Apposizione del termine: illegittima se manca la firma del lavoratore

 


Il contratto a tempo determinato può considerarsi legittimo solo laddove venga rispettata la forma scritta della clausola appositiva del termine ed il contratto sia sottoscritto ad opera del lavoratore in un momento antecedente o contestuale all’inizio del rapporto.


Nel caso di specie, il giudizio d’appello ha confermato la decisione del giudice di primo grado, secondo cui era da considerarsi valido il contratto a termine intercorso tra le parti, pur se consegnato al lavoratore con la sola sottoscrizione del datore di lavoro, in quanto il lavoratore, reso edotto, nel corso di apposita riunione, del vincolo di durata del rapporto di lavoro, aveva accettato le condizioni illustrate dal datore medesimo, per come dimostrato dall’avvenuto svolgimento di attività lavorativa dal giorno successivo alla predetta riunione.
Il dipendente interessato, per la cassazione di tale decisione, ha proposto ricorso, articolandolo in quattro motivi.
La seconda e la terza censura sono state considerate fondate, in quanto, ai fini del riconoscimento della legittimità del contratto a tempo determinato, il rispetto della forma scritta – prevista ad substantiam, onde insuscettibile di esser provata a mezzo testi – della clausola appositiva del termine presuppone la avvenuta sottoscrizione del contratto stesso ad opera del lavoratore, ovviamente in momento antecedente o contestuale all’inizio del rapporto.
Secondo l’articolo 19, co. 4 e 5, D.Lgs. n. 81/2015, infatti, fatta eccezione per i rapporti di lavoro di durata non superiore a 12 giorni, l’apposizione del termine al contratto è priva di effetto se non risulta, direttamente o indirettamente, da atto scritto, una copia del quale deve essere consegnata dal datore di lavoro al lavoratore entro cinque giorni lavorativi dall’inizio della prestazione.
Non è, quindi, sufficiente la consegna al predetto lavoratore del documento sottoscritto dal solo datore, poiché la consegna in questione – benché seguita dall’espletamento di attività lavorativa – non è suscettibile di esprimere inequivocabilmente una accettazione (peraltro irrilevante ove manifestata per fatti concludenti) della durata limitata del rapporto, ma, plausibilmente, la semplice volontà del lavoratore di esser parte di un contratto di lavoro.
Il ricorso è stato pertanto accolto e la sentenza cassata con rinvio alla Corte di Appello di Milano, in diversa composizione, che si pronuncerà anche sulle spese del giudizio di legittimità.