L’investigatore privato versa i contributi alla gestione commercianti

 

Con la recente Sentenza n. 669 del 12 gennaio 2018, la Corte di Cassazione ha affermato che ai fini dell’assicurazione previdenziale IVS, l’investigatore privato è tenuto a versare i contributi alla gestione commercianti e non alla gestione separata dell’Inps, poiché si configura come attività di prestazioni di servizi inquadrabile nel settore terziario, e non come attività professionale.

La Corte di Cassazione ha sottolineato l’attività di investigatore privato è volta alla produzione di un servizio di acquisizione e di elaborazione di dati in favore di chi abbia necessità di acquisire notizie o conoscenze, ed è soggetta al possesso di apposita licenza e di iscrizione al registro delle imprese. Pertanto, non può ritenersi equiparabile ad un’attività libero professionale intellettuale ex art. 2229 del codice civile, per le quali è necessaria l’iscrizione in appositi albi ed elenchi.
Per quanto concerne l’inquadramento previdenziale, i giudici della Suprema Corte hanno affermato che nella individuazione di criteri determinativi e regolatori degli obblighi contributivi non può che farsi riferimento ai comparti indicati nell’art. 49 della Legge n. 88 del 1989, secondo il quale confluiscono nel “settore terziario” oltre alle tradizionali attività del commercio, del turismo, dei pubblici esercizi, dei professionisti e degli artisti, tutte le attività di produzione e prestazione dei servizi alle imprese e di intermediazione nella produzione e prestazione dei servizi stessi, includendo attività quali quelle di leasing, di factoring, di marketing, di organizzazione e consulenza aziendale, di servizi di pulizia di uffici e stabilimenti, di servizi di nettezza urbana e similari, di stabilimenti idropinici e idrotermali, nonché delle case di cura e degli istituti di vigilanza.
In considerazione degli aspetti caratterizzanti l’attività di investigatore privato, dunque, deve ritenersi che la stessa va inquadrata ai fini previdenziali ed assistenziali nel settore del commercio, con la conseguenza che chi esercita tale attività deve iscriversi non alla gestione separata di cui alla L. n. 335 del 1995, art. 2, comma 26, – non essendo le professioni intellettuali oggetto di detta normativa assimilabili all’attività professionale svolta dall’investigatore privato – ma nella gestione assicurativa degli esercenti le attività commerciali, in applicazione del disposto della L. n. 88 del 1989, art. 49, lett. d), che, nel classificare ai fini previdenziali ed assistenziali le diverse attività lavorative e nell’includerenel settore terziario quelle commerciali, comprende in esse anche le attività che si concretizzano in una prestazione di servizi.