Voucher digitalizzazione: nuove risposte dal MISE

 


Con le FAQ del 18 gennaio 2019, il Ministero dello sviluppo economico, in merito al contributo tramite voucher alle micro, piccole e medie imprese per la digitalizzazione dei processi aziendali e l’ammodernamento tecnologico, fornisce chiarimenti sulle spese ammissibili e sulle modalità e sui termini di presentazione delle richieste di erogazione.

Spese ammissibili:
– l’omissione della causale “Bene acquistato ai sensi del Decreto MISE 23 Settembre 2014” nel bonifico effettuato dall’impresa beneficiaria, per il pagamento dei titoli di spesa può comportare la revoca delle agevolazioni concesse, qualora nel bonifico effettuato l’omissione della causale non permetta la piena tracciabilità e riconducibilità del pagamento al titolo di spesa cui si riferisce;
– non è ammissibile un progetto di digitalizzazione e ammodernamento tecnologico che presenti esclusivamente spese riconducibili ai servizi di formazione qualificata. Tali spese sono ammissibili solo se strettamente correlate ai servizi e alle soluzioni informatiche riferiti agli ambiti di intervento;
– la mancata apposizione, sui titoli di spesa oggetto di rendicontazione, della dicitura: “Spesa di euro … dichiarata per l’erogazione del Voucher di cui al D.M. 23 settembre 2014”, integrata per i progetti di spesa realizzati nelle Regioni meno sviluppate (Basilicata, Calabria, Campania, Puglia e Sicilia) e nelle Regioni in transizione (Abruzzo, Molise, Sardegna) con: “Programma operativo nazionale Imprese e competitività 2014- 2020”, non determina l’inammissibilità del titolo di spesa qualora l’impresa abbia indicato nel relativo bonifico la causale: “Bene acquistato ai sensi del Decreto MISE 23 settembre 2014”;
– l’impresa assegnataria del Voucher può effettuare i pagamenti dei beni e/o dei servizi oggetto delle agevolazioni previste anche tramite ricevute bancarie (RI.BA.), fermo restando l’obbligo di assicurare la piena tracciabilità e la riconducibilità dei pagamenti ai titoli di spesa a cui si riferiscono, l’impresa può effettuare gli stessi pagamenti dei titoli di spesa anche tramite ricevute bancarie (RI.BA.) utilizzando il conto corrente bancario dedicato alla realizzazione dell’intervento.

Modalità e termini di presentazione delle richieste di erogazione:
– ai fini dell’erogazione del Voucher alle imprese, il Ministero, entro 30 giorni dal ricevimento della richiesta di erogazione, effettua le verifiche e determina con proprio provvedimento l’ammontare del voucher da erogare in via definitiva. I termini per l’adozione del suddetto provvedimento si interrompono qualora il progetto sia stato realizzato apportando una variazione significativa rispetto a quanto indicato nella domanda di accesso alle agevolazioni o sia intervenuta una variazione del soggetto beneficiario o nel caso in cui, a seguito di riscontro di irregolarità contributive, venga attivato l’intervento sostitutivo. Il Ministero, anche successivamente all’erogazione del Voucher, potrà procedere allo svolgimento di ulteriori controlli al fine di verificare la veridicità delle dichiarazioni sostitutive di atto notorio rilasciate dalle imprese in sede di richiesta di erogazione;
– le variazioni relative alle condizioni di svolgimento del progetto di digitalizzazione dei processi aziendali e di ammodernamento tecnologico intervenute successivamente alla data di presentazione della domanda di accesso alle agevolazioni devono essere comunicate al Ministero esclusivamente nell’ambito della richiesta di erogazione del Voucher; tali modifiche interrompono i termini entro i quali il Ministero provvede ad emettere il provvedimento di concessione in via definitiva del Voucher in quanto l’amministrazione deve procedere ad effettuare specifiche verifiche volte ad appurare l’organicità e la funzionalità del progetto realizzato e il raggiungimento degli obiettivi definiti in sede di domanda;
– le spese connesse all’intervento di digitalizzazione dei processi aziendali e di ammodernamento tecnologico devono essere sostenute successivamente alla data del decreto direttoriale 14 marzo 2018; le stesse spese debbono essere ultimate non oltre la data del 14 dicembre 2018;
– qualora l’impresa non abbia la disponibilità dell’estratto del conto corrente utilizzato per i pagamenti connessi alla realizzazione del progetto di digitalizzazione e ammodernamento tecnologico, tale estratto può essere sostituito da altra documentazione – esclusivamente rilasciata dalla banca – attestante l’avvenuta esecuzione delle operazioni (a titolo esemplificativo: attestazione di avvenuto pagamento, lista movimenti timbrata e firmata dalla banca, ordini di bonifico bancario accompagnati dalle relative distinte di pagamento della banca). La predetta documentazione, in ogni caso, deve consentire al Ministero di accertare la piena corrispondenza e coerenza delle dichiarazioni rilasciate dall’impresa nella richiesta di erogazione e delle dichiarazioni liberatorie rilasciate dai fornitori.

 

I chiarimenti del Fisco sulla cessione credito d’imposta

 


La cessione di un credito tributario non è possibile prima della sua indicazione nella dichiarazione per esigenza di certezza e trasparenza dei rapporti tributari tra il contribuente e l’Amministrazione finanziaria (AGENZIA DELLE ENTRATE – Risposta 17 gennaio 2019, n. 1).

La cessione del credito tributario “futuro” acquista efficacia, anche ai fini fiscali, quando il medesimo credito viene chiesto a rimborso nelle dichiarazioni dei redditi o IVA, sempreché siano rispettate le modalità di cui all’articolo 43-bis del DPR n. 602 del 1973. La ratio che esclude in genere la cessione di un credito tributario prima della sua indicazione nella dichiarazione, consentendola solo nel caso in cui il medesimo sia già stato chiesto a rimborso, risiede nell’esigenza di certezza e trasparenza dei rapporti tributari tra il contribuente e l’Amministrazione finanziaria. Prima che sia presentata la dichiarazione, infatti, l’Amministrazione non può sapere se il credito formatosi negli anni precedenti e nell’esercizio in corso venga o meno utilizzato in compensazione di eventuali debiti tributari e previdenziali.
In merito alla cessione di un credito IRES e/o IVA relativo ad imprese assicurative in liquidazione coatta amministrativa, è necessario che siano rispettate le seguenti condizioni:
– la cessione preventiva del credito tributario, valida tra le parti, acquista efficacia, anche ai fini fiscali, soltanto se il medesimo credito viene chiesto a rimborso nella dichiarazione annuale e purché siano rispettate le modalità di cui all’articolo 43-bis del DPR n. 602 del 1973;
– l’atto di cessione deve essere redatto nella forma di atto pubblico o scrittura privata autenticata da un notaio e notificato al competente ufficio dell’Agenzia delle entrate, ai sensi dell’articolo 69 del regio decreto n. 2440 del 1923;
– l’atto di cessione deve contenere l’esatta individuazione dell’importo del credito ceduto, pertanto, nel caso in cui vi sia difformità rispetto all’importo successivamente richiesto a rimborso e non sia possibile evincere da altri elementi dell’atto l’univoca intenzione di determinare in modo certo tale credito ceduto, è necessaria un’integrazione dell’atto di cessione redatta nelle stesse forme dell’atto di cessione originario.


 

Nessuna imposta sulla pubblicità sull’insegna “Postamat”

 


L’iscrizione “Postamat” non costituisce “messaggio di rilevanza pubblicitaria” ai fini dell’imposta comunale sulla pubblicità, bensì “avviso al pubblico” esente da tale imposta se di superficie non superiore al mezzo metro quadrato (Corte di cassazione – ordinanza n. 1169/2019).

La diffusione di messaggi pubblicitari effettuata attraverso forme di comunicazione visive o acustiche, diverse da quelle assoggettate al diritto sulle pubbliche affissioni, in luoghi pubblici o aperti al pubblico o che sia da tali luoghi percepibile è soggetta all’imposta sulla pubblicità. Ai fini dell’imposizione si considerano rilevanti i messaggi diffusi nell’esercizio di una attività economica allo scopo di promuovere la domanda di beni o servizi, ovvero finalizzati a migliorare l’immagine del soggetto pubblicizzato”.
In tal senso la scritta “Postamat” non rientra in questa nozione legislativa di messaggio di rilevanza pubblicitaria, dal momento che essa non si pone l’obiettivo di promuovere la domanda di beni o servizi, quanto soltanto di segnalare all’utenza l’ubicazione dello sportello automatico presso il quale è consentito fruire dei servizi bancari procurati da quell’operatore.
Tale scritta esplica dunque una funzione essenzialmente informativa e segnaletica del luogo di svolgimento di una determinata operatività sostanzialmente rispondente ad un servizio di pubblica utilità; il che è cosa ben diversa dallo scopo di induzione e di sollecitazione all’acquisto, invece connaturato al messaggio pubblicitario.
Detta insegna viene recuperata a tassazione solo quando, per le ingenti dimensioni dell’avviso (superficie superiore a mezzo metro quadrato), quest’ultimo mostri di andare al di là dello scopo suo proprio, cosi da risultare effettivamente idoneo a captare ed orientare possibili flussi di domanda commerciale di beni e servizi.
Quanto detto vale anche per le iscrizioni “Bancomat”.

 

Premi fedeltà soggetti a condizioni risolutive: deducibilità degli accantonamenti

 

Con la recente Sentenza n. 1304/2018, la Corte di Cassazione ha affermato che sono deducibili, secondo il criterio di competenza, nell’esercizio in cui sono effettuati gli accantonamenti, i costi sostenuti per l’attuazione di piani di incentivazione dei promotori finanziari, liquidati al termine del rapporto di lavoro e legati al rispetto di un patto di fedeltà.

La controversia esaminata dalla Corte di Cassazione riguarda il recupero a tassazione di costi dedotti dalla società contribuente, sostenuti per finanziare due piani di incentivazione dei propri promotori finanziari:
– uno, che riconosceva al promotore il diritto ad un premio investito in prodotti previdenziali/assicurativi, se in possesso di specifici requisiti (età non ancora pensionabile ad una determinata data; portafoglio clienti superiore a 15 milioni di euro). La materiale erogazione del premio era differita di dieci anni ovvero alla data più prossima di raggiungimento dell’età pensionabile. Lo stesso, però, non era riconosciuto nell’ipotesi di mancato rispetto di specifiche condizioni (preavviso di recesso dal contratto 12 mesi prima; cancellazione dall’albo dei promotori entro 3 mesi dalla cessazione del rapporto con la Società; astensione dall’esercizio nei successivi 24 mesi di un’attività concorrenziale nei confronti della Società);
– un altro, che riconosceva al promotore il diritto ad un premio in caso di raggiungimento degli obiettivi prefissati all’inizio di ogni anno. Anche per questo la materiale erogazione era differita al raggiungimento di una specifica anzianità di servizio. Era prevista, tuttavia, la perdita del diritto al premio in caso di mancato rispetto, al momento della risoluzione del rapporto, dell’obbligo di non concorrenza, nonché dell’obbligo di cancellazione dall’albo dei promotori entro tre mesi dalla cessazione del rapporto con la società.
In relazione al periodo d’imposta oggetto di verifica, l’Ufficio ha recuperato a tassazione gli accantonamenti effettuati dalla società per l’attuazione di detti piani di incentivazione, sul rilievo dell’errata identificazione dell’esercizio di competenza con quello di accantonamento, stante l’incertezza di effettiva erogazione dei premi, condizionata dal rispetto di specifiche condizioni (cd. “patto di fedeltà”) verificabili solo a posteriori.
La Corte di Cassazione, invece, accogliendo il ricorso della società contribuente, ha affermato che:
– questa tipologia di fondi, per natura e finalità cui sono destinati, può trovare sistemazione nella categoria generale dei fondi “per rischi e oneri”, esposti nel passivo dello stato patrimoniale (comprensivi di quelli per trattamento di quiescenza ed obblighi simili, tra cui si rinvengono appunto i “fondi di indennità per cessazione di rapporti di agenzia, rappresentanza, ecc., i fondi di indennità suppletiva di clientela, i fondi per premi di fedeltà riconosciuti ai dipendenti” secondo la classificazione prevista nel principio contabile OIC 19);
– in relazione a tali fondi, la previsione regolamentata di condizioni al cui verificarsi segua la perdita del trattamento premiale differito alla cessazione del rapporto non esclude la deducibilità dei relativi accantonamenti secondo il principio di competenza;
– è irrilevante l’aleatorietà della percezione del trattamento integrativo premiale, che certo non incide sulla natura delle condizioni al cui verificarsi il beneficio può andare perduto, le quali restano risolutive e non sospensive.

 

Presentazione delle domande relative al Tax credit programmazione 2018

 


Comunicati le modalità e i termini di presentazione delle domande relative alla programmazione 2018 (Ministero per i beni e le attività culturali – Direzione Generale Cinema – Comunicato 17 gennaio 2019, n. 4965).

È possibile presentare le domande di credito di imposta relative alla programmazione effettuata nel 2018:
– attraverso la modulistica denominata “periodo gennaio” attualmente disponibile su DGCOL e aperta fino al 28 gennaio 2019;
– attraverso una modulistica apposita, denominata “recupero 2018” che sarà attiva sulla piattaforma DGCOL dal 4 febbraio al 25 marzo 2019.