Notifiche fiscali direttamente al domicilio digitale

 

Nell’ambito delle modifiche al Codice dell’Amministrazione digitale, è stato istituito il domicilio digitale, obbligatorio sia per la Pubblica Amministrazione sia per imprese e professionisti, che sarà utilizzato come indirizzo elettronico valido ai fini delle comunicazioni elettroniche aventi valore legale, incluse le notifiche degli atti tributari da parte del Fisco, finora escluse (Decreto Legislativo 13 dicembre 2017, n. 217)

Il domicilio digitale è una delle principali novità del decreto di modifica del Codice dell’Amministrazione Digitale (CAD), ed è destinato a modificare sostanzialmente i processi di comunicazione con la Pubblica Amministrazione.
Il domicilio digitale corrisponde ad un indirizzo elettronico, eletto presso un servizio di posta elettronica certificata o un servizio elettronico di recapito certificato qualificato, che soddisfi i requisiti tecnologici previsti dalla disciplina in materia di identificazione elettronica.
Il domicilio digitale, dunque, sostituisce a tutti gli effetti la PEC e si assume come domicilio per le comunicazioni elettroniche aventi valore legale. È obbligatorio per la Pubblica Amministrazione, per i professionisti tenuti all’iscrizione in albi ed elenchi, e per i soggetti tenuti all’iscrizione nel registro delle imprese. È facoltativo, invece, per i privati cittadini.
Ad ogni categoria corrisponde un distinto elenco dei domicili digitali attivi:
– Indice nazionale dei domicili digitali delle imprese e dei professionisti;
– Indice dei domicili digitali delle pubbliche amministrazioni e dei gestori di pubblici servizi;
– Indice nazionale dei domicili digitali delle persone fisiche e degli altri enti di diritto privato, non tenuti all’iscrizione in albi professionali o nel registro delle imprese.
Tutti gli elenchi sono realizzati in formato aperto; ciò significa che è possibile la consultazione libera on-line, da parte di chiunque, senza necessità di autenticazione.
Per chi sia già in possesso della PEC, non si configurano particolari adempimenti, visto che la posta elettronica certificata costituisce di per sé un valido domicilio digitale.
Per le imprese e i professionisti, infatti, l’Indice nazionale dei domicili digitali (INI-PEC) delle imprese e dei professionisti, viene realizzato a partire dagli elenchi di indirizzi PEC costituiti presso il registro delle imprese e gli ordini o collegi professionali; i domicili digitali inseriti in tale Indice diventano il mezzo esclusivo di comunicazione e notifica con la pubblica amministrazione.


Uno aspetto di particolare rilievo, introdotto con il domicilio digitale, è certamente rappresentato dall’estensione dell’ambito di applicazione delle comunicazioni in formato elettronico alle attività e funzioni ispettive e di controllo fiscale, finora escluse.
In particolare, l’applicazione del Codice dell’amministrazione digitale (CAD), che prevede la disponibilità, la gestione, l’accesso, la trasmissione, la conservazione e la fruibilità delle informazioni in modalità digitale, viene estesa agli atti di liquidazione, rettifica, accertamento e di irrogazione delle sanzioni di natura tributaria.
In altre parole, la pubblica amministrazione notifica direttamente presso i domicili digitali i propri atti, compresi i verbali relativi alle sanzioni amministrative, gli atti impositivi di accertamento e di riscossione e le ingiunzioni di riscossione coattiva. Tuttavia, l’approvazione delle modalità e dei termini di applicazione del Codice dell’amministrazione digitale alle attività e funzioni ispettive e di controllo fiscale, è rinviata alla successiva adozione di apposito decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Le comunicazioni elettroniche trasmesse ad un domicilio digitale producono, quanto al momento della spedizione e del ricevimento, gli stessi effetti giuridici delle comunicazioni a mezzo raccomandata con ricevuta di ritorno ed equivalgono alla notificazione per mezzo della posta salvo che la legge disponga diversamente. In particolare, le comunicazioni si intendono spedite dal mittente se inviate al proprio gestore e si intendono consegnate se rese disponibili al domicilio digitale del destinatario, salva la prova che la mancata consegna sia dovuta a fatto non imputabile al destinatario medesimo. La data e l’ora di trasmissione e ricezione del documento informatico sono opponibili ai terzi se apposte in conformità alle “linee guida del codice dell’amministrazione digitale”.