IRPEF: non è agevolabile il box acquistato con cambio di destinazione d’uso

 


21 SETT 2018 Il box auto acquistato qualora derivi da un intervento di ristrutturazione di un immobile ad uso abitativo con cambio di destinazione d’uso e non da un intervento di “nuova costruzione” non risulta agevolabile. (AGENZIA DELLE ENTRATE – Risposta 19 settembre 2018, n. 6).

Dall’imposta lorda Irpef si detrae un importo pari al 36 per cento delle spese documentate, fino ad un ammontare complessivo delle stesse non superiore a 48.000 euro per unità immobiliare, sostenute ed effettivamente rimaste a carico dei contribuenti che possiedono o detengono, sulla base di un titolo idoneo, l’immobile sul quale sono effettuati gli interventi. La misura della detrazione dal 36 per cento è stata poi elevata al 50 per cento nonché dell’ammontare delle spese ammissibili alla detrazione, il cui limite è di euro 96.000 in luogo di euro 48.000.per le spese sostenute dal 26 giugno 2012. Questi maggiori benefici sono stati più volte prorogati fino, da ultimo, al 31 dicembre 2018.
La detrazione in esame è riconosciuta anche per gli interventi relativi alla “realizzazione” di autorimesse o posti auto pertinenziali ad immobili residenziali, anche a proprietà comune, nonché, per l’acquisto di autorimesse e posti auto pertinenziali, limitatamente ai costi di realizzo comprovati da apposita attestazione rilasciata dal costruttore.
Il riferimento normativo al termine “realizzazione” di autorimesse o posti auto è stato sempre inteso dalla prassi come esecuzione di un intervento “ex novo”; si tratta dell’unica fattispecie in cui le spese sostenute per interventi di nuova costruzione assumono rilevanza ai fini dell’agevolazione.
Il box auto acquistato, quindi, qualora derivi da un intervento di ristrutturazione di un immobile ad uso abitativo con cambio di destinazione d’uso e non da un intervento di “nuova costruzione”, non risulta agevolabile.

 

Auto d’epoca: l’esenzione dal bollo non può essere contestata con la sola cartella

 


L’esenzione dalla tassa automobilistica dipende esclusivamente dall’accertamento costitutivo dell’ASI, delegata all’adempimento di tale compito (Corte di cassazione – ordinanza n. 21868/2018).

L’esenzione dalla tassa di possesso automobilistica prevista in favore dei veicoli ritenuti di particolare interesse storico e collezionistico, dipende dall’accertamento costitutivo dell’ASI, che non ha effetto “ad rem”, ed è limitato ad un elenco analitico di modelli e marche, ed ha portata generale e astratta, riferita, cioè, a categorie complessive di veicoli (nella specie, immatricolati da oltre vent’anni con determinate caratteristiche tecniche).
Ne consegue che la contestazione circa l’insussistenza dei requisiti legittimanti l’esenzione deve essere oggetto di un apposito avviso di accertamento e non può, invece, costituire il presupposto implicito di una procedura di riscossione, sul mero presupposto del non avvenuto adempimento dell’imposta integrale.
Ai fini dell’attestazione del possesso dei requisiti di storicità in capo al veicolo per il quale si pretende l’esenzione dalla tassa, è necessaria quindi una determinazione dell’A.S.I., intesa come attività di natura discrezionale, sia pure tecnica, volta a valorizzare gli elementi idonei ad individuare una categoria di veicoli come meritoria di esenzione, e non già come attività di natura certificatoria concernente il singolo veicolo.

 

Per bollette- fatture emesse vige l’obbligo di comunicazione

 


21 SETT 2018 Sussiste l’obbligo di comunicazione dei dati per le bollette-fatture relative alla fornitura di acqua, depurazione e servizio di fognatura limitatamente alle fatture emesse nei confronti di soggetti passivi, in quanto trattasi di fatture a tutti gli effetti. (AGENZIA DELLE ENTRATE – Risoluzione 21 settembre 2018, n. 68/E).

La normativa vigente dispone che le bollette emesse per l’addebito dei corrispettivi relativi alle diverse somministrazioni (di acqua, gas, energia elettrica, ecc.) tengono luogo delle fatture e, dunque, sono da considerarsi tali sotto ogni profilo. Considerata, pertanto, l’assimilazione tra fatture e bollette, non si ravvisano elementi tali per escludere le bollette-fatture dall’obbligo di invio della nuova “Comunicazione dei dati delle fatture emesse e ricevute”, così come previsto dall’articolo 21 del decreto-legge n. 78 del 2010.
Quanto poi ad eventuali esoneri previsti, con riferimento all’originaria “Comunicazione dei dati delle fatture emesse e ricevute”, si osserva che in riferimento alle operazioni rilevanti ai fini dell’imposta sul valore aggiunto effettuate, i soggetti passivi trasmettono telematicamente all’Agenzia delle entrate, entro l’ultimo giorno del secondo mese successivo ad ogni trimestre, i dati di tutte le fatture emesse nel trimestre di riferimento, e di quelle ricevute e registrate, ivi comprese le bollette doganali, nonché i dati delle relative variazioni. Per effetto della novellata norma, quindi, tutti i soggetti IVA devono comunicare i dati di tutte le fatture emesse e ricevute, comprese quelle emesse nei confronti di soggetti privati.
Recentemente il legislatore ha previsto alcune semplificazioni a riguardo stabilendo, tra l’altro, che le pubbliche amministrazioni sono esonerate dalla trasmissione delle fatture emesse nei confronti dei consumatori finali e, con la legge 27 dicembre 2017, n. 205 (articolo 1, comma 916) ha, infine, previsto dal 2019, l’abrogazione dell’obbligo in parola, sostituito dall’obbligo generalizzato di fatturazione elettronica tramite SDI.
In virtù di quanto esposto, con riferimento alla fattispecie in oggetto, il Fisco ritiene che per le bollette-fatture relative alla fornitura di acqua, depurazione e servizio di fognatura, emesse dall’istante, sussiste l’obbligo di comunicazione, limitatamente alle fatture emesse nei confronti di soggetti passivi, in quanto trattasi di fatture a tutti gli effetti.

 

Impianto di accumulo collegato a fotovoltaico: ammessa la detrazione IRPEF

 

L’Agenzia delle Entrate chiarisce che è possibile beneficiare della detrazione IRPEF del 50 per cento, prevista per interventi di risparmio energetico, per l’installazione di un sistema di accumulo dell’energia collegato ad un impianto fotovoltaico posto a servizio della casa (Risposta all’interpello 19 settembre 2018, n. 8).

QUESITO

Il contribuente ha chiesto sapere se sia possibile usufruire della detrazione d’imposta prevista per gli interventi finalizzati al risparmio energetico, in relazione alle spese sostenute nel corso del 2017, per l’acquisto ed il montaggio di un sistema di accumulo collegato ad un impianto fotovoltaico, precedentemente installato presso la propria abitazione per il quale non ha mai fruito della prevista detrazione IRPEF.
Nella fattispecie, il sistema di accumulo non ha fruito di alcuna agevolazione ed è installato ad uso personale (con esclusione, quindi, della commercializzazione dell’energia prodotta e accumulata).

RISPOSTA DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE

L’Agenzia delle Entrate ha chiarito che le spese sostenute per l’installazione di un sistema di accumulo dell’energia collegato ad un impianto fotovoltaico già installato, per far fronte ai bisogni energetici dell’abitazione (cioè per usi domestici, di illuminazione, alimentazione di apparecchi elettrici, ecc.) e, quindi, posto direttamente a servizio dell’abitazione stessa, può ritenersi tra le spese ammissibili a fruire della detrazione IRPEF per gli interventi finalizzati al risparmio energetico nella misura del 50 per cento.
A tal fine, l’Agenzia delle Entrate, ha precisato che , l’installazione di un sistema di accumulo non può ritenersi di per sé un intervento finalizzato a conseguire un risparmio energetico. Tuttavia, diventa agevolabile quando ha la funzione di immagazzinare l’energia prodotta in esubero dall’impianto fotovoltaico e di rilasciarla nel momento in cui lo stesso impianto non riesce a sopperire alle esigenze energetiche dell’abitazione (come, ad esempio, durante al notte oppure nei casi in cui il consumo è maggiore rispetto alla produzione da impianto fotovoltaico) consentendo di aumentare la capacità di autoconsumo dell’impianto fotovoltaico con benefici di tipo economico (evitare il riacquisto dalla rete di energia precedentemente venduta) ed energetico (ridurre le dispersioni collegate alla trasmissione di energia).
Dunque, la fruizione del beneficio deve ritenersi consentita esclusivamente nel caso in cui l’installazione del sistema di accumulo sia contestuale o successiva a quella dell’impianto fotovoltaico configurandosi, in dette ipotesi, come un elemento funzionalmente collegato allo stesso ed in grado di migliorarne le potenzialità. In ogni caso il limite di spesa ammesso alla detrazione (attualmente pari a euro 96.000) rimane unico e riguarda sia l’impianto fotovoltaico che il sistema di accumulo.

 

Pronto il codice tributo per lo sport bonus

 


Istituito il codice tributo “6892”, per l’utilizzo in compensazione, tramite modello F24, del credito d’imposta denominato “sport bonus” (Agenzia delle Entrate – Risoluzione 18 settembre 2018, n. 65 /E).

Si rammenta che, per interventi di restauro o ristrutturazione di impianti sportivi pubblici, alle imprese è riconosciuto un contributo, sotto forma di credito d’imposta, denominato “SPORT BONUS”, in relazione alle erogazioni liberali in denaro effettuate nel corso dell’anno solare 2018, utilizzabile esclusivamente in compensazione in tre quote annuali di pari importo, presentando il modello F24 attraverso i servizi telematici messi a disposizione dall’Agenzia delle entrate.
L’ammontare del credito d’imposta utilizzato in compensazione non deve eccedere l’importo concesso dall’Ufficio per lo Sport, pena lo scarto del modello F24.