Il presupposto IRAP non è desumibile dal valore dei costi

 

Con la recente Ordinanza n. 4851 del 1° marzo 2018, la Corte di Cassazione ha affermato, in tema di applicazione dell’IRAP nei confronti dei professionisti, che il valore assoluto dei compensi e dei costi non sono fattori indicativi del presupposto di autonoma organizzazione.

FATTO


Il contribuente, medico di base convenzionato col SSN, ha presentato ricorso contro il rigetto dell’istanza di rimborso IRAP da parte dell’Agenzia delle Entrate, la quale aveva dedotto la sussistenza di un’autonoma organizzazione integrante il presupposto di applicazione dell’imposta.
Il ricorso del professionista è stato respinto dai giudici tributari, che hanno riscontrato l’esistenza di un’attività autonomamente organizzata enfatizzando la rilevanza dell’ammontare dei costi sostenuti dal professionista, unitamente alla presenza di due dipendenti part-time per mansioni di segreteria e di pulizia.

DECISIONE DELLA CASSAZIONE


In considerazione dei parametri elaborati dalla giurisprudenza per l’accertamento dell’autonoma organizzazione la Corte di Cassazione ha riformato la decisione dei giudici tributari.
Si ricorda, infatti, che in base ai principi, definitivamente certificati dalla giurisprudenza della Corte di Cassazione, riguardo al presupposto di applicazione dell’IRAP nei confronti dei professionisti, il decisivo requisito dell’autonoma organizzazione ricorre quando il contribuente: a) sia responsabile dell’organizzazione; b) impieghi beni strumentali eccedenti il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza di organizzazione oppure impieghi più di un collaboratore con mansioni di segreteria ovvero meramente esecutive.
Nel caso in questione, dunque, la decisione dei giudici tributari deve ritenersi illegittima, perché non risulta conforme ai suddetti principi.
Al riguardo, la Corte di Cassazione ha precisato che il valore assoluto dei compensi e dei costi, ed il loro reciproco rapporto percentuale, non costituiscono elementi utili per desumere il presupposto impositivo dell’autonoma organizzazione di un professionista, atteso che, da un lato, i compensi elevati possono essere sintomo del mero valore ponderale specifico dell’attività esercitata e, dall’altro, le spese consistenti possono derivare da costi strettamente afferenti all’aspetto personale (es. studio professionale, veicolo strumentale, etc.), rappresentando, così, un mero elemento passivo dell’attività professionale, non funzionale allo sviluppo della produttività e non correlato all’implementazione dell’aspetto organizzativo.