Acquisto prima casa: decadenza dei benefici fiscali

 


L’Agenzia delle Entrate ha la possibilità di esercitare l’azione di recupero dell’IVA agevolata entro il termine di decadenza triennale nei confronti del contribuente che non abbia provveduto al trasferimento della residenza nell’immobile entro 18 mesi dall’acquisto.

La Suprema Corte accoglie il ricorso proposto dalla contribuente contro la decisione della CTR che aveva confermato la legittimità dell’avviso di liquidazione di maggiore IVA ed applicazione di sanzioni e delle successive cartelle di pagamento e atto di iscrizione ipotecaria, emessi a seguito della revoca dell’agevolazione per l’acquisto della prima casa, con l’aliquota IVA ridotta del 4%, revoca disposta dall’amministrazione finanziaria sul rilievo che la contribuente non aveva stabilito la residenza nell’abitazione acquistata con la predetta agevolazione entro 18 mesi dalla registrazione dell’atto.
I giudici di appello avevano preliminarmente respinto l’eccezione di decadenza sollevata dalla contribuente, fondata sulla circostanza che gli atti impugnati erano stati notificati oltre il triennio dallo spirare del termine di 18 mesi dalla registrazione dell’atto, sostenendo che l’amministrazione finanziaria non era decaduta dal potere accertativo, essendo applicabile al caso di specie, ex all’art. 11, comma 1-bis, della legge n. 289 del 2002, la proroga biennale prevista dal comma 1 della medesima disposizione, applicabile anche all’ipotesi di aliquota agevolata del 4%.
La decisione assunta dai giudici di merito non è conforme all’orientamento della Corte di Cassazione che ha affermato il principio in base al quale il predetto termine triennale “non può essere prorogato, ai sensi dell’art. 11, comma 1, della L. n. 289 del 2002, per le violazioni concernenti la fruizione dell’IVA agevolata al 4 per cento. Ciò, in quanto l’art. 11 cit. fa espresso riferimento solo all’imposta di registro, ipotecaria, catastale, sulle successioni e donazioni, nonché sull’incremento di valore degli immobili, sicché, trattandosi di disposizione derogatoria di termini di decadenza, e, dunque, di stretta interpretazione, non è ammissibile, neppure attraverso una interpretazione logico-sistematica, un’operazione ermeneutica intesa ad assegnare all’Amministrazione finanziaria un più ampio termine per l’accertamento di un tributo per il quale esso non è espressamente previsto, senza che la diversa disciplina riservata a tributi differenti possa ritenersi irragionevole”.
Nel caso di specie, dalla sentenza impugnata risulta che con l’atto di trasferimento immobiliare, la contribuente aveva acquistato un immobile usufruendo dell’aliquota Iva agevolata al 4% prevista per l’acquisto di case di abitazione non di lusso, dalla Tabella A, parte seconda, n. 21 allegata al D.P.R. n. 633/72, con atto registrato il 20.02.2003; di talché l’avviso d’accertamento era stato notificato il primo marzo 2008, quando era oramai decorso il termine decadenziale entro il quale l’ufficio poteva esercitare la sua potestà impositiva, non valendo, la proroga biennale citata, non essendo tale imposta contemplata dall’art. 11 commi 1 e 1 bis della legge n. 289 del 2002.