05@pec.mise.gov.it), nel periodo compreso tra il 1° ottobre dell’anno in cui è stata ottenuta la quotazione e il 31 marzo dell’anno successivo, un’apposita istanza che contiene:
a) gli elementi identificativi della PMI, ivi compreso il codice fiscale;
b) l’ammontare dei costi agevolabili complessivamente sostenuti a decorrere dal 1° gennaio 2018 per l’ammissione alla quotazione;
c) la delibera di avvenuta ammissione alla quotazione adottata dal soggetto gestore del mercato regolamentato o del sistema multilaterale di negoziazione di uno Stato membro dell’Unione europea o dello Spazio economico europeo;
d) l’ammontare del credito d’imposta richiesto;
e) la dichiarazione sostitutiva con l’indicazione dei codici fiscali di tutti i soggetti sottoposti alla verifica antimafia.
Entro i successivi trenta giorni dal termine ultimo previsto per l’invio delle istanze di cui al comma 1, la direzione generale per la politica industriale, la competitività e le PMI del Ministero, previa verifica dei requisiti previsti nonché della documentazione richiesta dal presente decreto, sulla base del rapporto tra l’ammontare delle risorse stanziate per ciascun anno e l’ammontare complessivo dei crediti richiesti, determina la percentuale massima del credito d’imposta e comunica alle PMI il riconoscimento ovvero il diniego dell’agevolazione e, nel primo caso, l’importo effettivamente spettante.
Il credito d’imposta è utilizzabile esclusivamente in compensazione, a decorrere dal decimo giorno lavorativo del mese successivo a quello in cui è stata comunicata la concessione alla società, attraverso i servizi telematici messi a disposizione dall’Agenzia delle entrate, pena il rifiuto dell’operazione di versamento. L’ammontare del credito utilizzato in compensazione non deve eccedere l’importo disponibile, pena lo scarto del modello F24.
Ai fini del controllo di cui al periodo precedente, la direzione generale per la politica industriale, la competitività e le PMI del Ministero, entro il quinto giorno lavorativo del mese successivo a quello in cui è stata comunicata la concessione alla società, trasmette all’Agenzia delle entrate, con modalità telematiche definite d’intesa, l’elenco delle società beneficiarie del credito, specificando l’importo spettante a ciascuna di esse.
Il credito d’imposta non concorre alla formazione del reddito, né della base imponibile dell’imposta regionale sulle attività produttive. Il credito d’imposta di cui al presente decreto è indicato nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta in corso alla data della comunicazione e nelle dichiarazioni dei redditi relative ai periodi di imposta successivi fino a quello nel quale se ne conclude l’utilizzo.
L’Agenzia delle entrate trasmette alla direzione generale per la politica industriale, la competitività e le PMI del Ministero, con modalità telematiche e secondo termini definiti d’intesa, l’elenco delle società che hanno utilizzato in compensazione il credito d’imposta, con i relativi importi. Qualora accerti l’eventuale indebita fruizione, totale o parziale, del credito d’imposta, la stessa ne dà comunicazione in via telematica alla direzione generale per la politica industriale, la competitività e le PMI del Ministero, che previe verifiche per quanto di competenza, provvede al recupero del relativo importo, maggiorato di interessi e sanzioni secondo legge.

 

Pronti gli elenchi dei beneficiari delle agevolazioni fiscali “nuove ZFU”

 

Con il Decreto 18 giugno 2018, il Ministero dello Sviluppo Economico pubblica gli elenchi dei beneficiari, imprese e professionisti, ammessi a fruire delle agevolazioni fiscali previste per le “Nuove Zone Franche Urbane”.

NUOVE ZONE FRANCHE URBANE


Le Zone Franche Urbane (ZFU) cui si riferisce il Decreto 18 giugno 2018 sono quelle individuate nell’ambito del piano di azione e coesione per l’utilizzo dei Fondi strutturali non comprese nell’ex Obiettivo Convergenza, situate nei Comuni di Cagliari, Campobasso, Carrara, Iglesias, Massa, Matera, Pescara, Quartu S. Elena, Sora, Velletri e Ventimiglia.

AGEVOLAZIONI FISCALI


In favore delle imprese (piccole e micro) e dei professionisti, in possesso dei requisiti, di cui è stata accolta l’istanza di ammissione sono riconosciute, nei limiti delle risorse del Fondo, le seguenti agevolazioni:
a) esenzione dalle imposte sui redditi per i primi cinque periodi di imposta. Per i periodi di imposta successivi, l’esenzione è limitata, per i primi cinque al 60 per cento, per il sesto e settimo al 40 per cento e per l’ottavo e nono al 20 per cento.
b) esenzione dall’IRAP per i primi cinque periodi di imposta, fino a concorrenza di euro 300.000, per ciascun periodo di imposta, del valore della produzione netta;
c) esenzione dall’IMU per i soli immobili siti nelle zone franche urbane dalle stesse imprese posseduti ed utilizzati per l’esercizio delle nuove attività economiche;
d) esonero dal versamento dei contributi sulle retribuzioni da lavoro dipendente, per i primi cinque anni di attività, nei limiti di un massimale di retribuzione definito con decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale, solo in caso di contratti a tempo indeterminato, o a tempo determinato di durata non inferiore a dodici mesi, e a condizione che almeno il 30 per cento degli occupati risieda nel sistema locale di lavoro in cui ricade la zona franca urbana. Per gli anni successivi l’esonero è limitato per i primi cinque al 60 per cento, per il sesto e settimo al 40 per cento e per l’ottavo e nono al 20 per cento.

ELENCHI DEI SOGGETTI BENEFICIARI


Con il Decreto ministeriale del 18 giugno 2018, sono individuate le imprese ed i professionisti di cui sono state accolte le richieste di ammissione alle agevolazioni suindicate, distinguendo:
– i soggetti ammessi (elenco 1);
– i soggetti ammessi con riserva, che devono trasmettere le informazioni antimafia entro il 10 luglio 2018, pena il rigetto dell’istanza presentata (elenco 2);
– i soggetti ammessi con riserva, per i quali gli aiuti de minimis dichiarati come già concessi in sede di istanza non trovano corrispondenza con quelli registrati nel Registro Nazionale degli Aiuti. Per tali soggetti la concessione delle agevolazioni è subordinata al completamento delle verifiche sull’ammontare dell’importo concedibile.
Una quota dell’agevolazione è concessa in perenzione amministrativa e sarà fruibile da ciascun beneficiario solo in seguito alla riassegnazione in bilancio, tramite comunicazione sul sito web istituzionale www.mise.it.
Le agevolazioni possono essere fruite con la corrispondente riduzione dei versamenti da effettuarsi mediante compensazione con il modello di pagamento F24, da presentare esclusivamente attraverso i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate (Fisconline o Entratel), pena lo scarto dell’operazione di versamento.

 

Imprese sociali: operazioni straordinarie e devoluzione del patrimonio

 


Definite le modalità con cui le imprese sociali pongono in essere le operazioni straordinarie di trasformazione, fusione, scissione e cessione d’azienda ed effettuano la comunicazione dei beneficiari della devoluzione del patrimonio in caso di scioglimento volontario o di perdita volontaria della qualifica (Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali – Decreto 27 aprile 2018, n. 50).

L’organo di amministrazione dell’impresa sociale notifica al Ministero del lavoro e delle politiche sociali, con atto scritto avente data certa, l’intenzione di procedere a una operazione straordinaria di trasformazione, fusione, scissione o cessione di azienda o di un ramo d’azienda relativo allo svolgimento dell’attività d’impresa di interesse generale.
Il Ministero, al termine dell’istruttoria, rilascia l’autorizzazione richiesta o emette un provvedimento di diniego; in assenza di un provvedimento espresso, l’autorizzazione si intende concessa decorsi novanta giorni dalla ricezione della notificazione.
In caso di trasformazione, fusione o scissione, l’organo di amministrazione dell’impresa sociale deve notificare al Ministero del lavoro e delle politiche sociali, almeno novanta giorni prima della data di convocazione dell’assemblea o di altro organo statutariamente competente a deliberare sull’operazione straordinaria, l’intenzione di procedere al compimento dell’operazione. A tale atto, avente forma scritta e data certa, che dovrà contenere una sintetica descrizione dell’operazione da porre in essere, sono allegate la situazione patrimoniale di ciascuno degli enti coinvolti e la relazione degli amministratori. Dall’atto deve risultare la data in cui deve riunirsi l’organo statutariamente competente, nonché quella in cui deve essere depositato il progetto di fusione o scissione.
In caso di cessione d’azienda o di un ramo d’azienda relativo allo svolgimento dell’attività d’impresa di interesse generale, l’organo di amministrazione dell’impresa sociale deve notificare al Ministero del lavoro e delle politiche sociali, almeno novanta giorni prima della data di convocazione dell’assemblea o di altro organo statutariamente competente a deliberare, l’intenzione di procedere all’operazione. A tale atto, avente forma scritta e data certa e nel quale deve risultare la data in cui deve riunirsi l’organo statutariamente competente, è allegata la situazione patrimoniale dell’ente, la relazione giurata e la relazione degli amministratori.
In caso di scioglimento volontario dell’ente o di perdita volontaria della qualifica di impresa sociale, ai fini della prevista devoluzione del patrimonio, l’organo di amministrazione dell’impresa sociale notifica al Ministero del lavoro e delle politiche sociali, con atto scritto avente data certa, i dati identificativi dell’ente che devolve e dell’ente o degli enti beneficiari della devoluzione – ivi inclusi, per questi ultimi, qualora siano enti del terzo settore costituiti e operanti da almeno tre anni, gli estremi di iscrizione al Registro unico del Terzo settore – e l’ammontare del patrimonio da devolvere.