Cabine fototessera: è dovuta l’imposta sulla pubblicità

 

Con l’ordinanza n. 13634 del 21 maggio 2019, la Corte di Cassazione ha affermato che le cabine fototessera con pannelli pubblicitari raffiguranti i prodotti commercializzati individuati da un proprio marchio sono soggette al pagamento dell’imposta comunale sulla pubblicità. I mezzi pubblicitari non possono essere considerati come insegne di esercizio che beneficiano dell’esenzione

IL CASO


La concessionaria ha emesso avviso di accertamento nei confronti dell’azienda per omesso pagamento dell’imposta comunale sulla pubblicità relativamente ai mezzi pubblicitari esposti sulle cabine fototessera, raffiguranti i prodotti commercializzati individuati da un proprio marchio.
L’azienda ha proposto ricorso sostenendo l’applicazione dell’esenzione riconosciuta per le insegne di esercizio.
I giudici tributari hanno accolto il ricorso ritenendo che i supporti pubblicitari inseriti all’interno delle cabine fototessera debbano essere qualificati quali insegne di esercizio dell’attività e, dunque, avendo una superficie complessiva inferiore a 5 metri quadrati, beneficiare dell’esenzione dal pagamento dell’imposta di pubblicità.


DISCIPLINA DELL’IMPOSTA SULLA PUBBLICITÀ


In linea generale, l’imposta comunale sulla pubblicità è dovuta in relazione alla diffusione di messaggi pubblicitari effettuata attraverso forme di comunicazione visive o acustiche, diverse da quelle assoggettate al diritto sulle pubbliche affissioni, in luoghi pubblici o aperti al pubblico o che sia da tali luoghi percepibile.
A tal fine si considerano rilevanti i messaggi diffusi nell’esercizio di una attività economica allo scopo di promuovere la domanda di beni o servizi, ovvero finalizzati a migliorare l’immagine del soggetto pubblicizzato.
Tuttavia, l’imposta non è dovuta per le insegne di esercizio di attività commerciali e di produzione di beni o servizi che contraddistinguono la sede ove si svolge l’attività cui si riferiscono, di superficie complessiva fino a cinque metri quadrati.

DECISIONE DELLA CASSAZIONE


Nel riformare la decisione dei giudici tributari, la Corte di Cassazione ha preliminarmente osservato che in base alla normativa di riferimento si definisce “insegna di esercizio”:
– la scritta la scritta in caratteri alfanumerici, completata eventualmente da un simbolo o da un marchio realizzata e supportata con materiali di qualsiasi natura, installata nella sede dell’attività a cui si riferisce o nelle pertinenze accessorie alla stessa. Può essere luminosa sia per luce propria che per luce indiretta; ovvero
– la scritta che abbia la funzione di indicare al pubblico il luogo di svolgimento dell’attività economica.
Ne deriva che le insegne ubicate in luoghi diversi dalla sede sono soggette all’imposta.
Per quanto riguarda le cabine per fototessera e/o i distributori automatici di cibi o bevande, i giudici della Corte di Cassazione hanno precisato che i pannelli ivi esposti, raffiguranti i prodotti commercializzati individuati da un proprio marchio, non rientrano nella definizione di “insegne di esercizio”:
– sia perché le cabine per fototessera, e i distributori automatici in generale, non possono essere ricondotte né al concetto di “sede legale”, né a quello di “sede effettiva” di svolgimento dell’attività;
– sia perché i pannelli raffiguranti il marchio del prodotto rappresentano “mezzi pubblicitari” piuttosto che insegne di ubicazione di una sede dell’attività.
In conclusione i pannelli pubblicitari inseriti nelle cabine fototessera (e in generale nei distributori automatici) devono ritenersi soggetti all’imposta comunale sulla pubblicità.