È nulla la notifica del ricorso al difensore revocato

 


Se il luogo in cui la notificazione del ricorso per cassazione viene eseguita non attiene agli elementi costitutivi essenziali dell’atto, i vizi relativi alla sua individuazione, anche quando esso si riveli privo di alcun collegamento col destinatario, ricadono sempre nell’ambito della nullità dell’atto (CORTE DI CASSAZIONE – Sez. VI civ. – Ordinanza 05 marzo 2018, n. 5133).

Nel caso esaminato dalla Suprema Corte, la CTR del Lazio accoglieva l’appello proposto dall’Agenzia delle Entrate, ufficio locale, avverso la sentenza della CTP di Roma che aveva accolto il ricorso della società contribuente contro l’avviso di accertamento per II.DD. ed IVA. La CTR osservava in particolare che erano adeguate le prove indiziarie alla base delle pretese creditorie erariali portate dall’atto impositivo impugnato. Avverso tale decisione ha proposto ricorso per cassazione la società contribuente.
In via preliminare e d’ufficio viene esaminata la questione della ammissibilità del ricorso per cassazione proposto dalla società contribuente, essendone evidente la tardività (sentenza impugnata depositata il 6 novembre 2015; ricorso consegnato all’Ufficiale giudiziario l’11 aprile 2017).
In tema di contenzioso tributario, per stabilire se sia ammissibile l’impugnazione tardivamente proposta, sul presupposto che l’impugnante non abbia avuto conoscenza del processo a causa di un vizio della notificazione dell’atto introduttivo, occorre distinguere due ipotesi: se la notificazione è inesistente, la mancata conoscenza della pendenza della lite da parte del destinatario si presume “iuris tantum”, ed è onere dell’altra parte dimostrare che l’impugnante ha avuto comunque contezza del processo; se invece la notificazione è nulla, si presume “iuris tantum” la conoscenza della pendenza del processo da parte dell’impugnante, e dovrà essere quest’ultimo a provare che la nullità gli ha impedito la materiale conoscenza dell’atto.
La ricorrente ha adeguatamente comprovato la “non conoscenza” del processo di secondo grado, ciò può complessivamente desumersi e ritenersi in particolare sulla base dell’asseverazione delle circostanze che il dispositivo della sentenza di primo grado è stato comunicato all’avvocato difensore/domiciliatario sostituto di quello originario revocato nel giudizio avanti alla CTP, che il gravame agenziale non è mai stato notificato al nuovo avvocato e che lo stesso è stato invece notificato all’originario difensore/domiciliatario revocato.
La ricorrente ha altresì documentalmente asseverato la propria allegazione di essere venuta a conoscenza del processo di appello e della sentenza impugnata soltanto allorché l’Agenzia delle entrate, ufficio locale, le ha inviato una nota di osservazione al piano di riparto, comunicata al liquidatore giudiziario tramite PEC in data 15 febbraio 2017. Ne deriva che essendo stato, come detto, il ricorso in esame notificato l’11 aprile 2017, lo stesso deve quindi considerarsi tempestivo. Si ritiene l’inesistenteza della notifica del gravame agenziale, in quanto eseguita presso il difensore revocato e non presso quello nominato in sostituzione già nel primo grado del giudizio.
La censura è fondata, ma per una ragione di diritto diversa da quella dedotta e va quindi accolta in termini diversi.
L'”inesistenza della notificazione” del ricorso per cassazione è configurabile, in base ai principi di strumentalità delle forme degli atti processuali e del giusto processo, oltre che in caso di totale mancanza materiale dell’atto, nelle sole ipotesi in cui venga posta in essere un’attività priva degli elementi costitutivi essenziali idonei a rendere riconoscibile un atto qualificabile come notificazione, ricadendo ogni altra ipotesi di difformità dal modello legale nella categoria della nullità. Tali elementi consistono: a) nell’attività di trasmissione, svolta da un soggetto qualificato, dotato, in base alla legge, della possibilità giuridica di compiere detta attività, in modo da poter ritenere esistente e individuabile il potere esercitato; b) nella fase di consegna, intesa in senso lato come raggiungimento di uno qualsiasi degli esiti positivi della notificazione previsti dall’ordinamento (in virtù dei quali, cioè, la stessa debba comunque considerarsi, “ex lege”, eseguita), restando, pertanto, esclusi soltanto i casi in cui l’atto venga restituito puramente e semplicemente al mittente, così da dover reputare la notificazione meramente tentata ma non compiuta, cioè, in definitiva, omessa»; e che «Il luogo in cui la notificazione del ricorso per cassazione viene eseguita non attiene agli elementi costitutivi essenziali dell’atto, sicché i vizi relativi alla sua individuazione, anche quando esso si riveli privo di alcun collegamento col destinatario, ricadono sempre nell’ambito della nullità dell’atto, come tale sanabile, con efficacia “ex tunc”, o per raggiungimento dello scopo, a seguito della costituzione della parte intimata (anche se compiuta al solo fine di eccepire la nullità), o in conseguenza della rinnovazione della notificazione, effettuata spontaneamente dalla parte stessa oppure su ordine del giudice.
Nel caso di specie, la notifica deve ritenersi non “inesistente”, bensì “nulla” ed in quanto tale da rinnovare.
In conclusione, la sentenza impugnata va dunque cassata con rinvio al giudice a quo per nuovo esame.