Il Decreto Emergenze è legge

 


Convertito in legge, in fase di pubblicazione nella G.U., il D.L. n. 109/2018 recante disposizioni urgenti per la città di Genova, la sicurezza della rete nazionale delle infrastrutture e dei trasporti, gli eventi sismici del 2016 e 2017, il lavoro e le altre emergenze.

Nello specifico, tra gli interventi urgenti per il sostegno e la ripresa economica del territorio del Comune di Genova, sono disposte le seguenti misure fiscali:
– con riferimento ai fabbricati oggetto di ordinanze di sgombero, a specifiche condizioni, l’esenzione Irpef, Ires, Irap, Tasi e Imu;
– l’esclusione da imposizione diretta dei contributi, degli indennizzi e dei risarcimenti ottenuti da privati a seguito del crollo del ponte Morandi;
– l’esenzione dal pagamento dell’imposta di bollo e dell’imposta di registro per le istanze, i contratti e i documenti presentati alla pubblica amministrazione fino al 31 dicembre 2020, in conseguenza del crollo e relativi ai predetti immobili;
– l’esenzione dall’imposta di successione, dalle imposte e tasse ipotecarie e catastali e dall’imposta di bollo per gli immobili demoliti o dichiarati inagibili a seguito del crollo;
– la sospensione dal 14 agosto 2018 fino al 31 dicembre 2019 dei termini di notifica delle cartelle di pagamento, di quelli per la riscossione degli atti di accertamento esecutivo, dei termini previsti per le attività esecutive da parte degli agenti della riscossione, nonché termini di prescrizione e decadenza relativi all’attività degli enti creditori, se le predette attività sono destinate ai soggetti residenti o che hanno sede o unità locali negli immobili sgomberati o danneggiati a seguito del crollo;
– l’esenzione dal pagamento delle forniture di energia elettrica, gas, acqua e telefonia comprensive sia degli oneri generali di sistema che degli eventuali consumi, relativamente al periodo che va dall’ordinanza di inagibilità o dell’ordinanza sindacale di sgombero fino alla revoca delle medesime.
Inoltre, il decreto istituisce nell’ambito del territorio della città metropolitana di Genova una zona franca, per le imprese che hanno la sede principale o una sede operativa all’interno di essa godono di specifiche agevolazioni.

In relazione agli interventi nei territori dei Comuni di Casamicciosa Terme, Forio, Lacco Ameno dell’Isola di Ischia interessati dagli eventi sismici verificatisi il giorno 21 agosto 2017, il Decreto-Genova convertito:
– proroga ed estende l’ambito di applicazione di alcune agevolazioni introdotte dal D.L. n. 148/2017 e dalla Legge di Bilancio 2018. Le agevolazioni riguardano le imposte sui redditi, l’IMU, la TASI, la TARI, il rimborso di mutui contratti dai comuni, la sospensione del pagamento delle rate dei mutui e dei finanziamenti contratti dai privati, la facoltà di assunzione di personale in deroga ai vincoli assunzionali;
– consente l’esenzione del pagamento delle forniture di energia elettrica, gas, acqua e telefonia, con appositi provvedimenti adottati dalle rispettive autorità di settore;
– prevede la sospensione del pagamento del canone di abbonamento alle radioaudizioni fino al 31 dicembre 2020 e il recupero delle somme oggetto di sospensione – senza applicazione di sanzioni e interessi – dal 1° gennaio 2021;
– sospende i termini relativi agli adempimenti e ai versamenti dei contributi previdenziali e assistenziali e dei premi per l’assicurazione obbligatoria (contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali) in scadenza nel periodo 29 settembre 2018 – 31 dicembre 2020;
– dispone la sospensione di termini per la notifica di cartelle di pagamento e per la riscossione di somme dovute a enti creditori.

 

Bonus cultura per i nati nel 2000: via libera dal Garante

 


Via libera del Garante per la protezione dei dati personali al decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri che estende il cosiddetto “bonus cultura” ai ragazzi che compiono 18 anni nel 2018 (Garante per la protezione dei dati personali – Provvedimento n. 477/2018 e Nota n. 446/2018).

Lo schema prevede che la concessione della carta sia estesa anche ai giovani che compiono diciotto anni di età nell’anno 2018 (fermi i requisiti per i beneficiari, ossia l’essere residenti nel territorio nazionale e, ove previsto, in possesso di permesso di soggiorno in corso di validità), prevedendo, di conseguenza, l’integrazione delle disposizioni sui termini per la registrazione e per il suo utilizzo.
I giovani potranno ricevere la carta elettronica, che consentirà loro di spendere fino a 500 euro in acquisti culturali (mostre, libri, musei, spettacoli, ecc.), purché in possesso dei requisiti già previsti per i beneficiari: essere residenti nel territorio nazionale e, ove previsto, in possesso di permesso di soggiorno in corso di validità.
Il Garante non ha rilevato profili di criticità sulle modifiche al decreto che estende l’attribuzione e l’uso della carta elettronica al 2018, tuttavia ha richiamato l’attenzione su alcuni aspetti ancora irrisolti.
Ha espresso già in precedenza il parere di competenza in merito all’utilizzo della carta elettronica, una prima volta nel 2016 rispetto ai giovani che compivano diciotto anni di età nell’anno 2016, e successivamente all’estensione dei benefici economici della carta ai soggetti che compivano 18 anni nel 2017.
Nonostante quanto già osservato nei precedenti pareri rilasciati dall’Autorità per i bonus degli anni 2016 e 2017, le indicazioni sulle modalità di gestione e conservazione dei dati personali trattati, infatti, non risultano ancora disciplinate nel dettaglio.
In conseguenza, ritiene necessario che le “modalità e i tempi della gestione e conservazione dei dati personali”, con particolare riferimento alla realizzazione e gestione della “piattaforma informatica dedicata”, siano individuati nello schema di decreto all’esame o, in alternativa e al più presto, negli atti di attuazione già previsti dalla normativa vigente e sopra indicati, i cui schemi – opportunamente coordinati – devono essere trasmessi al Garante per il prescritto parere.


 

Scissione non abusiva se non vi è un vantaggio fiscale indebito

 


Forniti nuovi chiarimenti sui riflessi fiscali di una operazione di scissione parziale che hanno confermato la sua natura non abusiva se non vi è alcun vantaggio fiscale indebito (Agenzia Entrate – risposta 15 novembre 2018, n. 68).

In linea di principio, l’operazione di scissione è fiscalmente neutrale e per non sfociare in una operazione abusiva deve essere supportata da valide regioni di carattere organizzativo e gestionale e non deve aggirare alcuna disposizione normativa o principio dell’ordinamento tributario e, quindi, non deve essere finalizzata a conseguire vantaggi fiscali indebiti. Pertanto, non vi è di abuso di diritto ed è legittimamente attuabile se sussistono valide ragioni extrafiscali, anche di ordine organizzativo o gestionale che non sono dirette ad aggirare obblighi o divieti previsti dall’ordinamento tributario, né tantomeno ad ottenere indebite riduzioni di imposte.


Resta fermo che l’operazione di scissione deve essere comunque effettuata nel rispetto delle prescrizioni normative contenute TUIR, relativamente anche a disciplinare la fiscalità dei soci, ed è sottoposta a registrazione con applicazione dell’imposta nella misura fissa di € 200.

 

Deduzione a rischio se il fornitore ha un attività incompatibile con la merce

 

Con la recente Ordinanza n. 29322 del 14 novembre 2018, la Corte di Cassazione ha confermato l’indeducibilità dei costi riferiti all’acquisto di materie prime fatturate da un fornitore con attività del tutto diversa e incompatibile con la natura della merce. In tal caso si presume che si tratti di un operazione inesistente, se non viene fornita ulteriore prova circa l’ autenticità dell’acquisto

FATTO


L’Agenzia delle Entrate ha emesso avviso di accertamento nei confronti dell’impresa vitivinicola contestando l’indebita deduzione del costo relativo all’acquisto di mosto per vinificazione, in quanto operazione inesistente, in considerazione della circostanza che il fornitore svolgeva una attività del tutto diversa, operando nel settore della “demolizione edifici e sistemazione di terreni”.
I giudici tributari hanno accolto il ricorso del contribuente sostenendo l’onere in capo al Fisco di fornire elementi di prova ulteriori rispetto alla circostanza che la società, apparente cessionaria del mosto, svolgesse in realtà una attività del tutto estranea a quella vinicola.

DECISIONE DELLA CASSAZIONE


Su ricorso dell’Agenzia delle Entrate, la Corte di Cassazione ha riformato la decisione dei giudici tributari rilevando un vizio di motivazione per violazione di legge e illogicità.
I giudici della Corte Suprema hanno precisato che la circostanza che la ditta fornitrice, nella dichiarazione di inizio attività presentata per l’attribuzione della partita Iva, abbia dichiarato di svolgere l’attività di “demolizione edifici e sistemazione di terreni” non consente, sul piano logico, di derubricare a mera supposizione dell’Ufficio la prova presuntiva secondo cui un impresa operante nel settore dell’edilizia non è nella materiale possibilità di effettuare una fornitura di mosto per vinificazione, salva l’assolvimento dell’onere probatorio, gravante sulla società verificata che ha contabilizzato la fattura di acquisto del mosto dall’impresa edile, di dimostrare che la ditta fornitrice, agendo totalmente al di fuori del proprio codice di attività, ha compiuto un’operazione commerciale manifestamente estranea al proprio oggetto sociale.
In conclusione, qualora l’Amministrazione finanziaria contesti l’indebita deduzione / detrazione di fatture relative ad operazioni inesistenti, indicando gli elementi, anche indiziari, sui quali si fonda la contestazione, diviene onere del contribuente dimostrare la fonte legittima della detrazione o del costo, altrimenti indeducibili. A tal fine, occorre tenere presente, altresì, che non è sufficiente addurre la regolarità formale delle scritture o le evidenze contabili dei pagamenti, trattandosi di dati e circostanze facilmente falsificabili e la cui predisposizione costituisce parte integrante del meccanismo di frode erariale.


 

Garante Privacy sulla raccolta fondi agevolata degli enti no-profit

 


Il Garante stabilisce che i donatori potranno essere ricontattati per nuove campagne con il loro consenso (GARANTE DELLLA PROTEZIONE DEI DATI PERSONALI – Nota 15 novembre 2018, n. 446)

I donatori che hanno aderito attraverso sms solidali o telefonate da rete fissa a campagne di raccolta fondi promosse da enti no-profit potranno essere informati sull’esito delle iniziative e, se intendono essere ricontattati per nuove campagne, potranno dare il loro consenso in modo semplice tramite il gestore telefonico. Basterà inviare un sms o digitare un tasto sul telefono, al momento della donazione.
Gli operatori telefonici potranno dunque comunicare agli enti no-profit i dati di quanti hanno donato fondi attraverso sms o telefonate da rete fissa, verso la numerazione con codice “455”, per permettere agli enti di rendicontare ai donatori i risultati delle iniziative cui hanno aderito. Gli enti potranno ricontattare i donatori per promuovere nuove campagne di fundraising solo nel caso in cui questi ultimi abbiano espresso il loro consenso.
Il Garante ha ritenuto che le attività di trattamento prese in esame (raccolta fondi per gli enti, addebito del servizio attraverso il credito telefonico e/o in fattura per l’operatore telefonico), pur potendo apparire a prima vista distinte e autonome, devono invece essere considerate un insieme di operazioni che perseguono una finalità comune e si avvalgono di strumenti stabiliti congiuntamente. Enti e operatori telefonici devono essere dunque considerati contitolari del trattamento e, tramite un accordo interno, sono tenuti a stabilire le rispettive responsabilità in merito agli obblighi derivanti dal Regolamento europeo in materia di protezione dei dati personali.
Il Garante ha chiarito, inoltre, che nell’informativa dei gestori telefonici e degli enti no-profit dovranno essere specificati, già in forma sintetica al momento della donazione (con rinvio ad un’informativa più estesa reperibile sui relativi siti di riferimento), il ruolo di contitolarità dei diversi attori e le differenti finalità di trattamento. Società telefoniche ed enti no-profit dovranno infine mettere a punto un sistema che agevoli l’esercizio dei diritti del donatore: in particolare, quello di revoca del consenso, che, come prevede il Regolamento Ue, deve poter essere esercitato “con la stessa facilità con cui è stato accordato”.