Fusione transfrontaliera: riporto delle perdite pregresse di stabili organizzazioni

 


In caso di fusione transfrontaliera tra società estere, residenti in stati comunitari che operano in Italia attraverso la presenza di stabili organizzazioni, le perdite fiscali pregresse, realizzate ante fusione ed ante consolidato dalla stabile organizzazione della società incorporata, sono ammesse in deduzione da parte del soggetto non residente (beneficiaria) proporzionalmente alla differenza tra gli elementi dell’attivo e del passivo effettivamente connessi alla stabile organizzazione sita nel territorio dello Stato risultante dall’operazione e nei limiti di detta differenza (Risoluzione n. 161/E del 22 dicembre 2017).

Nel caso in cui nel territorio dello Stato si verifica l’integrazione di attivi, in virtù di un’operazione transnazionale che determina l’attribuzione del patrimonio della stabile organizzazione della società “conferente” ad una stabile organizzazione preesistente, riferibile alla società “beneficiaria”, si applica la norma deputata a disciplinare il riporto delle eventuali perdite fiscali pregresse.
Nello specifico, nelle operazioni di fusioni e scissioni transfrontaliere, le perdite fiscali sono ammesse in deduzione da parte del soggetto non residente, proporzionalmente alla differenza tra gli elementi dell’attivo e del passivo effettivamente connessi alla stabile organizzazione sita nel territorio dello Stato risultante dall’operazione e nei limiti di detta differenza.
Va da sé che qualora, come di consueto accade, l’intero patrimonio della stabile organizzazione della “conferente” confluisca nella stabile organizzazione riferibile alla società “beneficiaria” costituita appositamente in occasione dell’operazione straordinaria, tale per cui non può esservi integrazione di attivi, la norma in commento non troverà, di fatto, applicazione.