Esenzione IMU per gli agricoltori, anche se titolari di pensione

 

Il Coltivatore diretto, o imprenditore agricolo professionale, iscritto nella previdenza agricola, che sia anche titolare di un trattamento pensionistico, può beneficiare dell’esenzione IMU per i terreni che possiede e utilizza mediante l’esercizio di attività dirette alla coltivazione del fondo stesso (Ministero dell’Economia e delle Finanze – Risoluzione 28 febbraio 2018, n. 1/DF).

QUESITO


Sono stati chiesti al Ministero dell’Economia e delle Finanze chiarimenti in merito alla corretta applicazione delle agevolazioni relative all’imposta municipale propria (IMU) previste in favore di coltivatori diretti (CD) e di imprenditori agricoli professionali (IAP), iscritti nella previdenza agricola, qualora gli stessi siano anche titolari di trattamento pensionistico agricolo.
Ai fini della soluzione del quesito occorre, preliminarmente, considerare che in base alla disciplina IMU, sono esenti dall’imposta i terreni agricoli posseduti e condotti dai coltivatori diretti e dagli imprenditori agricoli professionali, iscritti nella previdenza agricola.
Peraltro, si considerano non fabbricabili (e di conseguenza sono agricoli) i terreni posseduti e condotti dai coltivatori diretti e dagli imprenditori agricoli professionali, iscritti nella previdenza agricola, sui quali persiste l’utilizzazione agro-silvo-pastorale mediante l’esercizio di attività dirette alla coltivazione del fondo, alla silvicoltura, alla funghicoltura ed all’allevamento di animali.
Ai fini dell’agevolazione dunque è necessaria la contemporanea sussistenza di tutti i requisiti di natura sia oggettiva che soggettiva, vale a dire:
– il possesso del fondo;
– la persistenza dell’utilizzazione agro-silvo-pastorale, mediante l’esercizio di attività dirette alla coltivazione del fondo stesso;
– la qualifica soggettiva di coltivatore diretto (CD) o di imprenditore agricolo professionale (IAP);
– l’iscrizione nella previdenza agricola.
Fermo restando i requisiti di natura oggettiva (possesso del fondo e utilizzazione per attività agricola), che ovviamente non sono condizionati dalla titolarità di trattamento pensionistico, occorre valutare se lo status di pensionato sia compatibile con la qualifica di CD e di IAP e con la possibilità per gli stessi di continuare ad essere iscritti nella previdenza agricola.

COLTIVATORE DIRETTO E IMPRENDITORE AGRICOLO PROFESSIONALE


La definizione di Coltivatore Diretto (CD) individua il soggetto che coltiva il fondo “col lavoro prevalentemente proprio o di persone della sua famiglia”, ed inquadrato nella categoria dei piccoli imprenditori.
Ai fini della qualificazione come Coltivatore Diretto, per l’iscrizione nella previdenza agricola, l’effettiva prestazione di lavoro del nucleo familiare non deve essere inferiore ad un terzo di quella occorrente per le normali necessità delle coltivazioni del fondo e per l’allevamento ed il governo del bestiame; il requisito della abitualità nella diretta e manuale coltivazione dei fondi o nell’allevamento e nel governo del bestiame si ritiene sussistente quando il coltivatore e le persone della sua famiglia si dedicano in modo esclusivo o almeno prevalente a tali attività. Per attività prevalente si intende quella che impegni il coltivatore diretto per il maggior periodo di tempo nell’anno e che costituisca la maggior fonte di reddito.


La definizione di Imprenditore Agricolo Professionale (IAP), invece, individua il soggetto che dedica alle attività agricole, direttamente o in qualità di socio di società, almeno il 50% del proprio tempo di lavoro complessivo e che ricava dalle attività medesime almeno il 50% del reddito globale da lavoro.
A tal fine, dal reddito globale di lavoro sono escluse le pensioni di ogni genere, gli assegni ad esse equiparati, le indennità e le somme percepite per l’espletamento di cariche pubbliche, ovvero in associazioni e altri enti operanti nel settore agricolo.

CONCLUSIONE DEL MINISTERO


In entrambi i casi, ai fini del riconoscimento della qualifica di CD e di IAP, dunque, non viene richiesto che tali soggetti traggano dal lavoro della terra la loro esclusiva fonte di reddito.
Per quanto concerne il requisito di iscrizione alla previdenza agricola, lo stesso non viene meno a causa della percezione di un trattamento pensionistico. Infatti, la normativa in materia stabilisce:
– che i lavoratori che versano i contributi successivamente alla data di decorrenza della pensione possono percepire un supplemento della stessa;
– che i lavoratori autonomi già pensionati presso le gestioni dell’INPS e con più di 65 anni di età, possano esercitare la facoltà di chiedere la riduzione del 50 per cento del contributo previdenziale, se già pensionati.


In conclusione, afferma il Ministero, alla luce delle suddette considerazioni, devono ritenersi esenti ai fini IMU tutti i terreni agricoli, posseduti e condotti dai coltivatori diretti e dagli imprenditori agricoli professionali, iscritti nella previdenza agricola, anche se già pensionati, indipendentemente dall’ubicazione dei terreni stessi, e sono considerati non fabbricabili i terreni posseduti e condotti dagli stessi soggetti, sui quali persiste l’utilizzazione agro-silvo-pastorale mediante l’esercizio di attività dirette alla coltivazione del fondo, alla silvicoltura, alla funghicoltura e all’allevamento di animali.