Malattia professionale non tabellata, la rilevanza del rischio specifico “improprio”

 

L’assicurazione contro le malattie professionali è obbligatoria per tutte le malattie, anche diverse da quelle comprese nelle tabelle allegate al TU e da quelle causate da una lavorazione specificata o da un agente patogeno indicato nelle tabelle stesse, purché si tratti di malattie delle quali sia comunque provata la causa di lavoro, estensivamente intesa

Il caso giudiziario riguarda la domanda proposta da un lavoratore al fine di vedersi riconosciuto dall’Inail il diritto alla rendita per inabilità permanente, in relazione alla malattia professionale contratta dal medesimo a causa dello stress lavorativo dovuto ad un numero elevatissimo di ore di lavoro straordinario e consistente in un grave disturbo dell’adattamento con ansia e depressione. La Corte di appello territoriale, pur confermando l’esistenza, la natura e le cause della malattia professionale denunciata dal ricorrente, sosteneva tuttavia che la malattia non sarebbe stata indennizzabile dall’Inail perché non rientrante nell’ambito del rischio assicurato, che invece riguardava solo le malattie professionali tabellate o non tabellate, ma contratte nell’esercizio ed a causa delle lavorazioni specifiche previste in tabella.
Il lavoratore ha proposto così ricorso in Cassazione, lamentando l’omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio, e cioè per avere la Corte di merito negato l’indennizzabilità della malattia professionale non tabellata di natura psichica dipendente dal cosiddetto stress lavorativo.
Per la Cassazione, il ricorso è fondato, considerato che, secondo un risalente e consolidato orientamento giurisprudenziale, in materia di indennizzabilità dell’infortunio, rileva non soltanto il rischio specifico proprio della lavorazione, ma anche il cd. rischio specifico “improprio”, ossia non strettamente insito nell’atto materiale della prestazione ma collegato con la prestazione stessa: per le attività prodromiche, per le attività di prevenzione, per gli atti di locomozione interna, le pause fisiologiche, le attività sindacali. Lo stesso orientamento è stato poi riaffermato a proposito delle malattie professionali; nel caso specifico, la protezione assicurativa è stata estesa alla malattia riconducibile all’esposizione al fumo passivo di sigaretta subita dal lavoratore nei luoghi di lavoro, situazione ritenuta meritevole di tutela non in quanto dipendente dalla prestazione pericolosa in sé e per sé considerata (come “rischio assicurato”), ma soltanto in quanto connessa al fatto oggettivo dell’esecuzione di un lavoro all’interno di un determinato ambiente.