Le fattispecie che consentono l’erogazione della NASpI

 


Le fattispecie che consentono l’erogazione della NASpI

02 gen 2018 Il quadro riepilogativo delle ipotesi che consentono l’accesso alla prestazione NASpI, in particolare con riferimento alla possibilità di ottenere l’indennità a seguito di risoluzione consensuale e di dimissioni per giusta causa.

Come noto, il Legislatore riconosce il diritto all’indennità di disoccupazione NASpI ai lavoratori dipendenti che abbiano perduto involontariamente la propria occupazione e che presentino congiuntamente gli ulteriori requisiti legislativamente previsti. In ordine al requisito della involontarietà dello stato di disoccupazione, anche laddove la cessazione del rapporto di lavoro non consegua ad un atto unilaterale del datore di lavoro può essere riconosciuto l’accesso al trattamento di disoccupazione. In particolare, nelle ipotesi di dimissioni per giusta causa e cioè in presenza di una condizione di improseguibilità del rapporto di lavoro, l’atto di dimissioni del lavoratore è comunque da ascrivere al comportamento di un altro soggetto e il conseguente stato di disoccupazione non può che ritenersi involontario. Ad esempio, nell’ipotesi di dimissioni a seguito del trasferimento del lavoratore ad altra sede della stessa azienda, in tale circostanza ricorre la giusta causa di dimissioni qualora il trasferimento non sia sorretto da comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive. Chiaramente, se il lavoratore dichiara che si è dimesso per giusta causa deve corredare la domanda con una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà, da cui risulti almeno la sua volontà di “difendersi in giudizio” nei confronti del comportamento illecito del datore di lavoro, impegnandosi a comunicare l’esito della controversia giudiziale o extragiudiziale. Laddove l’esito della lite dovesse escludere la ricorrenza della giusta causa di dimissioni, si procede al recupero di quanto pagato a titolo di indennità di disoccupazione.
Analogamente, lo stato di disoccupazione può ritenersi involontario nelle ipotesi in cui le parti addivengono alla risoluzione consensuale del rapporto medesimo, sia in esito alla procedura di conciliazione obbligatoria, sia in esito al rifiuto del lavoratore al trasferimento ad altra sede della stessa azienda distante oltre 50 km dalla residenza del lavoratore o mediamente raggiungibile in oltre 80 minuti con i mezzi di trasporto pubblico. Circa tale ultima ipotesi di risoluzione consensuale, la volontà del lavoratore può essere stata indotta dalle notevoli variazioni delle condizioni di lavoro conseguenti al trasferimento ad altra sede dell’azienda.