Agente di commercio, niente IRAP in assenza di autonoma organizzazione

 


L’esercizio dell’attività di agente di commercio è escluso dall’applicazione dell’IRAP soltanto qualora si tratti di attività non autonomamente organizzata (Corte di Cassazione – Ordinanza 07 novembre 2017, n. 26417).

La Suprema Corte ha accolto il ricorso proposto dall’Agenzia delle entrate, avverso la sentenza della CTR che, riformando la decisione della CTP, ha accolto le domande giudiziali del contribuente, agente mandatario della SIAE, dirette a ottenere l’annullamento degli atti impositivi per l’IRAP non versata.
La ricorrente censura la sentenza d’appello laddove stima l’attività del contribuente priva del requisito dell’autonoma organizzazione nonostante l’avvalimento di un lavoratore dipendente.
La Corte da tempo ha chiarito che l’attività di agente è esclusa dall’imposizione se si tratti di esercizio non autonomamente organizzato e che tale requisito ricorre quando il contribuente: a) sia, sotto qualsiasi forma, il responsabile dell’organizzazione e non sia, quindi, inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse; b) impieghi beni strumentali eccedenti, secondo l’ id quod plerumque accidit, il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza dell’organizzazione, oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui. Si è precisato, inoltre, che costituisce onere del contribuente, che chieda il riconoscimento che l’imposta non sia dovuta, dare la prova dell’assenza delle predette condizioni.
Inoltre, il requisito dell’autonoma organizzazione ricorre altresì se il contribuente “si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui che superi la soglia dell’impiego di un collaboratore che esplichi mansioni di segreteria ovvero meramente esecutive”.
Il giudice d’appello, nel riformare la decisione, ha trascurato la rigorosa osservanza dei superiori principi di diritto circa la verifica del compendio organizzativo del contribuente.